recensioni
Alfredo Alessio Conti, "Tutto è respiro"
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Tutto è respiro di Alfredo Alessio Conti (Guido Miano Editore, Milano 2022 pp. 64 € 15.00) racchiude la volontà stilistica dell'autore a distendere lungo l'arco di un nuovo canto poetico, la rinascita quotidiana della meraviglia. Il poeta abbraccia l'universalità di tutti gli elementi umani, riunisce nel ritmo dell'esistenza il rinnovamento emotivo, orienta la relazione interna del tempo, la percezione della realtà, l'essenza del soffio vitale, il principio filosofico di tutte le cose, esteso nello spazio e nel suo legame con la scrittura. Alfredo Alessio Conti percorre il cammino comune verso la partecipazione sensibile all'esperienza biografica, rinnova la sperimentazione espressiva della qualità persuasiva del linguaggio, ricerca una nuova capacità della parola, aderisce alla purezza del verso, mette in evidenza il senso ritrovato delle inquietudini, il lirismo protettivo dei sentimenti, l'energia dei significati impulsivi e le suggestioni morali. Il poeta comprende il complesso legame con l'universo, sottrae all'isolamento e all'angoscia dell'uomo la distinzione del miracolo della vita, indica l'intensità del mistero, intuisce la prospettiva esistenziale nel drammatico e meditativo conflitto tra la contingenza e la necessità nel divenire della materia speculativa, riconquista, attraverso l'esclusiva esperienza dell'insegnamento elegiaco, la fiducia della coscienza. La poesia di Alfredo Alessio Conti invoca il desiderio inafferrabile dell'eterno, raccoglie il respiro sconfinato della fede, insegue l'ispirazione sovrumana e magica della verità, esorta la preghiera terrena in direzione del dialogo con l'Assoluto. Alfredo Alessio Conti riprende il sussurro indistinto, lieve e prolungato, dell'anima, spiega la spiritualità nell'inesauribile saggezza della Provvidenza, dilata la crudele nostalgia dei ricordi, salva la destinazione rasserenante dell'immensità del luogo interiore, dipinge la riflessione tra la solitudine e il silenzio del tempo nello scenario cosmico della finitudine. La raccolta poetica Tutto è respiro accoglie l'ultima fermata degli orizzonti, la malinconia dei richiami perduti, la sofferenza del vuoto, ma illumina l'oscurità del tormento con la compiutezza esplicativa dei versi, con il chiarore della speranza. Lo sguardo del poeta oltrepassa il confine delle lacrime, l'esilio delle illusioni, staglia i frammenti dei paesaggi vissuti, amati, condivisi nella profondità complice degli occhi, sostiene il coraggio con cui guarda al mondo, il raggio di sole che si posa di là dalle ferite. Alfredo Alessio Conti dona armonia e amore all'attesa di ogni compimento con l'eleganza simbolica del domani, quando il destino imperscrutabile regola la creazione di ogni istante e non scompare nell'inconsistenza. ”Vi arriva il poeta/e poi torna alla luce con i suoi canti/e li disperde./ Di questa poesia mi resta quel nulla d'inesauribile segreto” (Giuseppe Ungaretti).
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
IL TUO DOMANI
Conosci te stesso
e abbi cura di te
raggiungerai l'anima
nella sua profondità
e saprai chi sei
chi dovrai raggiungere
il domani
che verrà.
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COME MACCHIA D'INCHIOSTRO
Solo la luna
che si specchia
nel lago
mi rasserena
in questo passaggio
come macchia d'inchiostro
che si prosciuga
su un foglio bianco.
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LA TELA
Ogni minuto che passa
il creato
tesse la sua tela.
Il tempo trascorre
e della mia tela
la trama
è disfatta.
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LA MIA POESIA
Non inseguo
il ritmo
ma l'Anima
delle parole
mentre scrivo
di me
e dell'umanità.
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C'E' SEMPRE
C'è sempre
un po' d'inchiostro
per scrivere
il desiderio di te
in ogni istante
che della vita
mi resta.
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NEL TUTTO
Sento le stelle
palpitare dentro me
come fuoco d'amore.
Splenderemo nel tutto
ove l'impossibile
è possibile.
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IL VUOTO
Mi sono smarrito
nella notte
una stella
sbuca nella mente
mi ritrovo coriandolo
a tappezzare
il vuoto interiore.
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UN DOMANI
Sarò solo
col vento
in una lacrima
di Dio.
The Vampire Diaries
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All’inizio di The Vampire Diaries, episodi tratti dalla serie dei libri cominciata da Lisa Jane Smith e continuata da altri autori, Damon Salvatore mi stava così antipatico che non lo vedevo nemmeno bello, nonostante – interpretato dall’attore Ian Someralder – bello lo sia fino all’impossibile. Lui era il cattivo-cattivo, senza scrupoli, arrogante, malvagio, mentre suo fratello Stefan era il buono. Il vampiro cattivo e quello buono, insomma, nella scia di tutti i nuovi succhia sangue dell’urban fantasy degli anni duemila. Ma quando, già alla fine della prima stagione, balla con Elena, la fidanzata del fratello, è ormai difficile ricordare che non è lui quello da amare. E quando, nella sesta stagione, Elena si fa ipnotizzare per dimenticare di averlo amato, lei stessa si chiede – al pari di me al principio – come si potesse trovare attraente Damon Salvatore.
Entrambi i fratelli devono fare i conti con ciò che sono. Molto, infatti, si basa sull’accettazione di sé. Stephan ha convinto Damon a bere sangue umano ma poi ha passato il resto dei suoi giorni a pentirsene. Damon ha accettato se stesso, il fatto di essersi trasformato in un predatore, sa che le azioni che compie sono naturali per chi è come lui. È un mostro solo nella misura in cui la natura contempla anche i mostri. Ma può redimersi e lo farà. Non sempre, non del tutto e con continue ricadute.
Niente è definitivo in The Vampire Diaries, la redenzione arriva per tutti, anche nel più oscuro dei cuori non morti si annida una parte di umanità. Il ruolo di cattivo e di buono fra Stefan e Damon si ribalta in continuazione. Per questo Elena, tanto onesta, corretta e altruista, è pronta ad accettare, senza essere troppo schizzinosa, chiunque nella sua vita, anche chi ha commesso i peggiori crimini, perché c’è sempre speranza per tutti. Pure lei, nel corso di otto lunghe stagioni della serie, avrà i suoi momenti bui. Una volta vampirizzata, anche lei compirà azioni di cui dovrà pentirsi. Lo stesso dicasi per Caroline, la più dolce, la più generosa delle vampire. Ad un certo punto qualcuno chiede: “Dunque esistono vampiri buoni e vampiri cattivi?”. E alla risposta affermativa commenta: “Ma anche quelli buoni hanno ucciso qualcuno.”
È così. Nessuno è tutto buono o tutto cattivo. C’è sempre un cattivo più cattivo, che a sua volta potrà cedere al fascino perverso della bontà, riscoprire il residuo di umanità celato in fondo al suo cuore nero.
I protagonisti di The Vampire Diaries azzannano, salassano, squartano, impalano senza troppi rimorsi, come un male necessario, poi, magari, sono capaci di crearsi sensi di colpa abissali e adolescenziali per un bacio dato o accettato. I sentimenti più importanti sono l’amore, l’amicizia e la lealtà. Questi sono i valori che non si possono tradire, tutto il resto è secondario. Uccidere non è poi così grave, le stragi sono solo “effetti collaterali”, mezzi per raggiungere un fine superiore, come quello, appunto, di salvare un amico. Anche perché la morte non è così irreversibile, non è mai definitiva. Chi muore poi torna, come vampiro, come fantasma, come presenza attiva nell’”altro mondo”, quel luogo dove indugiano le anime di chi ci ha lasciato.
Semmai un disvalore è la vecchiaia. Nessuno è brutto a Mystic Falls e nessuno diventa mai vecchio. Persino la cacciatrice ringiovanisce nella settima stagione, perché non c’è posto per la decadenza fisica in questa serie e, il massimo della vetustà, è dimostrare quarant’anni.
L’amore fra Damon ed Elena cresce inesorabile minuto dopo minuto, puntata dopo puntata. È uno di quegli amori che non dovrebbero esistere, che mescolano il bene con il male, la luce con il buio, e, proprio per questo, esplodono. Non è come l’amore semplice e luminoso che lega Elena e Stefan, i due doppelgänger buoni e generosi, o Stefan a Caroline. È, piuttosto, come afferma Damon stesso, “un amore che consuma”, una passione profonda e irrefrenabile, l’attrazione verso ciò che è pericoloso ed eccitante allo stesso tempo. Damon stuzzica il lato oscuro e nascosto di Elena, ed Elena tira fuori il meglio da Damon. È la promessa dell’amore immortale, quello che rimane sempre come nei primi tempi, fra due persone eternamente belle ed eternamente giovani.
Nella settima e ottava stagione, tuttavia, non è più l’amore a farla da padrone. Il sentimento principale è il legame fra i fratelli Salvatore. Stefan è legato indissolubilmente a Damon, la sua anima nera, e non potrà mai vivere sereno finché lo avrà vicino e dovrà occuparsi di lui, dei suoi problemi, dei suoi errori, dei suoi misfatti. Tuttavia, il “brothersbond” (sì, proprio quello che poi i due attori hanno sfruttato per commercializzare il loro Bourbon) è più forte di tutto e trasforma The Vampire diaries in una sorta di bromance.
Una storia di tormento, di sensi di colpa, di dannazione e redenzione. Non cercate la verosimiglianza in questa serie, il mondo secondario credibile e coerente, perché non lo troverete. Non chiedetevi perché su tanti omicidi e sparizioni non indaghi mai nessuno, dove trovino i soldi per campare da nababbi persone che sono state in una bara per mille anni, come possano integrarsi in un mondo moderno e sconosciuto in pochi minuti, o, più banalmente, come possano anche studiare o lavorare gli adolescenti protagonisti, fra vampirizzazioni, omicidi, stregonerie, guerre e faide. Bazzecole. Quella che conta è l’atmosfera dark, anche se un po’ ripetitiva nei contenuti, mischiata all’allure da serie young adult americana, fra balli della scuola, quarter back e cheerleader, e soprattutto, l’interiorità dei personaggi che finiamo per amare, conoscere e sentire “di famiglia”, come accade con tutte le serie lunghe e famose. Alla fine, siamo tutti un po’ orfani del tenero squartatore Stefan, del tenebroso e bellissimo Damon, della coraggiosa strega Bonnie e della limpida Elena.
Insomma, è Mystic Falls, bellezza!
Gianni Mattencini, "Taceranno anche i passeri"
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Tutto ebbe inizio con la morte del coadiutore Gaetano Innamorato. Un dipendente delle Ferrovie di Stato, schivo e solitario, che scelse di suicidarsi all’interno del proprio ufficio di Bari, alle diciassette e venticinque di martedì 27 aprile, nel 1926. In un’epoca in cui il fascismo era salito al potere e consolidava la propria posizione con una politica statalista e centralista, uno scandalo all’interno delle Ferrovie sarebbe stato assai deleterio. Ed è proprio per questo che il procuratore del Re aveva fretta di chiudere la vicenda e archiviare il fascicolo, appurando che si trattasse di un gesto estremo, ma senza alcuna istigazione esterna. Non era però dello stesso avviso il sostituto procuratore, Alcide Saponaro, che in questa vicenda aveva colto sin da subito delle possibili implicazioni di reato e una chance per fare presto carriera. Si avvalse, in questa indagine, dell’aiuto materiale del maresciallo Albino Casati, il quale seguiva la pista tracciata dal magistrato, ma anche il proprio intuito professionale, che lo conduceva ad approfondire la provenienza dell’archivio fotografico trovato in casa del suicida. «L’esito dell’esame era stato prontamente riferito dai regi carabinieri in un ben strutturato seguito di rapporto in cui si avanzava l’ipotesi che le fotografie provenissero almeno in parte dal mercato d’Oltralpe, perché nel retro di talune di esse erano indicate didascalie piccanti in lingua francese. Inoltre, si faceva rilevare la coincidenza, probabilmente non del tutto casuale, che la Rosa Diodato in Dossetti, la donna conosciuta dall’Innamorato in Abano Terme, aveva un precedente di rimpatrio in Italia proprio dal suolo francese per sospetto esercizio del poco nobile mestiere nella città di Parigi. Si trattava di collegamenti assai labili, è vero, ma le prime indagini si conducono così, alimentando d’ipotesi i sospetti e verificandone la fondatezza». Un giallo davvero avvincente, architettato con maestria dalla penna capace dell’ex magistrato ora prolifico scrittore investigativo, Gianni Mattencini, che descrive con compiutezza quegli anni dominati dall’ascesa del fascismo, adattando lo stile in modo conferme all’epoca.
SCHEDA TECNICA
Genere: Narrativa
Pagine: 240
Prezzo: € 16,00
Codice Ean: 9791254510810
Data di uscita: 20/6/2022
LINK DI VENDITA ON-LINE
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Pier Francesco Grasselli, "I maschilisti"
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Il romanzo più piccante dell'estate 2022 è senza dubbio I Maschilisti (Mursia Editore) di Pier Francesco Grasselli, prolifico autore che solo pochi mesi fa era in libreria con la raccolta di poesie d’amore, tutte dedicate alla stessa donna, "Poesie d'amore a una stronza" (Edizioni Il Foglio Letterario). Con quella storia d'amore in poesia, che in qualche modo si richiamava alle “Cento poesie d'amore a Ladyhawke” di Mari, Pier Francesco Grasselli ha dimostrato che quando è scritta bene la poesia può competere con la narrativa nel tenere in ostaggio il lettore dall'inizio alla fine di un libro. Recentemente il poliedrico autore emiliano ha dato alla luce il suo ventitreesimo libro, un romanzo anticonformista e politicamente scorrettissimo, che sprizza testosterone, uno stile di scrittura elettrizzante, a tratti pirotecnico, che non ti consente di staccare gli occhi dalle pagine fino alla fine del libro (io l'ho cominciato alle sei del pomeriggio, per finirlo alle due di notte). Cose che non capitano spesso oggigiorno, né con la letteratura di casa nostra né con quella straniera. Il romanzo, leggero e scorrevole ma tutt’altro che superficiale, si inserisce nella serie di opere decisamente personali che l'autore stesso ha definito la sua "autobiografia erotica", lo stile spiritoso e incalzante ricorda vagamente quello di Lorenzo Licalzi nel Privilegio di essere un guru, con qualche calcolatissima virata sul trash. Come nei precedenti Fanculo amore (Mursia 2009) e Tromba Daria (Independently Pubblished, 2017), il soggetto di I Maschilisti (Mursia 2022) è il sesso, le burrascose relazioni del protagonista con le donne e la sua “rocambolesca” vita sessuale. Un ideale libro da ombrellone, adatto a chi ama le letture frizzanti, imprevedibili… e piacevolmente indecenti.
Nope
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Jordan Peele mi era piaciuto con il suo surreale e corrosivo Get out, per cui mi ha incuriosito questo suo nuovo lavoro che comincia con una scena se non altro originale: un uomo viene ucciso da una moneta che ad alta velocità cade dal cielo conficcandoglisi nel cervello. I figli devono prendersi cura del ranch ma le cose non vanno bene. Finché il giovane non si rende conto che nei cieli della sperduta valle in cui vive dimora quello che pare a tutti gli effetti un UFO. E insieme alla sorella decide di "svoltare" riprendendolo, magari creando una piattaforma propria, per andare dalla mitica Oprah e diventare ricchi e famosi. Alternata alla storia principale viene proposta in flashback quella di Gordie, personaggio fittizio di una sitcom anni '90 interpretato da uno scimpanzé che un giorno, senza motivo, uccise quasi tutti i presenti sul set risparmiando solo due bimbi. Nope è un film che affronta tanti temi ma che ha per protagonista lo sguardo: nostro sul mondo, del mondo su di noi. Oggi immortalare il mondo ha trasceso i comuni fini artistici per diventare una immensa fonte di guadagno: dallo scatto dell'influencer a chi riprende un omicidio, alle telecamere di sorveglianza che, ignare, testimoniano tragedie. Il primo che le posta, le divulga, le trova, si accaparra fama e soldi. Per le polemiche c'è spazio dopo. Ma a Peele interessa il mentre: quanto costa ottenere quello scatto, quel video perfetto che potrebbe cambiarti la vita? Magari la vita stessa. Perché in definitiva con lo sguardo cerchiamo di replicare ciò che facciamo da millenni: controllare la Natura, che notoriamente, la sa molto più lunga di noi, e se vuole, con un buffetto ci scaraventa all'inferno. La strage di Gordie, il calcio iniziale del cavallo, la terrificante scena allo spettacolo di rodeo, ci indicano più volte che le reazioni esterne a noi sono spesso imprevedibili. E invece gli sguardi perenni dei protagonisti a scrutare le nuvole, la chrome ball sul set, il pozzo che scatta le foto al cielo, siamo noi che pur guardando in alto vediamo solo il nostro dito furiosamente egocentrico. Non a caso tra i due figli, chi trova la chiave di volta è il fratello più riservato che, addestrando i cavalli, sa che il predatore non va mai guardato negli occhi e quando lo vede li tiene bassi. Come dire umiltà, voliamo basso, mettiamoci da parte ogni tanto. E guardiamo che fine fa lo scatto perfetto fatto dalla esuberante sorella quando alla fine si rende conto di essere sopravvissuta nonostante tutto. Fotografia davvero notevole.
Marco Lugli, "Sette domande per Dio"
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Elia Galati è il proprietario e gestore di un B&B composto da 4 camere, che amministra in autonomia, in compagnia del suo gatto Teo, della sua compagna di colore Ada, fervente cattolica e del suo amico Aronne, uno studente di filosofia fuori corso. Un brav’uomo, senza particolari talenti, tranne il suo buon carattere e la sua indole generosa. Infatti, ogni giorno, il suo amico e la sua fidanzata si ritrovano agli orari dei pasti per scroccargli pranzo e cena, per poi sparire nei momenti in cui avrebbe più bisogno di loro. La sua vita muterà irrimediabilmente quando Dio lo sceglierà per vestire i panni dell’“Illuminato”: il prescelto per porgli sette domande dopo un’attenta selezione di quesiti globali. Un cielo verde segna la “rivelazione” di Dio nel mondo, sconvolgendo tutte le confessioni religiose, che di malavoglia riconosceranno quel “Dio” come il proprio. E sarà così che anche la vita di Elia muterà, ritrovandosi avvolto da un fascio di luce e una lunga barba, perseguitato dai giornalisti e da nuovi particolari clienti ospiti nel suo Bed and Breakfast. Agenti del Mossad in incognito, arabi giunti a loro volta, per controllare sia gli ebrei che lui, dapprima ostili, poi si uniscono tra loro, mossi dal desiderio e dall’amore, mostrando che si è tutti uguali di fronte alle pulsioni del cuore. Una struttura ricettiva che si trasforma da terreno di scontro e divisioni a incontro etnico e interreligioso. «Mentre io e Aronne discutevamo, attorno al porco si sono radunati David, Asma, Ada e Saad. Li vedevo chiacchierare e sorridere come se la millenaria storia di conflitti non fosse mai esistita. Defilato e in apparenza disinteressato agli avvenimenti, Tana aveva finito di mangiare e si era seduto sopra al tavolo in posizione del loto, inspirava ed espirava con forza contraendo ed espandendo l’addome, nel tentativo di spingere a forza verso l’intestino le proteine animali a cui il suo stomaco non era più abituato. Tra le sue gambe intrecciate Teo sonnecchiava cullato dalla ritmica oscillazione. Rah’el era invece rannicchiata in un angolo assieme alle sue valige con il volto scuro e un’espressione insofferente. Non sarei riuscito a darle una stanza prima del pomeriggio». Un libro umoristico, ma con una morale profonda, che allieta, mentre impartisce i primi fondamenti della filosofia, riflettendo sull’origine dell’esistenza.
SCHEDA TECNICA
Genere: Narrativa satirica
Pagine: 301 pagine formato cartaceo
Prezzo: € 14,00
Codice ISBN: 979-8830223560
Data di uscita: 19/05/2022
LINK DI VENDITA ON-LINE:
CONTATTI:
https://www.instagram.com/marcoluglimk/
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Piero Meli, "Amoreamaro"
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I sentimenti: una rarità dell’epoca contemporanea. Lo racconta Piero Meli in Amore amaro, racconti tratti da storie (quasi) vere: una vera e propria antologia delle relazioni in chiave contemporanea. In un’epoca i cui ritmi sociali sono scanditi dai social network anche l’amore ne è affetto, tanto da venirne influenzato: relazioni che durano quanto la durata di una story su instagram e altre, che si nutrono degli equivoci alimentati dal web 2.0. Una sorta d'incapacità di andare in profondità nel relazionarsi, che viene ben interpretata dai racconti de “il tizio dell’alba”, capace di immortalare gli attimi più intensi e unici con una sola parola. «“Devo andare. Mi aspettano. Gianni si starà chiedendo dove io sia finita”.
“Non andartene, non questa volta, non di nuovo”, avrei voluto dirle, ma sono rimasto zitto. Qualcuno ha detto che gli amori più intensi sono quelli che ereggiamo su determinati istanti, attimi che idealizziamo, che eleviamo ad una dimensione superiore. Sono trascorsi anni, ma la sua pelle mi fa ancora lo stesso effetto, mi elettrizza e potrei non smettere mai di accarezzarla. E so bene che Aurora non si stancherebbe mai di accogliere la mia mano sul suo corpo. Anche se lo scorrere inesorabile del tempo stropiccia i cuori, invecchia i visi e sfiorisce gli animi, le emozioni restano le stesse. Basta un attimo per dirsi addio ed un istante per ritrovarsi. Un lampo in una giornata di pioggia. Mi ha chiesto il numero, ma non lo ricordo mai a memoria... voleva darmi il suo, ma non avevo lo smartphone con me... Lo avevo lasciato in ufficio».
Uno stile che riecheggia il poeta e scrittore Charles Bukowski, la sua intensità nel dare voce ai sentimenti negati e inespressi, con un realismo “pure et dure” che tocca le corde del cuore del lettore: allo stesso modo Meli è il cantore dei giovani contemporanei, di cui interpreta alla perfezione il modo di amare e la paura di lasciarsi andare. Il tutto corredato da aforismi – autoprodotti - di grande sapienza e sintesi, che precedono ogni racconto. «Se durante la cena non guarda mai lo smartphone, allora, e solo allora, è vero amore».
SCHEDA TECNICA:
Titolo: “AmoreAmaro: racconti tratti da storie (quasi) vere”
di Piero Meli
Casa Editrice: Secop edizioni.
Collana: correlazioni universali.
Categoria: narrativa.
Prezzo: 10 E
Codice ISBN: 979-12-80554-20-8
LINK DI VENDITA ONLINE:
https://www.secopedizioni.it/prodotto/amoreamaro/
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CONTATTI:
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Antonino Genovese, "Delitti e maestrale"
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Antonino Genovese
Delitti e maestrale
Fratelli Frilli Editori, 2022
Euro 13,90 – Pag. 240
Confesso che la narrativa di genere mi ha stancato. Prima di Delitti e maestrale non leggevo un giallo da qualche anno. Non ho mai letto fantasy, thriller, action, spionaggio. Non frequento l’horror, genere che ho amato, da almeno dieci anni. Per avvicinarmi a un poliziesco devo trovare altro, non mi basta l’indagine, il mistero, la suspense. Se devo seguire una storia fine a se stessa preferisco il cinema o una serie televisiva, piuttosto che la forma romanzo. Scegliere il racconto (breve o lungo che sia) necessita altro, serve la letteratura, come in questa commedia umana a base di maschere pirandelliane. Nino Genovese è un autore che conosco bene per aver seguito la sua evoluzione sin dai primi passi con Il Foglio Letterario, dalla poesia alla narrativa pura, alle prime (riuscite) opere per ragazzi. Adesso pare aver trovato la sua strada con il giallo, inventando un credibile personaggio seriale come il maresciallo Mariangelo che si muove nella sua Barcellona Pozzo di Gotto, tra problemi di vita quotidiana e un matrimonio finito male. Il suo compito è scoprire delitti e risolvere casi giudiziari, mentre la città è percossa da un caldo vento di scirocco o dal freddo maestrale che arriva dal mare, s’insinua tra la gente, scuote gli animi più torbidi. Delitti e maestrale segue Scirocco e zagara, ma anche il racconto La morte viaggia in cartolina, pubblicato da Il Giallo Mondadori, tutte opere che non si limitano a raccontare un mistero, ma che si caratterizzano per un’accurata ambientazione siciliana, sia paesaggistica che culturale. Vediamo i vigneti di Barcellona, le spiagge di Cicerata, le Eolie come scenario di fondo, assaggiamo i cannoli ripieni di ricotta, il vino bianco del sud profumato d’infinito, ci lasciamo affascinare da poche (ma azzeccate) espressioni dialettali che ricordano il grande Camilleri. Tutto questo ricorda un Maestro, che abbiamo già nominato, ma Genovese è padrone della tecnica mistery che affina romanzo dopo romanzo, sa ammaliare il lettore che lo segue alla scoperta dei colpevoli di una morte violenta, tra parenti poco affidabili, pericolosi strozzini e magagne amministrative sulla raccolta dei rifiuti. Il segreto di un buon giallo sta nella costruzione dei personaggi, che devono essere così ben scritti da convincere il lettore della loro veridicità. Non meno importante la location dove si svolge l’azione, a mio parere meglio se provinciale e conosciuta da chi scrive, come in questo caso, visto che Barcellona è il luogo natale di Genovese. Vorrei poter dire che l’autore siculo ha imparato qualcosa dai miei insegnamenti, ma so che i veri maestri sono altri e sono un seguace della teoria di Franco Franchi (A me mi ha scoperto soltanto la levatrice!), pur restando un convinto assertore dei romanzi ambientati nel luogo di nascita dello scrittore, piccoli o grandi che siano. Barcellona Pozzo di Gotto vive e freme sotto i colpi di penna di Genovese, così come i suoi personaggi si muovono per strade conosciute, frequentano spiagge e locali ben rintracciabili nella geografia cittadina. Delitti e maestrale gode di un impianto molto classico, suggestive descrizioni dei luoghi si avvicendano a dialoghi rapidi e ficcanti. Un giallo da leggere, non solo al mare. Frilli è una garanzia di qualità editoriale, con il suo formato e le copertine riconoscibili, la buona distribuzione, anche in formato e-book, la cura delle edizioni e la condivisibile idea sulla riconoscibilità dei luoghi. Di Frilli ho apprezzato anche Giallo in Versilia di Paolo Giannotti, un’indagine di Pompilio Nardini, giornalista televisivo in crisi che si aggira tra le Apuane e il mare per cercare di risolvere il mistero della morte di un amico che sbarca il lunario come fotoreporter. Il romanzo localizzato in provincia può essere apprezzato da una vasta comunità locale e può servire anche da volano per un turismo culturale.
Salvatore Cafiero e Lisa Di Giovanni, "Phoenix"
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Salvatore Cafiero e Lisa Di Giovanni
Phoenix
L’Erudita – Euro 15 – Pag. 90
www.lerudita.it
La potenza della musica. Un percorso di crescita. Il filo dei ricordi. Un incipit di copertina che attira subito e fa venir voglia di leggere un libro che insegna come attraversare il tunnel più oscuro e scorgere la luce, nel caso in questione grazie alla musica. Gli autori sono Salvatore Cafiero - musicista, cantautore, produttore - e Lisa Di Giovanni - psicologa, editor, scrittrice - due anime che si compenetrano e si completano per dare vita a una storia interessante, che poi è il racconto esistenziale di Salvatore. Lisa Di Giovanni convince Salvatore a scrivere la propria vita, a narrare alle nuove generazioni una diversità che proviene da una malattia, un senso di impotenza e di fragilità che ne segna la fanciullezza e l’adolescenza. La musica salva la vita a Salvatore (scusate il bisticcio), che si chiudeva in uno stanzino e suona la chitarra, vivendo grazie alle note che sprigiona lo strumento. Un ragazzo celiaco ma anche un musicista, che ripercorre gli itinerari di un se stesso bambino con tutti i conflitti interiori, durante il lokdown causa Covid e tira fuori un testo utile per tutti, un romanzo verità, confessione matura e sincera di problematiche interiori. Una storia che si basa sul potere immenso della musica, che vuol dimostrare tutti i suoi benefici terapeutici nella cura di malattie psicologiche e del disagio esistenziale. Ventitre capitoli compongono un mix di emozioni e ricordi, in un numero di segmenti speciale come il numero che li indica, pieno di ingredienti magici per spiegare diversità e bellezza. Capitoli brevi e intensi, a tratti poetici, arricchiti da descrizioni evocative, come nel capitolo dedicato al mare e in quello sull’aliante, per raccontare le vicissitudini di una crisalide incompleta, per giungere alla conclusione che ogni essere umano è unico e irripetibile. Salvatore ce l’ha fatta grazie alla musica, altri riusciranno nella vita grazie allo sport, al cinema, al teatro, alla letteratura. La sola cosa importante è cercare di vivere realizzando i propri sogni per portare a compimento il progetto di partenza, toccando ogni corda dell’anima. Da leggere.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni, "Amarcord Piombino"
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Amarcord Piombino
Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni
Edizioni Il Foglio, 2022
pp 238
15,00
Non dovrei trovare così attraente un libro che parla di una città non mia, che racconta dettagli poco importanti di una provincia lontana nel tempo. Ma se a scrivere di Piombino è il suo bardo, Gordiano Lupi, mi lascio di nuovo catturare. Chi è nato e vissuto per sempre nella stessa città conosce – come la conosce la sottoscritta – la sensazione che ogni angolo, ogni via, ogni fondaco, ogni panchina conservino memoria di fatti accaduti, di gente amata che ci ha lasciato, di prospettive che non si sono avverate, di ambizioni frustrate.
La Piombino di cui parla Lupi c’era e non c’è più, si è trasformata in qualcosa che, comunque, si fa voler bene lo stesso, che diventerà ricordo dolceamaro per le generazioni future. Una città di spiagge e acciaio, di tamerici salmastre e fuliggine, di gabbiani e archeologia industriale. Una città amata con nostalgia e strazio, con la potenza magica del tempo che tutto trasforma, che è selettivo, che rinnovella e ricrea, che contempla il bello e il brutto, il cielo pulito e la spazzatura sotto il marciapiede, le ideologie vissute solo come patetico ricordo. Se a trovare un tappo di bottiglia è un bambino che ci giocherà e che porterà quei momenti incisi nel cuore, persino la fugace visione di tale modesto oggetto crea un continuo, inafferrabile anelito insoddisfatto.
“Vivere sarà soltanto questo desiderio inappagato di ritorno verso quel che non può tornare.” (pag 213)
Sono le eterne, ricorrenti tematiche di Lupi – che qui vengono supportate anche dalle tangibili, seppur evanescenti, fotografie di Riccardo Marchionni. Da Alla ricerca della Piombino perduta, attraverso Calcio e Acciaio, fino a questo Amarcord Piombino, è tutto un susseguirsi sempre più straziato e disilluso di velleitaria, sfinita e un po’ blasé nostalgia. Da un libro all’altro c’è come un arrendersi, un cedere il passo estenuati al nuovo che avanza, un capire che, se le cose stanno come stanno, in fondo è perché noi lo abbiamo voluto.
Conosco bene la mancanza d’un irraggiungibile romantico ideale, la bellezza trascendente di ciò che non sarà mai più, forse perché, in fondo, non è nemmeno stato davvero. Conosco il trasformare qualsiasi momento in gemma struggente purché lontano nel tempo. Cosa rimane a noi sessantenni se non ripercorrere il passato, sentire l’affievolirsi delle pulsioni, il venir meno del talento e dell’elan vital? Possiamo solo vivere ogni angolo delle nostre città, dei nostri mari, delle nostre periferie industriali accarezzandole con lo sguardo, ritrovandoci ciò che è stato e creando allo stesso tempo nuove future rappresentazioni per il tempo che sarà, se mai ci sarà concesso.
Struggente poesia, come sempre nei testi di Lupi, che ti trascina privo di meta da una pagina all’altra, affatato e dilaniato da una malinconia senza confini, una malinconia da bestia stanca che ormai si lecca le ferite.
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