poesia
Al cavariol
"ROSCIGNO VECCHIA" PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA
AL CAVARIOL
Aloura, ai’ aveva si an
In muntagna tais a Farnà
A ciapeva la rozla:
una volta, dau volt…. fen in fond a Ri frad
e a ogni cavariola avdeva e mond a l’arversa
Adess ai’ò zinquant’an
In zitè, a lez i giurnel,
a seint la television
e a vad ancoura e mond a l’arversa:
rubarì, delinquenza, droga e omiceddi.
Dmateina a touran lasò
a tais a Farnà
a ciap la rozla
una volta, dau, volt…fen in fond a Ri frad
e a ogni cavariola a voi vadar se al mond u s’adrezza!
TRADUZIONE
Le capriole
Allora, avevo sei anni
In montagna vicino a Farneto
Ruzzolavo
Una volta, due volte…. fino in fondo a Rio freddo
E a ogni capriola vedevo il mondo a rovescio.
Adesso ho cinquant’anni
In città, leggo i giornali,
sento la televisione
e vedo ancora il mondo a rovescio:
furti, delinquenza, droga e omicidi
Domattina torno lassù
Vicino a Farneto,
ruzzolo
una volta due volte… fino in fondo a Rio freddo
e a ogni capriola voglio vedere se il mondo si raddrizza!
Franca Poli
LA MASSTRA
PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA 2011 "LE ROSCIGNOLE"
LA MASSTRA
Se a tòrn a nàser a voi fèr la masstra
ciapèr i fangén par man
e guidèri a la dscuèrta de corp uman.
Cuntèri còmm e foss una fòla
che Garibeldi con mèl amig
l’uné l’Italia sanza tanti brig.
Spieghèri che, con divèrsi région,
da nord a sud l’é tot un Pajis
e bisaggna sanper dividèr al spais.
Che l’Italia l’è totta bela:
peina peina ed mont, ed culeini
ed fiomm, ed mèr e tanti ciséini.
E po’ ai voi dir che bisaggna vlairès ban,
che an i sia mai l’òdi in tèra
parché l’é qual che porta la guèra.
“Ban el quast che insagnan a scòla?”
(quélcdòn l’arà pinsé)
mé arspand : “la mì masstra l’ira acsé!”
(Franca Poli)
La strela cadainta
LA STRELA CADAINTA
Am son svulté l’eltra not in un pré.....
Dio cum a sira cuntainta
A un semil spetacual a n’ira mega preparé:
a i ò vest una strèla cadainta!
Ad totti ca li èter l’ira la piò bela
Comm una cumatta, con la co iluminé
La sluseva, la fruleva, l’ira la mì strèla
E a l’impruvis l’è vgnù vers ed mé……
La m'à illuminé
La m’à abrazé.....
Mama t’i tè?
Finalmaint t’è dezis ed turner que da me!
(franca Poli)
LA STELLA CADENTE
Mi sono sdraiata l’altra notte in un prato
Dio come ero contenta
A un simile spettacolo non ero preparata:
ho visto una stella cadente!
Di tutte le altre era la più bella
Come una cometa, con la coda illuminata
Luccicava, si muoveva, era la mia stella
E all’improvviso è venuta verso di me….
Mi ha illuminato
mi ha abbracciato
Mamma sei tu?
Finalmente hai deciso di tornare quaggiù.
Macale, De Cave, Appetito, "Resushitati"
Resushitati
Macale, De Cave, Appetito
Edizioni Il Foglio, 2013
Cardiopoetica è un collettivo letterario composto da tre persone – Marco De Cave, Fabio Appetito e Mariano Macale – che non si pone solo come unione di tre autori in un unico volume, piuttosto - almeno nelle intenzioni - come una sorta di nuova avanguardia culturale, di manifesto letterario.
Il gruppo nasce a Cori, in provincia di latina, nel 2010, e si prefigge l’obiettivo di rinvivire la poesia, che sonnecchia, a suo dire, dagli anni novanta, calandola nel quotidiano, portandola fra la gente comune, con una serie di reading, di avvenimenti multimediali. “Resushitati” è il loro secondo libro, edito da Il Foglio Letterario.
Il titolo ha tre chiavi di lettura. Se lo si considera parola piana, con l’accento sulla penultima sillaba, gli si conferisce un tono di evento, di cosa fatta. Se, invece, lo si legge con l’accento sulla ù, prende il significato di una esortazione a risorgere, a uscire da una condizione che è “vita apparente”, notte di “morti viventi” alla Romero: “anche se si è impagliati sulla parete di una sala.”
Siamo morti, siamo alienati dal consumismo, dall’esaltazione dell’esteriorità, del corpo e dell’abito, da una comunicazione che diventa solo esternazione sui social network, monologo inascoltato e non dialogo. Bisogna “Ricominciare da capo nuovamente” , come ci esorta a fare la citazione da Lenin, stimolo a una rivoluzione che non è solo politica ma anche interiore. (Il concetto è bene esplicitato nel piccolo brano in prosa di Marco De Cave dal titolo “Giornata pesante”.)
Per farlo, per uscire da una vita che vita non è, per risvegliarsi e risorgere, occorre una scelta netta, limpida, una presa di posizione sociale, un rapportarsi alla collettività, agli altri, cosicché l’individualità possa fondersi in un “noi” e l’anima sia scossa dalla poesia. Se si sceglie di rivivere, non lo si fa come l’eremita disgustato, ma cercando di comprendere questo nostro mondo da dentro per poi ribaltarlo.
Nel titolo si trova inserita anche la parola sushi, qualcosa che si porta via, un take away non solo dell’oggetto ma anche del soggetto. E la poesia arriva per portarti via, per trascinarti, per risvegliarti. Una poesia, però, moderna, fatta di cose di oggi, e, tuttavia, capace comunque di lirismi antichi, di invocazioni, di preghiere, di canti alla luna. Il collettivo dice di rifarsi alla tradizione montaliana, nerudiana e alla Beat Generation, ma non mancano echi crepuscolari e stilemi più classici e meno sperimentali.
Il soggetto, l’introspezione lucida e un poco disperata, “Ma io non sono portato a vivere”, resta, a nostro avviso, sempre al centro delle poesie di questi tre autori che, pur nello studio avanguardistico, pur nell’impegno socioculturale, pur nella creazione di un manifesto comune, altro non cercano se non l’amore, la fusione con l’altro da sé, una comunione autentica e non di superficie, un noi più profondo, dove si ascolta oltre che parlare.
“che avessimo una parola almeno
Da dividere in uno quando stiamo insieme”
E ancora :
“ho smesso di cercare la risposta che soffia nel vento
Perché adesso il vento sono io
E sono già alle tue spalle.”
Come nella poesia di Macale, “Non sia mai che scenda la sera sui tuoi occhi”, che ci piace proprio perché smette i panni della sperimentazione e si lascia andare ad un lirismo pavesiano.
“Non sia mai che scenda la sera sui tuoi occhi,
non si cela alle pupille arcane la realtà
rotta, minuta di questo coccio perduto,
ma non è vano il voto dell’assemblea,
se il mondo intero ti ostracizza
troverai come perla rara rifugio in me,
per quanto siano senza regola le mie parole,
fallimentari i miei progetti, dipartite da tempo le chimere, le utopie
verso mondi immaginari.
È rimasto nel porto l’unico sogno
Di tutta una vita: noi.”
Alla fine, ancora una volta, il collettivo, il sociale, s’identifica con il “noi” formato da due anime che non riescono mai a fondersi quanto vorrebbero. Come afferma ancora Macale, “per amore si può risorgere”.
Ivo De Palma recita 5 poesie da Sazia di luce di Adriana Pedicini ed. Il Foglio, musiche di Carlo De Filippo
Poesie tratte dalla silloge Sazia di luce, il Foglio edizioni 2013
quello che sono
Non sono un Grande Poeta…
…“Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi”…
non voglio declamarti immagini
non riesco a ricamare vento
a tessere stelle per i tuoi occhi…
…“Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima”…
Non riesco a recitarti
per sembrarti nobile,
solo per apparire al mondo
solo per lasciarci un segno…
Non sono un Grande Poeta…
…io sono un piccolo muratore
che suda roccia
e respira polvere
Che apre finestre e porte,
scavando dure pareti,
Sono un cercatore di luce!
Un topo nell’anima,
che gratta leggero,
e lascia briciole di conchiglia…
Non sono un Grande Attore…
affabulatore di menti,
prestigiatore del niente.
…“Essere o non essere, questo è il problema”…
Non ti inganno con artifici
fuochi e luci in mezzo agli occhi.
Parole ben copiate
Voci recitate
Suadenti artefatte carezze
Languide ammalianti certezze
solo per apparire al mondo
solo per lasciarci un segno…
Non sono un Grande Attore…
…io sono un piccolo matto
che tartaglia
frasi sconnesse
Che borbotta cose grandi
non ascoltato.
Si volta e riparte
andando leggero nel vuoto
Sono un solitario pescatore
su uno scoglio ad amare
per non disturbare.
Non sono un Grande Scienziato…
non dispenso certezze & fredde carezze
non guato le masse
da torri dorate
Non salgo su cattedre,
non mi ergo su piedistalli,
non vivo per farmi più grande.
Non partorisco inutili idee,
con voce stentorea.
Non abortisco inutili scritti,
in polmoni d’acciaio
solo per apparire al mondo
solo per lasciarci un segno…
Non sono un Grande Scienziato…
…io sono un piccolo alchimista
mescolo profumi a caso
sotto un cappello a punta.
Agito bacchette e farfuglio formule,
sputacchiando minime verità.
Sono un cercatore di perle,
tesori nascosti,
pietre filosofali…
…trattengo il fiato,
inseguo animali,
nel profondo blu.
Non sono un Grande Pittore
un Sommo Maestro!
Imbianchino di pietre colorate
stilista di Maye Desnude!
Mèntore di se’ stesso,
di pochi invasati
apostoli del nulla…
Non ricopro con carte da parati
la natura perfetta
dai perfetti colori
Non dipingo scene per teatri,
falsario di palcoscenici illuminati,
solo per apparire al mondo
solo per lasciarci un segno…
Non sono un Grande Pittore
…io sono un piccolo minatore
Sporco
Nero
Brutto con occhi azzurri
Non vedo la luce
ma pianto fiori nel buio
cerco cosa c’è in fondo
cerco l’anima da dentro
scavo gallerie
per uscire nel bianco.
Seguo lunghe strade ventose
lunghe strade nevose
Corro sui tornanti
Scatto verso la cima
Bevo dalla riva
e mi lavo immerso
in cristalli di
acque salate.
Quello che sono
a volte è silenzio
altre è roccia
a volte è vento che urla
tuono lontano
altre è sussurro
è diafano raggio che scalda
a volte brucia
a volte bacia…
Il mondo può aspettare
La vita può aspettare…
La ruota può continuare
a girare…
Quello che sono,
lo sai,
è solo per te.
M. (Eccomi!)
#unasettimanamagica Nadel
NADEL
Nadel l’è apanna pasè
Anc par st’an al lus al s’en smurzè
A ni è piò par la vì
Tot che scaramai
Tot che via vai
E c’la nuiousa sinfunì
La zaint l’ha smess
Anc ed suridar e ed dir “Bon An che ven!”
I reddan soul i mamaloc
E i fangen
I reddan sol lour
Parchè i en i onic che i han vest e Signour!!!
NATALE
Natale è appena trascorso
Anche per quest’anno le luci si sono spente
Non c’è più per la via
Tutto quel chiasso
Tutto quel via vai
E quella noiosa atmosfera
La gente ha smesso
Anche di sorridere e di dire “Buon Anno Nuovo!”
Ridono solo gli stupidi
E i bambini
Ridono solo loro
Perché sono gli unici che hanno visto il Signore!
#unasettimanamagica Profumo di Natale
Timida e rossa
come le mie gote giovinette
la piccola euphorbia
dall'angolo riposto
tinge di colore
la mia anima,
sommessa luce
in uggioso avvento.
Una gemma di vita e
di speranza
ha baluginato
tra le ombre incerte
delle ore mattutine
tra le foglie
ascose del tuo amore
Ho respirato
profumo di Natale.
Tratta da "Sazia di Luce"
#unasettimanamagica Natale
NATALE
Non v’è parola più dolce più piana
per ogni cuore che attende la speme
di un giorno di trepida pace
di gioia in una notte di Luce.
Ognuno si aggrappa a una stella
che guidi nel cammino alla stalla
dov’è il primo Bambino del mondo
che ogni uomo stupito circonda
di sguardi smarriti e incantati
per l’Amor tante volte donato.
Ognuno s’inchina a quel viso
al tenero e dischiuso sorriso
che affanni e dolori lenisce
e pensieri di bontà suggerisce.
Gloria Alleluia è Natale!
vibra ogni cuore mortale.
#unasettimanamagica Natale
Quella che inizia con oggi è una settimana magica: ogni giorno vi proporremo un contenuto in pieno spirito natalizio, sarà come aprire la finestrella di un nostro specialissimo Calendario dell'Avvento!
Tanti auguri da tutti noi.
Cominciamo con due poesie di Luciano Tarabella, una in italiano e l'altra in vernacolo livornese
Natale
Il Natale è una festa fanciulla,
il Natale è un ricordo lontano,
il Natale è mia madre alla culla che mi segna in ginocchio pian piano,
il Natale è una Grotta un po' tetra
e una Sacra Famiglia di pietra.
E' una notte trascorsa in attesa
che s'avveri chissà quale evento aspettando la bella sorpresa
che con poco mi faccia contento perché allora,
nel troppo bisogno, un pupazzo per me era un sogno.
Il Natale cos'è diventato?
Una corsa a comprare il regalo, un'offerta, uno sconto, un mercato
una gara a chi fa più gran scialo, uno spot che ho visto e rivisto
dove comprano e vendono Cristo.
Ma la Pace, purtroppo, non c'è. Se la guerra la fa da padrone
tu, Signore, mi spieghi perché non proteggi migliaia di persone?
Che vuol dir fratellanza, uguaglianza quando l'odio fa grande mattanza?
Il Natale è un affetto lontano,
il Natale è una casa fanciulla
il Natale è mia madre alla culla
che mi dice il rosario pian piano,
il Natale è un antico rimpianto
e una fiaba bambina soltanto.
Come ti sciagatto Ungaretti
'Un ciò mìa voglia di buttàmmi
in un grovìgliolo di strade
ciò un branco di stanchezza sul groppone.
Lasciatemi vì come un troiaio
arronzato in un cantino e dimetìato.
C'è un calduccino che è una bellezza.
E siccome ir caminetto 'un ce l'ho
m'accontento delle 'vattro capriole
di fumo der cardano.
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