poesia
Adriana Deminicis, "Da un poemetto alla luna. I fiori di gelsomino"
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Da un poemetto alla luna. I fiori di gelsomino
Adriana Deminicis
Guido Milano Editore, 2022
In questo libro dal titolo Da un Poemetto alla Luna. I fiori di Gelsomino l’autrice Adriana Deminicis prende l’avvio dalla considerazione dell’atteggiamento umano consistente nella diffidenza verso il suo simile, nella chiusura, che lo porta a innalzare muri, a chiudere frontiere. L’autrice lamenta anche nei propri riguardi l'incomprensione che trova nel condividere i suoi pensieri, e la conseguente emarginazione da parte degli altri. Ella disapprova pure l’educazione a norme rigide, con pregiudizi che rendono sordi agli aneliti di limpidezza, di magnanimità, di lungimiranza. Questa atmosfera pesante ha provocato in lei quasi una malattia sentendosi emarginata, malattia da cui si augura la guarigione.
Auspica dunque un cambiamento nella visione delle cose e nel comportamento degli uomini tra di loro, che è improntato appunto oggi ad individualismo, indifferenza, incomprensione.
Con sorpresa allora sono proprio le piante o la contemplazione del cielo a ispirare pensieri e sentimenti che aprono alla speranza: «…la Luna alla Sera risveglia in me antiche miscellanze, / anche il profumo dei fiori, / anche le meravigliose piante con il loro cuore / così delicato e attento mi vengono a parlare, / mi fanno sentire la loro calda presenza, / rassicurante, un cibo che nutre / e rende lieti di speranza…» (Frammenti di esistere).
Ed è da qui che la poetessa intravede un miglioramento: «…presto arriverà il cambiamento / … simbolo massimo / di Libertà e di Armonia / con l’Amore a guidar la rotta» (ivi). Allora è la Luna e il fiore del Gelsomino in particolare che suscitano in lei una sequela di pensieri e di ispirazioni. «… / Luna argentea così buona e amica /…/ il mio pensier si eleva immenso / raggiunge vette elevate dove la Luce Bianca / di guarigione non è mai stanca...» (La Luna e la Vita, Venere e l’Amore). Così comincia a «…nutrir un pensiero di cambiamento, / non più soggetto a limiti, / mi liberavo di una memoria fatta di impedimenti, / pregiudizi… le mie affermazioni / cominciavano ad andare verso luoghi fioriti…» (ivi).
Ecco i fiori. Ecco il gelsomino. Alla luna, da lei chiamata «la Regina della Luce», si affianca il gelsomino che «…alla Sera veniva a profumare / il Viale» e che «…simboleggiava un amore Eterno, / che si faceva sentire…/ per onorare tutti quegli sguardi / che da tempo avevano cercato un Amore vero» (Il Gelsomino alla Sera veniva a profumare il Viale).
Luna e Gelsomino allora li possiamo pensare come il simbolo, la Luna della Luce, ovvero della Verità, della Giustizia, invece il Gelsomino come il sentimento che può scorrere come fluido a unire gli uomini, e cioè l’Amore. Solo così la felicità potrà brillare negli occhi di tutti. Luna: «Saggezza Eterna, Intelligenza che viene ad illuminare» (Luna).
Inoltre Adriana Deminicis nella contemplazione della luna e nel godimento del profumo del gelsomino, sente una immedesimazione di sé con l’Universo. «…tutto di me era presente nell’Universo, / tutto dell’Universo mi accompagnava…» (Poesia d’Amore. La Luna Rossa). È il microcosmo che si fonde col macrocosmo. Del resto tutti gli elementi sono sia nell’uomo che nell’Universo. Sono costituiti della stessa sostanza. Il pensiero dell’autrice ora spazia nel Tutto. E il Tutto, che è l’Universo, è ricco di Amore: «… C’è tanto Amore nell’Universo, / … l’Amore ha radici profondissime, / ogni rosa che nasce ne rappresenta il Simbolo, / simbolo lieto di un Amore senza fine…» (Guardavo il Cielo).
È un’opera deliziosa questo “Poemetto alla Luna. II fiori di Gelsomino” di Adriana Deminicis, un’opera che quasi ci fa sentire la freschezza delle piante, il profumo dei fiori, ci mette in comunicazione con la natura e con l’Universo intero. Un’opera di ampio respiro che esprime l’anelito a distaccarsi dal mondo dove domina il male che altro non è se non la mancanza di amore. E l’amore lo possiamo attingere alla Luna, al Gelsomino. Presenze stupende che esprimono purezza anche con il loro biancore.
Dal mondo caotico e malvagio la poetessa trova uno spiraglio di speranza: un mondo di amore cui la natura ci introduce.
Si avverte anche in questo anelito alla vita senza più tristezza, senza più affanni, quasi il presagio della vita futura, dell’aldilà. Forse è insito nella natura umana il concetto del Paradiso, dove sarà asciugata ogni lacrima, dove non ci sarà più né pianto né dolore, ma solo luce, amore e felicità.
Maria Elena Mignosi Picone
Adriana Deminicis, Da un Poemetto alla Luna – I fiori di Gelsomino, pref. Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 120, isbn 978-88-31497-32-9, mianoposta@gmail.com.
Franco Buffoni, "Betelgeuse e altre poesie scientifiche"
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Betelgeuse e altre poesie scientifiche
Franco Buffoni
collana «Lo Specchio»
Mondadori Milano 2021
pp. 160, € 20,00
Come lo spazio-tempo che abitiamo è costantemente attraversato dall’eco residua del Big Bang, così i componimenti di Betelgeuse e altre poesie scientifiche sono percorsi in ogni istante da un’ironia pervasiva, che assume le sembianze ubique di una vera e propria radiazione di fondo. Quest’ultima l’autore sa gestirla con maestria; anzi, ben conscio del fatto che l’ironia è solitamente in grado di trasformare in filosofia persino il dolore, Franco Buffoni (fantasticando sulle numerose crudeltà – frivole e frizzantine, si sa! – che l’esistenza quotidiana non manca mai d’infliggere, spietata al volo ed en passant come soltanto lei, e nessun altro, riesce ad essere di norma) si mette a ragionare alacremente, e con humour tanto didattico quanto didascalico, sui molti guai combinati nei secoli dalla nostra ridicola arroganza e ci indica, nella morte, non l’estrema (f)unzione, ma l’estrema autoironia della vita stessa. Il tutto sulla falsariga di un poetare sempre inscritto entro i saldi confini di una mente davvero acuta che, prendendo a pretesto le nozioni scientifiche più disparate, le trasforma in altrettanti simboli della nostra condizione, dandosi a riflettere in piena sagacia sulle sventure pandemiche – nonché gli smisurati vizi e vezzi (mortalmente finanziari) – che affliggono le giornate di noi esseri umani:
«Mentre da Roma cercavo sul Corriere/ Le notizie sul contagio a Gallarate,/ L’occhio mi è caduto sul servizio/ Con le foto da Marte. Trentaquattro istantanee/ Inviate da Curiosity, il rover della Nasa/ che da otto anni vaga sul pianeta./ Il Sole da Marte in un tramonto blu,/ Mount Sharp e il cratere di Gale,/ I sedimenti di un antico fiume/ Rocce meteoriti e dune/ E poi ad un tratto quel pallino chiaro/ The Earth/ La Terra vista dal cortile del vicino/ con le fidejussioni i rogiti i contratti/ Le zone rosse ed arancioni/ Le bare bianche senza estreme unzioni» (p. 141).
Pietro Pancamo
(pietro.pancamo@alice.it;pipancam@tin.it)
Maria Teresa Liuzzo, tra narrativa e poesia, nel solco dell’amore
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Il nostro paese è ricco di intellettuali e di case editrici che lavorano nell’ombra, perseguendo un ben preciso programma culturale, non finalizzato a scopi economici. Maria Teresa Liuzzo, per esempio, dirige la rivista Le Muse, edita da Agar Editrice di Reggio Calabria, si occupa di musica lirica, drammaturgia, scrive romanzi e poesie, insegna nelle università statunitensi ed è corrispondente per riviste internazionali. Tra i suoi romanzi - tutti editi da Agar - consigliamo E adesso parto! (2019), Non dirmi che ho amato il vento! (2021), La luce del ritorno (2022) e L’ombra affamata della madre (2022). La scrittura di Maria Teresa Liuzzo è intensa e ricca di simboli, finisce per fare poesia anche quando scrive prosa, il suo valore lirico è assoluto, così come molti passaggi sono ricchi di simboli espressionistici e surreali. Gli uccelli cantano con voce di pianto, la notte non ha pietà, il viola cangiante della sera si allarga a valle come un fiume, la sete morde le labbra in un gioco crudele, il sangue impazzisce dentro il ventre … La scelta lessicale è sempre molto accurata, quando si leggono queste pagine la mente vola verso la miglior scrittura ottocentesca, ricca di elementi descrittivi e di suggestioni romantiche. Tutto questo lo riscontriamo in misura superiore nell’opera in versi che abbiamo analizzato in maniera compiuta, Danza la notte sulle tue pupille, di recente pubblicazione, dove le tematiche amorose ed esistenziali sono sviscerate con passione e intensità. Parole musicali, termini insoliti, versi liberi dotati di una metrica intrinseca e di un andamento poetico naturale. Leggiamo il componimento che apre la raccolta.
Danza la notte nelle tue pupille
e sui nostri corpi avvinti
al candore di un fiato disperso
nel cuore che alita l’éllera di un sogno,
là dove l’incoscienza
s’impreziosisce del limite
lasciando dietro di sé
albe e mondi di sabbia
a farsi sangue di falene.
Il colore dei tuoi occhi
veste la solitudine dell’ora
e sgomitola la sapienza dei corpi
ombre di un desiderio mai dissolto,
sulle labbra graffi di memoria, che geme
in lenzuola di geometrie allo specchio.
Leggiamo un’altra lirica che affronta con efficacia e intensità il tema della solitudine umana, la fine di un amore, la passione perduta che si stempera in un ultimo abbraccio, un cesto di ricordi che contiene una rosa aggrappata a brividi di sangue.
Sola
come la notte e la morte …
Nel cesto dei ricordi l’ultima rosa
aggrappata a un brivido di sangue.
Piango al lume del silenzio
perché nessuno veda
il dolore dell’ultimo abbraccio,
il calore dell’ultima sfida.
Forse il profumo dell’ombra
mi è daccanto
nel suo lembo di cielo
ancora intatto.
La poetessa veste trine di spume, è il mare, se in lei ti perdi. Ricompone acque perché i sogni non anneghino, fa delle rocce pagine di parole innamorate, tiene ben stretto tra le mani il tessuto della vita. Mentre scrive un vento di gabbiani solleva orli di mare e molecole di sangue scompongono il tempo. Vera poesia, senza ombra di dubbio, che deve soltanto essere letta, senza alcun bisogno di forbite spiegazioni che fior di critici (Mauro D’ Castelli) hanno comunque dedicato a questi versi. Concludiamo il nostro intervento da lettore appassionato con una lirica sul senso del passato.
Ritornare fanciulli,
inventare amori senza volto
nelle strette dell’angoscia.
Il carminio dei gerani
dipinge bocche nuove
su ferite di nubi immacolate.
Geometrie cristalline
in un soffio di pula;
sorrisi e insidie,
io pensieri fatti sangue.
l’oro dei raggi
disegna le finestre
tra sinfonia di voci
e specchi di bottiglia.
Una considerazione finale la dedichiamo alla rivista Le Muse, giunta al ventiduesimo anno di pubblicazione, un bimestrale di grande formato che si occupa di arte e cultura, che in questo numero estivo approfondisce le figure dei classici Novalis e Vittorini, oltre alla contemporanea Antonella Di Siena, per finire con ospitare racconti, poesie, interventi critici e recensioni. Per informazioni la mail è rivistalemuse@libero.it.
Alfredo Alessio Conti, "Tutto è respiro"
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Tutto è respiro di Alfredo Alessio Conti (Guido Miano Editore, Milano 2022 pp. 64 € 15.00) racchiude la volontà stilistica dell'autore a distendere lungo l'arco di un nuovo canto poetico, la rinascita quotidiana della meraviglia. Il poeta abbraccia l'universalità di tutti gli elementi umani, riunisce nel ritmo dell'esistenza il rinnovamento emotivo, orienta la relazione interna del tempo, la percezione della realtà, l'essenza del soffio vitale, il principio filosofico di tutte le cose, esteso nello spazio e nel suo legame con la scrittura. Alfredo Alessio Conti percorre il cammino comune verso la partecipazione sensibile all'esperienza biografica, rinnova la sperimentazione espressiva della qualità persuasiva del linguaggio, ricerca una nuova capacità della parola, aderisce alla purezza del verso, mette in evidenza il senso ritrovato delle inquietudini, il lirismo protettivo dei sentimenti, l'energia dei significati impulsivi e le suggestioni morali. Il poeta comprende il complesso legame con l'universo, sottrae all'isolamento e all'angoscia dell'uomo la distinzione del miracolo della vita, indica l'intensità del mistero, intuisce la prospettiva esistenziale nel drammatico e meditativo conflitto tra la contingenza e la necessità nel divenire della materia speculativa, riconquista, attraverso l'esclusiva esperienza dell'insegnamento elegiaco, la fiducia della coscienza. La poesia di Alfredo Alessio Conti invoca il desiderio inafferrabile dell'eterno, raccoglie il respiro sconfinato della fede, insegue l'ispirazione sovrumana e magica della verità, esorta la preghiera terrena in direzione del dialogo con l'Assoluto. Alfredo Alessio Conti riprende il sussurro indistinto, lieve e prolungato, dell'anima, spiega la spiritualità nell'inesauribile saggezza della Provvidenza, dilata la crudele nostalgia dei ricordi, salva la destinazione rasserenante dell'immensità del luogo interiore, dipinge la riflessione tra la solitudine e il silenzio del tempo nello scenario cosmico della finitudine. La raccolta poetica Tutto è respiro accoglie l'ultima fermata degli orizzonti, la malinconia dei richiami perduti, la sofferenza del vuoto, ma illumina l'oscurità del tormento con la compiutezza esplicativa dei versi, con il chiarore della speranza. Lo sguardo del poeta oltrepassa il confine delle lacrime, l'esilio delle illusioni, staglia i frammenti dei paesaggi vissuti, amati, condivisi nella profondità complice degli occhi, sostiene il coraggio con cui guarda al mondo, il raggio di sole che si posa di là dalle ferite. Alfredo Alessio Conti dona armonia e amore all'attesa di ogni compimento con l'eleganza simbolica del domani, quando il destino imperscrutabile regola la creazione di ogni istante e non scompare nell'inconsistenza. ”Vi arriva il poeta/e poi torna alla luce con i suoi canti/e li disperde./ Di questa poesia mi resta quel nulla d'inesauribile segreto” (Giuseppe Ungaretti).
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
IL TUO DOMANI
Conosci te stesso
e abbi cura di te
raggiungerai l'anima
nella sua profondità
e saprai chi sei
chi dovrai raggiungere
il domani
che verrà.
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COME MACCHIA D'INCHIOSTRO
Solo la luna
che si specchia
nel lago
mi rasserena
in questo passaggio
come macchia d'inchiostro
che si prosciuga
su un foglio bianco.
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LA TELA
Ogni minuto che passa
il creato
tesse la sua tela.
Il tempo trascorre
e della mia tela
la trama
è disfatta.
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LA MIA POESIA
Non inseguo
il ritmo
ma l'Anima
delle parole
mentre scrivo
di me
e dell'umanità.
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C'E' SEMPRE
C'è sempre
un po' d'inchiostro
per scrivere
il desiderio di te
in ogni istante
che della vita
mi resta.
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NEL TUTTO
Sento le stelle
palpitare dentro me
come fuoco d'amore.
Splenderemo nel tutto
ove l'impossibile
è possibile.
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IL VUOTO
Mi sono smarrito
nella notte
una stella
sbuca nella mente
mi ritrovo coriandolo
a tappezzare
il vuoto interiore.
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UN DOMANI
Sarò solo
col vento
in una lacrima
di Dio.
Marco Galvagni, "Sogno d'amore"
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Sogno d'amore di Marco Galvagni (Quaderni di poesia - Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all'infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell'animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell'amore, descrive una eloquente combinazione d'immagini e di sensazioni, coinvolge l'incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l'intonazione della pura adesione all'infatuazione e all'intensità dell'anima, nello stupore e nel calore della complicità. L'occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l'esistenza, coglie l'istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell'illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell'immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l'origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell'attesa, nella ricerca costante dell'universo di senso, nel carattere pulsionale dell'inconscio. L'eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell'orizzonte segreto della volontà amatoria. Sogno d'amore coglie l'intensità vitale nell'ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L'orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l'energia assorta nel balsamo ipnotico dell'immaginazione, sublima l'entusiasmo e la delicatezza dell'ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell'inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d'amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d'amore, traducono la direzione dell'approccio con le tonalità sentimentali dell'essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda)
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Il poeta
Il poeta è una nuvola innamorata,
una goccia di stella scesa dal cielo,
la sua parola è l'onda che sale e si rovescia,
parola nel mare che sposta le navi col pensiero
macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso
cielo impassibilmente terso
che custodisce i sogni dei gabbiani:
volano nella notte scendendo dalle stelle,
risalgono nell'aurora bruciando il sole.
Ho visto te
Ho visto un cielo di bolle
colorate di giallo grano,
di verde cespuglio,
di rosso papavero.
Ho visto uno spazio
libero per l'amore.
Ho visto te.
Sogno d'amore
Donna proibita
carnosa nelle lame di sole
scaverai, dopo un autunno lussureggiante,
con le sottili note di canto
della tua voce
un bagno di musica nel manto nevoso dei prati.
Sono ora ombre di tomba
i vecchi amori con corteccia di tartaruga,
un altro nido ha il mio paesaggio femminile
trepido di future delizie infuocate,
altre finestre hanno gli spifferi di vento -
agiterà con desiderio d'ardore le lenzuola.
Sarà nostro il paesaggio,
nostre saranno le calze che sovrasteranno i cirri,
non un palmo della mia mano ti sarà distante -
sarò la tua palma prestabilita,
dea che trae origini dai miei sogni,
dal mio sogno d'amore.
Sarai frutto deflorato,
regina che spossata si rigirerà
in un turbine di passione,
in un armonico saliscendi di ogni notte
figlio del mio desiderio d'amarti
facendoti gioire col mio vello.
Nell'aurora
Ti scorgo nuda e brillante -
un aculeo di paura
irrompe sotto il firmamento -
un fremito nel corpo
il tuo di corallo
orda la spuma dell'erba.
Giorni funesti per altre donne
bruciano infuocati,
gioventù s'è infranta,
ora son sorrisi velati
tramati di carezze -
avranno i gemiti del fiore brunito.
L'alba libera gli uccelli,
parole dal cuore di marmo,
rettili dagli occhi d'artigli -
costruisco la catena d'un ponte
invisibile come paglia trepida d'aria.
Sulla nostra pelle vestita d'amore
Potremo respirare
l'odore di stelle del mare
annusando il profumo di muschio della notte
sulla nostra pelle vestita d'amore.
Perdermi nella musica d'un arcobaleno
coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga
intinto dei tuoi colori: carbone corvino
come le tracce, ornato - come i nembi del cielo -
da un velo d'ebano come il mare dei tuoi occhi.
Volo sognante nella fitta trama dei pensieri
in un'aurora di colori, accarezzato
dalla luce del sole, ascoltando i miei sospiri:
saranno sferzate di brezza
sulla nostra pelle vestita d'amore
mentre sarai nuda tra le mie braccia
e avrai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di
desideri.
Nella sabbia persino gli arenicoli danzeranno di gioia,
lascerà una scia di libertà l'impronta dei nostri passi.
Marco Antonio Sergi, "Disgregazioni"
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Disgregazioni di Marco Antonio Sergi (Quaderni d'arte - Eretica Edizioni, 2021 pp. 104 € 16.00), con i disegni di Simone Capriotti, è un'opera originale che dimostra come il sodalizio artistico e poetico sia in grado di rafforzare tra le pagine i contenuti della dimensione estetica, il significato della forma d'arte. L'unione dei due codici espressivi illustra la corrispondenza esistenziale nel senso di vuoto e di smarrimento, il segno rapido e disorientante dell'assenza, indica il percorso intimista dell'inquietudine. Il poeta indaga oltre l'estremità instabile dell'anima, scruta il mistero interiore nell'inconfessato e profondo dolore, ricerca l'enigma velato degli occhi, nell'inquadratura tormentata dei volti, dipinti accanto ai versi. Comunica con immediata intensità il sentimento degli incubi persistenti, frammentati nella cavità emotiva. I versi mantengono una definita, nitida consacrazione alla autobiografia del vissuto, nell'indistinto crocevia della superficie intima e spaventata, arricchita dalle sensazioni insistenti dei ricordi, dalle sfumature della malinconia. Estendono una realtà aumentata dalla percezione sensoriale dell'oscurità rarefatta dei sentimenti, delle piccole morti quotidiane e delle conseguenze incoraggianti di ogni rinascita. Marco Antonio Sergi disgrega la propria identità attraverso l'esperienza sensibile dell'amore, accompagna la consapevolezza delle proprie variazioni poetiche nella rappresentazione delle illusioni, delle indecifrabili sconfitte. Affronta la propria irrequietezza, conosce il disordine vertiginoso dei pensieri, identifica il disturbo dell'intelletto con l'incoerenza e il disadattamento degli atteggiamenti dell'uomo. Scioglie il riferimento essenziale dell'ostilità con la comprensione della realtà transitoria degli avvenimenti, descrive la sensazione di distacco e di estraneità, riconosce la conflittualità e il deterioramento dell'equilibrio umano. La poesia di Marco Antonio Sergi consuma l'integrità dell'io, scompone l'ipnotica riflessione in reliquia imperturbabile del tempo, risolleva l'intesa complice tra parola e visione. La personificazione dei volti di Simone Capriotti, inseriti tra le poesie, è simbolo incarnato di solitudine, d'isolamento. È emblema di un anonimato oscuro e minaccioso, segnato da smaniosa sofferenza, indizio di una sospensione vitale, riflesso di alterazione. L'autenticità della poesia rivela la marcata discontinuità della maturità, trasformata dal limite sommerso e inafferrabile dello svolgimento cognitivo degli eventi, la libertà crudele e coraggiosa degli errori. Disgregazioni anestetizza le emozioni, distingue il malessere dallo stupore, risveglia il contatto impressionante del passato, mantiene la sostanza dell'assenza nel presente. La fluida connessione spirituale e carnale dei versi disgiunge l'essenza della dispersione, il peso del cedimento, ma dimostra come la saggia osservazione di ogni fine sia un modo per riacquistare l'inizio e ritrovare se stessi.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
SCACCO AL RE
Tengo il coltello piantato lì sotto
lo so non si addice
ma è così bello guardare il volto di lui
con occhi rapaci, e sua è la pace
ovattata, di chi sta per pagare lo scotto
in un gioco a un solo finale.
CALANTE
Rimane a lungo nell'aria
la nota sfiatata di sax
rugginosa e pressante
fino alla fine del fiato
il petto contratto.
Risuona il sospiro
quel vecchio cancello
ancora violato.
SFUGGENTE
Come un'idea
perfetta
senza confini
senza definizione
senza paragone
Sei
Come ogni idea
nata da me
illusione.
CUORE NERO
Mi sono punto
d'inferno
di un veleno
che non comprendo
mentre mi scioglie
le budella come
morto a scroccasole.
Mi sono reso infermo
di nuovo
questo male
odio e amore
lo stringo
mano di vecchio amico
da riscoprire.
IL MOSTRO
Sotto il letto
non c'è bestia
che tenga testa
Sotto il sottotetto
non c'è sgorbio
davvero brutto
Sotto il sottobosco
non trovo occhi
maligni di folletto
Il terrore tutto
sta nascosto nel finale
di uno scritto
che ora è fuori
che ora è tale e quale
al reale.
RAFFICHE
Come sotto una raffica
di mitra
veloce, che sferza la carne
come in balia di tempeste
di sabbia,
che bucano la tenda di notte,
Io sono. Solo sotto questa pioggia
ritrovo
la forza di muovere i passi.
SPECCHIO SPECCHIO
Immersi
e come l'universo
immensi
a fuggir da sé stessi
XII edizione Festival Europa in versi
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“Località e globalizzazione” è il tema portante della dodicesima edizione del Festival Europa in Versi, creato e diretto da Laura Garavaglia.
Il fil rouge dell’edizione è la “località” definita dalle interazioni quotidiane, ma le dimensioni globali divengono sempre più importanti e il senso di ciò che accade localmente, tutto ciò che caratterizza lo spazio dell’esperienza quotidiana, trova origine anche nella connessione che si stabilisce a livello globale. Nel contesto che stiamo vivendo – anche e soprattutto in questo periodo - il concetto di “identità culturale” costituisce l’insieme dei riferimenti per il quale una persona o un gruppo si definisce e desidera di essere riconosciuto: implica le libertà inerenti alla dignità della persona e integra - in un processo permanente - la diversità culturale, il particolare e l’universale, la memoria e il progetto. Questi concetti sembrano più che mai fondamentali durante questi drammatici mesi in cui è in corso una guerra che mai avremmo pensato potesse scoppiare. Quindi, se lo scorso anno il Festival è stato dedicato alle donne afghane, quest'anno sarà dedicato alla pace.
Sabato 28 maggio, ore 15
Villa Gallia, ingresso da Passeggiata Villa Olmo, Como
Reading internazionale di poesia
• “P.P.P. Poesie Per Pasolini: tra località e globalizzazione a cent’anni dalla nascita un omaggio poetico da parte di grandi autori” a cura di Roberto Galaverni, giornalista culturale del Corriere della Sera che introdurrà il Festival insieme a Laura Garavaglia direttore artistico
• Reading di Poesia Internazionale al pianoforte il M° Tonino Scala
a seguire
• Premiazione dei vincitori e dei finalisti del Premio Internazionale Europa in versi e in prosa
Per la durata dell'evento mostra realizzata dai ragazzi dell’Istituto Isis Paolo Carcano e book shop con antologie e libri a cura de La Casa della Poesia di Como
Ingresso libero fino ad esaurimento posti con iscrizione consigliata sul sito www.europainversi.org
Marco Melillo, "Nuova canzone felice"
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Marco Melillo
Nuova canzone felice
Marco Saya Edizioni, 2021
Euro 12 – Pag. - 135
Marco Saya è un editore che dimostra tutta la sua passione per la poesia sin dalla cura con cui pubblica i suoi libri, dal prezzo contenuto (12 euro per 135 pagine) e dalla scelta felice degli autori. La collana Sottotraccia diretta da Antonio Bux - autore che apprezzo per averlo pubblicato con Il Foglio Letterario - contiene vere perle che vanno da Gabriele Galloni (L’estate del mondo) allo stesso Antonio Bux (Sativi), passando per Sergio Bertolino (La sete) e Valentina Murrocu (La vita così com’è). E poi sono libri così belli che fanno venire la voglia di collezionarli tutti, con una copertina bianco lucido, una carta anticata di color giallo e un formato accattivante, per restare al solo aspetto esteriore. Parliamo un po’ di Melillo e della sua poesia civile, molto pasoliniana, dalla parte di Malvolio, se vogliamo rievocare una polemica storica tra due giganti della letteratura. La nuova canzone felice del poeta napoletano si divide in quattro sezioni: Mediterraneo, Disperanza, Dalle case d’altri e Invisibile mondo; liriche che parlano di mare e naufragi involontari, di profughi e persone senza una terra in cerca di approdo sicuro, si rivolge al mondo guardandolo dalla parte degli ultimi. Opera prima intensa e piena di contenuti, matura e compiuta, di un autore quarantenne, già vincitore del premio Ortese, pubblicato da Poeti e Poesia diretta da Elio Pecora, finalista del Premio Napoli e del Città di Conza. Una colta prefazione di Enzo Rega introduce l’opera facendo riferimento alla funzione della poesia come incontro con gli altri, cosa che Melillo compie fino in fondo, cercando le parole giuste per esprimere la sua compassione con tutti gli emarginati. Poesia di libertà e di sensazioni, di principi morali e sofferenze, di dolore e rimpianto, ma anche di lotta per un mondo migliore. Vi lascio alcuni testi in lettura, ché la poesia va letta più volte, persino mandata a memoria - come dice uno che stimo di nome Nicola Crocetti - ma spiegata proprio no …
Partiamo dall’incipit della prima sezione Mediterraneo:
Per navigare l’incerta lettura del mondo
la mappa è l’agire politico, l’acquisizione
di segni stranieri
dove vive il tu per intero
senza sillabare le forme che veste
la logica, finché il potere è una patria mortale.
Entro in cielo
divoro il libro
fisso sull’asfalto
una canzone.
L’orrore
La notte sbaglia la di sopra di loro.
Facile dare la colpa a chi scappa
chi spinge qualcosa di vivo
nel mare inautentico dell’abbondanza.
Facile pure il parlare
purché la vergogna abbia tratto lezione
dalla stessa legge
l’errore
oltraggiando un confine deciso dalle istituzioni
una muta di scogli spacciando parole.
Tratto dalla Sezione seconda - Disperanza
Cos’è poesia? Andare via
star lontani dai corteggiamenti
di chiunque sia, perché il giorno
che venga a cercarti
chi c’era caduto davvero
non sia un giro inutile
tra chi ti scansa di spalle
bifronte coi suoi sentimenti
e chi vive sperduto tra i sensi
del mondo, ammesso
ai suoi pentimenti.
(si fa riferimento ad Alvaro Mutis e alla definizione di poesia come moneta inutile che paga i peccati altrui con le false intenzioni di offrire agli uomini la speranza)
Dalla Sezione Terza – Case d’altri
C’è un silenzio portentoso
accanto alla ginestra,
quando giungi
per la sua finestra
godi
la sua veglia originale
la tempesta di sterilità
che ci circonda, fissa
addirittura il gusto del pensiero
le sue forme,
noi che siamo epura
come docili carogne.
Dalla Sezione Quarta – Invisibile mondo
Digiuna l’aria il lamento,
ti prendo allora
che senza pensieri
non stringi, ti fai sicura
di traffico ancora alle mani.
È il vivo abbraccio dei morti
raccontano che
non bisogna fermare
questa polveriera di sogni,
di poesia senza bandiera.
Gordiano Lupi
www.ilfoglioletterario.it
Nicola Crocetti, Jovanotti, "Poesie da spiaggia"
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Nicola Crocetti – Jovanotti
Poesie da spiaggia
Crocetti Editore, 2022
Pag. 200 –Euro 15
Davvero una strana coppia quella composta da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e Nicola Crocetti, sia per età che per campi d’interesse, il primo cantante rock e pop, autore di ispirati testi poetici, il secondo traduttore di poeti greci e gran cultore della poesia in Italia. Ho spesso affermato che se Nicola Crocetti non esistesse bisognerebbe inventarlo, perché è riuscito a portare la poesia in edicola con la sua bella rivista (Poesia, appunto) che leggo dai tempi della scuola, adesso diventata rivista - libro grazie a Feltrinelli. Jovanotti, invece, è riuscito a far entrare la poesia a Sanremo, recitando una stupenda lirica di Mariangela Gualtieri nel salone del teatro Ariston, un piccolo gioiello tra anonime canzoni che di poetico avevano ben poco. L’operazione Poesia da spiaggia è interessante, perché non è tanto volta a commercializzare la poesia quando a far capire che sotto l’ombrellone, accanto al romanzo giallo e al thriller, si possono leggere anche liriche di autori interessanti, che i nostri selezionatori di fiducia consigliano grazie a un agile tascabile. Crocetti non poteva fare a meno di inserire nella sua personale selezione il grande Costantino Kavafis, pure se manca la mia poesia preferita, la lirica dei giorni passati visti come candele spente, ma scorrendo le pagine trovate una composita selezione di autori, che va da Mario Luzi ad Aldo Nove, passando per Rimbaud, Pasolini, Hikmet, Saffo e Dolci. Jovanotti e Crocetti con questo ottimo libro che si fa leggere con passione e partecipazione si augurano di poter avvicinare un buon numero di lettori al genere letterario per eccellenza. Tra i tanti consigli di lettura citiamo una poesia d’amore di Neruda, un testo di Amichai, un buon lavoro di De Luca, persino Sanguineti (la per me ignota Ballata delle donne, una tantum poesia non sperimentale), Mannick, Baudelaire, Athanasulis (il mare t’empirà di sogni. Ti lascio / il mio sorriso amareggiato; fanne scialo, / ma non tradirmi), Wilcock (abbi fiducia nella vita / e non nelle ideologie …), Quasimodo (E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore), Pascoli (m’affaccio alla finestra, e vedo il mare), Ungaretti (ricorderai d’avermi atteso tanto, / e avrai negli occhi un rapido sospiro), Giudici (Inoltre metti in versi che morire / è possibile a tutti più che nascere / e in ogni caso l’essere è più del dire), Anaghnostakis (Bisogna piantare le parole come chiodi / che non le porti via il vento), Andrade (minatore dell’amore, scavo senza tregua / fino a scoprire il filone dell’infinito). Un’antologia variegata, dove ogni lettore può trovare poeti affini alla sua sensibilità, che sviscera il tema del mare e del viaggio, dell’avventura di una vita da impostare nei modi più impensati. Tutti abbiamo i nostri libri del cuore, gli autori di cui da giovani ci siamo innamorati e non li abbiamo più abbandonati; Crocetti e Jovanotti ne presentano una buona selezione, che fa capire l’utilità della poesia in questo nostro mondo, di sicuro maggiore rispetto a un romanzo giallo o al solito noir declinato ormai in tutte le salse.
Gordiano Lupi, Fabio Strinati, "Dagli Appennini al Tirreno"
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Dagli Appennini al Tirreno
Gordiano Lupi e Fabio Strinati
Edizioni Il Foglio, 2022
Ho sempre pensato che Gordiano Lupi scrivesse già poesia in prosa e qui, in Dagli Appennini al Tirreno – silloge che raccoglie insieme liriche sue e di Fabio Strinati – non faccio alcuno sforzo per adeguarmi al cambiamento di registro. Poesia era e poesia rimane.
I paesaggi di Lupi sono sempre gli stessi, quelli del ricordo. Canta “la sua provincia”, Piombino, “nido accogliente per ogni ritorno”, il posto più denso di significati perché vi si è svolto tutto quello che ha poi avuto valore, perché ogni attimo di presente si è trasformato in un passato trasfigurato dal ricordo, divenuto nostalgia feroce. Pazienza se, dove giocava da bambino, ora Lupi siede nella tarda maturità con in mano un giornale. I pratini sterrati sono gli stessi, il vento porta gli stessi suoni e gli stessi colori, e lui è avvolto dalla stessa maledetta nostalgia, il cuore strutto da memorie perdute, da ambizioni fallite e da quella “brama di rifiorire” che prende a una certa età ma non è mai soddisfatta.
Un realismo composto di piccole cose, sempre uguali, ripetute all’infinito, trasformate e poetizzate dal tempo. Una poesia piana e distesa, anche se le parole sono distillate con cura. Incisi che ricordano Caproni (a messa non andava) e enjambement che rendono colloquiale il versificare.
Il coprotagonista di questa raccolta è Fabio Strinati, poeta che avevo già avuto modo di leggere. Il suo mondo non è la Maremma bensì le Marche, il suo mare è l’Adriatico. Lo troviamo immerso in un paesaggio che è, sì, quello appenninico, fatto di selve e masserie, ma è anche interiore, nutrito di sentimenti privati come l’amore verso la Donna con la d maiuscola, uno sfuggente eterno femminino.
Poesia discorsiva quella di Lupi, più comprensibile e per questo più struggente, versi maggiormente ricercati quelli di Strinati, molto maturati rispetto alle prove precedenti, frutto di grande rispetto per la parola e di grande ricerca stilistica ancora in divenire, sospesa fra “arcaismo ed ermetismo”, come giustamente afferma Alberto Figliolia nella prefazione.
Una bella raccolta corredata di fotografie in bianco e nero, testimone della funzione consolatoria che la poesia ancora oggi possiede, dolce carezza per il nostro cuore affannato.
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