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poesia

Cinzia Demi, "Ero Maddalena"

16 Febbraio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia, #recensioni

Cinzia Demi, "Ero Maddalena"

Cinzia Demi

Ero Maddalena

Puntoacapo – Euro 10 – Pag. 70

Non sono un esperto di poesia, anche se amo leggerla e tradurla dallo spagnolo per far conoscere i miei poeti cubani della diaspora, ché poi far conoscere - per la poesia - è una parola grossa, a volte anche regalandola non si trovano lettori. Proviamo a parlare di un libro che mi ha emozionato, allora, da semplice lettore, ché quello sono, non certo un critico, tanto meno un poeta.

Cinzia Demi è piombinese come me, vive a Bologna, dove dirige la collana di poesia Sibilla per Pendragon e manda avanti il bimestrale Parole. Per Il Foglio Letterario ha curato, insieme alla poetessa Patrizia Garofalo, una stupenda antologia - omaggio a Giorgio Caproni: Tra Livorno e Genova: il poeta delle due città (2013).

Ero Maddalena è un libro di liriche che mette in primo piano una figura di donna inquieta, straziata dal dolore, piena di passione carnale (come in Giovanni Testori), inserita nel quotidiano dove vive la sua follia e la sua passione. Maddalena è una peccatrice, come tutti noi, non è difficile per il poeta immedesimarsi in una figura di donna che ottiene la salvezza bagnando di lacrime le carni di Gesù (ero Maddalena lo sento/ lo so ho la sua stessa vena/ sono la sua stessa forma). Maddalena percorre le stazioni del dolore, un personale pellegrinaggio di redenzione, assiste alla resurrezione di Cristo con gli occhi meravigliati di un’innocente. Maddalena peccatrice, certo, ma proprio per questo vicina a Cristo e donna investita del ruolo di dover svelare il mistero della resurrezione della carne (io mi piego alla pietà/ di uno che ho visto morto/ che non è più nessuno). Cinzia Demi dialoga con Maddalena (parti in corsivo alternate a sequenze in tondo), in terzine dantesche, imperfette, moderne, con uno stile originale, anche se suggestionato dallo studio di Caproni. La poetessa accoglie la leggenda secondo cui il vento di Ponente avrebbe accompagnato la figura di Maria Maddalena, sin quando la sua statua approdò all’omonima isola, in Sardegna, spinta da quel vento: Bologna mi accoglie/ potente nelle sue strade/ a quest’ora quasi senza gente/ un vento di ponente/ deciso mi ha spinto/ nella sua direzione/ scalza come un bambino/ nuda di consolazione/ cerco l’antro di un portone/ o la fredda scala/ la balaustra di una chiesa/ il riparo di una prigione. Poesia moderna che racconta una vita del passato e ripercorre strade d’un dolore al femminile quanto mai moderno e attuale. Simbolismo, metafore, similitudini poetiche e ricerca linguistica sono elementi fondamentali d’una poesia vibrante, musicale e ricca di emozioni. Suggestiva la copertina di Maurizio Caruso, acrilico su cartone telato, di Maurizio Caruso. Confezione editoriale tascabile, economica, in perfetta sintonia con l’opera poetica.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Ar mi’ ami’o ‘Rognolino!

28 Gennaio 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia

Ar mi’ ami’o ‘Rognolino!

‘Rognolino ami’o mi’o!

‘Rognolino un ci sie’ più?!

Smoccolassi du’ o tre dei

se ci fusse ‘he un ci siei!

La fofata arricciolata

mezza rossa e mezza grigia,

i tu’ occhi trasparenti

‘ome bozzi di marea,

ve’ du’ denti gialli e tòrti!

Vella pelle da arbinese,

propio d’uno nat’a Arbinia,

che ppò prende’ ‘r sole ‘n mese,

ma è più bianca della Luna,

…che te tieni ‘n sur la spalla,

sia di giorno che di buio.

Ché ti mormora a ‘n orecchio

ché ti fa abbada’ lontano…

…più lontano der tramonto sur un’isola ner cielo…

…più lontano della nève ner deserto ‘n mezz’ar mare…

…più lontano de’ paesi fatti d’arberi di melo…

…e di più di tutto vello che ‘n ti posso più ridare…

Bottino!

Troiaio!

Puttaniere solitario!

Vant’è vvero ‘he c’è gesù…

‘Rognolino un ci sie’ più…

Colla scienza ‘lambiccavi,

da pueta senza velso.

Metodista senza metodo,

ma con metodologia!

Tanti scritti via ner vento

di parole pe’ ccapitti.

Tanti visi stupefatti

ner vede’ che,

sorridendo,

per ir culo ci pilliasti

spesso e anco volentieri!

Bada vanta ce n’è a ggiro,

ora, gente deficiente…

vanti ne tirasti fòri,

‘ome ragnoli dar bu’o!

Vanti ne battesti ar muro

colla logi’a stringente!

Vanti arronzamèrde a tempo

spappolasti ‘or sorriso

de’ tu’ labbri un po’ stirati

dalle rughe di gallina…

…che ora cerco nello specchio,

ma, ‘n ci ‘redo,

ulle vedo!

Folse un’ ci so’ ma’ state…

folse è tutta ‘n’ illusione

vesta vita a scarpina’

solo pe’ arriva’ lassù…

…cor sudore che si diaccia

mi rigiro pe’ cercatti…

…‘Rognolino un ci sie’ più!

‘Rognolino sie’ affogato all’anello

a Calafuria…

’Rognolino s’e’ sposato

colla bimba mòra e secca…

’Rognolino sie’ ‘ascato giù ner fosso

ar Pontenòvo…

’Rognolino sdrucciolato sur diacciato

alla Tambura…

’Rognolino sderenato dar marito

fatto becco…

‘Rognolino ‘spatriato ner paese

de’ folletti…

‘Rognolino mi dispiace

un se’ondo

un giorno

‘n anno…

solo ‘n attimo!

…‘na vita…

‘Rognolino nun ci siei

era bello sta’ ccon te

ti ri’orderò com’eri

ma da oggi tocca a me.

M.L.

(1) a Livorno è chiamato crognòlo uno degli stadi giovanili della triglia. Crognolino è un diminutivo a volte riferito ai bambini: i "crognolini" sono stati in passato gli "allievi", ovvero la squadra giovanile, di una nota squadra di basket della città.

Traduzione

"Crognolino amico mio, crognolino non ci sei più, potrei bestemmiare contro due o tre divinità se fosse che non ci sei! I capelli arruffati e ricci mezzi rossi e mezzi grigi. I tuoi occhi trasparenti come pozzanghere di marea. Quei due denti gialli e storti! Quella pelle da albanese, proprio di uno nato a Albinia, che può prendere il sole un mese ma è più bianca della luna.Che tu tieni sulla spalla, sia di giorno che di notte. Ché ti mormora ad un orecchio, ché ti fa guardare lontano. Più lontano del tramonto su un isola nel cielo, più lontano della neve nel deserto in mezzo al mare, più lontano dei paesi fatti di alberi di melo, e ancor più di tutto quello che non ti posso più ridare. Brutto mascalzone! Puttaniere solitario! Quant'è vero che c'è Gesù: Crognolino non ci sei più! Ragionavi con la scienza come un poeta senza verso. Metodista senza metodo, ma con metodologia! Tanti scritti buttati nel vento di parole, per capirti. Tanti visi stupefatti dal fatto che, sorridendo, spesso e volentieri ci prendessi in giro! Guarda ora quanta ce ne è in giro di gente deficiente. Quanti ne smascherasti tirandoli fuori come ragni da un buco! Quanti mettesti al muro con la tua logica stringente! Quanti fanfaroni riducesti in poltiglia col sorriso delle tue labbra un po' stirate dalle rughe di gallina...che ora cerco nello specchio, ma, non ci credo...non le vedo! Forse non ci sono mai state, forse questa vita a scarpinare solo per arrivare in alto è tutta un'illusione...col sudore che si fredda, mi giro per cercarti...Crognolino non ci sei più! Crognolino sei affogato all'anello a Calafuria (2)

(2) l' "anello" è un vero e proprio anello di ferro a 10 metri di profondità davanti a Calafuria, dove i sub fissano le boe quando vanno in immersione.

Crognolino s'è sposato con la ragazza mora e magra...Crognolino sei caduto nel fosso al Ponte nuovo (3)

(3) ultimo ponte a mare del Fosso reale a Livorno.

Crognolino scivolato sul ghiaccio sulla Tambura (4)

(4) la "Tambura" è il secondo monte in altezza delle Alpi Apuane e si vede dal lungomare e dal porto di Livorno come l'ultimo monte della catena che conserva un po' di neve fino alla tarda primavera.

Ar mi’ ami’o ‘Rognolino!
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San Locca

19 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia, #luoghi da conoscere

San Locca

SAN LOCCA


Se a vinz la Sisal
Se lò e torna a cà e fri un è brisa
Se im maindan brisa luntain
Se e Bulagna e zuga bain

Se se se

Se ed guarigion a i è un segnel
Se prest a vein fora de sdel
Se a vinz qual c' a i ò scumess
Se mi fiola la studiess

Se se se

Par tott qual c’am serv a me
Ogni volta at tir in bal te
San Locca e la Madona
E che Dio us la manda bona!


SAN LUCA


Se vinco la Sisal (lotteria)
Se lui torna a casa e non è ferito
Se non mi trasferiscono lontano
Se il Bologna gioca bene

Se se se

Se di guarigione vi è un segnale
Se presto uscirò dall’ospedale
Se vinco quello che ho scommesso
Se mia figlia studiasse


Se se se


Per tutto quello che serve a me
Ogni volta tiro in ballo te
San Luca e la Madonna
E che Dio ce la mandi buona!!!

DEDICATA A TUTTI I BOLOGNESI. solo loro sanno quanto conti per noi San Luca

I bolognesi hanno una speciale devozione per la Madonna di San Luca ed è piuttoso normale rivolgersi a Lei per ogni necessità

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Al cavariol

18 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

Al cavariol

"ROSCIGNO VECCHIA" PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA

AL CAVARIOL

Aloura, ai’ aveva si an

In muntagna tais a Farnà

A ciapeva la rozla:

una volta, dau volt…. fen in fond a Ri frad

e a ogni cavariola avdeva e mond a l’arversa

Adess ai’ò zinquant’an

In zitè, a lez i giurnel,

a seint la television

e a vad ancoura e mond a l’arversa:

rubarì, delinquenza, droga e omiceddi.

Dmateina a touran lasò

a tais a Farnà

a ciap la rozla

una volta, dau, volt…fen in fond a Ri frad

e a ogni cavariola a voi vadar se al mond u s’adrezza!

TRADUZIONE

Le capriole

Allora, avevo sei anni

In montagna vicino a Farneto

Ruzzolavo

Una volta, due volte…. fino in fondo a Rio freddo

E a ogni capriola vedevo il mondo a rovescio.

Adesso ho cinquant’anni

In città, leggo i giornali,

sento la televisione

e vedo ancora il mondo a rovescio:

furti, delinquenza, droga e omicidi

Domattina torno lassù

Vicino a Farneto,

ruzzolo

una volta due volte… fino in fondo a Rio freddo

e a ogni capriola voglio vedere se il mondo si raddrizza!

Franca Poli

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LA MASSTRA

17 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA 2011 "LE ROSCIGNOLE"

LA MASSTRA

Se a tòrn a nàser a voi fèr la masstra

ciapèr i fangén par man

e guidèri a la dscuèrta de corp uman.

Cuntèri còmm e foss una fòla

che Garibeldi con mèl amig

l’uné l’Italia sanza tanti brig.

Spieghèri che, con divèrsi région,

da nord a sud l’é tot un Pajis

e bisaggna sanper dividèr al spais.

Che l’Italia l’è totta bela:

peina peina ed mont, ed culeini

ed fiomm, ed mèr e tanti ciséini.

E po’ ai voi dir che bisaggna vlairès ban,

che an i sia mai l’òdi in tèra

parché l’é qual che porta la guèra.

“Ban el quast che insagnan a scòla?”

(quélcdòn l’arà pinsé)

mé arspand : “la mì masstra l’ira acsé!”

(Franca Poli)

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La strela cadainta

16 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

La strela cadainta

LA STRELA CADAINTA

Am son svulté l’eltra not in un pré.....

Dio cum a sira cuntainta

A un semil spetacual a n’ira mega preparé:

a i ò vest una strèla cadainta!

Ad totti ca li èter l’ira la piò bela

Comm una cumatta, con la co iluminé

La sluseva, la fruleva, l’ira la mì strèla

E a l’impruvis l’è vgnù vers ed mé……

La m'à illuminé

La m’à abrazé.....

Mama t’i tè?

Finalmaint t’è dezis ed turner que da me!

(franca Poli)

LA STELLA CADENTE

Mi sono sdraiata l’altra notte in un prato

Dio come ero contenta

A un simile spettacolo non ero preparata:

ho visto una stella cadente!

Di tutte le altre era la più bella

Come una cometa, con la coda illuminata

Luccicava, si muoveva, era la mia stella

E all’improvviso è venuta verso di me….

Mi ha illuminato

mi ha abbracciato

Mamma sei tu?

Finalmente hai deciso di tornare quaggiù.

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Macale, De Cave, Appetito, "Resushitati"

15 Gennaio 2014 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #poesia

Macale, De Cave, Appetito, "Resushitati"

Resushitati

Macale, De Cave, Appetito

Edizioni Il Foglio, 2013

Cardiopoetica è un collettivo letterario composto da tre persone – Marco De Cave, Fabio Appetito e Mariano Macale – che non si pone solo come unione di tre autori in un unico volume, piuttosto - almeno nelle intenzioni - come una sorta di nuova avanguardia culturale, di manifesto letterario.

Il gruppo nasce a Cori, in provincia di latina, nel 2010, e si prefigge l’obiettivo di rinvivire la poesia, che sonnecchia, a suo dire, dagli anni novanta, calandola nel quotidiano, portandola fra la gente comune, con una serie di reading, di avvenimenti multimediali. “Resushitati” è il loro secondo libro, edito da Il Foglio Letterario.

Il titolo ha tre chiavi di lettura. Se lo si considera parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba, gli si conferisce un tono di evento, di cosa fatta. Se, invece, lo si legge con l’accento sulla ù, prende il significato di una esortazione a risorgere, a uscire da una condizione che è “vita apparente”, notte di “morti viventi” alla Romero: “anche se si è impagliati sulla parete di una sala.”

Siamo morti, siamo alienati dal consumismo, dall’esaltazione dell’esteriorità, del corpo e dell’abito, da una comunicazione che diventa solo esternazione sui social network, monologo inascoltato e non dialogo. Bisogna “Ricominciare da capo nuovamente” , come ci esorta a fare la citazione da Lenin, stimolo a una rivoluzione che non è solo politica ma anche interiore. (Il concetto è bene esplicitato nel piccolo brano in prosa di Marco De Cave dal titolo “Giornata pesante”.)

Per farlo, per uscire da una vita che vita non è, per risvegliarsi e risorgere, occorre una scelta netta, limpida, una presa di posizione sociale, un rapportarsi alla collettività, agli altri, cosicché l’individualità possa fondersi in un “noi” e l’anima sia scossa dalla poesia. Se si sceglie di rivivere, non lo si fa come l’eremita disgustato, ma cercando di comprendere questo nostro mondo da dentro per poi ribaltarlo.

Nel titolo si trova inserita anche la parola sushi, qualcosa che si porta via, un take away non solo dell’oggetto ma anche del soggetto. E la poesia arriva per portarti via, per trascinarti, per risvegliarti. Una poesia, però, moderna, fatta di cose di oggi, e, tuttavia, capace comunque di lirismi antichi, di invocazioni, di preghiere, di canti alla luna. Il collettivo dice di rifarsi alla tradizione montaliana, nerudiana e alla Beat Generation, ma non mancano echi crepuscolari e stilemi più classici e meno sperimentali.

Il soggetto, l’introspezione lucida e un poco disperata, “Ma io non sono portato a vivere”, resta, a nostro avviso, sempre al centro delle poesie di questi tre autori che, pur nello studio avanguardistico, pur nell’impegno socioculturale, pur nella creazione di un manifesto comune, altro non cercano se non l’amore, la fusione con l’altro da sé, una comunione autentica e non di superficie, un noi più profondo, dove si ascolta oltre che parlare.

che avessimo una parola almeno

Da dividere in uno quando stiamo insieme”

E ancora :

ho smesso di cercare la risposta che soffia nel vento

Perché adesso il vento sono io

E sono già alle tue spalle.”

Come nella poesia di Macale, “Non sia mai che scenda la sera sui tuoi occhi”, che ci piace proprio perché smette i panni della sperimentazione e si lascia andare ad un lirismo pavesiano.

Non sia mai che scenda la sera sui tuoi occhi,

non si cela alle pupille arcane la realtà

rotta, minuta di questo coccio perduto,

ma non è vano il voto dell’assemblea,

se il mondo intero ti ostracizza

troverai come perla rara rifugio in me,

per quanto siano senza regola le mie parole,

fallimentari i miei progetti, dipartite da tempo le chimere, le utopie

verso mondi immaginari.

È rimasto nel porto l’unico sogno

Di tutta una vita: noi.”

Alla fine, ancora una volta, il collettivo, il sociale, s’identifica con il “noi” formato da due anime che non riescono mai a fondersi quanto vorrebbero. Come afferma ancora Macale, “per amore si può risorgere”.

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Ivo De Palma recita 5 poesie da Sazia di luce di Adriana Pedicini ed. Il Foglio, musiche di Carlo De Filippo

11 Gennaio 2014 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #poesia

Poesie tratte dalla silloge Sazia di luce, il Foglio edizioni 2013

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quello che sono

8 Gennaio 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia

Non sono un Grande Poeta…

…“Voglio fare con te

ciò che la primavera fa con i ciliegi”…

non voglio declamarti immagini

non riesco a ricamare vento

a tessere stelle per i tuoi occhi…

…“Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima”…

Non riesco a recitarti

per sembrarti nobile,

solo per apparire al mondo

solo per lasciarci un segno…

Non sono un Grande Poeta…

…io sono un piccolo muratore

che suda roccia

e respira polvere

Che apre finestre e porte,

scavando dure pareti,

Sono un cercatore di luce!

Un topo nell’anima,

che gratta leggero,

e lascia briciole di conchiglia…

Non sono un Grande Attore…

affabulatore di menti,

prestigiatore del niente.

…“Essere o non essere, questo è il problema”…

Non ti inganno con artifici

fuochi e luci in mezzo agli occhi.

Parole ben copiate

Voci recitate

Suadenti artefatte carezze

Languide ammalianti certezze

solo per apparire al mondo

solo per lasciarci un segno…

Non sono un Grande Attore…

…io sono un piccolo matto

che tartaglia

frasi sconnesse

Che borbotta cose grandi

non ascoltato.

Si volta e riparte

andando leggero nel vuoto

Sono un solitario pescatore

su uno scoglio ad amare

per non disturbare.

Non sono un Grande Scienziato…

non dispenso certezze & fredde carezze

non guato le masse

da torri dorate

Non salgo su cattedre,

non mi ergo su piedistalli,

non vivo per farmi più grande.

Non partorisco inutili idee,

con voce stentorea.

Non abortisco inutili scritti,

in polmoni d’acciaio

solo per apparire al mondo

solo per lasciarci un segno…

Non sono un Grande Scienziato…

…io sono un piccolo alchimista

mescolo profumi a caso

sotto un cappello a punta.

Agito bacchette e farfuglio formule,

sputacchiando minime verità.

Sono un cercatore di perle,

tesori nascosti,

pietre filosofali…

…trattengo il fiato,

inseguo animali,

nel profondo blu.

Non sono un Grande Pittore

un Sommo Maestro!

Imbianchino di pietre colorate

stilista di Maye Desnude!

Mèntore di se’ stesso,

di pochi invasati

apostoli del nulla…

Non ricopro con carte da parati

la natura perfetta

dai perfetti colori

Non dipingo scene per teatri,

falsario di palcoscenici illuminati,

solo per apparire al mondo

solo per lasciarci un segno…

Non sono un Grande Pittore

…io sono un piccolo minatore

Sporco

Nero

Brutto con occhi azzurri

Non vedo la luce

ma pianto fiori nel buio

cerco cosa c’è in fondo

cerco l’anima da dentro

scavo gallerie

per uscire nel bianco.

Seguo lunghe strade ventose

lunghe strade nevose

Corro sui tornanti

Scatto verso la cima

Bevo dalla riva

e mi lavo immerso

in cristalli di

acque salate.

Quello che sono

a volte è silenzio

altre è roccia

a volte è vento che urla

tuono lontano

altre è sussurro

è diafano raggio che scalda

a volte brucia

a volte bacia…

Il mondo può aspettare

La vita può aspettare…

La ruota può continuare

a girare…

Quello che sono,

lo sai,

è solo per te.

M. (Eccomi!)

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#unasettimanamagica Nadel

26 Dicembre 2013 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia, #unasettimanamagica

NADEL

Nadel l’è apanna pasè

Anc par st’an al lus al s’en smurzè

A ni è piò par la vì

Tot che scaramai

Tot che via vai

E c’la nuiousa sinfunì

La zaint l’ha smess

Anc ed suridar e ed dir “Bon An che ven!”

I reddan soul i mamaloc

E i fangen

I reddan sol lour

Parchè i en i onic che i han vest e Signour!!!

NATALE

Natale è appena trascorso

Anche per quest’anno le luci si sono spente

Non c’è più per la via

Tutto quel chiasso

Tutto quel via vai

E quella noiosa atmosfera

La gente ha smesso

Anche di sorridere e di dire “Buon Anno Nuovo!”

Ridono solo gli stupidi

E i bambini

Ridono solo loro

Perché sono gli unici che hanno visto il Signore!

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