poesia
Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento sbocciano i fiori"
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Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, Guido Miano Editore, Milano 2023.
Grazia Marzulli, fine e colta scrittrice, che esordì nel 1998 con Il volo di Penelope, ci ripropone parte della sua più che ventennale opera poetica con queste poesie, entrate nella collana “Alcyone 2000” di Guido Miano Editore, col sempre utile e ricco apparato critico-bibliografico.
Già titolo e sottotitolo della silloge ci danno sensazioni di dolcezza e di meraviglia, che ritornano frequentissime nei versi qui raccolti, tra i quali non mancano degli inediti, che si innestano con naturalezza nel fluire di sensazioni dei precedenti già pubblicati, come testimonia Incanto (nella penultima sezione, Anemoni) che chiude così: “…Tu pioggia sole vento in un istante / folata di ponente e maestrale / impeto che travolge e fugge via... // Sarà follia o fluida realtà? // Nel bagliore di un lampo / si scioglierà l’incanto”.
La ricchezza di immagini e di metafore che si trovano nelle poesie della Marzulli non mortificano mai il ritmo sempre leggero dei versi, impreziositi a volte, ma mai appesantiti, dal ricorso a parole poco in voga al giorno d’oggi – fin dalla prima poesia della raccolta, La mia favola, definita “… franta dal tempo”. Se nella prima parte, Il volo di Penelope, anche la struttura delle poesie è “classica”, nelle poesie tratte dalla seconda parte, Salsedine (1999), si nota una grande differenza: alcuni versi sono allineati a sinistra, altri a destra, altri al centro, in un variare anche ottico di disposizione delle parole che contribuisce ad attirare l’attenzione del lettore. Ciò si ripete, ma con minore frequenza ed impatto visivo, nelle seguenti parti della raccolta.
Vi sono accenni molto personali, e critici, alle mode d’oggi, ad un mondo un po’ ‘fasullo’, per cui Michele Miano nella Prefazione può osservare che la scrittrice “rivela una sfiducia nel presente, nella società odierna, nel dominio tecnologico, simbolo di annullamento della libertà individuale”. Fra tutto, però, il continuo intreccio di passato e presente finisce col ‘redimere’ anche le storture di quell’oggi così apparentemente lontano dal gusto della Marzulli. Perché alla fine, in ogni caso, la vita è nel presente, e comunque il passato è anche ricordo di spavento (“… / incubi atroci... / cado nel vuoto / l’eco risento nelle orecchie / d’un edificio squarciato / si sbarrano gli occhi / si rizza la pelle allo schianto...” – da Schegge di guerra), e di lutto (“… Ora che mi manchi, / se mi affiora da insidie una lama / e mi strugge la lacerazione / la bellezza per me si fa tigre, / poi rampante mi porge un sorriso, / il tuo sorriso” – da A mia madre).
Non mancano squarci sorprendenti, descrizioni che colpiscono per la loro rapidità, come: “Sbiadire lento di caseggiati / e ciminiere color vaniglia / metafisici cubi e bottiglie / nello spazio alienato…” (incipit della poesia Lungo i binari del tempo); o descrizioni concitate di stati d’animo, come in Ricerca: “…Tasta note stridenti / di astruse interferenze / nella suite a due voci / nella suite a più voci / allarme improvviso / timore diffuso / fastidio crescente / nodo in gola-tarlo nella mente…”.
Siamo di fronte ad un’antologia (perché tale è la raccolta in cinque parti di questa carezza del vento) veramente ricca e ‘trasparente’ – nel senso che fa trasparire i solidi fondamenti del linguaggio della scrittrice, tanto ancorato al passato classico (quasi distaccato, fisso e ‘preciso’), quanto consapevole del presente (sempre mutevole, vivo, concreto e vario): in un continuo divenire che, “per non smarrire il senso di una vita” – ultimo verso di Taglio sartoriale – non lascia troppo spazio alla pur naturale Nostalgia; perché, come chiude l’omonima poesia: “La vita guarda avanti”. Ed ecco, sbocciano i fiori: continuano a sbocciare, quasi come miracolo della vita presente che va con fiducia verso il futuro; e nell’ultima sezione, raccolta di inediti non a caso intitolata Fiori della Resilienza, si legge: “Nella carriera come nella vita / sia lieve ogni tuo passo e ponderato. // … // E l’imprinting del cuore / illumini il progetto. // Forgialo in eleganza e / come tu sai procedi / a passi di danza” (inizio e fine di A passi di danza). Sembra così di venir lanciati verso una nuova prospettiva, da scoprire leggendo questo libro di Grazia Marzulli.
Marco Zelioli
Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.
Marzia Sottero, "Nel mondo incantato della strega Magdaluna"
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Nel mondo incantato della strega Magdaluna di Marzia Sottero (Hever Edizioni, 2022 pp. 32 €10.00), con i disegni di Cristina Bo, è una divertente e vivace collezione di filastrocche. Marzia Sottero illustra con spiritosa predisposizione alla materia del fantastico, la strategia stravagante della strega Magdaluna e presenta i formidabili alleati delle sue bizzarre avventure. Il libro offre in ogni avvincente composizione lo spunto favoloso di un insegnamento, accompagna nella potenzialità evocativa della lettura la formazione degli stratagemmi adoperati nel mondo magico, prolunga oltre l'elemento sensibile il conseguimento delle capacità prodigiose delle imprese. Dilata la relazione descrittiva nella spontanea comprensione e nell'influenza emotiva, esalta l'esplorazione infinita dell'immaginazione nei significati originali e fantasiosi. L'autrice espone lo strumento istruttivo della filastrocca alla capacità esemplare della parola che acquista una destinazione giocosa, nel carattere allegro e burlone del linguaggio, adeguato saggiamente alle favolose necessità del contenuto espressivo. Impiega un convincente codice esplicativo per interpretare l'universo straordinario di Magdaluna, affida ai complici collaboratori della strega Tappo il topo, Nokkio il ranocchio, Spillo il ragno, il gatto Nerone, il gufo Gugo, postino d'eccezione, i pipistrelli Pippi e Strello il compito di orientare l'applicazione delle attività energiche e risolute, rivolte sempre verso una puntuale e accurata finalità. Attraverso gli eccentrici arnesi del mestiere, la Sfera Magica, Scopa la scopa pilota, Saetta la magica bacchetta, Pentola il calderone ramato, Perga la dotta pergamena, Magdaluna realizza i suoi curiosi esperimenti, emana il sortilegio di ogni effetto prodigioso nell'entità inconsueta del mondo fatato, esercita il potere suggestivo dell'arte della meraviglia, compie la potente e fenomenale materia delle predizioni, il mistero affascinante delle imprese rapite dall'entusiasmo delle vicende inaspettate. Marzia Sottero possiede il dono di elevare i suoi ammalianti testi nella spontanea e semplice efficacia illustrativa, nella relazione eccezionale del prodigioso imprevisto, conserva il frutto fulmineo e imponderabile della fantasia, rinnova uno stile incisivo, chiaro e leggero. Propone la sorprendente capacità di modificare il corso naturale degli eventi con l'intenzione miracolosa della volontà che difende dai pericoli e restituisce il bene sistemando ogni sentimento. Nel mondo incantato della strega Magdaluna spiega il complesso degli effetti singolari, gli accorgimenti incredibili dell'universo fiabesco. Elaborato nella brevità, vitale e rapida dei brani, il libro mostra l'aspetto spiritoso e bizzarro del contenuto pedagogico ed edificante, raggiunge l'obiettivo di intrattenere con euforia e di educare. L'autenticità combinata al ritmo naturale ed esclusivo della cantilena evidenzia la natura dei gesti nell'irreale, ne esalta il significato, rappresenta un valido avvicinamento alla forma ancestrale della comunicazione, stimola la curiosità, esercita il suo valore nella evoluzione conoscitiva ed emozionale. Gianni Rodari definiva le filastrocche “giocattoli sonori”, congegni ideali per apprendere la saggezza di ogni occasione didattica, per prendere familiarità con il linguaggio dell'invenzione e della scoperta. Marzia Sottero, nel gioco delle parole, adempie magistralmente a questo compito divulgativo.
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Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento, sbocciano i fiori"
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GRAZIA MARZULLI
Nella carezza del vento, sbocciano fiori
Il volume Nella carezza del vento, sbocciano fiori, di Grazia Marzulli – edizioni Guido Miano Editore, Milano 2023 –, attira immediatamente l’attenzione del lettore per la bella e significativa copertina: un dipinto di Fabio Recchia intitolato “Abbraccio”, che simboleggia il mondo abbracciato da un paio d’ali dorate; tante macchie di colore intorno, figure indefinite, forse anime oranti che circondano il mondo e disegnano l’immagine di un’altra figura. Un dipinto di grande valore evocativo, oltre che artistico, che ci proietta immediatamente nella simbologia del titolo: Nella carezza del vento, sbocciano fiori, fiori di diversi colori, sfaccettature diverse di un’unica realtà. In effetti, l’opera di Grazia Marzulli è un’antologia dei versi migliori dell’autrice: poesie tratte da varie raccolte – Il volo di Penelope (1998), Salsedine (1999), Selva di dissonanze (2000), La luce verticale (2001), Anfratti fioriti, conchiglie (2003), Il velo di Maya (2004) – e componimenti inediti raccolti nelle due sezioni Anemoni e Fiori della Resilienza.
Il termine antologia in greco significa “raccolta di fiori”, fiori offerti al lettore, che si schiudono alla bellezza della vita e, nel nostro caso, si aprono e si disperdono nel vento: vento distruttore e creatore allo stesso tempo. La raccolta esplora tematiche varie e l’autrice, attraverso un verso strutturato, ci trasporta da una dimensione terrena, fatta di cose materiali, verso una dimensione eterea, spirituale. Il mondo circostante, in particolare quello della natura, diviene fonte primaria d’ispirazione; l’autrice, attraverso la sua sensibilità, ci regala note di colore, di armonia e di misticismo. Una poesia colta, elegante, intellettuale, ben costruita, ricca d’immagini, frammentate a volte, con riferimenti classici e mitologici. La sua concezione poetica è delineata in Salsedine (la poesia): «Creatura evanescente / che in volo t’impregni d’azzurro, / ti tuffi / ed ebbra d’onde / parli alla sabbia agli scogli / e nel flusso del salso respiro / scopri l’Uomo, / se al sole rapisci faville / e all’alba porgi / vezzi di rugiada, / ti prego, / intenerisci gli sguardi, / sotterra le croci, / diffondi la luce» (dalla omonima raccolta Salsedine, 1999). La Poesia è paragonata qui a un’entità evanescente, come la salsedine, che non ha corpo, è in grado d’impregnarsi di tutto quello che la circonda, di tutto quello che il poeta sperimenta; la poesia è perciò scoperta, diffusione di luce, abilità nel nascondere le cose brutte e negative dell’esistenza, di coprire le croci, di intenerire i cuori.
Con La mia favola – il componimento che apre la raccolta –, «Ritrovo la mia favola / scalfita franta dal tempo // annodo i capi / raggomitolo il filo / e la favola continua / mentre l’attimo si ferma // una foglia di giunchiglia / sull’acqua reclina / risplende al sole // e il mio sguardo / mentre mi sfiori s’illumina / umido tra le ciglia», l’autrice tira le somme della sua vita: un’esistenza che, anche se “franta”, è paragonata a una favola, a una foglia di giunchiglia che si piega sull’acqua e risplende al sole. L’autrice prova nostalgia e si commuove davanti al ricordo della sua vita, nello scorrere dell’esistenza si mescolano e si fondono insieme note tristi e felici. Nostalgia e ricordo sono presenti anche in altre poesie, come: Il tempo delle more, Ciliegie, Schegge di guerra (da Il volo di Penelope, 1998); Il gelso (da Salsedine, 1999); Lungo i binari del tempo (da La luce verticale, 2001). L’autrice, nel rievocare il tempo che fu, le cose semplici della vita contadina, la natura soppiantata dal progresso e dalla modernità, riesce abilmente a mantenere il giusto distacco ed equilibrio emotivo, senza lasciarsi andare al sentimentalismo. A volte, nel descrivere paesaggi naturali, come in Ortica e giunchiglia, sembra identificarsi nella natura, a una ninfa dell’acqua, parte di un tutto: «…ed io Naiade scalza / tra fiori di lavanda / e zufoli d’avena / danzando nutro Amore / di fragranze //... un crepitio di fiamma / respiro di notte serena / mi solleva al coro delle stelle... // Un tonfo. // Il sogno scivola / dal bordo della favola / tra ciottoli rimbalza / si sbobina / e mi sorprende ferma sulla zolla / manto d’ortica e cuore di giunchiglia. // Consuetudine / nemica dell’attesa / penombra alitante su raggio / d’abbrunita cera» (da La luce verticale, 2001).
Grazia Marzulli è molto attenta anche alla disposizione del verso, il layout di alcune poesie ci comunica immediatamente il suo significato, come nella poesia Orme d’infinito (da Salsedine, 1999), la cui disposizione disegna una freccia scagliata verso l’infinito. L’autrice conosce bene l’arte del versificare e attraverso un uso sempre consapevole delle parole, dei toni, delle immagini, delle metafore, delle similitudini e delle parentesi esplicative, esprime il suo personalissimo stile. Come T. S. Eliot, fa ampio uso di correlativi oggettivi, evocando emozioni attraverso oggetti, situazioni, eventi; nella lunga poesia Al Luna Park (fiera delle vanità) (da Selva di dissonanze, 2000), echeggia lo stile Eliottano di “The Waste Land”, in cui una coralità di immagini e personaggi ci fa riflettere sulla crisi della civiltà e della cultura contemporanea, il luna Park diviene un microcosmo in cui alcune scene ci fanno riflettere sulla precarietà, l’alienazione delle relazioni, la frammentarietà e l’assurdità dell’esistenza. I personaggi compiono gesti sterili, quasi a volere rappresentare il vuoto e l’indifferenza che attanaglia l’anima; questa lunga poesia, di non facile lettura, divisa in otto sezioni, è ricca di simbolismo.
All’interno di tutta la raccolta poetica, nell’alternarsi di emozioni e visioni contrastanti, non sempre facili da interpretare, l’autrice volge al Signore la preghiera di aprire un varco, un’apertura – solo Lui può farlo – per placare l’angoscia e il dolore del vivere; Un varco: «Nella stretta d’angoscia, Signore, / la preghiera si svuota / e i destini traditi / come gorgoni acefale si piegano / se non posi la Tua mano / fra le mobili sabbie. //…// Apri un varco, Signore, / verso il luogo d’Assoluto / dove accade che l’alba e il tramonto / il tu e l’io / la parola e la vita / si fondono per noi in armonia» (da La luce verticale, 2001); la vita ha bisogno di punti di riferimento sicuri per non vacillare, per non perdersi durante il tragitto della vita. In Schegge di luce: «È vero, Mariapia, noi siamo schegge / ma di stupore / esploso in un lontano / traboccare di petali / da calice infinito / schegge del suo splendore / e poi / quali relitti di un naufragio antico / fragilità protese all’Assoluto / polvere vaga / fra alveari di scogli / a nutrire embrioni di luce» (da Il velo di Maya, 2004), l’autrice, pur consapevole della fragilità dell’uomo, ne riconosce la sua la divinità, affermando che noi esseri umani siamo schegge di luce esplosa nel mondo, riflesso del Divino, bellezza, naufraghi protesi verso l’assoluto.
Nelle liriche Canto la barca «…Canto la barca a vela che vacilla / nel labile solco / conteso da opposte correnti / eppure osa, / osa sfidare i venti / all’alba imperlata di rugiada / da occhi di fuoco al tramonto…» (da Il velo di Maya, 2004); e Taglio sartoriale «… Se al sovrapporsi incauto delle dita / la geometria del taglio si sfilaccia / o si deforma / il capo - pur gualcito - / caparbio si rimetta sul telaio // per non smarrire il senso di una vita» (da Il velo di Maya, 2004), emerge un elemento didattico, l’autrice invita ad avere forza d’animo, tenacia per non soccombere, per non farsi scoraggiare dagli ostacoli che inevitabilmente si frappongono nel cammino della vita.
In alcune poesie l’autrice riconosce il grande valore della comunicazione, del linguaggio verbale e non verbale, per interpretare il mondo e consegnarlo ai suoi lettori: Codice obsoleto «Le parole meditate non gracidano / non saltellano / come ranocchie / né si arrampicano / su fantasmi e specchi deformanti. // Scavate / e tratte con dolore / da meandri / si adagiano gravi / tra le pupille / e il cuore / lasciano impronte profonde / emanano fresco odore. // Se rinnegate / si rifugiano schive in una teca / reliquie / d’un codice obsoleto» (da Selva di dissonanze, 2000). Aria «Ho rapito le ali a un gabbiano / - i polmoni colmi di illusioni / - per sollevare il peso degli istinti // E comprendere il linguaggio delle rondini / (vertigini di crome e biscrome / su pentagrammi di alta tensione). // Prodiga di vezzi ai cocoriti, smarrita / nel frinire di cicale, tentavo invano / di emulare versi di usignolo. // Ora contemplo il saio francescano / tesa verso estasi di luce / nidi d’aquile reali. // E vibro di stupore nel silenzio / ascoltando il respiro / infinito d’Aria impalpabile». (da Anfratti fioriti, conchiglie, 2003).
Nelle liriche di Grazia Marzulli, infine, si coglie una profonda ricerca esistenziale e la continua esplorazione della realtà, una ricerca che passa sempre attraverso la parola, il silenzio e la poesia, equilibrio perfetto tra mente e cuore.
Marcella Mellea
Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.
Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento, sbocciano fiori"
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GRAZIA MARZULLI
Nella carezza del vento, sbocciano fiori
Come scrive Michele Miano, nella prefazione al libro di poesia che prendiamo in considerazione in questa sede, la silloge di Grazia Marzulli Nella carezza del vento, sbocciano fiori, risulta un florilegio dei suoi volumi precedenti in aggiunta a vari testi inediti. Un verso strutturato il suo e non sempre di immediata e facile lettura proprio perché attinge al mondo classico.
Un fortissimo amore per una natura espressione dell’armonia del creato pare essere la cifra fondante della poetica dell’autrice, elemento costante nella sua ventennale attività letteraria.
Un poiein tout court neolirico quello che Grazia ci presenta del tutto in controtendenza con i vari sperimentalismi e neo orfismi che sono tipici dei libri di poesia del nostro panorama letterario italiano contemporaneo e potremmo dire internazionale.
Emerge nei testi una forte capacità di stupirsi nel seguire il sentiero della linearità dell’incanto e tale dono suscita nel lettore forti emozioni e gli restituisce sentimenti e pensieri che pensava di avere sperimentato nel preconscio ma che non erano mai venuti fuori nell’inverarsi di un esercizio di conoscenza attraverso una parola detta con urgenza, parola stessa che è luminosa e icastica e leggera nello stesso tempo e nonostante la complessità architettonica il volume può essere letto come un poemetto che ha per protagonista la natura.
E a proposito del tempo qui di lirica in lirica si realizza mirabilmente un’atemporalità, nella presenza stabile dell’attimo che s’innesta nel cronotopo nei versi levigati e sempre ben controllati.
Leggiamo in Il tempo delle more: «Vorrei tornare / a cogliere le more / con la freschezza / di tanti anni fa. // Pei viottoli / andavamo spensierati / con i bambini / cicalanti intorno / che si pungevano / tra i rovi dei cespugli / pregustando / la buona marmellata…».
Al discorso naturalistico si affianca nel pervaderlo quello religioso e quella della poetessa è una religiosità serena e di ringraziamento a Dio per i doni che le restituisce e le elargisce.
Un ottimismo di fondo pare dunque permeare questi versi carichi di luminosità e speranza e la natura stessa espressione della divinità pare essere benevola verso l’essere umano che da creatura diviene persona, natura antitetica a quella della concezione leopardiana che la considerava matrigna e spietata nei confronti degli uomini.
Natura come spazio scenico o scenografico per usare una metafora teatrale quella messa in scena da Grazia e a volte c’è un tu al quale l’io-poetante si rivolge in modo accorato un tu che presumibilmente è l’amato e del quale ogni riferimento resta taciuto in atmosfere sempre rarefatte.
Leggiamo in Fuoco: «In cammino / sfidando nastri / dalla volta del cielo e annodando // All’arcobaleno i colori della vita / nella purezza dell’alba / ricerco essenze odorose. // E incontro tra i roghi / del crepuscolo virtuale un bimbo-eroe / solo tra i rovi al primo vagito…».
Magia, mistero e sospensione connotano questi versi che varcano per la loro essenza positiva la soglia della speranza postulando che la serenità stessa posso divenire felicità anche perché irradiata da bellezza e suadente mistero.
Raffaele Piazza
Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.
Sara Pellegrino, "Quando mi siedo dentro e sto"
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Quando mi siedo dentro e sto di Sara Pellegrino (Eretica Edizioni, 2022 pp. € 15.00) è un libro dalla intima descrizione elegiaca. La poetessa coglie la funzione catartica e poetica della nostalgia, eleva il significato della qualità esistenziale della memoria, avverte il calpestio lieve e prolungato dei ricordi lungo l'argine animato del silenzio. La poesia di Sara Pellegrino conferma la capacità creativa del tempo, sostiene il conforto del passato e l'intuito del presente, orienta il passaggio sconfinato dei sogni nel labirinto di ogni destinazione sensibile interrotta nella frantumazione delle parole, sfumate oltre la sospensione temporanea del respiro affettivo. I testi consolidano la protezione spirituale dei sentimenti, disperdono l'inafferrabilità della lontananza, rafforzano la decifrabilità delle sensazioni, afferrano la vicinanza al senso della riflessione. Sara Pellegrino divulga il senso positivo e protettivo delle espressioni interiori, sostiene la direzione delle notti, svolge l'intreccio dei desideri, immerge nello spaesamento delle ombre l'essenza dei dubbi e l'equilibrio della speranza, rinforza l'assegnazione dinamica e autentica dell'esperienza, amplia l'orizzonte immaginativo della consapevolezza, assapora l'instabilità decadente dell'inevitabilità, la malinconia della misteriosa dimenticanza. Il libro ospita la percezione di una sonnolenza imperturbabile, anestetizzata dalla preghiera amorosa, densa di contenuto esistenziale, custodisce l'incoraggiamento felice verso la relazione di una condivisione, l'entusiasmo improvviso della rinascita. La poesia accerchia il coraggio, restituisce la lesione dolorosa, dirige il cammino lungo i passi sfumati e spietati delle ferite, regola i collegamenti romantici del vissuto, il conflitto istintivo delle emozioni, dilata l'attraversamento di tutto ciò che prolunga l'andamento incantevole della vita e offre una destinazione miracolosa alla propria anima. Sara Pellegrino svela l'arrendevolezza della complessità, influenza il proprio spazio identitario con il rivestimento premuroso di pensieri, impronte, segreti da custodire, con la generosa difesa di luoghi, d'immagini e rivelazioni consumate nel confine dell'evanescenza. Ogni stato d'animo rappresenta l'esperienza irrinunciabile dello scivolamento emotivo, il raccoglimento trascendente dell'abisso, la ferma volontà di confinare lo squilibrio nella superficie della perdita e dello smarrimento. Quando mi siedo dentro e sto è un esordio letterario dominato da un intervallo implacabile che scandisce l'immobilità di ogni impronta di perdizione, concentra l'inchiostro dei versi nella materia prima dell'attesa e nella speranza della salvezza, abbraccia la familiarità autentica e intensa delle cose e delle persone, sigilla la quiete dalla meditazione sul senso dell'esistere e la contemplazione del mondo dalla solitudine dell'esilio. La poetessa impara a esaminare l'inquietudine della vita ricercando in essa le occasioni di comprensione, dirada l'offuscamento delle difficoltà, rincorre un itinerario di crescita e di arricchimento della saggezza, per vivere con sincero distacco la padronanza degli eventi, cogliere il messaggio nascosto delle esitazioni e disgregare l'indolenza sulle decisioni. La vita è continua evoluzione, variazione di rinascita, la necessità di un'urgenza rivelativa. Sara Pellegrino siede dentro ogni desiderio e resta accanto alla stabilità di ogni affetto.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Anch'io sono pioggia
cado senza stancarmi
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Si chiama pace
ha un'anima spessa
fatta di zucchero e silenzio
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E poi rinascere come vento
scivolare sulle case, sul tempo
dentro un minuto di nostalgia
Cureremo questo secolo obeso
di sorrisi e indifferenza
per non sciupare i contorni
e l'essenza del viaggio
per gridare ancora il coraggio
di sogni negati e desideri in avaria
Tra l'abisso e la pioggia
ci sono rami e idee da scartare
un finestrino socchiuso sul giorno
l'alleanza segreta
tra polline e cielo
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Bisogna proteggersi
dall'infinito
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Ci vediamo lassù
in cima al desiderio
sbucciando papaveri
e felicità
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Racconteremo la luce
dopo di noi
accanto una abat-jour
colorata di grano
Leggeremo campi
di sogni sterminati
incrociati tra le mani
Guarda:
il giorno aspetta una risposta
seduto su persiane abbassate
Dovremmo dirglielo
che il tempo vola
e per lui scrive poesie la notte
tra le spighe e i tulipani
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Vivo
dove tutto è indistinto
e i colori
immergono l'acqua nel cielo
sfumato di rosa e maree
Cosa importa il mio nome
Io nuoto la luce
e respiro la terra
e sono tutte le cose che sono
e un filo d'eterno
rosso
sgargiante.
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Guarderò da lontano
questo fuoco che scende
fino a colarci dentro
l'ultimo bagliore
E poi sarai notte
Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento, sbocciano fiori"
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Grazia Marzulli pubblica in questa silloge che appare a marzo 2023 presso la Casa Editrice Guido Miano una serie di testi di notevole interesse artistico-culturale, ricavandoli in buona parte dalle varie raccolte di versi composti nell’arco di un decennio, da Il volo di Penelope (1998) a Salsedine (1999) a Selva di dissonanze (2000), da La luce verticale (2001) ad Anfratti fioriti, conchiglie (2003) a Il velo di Maya (2004), con l’aggiunta significativa di componimenti inediti, validi e coerenti con la precedente ricerca, riuniti sotto i titoli di Anemoni e Fiori della Resilienza.
La poetessa avverte con una sensibilità viva e partecipe il fascino intrigante della vita, la sollecitazione animatrice che pervade l’ordine complessivo delle cose, la realtà naturale e l’esperienza etico-intellettuale degli uomini.
Il ricorso sistematico a una serie di suggestive metafore rappresenta il cuore della sua strategia di formalizzazione del vario materiale figurale ed emozionale connesso all’indagine esplorativa del dinamismo esistenziale; in particolare mi sembra felice quella della “barca”, che fronteggia audacemente i marosi alla ricerca di equilibrio ideale e della realizzazione di un progetto moralmente qualificante: «… Canto la barca a vela che vacilla / nel labile solco / conteso da opposte correnti / eppure osa, / osa sfidare i venti / all’alba imperlata di rugiada / occhi di fuoco al tramonto. // Avvinta a giochi di spume / intreccio ghirlande di pensieri / zaffiri e smeraldi di speranze / nel solco che smeriglia cuori / per mete sconosciute al fato / e lungo rotte refrattarie al caso» (Canto la barca, in Il velo di Maya). A tale immagine si lega l’altro centrale spunto metaforico del “fiore”, evocato del resto fin dal titolo del libro: «…Fra brezze d’illusioni m’imbarcavo / verso gli spazi / dove l’ippogrifo / dispiega fresche ali nell’idea / di reinventare il mondo. // (…) E in acque terse fra spume / ignare di gorghi e bufere / spargeva corolle dal grembo / il limpido errare» (Culla di prodigi, ivi).
I miei corsivi intendono porre in risalto gli effetti della rima e dell’enjambement, che attestano un linguaggio sottilmente elaborato pur nelle generali essenzialità e linearità organizzative.
La primaria energia vitale assume spesso in questi versi i tratti stimolanti e corroboranti della luce: «… Ma da vestale attende che la fiamma / alta si nutra e calda / nel tempio / alta e calda / ardita gigantesca smisurata / fino a piegare il cielo sulla terra / per inondarla di chiarore» (Ricerca, in La luce verticale, corsivi miei, come in seguito); «Foce del tempo, ascolta / passi ed echi dell’età mia / al pulsare di vena / che vigile tende alla luce // (…) Osserva il volto nella preghiera, / fiducioso al rifiorire di speranze / dal tenero profumo di azalee. // Tempo, tu che ceselli la coscienza / e plasmi e ritocchi gli ultimi sbalzi, / fa’ ch’io sublimi in ascesi il mio pensiero / quale estrema offerta d’amore» (Opera d’arte, in Anemoni).
L’“amore” per la vita e per la varietà delle sue forme («Non fermarti, / asseconda il ritmo del respiro / onda luminosa del pensiero. // Le forme che la vita affastella / chiedono raggi…», Onda d’argento, in Salsedine) determina un descrittivismo puntuale, un’intima adesione ai molteplici aspetti del reale che si obiettivano nella misura ordinativa dell’enumerazione: «Sbiadire lento di caseggiati / e ciminiere color vaniglia / metafisici cubi e bottiglie / nello spazio alienato. // Grigio un sipario cala / sul catrame dei tetti / sul gomito di latta, sul selciato / sul mio viso / schiacciato contro i vetri. // Suoni voci rumori / treni di verità / lungo i binari del tempo / squarciano veli di nebbia. // E dalle ombre / spuntano girasoli / abbozzando sorrisi / verso un lingotto d’oro di finestra» (Lungo i binari del tempo, in La luce verticale, cit.).
Dare armonia, comporre in sintesi feconda i tanti, anche contrastanti, momenti del vivere è l’arduo, quotidiano compito di ognuno; e il richiamo al superiore Disegno divino è per l’autrice invito all’impegno e alla preghiera sinceri: «… Apri un varco, Signore, / verso il luogo d’Assoluto / dove accade che l’alba e il tramonto / il tu e l’io / la parola e la vita / si fondono per noi in armonia», Un varco, ivi) .
Floriano Romboli
Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.
Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento sbocciano fiori"
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Per la collana di testi letterari Alcyone 2000, della Casa Editrice milanese “Guido Miano”, è stata recentemente pubblicata la raccolta poetica Nella carezza del vento, sbocciano i fiori. L’autrice è la professoressa Grazia Marzulli, la prefazione è stata curata da Michele Miano. In copertina disegno di Fabio Recchia dal titolo Abbraccio. Con questo lavoro la poetessa barese ha voluto realizzare una scelta antologica di liriche già edite in passato - tratte da Il volo di Penelope (1998); Salsedine (1999); La luce verticale (2001); Il velo di Maya (2004); Selva di dissonanze (2000); Anfratti fioriti, conchiglie (2003) - corroborata da poesie inedite che appaiono nell’ultima parte del libro con i sottotitoli di Anemoni e Fiori della Resilienza. Anche i testi editi sono stati suddivisi in diverse parti: Viole del pensiero, Fiori di roccia, Visioni.
I fiori in poesia sono solitamente stati utilizzati in funzione simbolica e metaforica, come immagini di caratteristiche personologiche, aggettivazioni tipologiche, realtà di vario genere. Tra le più famose ed importanti opere letterarie che li richiamano con una forte e dirompente potenza emblematica, si annoverano I fiori del male (1857) di Charles Baudelaire. L’autore stesso scrisse in una lettera alla madre: «Questo libro, il cui titolo dice tutto, è rivestito di una bellezza sinistra e fredda… È stato fatto con furore e pazienza». Infatti la sua volontà era quella di “estrarre la bellezza dal male”, ovvero il fare poesia su argomenti cupi, scabrosi, talvolta immorali: perfettamente in linea con le visioni del “poeta maledetto” francese (“poète maudit”) che rigetta i valori borghesi dominanti e diventa ribelle e trasgressivo.
Il riferimento a Baudelaire ci introduce - per contrasto - ai “fiori” che sbocciano dalla carezza del vento, sempre simbolici ma di segno opposto, cioè che rappresentano la bellezza autentica ricercata là dove risiede: nella natura, nell’anima, negli ideali, nella spiritualità, nell’amore, nella speranza, nella coscienza del destino di grandezza dell’uomo, nella serena memoria del passato, nel senso religioso della vita che conduce all’abbraccio con Dio. Sono questi ed altri i “fiori” visitati dalla poetessa, la quale non ignora le ombre del presente e della storia umana, ma con l’intento di denunciarne la negatività e superarle. Non per nulla il libro è disseminato di dotte citazioni illuminanti sull’argomento, tra cui, come incipit, quella di Cesare Pavese («È una gioia vedere tanti rami verdissimi nel vento e tanti fiori prepotenti, sboccianti, è una gran gioia perché nel sangue pure è primavera» e quella di Tagore («Il fiore si nasconde nell’erba, ma il vento sparge il suo profumo»). Letterariamente sono le umili tamerici pascoliane (Myricae - 1891) e La ginestra leopardiana (1845) ad avvicinarsi maggiormente al sentire e allo stile classico della Marzulli. Myracae, in quanto l’intento del Pascoli - ribaltando il concetto virgiliano sulla poesia delle grandi tematiche - è quello di parlare invece delle piccole cose della vita quotidiana, che tuttavia poi assumono un significato universale: per alcuni aspetti è questa una caratteristica dell’autrice; La ginestra, poiché nel Leopardi è Il fiore del deserto (altro titolo) che vince le avversità dell’ambiente esalando i suoi profumi nella desolazione tragica del paesaggio lavico del Vesuvio e nell’autrice esistono i Fiori della Resilienza (ultima parte, con citazione di alcuni versi proprio de La ginestra) che hanno lo stesso significato: leggasi, ad esempio, La coerenza (Lettera ad un giovane studente), dove pone i valori umani come pietre miliari e in tal modo lo esorta: «Vivi secondo coscienza… così saprai resistere a lusinghe e raffiche di vento...».
I testi ci segnalano ancora le suggestioni dei paesaggi e delle architetture in Valle d’Itria, tra muretti a secco, trulli, mulattiere, pietre millenarie, corrosioni carsiche… e il sogno di una «…Naiade scalza / tra fiori di lavanda…» (Ortica e giunchiglia) e attese oltre i recinti interiori. Ci narrano di miti ellenici antichi, delle leggende del mare, di una natura sopraffatta dal cemento. Rimembrano le dolcezze dell’infanzia al tempo delle more e delle ciliege, la nostalgia delle liete ore del passato, l’esempio di «madre Coraggio» (Ultimi battiti) dalla granitica fede, il dolore e la paura dei tempi di guerra. Ricercano ardui scavi interiori, il non perdere il significato della vita, il combattere l’indifferenza, l’Io unico e indivisibile, il giardino dell’anima, la fanciulla antica dall’eterna giovinezza nel cuore. E un grido: «Sei tu, speranza, mio rifugio» (La speranza). In un mondo alienato perseguono orme dell’infinito e le vette del cuore, che si trasformano in una preghiera al Signore. E mistiche visioni cristiane, francescane, implorando Dio per «un’altra possibilità di ricominciare» (Fuoco).
Enzo Concardi
Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.
Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento, sbocciano fiori"
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La silloge di Grazia Marzulli Nella carezza del vento, sbocciano fiori, pubblicata per i tipi di questa Casa Editrice, risulta un florilegio dei suoi volumi precedenti in aggiunta a vari testi inediti.
La sua poliedrica personalità ci induce ad una particolare valutazione della produzione che abbraccia ormai più di un ventennio. Dotata di una vasta e approfondita cultura di matrice classica, la poetessa ci presenta il meglio della sua attività letteraria. Un verso strutturato il suo e non sempre di immediata e facile lettura proprio perché attinge dal mondo classico. La sua è una poesia caratterizzata da un’acuta sensibilità e che lascia emergere la forza e l’intensità delle sue emozioni; componimenti sempre sorretti da un equilibrio strutturale e dalla consapevole cadenza del ritmo. Lo stesso titolo della raccolta è significativo e riprende quel momento magico in cui spira il vento ineffabile dell’ispirazione, quel quid pluris, quasi un soffio divino che permette ai versi di sbocciare come fiori.
Nel Dizionario Autori Italiani Contemporanei, terza edizione, 2001 edito da questa Casa Editrice, lo scrittore Giovanni Chiellino evidenziava come «Da percorso a percorso, da porto a porto, la Marzulli ci conduce dalla materia allo spirito, dalla memoria agli affetti familiari sino all’orizzonte dell’amore che si solleva su remote rive e sulle spiagge dell’oggi, si proietta nel futuro…».
Passato e presente sembrano essere le coordinate più significative della sua ispirazione artistica. Si legga l’inedita Nostalgia dove la poetessa racchiude radici profonde con la ricerca di se stessa, del proprio pensiero e della propria personalità: «… Mi mancano con te le liete Muse / i miti e le leggende del passato / i giochi a nascondino con il tempo, / il rincorrere anelanti l’avvenire / e il divertente muoversi a ritroso, / fingersi adolescenti / compagni di banco / di attese di sogni di avventure. // Ma è tardi ormai. / La vita guarda avanti».
Ella trae - soprattutto nelle sue ultime liriche - dalla viva realtà del vissuto gran parte della sua ultima opera, ma non disdegna le istanze del pensiero, quando presa dalla forza creativa stilla concetti che nascono da una profonda meditazione sugli eventi e sui fatti umani. Se da un lato si riscontra come già evidenziato l’aggancio al mondo culturale classico, dall’altro non sfugge la capacità di essere tutt’uno con la natura che la circonda, dalla quale elabora una poesia ricca di immagini suggestive. Si legga a titolo esemplificativo la lirica In un tempo sospeso: «Maggio. La natura in festa / si veste d’armonia. / Si tuffa il sole tra le spume e / al mare evoca lavacri lustrali. // Ma nell’aria v’è qualcosa d’irrisolto / sospeso vaga un senso di sgomento / un trasalimento del vento / nel lambire sentori / da un’eco di gemiti lontani…».
Severa con se stessa, Grazia Marzulli infonde nel verso i segni della spiritualità con un amore che può sposarsi soltanto con la gioia della mente e del cuore. L’inconsueta spontaneità rivela il dono ancestrale della poesia, che per Lei diventa forse, trasparente e sognante e ce la porge con forte sincerità. Le tematiche coinvolgono la totale conoscenza della vita, tuttavia la poetessa giunge sempre a felici soluzioni di stile e di composizione proprio in virtù dell’impegno con cui persegue l’immagine e la metafora. Poesia dai toni a volte didascalici come monito alle nuove generazioni. Al riguardo è esemplare la lirica La coerenza dove la poetessa denuncia i limiti della società moderna ipertecnologica, dove spesso gli opportunisti di turno, privi di valori etici morali, sono pronti a cambiare “bandiera” al soffiare del vento: «Pare che la coerenza oggi / non sia più di moda / - se pur di moda per lei / si possa parlare - // Dello scrigno si è persa la chiave. //…// E nel diffuso bla-bla da Babele / nell’aria s’agita una gran confusione. / Vuoti a perdere le alte questioni. // Ma c’è sempre la speranza / a fare capolino dietro l’angolo». Una poesia che rivela una sfiducia nel presente, nella società odierna, nel dominio tecnologico, simbolo di annullamento della libertà individuale. Si avverte la consapevolezza lucida ed amara della ineluttabilità del male, ma anche la gioia di chi vive serenamente la fede cristiana.
Di solitudine non si parla mai esplicitamente in queste liriche come condizione esistenziale preradicata, ma come di un risultato indotto, conseguenza inevitabile di una società, quella moderna, che ha perduto il significato della gerarchia dei valori e il loro riscontro nella vita quotidiana. L’affievolirsi degli ideali più importanti quali l’amore, il senso della comunione, della fratellanza, della solidarietà trova il suo più drammatico esempio nell’insensatezza della guerra e del disagio e delle lacerazioni sociali: al riguardo significativa è la lirica Il globo in bilico: «… Vittime di ieri oggi carnefici / vittime a venire i carnefici di oggi / - anelli di catene incancrenite - // In bilico, superbo l’Occidente…».
Ma la speranza risulta essere per la nostra poetessa una valida scialuppa di salvataggio: «…Sempre dimori nell’animo / di chi, pronto al richiamo, / porge ascolto, dona conforto / e infonde fiducia nel buon Dio. // Speranza, tu che affiori dal dolore / e ti nutri d’amore / diffondi la magia di quell’amore / che invoglia a sperare» (La speranza).
Il percorso umano e letterario della poetessa si snoda attraverso una cronistoria che parte dal 1998 con la sua prima opera Il volo di Penelope e che consente al lettore di cogliere un’evoluzione dai caratteri stilistici e contenutistici con valori sempre positivi capaci di stimolare sottili recuperi di pensiero e di spiritualità.
Le ultime due sezioni di questo libro, Anemoni e Fiori della Resilienza, raccolgono i testi inediti; la seconda riporta non casualmente una strofa della celeberrima lirica La ginestra del Leopardi, quel fiore del deserto che diventa simbolo del coraggio e della resistenza estrema di fronte a un destino inevitabile.
Michele Miano
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L’AUTRICE
Grazia Marzulli è nata e vive a Bari. Già docente di Lettere, ha trasmesso agli studenti interesse e amore per le belle arti. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Il volo di Penelope (1998), Salsedine (1999), Selva di dissonanze (2000), La luce verticale (2001), Anfratti fioriti, conchiglie (2003), Il velo di Maya (2004).
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Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.
Alessandro Angelelli, "Metallo pesante"
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“Notte inoltrata, silenzio profondo, rotto di colpo, dal passare di un treno, metallo pesante su fragile legno”. La composizione tra la parola e l'immagine, metafora della vita e del senso dell'interezza, racchiusa in queste righe, appartiene all'autore Alessandro Angelelli nel libro Metallo pesante (L'Erudita, 2022 pp. 67 € 16.00). I testi contengono la densità dell'osservazione poetica sul mondo e sulla natura degli uomini, diffondono la consistenza dell'ispirazione, offrono una consapevolezza accogliente, piena di sensibilità e di intensa affettività. Il poeta risiede nella dimora dell'anima, percepisce l'intima relazione tra il proprio peregrinare alla ricerca di una dimensione familiare dove custodire ricordi ed emozioni e l'identità interpretativa delle sensazioni. Alessandro Angelelli indica la regione interiore dalla quale partire per percorrere l'essenza dell'itinerario esistenziale e ampliare l'orizzonte dell'appartenenza. Descrive attraverso l'inquietudine romantica del percorso di vita, lo smarrimento e la frantumazione dell'esperienza, espone la volontà di comunicazione, insegue il desiderio di riacquistare il sentimento perduto. La strada per condividere il viaggio introspettivo rimanda al valore originario dell'essere, incrocia lo svolgimento della memoria e collega l'elaborazione del vissuto con il senso di ogni destinazione. Metallo pesante svela una collezione privata di inafferrabili momenti e di sfuggenti impressioni, mostra il vincolo confidenziale tra la malinconia del passato e l'incertezza del presente, avverte il carattere instabile di ogni incognita del futuro, l'inesorabile vulnerabilità del dolore, ma anche la stabilità fiduciosa della speranza. La poesia di Alessandro Angelelli è simbolo di un archetipo del cammino umano, un attraversamento evolutivo tracciato nella necessità di realizzare una direzione per la felicità e rinnovare il proprio itinerario, inoltrandosi nella promessa di raggiungere nuovi approdi di comprensione per sentirsi a proprio agio con se stessi. Rivisita la località ispiratrice del pensiero, analizza il territorio suggestivo della realtà, da corpo all'equilibrio degli impulsi per orientare l'autenticità del discorso. Alessandro Angelelli conosce il modo di rilevare e abbracciare la consistenza sensitiva del proprio territorio di arrivo, oltrepassa il passaggio lucido del dolore e della finitezza dell'assenza, trasmette la propria fermezza creativa con il presentimento immaginario di ogni atmosfera onirica. “Metallo pesante” rinforza l'intento profondo di riconquistare la componente del benessere, illustra l'incantevole cronaca del tempo nel riassunto seducente del quotidiano, congiunto alla contingenza della fugacità, alla tenerezza della memoria e alla commozione dei significati. Indaga sull'accordo dell'intuizione elegiaca e sostiene l'eterna e inevitabile discordanza tra la crudele fragilità e la grazia della serenità. Il libro è il compimento letterario di una coinvolgente resistenza, la fusione naturale immersa nella nostalgia dell'altrove, sperimenta l'incertezza dei legami, assapora l'indugio dell'attimo vissuto, mantiene il radicamento dell'intima necessità di espressione, l'intenzione di ogni luogo in cui sentirsi a casa e ritrovare la beatitudine dello spirito.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Heimat
Heimat è dov'è un ricordo lontano.
Qualcosa di nascosto che avevi scordato sopraffatto da
mille profumi e pensieri dell'oggi.
Heimat è un ginocchio sbucciato, dopo una corsa
per gioco.
Lo sguardo di lei mentre le sfiori la mano.
Quella rete, all'ultimo istante,
giocando per strada con gli altri bambini.
Heimat è una notte d'estate
e quelle campane che suonano i quarti.
Ogni essere umano ha un ricordo di Heimat.
Cercalo a fondo in quel mare di nebbia.
Ricorda quel profumo che avevi oscurato.
Il profumo della tua unica casa,
il tuo porto d'arrivo dove devi tornare.
Casa di bambole
Viviamo in una casa di bambole.
Delicati come porcellana, osserviamo il mondo, con occhi
di ghiaccio e un eterno sorriso.
La casa di bambole è sfarzosa e felice, ci protegge,
incurante di noi e dei nostri pensieri.
È bello vivere nella casa di bambole, immutabili al tempo,
bambini per sempre.
Seduti sul nostro grazioso dondolo quel lungo sorriso
comincia a mutare.
Istanti
Istanti, momenti di felicità, riempiono ogni angolo di te.
Compensano la noia del resto,
confortano le ere di dolore che seguono.
Li aspetti come un bimbo a Natale, sai che arriveranno.
Devono.
Istanti, ricordi, lampi di vita, caricano la tua anima e la
stringono.
Non la lasciano andare, la proteggono, sai che senza di
essi, tu non saresti.
Quanto manca
al prossimo istante?
Spiragli
Spiragli di luce da una porta socchiusa, memorie future
costruite al momento
Qualcosa si muove dietro un fragile muro, mi guardo
intorno e mi sento perduto
Fuggire, scappare, lo spiraglio si allarga; la porta cigola e
la luce mi invade
Il tuo sguardo attraversa le mie molte paure e cancelli ogni
falsa parvenza di uomo costruita nel tempo
Nota sbagliata
Sono una nota sbagliata,
musica infame e corrotta dal tempo.
Disarmonico e solo
come un mondo perduto.
E ti vedo osservarmi, senza farti notare, diffidente e
bellissima quale luna offuscata.
Poi ti vedo ascoltar le mie inferme canzoni e ti ascolto
parlar del tuo mondo distante.
Irreale e sbagliato è starti vicino, irreale e assurdo
sfiorarti la mano.
Poi mi lascio avvolgere dalla tenue armonia, perché il mio
paradiso è nelle rare parole,
è vedere sparire, alla fine, quella coltre di nebbia.
Sergio Camellini, "Opera omnia"
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Sergio Camellini
OPERA OMNIA
II edizione
Recensione di Raffaele Piazza
Il volume che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una premessa a cura dell’Editore e una prefazione di Michele Miano centrata, esauriente, acuta e ricca di acribia.
Come scrive il prefatore non è facile affrontare il discorso poetico e umano di Sergio Camellini, autore prolifico che ha scoperto la vocazione letteraria in età matura. La sua ricerca poetica originale e personalissima si radica in un fondamento antico ma sempre nuovo: il rapporto profondo che lega il proprio io nella più intima coscienza percettiva e individuale alla coscienza di un universo tutto inteso come il topos assoluto e naturale della poesia.
Figura di poeta e operatore culturale attivissima sullo scenario italiano attuale Sergio Camellini ha sostanzialmente un approccio gioioso alla vita ed esprime in gran parte della sua produzione un discorso che si rifà ad una sicura espressione forma di pedagogia della gioia.
La raccolta composita e articolata architettonicamente è scandita nelle seguenti sezioni: Lasciami di te un’emozione, I colori della fantasia, Ascolto i silenzi, Viandante dei sogni, S’accende una luce, Il canto delle Muse, Madre natura è vita, Tra le righe del pensiero, Ponte dei sogni, So di essere, Un sogno con le ali, Bagliori, Il pianeta delle nuvole rosa, Nel corpo un soffio dell’anima.
Una vena riflessiva e vagamente intellettualistica sottende le poesie di Camellini che non possono considerarsi neo liriche tout court anche se non mancano spesso accensioni liriche alle quali seguono subitanei spegnimenti nel percorrere i salvifici sentieri della linearità dell’incanto.
Il poeta con intelligenza punta la sua cinepresa interiore sulla realtà che lo circonda, che può essere anche una natura idilliaca da lui tanto amata.
La materia amorosa ed erotica è spesso espressione del poeta e c’è un tu femminile al quale egli si rivolge del quale ogni riferimento resta taciuto e l’amore detto con urgenza può essere anche quello per la poesia stessa, amore ricambiato che diviene il punto di partenza per giungere alla gioia e, visto il carattere allegro del poeta, quella da lui detta può essere una dimensione amorosa che, nell’aprirsi la coppia alla socialità, riesce a superare il limite della solitudine a due.
La vena intellettualistica riflessiva si realizza per esempio nella considerazione che l’autostima genera serenità.
Anche il sogno, che può essere rêverie, anima qualche composizione della raccolta come Vorrei scrivere un sogno: «Vorrei scrivere un sogno / con penna d’amore / che ci portasse là, / perché v’è libertà / anche s’adombra il vero; / è la fantastica / spontaneità / dello spirito onirico…».
Una caratteristica di questi versi è la forte chiarezza nei dettati sempre nitidi e luminosi leggeri e icastici che permette al poeta di raggiungere esiti alti con componimenti che decollano sulla pagina per poi planare dolcemente nelle chiuse.
A conferma di quanto suddetto in Versi calorosi leggiamo: «Con la penna / imbibita d’amore / tra le righe / dei pensieri / dov’eri? / Ogni parola / scritta / qualora resti sola / indispettita / scappa via, / se non trovi / allo schioccar / del fuoco / i versi calorosi / d’una poesia».
Forma e stile sono eleganti nella loro raffinatezza, nella realizzazione di un senso ottimistico della vita che giunge alla conclusione che la felicità è possibile.
Raffaele Piazza
Sergio Camellini, Opera Omnia, II edizione, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 188, isbn 978-88-31497-97-8, mianoposta@gmail.com.
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