Overblog Tutti i blog Blog migliori Letteratura, poesia e fumetti
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

recensioni

Fabio Recchia, "Opera Omnia"

17 Giugno 2024 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

Fabio Recchia

OPERA OMNIA

Poesie (2009-2023)

 

Nella prestigiosa collana di testi letterari “Il Pendolo d’Oro”, della Casa Editrice Guido Miano di Milano, è uscito nel maggio del corrente anno il volume Opera Omnia dell’artista trentino Fabio Recchia. Si tratta essenzialmente di un lavoro antologico tematico dedicato al genere poetico, ma occorre precisare che il nostro autore - come ci informa Michele Miano nella prefazione – è “poeta, pittore, scultore, artista eclettico che ha saputo fare dell’arte una ragione di vita … una missione a tutto tondo”, quale “... pura espressione della creatività dell’intelletto umano”. Infatti in questa pubblicazione vi sono testimonianze di alcune sue opere nel campo delle arti figurative, che vale la pena citare. Tra i quadri: Il cammino (2020 – tecnica mista acquerello e spray); Amore boreale (2019 – colore spray). Tra le sculture appaiono tre opere, del 2015, caratterizzate dall’utilizzo incrociato e differenziato dei materiali: due sono in stagno e pietre ed una in metallo non precisato. Reso omaggio al suo impegno nelle arti figurative – largamente visibile consultando il suo sito internet – vediamo ora il florilegio poetico riguardante la selezione delle liriche più significative, pubblicate nell’arco di circa tre lustri: Poesie 2009-2023 è infatti il sottotitolo dell’Opera Omnia.

Il libro ordina le composizioni non in sequenza cronologica, ma in cinque capitoli tematici. S’inizia con Luminosità della natura, titolo quanto mai appropriato per i giochi di luce, i colori (bianco-neve, blu-cielo, verde-prato), le immagini fotografiche di un linguaggio puramente lirico: l’autore si rivela un cantore della natura essenzialmente contemplativo, senza che si possa scorgere una visione teistica o panteistica. La Natura è comunque “eterna Madre”, costituita da realtà macroscopiche (immensità degli spazi cosmici) e microscopiche (piccole creature naviganti in minuscoli atomi spazio-temporali).

 Non è una recerche proustiana il viaggio nella memoria di Fabio Recchia, ma semplicemente un contenitore di ricordi legato a mutevoli stati d’animo, con prevalenza della consapevolezza del fine-corsa: frugando nel tempo emergono ricordi d’infanzia e scolastici, di eventi bellici, la perdita di un amico, la corrosione del tempo, la nostalgia dei più bei momenti trascorsi, un rapporto con il passato contradditorio. Questa è la tematica del secondo capitolo: Il “panta rei” memoriale. Le pagine successive sono occupate dalla poesia amorosa, qui completamente ancorata al canto per l’amata, ed infatti Amore per sempre (terza parte del libro) si confà alla sua visione del sentimento più bello ed umano esistente. Si leggano questi versi e non si avranno dubbi: amore “è vivere per te / fino alla fine dei miei giorni”. Le attese, il perdersi nei tuoi occhi, al centro dei miei pensieri, sono altre espressioni che portano all’apologia finale: “Il mio universo sei tu”.

La problematica esistenziale del poeta viene espressa nel IV capitolo: Attraverso la condizione umana. Da un lato egli sottolinea il destino di fragilità dell’uomo di fronte all’ignoto, dall’altro si china pietoso sul dolore dell’umanità, vissuto dai migranti, dai popoli dimenticati, da chi è solo un numero negli ingranaggi di sistemi alienanti. E v’è memoria dei forni crematori nazisti. Il tutto si avvale di uno stile limpido, efficace, con una parola breve e comunicativa. Ma c’è ancora la Visitazione del Cristianesimo, dove il poeta svela quasi a sorpresa il suo vero volto di credente e innamorato del Cristo, a cui dedica Ecce Homo, una via crucis che comprende anche la Resurrezione. E In Hoc Signo mette in poesia i Dieci Comandamenti, le Virtù teologali e le Virtù cardinali. E venne una luce nelle tenebre a portare nuova speranza nel cuore delle genti.

Enzo Concardi

 

 

Fabio Recchia, Opera Omnia. Poesie (2009-2023), prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 200, isbn 979-12-81351-30-1, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

Mostra altro
Pubblicità

Pietro Rosetta, "Poesie nascoste nella dispensa"

16 Giugno 2024 , Scritto da Tito Cauchi Con tag #tito cauchi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

Pietro Rosetta

POESIE NASCOSTE NELLA DISPENSA

 

Succede non di rado che a una certa soglia della vita si decida di tirare fuori dal proverbiale cassetto delle carte custodite. È quello che è avvenuto al medico oculista dott. Pietro Rosetta che esordisce con la silloge di Poesie nascoste nella dispensa (Guido Miano Editore, Milano 2024), dedicata alla madre “che ha saputo esaudire ogni mio desiderio trasformandolo in un insegnamento”. Egli si era affacciato già, sul finire del secolo scorso, a partecipazioni varie in ambito letterario, versato alla poesia di emozioni, ivi comprese le proprie radici. Di ciò abbiamo riscontro nei temi trattati: “amore, malinconia, solitudine, disagio esistenziale, memorie d’infanzia; la sua si potrebbe definire poesia dei sentimenti”. Il Nostro risiede a Milano ove svolge l’attività presso strutture ospedaliere prestigiose: per professione redige relazioni essenziali, e questo si riflette nella sua scrittura creatrice, il modo di porgersi sereno, conversevole e con rilassatezza, “l’ungarettiano sentimento del tempo”.

Enzo Concardi, poeta, critico e giornalista, nella prefazione individua due tematiche prevalenti, l’amore e la ricerca esistenziale che, comunque, sono interconnessi; quindi abbiamo romanticismo sentimentale con echi leopardiani su amore e morte, velati di incertezza anche nella espressione, o di vaghezza che crea mistero e il “fascino dell’ignoto”. Insomma eleva un inno all’amore, legato a un inno alla morte e rivolge le domande di sempre; ovvero, luci e ombre, Eros e Thanatos. Così commenta: per il senso della morte, il componimento d’apertura “I canti delle vedove”; e per l’amore, “A Paola”. Inoltre evidenzia l’uso delle immagini marine (compreso il naufragio) come mezzo per simboleggiare un amore “agonizzante”, l’uso di un ventaglio espressivo dei sentimenti d’amore dal tenero all’appassionato ed anche alla dolcezza materna. Le anafore sono utilizzate in tutta la raccolta per amplificarne il contenuto.

 

***

 

Si tratta di 64 Poesie nascoste nella dispensa, ma a quanto sembra nella dispensa della cucina erano custodite anche altre cose, come vedremo (a p.33). Pietro Rosetta si confessa o semplicemente narra del suo vissuto familiare e intimo, delle sue aspirazioni e dei suoi tentennamenti. Ne I canti delle vedove, componimento di apertura, abbiamo uno spaccato realistico che rispecchia i tempi andati specialmente nelle regioni del sud, quando le anziane, coperte con mantelline nere, si riunivano a recitare il rosario. Immagine forte: “tutte le sere ad ingannare l’attesa / di un destino che tarda ad arrivare” dove il titolo fa da refrain, motivo portante come una nenia, una rassegnazione. Sul fronte dell’amore, non so se il Poeta voglia illudersi o se combatta contro sé stesso, e se il linguaggio aspro nasconda una sua ribellione, consapevole del tormento che crea l’amore, come nel caso seguente: Dalle pieghe della gonna stropicciata / dalle ciocche spettinate dei capelli / dai palpiti incerti degli occhi ostili / dal piglio dei gesti / dalle mani indecise / dall’orgoglio trafelato / sgorga il nostro amore / così bello da vedere quando ti guardo.” (p.17, Lite).

Talvolta l’uso della congiunzione (e) ripetuta, moltiplica l’emozione, come un sussulto del cuore o un incubo di cui voglia liberarsi. Un continuo inno all’amore, sì, ma è un” sogno che non si vuole realizzare”; pensieri d’amore degni di figurare nei bigliettini dei più famosi innamorati, così: “frutto acerbo”, “fiore rosso tra i fiori”. Un amore che è ondivago, forse, o comunque che richiama metafore legate al mare, al naufragio, come si è scritto sopra. Passioni travolgenti e frasi ardite, dolcezze soavi che paiono portarlo altrove. È un riannodare memorie che rischiano di sbiadirsi, che rimandano alle proprie radici; forse un grande amore, sofferto e “annegato”. Abbiamo un concentrato di sentimenti intimi che sono il nocciolo della sua poetica. Così ne Il tempo è maturo (p.29) verifichiamo accentuato l’uso dell’anafora, dove l’immagine che esprime “e noi come cipressi saremo là / ritti ad aspettare gioie e dolori / con le radici abbracciate alla vita”, comunica la domanda e il dubbio esistenzialista sul senso della vita propria; e nei momenti di sconforto invoca la madre.

La poesia, si sa, è evocativa e si lascia interpretare affidandosi anche alle aspettative soggettive del lettore; ciò detto, mi sembra che la donna da lui ammirata, si sia votata ad una missione umanitarista o sia diventata una religiosa laica. Difatti: “Io me lo domando, mentre tu /senza parlare preghi quel tuo / Gesù che da sempre nascondi / in cucina nella dispensa.” (p.33); o forse, si tratta della sua compassione verso le suore che assistono gli infermi, fra panni sporchi e maleodoranti; ma potrebbe anche riferirsi alla madre; così le tre figure (donna, suora, madre) diventano una sola.

Abbiamo qualche diversivo per stemperare un po’, come pausa, per esempio dove ‘Amore’ può essere inteso in senso dialogico tanto per la donna desiderata, quanto per la madre. L’Autore ci introduce nella sua stanza, abbandonata, il cui tempo è segnato da “i vecchi orologi fermi, la cenere tra le lenzuola //e io qui ad ansimare / tra i rottami della mia vita” (p.*35). Oppure interloquisce con i fantasmi del passato, così “Maria, stanca Maria / lascia che ascolti il silenzio” (p.*36); oppure dice “oltre non scorreranno le nostre lacrime / quando Cassandra ti dirà di una stagione / dove non più occhi osano indovinare l’orizzonte.” (p.*37); o anche si riflette nella propria figura giovane in un rimando di immagini, l’una sull’altra come quando “per cercare il fiore / appassito dei tuoi vent’anni / e invece, te ne vai sorda e uguale” (p.38, Follia). Giochi d’amore giovanile, “nel colore blu dei tuoi occhi / Francesca mia.” (p.*59); elevazione dello spirito: “È l’alba e tu stai dormendo” (p.60, A Paola).

Naturalmente Pietro Rosetta non mette paratie stagne nelle varie espressioni che invece si intrecciano, come ho scritto sopra; così abbiamo anche il senso di solitudine, di abbandono, raramente di estasi. Il suo è un discorso interiore; meditazioni che costringono, noi lettori, a unirsi in queste riflessioni, per esempio: “A cosa pensano le case / quando non ci siamo / e restano sole ad aspettarci?” (p.*39). Ma anche tristezza per una sorta di mancamento o di capovolgimento di morale, nella leggendaria regina egizia: “Leggeranno di ventri impomatati, / di amori stonati, di cosce spalancate, / di mediocrità esibita. //.../ di Berenice uscita dalle acque / per svelarmi il suo segreto / con un bacio.” (p.*46); o deluso perché abbracciato da “chele di granchio”. (p.*51). Sono come un bruciore allo stomaco, violento, molto sofferto o forse l’ammissione della inutilità per avere “rubato tempo al tempo” (p.*56), cioè una corsa contro il tempo, per poi voltarsi indietro.

Nella vastità dei pensieri c’è “il deluso dolore di una figlia /come rumore confuso nel nostro silenzio”. (p.*64) che suona come un bilancio in negativo; l’ammissione di una (sua) “bambina nascosta, mai dimenticata” (p.65, Chiaro di luna). Troviamo frasi intime, forti, metafore ardite nella coppia, o frasi d’affetto che celano “parole non dette”, desideri inesprimibili. Una sorta di bilancio della propria vita, una specie di ripensamento, aspettative disattese. “E invece torneranno, aridi di lacrime” (p.*68). Il Poeta assume diversi volti e vive diverse stagioni della vita; abituato a osservare gli occhi, come un iridologo, individua diverse identità.

Omettendo la barra spaziatrice cito per esteso un pensiero autobiografico che lo fa uomo del Sud, anzi di un’isola del Sud: “Oggi ho lasciato l’isola, seduto sulla nave dei ricordi e ancora volevo aggrapparmi alle case che mi guardavano allontanare dal porto e avevo paura di abbandonarti come mille e mille volte avevo già fatto.” (p.*69). Un sentimento disperato che conoscono tutti quelli che lasciano la propria terra; riemergono i pensieri dei tanti sacrifici affrontati dalla madre (emerge un senso di abbandono): “Anche oggi, mamma, entrando nella mia stanza tra mille sacrifici indaffarata / mi sembravi serena meravigliosa resurrezione la tua” (p.*73).

Pietro Rosetta ci ha aperto una “porta”, ci ha introdotto nella sua “stanza”. La “dispensa” ha custodito i sogni del giovane poeta e pure la fede della giovane madre, fra “onde” emotive. Avere evocato la madre, è come averne prolungato la presenza, è come volerle dire “mamma resta ancora con me, non te ne andare” (mie virgolette). Ci regala l’insegnamento del rispetto dovuto alla madre, verso la quale non facciamo mai troppo. Tanti sentimenti strazianti e dignitosamente espressi; e noi ne varchiamo la soglia. La sua vita forse è stata un rosario e perciò le sue Poesie nascoste nella dispensa, meritatamente ricordano le anime “aggrappate a brandelli di verità malcelato spettacolo di miseria … nel silenzio della preghiera rifugiarsi chiedendo perdono” (p.*77). È vero, restiamo nel vago, tuttavia le parole usate ‘sipario’ e ‘ruoli’ mi suggeriscono le maschere e le tante vite vissute sul palcoscenico della vita; sta a noi comprendere. Perciò mi pare che meglio di così non poteva concludere: “Con dignità, vorrei incontrarti finalmente / mistica rivelazione.” (p.*80).

Tito Cauchi

 

Pietro Rosetta, Poesie nascoste nella dispensa, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 88, isbn 979-12-81351-21-9, mianoposta@gmail.com.

 

Mostra altro

Ariel Fonseca Rivero, "Fine del cammino"

15 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Ariel Fonseca Rivero
Fine del cammino

Oligo Collana Azucar – Euro 13 – pag. 90
www.oligoeditore.it

 

Una collana dedicata alla narrativa breve cubana, diretta da un esperto come Davide Barilli (che traduce i testi) fa ben sperare e suscita subito il mio interesse. Il racconto è un  genere che ai Tropici va di moda, mentre in Italia non ha molti sostenitori, un po’ come la poesia. A mio parere con il racconto breve si può dire molto, affrontare uno spaccato di realtà e sviscerarlo, approfondirlo, far sgorgare il sangue dalle ferite della vita. Se soltanto si volesse, però, ché Ariel Fonseca Rivero da Sancti Spiritus (posto orrendo, una scenografia di palazzoni stile sovietico) è membro UNEAC e più di tanto non può dire; quindi si limita a parlare di sesso, corna e rock and-roll (pardon, salsa e regetón), ché questo gli lasciano fare, senza osare troppo. Fine del cammino è una raccolta di racconti brevi, persino brevissimi, pura letteratura social, senza descrizioni, privi di ambientazione, una scrittura per sottrazione (ma si toglie proprio tutto!), in stile Bukowski del Caribe, sulle orme di Pedro Juan Gutierrez. Protagonisti dei racconti mariti annoiati, donne disperate, coppie prive di libido, famiglie povere dove manca tutto. Lo stile è secco, scarno, rapido, asciutto; la lettura è facile, non crea problemi di sorta; certo, non vi aspettate Guillermo Cabrera Infante - ben altra cosa -, ma tanto in Italia nessuno lo conosce, quindi va bene così, leggiamo questo trentottenne cubano che sembra di scorrere i temi di quinta liceo di un allievo promettente. Crescerà, ti vien da dire, ché finito il libro non ti resta niente, a livello di letteratura intendo, anche se il piacere di una narrazione strutturata su dialoghi credibili è innegabile. Ariel Fonseca Rivero ha pubblicato altri libri di racconti: … aquí Dios no está (Luminaria, 2010), Hierbas (La Luz, 2016), Ventana al mar (Luminaria, 2017), Do not disturb (Abril, 2021). Ventana al mar, premio Fundación de la Ciudad de Sancti Spíritus Fayad Jamís 2016, è uscito in Italia nel 2020 per Ensemble con il titolo Finestra vista mare.

 

Mostra altro

Nelson Pérez, "Laggiù dove brucia il fuoco"

14 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Nelson Pérez Espinosa
Laggiù dove brucia il fuoco
Oligo - collana Azucar -
www.oligoeditore.it

 

Secondo volume che leggo di questa collana cubana lanciata da Davide Barilli - che traduce e presenta - per la mantovana Oligo un autore interessante come l’avanero Nelson Pérez Espinosa, abbastanza conosciuto nel resto del mondo, ma poco in Italia, paese provinciale come pochi dal punto di vista letterario. Espinosa è scrittore di racconti, genere latinoamericano per eccellenza, ambientati in un mondo di contadini e di tagliatori di mangrovie, carbonai e pescatori che vivono nella zona di Camaguey, il luogo della sua infanzia. Il primo racconto (Cayo de Bagua) ricorda come ambientazione – fatte le dovute proporzioni -  Il taglio del bosco di Cassola, permeato dal senso dei campi e della terra tipico di Pavese (Il compagno), le descrizioni sono suggestive e la presentazione dei personaggi molto compiuta. Una ragazzina di quindici anni si trova a vivere in mezzo ai carbonai (per un motivo che il lettore comprenderà alla fine della storia), si dedica al taglio della mangrovia, imparando presto a fare il carbone e adattandosi al duro lavoro. Padre nostro è un altro ottimo racconto dedicato all’infamia delle UMAP - campi di rieducazione per gay, religiosi e antisociali che il regime comunista commise l’errore di allestire - con il ricordo di quelle giornate sempre uguali che si abbina alla litania di una preghiera. Nelson Pérez Espinosa è dotato di uno stile raffinato e letterario, che apprezziamo anche nel racconto dedicato a un’imbarcazione perduta di nome Argo e in altre due storie brevi come Dove il fiume raggiunge il mare e in una singola storia d’amore attorno a una gigantesca ceiba, intitolata Mezzanotte. Un autore da scoprire e da leggere.

Mostra altro
Pubblicità

Luis García Montero, "Un romanticismo illuminato"

4 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Luis García Montero
Un romanticismo illuminato
Crocetti Editore – Pag. 400 – Euro 20

 

Luis García Montero (Granada, 1958) è al primo libro edito in Italia, dopo essere uscito su rivista, in uno degli ultimi numeri di Poesia, lasciando il segno nel lettore preparato, avido di procurarsi altre letture così ispirate, mature e degne di considerazione. Professore di letteratura spagnola all’Università di Granada, premiato in Spagna e in Italia, tradotto in diverse lingue, compone un’antologia che gode del testo originale e di una notevole traduzione curata da Gabriele Morelli. La raccolta delle sue opere è contenuta in Poesía completa (1980 - 2017), seguita da Un año y tres meses (2022), volume uscito dopo la morte della moglie, la popolare scrittrice iberica Almudena Grandes (Le età di Lulù). Autore anche di saggistica e prosa, compone questa antologia personale della quale decide anche il titolo - Un romanticismo illuminato -, selezionando tra le sue poesie quelle che ritiene ancora attuali e da salvare. Tema ricorrente l’amore, il privato, un’autobiografia lirica, gli eventi del quotidiano e il ricordo del passato, la ricerca del tempo perduto, gli anni di un’adolescenza indimenticata.  Gabriele Morelli non si limita a tradurre, scrive anche una forbita introduzione che esalta Montero come poeta necessario, a suo agio nella dimensione del privato, territorio al quale la sua opera attinge di continuo, facendo leva sull’elemento riflessivo e ideologico. Fa parte della vita del poeta il rapporto con la metropoli (Madrid) che spesso si riflette nelle liriche, con il racconto della vita notturna e delle serate passate al bar con gli amici. Tema dolente la perdita della moglie che ritorna nelle ultime liriche, il senso della vita che scorre e della vecchiaia che avanza, l’ineluttabilità della morte e del passare del tempo. Poesia sentimentale ma non avulsa dal contesto sociale, autobiografia a base di sentimento e riflessione, confessione più che esibizione – dice l’acuto Morelli – un diario intimo che accoglie lotte e sconfitte, illusioni personali e sociali. Molte citazioni classiche (Garcilaso, Lope de Vega, Gongóra) e moderne (Machado, Neruda, Alberti …), persino di poeti italiani a lui vicini come Petrarca e Pasolini. Fede laica e fede marxista, storia d’amore e racconto doloroso, versi permeati di amore per la vita e per i suoi cari, siano i figli come la moglie perduta: una storia d’amore, / quest’anno e tre mesi, / questi giorni finali che già sono, / ora, nel ricordo, / i più felici della mia vita. In definitiva il poeta sa che Quando la morte vorrà / prendere la verità dalle mie mani / le troverà vuote. Nel chiudermi gli occhi / si bagnerà le dita con la pioggia. / Ci duole invecchiare, / ma è ancora più difficile / capire che si ama solamente / ciò che invecchia. Il poeta ha da tempo capito che i sogni si corrompono. E ha smesso di sognare. Un libro bellissimo, da leggere e rileggere. Vera letteratura europea.

Mostra altro

Fabio Recchia, "Opera Omnia"

30 Maggio 2024 , Scritto da Michele Miano Con tag #michele miano, #recensioni

 

 

 

 

Opera Omnia. Poesie (2009-2023)

Fabio Recchia

Guido Miano Editore, Milano 2024.

 

Con il volume Opera Omnia Fabio Recchia sembra donarci il “testamento spirituale” di un uomo che ha dedicato tutta la vita all’arte in tutte le sue espressioni. Una summa della sua migliore produzione artistica. Poeta, pittore, scultore artista eclettico che ha saputo fare dell’arte una ragione di vita con onestà e umiltà, coraggio e tenacia. Una missione a tutto tondo. Per lui l’arte non è mai stata merce di scambio ma solo la più pura espressione della creatività dell’intelletto umano. La sua ispirazione si snoda attraverso i temi dell’esistenza, la contemplazione delle piccole cose, l’incantato regno della natura, i labirinti della memoria dei ricordi degli affetti e dell’infanzia.

La ricerca interiore di Fabio Recchia trova la sua giusta misura attraverso un intimo richiamo alla poesia che si anima come fonte di vita. Traspare un’incrollabile amore per la vita nonostante le difficoltà che propone, un desiderio di trascendere gli elementi stessi dell’esistenza per giungere a dare di questi elementi la parta più intima del loro senso filtrandolo filosoficamente ed emotivamente.

La sua poesia nasce come voce del cuore e risulta tanto più affascinante quanto più aderisce al corso dei pensieri. Poesia che nasce da un’autentica tensione emotiva colorata da immagini, sensazioni, meditazioni a volte dolorosi stati d’animo. La sua lirica conduce ad una dimensione umana e trascendente, nella metafora rivela itinerari di pensiero coniugati a una realtà che scava i misteri del Creato nella quale si immerge per raccogliere i frutti della chiara odissea di uomo ma anche di spirito libero.

Data l’elevata produzione poetica di Fabio Recchia si è preferito optare per un’Opera Omnia tematica nella quale concentrare il meglio dei suoi motivi ispiratori; questo volume contiene un ampio ed esauriente “florilegio di poesie tratte da varie raccolte pubblicate tra il 2009 il 2022, arricchito con l’aggiunta di poesie inedite del 2023. Varie sono le tematiche cui si ispira Fabio Recchia: liricità e sentimento della natura, la memoria, le vicende umane con tutte le loro contraddizioni, il sentimento religioso in una prospettiva escatologica. L’opera in questione è suddivisa infatti in cinque capitoli, ovvero nelle tematiche più rilevanti della sua ispirazione letteraria: Luminosità della natura, Il ‘panta rei’ memoriale, Amore per sempre, Attraverso la condizione umana, Visitazione del Cristianesimo.

Madre natura con i suoi misteri e incanti per cui i versi sembrano riflettere una poetica ariosa che viene espressa in delicate e suggestive immagini e descrizioni ambientali (capitolo 1 - Luminosità della natura); a titolo esemplificativo si legga la lirica Natura: «La natura è guardare lo schiudersi di una gemma / al primo sole di primavera, / guardare un fiore che sboccia, / dischiudere i petali profumati d’amore. / È guardare un tramonto fra / le foglie di un albero, / è sentire il vento fra i capelli, / accarezzare il seno / di una madre…». I versi così diventano strumento per interiorizzare i vari stati d’animo. E ancora con la poesia Torrenti: «…Tra nuvole bianche / il cielo si fonde / all’orizzonte / nella luce del tramonto». Avverte quindi l’immanenza di un grande mistero, di cui la natura è un’allegoria: il poeta avverte che il visibile rimanda all’invisibile. L’autore ci conduce per mano per affrontare i più universali problemi esistenziali, partendo dal proprio vissuto.

Poesie dedicate anche alla sua natia Levico: «Brilla fra i monti, / tra verdi montagne. / Levico / corona di fiori…» dove l’atmosfera, le luci i colori si fondono in unico canto per la sua terra natia. Un canto d’amore, si potrebbe dire, per la “mia verde montagna”, popolato di suggestioni, di rimpianti, di attese. La sua è un’evocazione della natura che si avvale di sensazioni memoriali, quando rigogliosa e intatta ignorava l’invasione del cemento. Ma è sempre presente una tensione etica, una sorta di immanente spiritualità che pervade la sua ispirazione: la montagna vista come collegamento tra Dio e l’Uomo. Il monte nella sua grandezza nel suo innalzarsi verso il Cielo è considerato come dimora del Dio invisibile, la cui maestà è nascosta dalle nubi.

Altro tema ricorrente nella poesia di Fabio Recchia è la memoria con tutti i suoi risvolti (capitolo 2 - Il ‘panta rei’ memoriale). Si legga ad esempio la lirica L’immagine dei ricordi: «Si riflette nell’anima / come fosse uno specchio / l’immagine dei ricordi, / l’allegria, la voglia di vivere, / la magia della musica. / Ma ora diafana è la figura, / rapita, / rubata, / velata nella luce dell’oscurità». Poesia che risente certamente di una solida attitudine a scavare in profondità la condizione umana attraverso la consapevolezza del tempo, della memoria, delle illusioni ma anche di speranza. La memoria come un sottile fil rouge che unisce passato e presente. E ancora con la poesia Frugo nei ricordi: «Sprofondo nella memoria, / frugo nei ricordi, / quasi dimenticati, / levo la polvere / e riaffiora un’immagine, / quella che ogni giorno / mi accompagna». Il ricordo e la natura si pongono così come interpreti del vissuto, fondamenti di una lirica che non dimentica la dimensione socio-esistenziale dell’uomo.

Con il tema del sentimento Fabio Recchia pone l’accento sull’amore (capitolo 3 - Amore per sempre). Amore vero, incondizionato: quello che muove il mondo e l’universo. Un’energia che fa parte della natura umana, un amore primordiale. Si legga La notte senza luna: «Risplendono / come stelle nella notte senza luna / i tuoi occhi. / Svelano l’universo che nascondi / e io come astronauta navigo in te / alla ricerca dell’amore primordiale». Amore come sentimento universale che ci tiene in vita; Il mio amore: «Si raccoglie in un mazzo di fiori, / tutto il mio amore, / ogni stelo un pensiero, / un ricordo, / un abbraccio, / tutto si distilla / nella fantasia del profumo, / che risveglia in me / un ricordo indissolubile».

Ancora più particolare è il tema delle vicende umane (capitolo 4 - Attraverso la condizione umana): con le contraddizioni dei tempi moderni. Prima tra tutte la tragedia degli emigranti: «La nave ti aspetta / per navigare / verso il futuro. // Un mare di lacrime / lasciate sulle guance di chi ami. // Un mare / che sa di sale ti accoglie / e porti con te / le speranze // rinchiuse / in una valigia di cartone» (Emigranti). Leggiamo l’emblematica lirica Si intrecciano: «Si intrecciano le creste delle onde / come reticolati di guerra. / Dimenticati popoli navigano / sui flutti per cercare libertà. / Speranze / riposte sui relitti di morte. / Tese le mani / verso chi raccoglie / le vite disperate».

Ma il sentimento religioso sembra essere l’elemento catalizzatore e il vero collante della produzione del poeta (capitolo 5 - Visitazione del Cristianesimo). Un Cristianesimo vivo di alta levatura morale che assegna alla poesia un ruolo anche sociale ed etico. Spiritualità e religiosità si manifestano in Fabio Recchia attraverso le stazioni della Via Crucis, trasformati in altrettanti momenti lirico memoriali della passione e redenzione di Cristo. Come già sottolineato da Enzo Concardi nella prefazione alla raccolta Un amore infinito (2018) pubblicato da questa Casa Editrice «…occorre sottolineare soprattutto la connotazione cristiana della sua visione, basata su una cristologia dell’avvento, della passione, della morte, della resurrezione e redenzione, ovvero il nucleo del disegno divino, voluto dalla Trinità per la salvezza del genere umano».

Tutta la poesia è intrisa di un messaggio salvifico, di fiducia in un’incrollabile fede, in quanto corroborata da un’intensa religiosità di fondo. Il poeta sembra così ammonire l’uomo contemporaneo: «Non perdere / la speranza. / Dono divino allo scoccar della vita. / Per l’esistenza. / Sarà con te ogni momento / fino a quando lo incontrerai» (Speranza). Senza dimenticare uno dei più importanti e difficili comandamenti da attuare nel mondo di oggi: «che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi». Fabio Recchia questo lo sa e con la poesia Carità («Amati. / Ama / chi hai di fronte. / Lui / ti ama sopra ogni cosa, / così fai tu, / emula / l’amore perfetto») sembra suggerirci una via di salvezza per l’umanità.

In definitiva alla base della poesia e dell’ispirazione artistica di Fabio Recchia rimane un profondo amore per l’uomo e per il mondo.

Michele Miano

 

 

Fabio Recchia, Opera Omnia. Poesie (2009-2023), prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 200, isbn 979-12-81351-30-1, mianoposta@gmail.com.

 

_______________

 

L’AUTORE

Fabio Recchia è nato nel 1953 a Levico Terme (TN) dove attualmente vive. Cavaliere al Merito della Repubblica, si è sempre impegnato in politica ricoprendo ruoli istituzionali e nel sociale. Poeta, pittore e scultore, ha pubblicato diverse raccolte di liriche, alcune delle quali illustrate con sue riproduzioni d’arte. Dipinge con la tecnica dell’acquerello, dello spray, del mosaico e altre tecniche miste; ha all’attivo numerose mostre in Italia e all’estero; sue opere sono presenti nell’archivio del Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti per la poesia e l’arte.

 

 

 

 

Mostra altro

Pietro Rosetta, "Poesie nascoste nella dispensa"

29 Maggio 2024 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Pietro Rosetta

POESIE NASCOSTE NELLA DISPENSA

 

Pietro Rosetta è un affermato medico oculista che nel 1997 ha pubblicato qualche poesia nel volume antologico Scrittori Italiani del II Dopoguerra. La poesia contemporanea edito da Guido Miano Editore.         

Nel mese di aprile del 2024, per la stessa Casa Editrice, ha dato alle stampe la sua raccolta di poesie, un’opera prima, silloge nella quale si rivela come un poeta eccellente, una vera scoperta letteraria il cui merito va proprio a Guido Miano Editore che lo ha incoraggiato e spinto ad uscire dal suo silenzio.

Evocativo il titolo della raccolta che sembra mettere in luce la riservatezza del Nostro perché ha tenuto nascoste queste poesie presumibilmente per molto tempo prima di pubblicarle, cosa che accomuna molti poeti.

Ora Rosetta è uscito allo scoperto con questa raccolta e ha fatto bene perché le sue composizioni sono splendide nel loro essere connotate da vaghezza e grande originalità e bellezza affascinante.

Ha tolto metaforicamente i componimenti dalla dispensa, elemento che evoca qualcosa di domestico, e senza esitare più ha messo le poesie nella bottiglia del messaggio e le ha lanciate nel mare magnum del circuito letterario con il volume che prendiamo in considerazione in questa sede.

Veramente centrata e ricca di acribia la prefazione di Enzo Concardi a questa silloge nella quale il critico individua il tema dominante dei versi che è quello del dualismo amore - morte interiorizzato dal poeta; dualismo che emerge nel suo approccio alla poesia, alla scrittura che è la vita perché si scrive sempre di sé stessi e la poesia stessa è sempre d’occasione.

La raccolta non è suddivisa in sezioni e per la sua unitarietà tematica, formale e stilistica potrebbe essere considerata un poemetto.

Ad una prima lettura si nota nei versi un forte senso del dolore sotteso alla condizione umana e anche nell’approccio alla dimensione amorosa e si potrebbe pensare a questo proposito al pessimismo cosmico di Leopardi e al male di vivere di Montale.

Tuttavia ci sono poesie connotate da un atteggiamento positivo verso la vita e l’amore e la poetica di Rosetta è piena della raffinatezza delle parole controllatissime e debordanti nella stesso tempo e i versi sono generati da una forte urgenza del dire e risultano chiari e complessi nello stesso tempo.

Si tratta di poesie icastiche e leggere nello stesso tempo che si possono definire neo liriche e che hanno intrinseca una componente riflessiva e intellettualistica.

«Un sottile brivido sbocciato / d’improvviso nel mio giardino / viene a sussurrare l’estate / ai miei pensieri, fioriti nella mente / senza più trovare le parole» scrive Rosetta in una poesia senza titolo (pag.16) che è affascinante perché per argomento ha il rapporto tra detto e non detto che crea nel breve tessuto linguistico una forte tensione che si lega a un senso di sospensione e di forte solipsismo nell’io-poetante molto autocentrato; anche un senso di magia e di malia emerge da questa poesia raffinata e ben cesellata come del resto sono tutti i componimenti del Nostro che nella maggioranza dei casi non presentano titolo e ciò ne accresce il senso del mistero.

«Il tempo è sbocciato / figlio di un sogno che non si vuole realizzare // e le mie mani tra le tue mani / e la mia pelle contro la tua pelle / e i miei occhi dentro i tuoi occhi / e il mio domani, forse anche il tuo domani // sono magici incantesimi che le parole / trascinano impetuose al tribunale della realtà // il tempo è sbocciato / figlio legittimo di una pienezza sconosciuta / e le voci della città / sono fiori, sono frutti che tu hai sparso / intorno a me…».

Nella suddetta poesia (pag.19) densa metaforicamente si respira un senso di ottimismo e molto bella è l’espressione anaforica «Il tempo è sbocciato» per la quale il tempo stesso è figlio di un sogno che non si vuole realizzare e figlio legittimo di una pienezza sconosciuta.

Nel componimento è centrale il tema amoroso erotico e sensuale quando sono nominati gli occhi, la pelle e le mani del poeta e dell’amata che divengono biblicamente una sola carne.

Quindi è una poetica quella di Rosetta in bilico tra gioia e dolore e la complicità, la connivenza che l’io – poetante cerca nell’amata è sicuramente un sintomo di positività nel credere fermamente che l’amore ricambiato stesso possa aprire le porte alla felicità.

Si può definire una ricerca del senso vero e profondo della vita quella di Pietro, una tensione stabile verso la realizzazione dei desideri dettati dai sentimenti soprattutto nel campo amoroso.

E se la poesia è la leggerezza e la quotidianità con il suo eterno ritorno è il vero esistere, Rosetta dimostra che lo strumento umano per riuscire a trovare sicurezza consiste nel creare un’osmosi tra poesia e vita che richiede una grande attenzione che salva e fa realizzare l’individuo in amore, nel lavoro e in tutto.

Il discorso del Nostro affascina perché ogni suo lettore s’identifica in lui che è portatore di sentimenti e valori universali con profondità e fertile intelligenza.

Raffaele Piazza

 

Pietro Rosetta, Poesie nascoste nella dispensa, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 88, isbn 979-12-81351-21-9, mianoposta@gmail.com.

 

 

Mostra altro

Antonino Stampa, "Fiori di calendula maritima"

25 Maggio 2024 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Antonino Stampa

FIORI DI CALENDULA MARITIMA

 

 «Il titolo Fiori di Calendula maritima (pianticella salvata dall’estinzione che cresce solo in una piccola parte costiera della Sicilia trapanese) ci colloca subito nella terra di Antonino Stampa, alla quale lo scrittore ci trasporta attraverso i suoi occhi innamorati»: così Marco Zelioli in apertura della sua prefazione alla raccolta poetica in questione (pubblicata da Guido Miano Editore, 2024). In effetti è l’attaccamento radicale alla sua terra d’origine una delle più fertili fonti d’ispirazione lirica: così, fra le varie parti del libro – Come un battito d’ali; Noi e gli altri; Quel che lasciamo; Universoè la quinta quella che mi pare risulti più efficace ed avvincente nelle formulazioni stilistiche ed immaginifiche, come nei contenuti umani, sociali e culturali: “Belice 1968-2018 (Quadri di un terremoto e del prima e del dopo. Un itinerario tra emozioni e ricordi)”.

La tragedia che si abbatté sulla Sicilia per lo scatenamento delle forze incontrollabili della natura viene rivissuta nelle sue componenti individuali e collettive attraverso alcune liriche temporalmente dislocate tra un prima, un durante e un dopo. Il come procedeva la vita dell’autore prima del terremoto viene scolpito da versi scarni ed essenziali, nei quali il destino della terra e del suo lavoro di contadino traspaiono con afflato epocale, intrisi di fatica e senza prospettive: «Solitario il mio passo / solitario il mio lavoro /… / Risalgo la valle /…/ oltre, / s’innalza la montagna / scabra…» (Del Prima). Poi il ritmo ripetitivo dei soliti gesti quotidiani che, tuttavia, hanno il sapore d’una cantilena poetica: «… Con me / la mula, / la bisaccia ai fianchi. / Mi lavo il viso / alla cisterna, / accanto la mula si disseta» (ivi). Ci sarà la biada per la mula e la tavola apparecchiata per la cena. Infine il presagio, o meglio, la certezza di quel che sarà il futuro della sua montagna, ovvero l’abbandono delle nuove generazioni, partite per altri mondi: «Questa mia terra /… / incolta alla mia morte / perché il figlio, / altrove, / altro mestiere, / altra vita conduce» (ivi).

Il momento della prima forte scossa per Antonino Stampa è simile ad un mare sconvolto che rovescia impietosamente le sue onde addosso a case e persone e «nel nero della notte / s’aprì la terra» e tutto divenne l’impero della morte, da cui scampa solo qualche sopravvissuto che s’aggira barcollante fra pietraie e macerie. Ma le scosse si ripetono: «…Ancora / la terra trema, / vibra, / si scuote. / Case sventrate svelano / pudori d’affetti. / Sotto le pietraie / giace la memoria» (15 gennaio 1968, ore 3, minuti 10). Sugli effetti della strage del sisma, una lapidaria riflessione del poeta: «Quella notte / morì una Sicilia. / Dopo / nulla è nato, / qualcos’altro / è venuto» (Premessa). Del dopo terremoto abbiamo due immagini in contrasto tra loro: quella della poesia Gibellina nuova - Le tre piazze, un quadro della ricostruzione che, tuttavia, appare ammantata da asetticità e distacco, forse nel rimpianto del vecchio nucleo abitativo distrutto dal sisma. E quella dei Ruderi di Poggioreale, dove il poeta rivive il dolore antico ma sempre vivo: «Il vento / fra i muri / urla, / piange nel mio cuore».

Anche altrove il richiamo delle origini è forte e consapevole, la lirica Siciliano è l’emblema delle sue radici: «Sono / di questa terra, / zattera a genti in fuga / nel vasto mare / o qui venute / per sete di dominio. / Non conto i popoli / che nelle mie vene / hanno versato il sangue. // Canto / questa terra arsa / che mi asciuga, / questo vento / che mi leviga, / questo mare che s’alza / in tempesta». E così troviamo anche un riferimento a Levanzo, pitture rupestri. Grotta del Genovese, dove gli antenati preistorici vivevano, cacciavano, pescavano il tonno, pregavano ed «abitavano questa terra, / la loro terra, / così diversa, / così uguale». Un canto al sole e alla luce diviene la poesia di Antonino Stampa nelle altre parti del libro: associandosi alla purezza del mare esso dà voce alla sapienza del gabbiano e non a «quanti della vita fanno commercio». Ma c’è spazio ancora per considerazioni e riflessioni sulla nostra esistenza, spesso così superficiale e frettolosa da trasformarsi in un monumento all’incomunicabilità e al conformismo; su chi siamo come abitatori del pianeta terra, che non è nostro, né dei nostri figli; sul futuro che è solo di Dio, mentre a noi appartiene il presente, forse. Ed infine le dediche all’amato Leopardi, col quale canta l’infinito e le stelle della «stanza smisurata e superba» (Canto notturno di un pastore errante dell’Asia).

Enzo Concardi

 

____________

 

Antonino Stampa è nato nel 1946 a Trapani dove attualmente risiede; laureatosi in Filosofia presso l’Università di Palermo, ha insegnato Lettere nelle scuole medie. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Marine. Trasparenze in frammenti (1995), Specchio nascosto (2002), Distesi silenzi del mare (2003), Nei gorghi del tempo (2012), Chiedersi (2014), E non distinguo approdi (2017).

 

 

Antonino Stampa, Fiori di Calendula maritima, prefazione di Marco Zelioli, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 84, isbn 979-12-81351-29-5, mianoposta@gmail.com.

 

Mostra altro
Pubblicità

Poesia 25

24 Maggio 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie

 

 

 

 

Poesia 25 - Maggio / Giugno 2024
Feltrinelli - Euro 14 - Pagine 130

 

La rivista libro di Nicola Crocetti edita da Feltrinelli realizza il consueto mix tra poesia conosciuta e nuove proposte, autori italiani e stranieri, in lingua originale e con traduzioni a fianco. Si parte con Giorgio Caproni e un’interessante intervista al figlio Attilio Mauro che rievoca il suo ruolo educativo di genitore e di maestro elementare. Daniele Piccini cura la sezione antologica e compone un ritratto del poeta con alcune liriche ormai diventate classiche (A mio padre, Preghiera, A Rina, A mio figlio), tutte di impronta familiare. Anima mia, fa’ in fretta / ti presto la bicicletta / ma corri e con la gente / (ti prego sii prudente) / non ti fermare a parlare / smettendo di pedalare. Bellissima. Tutte le poesie di Caproni (irrinunciabili e da rileggere in eterno) le trovate da Garzanti in un bel volume edito nel 2016. Silvio Ramat ci fa conoscere una poetessa non indispensabile (amica di Gozzano) come Amalia Guglielminetti. Rosaria Lo Russo traduce le Favole da incubo di Anne Sexton, vero e proprio fenomeno pop anni Settanta riproposto a distanza di cinquant’anni; tra le pagine della rivista leggiamo un delizioso quanto insolito Cappuccetto Rosso, che ricorda opere analoghe di Gianni Rodari e Aldo Zelli. Ad abundantiam, pure chi scrive si è cimentato con un Cappuccetto Rosso horror sceneggiando un film indipendente uscito circa vent’anni fa. Ispirazioni comuni, pare. Graziano Krätli narra la vita e le opere di Weldon Kees che ha fatto poesia anche con la sua morte misteriosa, scomparso dopo un incidente stradale (suicidio?), il corpo svanito in un dirupo, cosa che ha alimentato una ridda di leggende metropolitane. Tomasz Rózycky è un poeta polacco che scrive sonetti - tre quartine e un distico - molto musicali, leggibili e intensi, ben tradotti da Andrea Ceccherelli. Gabriele Tinti traduce John Gould Fletcher (1886 - 1950), morto suicida, anche se la sua poesia nella versione italiana perde il ritmo e la cadenza del verso che per l’autore sono più importanti della rima. Poesia autobiografica, a tratti dolente, versi che s’interrogano sul ruolo del poeta: La primavera della mia vita è ormai alle spalle / e la quieta pace dell’estate non tornerà più …, a giudizio di chi scrive le traduzioni sono molto ben fatte. Giulia Martini si occupa di voci nuove, in questo numero nel suo opificio (ci spiega pure il significato della parola e l’etimologia latina) propone Silvia Atzori (1998), Giulio Zambon (1998) e Fael Marescotti (2000). Ammetto la mia scarsa capacità di apprezzare sperimentalismi e modernismi estremi, ognuno ha i suoi limiti, ragion per cui non mi pronuncio e rimando alla colta introduzione. Monica Ruocco parla del poeta palestinese Mahmud Darwish, scomparso quattro anni fa e del recente volume Non scusarti per quel che hai fatto, a cura di Sana Darghmouni e Pina Piccolo (Crocetti Editore). Bellissima e dolente A casa di mia madre con il poeta che si sente ospite di un se stesso che vede ritratto in foto, molti anni dopo la sua partenza. Alessandro Cenni ci regala 7 poesie da Felo de se e Giulia Martini chiude il volume con il suo Tresor, poesia ispirata ad atti notarili e contratti. Poesia è una rivista libro ricca di contenuti, che da anni riesce a sopravvivere nel complesso panorama letterario italiano, prima come mensile da edicola, adesso come volume da libreria. Unica nel suo genere, anche per questo da promuovere e da difendere. Leggetela, non ve ne pentirete!

Gordiano Lupi
www.gordianolupi.it

Mostra altro

"Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Maurizio Zanon", a cura di Enzo Concardi

21 Maggio 2024 , Scritto da Tito Cauchi Con tag #tito cauchi, #recensioni

 

 

 

 

Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Maurizio Zanon

 a cura di Enzo Concardi

 Guido Miano Editore, Milano 2024.

 

 

Maurizio Zanon è veneziano nato nel 1954; conseguita la maturità scientifica, si laurea in Lettere Moderne insegnando nella scuola media e successivamente nella Formazione Professionale. Si è dedicato anche alla poesia pubblicando (salvo verifica) 64 libri, un CD audiolibro, quattro libri di narrativa; è stato oggetto di saggistica e incluso in vari repertori letterari. Dopo vent’anni di attività letteraria gli è stata dedicata, da Mario Stefani, la monografia Maurizio Zanon: il canto di una voce solitaria. Durante il suo percorso poetico ha frequentato vari poeti, artisti famosi e partecipato a eventi artistico-letterari da animatore e anche conseguendo premi e riconoscimenti di alto livello. Si sono interessati di lui, fra gli altri, Flavio Andreoli, e recentemente Enzo Concardi, il quale ha curato il volume di cui ci occupiamo: Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Maurizio Zanon (Guido Miano Editore, Milano 2024), che si conclude con una “antologia essenziale” di quasi 50 poesie brevi tratte da una ventina di sillogi.

Nel prosieguo mi limito a una esposizione di frammenti, e non di più, delle varie citazioni e di autori, perché penso che appesantirei la recensione, anche se sarebbe più completa. Purtroppo quando si recensisce o si interpreta un libro o una frase, c’è il rischio di modificarne il senso, perciò se un pensiero è ben esposto lo lascio nella sua formulazione originale. La presente recensione non ha molte pretese, è una pallida esposizione dell’opera.

Enzo Concardi, nell’introduzione al volume, avverte che esso contiene contributi di critica letteraria, nell’alveo degli aspetti filologici in relazione ad analisi comparative testuali, con lo scopo di stabilire un rapporto di comunicazione tra autore e lettore. L’informazione si regge tra una fonte emittente e un destinatario ricevente; perché l’informazione si comprenda occorre che entrambi siano in sintonia. Concardi rammenta che il critico fa opera di “mediazione”; direi che è come uno strumento misuratore di fenomeni fisici, tarato soggettivamente. Ecco quindi la ragione di questo volume di scritti vari su Zanon che possiamo definire di “critica multifunzionale”.

A costo di occupare spazio e tempo, ritenendolo utile, mi intrattengo su quanto segue. Concardi ricorda che ai fini di una comprensione e di una valutazione, non si prescinde dai fari luminosi della grande critica, come Benedetto Croce e Francesco De Sanctis. Già quest’ultimo poneva l’attenzione su due aspetti della critica e cioè contenuto e forma (cioè Poetica ed Estetica). La poetica si individua attraverso i motivi lirici più frequenti nell’autore; mentre l’estetica riguarda il modo di espressione. Questa “analisi ragionata” propone stralci critici in ordine cronologico.

E non si prescinde nemmeno dai dettami di illustri studiosi come «Luigi Russo (1892-1961), Mario Fubini (1900-1977), Carlo Dionisotti (1908-1998), Giuseppe De Robertis (1888-1963) e, più vicino a noi, Umberto Eco (1932-2016) con i suoi studi su semiotica e semiologia». Per completezza aggiungo anche «nomi altamente qualificati già nelle vesti di poeti e scrittori: Eugenio Montale, Italo Calvino, Cesare Pavese, Andrea Zanzotto, Giovanni Raboni, Pier Paolo Pasolini». In ogni caso teniamo presente quanto sosteneva Attilio Momigliano (1883-1952), cioè che «non esiste una vera e propria metodologia critica, bensì l’intervento intuitivo del critico, che si mette nei panni del lettore». E a proposito del “divario tra poetica e poesia” (direi, vagamente: tra intenti e risultati), teniamo pure presente concetti richiamati da insigni critici, quali Francesco Flora (1891-1962) e Walter Binni (1913-1997).

Tornando a Mario Stefani e al suo studio su Maurizio Zanon, egli afferma che nella critica letteraria è necessario individuare «alcune chiavi di lettura metodologiche». L’analisi critica si basa su aspetti formali e aspetti sostanziali (un lungo elenco di voci: lingua, stile, filologia, semiologia, ermeneutica, simbolismo, psicoanalisi, sociologia, contesto storico, ecc.). Bisogna tenere conto della sensibilità del recensore e della sua capacità di immedesimazione; e in generale il rapporto Io-Noi è sempre presente nei poeti; è il solito conflitto fra idealità e realtà, o con altre parole tra sogno e realtà, fra spirituale e materiale. Ciò detto ricordiamoci che tutti i libri, come qualsiasi manifestazione di espressione, hanno qualcosa da dire. Ebbene, se mi intrattengo, è perché ritengo che questo volume torni particolarmente utile ad aspiranti scrittori, recensori, e a lettori.

   

***

   

Quanto alle comparazioni etiche, si vuole spiegare che il nostro poeta non guarda con disprezzo, ma ha atteggiamento di pietas; e che diventa la coscienza del mondo e il suo dolore personale diventa cosmico. Il suo animo è attraversato da tutta una gamma di sentimenti; usando un termine di laboratorio di analisi, direi che la sua espressione diventa cartina al tornasole degli umori universali. Difatti Mario Stefani afferma che le miserie umane, di cui Zanon si fa carico, ci ricordano «Verlain, e certo crepuscolarismo italiano»; e per le sue meditazioni è come «Petrarca che andava camminando per ‘i segreti calli’, dove nessun’orma umana fosse giunta, come poi aspirava Cesare Pavese nel suo continuo amare la natura vergine». Guido Miano richiamava l’attenzione sui motivi della memoria e di ciò che vi è connesso, il che comporta un certo distacco e un velo di nostalgia che ci ricordano il Leopardi delle reminiscenze. E troviamo altre concordanze, come in Mario Santoro che scrive «C’è davvero di tutto nel volume: partecipazione verso l’altro, tensione emotiva sempre calibrata, intensità dei rapporti, senso pieno della gratitudine, (…) umiltà e piena consapevolezza» (p.21). Gli fanno eco Giampietro Cudin, che rileva «una spasmodica ricerca stilistica» (p.23); e Nazario Pardini che osserva come nella maturità nel poeta si siano assestati pensieri e sentimenti, nutrendosi di essi.

 

Quanto alle comparazioni esistenzialistiche, penso che in senso lato esistenzialisti lo siamo tutti, specialmente gli artisti, con la puntualizzazione che ciascuno giunge ad una propria risposta (agnostica, religiosa, ecc.). In breve Guido Miano riconosce in Maurizio Zanon «umanità e spiritualità indiscusse», paragonandolo a Pablo Antonio Cuadra e concludendo che nel Nostro è prevalsa la fede. Così Dino Manzelli ne individua «l’inquietudine» paragonandolo a Soren Kierkegaard, e ancora a Dostoevskij (de L’idiota). Mentre Roberto Tassinari osserva che «Zanon si richiama … alla millenaria metafora della barca o della nave della quale si sono avvalsi decine di poeti e scrittori da Archiloco e Alceo a Catullo e Orazio e ancora da Dante a Petrarca». E ancora, Nazario Pardini, sintetizza il giudizio nella formula «vita di poesia e poesia di vita»; Anna Castrucci paragona le meditazioni del Poeta alle Confessioni di Sant’Agostino, proprio come “distensio anime”. E ancora, Ester Monachino ne indica la scintilla che si fa «perno d’eterno»; e Marco Zelioli ne rileva la «vita pulsante».

 

Quanto allo stile e al linguaggio, sempre Concardi, ci dice che oggi si valutano i testi dai loro contenuti e dalle suggestioni che riescono a suscitare «ognuno si è sentito autorizzato ad elaborare scritture a proprio piacimento, in modo anarchico, anche senza eleganza, ritmi, armonie» (p.24); Zanon, invece, segue il precetto oraziano del ‘labor limae’ (e anche di raspa), intendendo la poesia anche come armonia. A tal proposito Angela Ambrosini indica la presenza di allitterazioni e piccoli accorgimenti tecnici; seguita da Guido Miano che parla di linguaggio «dinamico»; così Nazario Pardini indica la capacità di «impennate verbali, iuncturae lessico-foniche»; Raffaele Piazza ribadisce la presenza di «una vena illimpidita», e Maria Rizzi esalta la musicalità di Zanon.

 

Quanto all’ambiente naturale e lagunare, Concardi (voce discreta) ci illustra questo itinerario letterario, richiama l’attenzione sulle radici lagunari di Zanon per rilevare l’importanza che ha la natura ambientale e naturalistica, così i vari luoghi paesaggistici e l’alternanza stagionale che influenzano la “metamorfosi” dei luoghi. Argomenti che innestano nel Poeta il rapporto con il destino, sia dell’uomo, sia della stessa natura; è ciò che ci porta a considerare la Natura quale rimedio lenitivo. Così Emilia Greco Genesio dice che il nostro poeta si abbandona alla contemplazione del mare e quindi della sua laguna veneta; e di ricalzo Nazario Pardini scrive dell’effetto “luminoso” esercitato dalla primavera; Dino Manzelli ricorda la volontà del Poeta di lasciare una «memoria significativa», senza trascurare anche Mestre come osserva Maria Teresa Secondi; infine Maria Rizzi annota uno spietato confronto con il passato della repubblica veneziana.

Quanto al tema della morte, Niccolò Martinetto individua una «amara speranza e paura per la solitudine del domani»; ma, come osserva Angela Ambrosini «Maurizio Zanon recupera il senso stesso dell’esistenza». Il tema della morte è pressante, così Concardi fa notare che la prima poesia composta da Maurizio Zanon, quattordicenne, s’intitola Cimitero; d’altronde il Critico osserva che «senza alcune passioni che lo hanno fatto sentire vivo, la vita non avrebbe avuto nessun senso».

 

Quanto al tema dell’amore, come si sa, l’amore o meglio l’innamoramento è esaltazione della persona nell’aspetto psicofisico; la letteratura ne è piena e il poeta Zanon sogna un futuro radioso. Dino Manzelli «Leggere Poesie d’Amore rievoca … Dante e del Petrarca per una donna angelicata»; sulla stessa onda, ma solcata secondo i nostri tempi, sono Guido Miano, Mario Santoro, Raffaele Piazza che aggiungono leggera sensualità o un «erotismo delicato»; tuttavia Maria Rizzi scrive: «ricorrono i temi della solitudine, dell’età che avanza, delle malattie e dell’amore, un amore che commuove, perché rappresenta l’unico urlo tra tanti versi sussurrati». D’altronde Maurizio Zanon sostiene che «Nell’amore non ci deve essere soltanto l’esaltazione di un sentimento per una donna, ma anche quello trionfante e giocondo per la natura, per i luoghi cui si lega affettivamente la nostra esistenza e quello per la vita in generale».

 

***

  

Eccoci alla Analisi ragionata dei saggi critici riguardo a Maurizio Zanon, a cura di Enzo Concardi, il quale ha preso le mosse dalla pubblicazione di Maurizio Zanon, nel 2016, della silloge I messaggi del tempo organizzata in cinque sezioni tematiche; ciascuna di esse accompagnata da un saggio critico. Tutto quanto precede può servire per conoscere il poeta di cui ci occupiamo. Concardi ci dice che i cinque saggi del volume I messaggi del tempo «sono studi di letteratura comparata che hanno l’intento di mostrare la caratteristica universale e metatemporale della cultura in generale e della poesia in particolare». I titoli dei cinque saggi contengono in sé la tesi su cui argomentano; autori sono i seguenti.

Angela Ambrosini nel suo saggio, L’incanto della memoria in Maurizio Zanon e Francisco Brines, rileva nel poeta spagnolo la gioia attraverso l’uso del presente verbale alla pari di Zanon. Guido Miano ha composto due saggi: in uno, Il tema del tempo nei testi di Maurizio Zanon e di Vladimir Nazor, afferma che nel poeta croato emergono «richiami esistenziali»; e nell’altro, Il percorso della spiritualità in Maurizio Zanon e Pablo Antonio Cuadra, assicura che la spiritualità del nicaraguense si accosta perfettamente a quella religiosa. Lo stesso Enzo Concardi compone due saggi: in uno, Il tema dell’amore in Maurizio Zanon e Gustavo Adolfo Bécquer, premettendo che «lo slancio del cuore produce sempre energie positive», afferma che nel poeta spagnolo è presente una sorta di panteismo naturalistico; e nell’altro, Il tema della Natura Medicatrix in Maurizio Zanon e Percy Bysshe Shelley, possiamo dire che nonostante le forze avverse della natura (per esempio mare e vento), la natura diventa un rimedio per gli animi tormentati; il poeta inglese è morto nel mare della Versilia per il naufragio della sua barca a soli 34 anni.

Nell’Epilogo, Enzo Concardi conclude con le parole di Mario Stefani da cui abbiamo iniziato, a sigillo della figura di Maurizio Zanon: «Vi è però una luce, è quella dell’amicizia, del camminare assieme, metaforicamente s’intende, per questa via, breve o lunga, accidentata o meno, che è la nostra vita. Ma Zanon vuole essere umano prima che poeta e questa è la sua salvezza».

Tito Cauchi

 

Enzo Concardi (a cura di), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Maurizio Zanon, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 100, isbn 979-12-81351-24-0, mianoposta@gmail.com.

 

Mostra altro