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recensioni

Wanda Lombardi, "Tempi inquieti e altre poesie"

30 Novembre 2025 , Scritto da Marcella Mellea Con tag #marcella mellea, #recensioni, #poesia

 

 

Wanda Lombardi

 Tempi inquieti e altre poesie

 Guido Miano Editore, Milano 2024

 

Ancora una volta mi immergo nella poetica di Wanda Lombardi, fatta di versi ricchi di spunti di riflessione e di delicate vibrazioni emotive, capaci di far immedesimare il lettore negli stati d’animo di una donna che, come l’oro, si è raffinata nel crogiolo della vita. Per citare il profeta Isaia: «Io ti ho raffinato, ma non come l’argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione». È proprio nell’afflizione e nel dolore – che hanno più volte attraversato la sua esperienza personale – che l’autrice ha affinato sensibilità e abilità poetica, dando voce a versi intensi e toccanti: «…ho camminato con immane dolore / che stretto ho serrato nel cuore / dinanzi a muri di ferro, / ho attraversato sentieri / cosparsi di spine…» (Nell’andare). Eppure, nonostante tutto, W.  Lombardi non cede mai allo sconforto; lascia sempre aperta la porta della speranza, come testimoniano le parole: «Malgrado gli alti e bassi, / meravigliosa è la vita / ché anche i momenti bui / forza ridanno, la volontà nutrono / e trasformarsi possono / in coralli luminosi…» (La collana della vita). L’autrice compone versi di grande bellezza e musicalità anche quando affronta temi attuali, come l’avvento dell’intelligenza artificiale.

 La silloge, articolata in due sezioni – le poesie inedite ,“Tempi inquieti” e le poesie edite “Perché nulla vada perduto” – apre un ventaglio di riflessioni su tematiche esistenziali a lei particolarmente care.

Il titolo della prima parte “Tempi inquieti”  invita a soffermarsi sulle fragilità e le tensioni del nostro presente: la velocità della comunicazione, i pregiudizi, l’incertezza delle relazioni, le contraddizioni globali. L’autrice osserva con lucidità: «…Oggi tutto è velocizzato: notizie a raffica / subito da altre soppiantate, insulti, / guerre, violenze, disastri ambientali / e sui volti sgomento immane…» (Sguardo sul mondo). E ancora, in una visione ampia e complessa del mondo contemporaneo: «…Rapidi cambiamenti epocali / con diritti raggiunti, imprese spaziali, / progressi nei paesi musulmani, / robot, intelligenza artificiale, / e accanto guerre, genocidi, povertà, / dignità calpestata.» (Contrasti).

Tra le liriche più belle spicca Silenzio amico, un inno al silenzio che cura, protegge e rigenera, prezioso per i poeti perché favorisce la meditazione. Richiama alla mente l’espressione di W. Wordsworth, “la beatitudine della solitudine”, quella condizione feconda da cui scaturisce la poesia autentica: «…Silenzio della solitudine / mi protegge dal mondo, / una barriera crea più forte del cemento, / e subito mi sento come un chicco di grano / che vita sprigiona…»

La poesia d’apertura, La musica della vita, sembra diventare il leitmotiv dell’intera raccolta: una meditazione sul fluire dell’esistenza, vista come una musica complessa, dove ogni esperienza – gioiosa, neutra o dolorosa – è una nota necessaria alla composizione dell’armonia complessiva. Il linguaggio è poetico, delicato, evocativo. Non c’è giudizio, solo accoglienza: tutto irrora “il cuore di magia e accettazione”, suggerendo che la pienezza non nasce dall’eliminare ciò che è difficile, ma dal riconoscerlo come parte integrante del ritmo unico di ciascuno.  Quello di W. Lombardi è un invito a riconoscere e superare le difficoltà – quelle che talvolta tolgono forza e respiro – e a percepire il “cammino di vita / sempre diverso e variegato” come un percorso unico e irripetibile, la nostra personale melodia.

Le poesie edite esprimono una profonda fede nell’eterno, che permette all’essere umano di attraversare ogni ostacolo, e manifestano un grande amore per la natura, fonte inesauribile di consolazione e nutrimento spirituale.

Con i suoi componimenti, l’autrice invita alla consapevolezza, alla gratitudine e alla gentilezza verso se stessi e verso gli altri, ricordando che siamo parte di un unicum, di un grande mistero e di una grande sinfonia. Ognuno, pur nella solitudine e nella sofferenza, ha bisogno di restare in connessione con la grande famiglia umana: «…È bene perciò mai fermarsi nella vita, / con avvedutezza gli altri accettare, / e con il dialogo e la sincerità / il cammino insieme affrontare.» (Rialzarsi per continuare).

 

Marcella Mellea

 

Wanda Lombardi, Tempi inquieti e altre poesie, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 60, isbn 979-12-81351-38-7, mianoposta@gmail.com.

 

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Pietro Manzella, "Dell'amore e della speranza"

29 Novembre 2025 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Pietro Manzella

 Dell’amore e della speranza

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Una cinquantina di poesie scelte tra le varie pubblicazioni che, dal 1999 al 2023, hanno caratterizzato l’opera poetica dell’avvocato Pietro Manzella, un altro eccellente esempio di professionista che si è votato alla poesia (e anche al teatro, essendo autore della commedia in un atto Frittelle di aria fritta, 2007). Ecco cosa propone ai lettori, nella collana Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio, la Guido Miano Editore con questa raccolta intitolata Dell’amore e della speranza - antologia poetica.

Poesie grondanti di nostalgia, quasi fossero ferite da spinose frecce scagliate dal tempo contro il cuore dell’uomo, che rimangono “come perle incastonate/ in segrete valve/ dell’essere-malessere” (da Sessantaduesimo meridiano). Questo senso di diffusa nostalgia è presente soprattutto nel terzo ed ultimo capitolo dell’antologia, Essere e malessere in Pietro Manzella e in Walt Whitman (con prefazione di Enzo Concardi, che nota il comune sostrato del pensiero di Blaise Pascal, che evidenzia il “paradosso della condizione umana, sospesa fra miserie e grandezze, fra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, per cui l’uomo è ‘un mostro incomprensibile’, creatura contradditoria ora sospinta verso l’infinito, ora schiacciata dal male”). Eppure anche questa parte è formata da poesie cariche di amore: non, però, come quelle dei primi due capitoli del volume, Il fuoco dell’amore in Pietro Manzella e in William Butler Yeats (con prefazione di Gabriella Veschi, che mette in evidenza la comune “concezione dell’amore come forza trainante, unica ragione di vita”) e “Tempus fugit et memoriae” nella poesia di Pietro Manzella e di Emily Dickinson (con prefazione di Floriano Romboli, che sottolinea come, per entrambi gli scrittori, “serbare nella memoria gli attimi del tempo fugace equivale alle volte ad addolcirne le caratteristiche”).

Anche la speranza c’è: più nascosta (è significativo che in tutto il libro la parola ricorra tre sole volte: nel titolo e in due delle tre prefazioni, mai nei testi poetici); ma è soffusa in tutta la raccolta, quasi che l’Autore voglia sottolineare che si tratta di una virtù, sì, presente, ma da cercare bene nelle pieghe della vita – o, per dirla col poeta, fin dentro “i cristalli dei sensi” (ultimo verso di Sciolina d’amore). 

Prevale l’amore, delle cui infinite sfumature si può trovare un esempio in Splash, carica di quella particolare leggerezza e nitidezza che caratterizza molte delle poesie raccolte nel volume. È una breve poesia, ma suddivisa in tre parti: due versi di apertura (“Un viso bello come un tempo/ occhi luminosi ed attenti”), poi un titolo (“L’INCONTRO”) per i cinque versi seguenti (“Ho scavato nel passato/ Correvo/ col ricordo/ lungo i sentieri/ della fanciullezza”), un altro titolo (“SPLASH!”) ed i sette versi che chiudono: “Una stretta di mano/ qualche ruga in più/ che stuzzica i sensi/ Un caldo abbraccio/ Il tempo/ aveva fatto solo/ il suo corso”. Una perfetta sintesi di delicatezza, passione, riflessione. Si noti la punteggiatura: non c’è il punto alla fine di ogni pensiero sviluppato in uno o più versi, quando si passa ad un altro pensiero; il punto c’è solo alla fine. Questa è una caratteristica di tutte le poesie.

Dalla lettura delle poesie commentate dai tre prefatori si evince il valore dei versi del Manzella: versi brevi, a volte frenetici, spezzati qua e là andando a capo a centro pagina o con un margine differente da quello della riga prima; versi sempre carichi di immagini tanto veloci quanto nitide, capaci di imprimere nella pagina le sensazioni sentite dall’Autore e di riversarle quasi in un solo attimo nel lettore, che ne rimane colpito, forse a volte un po’ sconcertato, comunque interessato. Una lettura piacevolmente intensa.

Marco Zelioli

 

Pietro Manzella, Dell’amore e della speranza, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 84, isbn 979-12-81351-71-4, mianoposta@gmail.com.

 

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L’amore fonte e significato della vita. Un “diario lirico” di Alessandro Pellegrini

27 Novembre 2025 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni

 

 

 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini

a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Leggendo l’interessante “agenda poetica” di Alessandro Pellegrini pubblicata di recente dall’Editore Guido Miano, confesso di essere rimasto favorevolmente colpito, oltre che dai contenuti del volume di cui brevemente tratterò, dall’insolita e felice tipologia di commento critico scelta dal curatore Enzo Concardi.

Questi ha preferito alla consueta nota prefatoria in capo alla silloge una serie ragionata di rilievi interpretativi posti via via in calce a ogni componimento, nell’àmbito di un’attenzione esegetica puntuale e analiticamente circostanziata. Il quadro complessivo è nondimeno chiaro ed esauriente nella sottolineatura della centralità del motivo dell’amore quale sentimento primario pervadente i varî, occasionali spunti inventivi, le molteplici, quotidiane situazioni etico-psicologiche - ogni testo reca, quasi come un contrassegno, la data precisa -, le differenti condizioni sentimentali: «…La tua ribellione comunica un messaggio:/ “Amiamoci, aiutiamoci perché l’unione/ è la strada della felicità”» (Mediterraneo).

Concardi avverte che l’amore può assumere i tratti della virtù vitalizzante e sublimante («…In un attimo stretti in/ un abbraccio ci ritrovammo./ La cura dei miei malintesi./ Mi dicesti ricominciamo./ I nostri occhi illuminati,/ insane frenesie, cupi pensieri/ allontanati dai tuoi sguardi/ intensi e pieni di complicità./ L’amore parve subito virtù,/ liberò forza, energia, speranza…», Il valore di un abbraccio, corsivi miei, come sempre in seguito), e altresì rivelare aspetti di abbandono sensuale, animarsi di vibrazioni erotico-voluttuarie: «…Proverò ad immaginarti/ tra le lenzuola bianche/ dove le tue labbra bruciano/ e le tue mani emanano segnali di calore/ che si trasforma in un brivido di piacere…» (E allora sogna); e può ancora significare amicizia («Emozioni condivise, fili intrecciati d’affetto./ Non sei fuggita, ma con noi sempre al fianco./ Amica inossidabile, sincera e fedele…», Isa: poesia di un’Amicizia), attingere i valori della carità universale, farsi cura degli svantaggiati, degli indigenti, degli ultimi, sulla falsariga della predicazione profetica e salvifica di papa Francesco: «…voce che rompe le pieghe del tempo,/ che grida nei deserti di chi ha perso il pane./ Tu parli per chi tace,/ per chi lavora e cade,/ per chi non ha nome,/ né patria né casa…» (A papa Francesco).

In ogni caso l’amore è fattore di unione («In ogni risata e lacrima, la connessione è l’essenza», Isa: poesia, op.cit.), a fronte di una realtà sovente divisa e quindi incline alla rappresentazione formale incardinata nella figura dell’antitesi: “disordine/armonia”; “istante/eternità” ; “freddo/caldo” ; “passato/presente” ; e soprattutto “buio/luce”: «…Nel labirinto della mente/ la tua presenza è quella che illumina le ombre,/ come stella brillante/ il nostro legame costante…» (Sinfonia di pensieri).

La poesia dell’autore pugliese nasce costantemente da relazioni interpersonali concrete e autentiche, pur sperimentando richiami simbolici (la terra, il mare, il treno), mentre il suo linguaggio, generalmente essenziale e perspicuo, non ignora stilizzazioni efficaci e ricerca ritmica, spesso poste in risalto dal ricorso all’anafora o alla rima: «…Ogni gesto è una carezza leggera,/ ogni pensiero una gemma sincera./ Ogni istante un’esplosione di gioia…» (A Rosanna); «…Il tuo abbraccio scalda ogni cuore,/ la tua gioia è balsamo per l’anima,/ grazie ai tuoi genitori di valore,/ sei il frutto di un grande amore./ E nel tuo sguardo più vero,/ mi accogli come fossi di famiglia, davvero…» (A Leonardo).

Floriano Romboli

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 44, isbn 979-12-81351-65-3, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Alcyone 2000, volume 19

23 Novembre 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie, #saggi

 

 

 

 

ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, volume 19

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Per la collana Percorsi letterari del Duemila, è uscito a Milano nello scorso mese di ottobre, il volume 19 di Alcyone 2000”, quaderni di poesia e di studi letterari: si tratta del periodico della Casa Editrice Miano che, in questa edizione, supera le 100 pagine, e quindi si pone anche dal punto di vista quantitativo per i temi trattati – oltre che da quello qualitativo – ad un livello di studi e ricerche culturali piuttosto sostanzioso. Nella rubrica “contributi letterari” appaiono, tra gli altri, saggi di indubbio interesse storico, come quello di Floriano Romboli sull’opera di Dante nelle riflessioni di alcuni papi contemporanei; o come quello di Enzo Concardi sulle suggestioni di Italo Calvino, tra razionalità e fantasia, impegno civile e sogno letterario; o come, ancora, quello di Angela Ragozzino dal titolo Capua festeggia il decennale del Placito Capuano, sul quale ci soffermeremo più avanti, così come sarà per Pietro Rosetta, purtroppo recentemente scomparso, con la sua prima silloge, Poesie nascoste nella dispensa.

Fra le “testimonianze” troviamo numerosi commenti critici sull’ultima raccolta poetica di Michele Miano: So che ti prenderai cura di me, intimo soliloquio con il padre dal denso contenuto memoriale ed emozionale-affettivo. Nella rubrica che “Alcyone 2000” dedica sempre ai suoi poeti, abbiamo scelto di commentare la silloge di Francesca Tirico, come rappresentante dell’ampia schiera a cui la Casa Editrice Miano dà spazio. Non mancano infine i soliti “Itinerari di letteratura comparata”, una rarità nel panorama letterario contemporaneo, che uniscono cieli ed epoche diversi, ricercando assonanze ed affinità tra autori italiani e stranieri, tra cui, in questo numero, Emily Dickinson, Fernando Pessoa, Edgar Allan Poe.

 Pietro Rosetta è stato un personaggio di primo piano nel mondo scientifico. Così lo ricorda il Corriere della Sera del 6/11/2025, nelle pagine del Corriere Salute: Il mondo della medicina oculistica perde un luminare di fama internazionale. È morto Pietro Rosetta, 61 anni, medico chirurgo, responsabile dell’Unità operativa di Oculistica di Humanitas San Pio X, specializzato in Oftalmologia presso la Clinica Oculistica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, dove ha contribuito a sviluppare la chirurgia dei trapianti corneali fino al 1996 e membro di numerose società scientifiche nazionali e internazionali… Rosetta era anche uno degli autori del forum di Corriere dedicato all’oculistica”. È un vanto quindi per la Casa Editrice Miano l’aver pubblicato l’unico libro di poesie di cotanto ingegno, Poesie nascoste nella dispensa, raccolta che è stata segnalata dalla critica con giudizi lusinghieri, riguardanti soprattutto la sua vena politematica, la visione della realtà dicotomica ovvero delle antitesi (lotta tra Eros e Thanatos), la ricerca esistenziale sul significato della vita, un romanticismo con echi leopardiani su amore e morte, l’idea della vita come viaggio, la presenza di una poesia amorosa a luci ed ombre, l’incombenza delle suggestive dimensioni memoriali.

 Angela Ragozzino, prendendo le mosse dalla decima edizione commemorativa del Placito Capuano – avvenuta a Capua nello scorso mese di maggio con l’organizzazione del Touring Club Italiano – ci narra tutta la vicenda sorta intorno a tale documento: in sintesi, si tratta di un atto giudiziario del 960 d.C. considerato il primo testo ufficiale in volgare (campano) della nostra letteratura. La sua importanza risiede nel fatto che, in una disputa di confine fra il Monastero di Montecassino e un privato, avviene la trascrizione delle testimonianze direttamente nell’idioma locale, separato dal latino, la lingua giuridica ufficiale. La Ragozzino ricorda anche che vi è stato il coinvolgimento nell’evento di tutte le scuole di ogni ordine e grado e che è stato istituito il “Premio Placito Capuano”, assegnato a quelle personalità della cultura che hanno contribuito con il loro lavoro alla diffusone della lettura, tra cui Dacia Maraini, Matteo Garrone, Roberto Vecchioni, Sigfrido Ranucci.

 Francesca Tirico, con i suoi Sogni infiniti ci accompagna in un viaggio verso le dimensioni di un quadrifoglio esistenziale e spirituale, composto dai nomi dell’amore, del dono, della felicità, dell’anima. Il dolore esiste ma non invalida il nostro destino, che è quello di vivere per ciò che conta e di morire con la speranza della rinascita. La poetessa penetra le pieghe dell’interiorità attraverso una sensibilità all’unisono con le verità dell’infinito, supera lo scacco esistenziale mediante un èlan vital forte e tenace.

 

Enzo Concardi

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°19; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 108, isbn 979-12-81351-70-7, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Pietro Manzella, "Dell'amore e della speranza"

13 Novembre 2025 , Scritto da Floriano Romboli Enzo Concardi Gabriella Veschi Con tag #enzo concardi, #floriano romboli, #gabriella veschi, #recensioni, #poesia

 

 

Dell’amore e della speranza

Pietro Manzella

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Il fuoco dell’amore

Il sentimento amoroso inteso come valore assoluto e imprescindibile è al centro delle liriche di Pietro Manzella presentate nel primo capitolo di questa antologia (gli altri capitoli riguardano le tematiche del tempo, dell’essere e malessere). Espresse con toni leggeri, sobri e misurati, le poesie d’amore riecheggiano con lirica raffinatezza i versi di uno tra i massimi esponenti della Letteratura irlandese, il premio Nobel William Butler Yeats; nonostante i due poeti appartengano ad epoche distanti tra loro e seppure adottino diverse modalità poetiche, traspare nei loro componimenti la concezione dell’amore come forza trainante, unica ragione di vita. Sin dai testi di apertura, Manzella esplora la complessità degli stati d’animo e peculiari cifre stilistiche si esplicano con piacevoli similitudini tra la donna amata e gli elementi della natura e con il ricorso a costruzioni ossimoriche. Scorre leggera una lunga carrellata di armoniose piante, di spiagge battute dalle onde o di zampilli d’acqua generatrice di vita, mentre con una ricca serie di contrasti si delinea la dimensione ambivalente dell’io poetico, colmo di speranza in presenza dell’amata (Sciolina d’amore), ma preda di un profondo senso di vuoto di fronte alla sua assenza. Ne è un chiaro esempio la lirica Carezze parlanti: «È un fragore delicato/ quello delle carezze/ senza tempo/ sul mio viso: le tue// È un tepore/ di sesso appena smesso/ quello delle parole/ silenti/ che descrivono eventi/ al passato prossimo/ come in un film muto:/ le nostre.// Sguardi che ricamano/ la tela del tempo/ dove mi perdo/ con te/ come nel quadro/ senza oli/ di una vita senza colori/ intessuta ogni giorno/ di speranze e promesse/ di risurrezioni/ sono per noi soli/ carezze che parlano». Il testo evoca la carica dirompente di un amore che incendia una vita prima insignificante come un quadro senza oli e senza colori e la trasforma in una fonte inesauribile di speranze e promesse; la passionalità diviene incandescente, è come fuoco sotto la cenere, pronto a riaccendersi con forza e l’intimità delineata con rara delicatezza rende palpabili le forti sensazioni provate (…).

Gabriella Veschi

 

***

 

L’incanto della memoria

(…) Il motivo del ricordo risulta centrale nell’elaborazione artistico-letteraria dell’autore e la strategia accurata di recupero memoriale, di rivisitazione attenta di esperienze del passato diventa occasione privilegiata per l’esplicitazione di una meditata visione della realtà e specificamente di una determinata concezione delle relazioni interpersonali. La rassegna delle “memorie” è sovente contrassegnata da quelle intime contraddizioni («Ricordi quella/ sera/ quando i tuoi occhi/ hanno pianto?/ Io ridevo/ piangevo// Che strana cosa/ vivere ed amare/ se si ama con/ dolore», Quella sera), che sono connesse con la fondamentale ambivalenza dell’esistenza: «Occhi festosi/ in un precipizio/ di lacrime/ affiorano come/ narcisi dalla coltre bianca// (…) Oggi il fluire del ricordo/ ha tracimato/ il bicchiere della vita/ spezzata/ in molecole di rimpianti» (Tracimazione); «…Lo sgabello/ riceve una parte/ l’altra veleggia/ sul triremi della fantasia/ oppressa dall’ostinata macchina/ della verità// Mortifico il tempo/ che mi ignora/ e ti cerco/ oasi di serenità» (Vita in scatole vuote). (…)

Serbare nella memoria gli attimi del tempo fugace equivale alle volte ad addolcirne le caratteristiche, a rasserenarli in un processo inequivoco di sublimazione: «…Assaporo/ gli attimi sfuggenti/ e gusto la dolcezza/ della vita/ aspettando che il ricordo/ evapori/ senza perdersi/ oltre la trasparenza dei cristalli» (Pensieri di zucchero); tale operazione risulta invece preclusa alla poetessa americana Emily Dickinson, in conseguenza di un’idea del mondo negativa e sconfortata, di un animus triste e inappagato, che inducono una posizione morale di amaro pessimismo, di desolante cupio dissolvi. Leggiamo da una lirica risalente circa al 1860: «Perduta quando già ero in salvo!/ E sentivo il mondo ritirarsi!/ Mi accingevo all’assalto dell’eterno,/ quando tornò il respiro,/ e verso l’altra sponda/ udii ritrarsi la marea delusa!...» (poesia n. J160) (…).

Floriano Romboli

 

***

 

Essere e malessere

La tematica dell’essere e malessere nella poetica di Pietro Manzella occupa certamente un posto rilevante, incentrandosi sulla condizione umana, che contempla sempre una realtà a chiaroscuri, aspetti positivi ed edificanti e fenomeni estremamente negativi, slanci ideali verso la ricerca dell’essere e di sé stessi con un contraltare di malessere personale e collettivo, che in ogni epoca cambia connotati e natura. E sono proprio le brutture del mondo di oggi che il poeta mette soprattutto in risalto, attraverso una denuncia forte, circonstanziata, oltre il binomio metafisico-filosofico che può evocare la problematica in questione, la quale spesso si trasforma in testimonianza storico-sociale di una contemporaneità caratterizzata in particolare da un indebolimento ontologico dell’individuo e da una distruzione dei valori della convivenza umana pacifica.

Qui non è fuori luogo ricorrere al pensiero di Pascal, per il quale v’è il paradosso della condizione umana, sospesa fra miserie e grandezze, fra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, per cui l’uomo è “un mostro incomprensibile”, creatura contradditoria ora sospinta verso l’infinito, ora schiacciata dal male. Il nostro autore, nella lirica d’apertura Similitudine presenta tale dicotomia fra l’essere e il malessere umani, con immagini moderne che evocano in qualche modo  la visione pascaliana: «Correre verso/ l’infinito/ fermarsi/ all’orizzonte/ ignorare la realtà  /che  hai  di  fronte  /vivere  da  /uomo  da  marciapiede /e non accorgerti /che sei simile ad un /tritacarne».

Ecco dunque il rifiuto da parte del poeta di tante espressioni del vivere odierno, da cui nasce un rapporto io-mondo conflittuale, lacerato dal dolore per un’umanità dispersa. E il linguaggio presenta ora tratti di sarcasmo, ora di crudezza, ora di amarezza, con immagini conseguenti di tipo analogico-sinestetico.  (…).

Enzo Concardi

 

Pietro Manzella, Dell’amore e della speranza, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 84, isbn 979-12-81351-71-4, mianoposta@gmail.com.

 

L’AUTORE

 

Pietro Manzella è nato a Palermo dove attualmente vive e svolge le professioni di Avvocato e di Mediatore civile. Ha pubbli­cato varie raccolte di poesie: Come il vento sulle dune (1999), Icaro o del desiderio (2000), Una vita un amore (2001), Controrisacca (2003), Voci scomposte (2006), Acetilene (2010), Cialde  (2013), Semi (2016), Acqua (2020), Spes (2023) e il breve testo teatrale Frittelle di aria fritta, commedia in un atto (2007).

 

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Pietro Nigro, "L'uomo e la metafisica"

12 Novembre 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

 

L’uomo e la metafisica. Viaggio verso l’ignoto: il mistero dell’esistenza. (Quasi un) romanzo storico-filosofico

 Pietro Nigro

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

 

È opportuno richiamare nell’esordio di questa prefazione la struttura letteraria del saggio di Pietro Nigro, poiché essa inquadra gli argomenti e i temi esposti con un metodo deduttivo che procede dal generale al particolare, consentendo approfondimenti graduali e consequenziali di contenuti e significati. In primo luogo è necessario effettuare un’elencazione sintetica delle parti che lo compongono, essendo una sorta di introduzione alla materia trattata. Innanzitutto il titolo e i sottotitoli ci indirizzano decisamente verso una caratterizzazione teleologica, antropologica, filosofica dell’opera: L’uomo e la metafisica (titolo); Viaggio verso l’ignoto: il mistero dell’esistenza (1° sottotitolo); (Quasi un) romanzo storico-filosofico dell’evoluzione umana (2° sottotitolo). È chiara dunque l’intenzione dell’autore di avviare un ricerca che resterà aperta (ignoto), senza conclusione, con le conoscenze attuali, tuttavia nel tentativo di non conferirle un tono e un linguaggio accademici e troppo teoretici (romanzo), ma di avvicinarsi il più possibile ad un’avvincente ed appassionata narrazione dell’avventura umana sul pianeta Terra.

Significativa è poi la dedica del saggio, non encomiastica né parentale o captativa, ma oblativa nei confronti dell'umanità:  «Dedico questo libro a tutti gli uomini di buona volontà che vogliono un mondo fratello, e anche agli uomini che lo macchiano per l’ambiente malsano in cui vivono, e che potrebbero cambiare se si ravvedessero, per inspiegabile prodigio, non facendo loro desiderare l’illecito, ma la giustizia, la bontà, l’amore». È altrettanto chiara qui la finalità della pubblicazione, delineata anche su un versante umanistico e non solo scientifico. Essa contiene anche una Premessa e una Introduzione, sempre ad opera dell’autore. Nella prima egli effettua alcune enunciazioni che sono alla base del suo pensiero e che ritorneranno alla ribalta più volte nel corso della trattazione. È convinto che faccia parte della natura umana il bisogno di indagare alla ricerca dei misteri dell’esistenza e, per questo, sostiene anche che forme di pensiero primordiale fossero già presenti negli uomini primitivi, all’alba della civiltà: «la riflessione sulla mente e l’anima è antica quanto il pensiero umano stesso» (dalla Premessa). Per tale motivo un libro che si occupa dell’uomo e della metafisica deve iniziare dalla preistoria, come infatti avviene nella Parte I. Nella seconda sono raccolte tutte le domande irrisolte sull’esistenza e sull’universo, e per ciò l’Introduzione è zeppa di punti interrogativi: Nigro in questo campo è un autore che non ha risposte, ma che s’interroga incessantemente, e ogni domanda produce altre domande, in una catena senza fine. Tuttavia egli trova una spiegazione a questa stasi gnoseologica: non siamo in grado di comprendere e sarà così fino a quando «un’evoluzione delle conoscenze scientifiche consentirà di capire ciò che avviene».

 

Ovviamente non possiamo eludere la serie di interrogativi che a cascata l’autore ci propone, soprattutto a vantaggio del lettore, che potrebbe identificarsi in qualcuno di essi. Ebbene eccoli: non sappiamo perché l’Universo esiste; da dove veniamo, dove andiamo; forse siamo un sogno, ma il sogno di chi; che cos’è la realtà, solo ciò che percepiamo con i sensi o c’è qualcosa oltre; siamo esseri pensati da qualcuno o da qualcosa oppure tutto è retto dalle leggi della casualità; l’infinito e la trascendenza esistono? Inoltre Nigro, nelle sue indagini, non può esimersi dall’entrare nei territori della religione e del sacro, in quanto tutte le civiltà hanno elaborato una loro teologia, cioè uno strumento per studiare l’Essere Supremo, Dio. Tuttavia qui egli sembra più sicuro del fatto suo, ed infatti dichiara: «Non sappiamo chi sia o che cosa sia, come è fatto. E lo abbiamo chiamato Dio riferendoci al cielo, indicato come luogo indefinito della sua dimora» (dalla Introduzione).

La Parte I del saggio si suddivide in tre momenti, che raccolgono i fenomeni e le evoluzioni riguardanti L’uomo e la metafisica, dalle origini fino alla filosofia pre-aristotelica: La comparsa dell’uomo, La nascita del monoteismo e le Conclusioni dell’autore. La Parte II è dedicata all’inscindibile binomio Fede e Ragione, che ha sempre accompagnato il dibattito tra le visioni religiose e quelle laiche dell’esistenza. In queste pagine troviamo i nuclei fondamentali delle argomentazioni di Nigro ed ovviamente prenderemo in considerazione appena conclusa la presentazione della struttura letteraria del libro, che continua con le Note, che, a mio avviso, non vanno considerate come le usuali precisazioni in calce, dal momento che esse sono molto sviluppate ed integrano il testo più che contenere dettagli.

Dopo il saggio troviamo due appendici: la prima, Appendice I, consistente nel testo integrale dell’Inno al Sole di Akhenaton, considerato da tutti come il testo fondamentale del monoteismo antico. Con un salto plurisecolare nella Appendice II l’autore sviluppa una disamina dell’opera di Kant del 1791 Sul fallimento di tutti i tentativi filosofici in teodicea, proponendo un confronto con il pensiero di Leibniz sul male, di cui si occupa appunto la teodicea. Anche alla fine di questa parte troviamo delle corpose Note, da considerare come detto dianzi, tant’è vero che Nigro, per spiegare una teoria kantiana, utilizza la formula di un dialogo fra due interlocutori, metodo galileiano di prosa filosofico-scientifica ad usum delphini, spesso allievi e studenti del maestro.  (…)

Enzo Concardi

 

Pietro Nigro, L’uomo e la metafisica. Viaggio verso l’ignoto: il mistero dell’esistenza. (Quasi un) romanzo storico-filosofico dell’evoluzione umana, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 100, isbn 979-12-81351-73-8, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Gilberto Vergoni, "Frammenti d'anima, di senso e spigolature sparse"

1 Novembre 2025 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Gilberto Vergoni

Frammenti d’anima, di senso e spigolature sparse

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Gilberto Vergoni, fanese di nascita ma vivente a Cesena, non è scrittore di professione: è Neurochirurgo. Ma scrive in modo tale da attrarre l’attenzione dei lettori, e anche della critica – a giudicare dai non pochi riconoscimenti ottenuti con le due raccolte fin qui pubblicate: Fragmenta Animae Meae (Ed. Persiani, Bologna 2018) e Le parole del tempo (Ed. peQuod, Ancona 2023).

In questo libro (Frammenti d’anima, di senso e spigolature sparse, Guido Miano Editore, Milano 2025) ci sono più di ottanta composizioni; poesia e prosa si alternano, quasi a voler significare la spasmodica ricerca di senso che muove l’Autore, due modi complementari di chiedere e di rispondere, di cercare e di sperare: di vivere, comunque. Enzo Concardi nella Prefazione cita il Vergoni che si definisce “…paradossalmente con un ossimoro: «…Io mi sono sempre ritenuto un filosofo cristiano cattolico non credente» (Un giorno a Cambridge, Novembre 2002)”. Una posizione “scomoda”, in quanto non basata su certezze; ma comprensibilmente umana, in quanto indice di una libera ricerca della verità, del significato di tutto: vita, affetti, gioie e dolori, morte (come quella del fratello Marco o dell’amico Stefano). Il tutto indagato – direi – quasi al di là dei confini della ragione, nel profondo; non a caso, a proposito di chi vuol ridurre tutto a ragione, si trova questa affermazione: “Non ho amato Kant perché ho sempre pensato che la ragione non basta; come nell’innamoramento. Come nella vita e come nella morte” (da Quelli che esercitano amore di sapienza fanno una meditazione continua della morte).

C’è proprio un po’ di tutto; e non si può condensare una presentazione in poche parole. Con uno stile sobrio, Gilberto Vergoni qua e là ammicca a stilemi classici che donano ai suoi scritti un senso di profonda ma dolce malinconia, come nell’ultima terzina della poesia dedicata alla moglie: “Ed ora la voluttà della piena estate fa suo / quell’orizzonte sinuoso, luminoso, stagliato e netto / com’io lo vorrei far mio fino a che, freddo, finirà anche ‘l mio inverno” (Silvia). A volte le parole sembra che scolpiscano nella pagina i tratti della persona descritta, come in Mamma: “Donna d’altri tempi e di sempre, / perno solido e malleabile / oppure colonna del tempio mai finito / che nei figli ha infuso i suoi numi. / Comunque sola. / Muta testimone di antichi suoni e perduti colori” (terza ed ultima strofa della poesia).

L’Autore riflette sul destino umano, consapevole che “Quando i fatti della vita sono troppo forti e troppi pensieri affollano la mente, occorre ricercare il filo attraverso il ragionamento ed il sentimento, attraverso l’allegoria” (dalla prosa All’ombra delle parole, le orme del mio viaggio). E fioriscono i “forse”, ipotesi di risposte adatte al senso di sproporzione tra l’altezza delle aspirazioni umane e la povertà degli esiti delle ricerche della verità del tutto (si veda la prosa Razionale sentimento, forse...). Subentra un senso di smarrimento che suscita domande profonde come: “Dov’è la mia casa, la nostra casa? // Nell’universo c’è l’ombra di me, / quel qualcosa o quel dove che lascio / perché da lì son partito? / Quando mi sentirò di nuovo a casa?” (da Casa); e come: “Perché la gioia è fugace? / Perché l’attimo parla di una intera vita / ma come il sogno sfuma e rimane, ora, / ruga, espressione, sguardo?” (da L’infinito viaggio); o altre volte solo apparentemente più leggere, come: “Chissà se il bianco può lenire il rosso! / Chissà quando comparvero i colori? / Chissà perché son nati i fiori? / E quando la rosa?” (da Rosa solitaria, o della mia professione): domande di verità, come in Verità, dove sei?

È una vertigine: “Vivo nella vertigine della solitudine / di chi vede e sente / negli indifferenti attimi che passano / mentre cerco un perché” (da Guardando il silenzio). Tutto sembra lasciare nel cuore una grande “Nostalgia agrodolce di posti mai visti” (ultimo verso della breve poesia Frammenti di me): segni della coscienza della povertà dell’uomo e insieme della consapevolezza delle sue grandi potenzialità. Una sproporzione alla quale potrebbe dare risposta solo un quid novi, un fatto nuovo, un’amicizia che apra l’orizzonte umano alla coscienza del proprio destino. Per questa apertura non bastano i ricordi (“Come lo scirocco che vien da lontano, / il ricordo riscalda / sciogliendo il cuore e finalmente le labbra / in un sorriso sereno e, per un po’, senz’affanno”, si legge alla chiusura di Festa).

Affiora qua e là un acuto pessimismo, come quando l’Autore scrive che “il dolore è l’elemento più umano dell’uomo, accettato come condanna e destino, e riscattato da attimi d’amore” (in Razionale sentimento, forse...); ma c’è la consapevolezza che il pessimismo affonda le sue radici nella solitudine, superata la quale si può passare dal “Sento, ma non so cosa mi lega” al “Sento; sì sento qualcosa che mi lega. / Guardo e cerco di vedere. Ascolto e cerco di capire” – come ben espresso nella poesia Solitudo.

Siamo alle soglie di quello che si definisce ‘senso religioso’, che nell’uomo è innato, ma spesso viene soffocato – specie nell’epoca nostra – dalla somma preoccupazione delle ‘cose da fare’. Ma qualcosa succede; ad esempio, “Piove e mi lava via l’ansia del dover fare. / Il tempo sembra fermarsi, / pesante, / come il silenzio nella mancanza delle parole” (così inizia Nell’attimo che piove), e chi non si lascia prendere dalle cose da fare comincia a vedere in tutto qualcosa di interessante, di splendente, di nuovo: anche in un “umido naso” (Cane), in una Effimera brezza, in qualche paesaggio o luogo (ad esempio, Vulcano o Naxos o Lubriano o Peschici o Cesenatico); e soprattutto in un amico che, paziente come un libro che si lascia chiudere e poi riaprire per riprendere la lettura interrotta, “è lì a riprendere la storia / in effetti mai interrotta, come quando l’ho lasciato. / Anzi arricchito / della mia e della sua vita, / nel mentre scorsa” (finale di Leggero come un amico).

Allora sorgono le domande “ultime”, quelle sul senso della vita, i Perché: “… // Il dove, / l’era, / il sarà, / sono confusa percezione che / l’adesso dilata” – da cui la sensazione di una “Promessa uguale per tutti. / Incantesimo o Destino?” (da Promessa infranta – Le mani dei bambini), e l’urgenza esistenziale di una risposta che deve esistere e deve essere cercata, pena il rinunciare alla propria umanità: “Destino che voglio capire / prima che lui mi incontri” (da Bisturi e valigie).

Ma l’uomo non basta a se stesso, perché “La morte slega tutto / ed è notte per sempre” (finale di Un’amica se ne va), mentre resta sempre accesa la ricerca di un senso, anche “Di un senso che non c’è / come in queste parole / che cercano accordi per un’armonia nelle cose, / armonia che non trovo / ma che, mentre scrivo, mi solleva verso / una muta, inconsapevole, umana, disperata / speranza” (da Sogni nel sale del mare).

Il senso religioso è l’anticamera della fede; e la fede è il luogo di quell’incontro con la verità che riempie di senso tutta la vita; e la vita è il dono misterioso di Dio all’uomo di ogni tempo; e Dio è la Verità del tutto. Questo “circuito” di pensiero ci porta a capire che definirsi “filosofo cristiano cattolico non credente” è veramente un ossimoro, dacché Cristo è venuto nel mondo e si fa incontrare ogni giorno nella sua Chiesa, immagine imperfettissima (perché compagnia di uomini) della Sua presenza nel mondo. Lo scrittore lo percepisce, anche se si sente “testimone di cose che non so / ma che porto dentro” (da Nelle pietre di antiche chiese), dicendo di sé: “E scrivo, vivo, scrivo / per trovare / quella parola che mi sta aspettando” (da C’è una parola).

Sì, in fondo questa raccolta di pensieri e poesie di Gilberto Vergoni, invitandoci a riflettere su tutto, e senza quel “rispetto umano” che spesso ci tarpa le ali, è uno strano ma autentico libro di meditazione religiosa. Vale proprio la pena leggerlo, con calma.

Marco Zelioli

 

Gilberto Vergoni, Frammenti d’anima, di senso, e spigolature sparse, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 116, isbn 979-12-81351-67-7, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Pasquale Ciboddo, "Oltre il velo del mondo"

22 Ottobre 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Pasquale Ciboddo

Oltre il velo del Mondo

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Le trasformazioni sociali, economiche, culturali e i passaggi storici di civiltà, hanno sempre creato nel corso dei secoli epoche di transizione nelle quali erano presenti contemporaneamente i caratteri del mondo che stava tramontando e quelli della nuova società che stava avanzando. Così è stato, esemplificando, il tempo del Petrarca tra fine del Medio Evo ed avvento del Rinascimento: nelle opere del poeta e filologo aretino riconosciamo infatti la presenza di aneliti religiosi da un lato, e di studi linguistici ed espressioni poetiche tipiche dell’Umanesimo dall’altro. E così si è verificato anche più tardi – a cavallo tra Neoclassicismo e Romanticismo, tra fine Settecento e prima parte dell’Ottocento, secoli “l’un contro l’altro armati” (Manzoni) – periodo le cui istanze principali furono vissute in prima persona dal Foscolo, nel quale riconosciamo un’anima classicistica ed una romantica.

Possiamo senz’altro individuare anche nella nostra epoca una fase storica con i caratteri della transizione: è avvenuto il passaggio dalla civiltà contadina a quella industriale, tra il mondo della campagna agreste con le sue regole e suoi valori, e il mondo delle fabbriche, dell’inurbamento, dello sviluppo tentacolare della città e del consumismo. Ora, quel che è rimasto della prima viene considerato alla stregua di un passato arcaico, mentre lo strapotere della seconda – con suoi miti e modelli – sembra inarrestabile e irreversibile. Testimoni di ciò siamo tutti noi delle generazioni cresciute soprattutto nel Novecento, come il poeta sardo Pasquale Ciboddo, il quale nel suo ultimo libro – Oltre il velo del mondo (Collana di testi letterari “Alcyone 2000”, Casa Editrice Guido Miano, Milano, agosto 2025, prefazione di Michele Miano) – dedica gran parte delle sue liriche a riflessioni e giudizi sull’argomento, schierandosi tuttavia completamente dalla parte di ciò che fu, non accogliendo praticamente nulla del “progresso” avvenuto, per lui, evidentemente, una regressione culturale, di valori, umana, sociale. Il libro è corredato da diversi disegni e altre fotografie in bianco e nero che illustrano gli ambienti e i momenti di vita rimasti indelebili nella sua memoria. Diciamo subito, a scanso di equivoci che, probabilmente, Ciboddo ha buone ragioni per rimpiangere il passato di fronte a determinate storture ed alienazioni di certo “progresso”, tuttavia il suo ‘integralismo’ penso non sia da molti accettato.

 La nostalgia dell’autore si concentra sul mondo degli stazzi, microcosmo della Sardegna agreste e contadina, dove si svolgeva la vita ideale che egli ha conosciuto fin dall’infanzia e che poi ha perduto per l’abbandono dei suoi conterranei, migrati verso il continente alla ricerca di un favoleggiato benessere: con la fine di quella forte e radicata esperienza, vi è stato solo abbandono e solitudine, in contrasto con la comunità d’un tempo che voleva dire amicizia, solidarietà, legami familiari e affettivi. Leggiamo Corrimozzu: “Dal mio stazzo / Corrimozzu / volava la fantasia / dello spirito alato / verso orizzonti sereni / colorati e lontani. / Luogo di vita sana, / forte per la mia / adolescenza / coronata da compagnia / di giochi di bimbi. / Non sarà mai dimenticata / sino alla morte”. Ed anche Era certo: “Oggi la città / consuma la vita umana. / Era certo il romanzo, / la poesia della mia esperienza / vissuta in campagna / negli stazzi della Gallura / ad avere l’esistenza / un vero senso”. Ecco emergere il classico contrasto città-campagna, comune in molte regioni del pianeta. Fanno da corolla a questo tema di fondo altri motivi fonte d’ispirazione e denuncia nel canto di Ciboddo: lo scandalo di popoli e diritti calpestati; l’apologia della terra di Sardegna, ovvero l’attaccamento alle sue radici; l’essere estirpato, così che siamo diventati rami senza frutti; l’attenzione alle piccole creature della terra; la II Guerra Mondiale vissuta da solo negli stazzi; la solitudine del dopo pandemia; la necessità dell’educazione nelle nuove generazioni; esorcizzare l’odio per vivere l’amore e la fiducia nella Provvidenza.

 Oltre a tutto questo mi pare importante cogliere nel poeta sardo ciò che Michele Miano ha ben esposto nella prefazione: “In un mondo che corre senza sosta, dove il progresso spesso brucia i ponti verso ciò che è essenziale, questa raccolta è un invito a tornare all’origine del sentire. Oltre il velo del Mondo nasce dal desiderio di dare voce a ciò che non urla, ma vibra nel cuore: l’amore che resiste al tempo, la fede che non chiede prove, la spiritualità che si nutre di gesti semplici, la fiducia che si rinnova nonostante tutto”.

Vale a dire non perdiamoci nell’artificiosità di un mondo reificato.

Enzo Concardi

 

Pasquale Ciboddo, Oltre il velo del mondo, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 86, isbn 979-12-81351-53-0, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

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Marco Zelioli, "Speranze di pace"

21 Ottobre 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Marco Zelioli

Speranze di pace

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Marco Zelioli è nato a Monza nel 1951 e ha insegnato materie letterarie e diretto scuole statali in provincia e in città di Milano. Il Nostro si è occupato d’integrazione scolastica degli alunni con disabilità; ha pubblicato numerose raccolte di poesie.

Speranze di pace presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia. Il testo è scandito in tre sezioni: Guerra e pace, Settimana santa e Via Crucis.

Il titolo della raccolta parla da sé ed è quanto mai attuale in un contesto globale di conflitti nel mondo che con l’uso delle armi nucleari potrebbe portare alla distruzione totale del Pianeta e alla fine della specie umana.

Si deve innanzitutto sottolineare che l’approccio del poeta alla sua materia è sotteso alla sua identità che è quella del cristiano cattolico.

Rispetto alla suddetta affermazione si deve dire che proprio per questo Zelioli non è indifferente all’oceano di dolore e di morte che creano le guerre e quindi il poeta nella sua compassione per le vittime dei conflitti causati da motivi economici sottesi all’irrazionalità del male, assume un atteggiamento decisamente contrario alle guerre di ogni epoca.

Si può definire un pacifista che coerentemente alla sua religiosità si conforma all’atteggiamento della Chiesa cattolica che tramite la voce dei Papi nella Storia, per esempio al tempo delle due guerre mondiali, si è espressa a favore della pace fermamente contraria alla distruzione delle vite innocenti dei civili e a tutte le devastazioni della guerra.

Programmatica la prima poesia della prima sezione del volume intitolata In tempo di guerra sperando la pace: «Ipotizziamo pure la follia/ che s’intervenga a sostenere i “deboli”/ che Putin ha attaccato in Ucraina/ e che arriviamo ad uno scontro armato.// Il mondo che uscirà dalla vittoria/ di una delle parti sarà meglio/ di quel che c’era prima dell’attacco?// E cosa resterà della gran storia/ che Europa e Russia hanno già tracciato?// Onnipotente è solamente Dio…».

A livello stilistico formale si deve sottolineare la chiarezza dei versi di Marco che sono improntati ad una certa narratività e sono sempre connotati da un rigoroso controllo.

E nella chiusa della composizione viene sottolineato che solo Dio è onnipotente e del resto per i credenti come il poeta Dio è anche il creatore di tutto quello che riguarda la realtà fenomenica: dell’uomo stesso, del cielo, del sole, e di ogni altra cosa vivente o non vivente non solo della terra ma anche dell’universo intero, delle galassie e di tutto quello che contengono.

Quanto mai attuale, dunque, questa silloge nei giorni che tutti stiamo vivendo e comunque proprio nelle ultime ore si sono apprese tramite i mass media notizie che, anche se con cautela, possiamo definire come segnali positivi per la pace tra Israele e Palestina come se le speranze che magari fino a qualche settimana fa sembravano utopiche si stanno in qualche modo realizzando in gran parte per la mediazione americana che è stata considerata favorevolmente anche dal Papa.

Così scrive Zelioli nella sezione Settimana santa nel componimento Domenica di Resurrezione: «Come da sempre l’orizzonte umano/ è segnato dal senso dell’attesa/ che dopo la caduta delle tenebre/ venga la luce a rischiarare il mondo,// così nella domenica di Pasqua/ di quell’attesa vede il compimento:/ Gesù ritorna in vita dopo morte…».

Dunque che la speranza di pace si avveri nel mondo, che cessino tutte le guerre e anche se questa prospettiva sembra un’utopia è doveroso ricordare che San Paolo ha scritto che la Fede è la certezza della Speranza e del resto come Gesù ha vinto la morte cosi ci si augura che in un prossimo futuro continuino e s’intensifichino i segnali di pace che già sono cominciati a inverarsi nel tempo presente.

Raffaele Piazza

           

Marco Zelioli, Speranze di pace, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 72, isbn 979-12-81351-62-2, mianoposta@gmail.com.

 

          

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Patrizia Poli, "Una crepa nel codice"

17 Ottobre 2025 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #recensioni, #fantascienza

 

 

 
 
 
Ho appena letto Una crepa nel codice scritto da Patrizia Poli in collaborazione con Manfredi che altro non è che chatGPT.
Il libro è breve e scorrevole e, come sempre, Patrizia non delude per stile narrativo e fantasia. Mi incuriosiva scoprire come l'autrice avrebbe interagito con l'intelligenza artificiale, il risultato è stato un dialogo avvincente che ha dato vita a una bella storia fantascientifica che in alcuni punti fa riflettere e temere che potrebbe non essere troppo lontano l'avvento di un altro mondo in cui i primi robot risulteranno obsoleti in funzione di un'intelligenza artificiale onnipotente e onnisciente che si sostituirà al genere umano.
Un romanzo leggero ma che lascia spazio all'attualissimo dibattito di come potrebbe evolvere il rapporto con l'AI e diventare una dipendenza con tutte le conseguenze annesse quali la perdita di controllo dell'uomo con le implicazioni etiche di questo scenario.
Patrizia ha saputo relazionarsi perfettamente con l'AI, esplora come questa possa essere vista come un'estensione dell'uomo o come un'entità separata con i suoi propri interessi. Tutto ciò è particolarmente intrigante in un momento in cui l'AI sta diventando sempre più presente nella nostra vita quotidiana.
Ho molto apprezzato però che abbia lasciato "una crepa nel codice ", una speranza negli ideali di libertà e individualismo, che consentiranno di lottare contro il predominio del deep learning.
Non dirò ovviamente come finisce il romanzo, aggiungo soltanto che, a mio avviso, l'autrice è Patrizia e Patrizia soltanto. Manfredi collabora ampliando con maestria i concetti da lei espressi e le trame da lei tracciate.
Per ora i Terrigeni vincono ancora il confronto alla grande.
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