poesia
Alfredo Alessio Conti, "Tutto è respiro"
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Tutto è respiro di Alfredo Alessio Conti (Guido Miano Editore, Milano 2022 pp. 64 € 15.00) racchiude la volontà stilistica dell'autore a distendere lungo l'arco di un nuovo canto poetico, la rinascita quotidiana della meraviglia. Il poeta abbraccia l'universalità di tutti gli elementi umani, riunisce nel ritmo dell'esistenza il rinnovamento emotivo, orienta la relazione interna del tempo, la percezione della realtà, l'essenza del soffio vitale, il principio filosofico di tutte le cose, esteso nello spazio e nel suo legame con la scrittura. Alfredo Alessio Conti percorre il cammino comune verso la partecipazione sensibile all'esperienza biografica, rinnova la sperimentazione espressiva della qualità persuasiva del linguaggio, ricerca una nuova capacità della parola, aderisce alla purezza del verso, mette in evidenza il senso ritrovato delle inquietudini, il lirismo protettivo dei sentimenti, l'energia dei significati impulsivi e le suggestioni morali. Il poeta comprende il complesso legame con l'universo, sottrae all'isolamento e all'angoscia dell'uomo la distinzione del miracolo della vita, indica l'intensità del mistero, intuisce la prospettiva esistenziale nel drammatico e meditativo conflitto tra la contingenza e la necessità nel divenire della materia speculativa, riconquista, attraverso l'esclusiva esperienza dell'insegnamento elegiaco, la fiducia della coscienza. La poesia di Alfredo Alessio Conti invoca il desiderio inafferrabile dell'eterno, raccoglie il respiro sconfinato della fede, insegue l'ispirazione sovrumana e magica della verità, esorta la preghiera terrena in direzione del dialogo con l'Assoluto. Alfredo Alessio Conti riprende il sussurro indistinto, lieve e prolungato, dell'anima, spiega la spiritualità nell'inesauribile saggezza della Provvidenza, dilata la crudele nostalgia dei ricordi, salva la destinazione rasserenante dell'immensità del luogo interiore, dipinge la riflessione tra la solitudine e il silenzio del tempo nello scenario cosmico della finitudine. La raccolta poetica Tutto è respiro accoglie l'ultima fermata degli orizzonti, la malinconia dei richiami perduti, la sofferenza del vuoto, ma illumina l'oscurità del tormento con la compiutezza esplicativa dei versi, con il chiarore della speranza. Lo sguardo del poeta oltrepassa il confine delle lacrime, l'esilio delle illusioni, staglia i frammenti dei paesaggi vissuti, amati, condivisi nella profondità complice degli occhi, sostiene il coraggio con cui guarda al mondo, il raggio di sole che si posa di là dalle ferite. Alfredo Alessio Conti dona armonia e amore all'attesa di ogni compimento con l'eleganza simbolica del domani, quando il destino imperscrutabile regola la creazione di ogni istante e non scompare nell'inconsistenza. ”Vi arriva il poeta/e poi torna alla luce con i suoi canti/e li disperde./ Di questa poesia mi resta quel nulla d'inesauribile segreto” (Giuseppe Ungaretti).
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
IL TUO DOMANI
Conosci te stesso
e abbi cura di te
raggiungerai l'anima
nella sua profondità
e saprai chi sei
chi dovrai raggiungere
il domani
che verrà.
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COME MACCHIA D'INCHIOSTRO
Solo la luna
che si specchia
nel lago
mi rasserena
in questo passaggio
come macchia d'inchiostro
che si prosciuga
su un foglio bianco.
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LA TELA
Ogni minuto che passa
il creato
tesse la sua tela.
Il tempo trascorre
e della mia tela
la trama
è disfatta.
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LA MIA POESIA
Non inseguo
il ritmo
ma l'Anima
delle parole
mentre scrivo
di me
e dell'umanità.
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C'E' SEMPRE
C'è sempre
un po' d'inchiostro
per scrivere
il desiderio di te
in ogni istante
che della vita
mi resta.
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NEL TUTTO
Sento le stelle
palpitare dentro me
come fuoco d'amore.
Splenderemo nel tutto
ove l'impossibile
è possibile.
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IL VUOTO
Mi sono smarrito
nella notte
una stella
sbuca nella mente
mi ritrovo coriandolo
a tappezzare
il vuoto interiore.
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UN DOMANI
Sarò solo
col vento
in una lacrima
di Dio.
Marco Galvagni, "Sogno d'amore"
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Sogno d'amore di Marco Galvagni (Quaderni di poesia - Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all'infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell'animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell'amore, descrive una eloquente combinazione d'immagini e di sensazioni, coinvolge l'incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l'intonazione della pura adesione all'infatuazione e all'intensità dell'anima, nello stupore e nel calore della complicità. L'occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l'esistenza, coglie l'istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell'illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell'immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l'origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell'attesa, nella ricerca costante dell'universo di senso, nel carattere pulsionale dell'inconscio. L'eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell'orizzonte segreto della volontà amatoria. Sogno d'amore coglie l'intensità vitale nell'ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L'orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l'energia assorta nel balsamo ipnotico dell'immaginazione, sublima l'entusiasmo e la delicatezza dell'ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell'inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d'amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d'amore, traducono la direzione dell'approccio con le tonalità sentimentali dell'essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda)
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Il poeta
Il poeta è una nuvola innamorata,
una goccia di stella scesa dal cielo,
la sua parola è l'onda che sale e si rovescia,
parola nel mare che sposta le navi col pensiero
macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso
cielo impassibilmente terso
che custodisce i sogni dei gabbiani:
volano nella notte scendendo dalle stelle,
risalgono nell'aurora bruciando il sole.
Ho visto te
Ho visto un cielo di bolle
colorate di giallo grano,
di verde cespuglio,
di rosso papavero.
Ho visto uno spazio
libero per l'amore.
Ho visto te.
Sogno d'amore
Donna proibita
carnosa nelle lame di sole
scaverai, dopo un autunno lussureggiante,
con le sottili note di canto
della tua voce
un bagno di musica nel manto nevoso dei prati.
Sono ora ombre di tomba
i vecchi amori con corteccia di tartaruga,
un altro nido ha il mio paesaggio femminile
trepido di future delizie infuocate,
altre finestre hanno gli spifferi di vento -
agiterà con desiderio d'ardore le lenzuola.
Sarà nostro il paesaggio,
nostre saranno le calze che sovrasteranno i cirri,
non un palmo della mia mano ti sarà distante -
sarò la tua palma prestabilita,
dea che trae origini dai miei sogni,
dal mio sogno d'amore.
Sarai frutto deflorato,
regina che spossata si rigirerà
in un turbine di passione,
in un armonico saliscendi di ogni notte
figlio del mio desiderio d'amarti
facendoti gioire col mio vello.
Nell'aurora
Ti scorgo nuda e brillante -
un aculeo di paura
irrompe sotto il firmamento -
un fremito nel corpo
il tuo di corallo
orda la spuma dell'erba.
Giorni funesti per altre donne
bruciano infuocati,
gioventù s'è infranta,
ora son sorrisi velati
tramati di carezze -
avranno i gemiti del fiore brunito.
L'alba libera gli uccelli,
parole dal cuore di marmo,
rettili dagli occhi d'artigli -
costruisco la catena d'un ponte
invisibile come paglia trepida d'aria.
Sulla nostra pelle vestita d'amore
Potremo respirare
l'odore di stelle del mare
annusando il profumo di muschio della notte
sulla nostra pelle vestita d'amore.
Perdermi nella musica d'un arcobaleno
coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga
intinto dei tuoi colori: carbone corvino
come le tracce, ornato - come i nembi del cielo -
da un velo d'ebano come il mare dei tuoi occhi.
Volo sognante nella fitta trama dei pensieri
in un'aurora di colori, accarezzato
dalla luce del sole, ascoltando i miei sospiri:
saranno sferzate di brezza
sulla nostra pelle vestita d'amore
mentre sarai nuda tra le mie braccia
e avrai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di
desideri.
Nella sabbia persino gli arenicoli danzeranno di gioia,
lascerà una scia di libertà l'impronta dei nostri passi.
Marco Antonio Sergi, "Disgregazioni"
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Disgregazioni di Marco Antonio Sergi (Quaderni d'arte - Eretica Edizioni, 2021 pp. 104 € 16.00), con i disegni di Simone Capriotti, è un'opera originale che dimostra come il sodalizio artistico e poetico sia in grado di rafforzare tra le pagine i contenuti della dimensione estetica, il significato della forma d'arte. L'unione dei due codici espressivi illustra la corrispondenza esistenziale nel senso di vuoto e di smarrimento, il segno rapido e disorientante dell'assenza, indica il percorso intimista dell'inquietudine. Il poeta indaga oltre l'estremità instabile dell'anima, scruta il mistero interiore nell'inconfessato e profondo dolore, ricerca l'enigma velato degli occhi, nell'inquadratura tormentata dei volti, dipinti accanto ai versi. Comunica con immediata intensità il sentimento degli incubi persistenti, frammentati nella cavità emotiva. I versi mantengono una definita, nitida consacrazione alla autobiografia del vissuto, nell'indistinto crocevia della superficie intima e spaventata, arricchita dalle sensazioni insistenti dei ricordi, dalle sfumature della malinconia. Estendono una realtà aumentata dalla percezione sensoriale dell'oscurità rarefatta dei sentimenti, delle piccole morti quotidiane e delle conseguenze incoraggianti di ogni rinascita. Marco Antonio Sergi disgrega la propria identità attraverso l'esperienza sensibile dell'amore, accompagna la consapevolezza delle proprie variazioni poetiche nella rappresentazione delle illusioni, delle indecifrabili sconfitte. Affronta la propria irrequietezza, conosce il disordine vertiginoso dei pensieri, identifica il disturbo dell'intelletto con l'incoerenza e il disadattamento degli atteggiamenti dell'uomo. Scioglie il riferimento essenziale dell'ostilità con la comprensione della realtà transitoria degli avvenimenti, descrive la sensazione di distacco e di estraneità, riconosce la conflittualità e il deterioramento dell'equilibrio umano. La poesia di Marco Antonio Sergi consuma l'integrità dell'io, scompone l'ipnotica riflessione in reliquia imperturbabile del tempo, risolleva l'intesa complice tra parola e visione. La personificazione dei volti di Simone Capriotti, inseriti tra le poesie, è simbolo incarnato di solitudine, d'isolamento. È emblema di un anonimato oscuro e minaccioso, segnato da smaniosa sofferenza, indizio di una sospensione vitale, riflesso di alterazione. L'autenticità della poesia rivela la marcata discontinuità della maturità, trasformata dal limite sommerso e inafferrabile dello svolgimento cognitivo degli eventi, la libertà crudele e coraggiosa degli errori. Disgregazioni anestetizza le emozioni, distingue il malessere dallo stupore, risveglia il contatto impressionante del passato, mantiene la sostanza dell'assenza nel presente. La fluida connessione spirituale e carnale dei versi disgiunge l'essenza della dispersione, il peso del cedimento, ma dimostra come la saggia osservazione di ogni fine sia un modo per riacquistare l'inizio e ritrovare se stessi.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
SCACCO AL RE
Tengo il coltello piantato lì sotto
lo so non si addice
ma è così bello guardare il volto di lui
con occhi rapaci, e sua è la pace
ovattata, di chi sta per pagare lo scotto
in un gioco a un solo finale.
CALANTE
Rimane a lungo nell'aria
la nota sfiatata di sax
rugginosa e pressante
fino alla fine del fiato
il petto contratto.
Risuona il sospiro
quel vecchio cancello
ancora violato.
SFUGGENTE
Come un'idea
perfetta
senza confini
senza definizione
senza paragone
Sei
Come ogni idea
nata da me
illusione.
CUORE NERO
Mi sono punto
d'inferno
di un veleno
che non comprendo
mentre mi scioglie
le budella come
morto a scroccasole.
Mi sono reso infermo
di nuovo
questo male
odio e amore
lo stringo
mano di vecchio amico
da riscoprire.
IL MOSTRO
Sotto il letto
non c'è bestia
che tenga testa
Sotto il sottotetto
non c'è sgorbio
davvero brutto
Sotto il sottobosco
non trovo occhi
maligni di folletto
Il terrore tutto
sta nascosto nel finale
di uno scritto
che ora è fuori
che ora è tale e quale
al reale.
RAFFICHE
Come sotto una raffica
di mitra
veloce, che sferza la carne
come in balia di tempeste
di sabbia,
che bucano la tenda di notte,
Io sono. Solo sotto questa pioggia
ritrovo
la forza di muovere i passi.
SPECCHIO SPECCHIO
Immersi
e come l'universo
immensi
a fuggir da sé stessi
XII edizione Festival Europa in versi
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“Località e globalizzazione” è il tema portante della dodicesima edizione del Festival Europa in Versi, creato e diretto da Laura Garavaglia.
Il fil rouge dell’edizione è la “località” definita dalle interazioni quotidiane, ma le dimensioni globali divengono sempre più importanti e il senso di ciò che accade localmente, tutto ciò che caratterizza lo spazio dell’esperienza quotidiana, trova origine anche nella connessione che si stabilisce a livello globale. Nel contesto che stiamo vivendo – anche e soprattutto in questo periodo - il concetto di “identità culturale” costituisce l’insieme dei riferimenti per il quale una persona o un gruppo si definisce e desidera di essere riconosciuto: implica le libertà inerenti alla dignità della persona e integra - in un processo permanente - la diversità culturale, il particolare e l’universale, la memoria e il progetto. Questi concetti sembrano più che mai fondamentali durante questi drammatici mesi in cui è in corso una guerra che mai avremmo pensato potesse scoppiare. Quindi, se lo scorso anno il Festival è stato dedicato alle donne afghane, quest'anno sarà dedicato alla pace.
Sabato 28 maggio, ore 15
Villa Gallia, ingresso da Passeggiata Villa Olmo, Como
Reading internazionale di poesia
• “P.P.P. Poesie Per Pasolini: tra località e globalizzazione a cent’anni dalla nascita un omaggio poetico da parte di grandi autori” a cura di Roberto Galaverni, giornalista culturale del Corriere della Sera che introdurrà il Festival insieme a Laura Garavaglia direttore artistico
• Reading di Poesia Internazionale al pianoforte il M° Tonino Scala
a seguire
• Premiazione dei vincitori e dei finalisti del Premio Internazionale Europa in versi e in prosa
Per la durata dell'evento mostra realizzata dai ragazzi dell’Istituto Isis Paolo Carcano e book shop con antologie e libri a cura de La Casa della Poesia di Como
Ingresso libero fino ad esaurimento posti con iscrizione consigliata sul sito www.europainversi.org
Marco Melillo, "Nuova canzone felice"
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Marco Melillo
Nuova canzone felice
Marco Saya Edizioni, 2021
Euro 12 – Pag. - 135
Marco Saya è un editore che dimostra tutta la sua passione per la poesia sin dalla cura con cui pubblica i suoi libri, dal prezzo contenuto (12 euro per 135 pagine) e dalla scelta felice degli autori. La collana Sottotraccia diretta da Antonio Bux - autore che apprezzo per averlo pubblicato con Il Foglio Letterario - contiene vere perle che vanno da Gabriele Galloni (L’estate del mondo) allo stesso Antonio Bux (Sativi), passando per Sergio Bertolino (La sete) e Valentina Murrocu (La vita così com’è). E poi sono libri così belli che fanno venire la voglia di collezionarli tutti, con una copertina bianco lucido, una carta anticata di color giallo e un formato accattivante, per restare al solo aspetto esteriore. Parliamo un po’ di Melillo e della sua poesia civile, molto pasoliniana, dalla parte di Malvolio, se vogliamo rievocare una polemica storica tra due giganti della letteratura. La nuova canzone felice del poeta napoletano si divide in quattro sezioni: Mediterraneo, Disperanza, Dalle case d’altri e Invisibile mondo; liriche che parlano di mare e naufragi involontari, di profughi e persone senza una terra in cerca di approdo sicuro, si rivolge al mondo guardandolo dalla parte degli ultimi. Opera prima intensa e piena di contenuti, matura e compiuta, di un autore quarantenne, già vincitore del premio Ortese, pubblicato da Poeti e Poesia diretta da Elio Pecora, finalista del Premio Napoli e del Città di Conza. Una colta prefazione di Enzo Rega introduce l’opera facendo riferimento alla funzione della poesia come incontro con gli altri, cosa che Melillo compie fino in fondo, cercando le parole giuste per esprimere la sua compassione con tutti gli emarginati. Poesia di libertà e di sensazioni, di principi morali e sofferenze, di dolore e rimpianto, ma anche di lotta per un mondo migliore. Vi lascio alcuni testi in lettura, ché la poesia va letta più volte, persino mandata a memoria - come dice uno che stimo di nome Nicola Crocetti - ma spiegata proprio no …
Partiamo dall’incipit della prima sezione Mediterraneo:
Per navigare l’incerta lettura del mondo
la mappa è l’agire politico, l’acquisizione
di segni stranieri
dove vive il tu per intero
senza sillabare le forme che veste
la logica, finché il potere è una patria mortale.
Entro in cielo
divoro il libro
fisso sull’asfalto
una canzone.
L’orrore
La notte sbaglia la di sopra di loro.
Facile dare la colpa a chi scappa
chi spinge qualcosa di vivo
nel mare inautentico dell’abbondanza.
Facile pure il parlare
purché la vergogna abbia tratto lezione
dalla stessa legge
l’errore
oltraggiando un confine deciso dalle istituzioni
una muta di scogli spacciando parole.
Tratto dalla Sezione seconda - Disperanza
Cos’è poesia? Andare via
star lontani dai corteggiamenti
di chiunque sia, perché il giorno
che venga a cercarti
chi c’era caduto davvero
non sia un giro inutile
tra chi ti scansa di spalle
bifronte coi suoi sentimenti
e chi vive sperduto tra i sensi
del mondo, ammesso
ai suoi pentimenti.
(si fa riferimento ad Alvaro Mutis e alla definizione di poesia come moneta inutile che paga i peccati altrui con le false intenzioni di offrire agli uomini la speranza)
Dalla Sezione Terza – Case d’altri
C’è un silenzio portentoso
accanto alla ginestra,
quando giungi
per la sua finestra
godi
la sua veglia originale
la tempesta di sterilità
che ci circonda, fissa
addirittura il gusto del pensiero
le sue forme,
noi che siamo epura
come docili carogne.
Dalla Sezione Quarta – Invisibile mondo
Digiuna l’aria il lamento,
ti prendo allora
che senza pensieri
non stringi, ti fai sicura
di traffico ancora alle mani.
È il vivo abbraccio dei morti
raccontano che
non bisogna fermare
questa polveriera di sogni,
di poesia senza bandiera.
Gordiano Lupi
www.ilfoglioletterario.it
Nicola Crocetti, Jovanotti, "Poesie da spiaggia"
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Nicola Crocetti – Jovanotti
Poesie da spiaggia
Crocetti Editore, 2022
Pag. 200 –Euro 15
Davvero una strana coppia quella composta da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e Nicola Crocetti, sia per età che per campi d’interesse, il primo cantante rock e pop, autore di ispirati testi poetici, il secondo traduttore di poeti greci e gran cultore della poesia in Italia. Ho spesso affermato che se Nicola Crocetti non esistesse bisognerebbe inventarlo, perché è riuscito a portare la poesia in edicola con la sua bella rivista (Poesia, appunto) che leggo dai tempi della scuola, adesso diventata rivista - libro grazie a Feltrinelli. Jovanotti, invece, è riuscito a far entrare la poesia a Sanremo, recitando una stupenda lirica di Mariangela Gualtieri nel salone del teatro Ariston, un piccolo gioiello tra anonime canzoni che di poetico avevano ben poco. L’operazione Poesia da spiaggia è interessante, perché non è tanto volta a commercializzare la poesia quando a far capire che sotto l’ombrellone, accanto al romanzo giallo e al thriller, si possono leggere anche liriche di autori interessanti, che i nostri selezionatori di fiducia consigliano grazie a un agile tascabile. Crocetti non poteva fare a meno di inserire nella sua personale selezione il grande Costantino Kavafis, pure se manca la mia poesia preferita, la lirica dei giorni passati visti come candele spente, ma scorrendo le pagine trovate una composita selezione di autori, che va da Mario Luzi ad Aldo Nove, passando per Rimbaud, Pasolini, Hikmet, Saffo e Dolci. Jovanotti e Crocetti con questo ottimo libro che si fa leggere con passione e partecipazione si augurano di poter avvicinare un buon numero di lettori al genere letterario per eccellenza. Tra i tanti consigli di lettura citiamo una poesia d’amore di Neruda, un testo di Amichai, un buon lavoro di De Luca, persino Sanguineti (la per me ignota Ballata delle donne, una tantum poesia non sperimentale), Mannick, Baudelaire, Athanasulis (il mare t’empirà di sogni. Ti lascio / il mio sorriso amareggiato; fanne scialo, / ma non tradirmi), Wilcock (abbi fiducia nella vita / e non nelle ideologie …), Quasimodo (E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore), Pascoli (m’affaccio alla finestra, e vedo il mare), Ungaretti (ricorderai d’avermi atteso tanto, / e avrai negli occhi un rapido sospiro), Giudici (Inoltre metti in versi che morire / è possibile a tutti più che nascere / e in ogni caso l’essere è più del dire), Anaghnostakis (Bisogna piantare le parole come chiodi / che non le porti via il vento), Andrade (minatore dell’amore, scavo senza tregua / fino a scoprire il filone dell’infinito). Un’antologia variegata, dove ogni lettore può trovare poeti affini alla sua sensibilità, che sviscera il tema del mare e del viaggio, dell’avventura di una vita da impostare nei modi più impensati. Tutti abbiamo i nostri libri del cuore, gli autori di cui da giovani ci siamo innamorati e non li abbiamo più abbandonati; Crocetti e Jovanotti ne presentano una buona selezione, che fa capire l’utilità della poesia in questo nostro mondo, di sicuro maggiore rispetto a un romanzo giallo o al solito noir declinato ormai in tutte le salse.
Gordiano Lupi, Fabio Strinati, "Dagli Appennini al Tirreno"
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Dagli Appennini al Tirreno
Gordiano Lupi e Fabio Strinati
Edizioni Il Foglio, 2022
Ho sempre pensato che Gordiano Lupi scrivesse già poesia in prosa e qui, in Dagli Appennini al Tirreno – silloge che raccoglie insieme liriche sue e di Fabio Strinati – non faccio alcuno sforzo per adeguarmi al cambiamento di registro. Poesia era e poesia rimane.
I paesaggi di Lupi sono sempre gli stessi, quelli del ricordo. Canta “la sua provincia”, Piombino, “nido accogliente per ogni ritorno”, il posto più denso di significati perché vi si è svolto tutto quello che ha poi avuto valore, perché ogni attimo di presente si è trasformato in un passato trasfigurato dal ricordo, divenuto nostalgia feroce. Pazienza se, dove giocava da bambino, ora Lupi siede nella tarda maturità con in mano un giornale. I pratini sterrati sono gli stessi, il vento porta gli stessi suoni e gli stessi colori, e lui è avvolto dalla stessa maledetta nostalgia, il cuore strutto da memorie perdute, da ambizioni fallite e da quella “brama di rifiorire” che prende a una certa età ma non è mai soddisfatta.
Un realismo composto di piccole cose, sempre uguali, ripetute all’infinito, trasformate e poetizzate dal tempo. Una poesia piana e distesa, anche se le parole sono distillate con cura. Incisi che ricordano Caproni (a messa non andava) e enjambement che rendono colloquiale il versificare.
Il coprotagonista di questa raccolta è Fabio Strinati, poeta che avevo già avuto modo di leggere. Il suo mondo non è la Maremma bensì le Marche, il suo mare è l’Adriatico. Lo troviamo immerso in un paesaggio che è, sì, quello appenninico, fatto di selve e masserie, ma è anche interiore, nutrito di sentimenti privati come l’amore verso la Donna con la d maiuscola, uno sfuggente eterno femminino.
Poesia discorsiva quella di Lupi, più comprensibile e per questo più struggente, versi maggiormente ricercati quelli di Strinati, molto maturati rispetto alle prove precedenti, frutto di grande rispetto per la parola e di grande ricerca stilistica ancora in divenire, sospesa fra “arcaismo ed ermetismo”, come giustamente afferma Alberto Figliolia nella prefazione.
Una bella raccolta corredata di fotografie in bianco e nero, testimone della funzione consolatoria che la poesia ancora oggi possiede, dolce carezza per il nostro cuore affannato.
Antonio Bianchetti, "Non so se ho scritto troppo sull'amore"
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Non so se ho scritto troppo sull'amore - un altro passaggio dai giardini di ponente - di Antonio Bianchetti (Quaderno dell'Àcàrya n° 55, 2021 pp. 160 € 14.00) è una raccolta poetica che celebra la grande capacità d'amare e irradia l'intensità di una luce infinita e di una visione del mondo in cui la bellezza, la corrispondenza spirituale, l'estensione delle emozioni sono l'incarnazione della prospettiva umana del bene. Antonio Bianchetti condivide la sintonia emotiva e l'inesauribile essenza della poesia, indica la connessione del cuore, oltrepassa le distanze terrene, orienta la sostanza e la radice dell'incisività universale dei sentimenti. Il poeta spiega l'efficacia espressiva della malinconia, concentra nelle pagine l'esposizione esistenziale della nostalgia, traccia l'incessante ritmo della corrente del tempo. La struttura elegiaca dei testi si compone della direzione esclusiva dei punti cardinali, conduce l'elemento simbolico del cammino in una traiettoria sensibile per riportare alla memoria gli scenari di un viaggio interiore, per orientare il passaggio delle contraddizioni impulsive della vita, per osservare e determinare la passionale frequenza della sfera affettiva. La poesia di Antonio Bianchetti declina la validità generatrice della viva dedizione alla ragione del cuore, rinnova la componente metafisica e spirituale della quotidiana intimità, evidenzia la sintonia e la complicità mentale nei confronti dell'incondizionata meraviglia dell'anima, la definizione della magica confidenza della sensualità, il principio decifrabile dell'innamoramento. Il legame indivisibile con l'universo carezzevole dell'amore avvicina alla necessità fortunata dell'eredità romantica, allo sconfinato, imponderabile segreto dell'eternità, traduce il contenuto corporeo delle avversità, affronta gli ostacoli impenetrabili delle incomprensioni e le difficoltà dei silenzi arrendevoli. L'assenza subita identifica l'inevitabile inquietudine e la profondità del disorientamento, ma regala anche lo strumento indispensabile per riconoscere la propria consapevolezza e difendere la propria esperienza nella previsione straordinaria di una sfida individuale, nel sostegno compiuto di un distacco e di una successiva, nuova vicinanza. Antonio Bianchetti non ha scritto troppo sull'amore, ha comunicato il suo inno alla vita, accolto la fragilità pulsante del ricordo, concesso la continuità della presenza amata nello spazio inesauribile della speranza. Non ha mai allontanato l'affermazione del futuro, ha percorso il destino presente per non dimenticare l'elogio della fiducia nella rinascita, la provenienza delle stagioni dell'esistenza, scandite dal dinamismo dell'equilibrio introspettivo dei desideri. Il libro è impreziosito dalle suggestive fotografie del mosaico con la rosa dei venti impresso sul lago di Como, a simbolo dell'intuizione delle coordinate spazio temporali, nel saggio significato della guida e nella protezione della forza di volontà. Nella chiave di lettura del percorso il poeta incontra l'incanto dell'arte elegiaca, percorre la spontaneità, la dolcezza e la gratitudine dell’ascolto, in linea con la gentilezza e la generosità concesse a ogni destinazione della passione.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
BALCONE VISTA MARE
Questo orizzonte ci sorprende
fin dove lo sguardo
incontra il respiro
della vastità
e su quello che si avrà
il panorama vissuto
ci rinnova gli auguri
fin dove possiamo vedere
oltre il confine
di un giorno
al di là
dei nostri giorni futuri
IL SERVITORE MUTO
Ho posato gli occhi
sopra la fine del giorno
che ricomponi piano
insieme al vestito
accarezzato
dolcemente con la mano
insieme alla premura
di fare un po' di ordine
dentro a queste ore buie
Poi ci fermiamo a guardare
come se questo panorama
fosse ancora
un orizzonte da indossare
come se la notte
non volesse mai arrivare
messa da parte
insieme agli ultimi indumenti
Lasciata sola nell'eternità
di questi pochi gesti
insieme ai colori
dei nostri movimenti
EPITAFFIO
Parlavamo sempre dell'eternità
ma ora il nostro cielo
ha misure troppo piccole
per ascoltarti
troppo grandi
per cercare di abbracciarti
LA VITA È UN'IPOTESI BELLISSIMA
Non è la sera
che respira d'ombra
una solitudine diversa
ma luce che non tramonta
dentro
negli angoli di un mondo
dove cercarti è sogno
aria
e altro ancora
E sono tanti i nomi
che daremo al buio
se il nostro sole
non si fosse fermato
per essere nel cuore
un altro mattino da ricostruire
La vita è un'ipotesi bellissima
tutto il resto
è amore che ci sfugge
e sorge ancora
dentro
UNA FORZA MAI ARRESA
Qualcuno mi darà da bere
e l'alba mi giudicherà
se il viaggio ricompone
giorno e notte
in questo errare
dentro una certezza
La dolcezza sarà
come il bacio del crepuscolo
diviso
nella moltitudine di questa attesa
per ogni aurora che vedrà
un altro andare
Insieme ai venti sceglierò i semi
di una forza mai arresa
verso l'aria di levante
per dire al sole
che germoglierò
come ad ogni primavera
per dire al tempo
che ritornerò
prima della mia sera
XII Edizione Festival internazionale di poesia Europa in versi
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venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 maggio 2022
VILLA GALLIA Passeggiata Villa Olmo, Como
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL’INSUBRIA - FAMIGLIA COMASCA
PARCO DI VILLA SUCOTA - MUSEO DELLA SETA
“Località e globalizzazione” è il tema portante della dodicesima edizione del Festival Europa in Versi, creato e diretto da Laura Garavaglia.
Il fil rouge dell’edizione è la “località” definita dalle interazioni quotidiane, ma le dimensioni globali divengono sempre più importanti e il senso di ciò che accade localmente, tutto ciò che caratterizza lo spazio dell’esperienza quotidiana, trova origine anche nella connessione che si stabilisce a livello globale. Nel contesto che stiamo vivendo – anche e soprattutto in questo periodo - il concetto di “identità culturale” costituisce l’insieme dei riferimenti per il quale una persona o un gruppo si definisce e desidera di essere riconosciuto: implica le libertà inerenti alla dignità della persona e integra - in un processo permanente - la diversità culturale, il particolare e l’universale, la memoria e il progetto. Questi concetti sembrano più che mai fondamentali durante questi drammatici mesi in cui è in corso una guerra che mai avremmo pensato potesse scoppiare. Quindi, se lo scorso anno il Festival è stato dedicato alle donne afghane, quest'anno sarà dedicato alla pace.
Paolo Parrini, "Prima della voce"
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L'opera Prima della voce di Paolo Parrini (Samuele Editore - Collana Callisto, 2021 pp. 70 € 12.00) parla al cuore della vibrazione poetica, modula i segni espressivi dello stupore interiore, trasmette l'essenza iniziale delle parole considerando la materia comune della memoria con l'appropriata elezione d'immagini e tradizioni universali. Il poeta concede al linguaggio una diffusione rituale, iniziatica, attribuisce al miracolo incantevole della poesia la traduzione biografica in riflessioni indispensabili, contratte tra l'intuizione di una sensazione provvisoria e la sensibilità permanente, custodisce la rispondenza sonora della vita nell'oscillazione di una devozione pagana con la natura correlativa degli eventi. Prolunga il senso sottile e delicato della relazione estetica con l'unità dell'esperienza sensibile, osserva il presentimento acuto della visione del mondo e dei suoi struggenti accordi, traccia il rilievo emerso delle emozioni, distingue la cavità difensiva dell'ispirazione come il salvifico territorio delle occasioni e della verità. Il percorso elegiaco incrocia la scheggia indicativa nell'intreccio dei ricordi, l'intensità dello sguardo quotidiano sulla consistenza saggia della realtà. Prima della voce rintraccia la grammatica e la ricostruzione dei significati affettivi, recupera il dialogo spirituale trasferendo nella rappresentazione delle fotografie artistiche, contenute nel libro, la contemplazione della bellezza, riscatta la percezione delle impressioni che il disincanto ha estinto intorno alla nostra esistenza. Paolo Parrini riacquista la possibilità di vivere i legami con la naturale capacità di ascoltare e capire le proprie passioni, accoglie la cura dei sentimenti, concentra il raccoglimento religioso delle attese nei labirinti dei propri desideri, salvaguarda il sincero legame con le proprie promesse, affermando l'estensione di un'esecuzione lirica obiettiva, l'elevazione di un'epifania meravigliata, in comunione con un equilibrio riportato in luce oltre la discordanza oscura del vivere. Risana l'intermittente dimensione del tempo e la direzione di appartenenza ai propri versi, ricompone le incertezze nell'esercizio stilistico di conquista dell'amore e di perizia dell'inquietudine, abita il luogo esteso dell'anima, ospita intenzioni e metafore della quiete. Il ritmo dei testi celebra la visione dinamica della pagina, come spazio e corpo degli elementi letterari, il carattere sacro e sensuale di una conversazione insistentemente scampata alla dimenticanza. La poesia di Paolo Parrini riconduce sulla soglia di un avvenimento, traduce il realizzarsi scrupoloso della successione del rumore e della sospensione, nel calpestio dei passi della vita, definisce una voce segreta e ritrovata, estende la cortina della fragilità nell'infinito riflesso dell'estremità esistenziale, percorre le venature, la condensazione e l'evaporazione dell'assenza. Fonda la sua dottrina nel respiro del miracolo sacro e familiare della tenerezza, nell'impalpabile sensualità, annoda il tessuto evocativo dei luoghi inattesi, escludendo il debito della parola alla deviazione del silenzio: “La memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare.” Octavio Paz
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
Il lento schiudersi
della notte nel mattino
il sonno stemperato
in un caffè forte.
La resurrezione di ogni giorno.
Fuori stanotte è caduta la neve.
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Si scompone la sera.
Ritmico il suono del tergicristallo
intacca il tempo perso
ad aspettare il giorno.
Alla mia sera aggiungi la tua.
Non siamo fatti di certezze.
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Poi nasce un fiore all'improvviso
là dove tacciono le fronde
ha il nome di una voce ormai passata
persa tra le dune e il temporale.
Stanotte ha raffrescato sopra i tetti
sui vetri già colmi dell'inverno
piccole dita intrise di calore
hanno scolpito i segni del tuo tempo.
Domani risvegliati avremo un altro sole.
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Attraversi la strada a capo chino
svanisci dentro il fiato caldo
e il sorriso che hai lasciato.
Nella nebbia s'appoggia
il rumore del mattino.
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Altre stanze gridano.
In questo giardino muto
anche le piante assorbono dolore.
Aspettare la luce della sera
il tacere delle voci.
Un calmo lago le dita.
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Amare una sedia, una mano,
il vuoto dentro un temporale.
Come se fossi nato solo per
questo darmi e avere,
una bilancia, un saliscendi.
Poi una fontana e lo scroscio,
il perdono. Non so
come altro dire amore.
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Farsi raggio o crepa,
sottile, annidarsi nei concavi
spazi, addormentare la memoria.
Quello che non abbiamo
sono i suoni iniziali dei nomi
che un tempo ebbero un volto.
Sia benedetto
questo spazio fatto altrove.
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Il cammino si conclude qui
dove era cominciato.
I giorni sono sentinelle stanche
riconosci gli odori e il silenzio.
Forse solo un poco più fondo
questo muoversi piano delle cose
l'emozione sale a cercare il fiore incolto.
Sei partito per tornare a casa
ora è tempo di raccoglimento.
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