marcella mellea
Wanda Lombardi, "Tempi inquieti e altre poesie"
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Wanda Lombardi
Tempi inquieti e altre poesie
Guido Miano Editore, Milano 2024
Ancora una volta mi immergo nella poetica di Wanda Lombardi, fatta di versi ricchi di spunti di riflessione e di delicate vibrazioni emotive, capaci di far immedesimare il lettore negli stati d’animo di una donna che, come l’oro, si è raffinata nel crogiolo della vita. Per citare il profeta Isaia: «Io ti ho raffinato, ma non come l’argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione». È proprio nell’afflizione e nel dolore – che hanno più volte attraversato la sua esperienza personale – che l’autrice ha affinato sensibilità e abilità poetica, dando voce a versi intensi e toccanti: «…ho camminato con immane dolore / che stretto ho serrato nel cuore / dinanzi a muri di ferro, / ho attraversato sentieri / cosparsi di spine…» (Nell’andare). Eppure, nonostante tutto, W. Lombardi non cede mai allo sconforto; lascia sempre aperta la porta della speranza, come testimoniano le parole: «Malgrado gli alti e bassi, / meravigliosa è la vita / ché anche i momenti bui / forza ridanno, la volontà nutrono / e trasformarsi possono / in coralli luminosi…» (La collana della vita). L’autrice compone versi di grande bellezza e musicalità anche quando affronta temi attuali, come l’avvento dell’intelligenza artificiale.
La silloge, articolata in due sezioni – le poesie inedite ,“Tempi inquieti” e le poesie edite “Perché nulla vada perduto” – apre un ventaglio di riflessioni su tematiche esistenziali a lei particolarmente care.
Il titolo della prima parte “Tempi inquieti” invita a soffermarsi sulle fragilità e le tensioni del nostro presente: la velocità della comunicazione, i pregiudizi, l’incertezza delle relazioni, le contraddizioni globali. L’autrice osserva con lucidità: «…Oggi tutto è velocizzato: notizie a raffica / subito da altre soppiantate, insulti, / guerre, violenze, disastri ambientali / e sui volti sgomento immane…» (Sguardo sul mondo). E ancora, in una visione ampia e complessa del mondo contemporaneo: «…Rapidi cambiamenti epocali / con diritti raggiunti, imprese spaziali, / progressi nei paesi musulmani, / robot, intelligenza artificiale, / e accanto guerre, genocidi, povertà, / dignità calpestata.» (Contrasti).
Tra le liriche più belle spicca Silenzio amico, un inno al silenzio che cura, protegge e rigenera, prezioso per i poeti perché favorisce la meditazione. Richiama alla mente l’espressione di W. Wordsworth, “la beatitudine della solitudine”, quella condizione feconda da cui scaturisce la poesia autentica: «…Silenzio della solitudine / mi protegge dal mondo, / una barriera crea più forte del cemento, / e subito mi sento come un chicco di grano / che vita sprigiona…»
La poesia d’apertura, La musica della vita, sembra diventare il leitmotiv dell’intera raccolta: una meditazione sul fluire dell’esistenza, vista come una musica complessa, dove ogni esperienza – gioiosa, neutra o dolorosa – è una nota necessaria alla composizione dell’armonia complessiva. Il linguaggio è poetico, delicato, evocativo. Non c’è giudizio, solo accoglienza: tutto irrora “il cuore di magia e accettazione”, suggerendo che la pienezza non nasce dall’eliminare ciò che è difficile, ma dal riconoscerlo come parte integrante del ritmo unico di ciascuno. Quello di W. Lombardi è un invito a riconoscere e superare le difficoltà – quelle che talvolta tolgono forza e respiro – e a percepire il “cammino di vita / sempre diverso e variegato” come un percorso unico e irripetibile, la nostra personale melodia.
Le poesie edite esprimono una profonda fede nell’eterno, che permette all’essere umano di attraversare ogni ostacolo, e manifestano un grande amore per la natura, fonte inesauribile di consolazione e nutrimento spirituale.
Con i suoi componimenti, l’autrice invita alla consapevolezza, alla gratitudine e alla gentilezza verso se stessi e verso gli altri, ricordando che siamo parte di un unicum, di un grande mistero e di una grande sinfonia. Ognuno, pur nella solitudine e nella sofferenza, ha bisogno di restare in connessione con la grande famiglia umana: «…È bene perciò mai fermarsi nella vita, / con avvedutezza gli altri accettare, / e con il dialogo e la sincerità / il cammino insieme affrontare.» (Rialzarsi per continuare).
Marcella Mellea
Wanda Lombardi, Tempi inquieti e altre poesie, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 60, isbn 979-12-81351-38-7, mianoposta@gmail.com.
Raffaele Piazza, "Poesie per Alessia"
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Raffaele Piazza
Poesie per Alessia
Guido Miano editore, 2025
Nella nuova raccolta di Raffaele Piazza, Poesie per Alessia, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, giugno 2025, l’autore rievoca con voce ferma e delicata una figura femminile che sembra incarnare l’essenza stessa del desiderio adolescenziale, celato tra i sogni di un’estate lontana. L’autore trasforma l’ombra evanescente di Alessia in palpito poetico, in un intreccio di memoria, attesa e intensità sensuale, come definito nella prefazione: «Una cronaca immaginaria […] momenti giovanili di grande intimità ed intensità emotiva, di attrazione fisica verso una ragazza incontrata fugacemente nel lontano 1984 […] un amore di gioventù fatto di sogni e speranze».
L’intero libro respira di un tempo sfuggente: fragile, sospeso, qui e altrove. In quest’atmosfera rarefatta, Alessia diventa un archetipo, simbolo di una passione che non si consuma, ma permane, vivida nell’immaginario del poeta. Il ricordo si contamina di fiaba, come se la storia fosse narrata attraverso il velo trasparente dei sogni: «Viene trasportata dalla luce fino alla stazione/ a spargere la fragola tra i passanti/ ad Assisi dal “fascino incredibile”/ così descritto dall’amica Veronica./ E il cielo sta infinitamente /a detergere gli occhi di Alessia /che attende Giovanni nerovestito,/ per affinità d’amore./ Sentieri battuti dalla pioggia / restano nella stanza di mattina /dopo i sogni nell’ossigeno azzurro…» (Alessia ad Assisi).
Seguendo la tradizione di Piazza – già ammirata nella silloge Del sognato – anche qui la sensualità non è mai palese, ma evocata con colori, luci mediterranee, sfumature di desiderio. La natura si fonde con l’emotività: pare di intravedere il mare, le spiagge, gli orizzonti di quell’estate lontana, campi di fragole e fughe notturne, con quelle metafore cariche di atmosfera che il poeta sa evocare perfettamente: «Sera serena in limine all’acqua / di sorgente fredda e azzurra, / a imprimersi nella mente di Alessia / (quella precedente che non torna). / Si apre una porta per il campo animato/ di grano profano / per sognare l’amore e rielaborare / le tracce della felicità conquistata. / Guarda la ragazza Alessia / una rondine azzurra e trasale. / Viene Giovanni nerovestito/ per la vita nova oltre la mietitura / e prende Alessia paria a felce. / Gioisce Alessia/ nell’unione dei sensi» (Alessia e il campo animato).
La prefazione parla di “meta ricordo”: non si tratta di un vivido flashback, ma di una reminiscenza mediata, come se ci si guardasse dentro da un tempo successivo, con occhi più saggi e malinconici. È un racconto interiore, un “mosaico di visioni” tra reale e immaginato, in cui il lettore è chiamato a ricostruire ciò che non è stato, ma che si è desiderato intensamente. La silloge si distingue per un’aura intima e riflessiva: un sentimento trattenuto, mai declamato, che sussurra al lettore più che urlare. Qui la poesia è elegante, rarefatta, ma potente: ogni parola pesa, ogni pausa conta.
“Poesie per Alessia” è una raccolta che affascina per il suo equilibrio tra memoria e immaginazione. Raffaele Piazza dipinge Alessia come figura incandescente nel ricordo, sospesa tra desiderio e irrealtà. Il linguaggio, che danza con luce e colore, e l’atmosfera rarefatta rendono questo libro un’esperienza di poesia vissuta più che raccontata. È una lettura adatta a chi ama indugiare nei sussurri emotivi, nei rimpianti dolci e mai risolti, immersa in un sogno nostalgico e luminoso.
Marcella Mellea
Marisa Marchesi Carli, "Il portolano"
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Il portolano
Marisa Marchesi Carli
Guido Miano Editore, Milano 2024.
Intima e carica di sentimento si presenta la silloge Il portolano di Marisa Marchesi Carli, che dedica i suoi versi ai figli e ai suoi alunni: affetti che travalicano ogni spazio e ogni tempo. Le prime tre liriche: Alessia, Samuele, Micol, registrano, infatti, il momento della nascita dei figli dell’autrice, momenti di magica e delicata bellezza; la lirica Li ricordo tutti ripercorre con dolcezza il ruolo d’insegnante che l’autrice ha ricoperto per diversi anni: il ricordo indelebile dei piccoli alunni, dei loro semplici e genuini gesti, ha riempito e riempie ancora di gioia il cuore dell’autrice.
La poetessa apre il ventaglio delle sue ispirazioni a tematiche varie; scrive versi per esprimere gratitudine a poeti e artisti, che hanno avuto un’influenza importante per la sua crescita umana e culturale, come Dante, Leopardi, Pablo Neruda; celebra la bellezza di luoghi, come l’Arno, Capri, Logonovo, l’Abruzzo, Hanga (villaggio della Tanzania), il porto di Ravenna, monumenti come Palazzo Vecchio, le antiche mura di Ferrara, luoghi cari all’autrice, in cui il finito e l’infinito si incontrano e diventano luoghi dell’anima. La chiesetta dei malati è per l’autrice il luogo in cui comprende che il dolore non è qualcosa di individuale ma fa parte della vita ed è comune a tutto il genere umano, e la vita è un dono prezioso per il quale essere sempre “debitori grati”.
L’autrice, pur nella sofferenza e nel dolore per gli eventi della vita, cerca sempre la bellezza e l’armonia e li trova in tutto quello che la circonda o si presenta davanti ai suoi occhi: il mare, il cielo, il fiume, il sole, i monti; il mondo esperienziale e il mondo ideale si fondono e regalano momenti d’illuminazione, creando poesia. L’autrice compone, a volte, versi su persone che rappresentano un prototipo umano, che non hanno un nome proprio, ma rappresentano una categoria, come i pescatori o il contadino, e ne celebra la dignità nel lavoro e nella fatica.
In altre liriche l’autrice ci parla, in modo nostalgico, di affetti che rimangono per sempre nel luogo simbolo dei ricordi: il cuore. Le liriche dedicate alla mamma e alla nonna, fotografano momenti di amore, dedizione e dolcezza, e si caricano di intensa intimità.
Di particolare pregio è la poesia Spesso la sofferenza ho incontrato, che riecheggia la famosa poesia di Montale Spesso il male di vivere ho incontrato: qui Montale, che sfrutta appieno l’espediente del “correlativo oggettivo” (oggetti-situazioni usati per rappresentare altro), rappresenta il male di vivere con il «rivo strozzato che gorgoglia», «l’incartocciarsi della foglia riarsa», il «cavallo stramazzato», tutte immagini cariche di dolore che per associazione provocano una intensa emozione. Marisa Marchesi Carli nella sua poesia Spesso la sofferenza ho incontrato ci parla della sofferenza, descrivendola con tinte forti: «Spesso la sofferenza / ho incontrato, / letta in un volto, / colta in un gesto. / A volte tesa / allo sfuggirne / o accolto giaciglio / di speranze spente. / In ogni dove / luce ardente di dolore, / brace di lotta rovente / o smorzata cenere di rassegnazione»; l’immagine della sofferenza come brace rovente è una immagine potente che rende straziante l’idea del dolore umano, e fa scaturire immediatamente un’intensa emozione.
La silloge si conclude con la lirica Il portolano, da cui prende nome tutta l’opera. La parola “portolano” deriva dal latino portus (porto), e rappresenta un manuale per la navigazione costiera e portuale o aeronautica, un vero e proprio manuale di riferimento relativo ai porti, con la descrizione fisica della zona, completa di segnalazioni su eventuali rischi per la navigazione (presenza di un relitto o di una secca, ad esempio) e di ogni indicazione su come procedere nel modo più sicuro alle manovre di entrata e agli ancoraggi. Dal titolo riusciamo a comprendere l’intenzione dell’autrice, che vuole essere quella di consegnare al lettore un insieme di pensieri, di osservazioni, di riflessioni, che lei ha acquisito “a bordo” del metaforico viaggio della vita, dalle esperienze vissute giorno dopo giorno, dalle situazioni che hanno intrecciato e percorso tutta la sua vita: «Il portolano, / pensieri a bordo / della vita, / intreccio d’eventi» (Il portolano). La metafora della vita che scorre inesorabilmente, la troviamo anche in un’altra delicata poesia presente nella silloge: «Scorre il fiume / giorni in sequenza / accompagnando. / Lungo il suo corso / arena e trattiene / o a dispersione reca. / Vanno i passi segnando / le ovattate orme. / Lontani echi affiorano, / s’arresta memoria / a ritroso, / nelle gioie vissute» (Scorre il fiume).
Nella lirica Al poeta ci esplicita chiaramente il suo concetto di poesia e la funzione del poeta: «Quale il senso della parola, / messaggio di pensiero, / domandi alla ragione / che al segno induce; / non per parlare con te stesso. / La tua voce è segno dell’essere / che ad altro si porta e si ritrova e avvolge, / ed eco si diffonde / più potente, forte e battagliera / ed arma contro ingiustizia, / iniquità e dolore, / e vaga e si propaga, / si rafforza, si spande / si estende ed avvicina / pur mentre si allontana». Qui l’autrice è consapevole che non si scrive per se stessi: la poesia è messaggio, e in quanto tale, deve raggiungere l’altro, spandersi e permanere, sopravvivere lontano nello spazio e nel tempo, come lo è stato l’opera di grandi poeti.
Una poetica traboccante di belle immagini, quella di Marisa Marchesi Carli che dal mondo naturale sa raccogliere i sospiri, i suoni, i colori, le armonie e le vibrazioni, e sa mantenere alta, sin dalle prime pagine, con armonioso equilibrio e un linguaggio fluido e musicale, l’attenzione del lettore su tematiche varie come: la vita, il dolore, la bellezza, i ricordi, la nostalgia. Uno stile personale, quindi, dove non manca l’influenza di poeti romantici e contemporanei, che sa creare versi misurati, semplici, armoniosi che suscitano pensieri e rievocano emozioni.
Marcella Mellea
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L’AUTRICE
Marisa Marchesi Carli è nata a Ferrara dove vive; già Docente di materie letterarie, prima in scuole medie e superiori in Germania (Ingolstadt an Donau - Monaco di Baviera), successivamente in Italia nella scuola primaria, si è occupata di mostre e conferenze a carattere prevalentemente antropologico, psicopedagogico e artistico. Ha pubblicato le raccolte di poesie: In attesa di me (2002), Dune, mare di dune (2003), Il privilegio di amare (2006), Terso d’infinito (2007).
Marisa Marchesi Carli, Il portolano, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 80, isbn 979-12-81351-22-6, mianoposta@gmail.com.
Angelo Fortuna, "Di Là dall'orizzonte: utopiche trasparenze"
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Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze
Angelo Fortuna,
Guido Miano Editore, Milano 2023.
Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, di Angelo Fortuna, è una raccolta poetica dal titolo particolare, significativo, quasi ermetico, ma molto evocativo; un titolo che ci fornisce, sin da subito, indicazioni tematiche e di segno su quello che l’autore vuole esprimere e comunicare. Egli, in effetti, sembra voler scrutare il mondo «di là dall’orizzonte» – com’è tipico, d’altra parte, della vera poesia, il cui linguaggio è capacità di guardare avanti e vedere oltre –: quel mondo che sta oltre le apparenze, al di là del mondo chiaramente visibile e tangibile, che l’autore vuole intravedere, immaginare e offrire al lettore. Un’idea, questa, un’intenzione, una volontà, che è ben supportata anche dalla pregevole introduzione, in cui l’autore, rifacendosi ad alcune citazioni di poeti simbolisti, romantici e moderni come Arthur Rimbaud, Vladimir Majakovskij, Jorge Luis Borges, Alda Merini, Pablo Neruda, Alfred de Vigny, François-René de Chateaubriand, esplicita il suo concetto di poesia.
L’autore esordisce con la definizione di Edgar Allan Poe, secondo cui la poesia è un «atto divino»: la poesia, infatti, consente al poeta di creare, dare forma e vita; l’atto della creazione, prerogativa di Dio, è offerta all’uomo in quanto parte della sua creazione, poiché in lui brilla una scintilla di divino. Il poeta è come un veggente, che vede oltre le apparenze ed è in grado di offrire agli altri uomini la sua visione; per cui, la poesia è illuminazione, bagliore che squarcia le tenebre. L’uomo che intraprende il viaggio nel mondo della poesia non sa quello che sarà in grado di scoprire, di comunicare o svelare (Jorge Luis Borges). Per esercitare il suo compito, il poeta ha bisogno di ritrarsi in solitudine, entrare nel suo Io, calarsi nelle sue profondità e uscirne trasfigurato.
La raccolta poetica, ricca di spunti e immagini, rappresenta così una sorta di testamento spirituale dell’autore, che attraverso emozionanti narrazioni poetiche, fatte di ricordi, sensazioni, descrizioni di eventi e situazioni, ci svela un mondo fatto di bellezza, di buoni sentimenti, valori e pensieri pregni di fede e di speranza. L’autore descrive la «Sicilia dorata» e la città di Noto in particolare, ne esalta la bellezza, la ricchezza storica, le meravigliose sfumature del paesaggio; ne descrive le estati infuocate, i cambi atmosferici, le folate di vento gelido, le spiagge, le strade, i monumenti barocchi. Ne viene fuori una Noto elegante, raffinata, luminosa, rivestita d’oro, accogliente, incrocio e crogiuolo di lingue e culture diverse, ricca di storia e umanità. Il poeta in questo situazione sembra essere una parte integrante della città, oserei dire una sua vera e propria colonna portante.
La raccolta si apre con la poesia Vieni, festoso Aprile: un vero e proprio inno alla speranza, con l’arrivo della primavera, la rinascita della natura, la Pasqua di Resurrezione, che fanno ben sperare nella sconfitta del Covid-19: «…Incedi aprile, vittorioso e mite, / Pasqua di resurrezione è glorioso / obiettivo vincente del tuo onore…». E il rito dell’incontro di Maria con il figlio risorto riempie l’animo e spalanca orizzonti d’infinito: «Mentre Gesù e Maria, fianco a fianco, / sui verdi sentieri della salvezza / spalancano orizzonti d’infinito…» (Pasqua di Resurrezione).
Nella terza poesia, l’autore ci racconta la storia di donna Venerina, un’educatrice che con i suoi insegnamenti, accompagnati da atti di affetto e dolcezza, ha saputo formare intere generazioni; il tono della poesia è nostalgico, pregno di delicatezza e tenerezza, ma vigoroso allo stesso tempo, come quando i versi mettono in evidenza i valori profusi dalla protagonista: «…Quando gli mancava il suo sorriso / e il magistero che limpido emanava / la sua persona trasudante amore, / Giorgino attingeva alla sua fonte / per poi tornare colmo di vigore / alla sua evangelica missione…» (Un angelo a due passi da casa…).
Formazione ed Educazione sono temi molto cari all’autore, come si evince dai suoi versi. Nella bellissima poesia Avventura educativa d’amore, l’autore – da grande conoscitore del mondo della scuola –, traendo spunto da un’allieva il primo giorno di scuola superiore, descrive poeticamente il mistero e la bellezza dell’educazione. Solo chi ha avuto la gioia d’insegnare sa cosa significa formare generazioni di studenti, vederli crescere giorno dopo giorno, diventare uomini e donne del futuro, ed essere fautore di questo processo è qualcosa che riempie l’animo. Quando si ha la fortuna di accompagnare uno studente per diversi anni, a livello di scuola superiore, si può vedere il vero cambiamento nella crescita, i ragazzi che diventano adulti e si aprono alla vita. Se poi l’apporto del docente viene riconosciuto, si prova una grande gioia e si è consapevoli di aver contribuito al miglioramento della vita e del mondo. Anche in quest’avventura si è poeti, poiché si diffondono semi di conoscenza e di se stessi, così come il poeta fa attraverso la sua poesia: «…è la storia di un sublime bene / educativo, culturale, umano, / che la terra non potrà contenere / e che reclama l’intervento attivo / di trascendente amore e d’eternità…».
Un’altra tematica cara all’autore, e trattata nelle sue poesie, è quella della meraviglia: la meraviglia che si prova davanti allo sbocciare della vita, la nascita e la crescita di bambini – nel caso specifico i nipoti dell’autore –, che infondono tenerezza, gioia, bellezza, speranza nel futuro. Il poeta esalta, con grande abilità espressiva, il miracolo della vita: Dio nonostante tutto non si è stancato dell’uomo. In alcune liriche, il poeta si riveste di assoluta tenerezza e senso di protezione: «…Invasione di gioia senza fine, / vitalismo e mutevoli espressioni / d’un fanciullino di soli quattro mesi / che la grazia divina ha destinato / a chi procede sui sentieri erbosi / del cosmo, dono e mistero di Dio, / da sempre innamorato del creato, / smisurata profusione del suo amore» (Al piccolo Adriano); «…Dappertutto si volge il tuo sguardo / desioso di comprendere il mistero / e carpire il segreto che avvolge / la tua essenza a immagine di Dio, / frutto di sconfinata tenerezza, / che il percorso terreno t’ha donato / per conquistare eternità beata / libertà con infinito amore / nelle braccia del Creatore amato…» (Per Flavio, amato dall’Amore).
In altre liriche, in cui parla dell’amore per la sua donna, compagna di una vita, un amore eterno, predestinato da sempre, l’autore si riveste di dolcezza e infinita tenerezza: «…Tanti gli anni e i decorsi decenni / tempo immemorabile oramai / ma anche solo un attimo fuggente / proiettato in sublime eternità / oltre i limiti e confini del cosmo / oltre le vastità del firmamento / oltre il mistero delle galassie azzurre / oltre il volo e l’espansione dei sogni / oltre gli arcani pluri-universali / oltre i concetti più complessi e arditi / nei campi sterminati d’infinito / dove l’Amore che a tutto dà senso / ci accoglierà sorriso a braccia aperte / nel suo seno vitale creatore / colmo di pienezza e di totalità…» (A Clara). Un amore, quello per Clara, che ha riempito la vita dell’autore sin dalla sua giovane età: un amore – fonte di ricchezza, di bellezza e di dolcezza – per il quale, pertanto, egli si sente benedetto e riconoscente a Dio e all’universo.
In alcune liriche, l’autore utilizza il francese come se fosse la sua lingua madre, mostrando anche qui grande bravura ed eleganza poetica. Molto bella e musicale è la lirica Des frontières muettes, in cui egli descrive un paesaggio di fine estate, accompagnata dai moti del cuore, con lo sfondo dei monti Iblei: «…Le train siffle, annonce de départ: / des gouttes de rosée se fondent, / des larmes d’un temps passé, séchées / parmi les brumes de paradis perdus».
La poesia di Angelo Fortuna si caratterizza per un linguaggio altisonante, ricco, elegante, musicale. L’autore usa con scioltezza l’endecasillabo e compone versi strutturati ed equilibrati. Siamo di fronte a un poeta “maturo”, di grande esperienza e sensibilità, il cui sguardo è rivolto sempre verso il “divino”, al quale è riconoscente per il dono della vita, per la bellezza e l’amore che ha provato e ammirato, per l’arte della poesia di cui è capace. Fortuna usa ogni parola con naturalezza, per descrivere dettagli e particolari di tutto ciò che lo circonda, del mondo che lo avvolge, e lo fa talmente bene e in maniera così efficace da coinvolgere intimamente – quasi rapire – il lettore nel suo poetare, facendogli immaginare le situazioni da lui sperimentate e rivivere le sue stesse emozioni.
Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze è una raccolta poetica importante, nelle parole e nei significati; una raccolta intensa e profonda, fatta di parole misurate e versi delicati; è pura capacità di creare immagini e suscitare emozioni; pura poesia dell’anima, in cui convergono significati e valori fondativi dell’esperienza umana. Una suggestiva e piacevole diffusione di echi, in cui l’autore dispiega tutte le sue abilità poetiche e narrative, segnando profondamente e indelebilmente l’animo del lettore.
Marcella Mellea
Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 110, isbn 979-12-81351-15-8, mianoposta@gmail.com.
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L’AUTORE
Angelo Fortuna è nato ad Avola (SR) nel 1939 e vive a Noto (SR). Laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Catania, già docente e preside nei Licei, ha insegnato Lingua e Letteratura Inglese, Lingua e Letteratura Francese; è giornalista iscritto all’albo di Palermo dal 1973, scrittore e poeta. Ha pubblicato numerosi libri: saggi di critica letteraria, d’arte, opere di narrativa e raccolte di poesie.
Angela Ragozzino, "Voci d'anima, d'arte e di natura"
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Angela Ragozzino
VOCI D’ANIMA, D’ARTE E DI NATURA
Il volume VOCI D’ANIMA, D’ARTE E DI NATURA, di ANGELA RAGOZZINO, edito da Guido Miano Editore, 2023, per la collana “Parallelismo delle Arti”, presenta poesie dell’autrice, foto e dipinti degli artisti Benedetto Scaravilli, Franca Maschio, Fabio Recchia, Enrico Raimondo, Angela Ragozzino, Giovanni Conservo.
La poesia e le arte figurative, sin dai tempi antichi, vanno a braccetto: la poesia, attraverso le parole, suscita emozioni; la pittura, la scultura e la fotografia, attraverso forme, immagini, colori e sfumature, evocano e trasmettono sensazioni. Le opere presenti nel volume dimostrano come alcune tematiche siano fonte d’ispirazione comune per gli artisti e regalano le stesse suggestioni al fruitore dell’arte.
Angela Ragozzino, con le sue parole sempre ben calibrate, dipinge quadri, scene di vita e attraverso la descrizione dettagliata della natura, dei paesaggi e delle persone, che appaiono davanti ai suoi occhi, sparge pennellate di colore, con dosati effetti di chiaro-scuro. La poetessa trae ispirazione da diverse situazioni e ci veicola la sua visione soggettiva, il suo sentire. Le liriche si aprono sempre con la presentazione di quello che l’autrice vede, per poi lentamente immedesimarsi nella scena descritta e trasportare il lettore alla evocazione/rievocazione di un ricordo, di una sensazione, di un evento e quindi di un’emozione.
Le opere figurative che accompagnano le poesie, tutte molto suggestive, danno un immediato colpo d’occhio, stimolano l’immaginazione e suscitano grandi emozioni: sono poesia muta e ci proiettano immediatamente nel tema e nel pathos delle liriche.
Tutte le poesie si contraddistinguono per un marcato lirismo, dettato da profonda meditazione e immaginazione di stampo romantico. Di delicata bellezza sono le poesie dedicate alla natura, natura che rinfranca lo spirito, da sollievo all’animo inquieto e mitiga la solitudine, come in L’ABBRACCIO DELLA NOTTE: «Alzo gli occhi al cielo / e vedo una stella / brillare, / brilla più delle altre. / Percorro il sentiero / tra l’erba, / la brezza tra le fronde / rinfranca / dalla calura d’agosto. / Le ombre, / mi seguono sulle pietre / rischiarate dalla luna, / come timide compagne / danno forma / ai miei pensieri / ai miei sogni, / ormai solo illusioni. / La notte mi avvolge / in un abbraccio, / dolce e silenzioso, / e trovo sollievo / alla mia solitudine». In GIORNI DI PIOGGIA («Cammino… Cammino / sotto la pioggia, / cade a scrosci bagna il viso / lava strade e muri scrostati. / Le foglie volano giù / dagli alberi sferzati dal vento, / mulinelli impazziti / si placano solo / al calar della tempesta /…/ La tempesta è placata, / ma non quella / che agita l’animo mio») l’autrice ci dice di come il mondo esterno interviene e modifica il suo sentire interiore, crea corrispondenze e fa scaturire forti emozioni. Nella poesia IL VENTO DEL NORD, l’autrice descrive la potenza distruttrice del vento, ma nello stesso è consapevole che la vita rinasce e la speranza ha il sopravvento, ne è il simbolo la mimosa che è già fiorita; «Il Vento gelido del nord / sferza la campagna. / Alberi piegati, le foglie strappate / volteggiano impazzite…// Il gelo cala sulla terra nuda / si fa ghiaccio. / L’ultima tempesta / di un inverno lungo e solitario. // Lontani da tutto, / rinchiusi tra quattro mura / in attesa che passi la paura / del nemico che uccide. // Già la mimosa è fiorita, / che pieghi i suoi rami / alla furia del vento e forte, / resista!».
In CANNE AL VENTO, dopo la dettagliata descrizione del paesaggio, la poetessa, nella seconda parte della lirica, identifica se stessa con la canna al vento, trasportata senza meta dalle memorie e dai rimpianti dei tempi passati. «Canne al vento / sulla riva, onde increspate / dalla brezza marina. / Rocce arse, baciate / dal caldo sole d’agosto. / Il fico d’India, verde / dai frutti spinosi, / ma dal cuore tenero e dolce. / Canna al vento, si piega / ma non si spezza. // Un’estate solitaria / come tante altre, / come tutte nella mia vita. / Guardo le nuvole bianche / che galoppano nel cielo / e volo nel mio mondo / fantastico… per non pensare / alle stagioni passate, / al tempo perduto. / Canna al vento, son io…».
Nella silloge sono presenti poesie molto personali, intime, dedicate a persone care scomparse: UNA FOLATA DI VENTO (A Rosaria), LA TUA VOCE… IL TUO SORRISO… (A Padre Raimondo), IL TUO SORRISO (A mio Fratello), ma anche poesie di stampo religioso e di contemplazione mistica: E COSÌ TI PORTO NEL CUORE (A San Michele Arcangelo), 8 DICEMBRE… a Capua, ALL’ICONA LASSÙ.
La delicata poesia dedicata alla Madonna del Carmelo, trae ispirazione da un affresco presente in una chiesetta a Sant’Angelo in Formis (CE), di autore ignoto. La poetessa ci offre anche una foto dell’affresco. Siamo qui di fronte a quella poesia che si ispira alle opere d’arte di cui è piena la letteratura: LONTANO NEL TEMPO… (La Madonna del Carmelo) «Lontano nel Tempo… / Rivedo una Cappellina / ai piedi della collina, / mura basse scrostate, / di calce bianca dipinte / e lì in fondo una Madonna. / Ha occhi dolci ed amorevoli / un Bimbo biondo sul grembo. /…/ Lì in fondo, la Luce. / Lontano nel tempo…/ E n’è passato… e ancora ritorno / alla vecchia Cappellina / ai piedi della collina. / E la ritrovo in alte mura incassata, / di calce bianca, dipinta. / È sempre lì, la Madonnina / d’oro soffusa, / ha occhi dolci amorevoli / e il Bimbo biondo sul grembo. / Ti porto una rosa di maggio, / ahimè! piena di spine. // Tu guardi e sorridi, / sai già le pene del cuore. / Oh! Madonna del Carmelo / dei Tuoi figli conosci gioie, / dolori e speranze, / ascolti e lenisci gli affanni / di chi a Te s’affida…/ Ed ora alla Chiesetta / m’avvio, una prece dal cuore s’innalza: / Fa’ che alle rose per Te / non ci siano più spine».
Una poesia che mi piace mettere in risalto, è quella dedicata al poeta Guido Miano, fondatore dell’omonima Casa Editrice. Qui l’autrice, nel ricordare l’amico e l‘artista recentemente scomparso, fa emergere la figura di un uomo sensibile e illuminato, che con il suo operato ha seminato semi di conoscenza, ha stimolato talenti e ha dedicato la vita a rendere il mondo un luogo più bello e migliore: UN LIBRO PER AMICO (A Guido Miano) «È una sera d’estate / l’afa soffoca il respiro, / un soffio di vento smuove / le fronde nel giardino. / Lo sguardo lassù alle stelle / mute e spente…/ Ripenso alla voce triste / che annuncia / la Tua Rinascita al cielo / nell’eterna Dimora. // Quanti tesori hai lasciato / quaggiù… il Tuo seme / ha messo radici / e virgulti sempreverdi / tendono rami al sole. / Quel refolo di vento / ritorna, smuove le foglie. / Ripenso alle parole / segnate con mano gentile, / la Tua dedica. // Sfoglio piano le pagine, / leggo brandelli di vita / sentimenti e nostalgie. / Il dolce rimembrar della terra / natia nel canto d’una sirena, / e «la Carezza lieve del padre», / al suo bimbo, / al mio cuore fanno eco. / E per tal sentire il Tuo Libro / sarà a me caro, / un Amico!».
Molte sono le suggestioni, le riflessioni e le emozioni che la poesia di Angela Ragozzino ci regala. Una poesia elegante nel tono, caratterizzata da un linguaggio chiaro, essenziale ma allo stesso tempo preciso e dettagliato, che non si perde dietro allusioni e significati oscuri; una poesia romantica, in cui la natura è protagonista, una natura che ci insegna a vivere, che riflette i moti dell’animo umano e dà sollievo alle fatiche della vita. Una poesia senza artefici che va diritta al cuore e lo fa vibrare.
Marcella Mellea
Angela Ragozzino, Voci d’anima, d’arte e di natura, prefazione di Enzo Concardi; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-02-8.
Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento, sbocciano i fiori"
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GRAZIA MARZULLI
Nella carezza del vento, sbocciano fiori
Il volume Nella carezza del vento, sbocciano fiori, di Grazia Marzulli – edizioni Guido Miano Editore, Milano 2023 –, attira immediatamente l’attenzione del lettore per la bella e significativa copertina: un dipinto di Fabio Recchia intitolato “Abbraccio”, che simboleggia il mondo abbracciato da un paio d’ali dorate; tante macchie di colore intorno, figure indefinite, forse anime oranti che circondano il mondo e disegnano l’immagine di un’altra figura. Un dipinto di grande valore evocativo, oltre che artistico, che ci proietta immediatamente nella simbologia del titolo: Nella carezza del vento, sbocciano fiori, fiori di diversi colori, sfaccettature diverse di un’unica realtà. In effetti, l’opera di Grazia Marzulli è un’antologia dei versi migliori dell’autrice: poesie tratte da varie raccolte – Il volo di Penelope (1998), Salsedine (1999), Selva di dissonanze (2000), La luce verticale (2001), Anfratti fioriti, conchiglie (2003), Il velo di Maya (2004) – e componimenti inediti raccolti nelle due sezioni Anemoni e Fiori della Resilienza.
Il termine antologia in greco significa “raccolta di fiori”, fiori offerti al lettore, che si schiudono alla bellezza della vita e, nel nostro caso, si aprono e si disperdono nel vento: vento distruttore e creatore allo stesso tempo. La raccolta esplora tematiche varie e l’autrice, attraverso un verso strutturato, ci trasporta da una dimensione terrena, fatta di cose materiali, verso una dimensione eterea, spirituale. Il mondo circostante, in particolare quello della natura, diviene fonte primaria d’ispirazione; l’autrice, attraverso la sua sensibilità, ci regala note di colore, di armonia e di misticismo. Una poesia colta, elegante, intellettuale, ben costruita, ricca d’immagini, frammentate a volte, con riferimenti classici e mitologici. La sua concezione poetica è delineata in Salsedine (la poesia): «Creatura evanescente / che in volo t’impregni d’azzurro, / ti tuffi / ed ebbra d’onde / parli alla sabbia agli scogli / e nel flusso del salso respiro / scopri l’Uomo, / se al sole rapisci faville / e all’alba porgi / vezzi di rugiada, / ti prego, / intenerisci gli sguardi, / sotterra le croci, / diffondi la luce» (dalla omonima raccolta Salsedine, 1999). La Poesia è paragonata qui a un’entità evanescente, come la salsedine, che non ha corpo, è in grado d’impregnarsi di tutto quello che la circonda, di tutto quello che il poeta sperimenta; la poesia è perciò scoperta, diffusione di luce, abilità nel nascondere le cose brutte e negative dell’esistenza, di coprire le croci, di intenerire i cuori.
Con La mia favola – il componimento che apre la raccolta –, «Ritrovo la mia favola / scalfita franta dal tempo // annodo i capi / raggomitolo il filo / e la favola continua / mentre l’attimo si ferma // una foglia di giunchiglia / sull’acqua reclina / risplende al sole // e il mio sguardo / mentre mi sfiori s’illumina / umido tra le ciglia», l’autrice tira le somme della sua vita: un’esistenza che, anche se “franta”, è paragonata a una favola, a una foglia di giunchiglia che si piega sull’acqua e risplende al sole. L’autrice prova nostalgia e si commuove davanti al ricordo della sua vita, nello scorrere dell’esistenza si mescolano e si fondono insieme note tristi e felici. Nostalgia e ricordo sono presenti anche in altre poesie, come: Il tempo delle more, Ciliegie, Schegge di guerra (da Il volo di Penelope, 1998); Il gelso (da Salsedine, 1999); Lungo i binari del tempo (da La luce verticale, 2001). L’autrice, nel rievocare il tempo che fu, le cose semplici della vita contadina, la natura soppiantata dal progresso e dalla modernità, riesce abilmente a mantenere il giusto distacco ed equilibrio emotivo, senza lasciarsi andare al sentimentalismo. A volte, nel descrivere paesaggi naturali, come in Ortica e giunchiglia, sembra identificarsi nella natura, a una ninfa dell’acqua, parte di un tutto: «…ed io Naiade scalza / tra fiori di lavanda / e zufoli d’avena / danzando nutro Amore / di fragranze //... un crepitio di fiamma / respiro di notte serena / mi solleva al coro delle stelle... // Un tonfo. // Il sogno scivola / dal bordo della favola / tra ciottoli rimbalza / si sbobina / e mi sorprende ferma sulla zolla / manto d’ortica e cuore di giunchiglia. // Consuetudine / nemica dell’attesa / penombra alitante su raggio / d’abbrunita cera» (da La luce verticale, 2001).
Grazia Marzulli è molto attenta anche alla disposizione del verso, il layout di alcune poesie ci comunica immediatamente il suo significato, come nella poesia Orme d’infinito (da Salsedine, 1999), la cui disposizione disegna una freccia scagliata verso l’infinito. L’autrice conosce bene l’arte del versificare e attraverso un uso sempre consapevole delle parole, dei toni, delle immagini, delle metafore, delle similitudini e delle parentesi esplicative, esprime il suo personalissimo stile. Come T. S. Eliot, fa ampio uso di correlativi oggettivi, evocando emozioni attraverso oggetti, situazioni, eventi; nella lunga poesia Al Luna Park (fiera delle vanità) (da Selva di dissonanze, 2000), echeggia lo stile Eliottano di “The Waste Land”, in cui una coralità di immagini e personaggi ci fa riflettere sulla crisi della civiltà e della cultura contemporanea, il luna Park diviene un microcosmo in cui alcune scene ci fanno riflettere sulla precarietà, l’alienazione delle relazioni, la frammentarietà e l’assurdità dell’esistenza. I personaggi compiono gesti sterili, quasi a volere rappresentare il vuoto e l’indifferenza che attanaglia l’anima; questa lunga poesia, di non facile lettura, divisa in otto sezioni, è ricca di simbolismo.
All’interno di tutta la raccolta poetica, nell’alternarsi di emozioni e visioni contrastanti, non sempre facili da interpretare, l’autrice volge al Signore la preghiera di aprire un varco, un’apertura – solo Lui può farlo – per placare l’angoscia e il dolore del vivere; Un varco: «Nella stretta d’angoscia, Signore, / la preghiera si svuota / e i destini traditi / come gorgoni acefale si piegano / se non posi la Tua mano / fra le mobili sabbie. //…// Apri un varco, Signore, / verso il luogo d’Assoluto / dove accade che l’alba e il tramonto / il tu e l’io / la parola e la vita / si fondono per noi in armonia» (da La luce verticale, 2001); la vita ha bisogno di punti di riferimento sicuri per non vacillare, per non perdersi durante il tragitto della vita. In Schegge di luce: «È vero, Mariapia, noi siamo schegge / ma di stupore / esploso in un lontano / traboccare di petali / da calice infinito / schegge del suo splendore / e poi / quali relitti di un naufragio antico / fragilità protese all’Assoluto / polvere vaga / fra alveari di scogli / a nutrire embrioni di luce» (da Il velo di Maya, 2004), l’autrice, pur consapevole della fragilità dell’uomo, ne riconosce la sua la divinità, affermando che noi esseri umani siamo schegge di luce esplosa nel mondo, riflesso del Divino, bellezza, naufraghi protesi verso l’assoluto.
Nelle liriche Canto la barca «…Canto la barca a vela che vacilla / nel labile solco / conteso da opposte correnti / eppure osa, / osa sfidare i venti / all’alba imperlata di rugiada / da occhi di fuoco al tramonto…» (da Il velo di Maya, 2004); e Taglio sartoriale «… Se al sovrapporsi incauto delle dita / la geometria del taglio si sfilaccia / o si deforma / il capo - pur gualcito - / caparbio si rimetta sul telaio // per non smarrire il senso di una vita» (da Il velo di Maya, 2004), emerge un elemento didattico, l’autrice invita ad avere forza d’animo, tenacia per non soccombere, per non farsi scoraggiare dagli ostacoli che inevitabilmente si frappongono nel cammino della vita.
In alcune poesie l’autrice riconosce il grande valore della comunicazione, del linguaggio verbale e non verbale, per interpretare il mondo e consegnarlo ai suoi lettori: Codice obsoleto «Le parole meditate non gracidano / non saltellano / come ranocchie / né si arrampicano / su fantasmi e specchi deformanti. // Scavate / e tratte con dolore / da meandri / si adagiano gravi / tra le pupille / e il cuore / lasciano impronte profonde / emanano fresco odore. // Se rinnegate / si rifugiano schive in una teca / reliquie / d’un codice obsoleto» (da Selva di dissonanze, 2000). Aria «Ho rapito le ali a un gabbiano / - i polmoni colmi di illusioni / - per sollevare il peso degli istinti // E comprendere il linguaggio delle rondini / (vertigini di crome e biscrome / su pentagrammi di alta tensione). // Prodiga di vezzi ai cocoriti, smarrita / nel frinire di cicale, tentavo invano / di emulare versi di usignolo. // Ora contemplo il saio francescano / tesa verso estasi di luce / nidi d’aquile reali. // E vibro di stupore nel silenzio / ascoltando il respiro / infinito d’Aria impalpabile». (da Anfratti fioriti, conchiglie, 2003).
Nelle liriche di Grazia Marzulli, infine, si coglie una profonda ricerca esistenziale e la continua esplorazione della realtà, una ricerca che passa sempre attraverso la parola, il silenzio e la poesia, equilibrio perfetto tra mente e cuore.
Marcella Mellea
Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.
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