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recensioni

Gabriella Frenna, "Regina Nefertiti"

22 Novembre 2023 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #recensioni, #poesia, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

 

Regina Nefertiti

Gabriella Frenna

illustrazioni di Michele Frenna

Guido Miano Editore, Milano 2023.

 

Torna a comporre i suoi versi come mettendo le tessere d’un mosaico l’una accanto all’altra per meravigliarci con l’insieme del tutto, Gabriella Frenna, in questa Regina Nefertiti. Lei, messinese di nascita ma residente a Palermo, non trae però ispirazione da quel capolavoro d’arte musiva che è il duomo di Monreale: la trae dai mosaici prodotti dal padre, il maestro Michele Frenna (più volte evocato come “voce narrante” nelle poesie della raccolta).

Non è la prima volta che la figlia Gabriella accosta i suoi versi ai mosaici del padre: «…Ricordo ancor oggi / parole appassionate / descrivere un mondo / misterioso e lontano. / Con la decisa voce / attraeva attenzione / delle curiose figlie, / nel narrare scenari / di un’antica civiltà» (Ricordi, p. 25, dove compare la riproduzione del mosaico del padre, Il faraone). La scrittrice si dimostra appassionata cultrice di quell’originale metodologia strutturale di composizione che il padre mise a punto, dopo anni di dedizione all’arte musiva: la “Pittura mosaicale” (è anche il titolo di una poesia della raccolta, p. 74), che, fondendo pittura e mosaico, fa sì che le opere sembrino dipinte, se viste da lontano, ma viste da vicino rivelano appieno la loro natura musiva.

In questa sessantina di poesie, l’accompagnamento di alcuni mosaici del padre Michele fa più di tante chiose verbali; ma da queste non ci si può esimere, perché i versi dell’Autrice invitano alla riflessione e al commento. E il primo, quasi istintivo, è che non a caso la prima pubblicazione di Gabriella Frenna sia stata La serie dello zodiaco nell’elaborazione musiva (2002), alla quale seguì la raccolta La rosa (2005), in memoria della sorella Rosanna prematuramente scomparsa, cui il titolo, quasi con un gioco di parole, allude.

Colpisce subito il lettore come le poesie di Regina Nefertiti alternino con leggerezza i riferimenti al passato remoto (l’antica “mirifica” civiltà egizia), a quello prossimo (il padre che “incanta” le figlie col racconto delle meraviglie di quella civiltà, come nel primo Rimembro, p. 16), ed al presente dell’Autrice, che torna col pensiero a quanto imparato con la sorella dal padre - come nella seconda poesia intitolata Rimembro (pp. 76-77), ultima della raccolta, che chiude così: «…Un omaggio rivolgo / all’artista musivo / con poesie narranti / il mondo egiziano, / rimembrando anni / spensierati e gioiosi / e il fascino emerso / di un tempo lontano».

Si tratta di un’alternanza per nulla artificiosa. Scorre via naturale come il Nilo; e come il grande fiume ha periodicamente le sue piene, qui si trovano talvolta versi esondanti: ad esempio nella lunga Louvre (pp. 22-23), che termina con questi versi: «…Ricordo ancor oggi / l’atmosfera suggestiva / e la piramide in vetro / allora in costruzione / che destava curiosità, / alimentando desiderio / di tornare ad inoltrarsi / nell’incantevole mondo / della civiltà faraonica»; anche in Letture (pp. 39-41), in 1984-1997 (pp. 45-46), in Akhenaton faraone (pp. 59-60), in Arte amarniana (pp. 65-66). A parte ciò, tuttavia, lo stile di Gabriella Frenna rimane in genere asciutto, contenuto, e la parola resta nitida, chiara, quasi a ‘voler’ celebrare in modo degno «…la sontuosità di un mondo / concepente l’esistente come / equilibrio d’opposti elementi…» (Antica civiltà mediterranea, p. 18). Perciò il complesso della raccolta invita alla lettura, una piacevole e scorrevole lettura, senza sfoggi di cultura, ma con tratti che ne denotano la solidità - pari a quella delle millenarie costruzioni egizie.

La scorrevolezza della lettura dipende anche dal fatto che il ‘verso libero’ scelto dalla scrittrice avvicina la composizione alla poesia-prosa, cui la Frenna si era accostata già in alcuni suoi scritti misti di poesia e prosa (veri e propri prosimetri). Un modo di scrivere, insomma, ben lontano dall’Enigmatica scrittura degli Egizi (p. 21). E così anche le «…visioni mirifiche / d’un tempo molto lontano / quando la coppia reale / del faraone Akhenaton / e della regina Nefertiti / regnarono in Egitto / con potere e ricchezza…» (Coppia reale, p. 61) diventano un tema approcciabile dal lettore, quasi invogliato dall’incedere dei versi ad addentrarsi nella storia: nell’antica storia egizia come in questa storia, che è frutto dell’intreccio di conoscenza e memoria, così come è frutto del connubio di arte visiva e scrittura. Proprio per l’intensa, ripetuta tensione di Gabriella Frenna a presentare l’arte visiva con la parola scritta, Angela Ambrosini ha potuto osservare che le sue opere in versi sono «una sorta di ecfrasi ora dichiarata e ora tacita, sottintesa alla contemplazione implicita delle creazioni paterne».

Pur essendo il linguaggio della Frenna piano ed accessibile, in certi tratti si nota qualche improvviso mutamento del ritmo: vi sono delle volute omissioni di articoli o di preposizioni articolate, come a voler far scivolare via le parole senza dilungarsi troppo. Un solo esempio per tutti si può trovare in questi versi di Enigma della Sfinge: «… rimasi affascinata / da storie egiziane, / da documenti antichi / tramandanti racconti / reali o immaginari, / come l’avvincente / enigma mitologico / su mostruosa sfinge / in città egizia di Tebe / che poneva a viandanti / misterioso indovinello…» (p.34). Questo stile è tipico dell’Autrice, anche in altre opere; ma qui induce a pensare che lei voglia ‘volare’ sui millenni di storia che separano i lettori d’oggi dall’antichità egizia: un volo veloce quanto basta ad affascinarli, ad ingolosirli, a far venire loro il desiderio di conoscere più a fondo quell’antichità. Un tocco d’estro seducente, se si vuole, che conduce il lettore in «un itinerario, oltre che letterario ed artistico, anche spirituale, culturale, storico, entrando in un’avventura non scevra da dimensioni oniriche, non nel senso di distacco dalla realtà, ma per il modo in cui viene vissuta dall’autrice, cioè con lo sguardo sempre meravigliato e con quel candore d’anima oggi così raro che pare proprio provenire da mondi sognati» (Enzo Concardi).

Ecco: meraviglia e candore d’animo, ancora fortemente presenti in Regina Nefertiti, rendono ‘naturale’ interessarsi alla lettura di quest’opera.

Marco Zelioli

 

Gabriella Frenna, Regina Nefertiti, pref. Marco Zelioli, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 84, isbn 979-12-81351-18-9, mianoposta@gmail.com.

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The Tailor

14 Novembre 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #televisione, #serie tv

 

 

 

 

Mi piacciono molto le serie tv turche, per la bellezza degli attori, per il pathos dei rapporti umani (enfatizzati da una certa recitazione sopra le righe) e per gli splendidi scenari di una Istanbul moderna e patinata.

La serie The Tailor, il sarto, nonostante sia stata male accolta dalla critica, mi ha conquistata fin dalla prima scena. Se molte vicende mi sono rimaste oscure, e forse andrebbero sviluppate in un'ulteriore stagione che purtroppo non si farà, la storia di Peyami Dokumaci, stilista di fama, del suo amore proibito per Esvet, moglie del suo migliore amico, e di quest’ultimo, Dimitri, mi ha tenuta incollata allo schermo.

La love story è bella e palpitante ma, se questa è centrale nella prima stagione - insieme al problema del padre minorato di cui il protagonista si vergogna - nella terza giganteggia invece il rapporto fra Dimitri e Peyami, trasformando la soap in una specie di bromance.

Scopriamo che Dimitri è cattivo solo perché ha subito continui abusi dal padre, ma è capace di slanci di generosità e sentimenti profondi. Dal triangolo amoroso emergono i due uomini, la loro fratellanza. Esvet, che spiccava nella prima stagione per la sua empatia e compassione nei confronti del padre di Peyami e per i soprusi patiti dal futuro marito, qui rimane sullo sfondo, passiva e schiacciata fra i due, una sorta di semplice oggetto del contendere. Dimitri è geloso di Esvet, vuol essere amato da lei in modo esclusivo, ma, soprattutto, vuole l’amore dell’amico e l’idea che egli possa dimenticarlo dopo la sua morte lo sconvolge più del tradimento della moglie, di cui sembra essere invaghito e non innamorato. Quando pare che stiano per morire tutti e tre, sono i due uomini ad avvicinarsi, ad abbracciarsi, a rivedere il passato e l’infanzia, ad aspettare la fine insieme. Lei rimane da sola, in un angolo, quasi inutile e dimenticata.

Certo questa serie ha i suoi bei difetti. Lascia aperti molti interrogativi che diventano vicoli ciechi, enfatizza in modo grottesco la malattia mentale di Mustafà, allunga a dismisura certe scene ed estremizza sentimenti troppo urlati. Ma alcuni elementi hanno un fascino indiscutibile che ha segnato il successo di pubblico, se non di critica. Il primo è senz’altro la nascita del forbidden love fra Esvet e Peyami. La solita favola della ragazza buona e gentile – qui badante sotto mentite spoglie – che riesce a conquistare il burbero e ricco padrone di casa. Un classico romantico che non delude mai. Il secondo elemento è il rapporto fra Peyami e suo padre, intenso, controverso, tenero (forse improbabile), capace di trasformare un essere abbrutito e animalesco in un genitore quasi normale. Il terzo è il legame fra Peyami, musulmano sufi, e Dimitri, cristiano ortodosso. Alla fine, quello che più ha dato e più ha amato è proprio lo scapestrato e apparentemente incorreggibile Dimitri. «Sei la persona che più ho amato al mondo», dice rivolto a quello che lui chiama “fratello di sangue”.

Peccato che gli sceneggiatori abbiano deciso di chiudere. Peyami Dokumaci, (al secolo Çağatay Ulusoy) bello e tenebroso al punto giusto anche se un tantino sovrappeso, mi mancherà.

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ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

9 Novembre 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie

 

 

 

 

ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

Guido Miano Editore

 Milano 2023

 

 

 

Alcyone 2000 appare in copertina come una rivista letteraria: infatti il titolo fa riferimento ad una raccolta di liriche di Gabriele D’Annunzio, e viene identificata dalla stessa Casa Editrice Guido Miano di Milano come un insieme di Quaderni di poesia e di studi letterari che si occupano di Percorsi letterari del Duemila. In realtà i contenuti sono molto più vasti, poiché spaziano anche nelle dimensioni del cosiddetto “parallelismo delle arti”, pubblicando figure ed opere di pittori e scultori, come vedremo nell’analizzare il volume 17 edito nell’ottobre 2023. Nella prima parte – Contributi letterari – ci soffermiamo sul saggio di Giuseppe Zagarrio dal titolo Paesaggio di Quasimodo. La riflessione esegetica del critico è tutta centrata sul rapporto tra il poeta e il paesaggio della notte, notte che egli ama e respinge allo stesso tempo: l’esterno si fa interno e quindi si crea un’identificazione tra l’apparire dei contorni paesistici e l’anima del poeta. Quasimodo è la sua notte stessa, ma ha paura del silenzio e delle ombre che però lo attraggono. Con opportune citazioni Zagarrio ci convince che il suo interrogarsi su chi siamo lo colloca tra i più umani dei poeti “allucinati”.

Segue la parte dedicata alle Testimonianze. Qui mi sembra significativo e importante il lungo lavoro di Marco Zelioli che ci narra dell’Incontro con Ignazio Silone: storia vera in sei tempi. Si tratta di un ricordo studentesco, quando si costituì a Seregno nel 1970 il “gruppo di studio su Silone”, con l’intento di approfondire il pensiero e l’opera dello scrittore abruzzese e d’incontrarlo realmente, interessati com’erano - gli studenti - di conoscerlo anche come persona. L’impresa incredibilmente riuscì e la narrazione si sviluppa attorno a questa memoria, con particolari ed emozioni intense. Zelioli è riuscito anche a recuperare gli originali del carteggio che allora intrattennero con l’autore di Fontamara e che il lettore può vedere pubblicati. Nella sezione Pittura e scultura la rivista presenta diversi artisti, tra cui il celebre scultore e orafo Arnaldo Pomodoro: fotografie regalate alla Casa Editrice Miano nel 1975 di alcune sue opere e un commento di Domenico Porzio che, dalle pagine de Il milanese, ricorda la fama mondiale dell’artista che “ha dato alla scultura italiana un indiscutibile primato”, soprattutto con le sue “sfere di bronzo”, spettacolari strutture attrattive dell’attenzione del visitatore nelle sue mostre. Potremmo anche menzionare la pittrice e poetessa Roberta Fava, alla quale Michele Miano dedica un breve articolo: egli si sofferma in particolare sui ritratti femminili pubblicati, nei quali coglie “un calore sensuale che rimane morbido e voluttuoso, magico e rarefatto”. L’artista, nata in riva al Po, conferisce ai suoi quadri una mescolanza intrigante di luci e colori, con un’alternanza equilibrata fra oggettività e soggettività, realtà ed emozioni.

 La rivista ospita diverse sillogi poetiche con le introduzioni della critica letteraria. Tra queste abbiamo scelto quella di Francesco Terrone - centrata soprattutto sul tema dell’amore - con la prefazione di Marcella Mellea. Il poeta canta l’amore duraturo, quel sentimento che non muore e non è consunto nemmeno dallo scorrere del tempo, che colma il vuoto dei momenti di solitudine, che fa sognare e dona senso alla vita, che è delicata carezza sul volto, che è unione di anime nella reciprocità dei gesti… e tutto questo contrasta in modo stridente con un mondo assurdo “di maschere e burattini” (da Dell’Amore e del Tempo). Ed anche la silloge di Gabriella Veschi Il mare della sera – prefazione di Floriano Romboli – ha attirato la nostra attenzione per l’amore verso la natura che emerge dai testi. Sostantivi e verbi sapientemente accoppiati creano immagini suggestive: il vento soffia e urla; la pioggia scroscia nel suo turbinio; il sole inonda il mare della sera; l’alba è rosata di luce; cieli azzurri salutano il giorno; fiori di lavanda evocano mondi immaginari; oceani iridati di rosa sono oasi per lo spirito … anche se la conclusione è contrastante: “…Tutto mi manca, / rinchiusa nella / mia stanza dorata / senza uscita”.

Vi segnalo infine l’interessante rubrica Itinerari di letteratura comparata, nella quale alcuni nostri autori vengono accostati per talune affinità formali e contenutistiche ad autori stranieri ed italiani noti, come Alda Merini, Walt Whitman, Salvatore Quasimodo, Antonia Pozzi, Emily Dickinson, Luis Cernuda, Giacomo Leopardi, Eugenio Montale … maestri di poesia a cui attingere lezioni di stile e di immagini.

Enzo Concardi

 

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°17; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 108, isbn 979-12-81351-16-5, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Angelo Fortuna, "Di là dall'orizzonte: utopiche trasparenze"

7 Novembre 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze”

G. Miano Editore, Milano 2023. 

 

Ci avviciniamo a questo lavoro poetico di Angelo Fortuna per successivi approfondimenti, fino al dettaglio di talune tra le composizioni più significative. Come rilevato anche da Marcella Mellea nella prefazione, il titolo suggerisce già di per sé una traccia culturale e tematica entro la quale si svolge la scrittura del poeta: oltre l’orizzonte non significa altro che, a livello filosofico, il procedere all’interno delle dimensioni metafisiche e ontologiche, superando il materialismo per cercare di scrutare il senso della vita e il destino umano in una visione che accoglie le categorie dell’eterno e dell’infinito. Chi ha mirabilmente colto tale disposizione dello spirito è stato Giacomo Leopardi che, ne L’infinito - per lui concetto filosofico e non religioso - crea il simbolo della “siepe”, «... che da tanta parte / dell’ultimo orizzonte il guardo esclude». È propriamente il limite che il nostro autore vuole superare. Ma, mentre il poeta recanatese va oltre attraverso il pensiero («Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo…»), Fortuna va al di là esplicitamente e concretamente mediante la visione spirituale e teologica del Cristianesimo.

Più difficile è l’interpretazione delle utopiche trasparenze, anche se propendo per un’esegesi che considera l’utopia un fattore positivo per il progresso dell’umanità e non un sognare senza conseguenze sulla realtà. Positivo in quanto propone delle mete che nel contingente sembrano irrealizzabili, ma che nei tempi lunghi della storia sono divenute conquiste importanti. Tutta questa impostazione a monte della poetica, mi sembra confermata dalla Introduzione che l’autore stesso ha sentito il bisogno di scrivere per affermare il lampo divino insito nella poesia e nel poeta, portando a dimostrazione di ciò diverse citazioni di poeti anche non credenti: “Poesia come atto divino e bagliore del trascendente” è appunto il titolo assegnato alla introduzione medesima. Ed inizia con la citazione di Egar Allan Poe che definisce la poesia «un atto divino», passando poi da Arthur Rimbaud, per il quale «solo l’amore divino conferisce le chiavi della conoscenza» e crea la figura del poeta veggente. Vladimir Majakovskij considera la poesia un viaggio nell’ignoto, mentre Jorges Luis Borges vi riconosce una componente di mistero. Alda Merini trova nel silenzio della notte, tempo d’ispirazione dei poeti, una valenza colloquiale con l’alterità e Pablo Neruda eleva la poesia a simbolo della atemporalità dell’eterno. Alfred de Vigny parla di un’insanabile frattura fra poeta e società, in quanto «il mondo è sordo alla sensibilità dei poeti, perché la poesia è fondata sulla verità, mentre la società, materialista e sorda ai sentimenti, è fondata sulla menzogna». Ed ovviamente anche Fortuna si pone in tale rispettabile compagnia affermando che «… la poesia è sempre una forma di preghiera, di volontà di frequentare gli orizzonti del trascendente».

Coerentemente con tali convinzioni egli mette al servizio della verità religiosa l’arte della parola. Emblematiche e paradigmatiche di ciò sono le liriche Pasqua di Resurrezione e Natale, ieri, oggi, domani, composizioni nelle quali celebra in modo apologetico - tanto da ricordare gli Inni Sacri frutto della conversione del giovane Alessandro Manzoni - alcuni dogmi della fede cristiana. Chiari e fidenti sono i versi che concludono la prima lirica: «…Mentre Gesù e Maria, fianco a fianco, / sui verdi sentieri della salvezza / spalancano orizzonti d’infinito, / la folla si disperde per le vie / ruminando in cuor la buona novella / dei cieli in eterno spalancati. // Lassù fra i silenzi fragorosi / nel cuore della divina Trinità». E così una sestina della seconda lirica ribadisce: «…Ancora oggi il bue e l’asinello / assistono Maria col Bambino / e con Giuseppe padre putativo / nella grotta che odora santità. / Ieri, oggi e sempre Gesù Cristo / unica via veritas et vita…». Il poeta è poi ispirato dai paesaggi della terra siciliana, dove affondano le sue radici: coglie i mutamenti stagionali fra spiagge assolate e soffi di tramontana; il gelo che talvolta visita anche l’isola del sole; le precoci fioriture dei mandorli fra Avola e Noto; le suggestioni dell’isola di Capo Passero che richiamano l’infinito. E poi ancora riflessioni sull’unicità e irripetibilità dell’essere umano, sul valore del pensiero, sulla tragedia della guerra in Ucraina, sulla necessità per l’umanità di cambiare rotta per tornare sulle tracce del vero e costruire una nuova civiltà.

Enzo Concardi

 

 

 

Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 110, isbn 979-12-81351-15-8, mianoposta@gmail.com.

 

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Antonino Genovese, "Il volo della civetta"

6 Novembre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Antonino Genovese
Il volo della civetta

Euro 20 – Pag. 330 - Clown Bianco
E-book Euro 8,99


Credo di aver letto tutto di Antonino Genovese, persino le poesie giovanili che scriveva venticinque anni fa, lo apprezzo molto sia come narratore per ragazzi (Il nonno è un pirata) che come giallista capace di ambientare romanzi ricchi di suspense e di vita quotidiana nella sua terra. Il volo della civetta, edito da Clown Bianco - si scoprono sempre editori nuovi, in questo paese di scrittori quel che non manca sono gli editori mordi e fuggi -, aggiunge il tassello del romanzo storico alla trama gialla ed è ancor più matura la sua tecnica narrativa. Genovese affina lo stile, lo rende consapevole, riesce a dare corpo al mistero da dipanare, intrecciando passato e presente, come se fosse un film dal montaggio alternato, sincopato e avvincente. La trama ve la lascio raccontare dallo strillo editoriale, molto esaustivo.

Siamo in Sicilia. Nella piccola parrocchia di San Nicolò, a Venetico, è custodita l’unica copia esistente al mondo del volto di Cristo. È un’opera inestimabile e nessuno ha mai avuto il permesso di fotografarla. Nonostante pochissimi conoscano il suo reale valore, il Volto Santo viene rubato. Sul furto indaga la squadra formata dai carabinieri Michela Giorgi, maresciallo della sezione Tutela del Patrimonio e Giacomo Vella, maresciallo, detto l’Islamico per la sua fede religiosa. Insieme a loro, come consulente, il critico d’arte Francesco Spagnolo, amico d’infanzia dell’Islamico ed ex amante di Michela. Il caso si complica quando il professor Giordano viene trovato morto, con le mani mozzate. Sotto i moncherini, qualcuno ha lasciato delle foto del Volto Santo. Tutto farebbe pensare a un omicidio di stampo mafioso e a un furto su commissione, ma l’Islamico e Giorgi non sono convinti. Quando scompare nel nulla anche un giovane blogger con la passione per l’arte, i pezzi del puzzle da comporre aumentano e la faccenda si intrica. Tra depistaggi, intuizioni e omertà la squadra dell’Islamico arriverà al fondo di una vicenda che sconvolgerà le vite di tutti.

Il volo della civetta è un romanzo che fonde in un solo contesto arte, storia, delitti e passioni. Ottimo l’uso del dialogo tra i personaggi (tutti ben definiti) per far incedere il racconto, buono l’apparato letterario, descrittivo ma non pedante, interessanti le annotazioni storiche, perfetta l’ambientazione sicula. Un libro che non è solo un giallo storico, è anche un atto d’amore per la propria terra, un modo per ricordare il pittore messinese Vincenzo Bellini che dipinse per conto del Papa il volto di Cristo. Premio Gialloluna Neronotte 2022 come miglior romanzo giallo inedito. Genovese non è nuovo ad affermazioni nel mondo del giallo, alcuni suoi racconti sono stati pubblicati da Il Giallo Mondadori e i suoi romanzi Scirocco e Zagara e Delitti e Maestrale sono editi da Fratelli Frilli. Fuori mercato il prezzo di copertina (20 euro!), che comprende e-book, ma non ha molto senso: chi ha comprato il libro cosa se ne fa del supporto digitale? Per avvicinare il pubblico alla lettura sarebbero auspicabili prezzi popolari per generi popolari come il giallo.

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Paolo Pedrazzi, "Optica"

5 Novembre 2023 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Optica di Paolo Pedrazzi (Eretica Edizioni, 2023 pp. 86 € 15.00) è una propagazione dell'iridescenza poetica, una illuminazione colta e fluttuante sull'unità inscindibile della percezione umana. Dissemina il contenuto elegiaco intorno alla visione inconscia di ogni spazio di oscillazione, riflette l'eco dei luoghi occulti del possibile, distende le giunture nella curva dell'inatteso. Paolo Pedrazzi concede alla superficie incrinata delle parole il significato originario della sorgente linguistica, impugna l'abrasione di una realtà opaca con il riscontro della deviazione del mistero umano, con il risultato di una successione dei contrasti. La poesia di Paolo Pedrazzi imprime una intuizione profonda nei confronti della autenticità, distingue il bagliore della materia immaginativa nell'andatura ferita del mutamento, segue il battito dell'inquietudine, obbedisce profeticamente allo stimolo visivo ogni volta che interagisce con la comprensione delle illusioni. I testi si misurano con l'assegnazione spettrale della coscienza, confermano la vibrazione dell'incarnazione emotiva, dissolvono il dispositivo esegetico della capacità introspettiva attraverso l'appropriazione contemplativa delle immagini. Optica racchiude l'espressione spirituale e materiale dell'inconoscibilità, coniuga l'etica della scrittura nelle relazioni metafisiche sul senso dell'esistere, elogia la consapevolezza interpretativa dell'ombra, nella labirintica e sorprendente emanazione del temibile disorientamento, simboleggia l'arcana memoria della riserva divinatoria di chi sprigiona il sigillo oracolare della nostalgia nella deriva mistificatoria dell'infinito. Paolo Pedrazzi dona l'inesorabilità dell'oscuramento alla distorsione della provvisorietà, oltrepassa la sospensione dell'abisso con la selezione filologica dei versi, nell'artificio intellettuale dell'orizzonte ontologico dei vocaboli. Comprende la direzione del paradosso, nell'inevitabile avvertimento, influenzato dal discernimento dell'ombra che elude la ragionevole verità, definisce il passaggio dell'esitazione nella voragine di ogni miracolosa appartenenza, giustifica l'indulgenza nella remissione temporale dell'innocenza, svela l'enigma magmatico della perplessità. I contenuti di Paolo Pedrazzi consacrano il percorso dell'intangibile, richiamano il profilo delle interferenze dell'assenza, consegnano all'indirizzo della finitezza umana, il bagliore del deserto e dei suoi miraggi. Concentrano l'esigenza della ricerca verso la possibilità concreta dell'uomo, diffondono l'accentuazione trascendentale dell'assoluto, l'immanente riflessione sulla solitudine, gli interrogativi fenomenologici sul mondo, riscontrano una filosofica aporia nell'indecifrabile ostacolo alla natura dell'uomo e del suo pensiero, attestano le contraddizioni inesorabili e le provocazioni nella loro spontanea etimologia. Paolo Pedrazzi insegue l'origine di ogni monolitica eloquenza scardinando la frammentarietà della dottrina ermeneutica, glissando l'esitazione esistenziale, scompone il dominio delle illuminazioni con la sacralità catartica dell'ispirazione, sorveglia il principio sinuoso di ogni orizzonte.

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

IL RITO DEL FIAMMIFERO

 

Si sa che l'Achmatòva, intercettata

ventiquattr'ore al giorno in casa propria,

ovunque spie!  per non farsi carpire

dalla gerarchia i versi più scomodi,

fingeva di parlare in compagnia

del più e del meno; scriveva intanto

fitto sopra un bigliettino. Quindi

lo dava una per una alle sue amiche

perché se lo imparassero a memoria.

Dopodiché bruciava tutto quanto

in un piattino, fine della storia.

Ma sono invero salve al Sacro Fuoco

di questo mondo le sue parole?

 

 

ECLISSI

 

Hai interpolato fra lo sguardo truce

del sole e il tuo un corpo celeste, quello

bagnato dall inchiostro delle meste

parole. Così ti potrai salvare

forse da tutta la luce che investe

inesorabile il bucato, steso

a candeggiare contro le finestre.

 

 

OMBRA PROPRIA

 

La lampada a incandescenza iscrive

la sagoma di un vaso sull assito;

l'oscurità rivela la sua essenza,

ne mostra invero la profondità.

Così l'oceano con la sua pienezza

si riduce a un cattivo infinito

tristemente, se investito di luce.

 

 

OMBRA PORTATA

 

L'ombra della colomba sulla riva

del fiume rese fosca in un preciso

punto la trasparenza delle acque.

Fu sì improvviso che scattò una viva

violenta tensione superficiale;

non ci si accorse invece quanto piacque

il nuovo oscuramento al fondale.

 

 

CREPUSCOLO

 

I profili del ponte all orizzonte

laggiù, dietro il più alto campanile,

sono e non sono; nel pulviscolo

celeste e nel vapore acqueo, misti

in una specie d'opera al rosso,

sta il rischio più grosso: tramontare

senza nessuno che ti stia a guardare.

 

INDICE DI RIFRAZIONE

 

Nel ciglio impigliata, la ciocca

si agita, palpita, ammicca

e la mia mano non la tocca,

se di un raggio di luce spicca

 

sulla fronte il bianco fiore;

di esso non basta la forza

a passarle attraverso, sembra

 

- com'eco che avanza e si smorza -

al suo stesso splendore

e all'universo fare ombra.

 

 

ILLUMINATIONS

 

Le vedo pendere dalle cimase

come spade di Damocle forgiate

nel ghiaccio, schegge di caducità;

digrignano la celeste minaccia

contro il suolo, là dove l'Amaryllis

cela la sua concavità. (La luce

se dio vuole è cosa temporanea).

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Pasquale Ciboddo, "Con la speranza"

4 Novembre 2023 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

PASQUALE CIBODDO,

Con la speranza

 Guido Miano Editore, Milano 2023.

 

 

Le poesie di Pasquale Ciboddo (sardo di Tempio Pausania, 1936) sono state oggetto di commenti di autorevoli critici, da Giorgio Bárberi Squarotti ad Elio Andriuoli, da Ninnj Di Stefano Busà ad Enzo Concardi, da Maria Rizzi (prefatrice del volume) a Raffaele Piazza. Aggiungere note significative è arduo, ma l’attrazione dei versi del poeta è tale che vale la pena provare, pur col rischio di ripetere concetti già delineati da altri. Questa raccolta Con la speranza (impreziosita dal materiale fotografico di Salvatore Solinas) si pone in continuità diretta con le due precedenti, pure pubblicate da Guido Miano Editore: Andar via (2021) ed Era segno sicuro (2022). La poesia Scritti in qualche modo rivela tale continuità nel suo finale: «…Scritti piaciuti / a tanta varia gente / e a dotti studiosi».

L’immediatezza della scrittura e la fluidità della lettura dei suoi versi facilitano l’accostarsi del lettore ai temi di Con la speranza, spesso di amara attualità: come, ad esempio, quello della guerraPovera Ucraina / calpestata dai Russi / come un’aia / dove si batte il grano…», Ha il fragore), o del dolore («Se ascoltiamo / il battito del cuore / della nostra madre terra / ci accorgiamo / che è lento e stanco / da sofferenza e dolore…», La guerra), o dei ‘viaggi della speranza’ dei molti migranti («…È la carovana dei fuggiaschi / da patrie native / per guerra, per fame e odio / come il popolo antico / guidato da Mosè. / La storia si ripete / nello scorrere del tempo», Oggi). Fino a commentare: «Solo chi ha sofferto davvero, / nell’ultima guerra / sa vivere sul serio…» (Solo); e ad ammonire che la natura tutta va rispettata: «… Alberi che dovrebbero avere / il nostro rispetto / come parenti stretti / simili ai Santi / dentro la nicchia» (Simili ai Santi).

I versi del Ciboddo, come scrive Maria Rizzi nella Prefazione, sono «specchi dell’umana fragilità filtrata da un’anima di seta, che nel suo percorso narrativo ben delineato assume una sacralità innegabile, quella di un messaggio che abbraccia lo scibile del vissuto e del vivibile». Così nelle poesie di Con la speranza troviamo una sorta di ‘rilettura critica’ delle vicende quotidiane, viste col filtro della memoria, la quale sa mettersi «…in cerca del / tempo perduto / quello del passato, / dove tutto era misurato…» (Bisogna volgersi indietro).

C’è la viva consapevolezza che la Storia è maestra di vita solo per chi la vuol comprendere: altrimenti non resta che constatare amaramente come l’uomo non abbia imparato nulla dalla Storia. Non per difendersi da un progresso illusorio: «…Oggi, con la tecnologia moderna / portata in tasca, / sai tutto, vedi tutto / dentro uno specchietto / dipinto dai furbi / per ricavare denaro / e vivere da nababbi / alle spalle di poveri / innocenti compratori» (Dentro uno specchietto); e neanche per ripararsi da evenienze non nuove, come la pandemia – tema ricorrente in questa raccolta, così come la guerra, col corollario di amari commenti del poeta, come questo, che associa la pandemia all’altro evento infausto della siccità: «A questa pandemia / segue la siccità. / Piove poco e di rado / e a volte, diluvia / e distrugge case e raccolti. / Il vento di scirocco spazza via / paglia e grano / e lascia solo la mondiglia. / Sono segni sicuri / del Signore / stanco di sopportare / i soprusi umani» (Questa pandemia). Tutto ciò fa esclamare Povera umanità (titolo di una lirica), Se non interviene Dio (altro titolo di poesia).

C’è, dunque, una continua tensione tra il passato e il presente: «Per tutti, / come l’ombra della sera, / svanisce la speranza. / La nostra vita / è come l’erba che secca / a fine Primavera, / o come fiore bello / colorato e profumato / che, lentamente, / si accartoccia e muore» (La nostra vita). Però: «…Inutile pertanto rimuginare / il tempo passato / è già scordato…» (Rimuginare). Così l’uomo d’oggi può non solo cercare di comprendere cosa ‘non va’ nel mondo (fino a concludere che «Così vince sempre chi comanda» – ultimo verso di Odio), ma può sperare che cambi in meglio, anche grazie alla fede, che è rigeneratrice di passione e di volontà nell’agone della vita – che è veramente tale solo Con la speranza se l’uomo ripone fiducia in Dio. E forse davvero: «…Lavorare / e in silenzio pregare / senza farsi notare / aiuta a vivere a lungo», come chiude la poesia Lavorare.

Marco Zelioli

 

 

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L’AUTORE

Pasquale Ciboddo è nato a Tempio Pausania (SS), in Gallura (Sardegna), nel 1936; già docente delle scuole elementari, è uno dei poeti sardi più noti in Italia (è conosciuto anche a Cuba), e ha al suo attivo numerose pubblicazioni poetiche e di narrativa con prefazioni e introduzioni di prestigiosi critici. Ha conseguito molti premi e riconoscimenti.

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Pasquale Ciboddo, Con la Speranza, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-14-1, mianoposta@gmail.com.

 

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ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

3 Novembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #riviste letterarie

 

 

 

 

ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

Guido Miano Editore, Milano 2023

 

 

La composita, corposa ed eclettica pubblicazione, che prendiamo in considerazione in questa sede, Alcyone 2000 - vol.17, costituisce un volume che per la sua essenza, vista la commistione di saggi di critica letteraria, recensioni, sillogi poetiche, con articoli su pittori e scultori, corredati da belle riproduzioni a colori delle opere, si può considerare un ipertesto, per l’infinito gioco di rimandi tra le varie parti, per la qual cosa il fortunato lettore immergendosi nella lettura affonda nelle pagine incantato da tanta bellezza e intelligenza.

I volumi “Alcyone 2000”, pubblicati da Guido Miano Editore, pur essendo impaginati come una rivista sono dei veri e propri repertori di critica letteraria e poesia e si occupano anche di arte: si distinguono per la qualità dei saggi pubblicati, la cura e la professionalità. Per esempio i nomi dei critici letterari e dei poeti nonché dei pittori e degli scultori che hanno firmato le parti letterarie e figurative sono tutti importanti nel panorama letterario, artistico e culturale non solo italiano. Un simile repertorio, nel mare magnum di una società postmoderna, globalizzata, liquida e consumistica come la nostra, che vede la caduta dei valori e il prevalere della mentalità dell’avere su quella dell’essere, come già stigmatizzato da Erich Fromm negli anni ottanta del secolo scorso, nella sua fruizione può divenire un’ancora di salvezza per ogni suo lettore, antidoto contro l’alienazione tipica nella vita attuale, attraverso una salutare immersione a trecentosessanta gradi nell’arte e nella cultura.

Ben vengano questi quaderni quasi come espressione del pensiero divergente anche perché cartacei, non destinati solo a un limitato numero di cultori, ma a chiunque abbia voglia di fare propri felicemente gli alti contenuti eterogenei del repertorio, che evoca per il lettore atmosfere simili a quelle degli oceani della tranquillità lunari, o la vicinanza con i grandi laghi portatori di pace allo spirito per usare delle metafore.

 

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Non avendo la possibilità, nello spazio di una recensione, di analizzare tutti gli articoli presenti nel volume, ci si limita ad esaminare - a livello esemplificativo -  per la saggistica l’articolo Paesaggio di Quasimodo di Giuseppe Zagarrio; per l’arte l’articolo sullo scultore e poeta Don Marco Morelli e per la poesia la silloge di Cinzia Magarelli, per me una scoperta, una nuova poetessa di Milano alla sua prima pubblicazione.  

In Paesaggio di Quasimodo il saggista scrive sul tema affascinante del senso della notte per il Premio Nobel siciliano, la sua percezione anche di paura della notte, una notte che partendo dal dato fenomenico delle atmosfere del buio del firmamento, redento dalle stelle e dalla luna, viene interiorizzata dal poeta e ovviamente diviene occasione per i componimenti poetici di Quasimodo stesso che il critico cita: «…Dammi vita nascosta / e se non sai me pure occulta, / notte aereo mare…» (Vita nascosta). «…mobile d’astri e di quiete / ci getta notte nel veloce inganno: / pietre che l’acqua spolpa ad ogni foce…» (Mobile d’astri e di quiete). Scrive Giuseppe Zagarrio che Quasimodo è poeta che ama a questo modo la notte per quella sensazione che da essa viene: di pienezza nell’annullamento e di delirio nell’angoscia. Per il poeta il timore di sperdersi nella notte, fa venire in mente L’infinito leopardiano e in particolare il verso «e il naufragar mi è dolce in questo mare», ma se il recanatese trova dolce la sua fusione con il cosmo, Quasimodo la vive anche con dolore e inquietudine: «…Ti cammino sul cuore / ed è un trovarsi d’astri / in arcipelaghi insonni, / notte, fraterni a me / fossile emerso da uno stanco flutto…» (Dammi il mio giorno). La notte è per Quasimodo ambivalente portatrice di un sogno ad occhi aperti pauroso e soave nello stesso tempo, residenza per l’anima in un misticismo naturalistico vissuto e sentito con tutti gli strumenti umani.

 

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Per la sezione arte ci soffermiamo sull’articolo di Enzo Concardi riguardante Don Marco Morelli scultore, poeta e filosofo, del quale sono inserite varie riproduzioni di opere in terracotta e in bronzo. Nato nel 1942, il Nostro come scultore autodidatta ha avuto la prima commissione pubblica nel 1973 e ad essa sono seguite decine di commissioni per varie chiese. Dalle forme armoniche e plastiche in altorilievo le sue sculture hanno qualcosa di neoclassico; tra queste spicca una Crocefissione in bronzo, originale perché in essa Cristo, accolto dal Padre, è circondato da vari Santi e Sante che condividono il suo atrocissimo dolore per consolarlo. Come afferma lo stesso Don Morelli nella sua arte ritroviamo una commistione di Fede e filosofia che sottendono una consapevole coscienza artistica che non a caso raggiunge esiti mirabili.

 

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La poetessa Cinzia Magarelli è presente con la silloge La carezza della vita composta da poesie brevi e concentrate neo liriche tout-court. Scrive nella sua nota Concardi: «…e vita è la dimensione, il luogo esistenziale, l’esperienza emotiva più visitata nel dipanarsi della sua ricerca di una serenità vissuta e forse conquistata…». Un ottimismo intelligente pervade queste liriche nel senso di ammirazione per il Creato e la pratica della poesia stessa fa in modo che la creatura diventi persona.  È forte il tema dell’amicizia in Amica componimento pervaso da gioia: «Aperta era la porta / selvatica amica / dal cuore gitano / rifugio, / minuti rubati / alla vita che era / luce negli occhi / cuore intelligente. / La vita è bella». Nella lirica Per mio marito leggiamo: «Oggi ti vedo / luce nuova / vera promessa / le mani ti ho dato / arrese nelle tue, / coraggioso compagno / ti seguo». Il poiein di questa opera prima della Magarelli brilla per bellezza, originalità, icasticità, leggerezza e luminosità.

       Raffaele Piazza

 

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°17; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 108, isbn 979-12-81351-16-5, mianoposta@gmail.com.

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Aldo Dalla Vecchia, "L'occhio magico"

28 Ottobre 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #televisione, #saggi

 

 

 

 

L’occhio magico

Aldo Dalla Vecchia

Graphe.it, 2023

 

Un amore lungo una vita quello fra Aldo Dalla Vecchia – scrittore e autore televisivo – e la tivù, magica scatola nata prima che lui ed io venissimo al mondo, e che adesso non è più solo schermo posato su un mobiletto – magari un vecchio carrello con la lucina sopra “perché altrimenti fa male agli occhi” – ma è declinato in molte versioni: dal tablet, al telefonino, al monitor del pc.

Alla vigilia del settantesimo compleanno di mamma Rai, in questo saggio, sottotitolato “Breve storia della televisione italiana”, l’autore ripercorre i decenni che vanno dagli anni cinquanta ai giorni nostri: la nascita delle trasmissioni, i primi programmi con un’audience oggi impensabile, la funzione di alfabetizzazione oltre all’intrattenimento, il passaggio alla tv colorata e la nascita delle reti alternative alla Rai, la fine del duopolio, il proliferare delle piattaforme e dello streaming. Persino gli anni della pandemia, con gli studi televisivi in lockdown e Sanremo senza pubblico in platea. Fino a oggi la televisione ha sempre trovato, e forse troverà ancora, un modo per sopravvivere.  

Storia di programmi, questa di Dalla Vecchia – ché molti solo a sentirli nominare sbloccano ricordi – ma anche di eventi storici dall’enorme risonanza mediatica, e di vicende interne alla gestione e direzione del mondo televisivo stesso. La tv come specchio della società, capace di testimoniarne, ma anche di anticiparne e orientarne, i cambiamenti.

Si è passati dalle trasmissioni come Lascia o raddoppia, che creavano veri e propri gruppi di ascolto raccolti attorno al focolare tv, alle serate infinite allungate da interminabili pubblicità solo per seguire una puntata di Elisa di Rivombrosa, alla fruizione attuale di una, o persino mezza, puntata alla volta della serie tv preferita, magari seguita sullo schermo di un telefonino.

Si racconta l’essenziale, in questo piacevole testo, addirittura “in pillole”, senza analisi cervellotiche ma con un linguaggio chiaro e agile, capace di attrarre sia boomer, che quei programmi hanno seguiti e amati, sia millennials, abituati alla fruizione veloce e sintetica di ogni contenuto.

Un’operazione culturale, nostalgica – come sempre in Dalla Vecchia – ed educativa verso le giovani generazioni, che conoscono solo gli anni Duemila e non sanno da dove siano sbocciati certi generi e certe pietre miliari in grado di condizionare la produzione successiva, oltre al costume dell’epoca.

Forse, sarà grazie anche a questo saggio, se certi programmi come Techetechetè, non saranno considerati solo come tristi e barbosi necrologi.  

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Wanda Lombardi, "Opera Omnia"

27 Ottobre 2023 , Scritto da Maria Rizzi Con tag #maria rizzi, #recensioni, #poesia

 

 

 

OperaOmnia

di Wanda Lombardi,

Guido Miano Editore, Milano 2023

 

L’eccellente autrice di Morcone, in provincia di Benevento, ha al suo attivo numerose raccolte di poesie, e la sottoscritta ha avuto l’onore di recensirla e conoscerla nell’opera Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi (2022) sempre a cura di Guido Miano Editore. La presente Opera Omnia, arrivata alla seconda edizione (la prima è uscita nel 2018), è una scelta antologica molto vasta delle poesie di Wanda Lombardi, nella quale sono concentrati i suoi migliori motivi ispiratori.

La prima sezione che incontriamo si compone di testi tratti dalla raccolta Miti e Realtà del 2022; nella lirica Vento inclemente, la poetessa si definisce «viandante stanca» e si dedica innanzitutto alla narrazione degli affetti, ovvero alla mitologia della sua famiglia. Cerca il calore della madre nella pelle, il suo odore nei vestiti, consapevole che ella custodisce per sempre, al di là del percorso terreno, le chiavi della sua anima, e continua a coniare la moneta del suo carattere. La Lombardi cede al disincanto, lo stato d’animo che non ama le strade affollate, preferisce salire su strette scalinate di pietra, affacciarsi da un belvedere e guardare con malinconia il mondo piccolo e lontano. Si percepisce nello stile l’eco dei grandi della nostra letteratura, in particolare di Giacomo Leopardi, nel contenuto un’innocenza che commuove, uno stupore verso il dato di fatto che l’oceano del tempo restituisce i fantasmi del passato, che si sperava fossero naufragati.

Il tema del naufragio sembra confacente alla poetica della Nostra, che recita: «…Ideali smarriti in roveti spinosi / senza altro lasciare / della loro fuggevole esistenza / che lacrime» (Sogni nel vento). Eppure nello scorrere i meravigliosi versi scanditi dal timbro, spesso dal metro classico e da rara musicalità, si ha la sensazione che l’Autrice si alleni a imparare la strana bellezza del verbo, subire e a tenerselo come stella polare. Nel leggerla immagino che ella possieda un nascondiglio interiore nel quale rifugiarsi, una sorta di santuario emotivo accessibile solo a coloro che hanno affinità elettive.

Per esprimere il suo ‘sogno di dialogo e di pace’ la Lombardi ricorre alla Natura, madre benigna e fonte di catarsi lirica. Il canto si leva anche ai miti dell’antichità: Dafne, Nike Aptera, Afrodite, Cassandra, dimostrando che nulla vi è di favolistico nella mitologia, che nella sua originale forma non era semplicemente il racconto di storie, bensì realtà vissuta. Cito alcuni versi della lirica Ad Afrodite, che testimoniano quanto la mitologia sia parte pulsante di ogni forma di vita, e forse soprattutto della creatività. «…Oggi non più culto per te, / ma sempre d’amor riferimento sei, / invisibile forza che pur in nuova era / edifica o devasta…». La Lombardi nel suo lirismo si affida alla forza dei versi, con la certezza che i poeti scrivono di soppiatto, quasi all’insaputa di se stessi, realizzano un contrabbando sui confini, un furto sacro: «…Fedele compagna, / altri ideali hai sostituito, / hai nutrito la mia anima / e dato un senso alla mia vita / dal fato avverso straziata...» (Alla poesia).

L’Opera Omnia della Nostra viaggia a ritroso negli anni e ci consente di cogliere l’inchiostro, il sangue e l’amore nei vari stadi della sua vita. Nella seconda sezione, contenente liriche della raccolta Volo nell’arte del 2021, l’Autrice cita le sue Muse, le varie Arti, partendo dalla musica, e mi hanno colpito in modo particolare questi versi, tratti da Un album di fotografie: «…Un secolo di affetti perduti, / l’arte della foto, una gemma», che sottolineano come il denominatore comune di tutte le foto sia il tempo, che scivola tra le dita, fra gli occhi, il tempo delle cose, della gente, il tempo delle emozioni, un tempo che non sarà mai più lo stesso.  

La terza sezione, Nel vento dell’esistere del 2020, è una scelta di haiku, nella forma poetica rigorosamente giapponese di sole diciassette sillabe sullo schema metrico 5-7-5 dedicate ai temi della Natura («Speranza muta: / dei petali in caduta / risveglio eterno»), della Giovinezza («Luce nel viso... / È l’età del sorriso, / l’età più bella»), degli Affetti («Materno amore / a ogni altro superiore. / Forza del cuore»), della Società («Schiavo innocente / di perversioni e guerre. / Bimbo dolente»). Questi ultimi dimostrano l’impegno civile della Nostra, lo sguardo volto sulle guerre, le solitudini, la povertà…

Nella raccolta Il senso della vita del 2019, la Lombardi tratta i mali che affliggono il mondo e non solo… si sofferma sui problemi che minano i rapporti umani, come l’invidia, l’indifferenza e il rancore; «Muri d’odio / nell’odierno vivere, / monili arrugginiti / i vincoli di amicizia…» (Turbini di indifferenza). La definizione dei rancori come ‘monili arrugginiti’ credo possieda una forza incandescente, si potrebbe paragonare a un’epifania esistenziale. L’odio non ha peso, né valore, è riposto nel cassetto degli oggetti che non si usano, non appartiene più all’universo dei sentimenti. La Natura è sempre il riparo per ogni sventura. L’Autrice affresca prati, fiori, soffioni - i vestiti delle fate ero solita definirli da bambina -, e abbraccia la bellezza, vede tutto come possibile seme di qualcosa. William Shakespeare ha scritto: «E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene…». La Lombardi sposa senz’altro il suo aforisma e insegna con liriche di raso che ogni filo d’erba sembra contenere una biblioteca dedicata alla meraviglia, al silenzio e alla verità.

Nel 2018 incontriamo un’altra eccellente raccolta di haiku dal titolo Attimi lievi, nella quale l’Autrice dimostra di trovarsi a suo agio nell’idea poetica che sta alla base di questi componimenti: la rappresentazione dell’attimo, l’uso di immagini vivaci, la lettura d’un fiato e il senso di improvvisa illuminazione. Troviamo affrescate le quattro stagioni, l’amore e “il sociale”. Da quest’ultimo ho colto un gioiello autentico: «Vano afferrare / per strada la fortuna, / gocce di luna». Gli haiku ricordano l’ermetismo italiano, infatti sono stati adottati da poeti come Giuseppe Ungaretti. In essi il punto forte è la brevità associata al non detto.

Sempre viaggiando all’indietro nel tempo mi fermo sulla soglia del 2016 e delle liriche scelte da Voci dell’anima e, parafrasando i versi più illustri del nostro Giacomo Leopardi recito che «per poco il cor non si spaura» (L’infinito). Si inanellano versi che palesano quanto l’esperienza si dimostri la somma dei disinganni per la nostra Autrice. Si cresce nel delirio di onnipotenza, si cade, perché la vita è un perenne volo senza rete, e si matura non il cinismo, ma un’illuminante disillusione. «…Nel grembo immersa / di un crudo affanno / alzo l’amaro calice / della mia nera solitudine» (Frammenti). Il problema principale della poetessa sembra la solitudine, lo stato d’animo che rappresenta il punto a capo di ogni paragrafo, la nota fissa di tutte le musiche. A poco a poco cancella il limite tra l’io e il mondo finché tutto diventa sé e gli altri solo ombre. Ella sembra riferirsi alla propria condizione, in quanto è vissuta tra il rigore, in un ambiente privo di slanci emozionali, ma anche alla solitudine esistenziale. D’altronde si tratta dell’esperienza centrale e inevitabile di ogni uomo. L’artista vero indossa la sensibilità, l’abito più prezioso di cui l’intelligenza possa vestirsi e ne percepisce ogni aspetto. Le morbide colline, le vette del Matese nel Sannio attendono la Wanda Lombardi per restituirle il senso del meraviglioso. E l’attende l’amore per il lirismo: «Attingerò alla tua fonte, Musa, / per trovare parole di seta / e ricamare i giorni grigi di sole…» (Musa).

Il percorso nel tempo mi porta alle poesie tratte dalla raccolta del 2011 Luce nella sera; il santuario emotivo che emerge comprendo sia stato il frutto di una serie di furti perpetrati dall’esistenza ai danni della nostra dolcissima Autrice. «Mi dicesti parole d’amore / sussurrate nel vento, / volate su lembi di cielo / silenziosi e discreti…» (Mi dicesti). La fine di un rapporto a due è reso lacerante dal logorio dei silenzi; Giovanni Pascoli asseriva «Il dolore è ancor più dolore se tace». La sofferenza induce le anime più delicate a rifugiarsi nei versi, nella Fede. Oggi la chiamano resilienza, in realtà noi esseri umani non siamo vittime passive degli eventi, ma possediamo la forza interiore per reagire.

Il ricorso al ‘soffio divino’ si riscontra soprattutto nelle liriche del 2011, anche se la spiritualità della Poetessa si evince in tanti componimenti. Ella dedica versi al Signore, a Papa Wojtyla, a Padre Pio di Pietrelcina, che ‘giunse a Morcone vestito di niente’ e «…Da questa terra rupestre, / culla della tua santità, / con sacrifici immensi / il difficile cammino iniziavi / per la strada del Cielo…» (A Padre Pio, Santo, 16-6-2002).

L’avventura nella monografia di questa raffinata Artista termina con le liriche scelte dalle raccolte Nel silenzio del 2002 e Sensazioni del 2001 e, nonostante il salto temporale di vent’anni, le tematiche restano simili, si riscontra sempre la sensazione di mancanza profonda. Ma i versi dedicati alle Muse restano sublimi e danno l’impressione che il vuoto dell’anima possa intendersi come un’occasione per sentirci, vederci, accoglierci per ciò che siamo e disporci a scorgere la nostra Verità. «…D’improvviso ai viaggiatori tu offri / uno scenario di fiaba, / uno spettacolo sorprendente / di luci e colori / che fan palpitare il cuore / e sognare» (Magica Morcone). Lirica tesa alla verticalità, al bene supremo, al coraggio dei sogni. Le cicatrici caratterizzano la nostra Poetessa, la sua parola si fa carne attraverso esse, ma ella stessa tramite il ricorso ai miracoli del creato, alle arti in genere e alla Poesia nello specifico, insegna che rappresentano una forma di cura, sono mappe segrete delle storie, segni di forza.

La lettura dell’Opera Omnia di Wanda Lombardi mi ha coinvolta come poche. Ho fuso la mia anima con la sua, ho desiderato abbracciarla e dirle che le ferite sono i luoghi attraverso i quali la luce entra in noi. E che in fondo le stelle sono le cicatrici dell’universo…

Maria Rizzi

 

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L’AUTRICE

Wanda Lombardi è nata e vive a Morcone (Benevento), città dell’Alto Sannio. Laureata in Pedagogia, ha insegnato Materie Letterarie nelle scuole secondarie. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Sensazioni (2001), Nel silenzio (2002), Luce nella sera (2011), Oltre il tempo (2015), Voci dell’anima (2016), Gocce di rugiada (2017), Opera Omnia (2018, prima edizione), Attimi lievi (2018), Il senso della vita (2019), Nel vento dell’esistere (2020, con traduzione in inglese), Volo nell’Arte (2021), Miti e realtà (2022). I libri di narrativa: Proverbi e modi di dire morconesi (2008), Racconti fiabeschi, letture per la scuola (2011). I romanzi: L’eco del passato (2012), Sulla scia del destino (Poppi 2016). I testi teatrali:  La fortuna dietro l’angolo, commedia in tre atti (2013), Una volta… c’era, commedia in tre atti (2014), Ce la faremo, commedia in tre atti (2016).

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Wanda Lombardi, Opera Omnia, II edizione, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 200, isbn 979-12-81351-13-4, mianoposta@gmail.com.

 

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