poesia
Angelo Fortuna, "Di Là dall'orizzonte: utopiche trasparenze"
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Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze
Angelo Fortuna,
Guido Miano Editore, Milano 2023.
Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, di Angelo Fortuna, è una raccolta poetica dal titolo particolare, significativo, quasi ermetico, ma molto evocativo; un titolo che ci fornisce, sin da subito, indicazioni tematiche e di segno su quello che l’autore vuole esprimere e comunicare. Egli, in effetti, sembra voler scrutare il mondo «di là dall’orizzonte» – com’è tipico, d’altra parte, della vera poesia, il cui linguaggio è capacità di guardare avanti e vedere oltre –: quel mondo che sta oltre le apparenze, al di là del mondo chiaramente visibile e tangibile, che l’autore vuole intravedere, immaginare e offrire al lettore. Un’idea, questa, un’intenzione, una volontà, che è ben supportata anche dalla pregevole introduzione, in cui l’autore, rifacendosi ad alcune citazioni di poeti simbolisti, romantici e moderni come Arthur Rimbaud, Vladimir Majakovskij, Jorge Luis Borges, Alda Merini, Pablo Neruda, Alfred de Vigny, François-René de Chateaubriand, esplicita il suo concetto di poesia.
L’autore esordisce con la definizione di Edgar Allan Poe, secondo cui la poesia è un «atto divino»: la poesia, infatti, consente al poeta di creare, dare forma e vita; l’atto della creazione, prerogativa di Dio, è offerta all’uomo in quanto parte della sua creazione, poiché in lui brilla una scintilla di divino. Il poeta è come un veggente, che vede oltre le apparenze ed è in grado di offrire agli altri uomini la sua visione; per cui, la poesia è illuminazione, bagliore che squarcia le tenebre. L’uomo che intraprende il viaggio nel mondo della poesia non sa quello che sarà in grado di scoprire, di comunicare o svelare (Jorge Luis Borges). Per esercitare il suo compito, il poeta ha bisogno di ritrarsi in solitudine, entrare nel suo Io, calarsi nelle sue profondità e uscirne trasfigurato.
La raccolta poetica, ricca di spunti e immagini, rappresenta così una sorta di testamento spirituale dell’autore, che attraverso emozionanti narrazioni poetiche, fatte di ricordi, sensazioni, descrizioni di eventi e situazioni, ci svela un mondo fatto di bellezza, di buoni sentimenti, valori e pensieri pregni di fede e di speranza. L’autore descrive la «Sicilia dorata» e la città di Noto in particolare, ne esalta la bellezza, la ricchezza storica, le meravigliose sfumature del paesaggio; ne descrive le estati infuocate, i cambi atmosferici, le folate di vento gelido, le spiagge, le strade, i monumenti barocchi. Ne viene fuori una Noto elegante, raffinata, luminosa, rivestita d’oro, accogliente, incrocio e crogiuolo di lingue e culture diverse, ricca di storia e umanità. Il poeta in questo situazione sembra essere una parte integrante della città, oserei dire una sua vera e propria colonna portante.
La raccolta si apre con la poesia Vieni, festoso Aprile: un vero e proprio inno alla speranza, con l’arrivo della primavera, la rinascita della natura, la Pasqua di Resurrezione, che fanno ben sperare nella sconfitta del Covid-19: «…Incedi aprile, vittorioso e mite, / Pasqua di resurrezione è glorioso / obiettivo vincente del tuo onore…». E il rito dell’incontro di Maria con il figlio risorto riempie l’animo e spalanca orizzonti d’infinito: «Mentre Gesù e Maria, fianco a fianco, / sui verdi sentieri della salvezza / spalancano orizzonti d’infinito…» (Pasqua di Resurrezione).
Nella terza poesia, l’autore ci racconta la storia di donna Venerina, un’educatrice che con i suoi insegnamenti, accompagnati da atti di affetto e dolcezza, ha saputo formare intere generazioni; il tono della poesia è nostalgico, pregno di delicatezza e tenerezza, ma vigoroso allo stesso tempo, come quando i versi mettono in evidenza i valori profusi dalla protagonista: «…Quando gli mancava il suo sorriso / e il magistero che limpido emanava / la sua persona trasudante amore, / Giorgino attingeva alla sua fonte / per poi tornare colmo di vigore / alla sua evangelica missione…» (Un angelo a due passi da casa…).
Formazione ed Educazione sono temi molto cari all’autore, come si evince dai suoi versi. Nella bellissima poesia Avventura educativa d’amore, l’autore – da grande conoscitore del mondo della scuola –, traendo spunto da un’allieva il primo giorno di scuola superiore, descrive poeticamente il mistero e la bellezza dell’educazione. Solo chi ha avuto la gioia d’insegnare sa cosa significa formare generazioni di studenti, vederli crescere giorno dopo giorno, diventare uomini e donne del futuro, ed essere fautore di questo processo è qualcosa che riempie l’animo. Quando si ha la fortuna di accompagnare uno studente per diversi anni, a livello di scuola superiore, si può vedere il vero cambiamento nella crescita, i ragazzi che diventano adulti e si aprono alla vita. Se poi l’apporto del docente viene riconosciuto, si prova una grande gioia e si è consapevoli di aver contribuito al miglioramento della vita e del mondo. Anche in quest’avventura si è poeti, poiché si diffondono semi di conoscenza e di se stessi, così come il poeta fa attraverso la sua poesia: «…è la storia di un sublime bene / educativo, culturale, umano, / che la terra non potrà contenere / e che reclama l’intervento attivo / di trascendente amore e d’eternità…».
Un’altra tematica cara all’autore, e trattata nelle sue poesie, è quella della meraviglia: la meraviglia che si prova davanti allo sbocciare della vita, la nascita e la crescita di bambini – nel caso specifico i nipoti dell’autore –, che infondono tenerezza, gioia, bellezza, speranza nel futuro. Il poeta esalta, con grande abilità espressiva, il miracolo della vita: Dio nonostante tutto non si è stancato dell’uomo. In alcune liriche, il poeta si riveste di assoluta tenerezza e senso di protezione: «…Invasione di gioia senza fine, / vitalismo e mutevoli espressioni / d’un fanciullino di soli quattro mesi / che la grazia divina ha destinato / a chi procede sui sentieri erbosi / del cosmo, dono e mistero di Dio, / da sempre innamorato del creato, / smisurata profusione del suo amore» (Al piccolo Adriano); «…Dappertutto si volge il tuo sguardo / desioso di comprendere il mistero / e carpire il segreto che avvolge / la tua essenza a immagine di Dio, / frutto di sconfinata tenerezza, / che il percorso terreno t’ha donato / per conquistare eternità beata / libertà con infinito amore / nelle braccia del Creatore amato…» (Per Flavio, amato dall’Amore).
In altre liriche, in cui parla dell’amore per la sua donna, compagna di una vita, un amore eterno, predestinato da sempre, l’autore si riveste di dolcezza e infinita tenerezza: «…Tanti gli anni e i decorsi decenni / tempo immemorabile oramai / ma anche solo un attimo fuggente / proiettato in sublime eternità / oltre i limiti e confini del cosmo / oltre le vastità del firmamento / oltre il mistero delle galassie azzurre / oltre il volo e l’espansione dei sogni / oltre gli arcani pluri-universali / oltre i concetti più complessi e arditi / nei campi sterminati d’infinito / dove l’Amore che a tutto dà senso / ci accoglierà sorriso a braccia aperte / nel suo seno vitale creatore / colmo di pienezza e di totalità…» (A Clara). Un amore, quello per Clara, che ha riempito la vita dell’autore sin dalla sua giovane età: un amore – fonte di ricchezza, di bellezza e di dolcezza – per il quale, pertanto, egli si sente benedetto e riconoscente a Dio e all’universo.
In alcune liriche, l’autore utilizza il francese come se fosse la sua lingua madre, mostrando anche qui grande bravura ed eleganza poetica. Molto bella e musicale è la lirica Des frontières muettes, in cui egli descrive un paesaggio di fine estate, accompagnata dai moti del cuore, con lo sfondo dei monti Iblei: «…Le train siffle, annonce de départ: / des gouttes de rosée se fondent, / des larmes d’un temps passé, séchées / parmi les brumes de paradis perdus».
La poesia di Angelo Fortuna si caratterizza per un linguaggio altisonante, ricco, elegante, musicale. L’autore usa con scioltezza l’endecasillabo e compone versi strutturati ed equilibrati. Siamo di fronte a un poeta “maturo”, di grande esperienza e sensibilità, il cui sguardo è rivolto sempre verso il “divino”, al quale è riconoscente per il dono della vita, per la bellezza e l’amore che ha provato e ammirato, per l’arte della poesia di cui è capace. Fortuna usa ogni parola con naturalezza, per descrivere dettagli e particolari di tutto ciò che lo circonda, del mondo che lo avvolge, e lo fa talmente bene e in maniera così efficace da coinvolgere intimamente – quasi rapire – il lettore nel suo poetare, facendogli immaginare le situazioni da lui sperimentate e rivivere le sue stesse emozioni.
Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze è una raccolta poetica importante, nelle parole e nei significati; una raccolta intensa e profonda, fatta di parole misurate e versi delicati; è pura capacità di creare immagini e suscitare emozioni; pura poesia dell’anima, in cui convergono significati e valori fondativi dell’esperienza umana. Una suggestiva e piacevole diffusione di echi, in cui l’autore dispiega tutte le sue abilità poetiche e narrative, segnando profondamente e indelebilmente l’animo del lettore.
Marcella Mellea
Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 110, isbn 979-12-81351-15-8, mianoposta@gmail.com.
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L’AUTORE
Angelo Fortuna è nato ad Avola (SR) nel 1939 e vive a Noto (SR). Laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Catania, già docente e preside nei Licei, ha insegnato Lingua e Letteratura Inglese, Lingua e Letteratura Francese; è giornalista iscritto all’albo di Palermo dal 1973, scrittore e poeta. Ha pubblicato numerosi libri: saggi di critica letteraria, d’arte, opere di narrativa e raccolte di poesie.
Poesia 21
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Poesia 21
Crocetti Editore – Feltrinelli
Euro 14,00 – Settembre / Ottobre
Pagine 130 - Disegni di Riccardo Vecchio
Poesia è diventata da tempo (quattro anni, ormai) una rivista libro, un contenitore di rime del passato e di versi liberi contemporanei, italiani e stranieri (con testo a fronte) tradotti benissimo, certo non come un libro di Jiménez, edito da Newton & Compton nel 1971 (collana Paperbacks) che sto rileggevo in questi giorni, pieno zeppo di orrori (avete letto bene, orrori!) al punto di modificare il senso delle poesie. Crocetti non è Newton, tratta la poesia con rispetto e si affida a traduttori validi come Gabriele Morelli che in questo numero ci fa conoscere Luis García Montero, a me noto per essere stato sposo di Almudena Grandes, ma che come poeta lo scopro soltanto oggi e dico che ne vale la pena. Il romanticismo illustrato di Montero frequenta gli anni onestamente infranti e i primi versi che si uniscono alle ultime poesie, cercando la città dell’infanzia e degli anni adolescenti, tra le macerie di una guerra, le parole d’amore e i silenzi, i versi d’altri poeti e la lingua creata dall’amore, con le liriche stemperate in un epitaffio che celebra un auto perdono. Montero è un esempio di grande poesia ispanica che Crocetti sta raccogliendo in un volume tradotto e curato da Gabriele Morelli: Venga a me la parola. Imperdibile. Ben 40 pagine della rivista sono dedicate a Luis García Montero, con testo spagnolo a fronte, per poi passare a William Carlos Williams, morto nel 1963, a 79 anni, amato da Cristina Campo, definito come il poeta che sapeva dire la parola amore. Davide Brullo presenta una scelta di liriche dove fa notare che ricorre per ben 64 volte la parola amore, indicativa del tema preferito del poeta. Silvio Ramat - collaboratore storico di Poesia - con la sua rubrica storica ci ricorda Giulio Gianelli (1879 - 1914), un crepuscolare che ha saputo rielaborare in una sintesi personale il lascito pascoliano, segnando una strada diversa da Gozzano. Chiara De Luca porta un valido contributo come colta traduttrice che redige un commento critico su Jean Portante e regala alcuni estratti da La strana lingua, edito da Kolibris (Premio Mallarmè). Milo De Angelis pubblica dieci poesie di un poeta di trent’anni (titolo della rubrica) come Alessandro Bellasio, un nichilista rigoroso e senza scampo, subito dopo apprezziamo la svizzera tedesca Elizabeth Meylan e la sua poesia di paesaggio ricca di sentimento. Per concludere sono interessanti sia La conversazione con la morte di D. Nurkse che Morte funesta del grande Dario Bellezza, un inedito di teatro in poesia, forse la sua vera autobiografia in versi. Poesia 21 (settembre / ottobre) è un numero che si legge come sempre tutto d’un fiato, per poi rileggerlo ancora, più lentamente, per metabolizzare i contenuti poetici. Crocetti Editore è da sempre garanzia di qualità poetica.
Francesca Gentili, "Nel tuo giorno"
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Nel tuo giorno di Francesca Gentili (Eretica Edizioni, 2022 pp. 98 € 16.00) è una raccolta poetica espressa nella dimensione elegiaca dello spazio, inteso come rifugio quotidiano, nella dinamica immersiva della memoria, un elogio alla riflessione disvelativa dell'esistenza. La poesia di Francesca Gentili è un territorio intimo e privato, una postazione emotiva che difende l'intervallo del tempo, persegue la necessità di esprimere, attraverso l'accurata funzione sensibile del testo poetico, i coinvolgenti affetti e la disincantata libertà, la realtà attraverso il linguaggio metaforico delle immagini. Afferma, nel generoso dettaglio del contesto biografico, la consistenza dell'esperienza come interpretazione agli interrogativi dell'animo umano, amplia la qualità comunicativa e sacra delle parole, nella sequenza ontologica della radice dell'umana condizione, genera la naturale e originaria possibilità di decifrare l'intenzione della profondità, trasmette la confidenza dell'inconscio, nell'equilibrio di una fiducia che concede l'accordo tra la compassione e l'estraneità, consente l'elaborazione sull'essenza della vita. Francesca Gentili presenta l'evoluzione del pensiero ispirato con la consapevolezza della malinconia, con l'appartenenza a un istinto essenziale e seducente, immerge nella sua affascinante scrittura la provocazione del silenzio, descrive l'incanto privilegiato della cronaca dell'amore, insegue il richiamo romantico del respiro nella grazia della bellezza inattesa. Evidenzia la cadenza delle stagioni interiori pronunciata nella curvatura mutabile dei giorni, celebra la meraviglia disarmante e struggente dei luoghi, depositari di felicità e di dolore, indica il cammino di speranze interrotte, la protezione segreta della perdita. Nel tuo giorno racchiude, nell'intreccio prezioso delle pagine, una voce autentica, l'esclusivo desiderio di rendere poetico il contenuto della verità, il segno metafisico delle intonazioni introspettive, la traccia terrena e materiale dell'evidenza impulsiva nell'immediata contraddizione, delinea l'osservazione del vissuto con il sostegno dell'assenza, spesso rivendicata nella risonanza infinita dell'archetipo ineluttabile del vuoto. Rappresenta il veicolo istintivo dell'identità nell'ascolto empatico di ogni pulsione originaria, identifica la corrispondenza intuitiva dei ricordi nella testimonianza terapeutica di ogni trasformazione emotiva. L'incongruenza tangibile dei comportamenti umani nutre il suggestivo suggerimento di riconoscere il disagio e l'inquietudine dell'abisso con l'influsso esperienziale del rilievo letterario. Le poesie raccolte nel libro riproducono il risultato talentuoso di un appello al miracolo carismatico di componimenti raccolti nell’arco di dieci anni, sostenuti dalle spontanee percezioni, rispondono all'imprevista e inesorabile dissolvenza, trasportano la permanenza del principio visibile lungo l'essenza evidente del linguaggio, nella volontà di spiegare l'invisibile, nell'urgenza di manifestare l'accento di ogni legame affettivo. Francesca Gentili unisce la migliore intenzione di eclissare le esitazioni e le incertezze alla delicata padronanza degli interrogativi e delle attese, muovendo la lama della luce nel profumo indelebile di un sogno, tra i labirinti della nostalgia.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
LE TUE PAROLE
Le parole viaggiano nel tempo.
Le tue, al pari delle altre,
si ristorano
in luoghi a me sconosciuti.
Sono diamanti le tue parole,
come la luce del mio giorno le abbraccia,
così le vedo.
E la tua voce ancora mi parla
come se fosse la prima volta.
GUARDARTI
C'è un solo modo di leggerti,
come cavando il buio da una grotta facendosi largo,
la luce sulla fronte.
Un solo modo di guardarti,
dividendo l'immagine con le ombre,
come pane di affamati.
NEL TUO GIORNO
Nel tuo giorno
si placa il vento,
la matassa si dipana
non per un filo trovato
ma per il nodo sparito.
-
Nel tuo giorno il mondo apparente dilegua,
i pensieri mutano,
si flettono come luci di aurora boreale,
è sospesa la guerra
e questo frastuono di ombre che mi passa dentro,
si ferma e poi muore in silenzio.
-
Nel tuo giorno mi porti lontano,
davanti alle stelle,
dove era per tutti
ma solo noi stiamo.
DOVE
Chiunque io sia,
checché se ne dica,
di me guardi un punto
io non so dove,
ma è dove mi trovo
perché ogni volta mi incontri.
NELLA PIAZZA
In me vive una sera in letargo
un profumo di quartiere
un sottile marciapiede.
In me vanno foglie miste d'autunno
a cercare altri approdi.
In me siedo a una fontana
col rombo della tua voce di prima,
si raccolgono galassie mute
per tacere la nostra storia che ripete l'acqua.
Nella piazza è nato un fiore che non ti conosce
ma che tu ameresti.
DICEMBRE
Se più non esisti tra le cose del giorno
ti farò venire fuori dai sogni
come si issa la vela puntando al Nord
in un mattino di sole.
Claudia Messelodi, "Emozioni"
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Claudia Messelodi
EMOZIONI
La raccolta poetica Emozioni di Claudia Messelodi, proposta da Guido Miano Editore, ci fa ritrovare le accattivanti atmosfere dell’ormai dozzina di opere pubblicate, dal 2012 in qua, dalla poetessa trentina, di Arco.
Il suo stile conciso e ‘spezzato’, anche nei componimenti più lunghi (una decina, su circa ottanta), si adatta perfettamente alla brevità della scrittura di Haiku, quasi una specialità dell’Autrice, che qui ne offre numerosi, interessanti esempi. Concisione che ben si adatta anche ai momenti di più intensa emotività delle poesie, rendendoli ‘leggeri’ anche “quando ogni barriera difensiva della razionalità crolla sotto la spinta indomabile della passione” – come scrive Enzo Concardi nella prefazione alla raccolta. Si leggano questi versi, ad esempio: “Vuote memorie / e il mondo piange ancora / pietra su pietra” (p.27); o si legga Fiordalisi e lacrime, dall’incipit melodioso che pare una canzone di Franco Battiato: “Carezzerò ogni tua ombra / dissiperò le nebbie d’ogni tua malinconia. / I tuoi silenzi cospargerò d’azzurro / come d’estate certi fiordalisi / a rubare il cielo e fiorirmi dentro gli occhi / …” (p.31).
Il Concardi sottolinea anche la peculiarità delle “strutture linguistiche sommamente e prevalentemente sintetiche, raccoglitrici comunque di baluginanti ma densi concetti, astrazioni, messaggi”; come in questi Haiku, per fare tre soli esempi: “Smarrirsi dentro... / baci e anelli mancanti / farfalle erranti” (p.32); “Vertigine blu / e sotto i piedi un mondo / così lontano” (p.41); “Per un attimo / la mano nella mano / per una vita” (p.49).
La ricchezza degli spunti di riflessione personale è spesso stemperata in un’atmosfera rarefatta, meditativa, che rasserena il lettore anche quando s’intuisce una sottostante durezza, come in questi versi: “Mitiga il tempo / questo freddo nel cuore / baci di roccia” (p.44).
Insomma, una raccolta in buona parte introspettiva e per nulla banale, queste Emozioni, che sono accompagnate anche da due suggestive immagini fotografiche che quasi commentano la lirica d’apertura, Croce di Baone, e da sole bastano ad allargare il cuore quasi quanto i versi di Claudia Messelodi. Una lettura che invita alla rilettura, più e più volte, perché non stanca mai.
Marco Zelioli
Claudia Messelodi, Emozioni, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 68, isbn 979-12-81351-12-7, mianoposta@gmail.com.
Sillvia Marzano, "Voci"
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Silvia Marzano, VOCI,
2023
Come scrive il prefatore Enzo Concardi con grande acribia già nella precedente raccolta dal titolo Liriche scelte (Guido Miano Editore, 2021), nella sua più autentica ispirazione erano apparse componenti intuitive, irrazionali, misteriche, emotive e sentimentali tali da avvicinarla ad una sensibilità di tipo pascoliano, superando tuttavia il pianto interiore proprio del poeta romagnolo, acquisendo poi un linguaggio tendente a forme ermetiche, fino a sviluppare in ultima istanza uno stile personale assai levigato e trasparente, senza mutuare dall’intellettualità filosofica concetti astratti, ma creando immagini suggestive, accostamenti analogici, oggettualità e fantasie, inserendo bagliori di significati con molta levità e trasparenza.
Voci (G. Miano Editore, 2023) è un titolo che fa riflettere ed è molto affascinante: la voce è quella dell’ispirazione poetica stessa che secondo Borges viene per i pagani dalla musa, per i giudei e i cristiani dallo Spirito Santo e per gli psicoanalisti dall’inconscio, e secondo Franco Fortini da tutte e tre insieme le categorie che si sovrappongono e fondono in un’unica istanza ipostatica.
Anche Alda Merini parlava di Voci che ascoltava e traduceva e inverava in versi, i suoi splendidi versi ed è tipico dei poeti in generale sentire il Visiting Angel, benefico e catartico per l’atto di generare, creare poesie.
Voci è un testo non scandito e per la sua unitarietà potrebbe essere considerato un denso poemetto.
In alcune poesie della raccolta ritroviamo in alcuni versi un’effusione tutta elegiaca che ha qualcosa di filosofico.
Nella poesia eponima che apre la raccolta leggiamo: «Voci sorgive / oscillanti, / un canto fuggevole / remoto. / Un fremito / attraverso il linguaggio / nel bianco delle parole. / Voci dell’anima, / un sussurro inudibile / Eppure un dire / sommesso, impalpabile. / Un suono del pensiero, / un’eco di Nulla»
Una chiara ascendenza speculativa e anche religiosa ritroviamo in Polvere cosmica: «Polvere cosmica noi siamo/ e nell’azzurra vertigine/ al di là dei cieli, / nel tempo che non è nostro/ e nello spazio più che spazio, / è forse la nostra origine remota,/ il Padre delle luci, / incommensurabile infinito, / il divino silenzio/ da cui veniamo./ Luce luminosissima, / traccia di una traccia/ di cui portiamo il sigillo».
L’io poetante-è molto autocentrato spesso nel suo ripiegarsi solipsisticamente su se stesso e incontriamo leggerezza ed icasticità nei versi raffinati e ben cesellati detti con urgenza.
Nei componimenti brevi si avverte la tendenza all’epigramma e pare che lo stesso io-poetante punti una cinepresa sul mondo circostante come un abile regista che traduce le cose in parole luminose che generano stringhe di unità minime sempre ben calibrate e veloci.
Anche la natura a volte decantata in modo idilliaco è centrale in molte composizioni per esempio quando è nominata la bellezza dei tulipani, fiori che in bilico tra gioia e dolori nel tripudio primaverile festeggiano ignari il dolore del mondo.
C’è qualcosa di vagamente struggente in questi meravigliosi versi che esprimono la salvifica ansia per il dono della vita.
Raffaele Piazza
Silvia Marzano, Voci, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 76, isbn 979-12-81351-09-7, mianoposta@gmail.com.
Angela Ragozzino, "Voci d'anima, d'arte e di natura"
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Angela Ragozzino
VOCI D’ANIMA, D’ARTE E DI NATURA
Ricorre nel 2023 il 250° anniversario della morte dell’architetto Luigi Vanvitelli progettatore della celeberrima Reggia di Caserta, icona storica dell’arte di tutti i tempi.
In questo libro che va oltre la mera raccolta di poesie, non a caso inserito nella Collana Parallelismo delle Arti accanto alle poesie, ritroviamo fotografie tra le quali spicca quella relativa alla statua di Luigi Vanvitelli stesso, opera del 1879 dello scultore Onofrio Buccini (1825-1896), immagine connessa, interagente, con l’omonima poesia encomiastica dedicata all’architetto della Reggia di Caserta.
Da notare che la poetessa Angela Ragozzino è nata a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede e quindi come punto di partenza c’è la vicinanza geografica proprio con Caserta come chiave d’accesso a questo volume che non a caso sarà presentato tra breve a Sant’Angelo in Formis e a San Leucio.
A proposito di parallelismi il libro può essere considerato un ipertesto, frutto dell’interazione dei piani espressivi, delle linee di codice che si sovrappongono e intersecano appunto di poesia, fotografia e arti figurative.
Affascinante e compiuto il progetto nella sua originalità e nella sua eclettica bellezza.
Poetica neolirica ed elegiaca quella della Ragozzino dove non a caso la natura gioca un ruolo importante e dove la partita si gioca tra rêverie e linearità dell’incanto in un incantevole connubio.
In A Luigi Vanvitelli, poesia ispirata dalla stessa scultura che raffigura l’architetto, leggiamo: «Lo sguardo spazia / nella fertile piana / e si ferma là sulla collina. / Il verde bosco è percorso / da cervi e cinghiali / tra ninfe e fauni giocosi. / E vedi mute di cani, creature silvane / tra alberi e acque sorgive…».
Nella suddetta poesia c’è anche un chiaro richiamo al mito con figure mitologiche classiche che sono nominate, elemento veramente raro nel nostro panorama letterario in un recupero del passato magico e ammaliante.
Filosoficamente in Canne al vento la poetessa riprendendo l’assunto di Pascal afferma di essere appunto una canna al vento ma canna pensante e parla di solitudine, ma comunque scrive ottimisticamente che al vento non si spezza nel mirare nuvole bianche e tasselli di una natura incontaminata: «Canne al vento / sulla riva, onde increspate / dalla brezza marina. / Rocce arse, baciate / dal caldo sole d’agosto. / Il fico d’India, verde / dai frutti spinosi, / ma dal cuore tenero e dolce. / Canna al vento, si piega / ma non si spezza…».
Piacevole la poesia Il raccolto verrà in connubio con il dipinto olio su tela Al ritorno dai campi di Franca Maschio connotato da un fresco cromatismo che raffigura sei uomini visti di spalle che camminano per un suggestivo sentiero ai cui lati si stagliano coltivazioni di spighe alte e rigogliose e tutto pare pronto per la primeva mietitura che avverrà ancora anche nella nostra realtà liquida, alienata e consumistica tipica dei nostri giorni.
Intenso il dipinto Notturno di Fabio Recchia che si può considerare di tipo figurativo perché rappresenta dei vaghi rami di pino, rischiarati dalla luna, sullo sfondo di tinte surreali rosse, blu, verdi e azzurre che creano sospensione e mistero accentuate dalla tecnica spray art che aumenta la suggestione e la rarefazione delle immagini. Tale dipinto ben si accosta alla poesia Nel silenzio della sera: «… / Oh! luna che brilli lassù, / illumina i miei passi / per questi ultimi scampoli di vita. / Solo nel silenzio della sera / ritrovo me stessa / e la mia anima trova la pace».
Un globale e superlativo esercizio di conoscenza se è vero che l’unione fa la forza anche in campo estetico.
Raffaele Piazza
Angela Ragozzino, Voci d’anima, d’arte e di natura, prefazione di Enzo Concardi; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-02-8.
Giuseppe Bertòn, "Danza con me - Dance with me"
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Giuseppe Bertòn
DANZA CON ME - DANCE WITH ME
Danza con me - Dance with me (Guido Miano Editore, 2023), con traduzione in inglese di Luisa Randon, la raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, ha come cifra dominante nel suo inverarsi una poetica intellettualistica sottesa ad una matrice che determina accensioni e spegnimenti di tipo neolirico e a volte elegiaco.
Composito e articolato architettonicamente il volume nel suo essere scandito nelle seguenti sezioni: Parte I: L’ultima sera dell’anno; Parte II: Marocco; Parte III: Mille anni; Parte IV: Una volta ho scritto una poesia; Parte V: Alla luna; Parte VI: Danza con me.
Il testo presenta una prefazione di Floriano Romboli esauriente e ricca di acribia nel metterne in luce i molteplici aspetti.
Affascinante la prima composizione intitolata Il tempo che ha per argomento la stessa percezione soggettiva del tempo da parte del poeta e non solo del poeta, tempo che fugge inesorabilmente.
Del resto il tempo è una dimensione imprescindibile nella letteratura e anche nell’arte in generale perché ogni forma estetica è nel tempo e per esempio T. S. Eliot aveva una forte coscienza del tempo che è segno di limite e di morte a meno che non sia presente nel bagaglio del poeta una categoria religiosa e mistica per la quale il tempo è infinito e sconfina nell’eternità come per esempio in Dante: «Questa sera, l’ultima sera dell’anno, / ho messo la legna / nella stufa di montagna, // e miracolosamente la casa si è scaldata, / ed è l’ultima sera dell’anno, / ed il tempo passa, e qualche volta vola. // E pensavo come pensiamo il tempo, / che i fisici misurano, i poeti soffrono, / i religiosi credono infinito. // Io penso che il tempo è un’illusione, / è solo un’illusione in questa vita sconosciuta. / E vale meno di un bacio» (Il tempo).
Una parvenza di rêverie è presente costantemente nei versi e una magia e una malia caratterizzano gli stessi versi detti con urgenza, versi raffinati, ben cesellati e perfettamente controllati.
Giustamente il prefatore parla di anafora e di iterazione lessicale e sintagmatica in questo poiein accattivante e intelligente.
Intrigante per il lettore la traduzione a fronte in inglese che intensifica il piacere del testo.
Anche un’aurea di mito e sacralità pagana è presente in queste pagine quando sono dette le divinità Apollo e Dioniso che per il correlativo oggettivo divengono simboli e metafore di bellezza e armonia cosmica che riportano alla Grecia attica dell’armonia per antonomasia di quando il tempio è costruito sul monte per una fusione ontologica con la natura.
Anche l’amore è una tematica della poesia e l’io poetante non si rivolge alla persona amata ma parla genericamente d’amore.
In Un giorno leggiamo: «Un giorno ero innamorato, / e guardavo il mio amore, / e guardavo le persone, / e le case, / e l’aria, / e le strade. // Guardavo il mio amore, / e sentivo le cose intorno cambiare. / Sentivo lo spazio ed il tempo modificarsi, // in qualche modo come la gravità modifica / lo spazio ed il tempo, / intorno all’universo. // Dove lo spazio è diverso, / dove il tempo è diverso. / Mentre guardavo il mio amore», poesia veramente notevole.
I versi procedono per accumulo e il ritmo crea musicalità e a volte ci sono epifanie di freschezza e dolcezza come nel distico: «…Oggi è una bella giornata / e ho baciato il mio amore», Una bella giornata).
Raffaele Piazza
Giuseppe Bertòn, Danza con me – Dance with me, pref. Floriano Romboli, trad. in inglese di Luisa Randon, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 108, isbn 979-12-81351-06-6, mianoposta@gmail.com.
Alfredo Alessio Conti, "Il viaggio e la speranza"
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Il viaggio e la speranza di Alfredo Alessio Conti (Carello Editore, 2023 pp. 46 € 12.00) è una conferma poetica all'orizzonte di un itinerario dentro la parola divina e umana, il varco di un confine sacro in cui il cammino esitante dell'uomo è la prima, necessaria missione della coscienza interiore per intraprendere la migliore esperienza della vita. Il percorso di Alfredo Alessio Conti circonda il tracciato fragile e sofferto del tempo presente, alimenta la traccia esplicativa di una liturgia emotiva, scandisce il movimento interpretativo dell'esistenza, la linearità geometrica di ogni profondo ed essenziale verso, segue la complessità incessante del fondamento della conoscenza. I testi assegnano una teologia esegetica, distendono la volontà di una consapevolezza, nelle frammentarie inquietudini dell'uomo, assorte nell’incertezza del vivere, trafitte nel timore e nei tormenti della solitudine. Alfredo Alessio Conti abita la maturità della propria espressività linguistica, indaga l'archetipo del significato cognitivo, confronta la propria anima con la transitorietà del proprio corpo, per essere testimone alla rivelazione trascendente della propria condizione, avverte la via dell'impegno educativo per rivolgersi a una umanità ritrovata, nell'appartenenza del pensiero che eleva il respiro alla libertà e all'ascolto rivelativo del silenzio, contempla la riappropriazione di una identità evocata attraverso la ricerca riflessiva e l'ancoraggio di ogni prospettiva. Consente alla propria verità elegiaca di dispiegare il paradigma dell'attitudine spirituale, la devozione nei confronti dell'amore e della grazia, sorregge la tensione intrinseca del paesaggio interno. Il viaggio e la speranza apre le pagine al dono della comprensione, diffonde lo stupore monastico di una liturgia esplorativa al servizio elegiaco dei ricordi e al valore ermeneutico della nostalgia, illustra il contenuto incarnato dell'insegnamento pastorale a inchinarsi alle trame dell'assoluto, indica l'esortazione per nutrire l'opportunità coraggiosa di stare con se stessi, di accettare la crudele e misteriosa frattura del dolore, di contemplare l'oscura inaccessibilità che alberga nella soglia del cuore, di incoraggiare il suo superamento per ritrovare la sincera corrispondenza di verità con l'universo e con Dio. Alfredo Alessio Conti analizza una continua e insistente custodia del pensiero, sorveglia l'esercizio lirico della percezione soggettiva dei sentimenti per rendere agibile lo spazio ecumenico dell'amore, rivolge la sua attenzione all'osservazione monologante delle esperienze della vita. La poesia di Alfredo Alessio Conti pone a fondamento l'esigenza di un rifugio introspettivo, analizza la condizione emozionale che resiste oltre lo spaesamento e lo sgretolamento inarrestabile della provvisorietà delle attese, il precipizio inesorabile dell'assenza, riceve lo svelamento della meraviglia vitale, l'autenticità della tenace e paziente speranza. Affronta la vulnerabilità delle vicissitudini, intuisce le imperfezioni terrene, ritrova il valore purificatore di ogni alta meditazione e fortifica la preghiera quotidiana verso l'armonia della natura e il sereno raccoglimento verso la luce. Ricorda ai lettori la dolce e amorevole misericordia della fede, nell'ordine di un elemento carnale e divino preesistente all'uomo stesso, nella radice di un verso che instilla il bene: “Sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. Ama e fa ciò che vuoi” (Sant'Agostino)
Daurija Campana, "Sola tra memoria e dolore"
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Daurija Campana
SOLA TRA MEMORIA E DOLORE
La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.
Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.
Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.
Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.
Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.
La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.
Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.
La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.
Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.
La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.
La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.
La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».
Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.
Raffaele Piazza
Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.
Claudia Messelodi, "Emozioni"
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Claudia Messelodi
EMOZIONI
Emozioni è un titolo pregnante e forte in quanto è sottinteso che la poesia nasca proprio da emozioni del poeta che sono trasmesse al lettore, è un titolo per una raccolta di poesie coraggioso e spiazzante, forse un titolo che tutti i poeti darebbero alle loro raccolte.
Presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia e include due splendide fotografie a colori: Croce di Baone e Panorama del monte Baone, immagini molto suggestive.
Il testo è costituito da un alternarsi di poesie di media grandezza suddivise in strofe e connotate da titoli e da molte poesie haiku, caratterizzate dalla forma lapidaria e dalla straordinaria concentrazione intrinseca.
La raccolta potrebbe essere letta come un poemetto per la sua unitarietà strutturale e contenutistica.
Cifra essenziale di questa poetica è quella di una vena neolirica e romantica con esiti che raggiungono costantemente la linearità dell’incanto e una grande chiarezza che si coniuga a icasticità, luminosità e leggerezza che si fanno espressione di questi versi che viaggiano sulla pagina con rara precisione.
Fascino, magia e malia sono costanti nei tessuti linguistici caratterizzati spesso da accensioni e subitanei spegnimenti e nei casi delle poesie di media lunghezza con il primo verso c’è un librarsi del senso che poi plana nelle chiuse associato a significati e significanti sempre controllati e nonostante la chiarezza emerge una forte dose d’ipersegno in queste suadenti ed equilibratissime pagine nel quale emerge un andamento sicuro non scevro da luminosità e grandissima bellezza.
Tema dominante del volume è quello dell’amore, un amore che ha qualcosa d’intellettualistico ed è intriso di misticismo di stampo naturalistico.
Anche una natura rarefatta e lussureggiante è messa in scena da Claudia con maestria e sapienza e fa da sfondo alle poesie, quasi uno sfondo controcampo.
«Così per caso… / E se in quegli occhi c’è un Dio / cieli d’indaco».
In Portami lontano leggiamo: «Portami lontano/ dove s’accende il desiderio/ dove l’onda dei pensieri/ si fa muta/ di stupori e di abbagli/ tra silenzi ambrati di roccia. / Portami nei lidi dove non si dice/ dove non si deve,/ ma solo è respiro/ la presa calda della tua mano,/ battito/ il carbone celeste dei tuoi occhi…».
Densità metaforica e semantica caratterizza questi versi che sgorgano come acque di sorgente alpina, acqua di ghiaccio che la luce del sole irida come cristallo in un giorno che si trasfigura per entrare nell’eterno, nell’infinità.
E c’è spesso un tu al quale l’io-poetante si rivolge, un’entità della quale ogni riferimento resta taciuto e che dovrebbe essere presumibilmente l’amato, se in poesia tutto è presunto, l’amato ricercato con parole che sfiorano e rasentano l’invisibile.
Meraviglia è quella dalla quale viene sorpreso il lettore dinanzi all’esercizio di conoscenza in versi della Messelodi che colorato da tinte suadenti diviene il precipitato di un’anima e dei suoi sentimenti più intimi.
In bilico tra gioia e dolore si rivela l’essenza di questa poesia che è intrisa di una vena forte di melanconica e nello stesso tempo gioiosa bellezza.
Raffaele Piazza
Claudia Messelodi, Emozioni, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 68, isbn 979-12-81351-12-7, mianoposta@gmail.com.
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