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recensioni

Adriana Deminicis, "8Infinito8"

10 Ottobre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Adriana Deminicis, 8  Infinito  8La gemma di giada

Guido Miano Editore, Milano 2023

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive il Nostro che La gemma di giada di Adriana Deminicis (G. Miano Editore, 2023)  è scritta in poesia, ma si tratta di una poesia-prosa, di un “raccontare” in versi il proprio io che, da un punto di partenza reale non soddisfacente e mancante dell’essenziale, tende a processi di sublimazioni e metamorfosi per raggiungere l’Infinito attraverso una completa compenetrazione con le realtà altre.

Si dice che la poesia è sempre metafisica e in questo caso l’assunto sfonda una porta aperta a partire dall’affascinante titolo 8 Infinito 8 e non a caso nell’obiettivo della macchina fotografica l’infinito spazio della distanza è rappresentato da un simbolo pari ad un otto e si può aggiungere che nella smorfia napoletana l’otto, qui ripetuto in modo ridondante, è il numero che si riferisce alla Madonna.

Come scrive il prefatore si tratta di un’opera del genere utopico, utopia ma non illusione, aggiungerei, perché la Fede come dice San Paolo è la certezza della Speranza e non deve mai abbandonare l’essere umano la tensione ad abitare poeticamente la terra.

Leggiamo in Infinito: «Abbondanza che risponde al richiamo, / lungimirante arrivo di due uccellini, / quasi a voler revocare con tangibile segno / i pensieri invalidanti, / le ali del vivere anche se nascoste c’erano, / così pure il mare e le onde che s’infrangevano…».

Tessuti linguistici affascinanti quelli che ci propone Adriana Deminicis e nella suddetta poesia si nota il movimento verso una saggezza che può essere raggiunta e diventare cosa tangibile come in tutte le poesie della raccolta varco di montaliana memoria perché nella nostra contemporaneità liquida e alienata e consumistica possono esistere i valori della giustizia, della famiglia e del bene attraverso il profitto domestico di generazioni che si passano il testimone.

Il titolo La gemma di giada fa pensare ad una fogliolina di una pianta aggettante verso la vita e veramente rarefatta connotata presumibilmente sia da un’essenza vegetale sia da un’essenza minerale perché la giada è una pietra.

Poetica frutto di un poiein intellettualistico in quello che si può considerare un poemetto: «C’era una consapevolezza / che non poteva essere ascoltata, / il più grande errore sarebbe stato / di ometterlo di farlo, / ma pochi sapevano che il pensiero consapevole / veniva a produrre qualcosa di speciale…» (C’era una consapevolezza).

E quel qualcosa di speciale è proprio l’anima di questa poesia stessa imbevuta di fascino e bellezza perché leggendo questi versi si ha l’impressione di essere immersi in un oceano della tranquillità lunare e la forma e lo stile sono sotto l’essenza di un’immensa leggiadria e sono controllatissimi in tutte le loro manifestazioni.

Una magia, una grande malia alimenta questo lavoro raffinato e ben cesellato e anche i versi lunghi sono sorvegliatissimi nel loro essere debordanti.

In ogni poesia il verso dell’incipit decolla soavemente per poi planare nelle chiuse e c’è un’apertura alla felicità e l’Infinito di leopardiana memoria potrebbe coincidere con Dio, con un «centro di gravità permanente che non ci faccia cambiare idea sulle cose e sulla gente» per citare il famoso testo di Franco Battiato,

Nel nominare l’infinito c’è una tensione mistica e religiosa sottesa e l’ansia verso un oltre se il tran tran quotidiano va stretto e noi siamo degli eroi appunto nell’epica dello stesso quotidiano.

Si tratta di costruire e ricostruire ogni giorno l’edificio della vita permeati da valori come l’amore e la fratellanza, l’arte, la compassione e l’ascesi per citare Schopenhauer.

Se l’essere umano è canna al vento è anche canna pensante sottesa alla speranza della felicità da ritrovare non in modo minimalistico in tutto anche nei due uccellini della poesia citata (Infinito di Deminicis) che potrebbero essere una gioia senza peso lungimiranti nella loro bellezza se nel Vangelo è scritto: «Voi valete più di molti passeri».

Raffaele Piazza   

 

Adriana Deminicis, 8 Infinito 8. La gemma di giada, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 100, isbn 979-12-81351-04-2, mianoposta@gmail.com.

 

           

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Alessandro Del Gaudio, "Sporchi mondi incantati"

9 Ottobre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Alessandro Del Gaudio
Sporchi mondi incantati

Pubme - collana Milos - Euro 15 – pag. 160

 

Alessandro Del Gaudio fa un po’ d’ordine nella sua produzione di racconti e ripesca dal passato un po’ di storie inedite in volume aggiungendo qualche racconto nuovo che segue una cifra stilistica di taglio fantastico, quella che meglio si addice all’autore, assieme alla tematica sentimentale. Buon anno, Urbania! apre la raccolta, una narrazione che ricorda il cinema postatomico, edita dal Club Ghost nel 2004 nel libro antologico I Pionieri dell’anno 3000 … mi pare proprio che ci fosse anche un mio racconto, non ricordo bene, è passato quasi un ventennio. Altri ripescaggi dal passato sono Apopi e Mulder, che provengono niente meno che da Tonirica, un’antologia di storie fantasy ambientate a Torino (città dell’autore) edita da Il Foglio Letterario Edizioni nel 2019. Ultimo titolo che proviene dal recente passato è Ci incontreremo solo di notte, edito da Watson Edizioni nel 2022, nella raccolta Zodiaco. Altri racconti sono del 2023, nuovi di zecca, ed escono per la prima volta in questo volume edito a settembre nella Collana Milos, da Pubme: Il venditore di sidro, La stanza di Kasja e Rhum Cooler. Alessandro Del Gaudio, di professione bibliotecario, scrive da vent’anni, forte lettore di fantasy e fantastico, metabolizza a dovere il patrimonio di conoscenze narrative nelle sue storie originali, caratterizzate da uno stile asciutto e discorsivo, con dialoghi ben strutturati e descrizioni mai invasive. Tra le sue cose migliori ricordiamo la trilogia fantasy supereroistica: Metallo d’ombra, Lacrima d’ombra e Anello d’ombra, che meriterebbe una trasposizione a fumetti. Tenebra Lux, invece, è arrivato terzo al Trofeo Cittadella per romanzi fantasy, non è poco vista l’importanza del concorso. I racconti di Sporchi mondi incantati sono un biglietto da visita perfetto con cui Del Gaudio si presenta ai lettori per far conoscere un mondo onirico e immaginario dove ambienta le storie. Protagonisti dei racconti sono degli indagatori dell’incubo molto diversi da Dylan Dog, più surreali ma altrettanto affascinanti, che si affidano a deduzioni logiche da Sherlock Holmes per risolvere intrighi fantasiosi. Se amate il fantastico puro e le divagazioni oniriche le storie contenute in questo volume sono i vostri racconti.

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Angelo Fortuna, "Di Là dall'orizzonte: utopiche trasparenze"

8 Ottobre 2023 , Scritto da Marcella Mellea Con tag #marcella mellea, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

 

Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze

Angelo Fortuna,

 Guido Miano Editore, Milano 2023.

 

Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, di Angelo Fortuna, è una raccolta poetica dal titolo particolare, significativo, quasi ermetico, ma molto evocativo; un titolo che ci fornisce, sin da subito, indicazioni tematiche e di segno su quello che l’autore vuole esprimere e comunicare. Egli, in effetti, sembra voler scrutare il mondo «di là dall’orizzonte» – com’è tipico, d’altra parte, della vera poesia, il cui linguaggio è capacità di guardare avanti e vedere oltre –: quel mondo che sta oltre le apparenze, al di là del mondo chiaramente visibile e tangibile, che l’autore vuole intravedere, immaginare e offrire al lettore. Un’idea, questa, un’intenzione, una volontà, che è ben supportata anche dalla pregevole introduzione, in cui l’autore, rifacendosi ad alcune citazioni di poeti simbolisti, romantici e moderni come Arthur Rimbaud, Vladimir Majakovskij, Jorge Luis Borges, Alda Merini, Pablo Neruda, Alfred de Vigny, François-René de Chateaubriand, esplicita il suo concetto di poesia.

L’autore esordisce con la definizione di Edgar Allan Poe, secondo cui la poesia è un «atto divino»: la poesia, infatti, consente al poeta di creare, dare forma e vita; l’atto della creazione, prerogativa di Dio, è offerta all’uomo in quanto parte della sua creazione, poiché in lui brilla una scintilla di divino. Il poeta è come un veggente, che vede oltre le apparenze ed è in grado di offrire agli altri uomini la sua visione; per cui, la poesia è illuminazione, bagliore che squarcia le tenebre. L’uomo che intraprende il viaggio nel mondo della poesia non sa quello che sarà in grado di scoprire, di comunicare o svelare (Jorge Luis Borges). Per esercitare il suo compito, il poeta ha bisogno di ritrarsi in solitudine, entrare nel suo Io, calarsi nelle sue profondità e uscirne trasfigurato.

La raccolta poetica, ricca di spunti e immagini, rappresenta così una sorta di testamento spirituale dell’autore, che attraverso emozionanti narrazioni poetiche, fatte di ricordi, sensazioni, descrizioni di eventi e situazioni, ci svela un mondo fatto di bellezza, di buoni sentimenti, valori e pensieri pregni di fede e di speranza. L’autore descrive la «Sicilia dorata» e la città di Noto in particolare, ne esalta la bellezza, la ricchezza storica, le meravigliose sfumature del paesaggio; ne descrive le estati infuocate, i cambi atmosferici, le folate di vento gelido, le spiagge, le strade, i monumenti barocchi. Ne viene fuori una Noto elegante, raffinata, luminosa, rivestita d’oro, accogliente, incrocio e crogiuolo di lingue e culture diverse, ricca di storia e umanità. Il poeta in questo situazione sembra essere una parte integrante della città, oserei dire una sua vera e propria colonna portante.

La raccolta si apre con la poesia Vieni, festoso Aprile: un vero e proprio inno alla speranza, con l’arrivo della primavera, la rinascita della natura, la Pasqua di Resurrezione, che fanno ben sperare nella sconfitta del Covid-19: «…Incedi aprile, vittorioso e mite, / Pasqua di resurrezione è glorioso / obiettivo vincente del tuo onore…». E il rito dell’incontro di Maria con il figlio risorto riempie l’animo e spalanca orizzonti d’infinito: «Mentre Gesù e Maria, fianco a fianco, / sui verdi sentieri della salvezza / spalancano orizzonti d’infinito…» (Pasqua di Resurrezione).

Nella terza poesia, l’autore ci racconta la storia di donna Venerina, un’educatrice che con i suoi insegnamenti, accompagnati da atti di affetto e dolcezza, ha saputo formare intere generazioni; il tono della poesia è nostalgico, pregno di delicatezza e tenerezza, ma vigoroso allo stesso tempo, come quando i versi mettono in evidenza i valori profusi dalla protagonista: «…Quando gli mancava il suo sorriso / e il magistero che limpido emanava / la sua persona trasudante amore, / Giorgino attingeva alla sua fonte / per poi tornare colmo di vigore / alla sua evangelica missione…» (Un angelo a due passi da casa…).

Formazione ed Educazione sono temi molto cari all’autore, come si evince dai suoi versi. Nella bellissima poesia Avventura educativa d’amore, l’autore – da grande conoscitore del mondo della scuola –, traendo spunto da un’allieva il primo giorno di scuola superiore, descrive poeticamente il mistero e la bellezza dell’educazione. Solo chi ha avuto la gioia d’insegnare sa cosa significa formare generazioni di studenti, vederli crescere giorno dopo giorno, diventare uomini e donne del futuro, ed essere fautore di questo processo è qualcosa che riempie l’animo. Quando si ha la fortuna di accompagnare uno studente per diversi anni, a livello di scuola superiore, si può vedere il vero cambiamento nella crescita, i ragazzi che diventano adulti e si aprono alla vita. Se poi l’apporto del docente viene riconosciuto, si prova una grande gioia e si è consapevoli di aver contribuito al miglioramento della vita e del mondo. Anche in quest’avventura si è poeti, poiché si diffondono semi di conoscenza e di se stessi, così come il poeta fa attraverso la sua poesia: «…è la storia di un sublime bene / educativo, culturale, umano, / che la terra non potrà contenere / e che reclama l’intervento attivo / di trascendente amore e d’eternità…».

Un’altra tematica cara all’autore, e trattata nelle sue poesie, è quella della meraviglia: la meraviglia che si prova davanti allo sbocciare della vita, la nascita e la crescita di bambini –­ nel caso specifico i nipoti dell’autore –, che infondono tenerezza, gioia, bellezza, speranza nel futuro. Il poeta esalta, con grande abilità espressiva, il miracolo della vita: Dio nonostante tutto non si è stancato dell’uomo. In alcune liriche, il poeta si riveste di assoluta tenerezza e senso di protezione: «…Invasione di gioia senza fine, / vitalismo e mutevoli espressioni / d’un fanciullino di soli quattro mesi / che la grazia divina ha destinato / a chi procede sui sentieri erbosi / del cosmo, dono e mistero di Dio, / da sempre innamorato del creato, / smisurata profusione del suo amore» (Al piccolo Adriano); «…Dappertutto si volge il tuo sguardo / desioso di comprendere il mistero / e carpire il segreto che avvolge / la tua essenza a immagine di Dio, / frutto di sconfinata tenerezza, / che il percorso terreno t’ha donato / per conquistare eternità beata / libertà con infinito amore / nelle braccia del Creatore amato…» (Per Flavio, amato dall’Amore).

In altre liriche, in cui parla dell’amore per la sua donna, compagna di una vita, un amore eterno, predestinato da sempre, l’autore si riveste di dolcezza e infinita tenerezza: «…Tanti gli anni e i decorsi decenni / tempo immemorabile oramai / ma anche solo un attimo fuggente / proiettato in sublime eternità / oltre i limiti e confini del cosmo / oltre le vastità del firmamento / oltre il mistero delle galassie azzurre / oltre il volo e l’espansione dei sogni / oltre gli arcani pluri-universali / oltre i concetti più complessi e arditi / nei campi sterminati d’infinito / dove l’Amore che a tutto dà senso / ci accoglierà sorriso a braccia aperte / nel suo seno vitale creatore / colmo di pienezza e di totalità…» (A Clara). Un amore, quello per Clara, che ha riempito la vita dell’autore sin dalla sua giovane età: un amore – fonte di ricchezza, di bellezza e di dolcezza – per il quale, pertanto, egli si sente benedetto e riconoscente a Dio e all’universo.

In alcune liriche, l’autore utilizza il francese come se fosse la sua lingua madre, mostrando anche qui grande bravura ed eleganza poetica. Molto bella e musicale è la lirica Des frontières muettes, in cui egli descrive un paesaggio di fine estate, accompagnata dai moti del cuore, con lo sfondo dei  monti Iblei: «…Le train siffle, annonce de départ: / des gouttes de rosée se fondent, / des larmes d’un temps passé, séchées / parmi les brumes de paradis perdus».

La poesia di Angelo Fortuna si caratterizza per un linguaggio altisonante, ricco, elegante, musicale. L’autore usa con scioltezza l’endecasillabo e compone versi strutturati ed equilibrati. Siamo di fronte a un poeta “maturo”, di grande esperienza e sensibilità, il cui sguardo è rivolto sempre verso il “divino”, al quale è riconoscente per il dono della vita, per la bellezza e l’amore che ha provato e ammirato, per l’arte della poesia di cui è capace. Fortuna usa ogni parola con naturalezza, per descrivere dettagli e particolari di tutto ciò che lo circonda, del mondo che lo avvolge, e lo fa talmente bene e in maniera così efficace da coinvolgere intimamente – quasi rapire – il lettore nel suo poetare, facendogli immaginare le situazioni da lui sperimentate e rivivere le sue stesse emozioni.

Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze è una raccolta poetica importante, nelle parole e nei significati; una raccolta intensa e profonda, fatta di parole misurate e versi delicati; è pura capacità di creare immagini e suscitare emozioni; pura poesia dell’anima, in cui convergono significati e valori fondativi dell’esperienza umana. Una suggestiva e piacevole diffusione di echi, in cui l’autore dispiega tutte le sue abilità poetiche e narrative, segnando profondamente e indelebilmente l’animo del lettore.

                   Marcella Mellea

 

Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 110, isbn 979-12-81351-15-8, mianoposta@gmail.com.

 

 

_________________________

 

L’AUTORE

 

Angelo Fortuna è nato ad Avola (SR) nel 1939 e vive a Noto (SR). Laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Catania, già docente e preside nei Licei, ha insegnato Lingua e Letteratura Inglese, Lingua e Letteratura Francese;  è giornalista iscritto all’albo di Palermo dal 1973, scrittore e poeta. Ha pubblicato numerosi libri: saggi di critica letteraria, d’arte, opere di narrativa e raccolte di poesie.

 

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Poesia 21

7 Ottobre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie

 

 

 

 

Poesia 21
Crocetti Editore – Feltrinelli
Euro 14,00 – Settembre / Ottobre
Pagine 130 - Disegni di Riccardo Vecchio

 

Poesia è diventata da tempo (quattro anni, ormai) una rivista libro, un contenitore di rime del passato e di versi liberi contemporanei, italiani e stranieri (con testo a fronte) tradotti benissimo, certo non come un libro di Jiménez, edito da Newton & Compton nel 1971 (collana Paperbacks) che sto rileggevo in questi giorni, pieno zeppo di orrori (avete letto bene, orrori!) al punto di modificare il senso delle poesie. Crocetti non è Newton, tratta la poesia con rispetto e si affida a traduttori validi come Gabriele Morelli che in questo numero ci fa conoscere Luis García Montero, a me noto per essere stato sposo di Almudena Grandes, ma che come poeta lo scopro soltanto oggi e dico che ne vale la pena. Il romanticismo illustrato di Montero frequenta gli anni onestamente infranti e i primi versi che si uniscono alle ultime poesie, cercando la città dell’infanzia e degli anni adolescenti, tra le macerie di una guerra, le parole d’amore e i silenzi, i versi d’altri poeti e la lingua creata dall’amore, con le liriche stemperate in un epitaffio che celebra un auto perdono. Montero è un esempio di grande poesia ispanica che Crocetti sta raccogliendo in un volume tradotto e curato da Gabriele Morelli: Venga a me la parola. Imperdibile. Ben 40 pagine della rivista sono dedicate a Luis García Montero, con testo spagnolo a fronte, per poi passare a William Carlos Williams, morto nel 1963, a 79 anni, amato da Cristina Campo, definito come il poeta che sapeva dire la parola amore. Davide Brullo presenta una scelta di liriche dove fa notare che ricorre per ben 64 volte la parola amore, indicativa del tema preferito del poeta. Silvio Ramat - collaboratore storico di Poesia - con la sua rubrica storica ci ricorda Giulio Gianelli (1879 - 1914), un crepuscolare che ha saputo rielaborare in una sintesi personale il lascito pascoliano, segnando una strada diversa da Gozzano. Chiara De Luca porta un valido contributo come colta traduttrice che redige un commento critico su Jean Portante e regala alcuni estratti da La strana lingua, edito da Kolibris (Premio Mallarmè). Milo De Angelis pubblica dieci poesie di un poeta di trent’anni (titolo della rubrica) come Alessandro Bellasio, un nichilista rigoroso e senza scampo, subito dopo apprezziamo la svizzera tedesca Elizabeth Meylan e la sua poesia di paesaggio ricca di sentimento. Per concludere sono interessanti sia La conversazione con la morte di D. Nurkse che Morte funesta del grande Dario Bellezza, un inedito di teatro in poesia, forse la sua vera autobiografia in versi. Poesia 21 (settembre / ottobre) è un numero che si legge come sempre tutto d’un fiato, per poi rileggerlo ancora, più lentamente, per metabolizzare i contenuti poetici. Crocetti Editore è da sempre garanzia di qualità poetica.

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Nnamdì Oguìke, "Non dire che non è il tuo paese"

5 Ottobre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Nnamdì Oguìke
Non dire che non è il tuo paese
Capponi Editore  - Euro 16 – pag. 280

 

Un libro che ha vinto il Miles Morland Writing Scholarships nel 2019, selezionato da Brittle Paper come uno dei migliori libri africani dello stesso anno. Un buon lavoro di esordio composto da dodici racconti caratterizzati da una scrittura matura che si adatta al dialetto di ogni regione africana, ben tradotti dall’inglese (lavoro non facile) da Elisa Audino, che in alcuni casi ha lasciato - come doveroso - l’espressione idiomatica originale. Ogni racconto rappresenta (come ambientazione e tradizioni) un luogo africano; si parte con il Sudafrica per passare al Madagascar, quindi Sierra Leone, Nigeria, Kenya, Uganda, Libia, Mali, Zimbabwe, per finire con due location extra continente nero come Honolulu nelle Hawai e San Paolo del Brasile. Interessante l’uso dei vari idiomi locali come il bantu, il malgascio, il kryo, lo zulu, lo yoruba (a me caro per via di Cuba), il pidgin English, lo swahili, il luganda, l’hausa, l’igbo, il berbero …. Ogni storia riflette una varietà linguistica e si propone di rappresentare uno spaccato culturale diverso, le condizioni sociali dei vari popoli e la coesistenza di gruppi etnici. Le lingue presenti sul territorio africano sono moltissime, si pensi che solo nella Nigeria le varianti parlate sono oltre cinquecento, mentre nei racconti ambientati in tale area geografica, l’autore fa riferimento ai soli yoruba, pidgin English, hausa e igbo. I dodici racconti sono uniti dal collante africano ma i temi trattati sono variegati, si va dall’amore al terrorismo, si tocca il problema della schiavitù, si mostra la bellezza del territorio africano usando parole semplici ed espressioni di uso comune, senza cercare di fare troppa letteratura. Personaggi affascinanti popolano il libro. Citiamo una donna africana che vive in una baracca di lamiera insieme ai suoi figli, una ragazza malgascia di un povero villaggio cambia la sua vita impiegandosi come cuoca ad Atananarivo, una ragazza della Sierra Leone innamorata di un pescatore non troppo sincero, un finto profeta nigeriano che si palesa un ciarlatano, una coppia del Kenia che riesce a far convivere la fede cristiana con le proprie tradizioni. Nnamdì Oguìke è un giovane scrittore nigeriano e questa sua raccolta di esordio fa ben sperare per il futuro, quando deciderà di passare al romanzo. Elisa Audino, la traduttrice, ha pubblicato in poesia la raccolta Io qui ci vivo e come narrativa il romanzo Orata in offerta. Collabora con L’EstroVerso e NiedernGasse. Ha tradotto Lola Shoneyin, Dami Ajayi e Logan February.

 

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Francesca Gentili, "Nel tuo giorno"

4 Ottobre 2023 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Nel tuo giorno di Francesca Gentili (Eretica Edizioni, 2022 pp. 98 € 16.00) è una raccolta poetica espressa nella dimensione elegiaca dello spazio, inteso come rifugio quotidiano, nella dinamica immersiva della memoria, un elogio alla riflessione disvelativa dell'esistenza. La poesia di Francesca Gentili è un territorio intimo e privato, una postazione emotiva che difende l'intervallo del tempo, persegue la necessità di esprimere, attraverso l'accurata funzione sensibile del testo poetico, i coinvolgenti affetti e la disincantata libertà, la realtà attraverso il linguaggio metaforico delle immagini. Afferma, nel generoso dettaglio del contesto biografico, la consistenza dell'esperienza come interpretazione agli interrogativi dell'animo umano, amplia la qualità comunicativa e sacra delle parole, nella sequenza ontologica della radice dell'umana condizione, genera la naturale e originaria possibilità di decifrare l'intenzione della profondità, trasmette la confidenza dell'inconscio, nell'equilibrio di una fiducia che concede l'accordo tra la compassione e l'estraneità, consente l'elaborazione sull'essenza della vita. Francesca Gentili presenta l'evoluzione del pensiero ispirato con la consapevolezza della malinconia, con l'appartenenza a un istinto essenziale e seducente, immerge nella sua affascinante scrittura la provocazione del silenzio, descrive l'incanto privilegiato della cronaca dell'amore, insegue il richiamo romantico del respiro nella grazia della bellezza inattesa. Evidenzia la cadenza delle stagioni interiori pronunciata nella curvatura mutabile dei giorni, celebra la meraviglia disarmante e struggente dei luoghi, depositari di felicità e di dolore, indica il cammino di speranze interrotte, la protezione segreta della perdita. Nel tuo giorno racchiude, nell'intreccio prezioso delle pagine, una voce autentica, l'esclusivo desiderio di rendere poetico il contenuto della verità, il segno metafisico delle intonazioni introspettive, la traccia terrena e materiale dell'evidenza impulsiva nell'immediata contraddizione, delinea l'osservazione del vissuto con il sostegno dell'assenza, spesso rivendicata nella risonanza infinita dell'archetipo ineluttabile del vuoto. Rappresenta il veicolo istintivo dell'identità nell'ascolto empatico di ogni pulsione originaria, identifica la corrispondenza intuitiva dei ricordi nella testimonianza terapeutica di ogni trasformazione emotiva. L'incongruenza tangibile dei comportamenti umani nutre il suggestivo suggerimento di riconoscere il disagio e l'inquietudine dell'abisso con l'influsso esperienziale del rilievo letterario. Le poesie raccolte nel libro riproducono il risultato talentuoso di un appello al miracolo carismatico di componimenti raccolti nell’arco di dieci anni, sostenuti dalle spontanee percezioni, rispondono all'imprevista e inesorabile dissolvenza, trasportano la permanenza del principio visibile lungo l'essenza evidente del linguaggio, nella volontà di spiegare l'invisibile, nell'urgenza di manifestare l'accento di ogni legame affettivo. Francesca Gentili unisce la migliore intenzione di eclissare le esitazioni e le incertezze alla delicata padronanza degli interrogativi e delle attese, muovendo la lama della luce nel profumo indelebile di un sogno, tra i labirinti della nostalgia.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

LE TUE PAROLE

 

Le parole viaggiano nel tempo.

Le tue, al pari delle altre,

si ristorano

in luoghi a me sconosciuti.

Sono diamanti le tue parole,

come la luce del mio giorno le abbraccia,

così le vedo.

E la tua voce ancora mi parla

come se fosse la prima volta.

 

GUARDARTI

 

C'è un solo modo di leggerti,

come cavando il buio da una grotta facendosi largo,

la luce sulla fronte.

 

Un solo modo di guardarti,

dividendo l'immagine con le ombre,

come pane di affamati.

 

NEL TUO GIORNO

 

Nel tuo giorno

si placa il vento,

la matassa si dipana

non per un filo trovato

ma per il nodo sparito.

-

Nel tuo giorno il mondo apparente dilegua,

i pensieri mutano,

si flettono come luci di aurora boreale,

è sospesa la guerra

e questo frastuono di ombre che mi passa dentro,

si ferma e poi muore in silenzio.

-

Nel tuo giorno mi porti lontano,

davanti alle stelle,

dove era per tutti

ma solo noi stiamo.

 

 

DOVE

 

Chiunque io sia,

checché se ne dica,

di me guardi un punto

io non so dove,

ma è dove mi trovo

perché ogni volta mi incontri.

 

NELLA PIAZZA

 

In me vive una sera in letargo

un profumo di quartiere

un sottile marciapiede.

 

In me vanno foglie miste d'autunno

a cercare altri approdi.

 

In me siedo a una fontana

col rombo della tua voce di prima,

si raccolgono galassie mute

per tacere la nostra storia che ripete l'acqua.

 

Nella piazza è nato un fiore che non ti conosce

                               ma che tu ameresti.

 

DICEMBRE

 

Se più non esisti tra le cose del giorno

ti farò venire fuori dai sogni

come si issa la vela puntando al Nord

in un mattino di sole.

 

 

 

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Fabio Recchia "Il libro della vita"

25 Settembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #L'angolo della poesia, #arte, #pittura

 

 

 

 

Fabio Recchia

IL LIBRO DELLA VITA

poesie e dipinti

 

 

Il volume di Fabio Recchia Il libro della vita (Guido Miano Editore, 2021) che si ipostatizza sul duplice versante parallelo della poesia e della pittura presenta una premessa iniziale di Michele Miano intitolata Parallelismo delle Arti e una prefazione di Nazario Pardini esauriente e ricca di acribia.

Il libro non è scandito e l’alternanza di alcune poesie ispirate ad icone policrome produce un senso di magia affascinante che crea un ammaliante ipertesto e dà al lettore un senso di rêverie.

Le poesie in massima parte brevi nel loro insieme possono essere considerate un poemetto perché la parte letteraria non è scandita in sezioni e hanno spesso un carattere vagamente epigrammatico.

Il titolo della raccolta è forte e intenso e sottende un forte amore per la vita stessa, amore innanzitutto per l’amata che è il tu al quale l’io poetante si rivolge e poi per la natura.

C’è la presenza di una forte componente neolirica nel tessuto dei versi imbevuti di bellezza e solarità,

Il poiein è rarefatto e raffinato e ben cesellato e le composizioni nel loro librarsi sulla pagina nell’incipit planano dolcemente nelle chiuse e i tessuti linguistici sono raffinati e ben cesellati,

Programmatica la prima poesia che è una poesia sulla poesia, poesia intitolata Le parole: «Le parole / rischiarano il mattino / come raggi di sole. / Perforano le nubi buie / s’infrangono silenziose / sul foglio del cuore / colorando le pagine del libro della vita».

Nel suddetto componimento è detta magistralmente la forza delle parole stesse che salvifiche perforano le nubi e colorano le pagine del diario di bordo della vita e non si deve dimenticare quanto scritto nella Bibbia non solo nell’antico testamento e cioè che non ci sarà parola detta che sarà senza effetto e questo vale anche per le parole scritte come in questo caso.

In Il gabbiano leggiamo: «Il gabbiano / dispiega le ali / come vele sul mare, / si libra sul respiro del vento, / immobile e attento, / poi sale / per cadere come fulmine sul mare, / più veloce dei pensieri / che volano in me».

Per quanto riguarda le immagini pittoriche bisogna innanzitutto sottolineare che sono o tecniche miste o appartenenti al genere della spray art e che traggono ispirazione dalle poesie e viceversa.

Si possono considerare queste icone come vagamente figurative e sono connotate da un acceso cromatismo che entra negli occhi di chi le contempla provocando un piacevole effetto.

Affascinante la tecnica mista del dipinto Barche al tramonto (del 2020) che raffigura delle vele stilizzate e affascina in questo quadro la linea mare-cielo ed è singolare che il cielo stesso sia di colore arancio compatto e non azzurro cosa che crea un effetto surreale di grande bellezza.

Il dipinto Galattica (del 2020) rappresenta tre sfere di cui una simile ad un’arancia, una colore azzurro con delle sfumature e una verde e marrone, pianeti campiti su uno sfondo scuro e con una striscia verde, arancio e bianco,

Un’opera in toto affascinante che meriterebbe uno studio approfondito di dimensioni saggistiche.

Raffaele Piazza

           

 

Fabio Recchia, Il libro della vita, pref. di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 80, isbn 978-88-31497-65-7, mianoposta@gmail.com.

 

Fabio Recchia "Il libro della vita"
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Claudia Messelodi, "Emozioni"

19 Settembre 2023 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Claudia Messelodi

 

EMOZIONI

 

 

La raccolta poetica Emozioni di Claudia Messelodi, proposta da Guido Miano Editore, ci fa ritrovare le accattivanti atmosfere dell’ormai dozzina di opere pubblicate, dal 2012 in qua, dalla poetessa trentina, di Arco.

Il suo stile conciso e ‘spezzato’, anche nei componimenti più lunghi (una decina, su circa ottanta), si adatta perfettamente alla brevità della scrittura di Haiku, quasi una specialità dell’Autrice, che qui ne offre numerosi, interessanti esempi. Concisione che ben si adatta anche ai momenti di più intensa emotività delle poesie, rendendoli ‘leggeri’ anche “quando ogni barriera difensiva della razionalità crolla sotto la spinta indomabile della passione” – come scrive Enzo Concardi nella prefazione alla raccolta. Si leggano questi versi, ad esempio: “Vuote memorie / e il mondo piange ancora / pietra su pietra” (p.27); o si legga Fiordalisi e lacrime, dall’incipit melodioso che pare una canzone di Franco Battiato: “Carezzerò ogni tua ombra / dissiperò le nebbie d’ogni tua malinconia. / I tuoi silenzi cospargerò d’azzurro / come d’estate certi fiordalisi / a rubare il cielo e fiorirmi dentro gli occhi / …” (p.31).

Il Concardi sottolinea anche la peculiarità delle “strutture linguistiche sommamente e prevalentemente sintetiche, raccoglitrici comunque di baluginanti ma densi concetti, astrazioni, messaggi”; come in questi Haiku, per fare tre soli esempi: “Smarrirsi dentro... / baci e anelli mancanti / farfalle erranti” (p.32); “Vertigine blu / e sotto i piedi un mondo / così lontano” (p.41); “Per un attimo / la mano nella mano / per una vita” (p.49).

La ricchezza degli spunti di riflessione personale è spesso stemperata in un’atmosfera rarefatta, meditativa, che rasserena il lettore anche quando s’intuisce una sottostante durezza, come in questi versi: “Mitiga il tempo / questo freddo nel cuore / baci di roccia” (p.44).

Insomma, una raccolta in buona parte introspettiva e per nulla banale, queste Emozioni, che sono accompagnate anche da due suggestive immagini fotografiche che quasi commentano la lirica d’apertura, Croce di Baone, e da sole bastano ad allargare il cuore quasi quanto i versi di Claudia Messelodi. Una lettura che invita alla rilettura, più e più volte, perché non stanca mai.

Marco Zelioli

 

Claudia Messelodi, Emozioni, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 68, isbn 979-12-81351-12-7, mianoposta@gmail.com.

 

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Sillvia Marzano, "Voci"

18 Settembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Silvia Marzano, VOCI,

2023

 

Come scrive il prefatore Enzo Concardi con grande acribia già nella precedente raccolta dal titolo Liriche scelte (Guido Miano Editore, 2021), nella sua più autentica ispirazione erano apparse componenti intuitive, irrazionali, misteriche, emotive e sentimentali tali da avvicinarla ad una sensibilità di tipo pascoliano, superando tuttavia il pianto interiore proprio del poeta romagnolo, acquisendo poi un linguaggio tendente a forme ermetiche, fino a sviluppare in ultima istanza uno stile personale assai levigato e trasparente, senza mutuare dall’intellettualità filosofica concetti astratti, ma creando immagini suggestive, accostamenti analogici, oggettualità e fantasie, inserendo bagliori di significati con molta levità e trasparenza.

Voci (G. Miano Editore, 2023) è un titolo che fa riflettere ed è molto affascinante: la voce è quella dell’ispirazione poetica stessa che secondo Borges viene per i pagani dalla musa, per i giudei e i cristiani dallo Spirito Santo e per gli psicoanalisti dall’inconscio, e secondo Franco Fortini da tutte e tre insieme le categorie che si sovrappongono e fondono in un’unica istanza ipostatica.

Anche Alda Merini parlava di Voci che ascoltava e traduceva e inverava in versi, i suoi splendidi versi ed è tipico dei poeti in generale sentire il Visiting Angel, benefico e catartico per l’atto di generare, creare poesie.

Voci è un testo non scandito e per la sua unitarietà potrebbe essere considerato un denso poemetto.

In alcune poesie della raccolta ritroviamo in alcuni versi un’effusione tutta elegiaca che ha qualcosa di filosofico.

Nella poesia eponima che apre la raccolta leggiamo: «Voci sorgive / oscillanti, / un canto fuggevole / remoto. / Un fremito / attraverso il linguaggio / nel bianco delle parole. / Voci dell’anima, / un sussurro inudibile / Eppure un dire / sommesso, impalpabile. / Un suono del pensiero, / un’eco di Nulla»

Una chiara ascendenza speculativa e anche religiosa ritroviamo in Polvere cosmica: «Polvere cosmica noi siamo/ e nell’azzurra vertigine/ al di là dei cieli, / nel tempo che non è nostro/ e nello spazio più che spazio, / è forse la nostra origine remota,/ il Padre delle luci, / incommensurabile infinito, / il divino silenzio/ da cui veniamo./ Luce luminosissima, / traccia di una traccia/ di cui portiamo il sigillo».

L’io poetante-è molto autocentrato spesso nel suo ripiegarsi solipsisticamente su se stesso e incontriamo leggerezza ed icasticità nei versi raffinati e ben cesellati detti con urgenza.

Nei componimenti brevi si avverte la tendenza all’epigramma e pare che lo stesso io-poetante punti una cinepresa sul mondo circostante come un abile regista che traduce le cose in parole luminose che generano stringhe di unità minime sempre ben calibrate e veloci.

Anche la natura a volte decantata in modo idilliaco è centrale in molte composizioni per esempio quando è nominata la bellezza dei tulipani, fiori che in bilico tra gioia e dolori nel tripudio primaverile festeggiano ignari il dolore del mondo.

C’è qualcosa di vagamente struggente in questi meravigliosi versi che esprimono la salvifica ansia per il dono della vita.

Raffaele Piazza 

 

 

Silvia Marzano, Voci, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 76, isbn 979-12-81351-09-7, mianoposta@gmail.com.

 

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Angela Ragozzino, "Voci d'anima, d'arte e di natura"

15 Settembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

Angela Ragozzino

 

VOCI D’ANIMA, D’ARTE E DI NATURA

 

 

Ricorre nel 2023 il 250° anniversario della morte dell’architetto Luigi Vanvitelli progettatore della celeberrima Reggia di Caserta, icona storica dell’arte di tutti i tempi.

In questo libro che va oltre la mera raccolta di poesie, non a caso inserito nella Collana Parallelismo delle Arti accanto alle poesie, ritroviamo fotografie tra le quali spicca quella relativa alla statua di Luigi Vanvitelli stesso, opera del 1879 dello scultore Onofrio Buccini (1825-1896), immagine connessa, interagente, con l’omonima poesia encomiastica dedicata all’architetto della Reggia di Caserta.

Da notare che la poetessa Angela Ragozzino è nata a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede e quindi come punto di partenza c’è la vicinanza geografica proprio con Caserta come chiave d’accesso a questo volume che non a caso sarà presentato tra breve a Sant’Angelo in Formis e a San Leucio.

A proposito di parallelismi il libro può essere considerato un ipertesto, frutto dell’interazione dei piani espressivi, delle linee di codice che si sovrappongono e intersecano appunto di poesia, fotografia e arti figurative.

Affascinante e compiuto il progetto nella sua originalità e nella sua eclettica bellezza.

Poetica neolirica ed elegiaca quella della Ragozzino dove non a caso la natura gioca un ruolo importante e dove la partita si gioca tra rêverie e linearità dell’incanto in un incantevole connubio.

In A Luigi Vanvitelli, poesia ispirata dalla stessa scultura che raffigura l’architetto, leggiamo: «Lo sguardo spazia / nella fertile piana / e si ferma là sulla collina. / Il verde bosco è percorso / da cervi e cinghiali / tra ninfe e fauni giocosi. / E vedi mute di cani, creature silvane / tra alberi e acque sorgive…».

Nella suddetta poesia c’è anche un chiaro richiamo al mito con figure mitologiche classiche che sono nominate, elemento veramente raro nel nostro panorama letterario in un recupero del passato magico e ammaliante.

Filosoficamente in Canne al vento la poetessa riprendendo l’assunto di Pascal afferma di essere appunto una canna al vento ma canna pensante e parla di solitudine, ma comunque scrive ottimisticamente che al vento non si spezza nel mirare nuvole bianche e tasselli di una natura incontaminata: «Canne al vento / sulla riva, onde increspate / dalla brezza marina. / Rocce arse, baciate / dal caldo sole d’agosto. / Il fico d’India, verde / dai frutti spinosi, / ma dal cuore tenero e dolce. / Canna al vento, si piega / ma non si spezza…».

Piacevole la poesia Il raccolto verrà in connubio con il dipinto olio su tela Al ritorno dai campi di Franca Maschio connotato da un fresco cromatismo che raffigura sei uomini visti di spalle che camminano per un suggestivo sentiero ai cui lati si stagliano coltivazioni di spighe alte e rigogliose e tutto pare pronto per la primeva mietitura che avverrà ancora anche nella nostra realtà liquida, alienata e consumistica tipica dei nostri giorni.

Intenso il dipinto Notturno di Fabio Recchia che si può considerare di tipo figurativo perché rappresenta dei vaghi rami di pino, rischiarati dalla luna, sullo sfondo di tinte surreali rosse, blu, verdi e azzurre che creano sospensione e mistero accentuate dalla tecnica spray art che aumenta la suggestione e la rarefazione delle immagini. Tale dipinto ben si accosta alla poesia Nel silenzio della sera: «… / Oh! luna che brilli lassù, / illumina i miei passi / per questi ultimi scampoli di vita. / Solo nel silenzio della sera / ritrovo me stessa / e la mia anima trova la pace».

Un globale e superlativo esercizio di conoscenza se è vero che l’unione fa la forza anche in campo estetico.          

Raffaele Piazza

      

 

Angela Ragozzino, Voci d’anima, d’arte e di natura, prefazione di Enzo Concardi; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-02-8.

 

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