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poesia

Grazia Marzulli, "Nella carezza del vento, sbocciano fiori"

16 Marzo 2023 , Scritto da Michele Miano Con tag #michele miano, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

La silloge di Grazia Marzulli Nella carezza del vento, sbocciano fiori, pubblicata per i tipi di questa Casa Editrice, risulta un florilegio dei suoi volumi precedenti in aggiunta a vari testi inediti.

La sua poliedrica personalità ci induce ad una particolare valutazione della produzione che abbraccia ormai più di un ventennio. Dotata di una vasta e approfondita cultura di matrice classica, la poetessa ci presenta il meglio della sua attività letteraria. Un verso strutturato il suo e non sempre di immediata e facile lettura proprio perché attinge dal mondo classico. La sua è una poesia caratterizzata da un’acuta sensibilità e che lascia emergere la forza e l’intensità delle sue emozioni; componimenti sempre sorretti da un equilibrio strutturale e dalla consapevole cadenza del ritmo. Lo stesso titolo della raccolta è significativo e riprende quel momento magico in cui spira il vento ineffabile dell’ispirazione, quel quid pluris, quasi un soffio divino che permette ai versi di sbocciare come fiori.

Nel Dizionario Autori Italiani Contemporanei, terza edizione, 2001 edito da questa Casa Editrice, lo scrittore Giovanni Chiellino evidenziava come «Da percorso a percorso, da porto a porto, la Marzulli ci conduce dalla materia allo spirito, dalla memoria agli affetti familiari sino all’orizzonte dell’amore che si solleva su remote rive e sulle spiagge dell’oggi, si proietta nel futuro…».

Passato e presente sembrano essere le coordinate più significative della sua ispirazione artistica. Si legga l’inedita Nostalgia dove la poetessa racchiude radici profonde con la ricerca di se stessa, del proprio pensiero e della propria personalità: «… Mi mancano con te le liete Muse / i miti e le leggende del passato / i giochi a nascondino con il tempo, / il rincorrere anelanti l’avvenire / e il divertente muoversi a ritroso, / fingersi adolescenti / compagni di banco / di attese di sogni di avventure. // Ma è tardi ormai. / La vita guarda avanti».

Ella trae - soprattutto nelle sue ultime liriche - dalla viva realtà del vissuto gran parte della sua ultima opera, ma non disdegna le istanze del pensiero, quando presa dalla forza creativa stilla concetti che nascono da una profonda meditazione sugli eventi e sui fatti umani. Se da un lato si riscontra come già evidenziato l’aggancio al mondo culturale classico, dall’altro non sfugge la capacità di essere tutt’uno con la natura che la circonda, dalla quale elabora una poesia ricca di immagini suggestive. Si legga a titolo esemplificativo la lirica In un tempo sospeso:  «Maggio. La natura in festa / si veste d’armonia. / Si tuffa il sole tra le spume e / al mare evoca lavacri lustrali. // Ma nell’aria v’è qualcosa d’irrisolto / sospeso vaga un senso di sgomento / un trasalimento del vento / nel lambire sentori / da un’eco di gemiti lontani…».

Severa con se stessa, Grazia Marzulli infonde nel verso i segni della spiritualità con un amore che può sposarsi soltanto con la gioia della mente e del cuore. L’inconsueta spontaneità rivela il dono ancestrale della poesia, che per Lei diventa forse, trasparente e sognante e ce la porge con forte sincerità. Le tematiche coinvolgono la totale conoscenza della vita, tuttavia la poetessa giunge sempre a felici soluzioni di stile e di composizione proprio in virtù dell’impegno con cui persegue l’immagine e la metafora. Poesia dai toni a volte didascalici come monito alle nuove generazioni. Al riguardo è esemplare la lirica La coerenza dove la poetessa denuncia i limiti della società moderna ipertecnologica, dove spesso gli opportunisti di turno, privi di valori etici morali, sono pronti a cambiare “bandiera” al soffiare del vento: «Pare che la coerenza oggi / non sia più di moda / - se pur di moda per lei / si possa parlare - // Dello scrigno si è persa la chiave. //…// E nel diffuso bla-bla da Babele / nell’aria s’agita una gran confusione. / Vuoti a perdere le alte questioni. // Ma c’è sempre la speranza / a fare capolino dietro l’angolo». Una poesia che rivela una sfiducia nel presente, nella società odierna, nel dominio tecnologico, simbolo di annullamento della libertà individuale. Si avverte la consapevolezza lucida ed amara della ineluttabilità del male, ma anche la gioia di chi vive serenamente la fede cristiana.

Di solitudine non si parla mai esplicitamente in queste liriche come condizione esistenziale preradicata, ma come di un risultato indotto, conseguenza inevitabile di una società, quella moderna, che ha perduto il significato della gerarchia dei valori e il loro riscontro nella vita quotidiana. L’affievolirsi degli ideali più importanti quali l’amore, il senso della comunione, della fratellanza, della solidarietà trova il suo più drammatico esempio nell’insensatezza della guerra e del disagio e delle lacerazioni sociali: al riguardo significativa è la lirica Il globo in bilico: «… Vittime di ieri oggi carnefici / vittime a venire i carnefici di oggi / - anelli di catene incancrenite - // In bilico, superbo l’Occidente…».

Ma la speranza risulta essere per la nostra poetessa una valida scialuppa di salvataggio: «…Sempre dimori nell’animo / di chi, pronto al richiamo, / porge ascolto, dona conforto / e infonde fiducia nel buon Dio. // Speranza, tu che affiori dal dolore / e ti nutri d’amore / diffondi la magia di quell’amore / che invoglia a sperare» (La speranza).

Il percorso umano e letterario della poetessa si snoda attraverso una cronistoria che parte dal 1998 con la sua prima opera Il volo di Penelope e che consente al lettore di cogliere un’evoluzione dai caratteri stilistici e contenutistici con valori sempre positivi capaci di stimolare sottili recuperi di pensiero e di spiritualità.

Le ultime due sezioni di questo libro, Anemoni e Fiori della Resilienza, raccolgono i testi inediti; la seconda riporta non casualmente una strofa della celeberrima lirica La ginestra del Leopardi, quel fiore del deserto che diventa  simbolo del coraggio e della resistenza estrema di fronte a un destino inevitabile.

Michele Miano

 

 

_________________

L’AUTRICE

Grazia Marzulli è nata e vive a Bari. Già docente di Lettere, ha trasmesso agli studenti interesse e amore per le belle arti. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Il volo di Penelope (1998), Salsedine (1999), Selva di dissonanze (2000), La luce verticale (2001), Anfratti fioriti, conchiglie (2003), Il velo di Maya (2004).

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Grazia Marzulli, Nella carezza del vento, sbocciano fiori, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 96, isbn 978-88-31497-98-5, mianoposta@gmail.com.

 

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Alessandro Angelelli, "Metallo pesante"

3 Marzo 2023 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Notte inoltrata, silenzio profondo, rotto di colpo, dal passare di un treno, metallo pesante su fragile legno”. La composizione tra la parola e l'immagine, metafora della vita e del senso dell'interezza, racchiusa in queste righe, appartiene all'autore Alessandro Angelelli nel libro Metallo pesante (L'Erudita, 2022 pp. 67 € 16.00). I testi contengono la densità dell'osservazione poetica sul mondo e sulla natura degli uomini, diffondono la consistenza dell'ispirazione, offrono una consapevolezza accogliente, piena di sensibilità e di intensa affettività. Il poeta risiede nella dimora dell'anima, percepisce l'intima relazione tra il proprio peregrinare alla ricerca di una dimensione familiare dove custodire ricordi ed emozioni e l'identità interpretativa delle sensazioni. Alessandro Angelelli indica la regione interiore dalla quale partire per percorrere l'essenza dell'itinerario esistenziale e ampliare l'orizzonte dell'appartenenza. Descrive attraverso l'inquietudine romantica del percorso di vita, lo smarrimento e la frantumazione dell'esperienza, espone la volontà di comunicazione, insegue il desiderio di riacquistare il sentimento perduto. La strada per condividere il viaggio introspettivo rimanda al valore originario dell'essere, incrocia lo svolgimento della memoria e collega l'elaborazione del vissuto con il senso di ogni destinazione. Metallo pesante svela una collezione privata di inafferrabili momenti e di sfuggenti impressioni, mostra il vincolo confidenziale tra la malinconia del passato e l'incertezza del presente, avverte il carattere instabile di ogni incognita del futuro, l'inesorabile vulnerabilità del dolore, ma anche la stabilità fiduciosa della speranza. La poesia di Alessandro Angelelli è simbolo di un archetipo del cammino umano, un attraversamento evolutivo tracciato nella necessità di realizzare una direzione per la felicità e rinnovare il proprio itinerario, inoltrandosi nella promessa di raggiungere nuovi approdi di comprensione per sentirsi a proprio agio con se stessi. Rivisita la località ispiratrice del pensiero, analizza il territorio suggestivo della realtà, da corpo all'equilibrio degli impulsi per orientare l'autenticità del discorso. Alessandro Angelelli conosce il modo di rilevare e abbracciare la consistenza sensitiva del proprio territorio di arrivo, oltrepassa il passaggio lucido del dolore e della finitezza dell'assenza, trasmette la propria fermezza creativa con il presentimento immaginario di ogni atmosfera onirica. “Metallo pesante” rinforza l'intento profondo di riconquistare la componente del benessere, illustra l'incantevole cronaca del tempo nel riassunto seducente del quotidiano, congiunto alla contingenza della fugacità, alla tenerezza della memoria e alla commozione dei significati. Indaga sull'accordo dell'intuizione elegiaca e sostiene l'eterna e inevitabile discordanza tra la crudele fragilità e la grazia della serenità. Il libro è il compimento letterario di una coinvolgente resistenza, la fusione naturale immersa nella nostalgia dell'altrove, sperimenta l'incertezza dei legami, assapora l'indugio dell'attimo vissuto, mantiene il radicamento dell'intima necessità di espressione, l'intenzione di ogni luogo in cui sentirsi a casa e ritrovare la beatitudine dello spirito.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

Heimat

 

Heimat è dov'è un ricordo lontano.

Qualcosa di nascosto che avevi scordato sopraffatto da

         mille profumi e pensieri dell'oggi.

Heimat è un ginocchio sbucciato, dopo una corsa

         per gioco.

Lo sguardo di lei mentre le sfiori la mano.

Quella rete, all'ultimo istante,

giocando per strada con gli altri bambini.

Heimat è una notte d'estate

e quelle campane che suonano i quarti.

Ogni essere umano ha un ricordo di Heimat.

          Cercalo a fondo in quel mare di nebbia.

Ricorda quel profumo che avevi oscurato.

          Il profumo della tua unica casa,

il tuo porto d'arrivo dove devi tornare.

 

Casa di bambole

 

Viviamo in una casa di bambole.

Delicati come porcellana, osserviamo il mondo, con occhi

di ghiaccio e un eterno sorriso.

La casa di bambole è sfarzosa e felice, ci protegge,

incurante di noi e dei nostri pensieri.

È bello vivere nella casa di bambole, immutabili al tempo,

           bambini per sempre.

Seduti sul nostro grazioso dondolo quel lungo sorriso

          comincia a mutare.

 

 

Istanti

 

Istanti, momenti di felicità, riempiono ogni angolo di te.

          Compensano la noia del resto,

confortano le ere di dolore che seguono.

Li aspetti come un bimbo a Natale, sai che arriveranno.

         Devono.

Istanti, ricordi, lampi di vita, caricano la tua anima e la

           stringono.

Non la lasciano andare, la proteggono, sai che senza di

         essi, tu non saresti.

Quanto manca

al prossimo istante?

 

 

Spiragli

 

Spiragli di luce da una porta socchiusa, memorie future

          costruite al momento

Qualcosa si muove dietro un fragile muro, mi guardo

          intorno e mi sento perduto

Fuggire, scappare, lo spiraglio si allarga; la porta cigola e

          la luce mi invade

Il tuo sguardo attraversa le mie molte paure e cancelli ogni

          falsa parvenza di uomo costruita nel tempo

 

 

Nota sbagliata

 

Sono una nota sbagliata,

musica infame e corrotta dal tempo.

Disarmonico e solo

come un mondo perduto.

E ti vedo osservarmi, senza farti notare, diffidente e

         bellissima quale luna offuscata.

Poi ti vedo ascoltar le mie inferme canzoni e ti ascolto

          parlar del tuo mondo distante.

Irreale e sbagliato è starti vicino, irreale e assurdo

          sfiorarti la mano.

Poi mi lascio avvolgere dalla tenue armonia, perché il mio

          paradiso è nelle rare parole,

è vedere sparire, alla fine, quella coltre di nebbia.

 

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Sergio Camellini, "Opera omnia"

26 Febbraio 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

Sergio Camellini

 

OPERA OMNIA

II edizione

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

        

 

Il volume che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una premessa a cura dell’Editore e una prefazione di Michele Miano centrata, esauriente, acuta e ricca di acribia.

Come scrive il prefatore non è facile affrontare il discorso poetico e umano di Sergio Camellini, autore prolifico che ha scoperto la vocazione letteraria in età matura. La sua ricerca poetica originale e personalissima si radica in un fondamento antico ma sempre nuovo: il rapporto profondo che lega il proprio io nella più intima coscienza percettiva e individuale alla coscienza di un universo tutto inteso come il topos assoluto e naturale della poesia.

Figura di poeta e operatore culturale attivissima sullo scenario italiano attuale Sergio Camellini ha sostanzialmente un approccio gioioso alla vita ed esprime in gran parte della sua produzione un discorso che si rifà ad una sicura espressione forma di pedagogia della gioia.

La raccolta composita e articolata architettonicamente è scandita nelle seguenti sezioni: Lasciami di te un’emozione, I colori della fantasia, Ascolto i silenzi, Viandante dei sogni, S’accende una luce, Il canto delle Muse, Madre natura è vita, Tra le righe del pensiero, Ponte dei sogni, So di essere, Un sogno con le ali, Bagliori, Il pianeta delle nuvole rosa, Nel corpo un soffio dell’anima.

Una vena riflessiva e vagamente intellettualistica sottende le poesie di Camellini che non possono considerarsi neo liriche tout court anche se non mancano spesso accensioni liriche alle quali seguono subitanei spegnimenti nel percorrere i salvifici sentieri della linearità dell’incanto.

Il poeta con intelligenza punta la sua cinepresa interiore sulla realtà che lo circonda, che può essere anche una natura idilliaca da lui tanto amata.

La materia amorosa ed erotica è spesso espressione del poeta e c’è un tu femminile al quale egli si rivolge del quale ogni riferimento resta taciuto e l’amore detto con urgenza può essere anche quello per la poesia stessa, amore ricambiato che diviene il punto di partenza per giungere alla gioia e, visto il carattere allegro del poeta, quella da lui detta può essere una dimensione amorosa che, nell’aprirsi la coppia alla socialità, riesce a superare il limite della solitudine a due.

La vena intellettualistica riflessiva si realizza per esempio nella considerazione che l’autostima genera serenità.

Anche il sogno, che può essere rêverie, anima qualche composizione della raccolta come Vorrei scrivere un sogno: «Vorrei scrivere un sogno / con penna d’amore / che ci portasse là, / perché v’è libertà / anche s’adombra il vero; / è la fantastica / spontaneità / dello spirito onirico…».

Una caratteristica di questi versi è la forte chiarezza nei dettati sempre nitidi e luminosi leggeri e icastici che permette al poeta di raggiungere esiti alti con componimenti che decollano sulla pagina per poi planare dolcemente nelle chiuse.

A conferma di quanto suddetto in Versi calorosi leggiamo: «Con la penna / imbibita d’amore / tra le righe / dei pensieri / dov’eri? / Ogni parola / scritta / qualora resti sola / indispettita / scappa via, / se non trovi / allo schioccar / del fuoco / i versi calorosi / d’una poesia».

Forma e stile sono eleganti nella loro raffinatezza, nella realizzazione di un senso ottimistico della vita che giunge alla conclusione che la felicità è possibile.

Raffaele Piazza    

           

 

Sergio Camellini, Opera Omnia, II edizione, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 188, isbn 978-88-31497-97-8, mianoposta@gmail.com.

 

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Enza Sanna, "Nei giorni"

17 Febbraio 2023 , Scritto da Fabio Dainotti Con tag #fabio dainotti, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Si può affermare senza tema di smentite che la poesia di Enza Sanna si inscrive nel novero di quei poeti di pensiero che hanno abitato da sempre la repubblica delle lettere. Anche per questo l’autrice appare dedita a una incessante ricerca di senso. Il suo libro Nei giorni (pref. di Maria Rizzi, G. Miano editore, Milano, 2022), è infatti una vera e propria miniera di osservazioni e considerazioni; sull’accelerazione tecnologica (Quando la sera), su “un mondo passato troppo in fretta / dalla campagna all’industrializzazione”; sull’impoverimento dei “rapporti umani”;  sulla differenza che passa tra la musica, che è alleanza con le parole, e la poesia, che “vive nella propria autonomia”; sull’alterità e il totalmente altro; sul consumismo e la sottocultura (Adolescenza dell’anima); sulla caducità e il concetto sotteso dell' uomo come ‘essere-per-la-morte’; sul tramonto della civiltà contadina e le illusioni sul progresso. Ci si sofferma altresì sulla differenza tra mito e storia (Un arcobaleno con i piedi nel mare). Insomma, una poesia pensante.

Il pensiero di Sanna, che è stata docente di Lettere, è peraltro nutrito di ampie e meditate letture, che si innestano su una cultura solida. Si fa riferimento a un “innamoramento verghiano”, a un libro di viaggi di Carlo Levi, alle “tragedie greche”, a Pavese, a Moravia, solo per fare qualche nome.

La sua poiesi è quindi intessuta di citazioni: possiamo parlare di gusto citazionale; tutto il canone della letteratura occidentale viene convocato dalla scrivente. Tessere linguistiche e citazioni o allusioni rimandano a Dante, Ariosto, Leopardi, Carducci, Montale, D’Annunzio, Cardarelli, Baudelaire, Conrad e altri.

Scrive giustamente nella prefazione Maria Rizzi: «Vola sul piano metafisico… dietro l’apparente nichilismo».  Numerose sono infatti le metafore di sapore biblico o liturgico, sin dalla prima composizione. L’ultima parola che chiude la silloge, tra l’altro, è significativamente “Eterno”. La prefatrice sottolinea anche l’importanza dell’amore e la presenza del mare, percepito come una sorta di assoluto, di “metafora potente”.  I paesaggi marini della nativa Liguria e in genere di una natura mediterranea, di cui si avverte il fondo sensuale, vengono presentati a volte con una precisa referenzialità descrittiva, a volte trasfigurati; sono paesaggi inondati di luce; “luce” è un mot/clé, date le numerose occorrenze del termine e dei termini rientranti nel medesimo campo semantico.

L’io allinea inoltre riflessioni, sulla scorta delle vertiginose meditazioni di Sant’Agostino, sullo spazio tempo (Sentimento del tempo). Col tempo scompaiono le persone care, ma l’assenza può essere, come canta un grande maestro del 900, una “più acuta presenza” (La perdita e l’assenza). “Ha ali il tempo, volano gli anni”, si duole Enza, ripetendo il “ruit hora” di sempre. Inevitabile quindi il corredo di nostalgie per i luoghi (L’uomo del faro); per le persone care, che dimorano ormai “oltre la soglia” (si veda Natale in famiglia, dove si ricrea la magia di un caldo cerchio di affetti familiari); né va sottaciuto il rimpianto per l’infanzia fiabesca.

La poetessa non disdegna di affondare i suoi gangli conoscitivi negli “stati dell’inconscio”. Incontriamo da subito un titolo esemplificativo di tale tendenza: Necessaria regressione.

Una caratteristica fondamentale è senza meno l’attenzione ai problemi di tipo glottologico- linguistico. Si parla di “illocuzione”, in un testo che si sofferma sulla “parola”.  Si lamenta “l’impoverimento” del linguaggio in una società “omologata” (Le nuove solitudini).

In questo ambito si inseriscono le notazioni di poetica, consegnate eminentemente alle liriche Dello scrivere: “la letteratura è una menzogna… che dice il vero”, e Della poesia (“il come”, l’importanza dell’immaginazione).  Ma ci sono poi osservazioni sparse di poetica che attraversano il macrotesto. Allora leggiamo che la parola come sostituto dell’oggetto è inadeguata, ma sa “trasformare in fiaba il reale”, quindi ha un potere trasfigurante (si veda il prisma colorato attraverso cui passa la descrizione iniziale in Equinozio d’autunno). La poesia, la cui inutilità è “sublime” (Non ancora, forse), per Enza Sanna è verticale e attiene alla sfera del sacro; diventa patrimonio di tutti e non più del poeta; è considerata come una terapia; è frutto di ispirazione; predilige un linguaggio “allusivo” e gli intarsi versali; utilizza gli spazi bianchi; è pericolosa, a causa della sua “fascinazione”.

Non mancano i riferimenti agli eventi della cronaca. (Quando un ponte divide), con cenni alle problematiche legate a una stringente attualità, eventi passati in rassegna anche nell’ultimo, quindi importante, componimento, della raccolta.

Il lessico è ricercato e prezioso, anche in forza della presenza di termini appartenenti alla tradizione alta, di termini colti, aulici; di arcaismi, forestierismi, grecismi e latinismi e addirittura di nuovi coni o comunque di parole desuete.

Fabio Dainotti

 

 

Enza Sanna, Nei giorni, pref. di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 100, isbn 978-88-31497-89-3, mianoposta@gmail.com.

 

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Marisa Cossu, "Sintomi poetici"

16 Febbraio 2023 , Scritto da Maria Elena Mignosi Picone Con tag #maria elena mignosi picone, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

Marisa Cossu

SINTOMI POETICI

 

Il poeta vede il bello dove altri vedono il banale, scorge vita dove altri morte. Così la poetessa Marisa Cossu, già sin dalle pagine iniziali di questa silloge dal titolo Sintomi poetici (Guido Miano Editore, 2022), cioè nella prima parte Sentire il tempo, osservando e riflettendo su quel che le si offre davanti agli occhi, come le Trasparenti pareti delle case della sua strada, le sente palpitanti di vita («irradiano la vita»), laddove altri vedrebbero solo insignificanti pietre, mentre invece la intristisce la pietra che è il cuore indurito dell’uomo. Così come vede nel nido scavato nella battigia in riva al mare, non chiusura o isolamento, ma punto di partenza per spiccare il volo verso la libertà: «…Eppur l’abisso non ha in sé la morte /…/ Il nero alcione nella riva nato, / la libertà richiama nel cammino / dell’azzardo del vivere….» (Il nido).

Marisa Cossu riflette sul significato del tempo («il tempo non esiste», Senza tempo) che viene superato dall’eternità «dove sia sempre giorno» (Alice) come se noi, già qui in terra, fossimo inseriti in un tempo senza limite, nella infinità. In effetti qui, nella esistenza terrena, assaporiamo l’eternità, sentiamo l’infinito quando ci eleviamo nello spirito. «Io, piccola particola d’eterno» (“E quando miro in ciel arder le stelle”); «Io, minima particola d’eterno» (Ecco il mio cielo); «Ecco il mio cielo pieno di mistero: / mi incanto se rimiro ad occhi chiusi/ quell’infinito che si muove intero» (ivi).

Ma nelle sue riflessioni serpeggia l’idea che l’essere umano passa nella sua esistenza attraverso due fasi: prima si sente come incatenato, si sente in prigione, poi avviene un risveglio, l’irruzione della libertà che lo conduce verso alte mete. Simbolo di ciò è l’acqua sorgiva: «Quel getto che zampilla dalla roccia / l’acqua sorgiva … / rassomiglia alla stanza della vita: / sotto la terra dura perde il sole, // ma continua la corsa dove vuole…» (Acqua).

Forse sono questi i sintomi poetici: l’anelito allo svelamento, da quanto è sotterraneo alla pienezza della libertà che fa realizzare la propria essenza.

Non per nulla, nella copertina del libro vediamo una fanciulla sugli scogli in riva al mare, in atto di contemplazione, e il mare è segno di infinito, di libertà, di grandezza.

 

***

 

Nella seconda parte del libro, intitolata Stanze segrete, ritorna il tema del risveglio, e questa volta è il cigno che si eleva dal fango e spicca il volo. Nel cigno si cela l’autrice stessa che in questo librarsi in alto percepisce «Bellezza», che è l’espiazione, da lei voluta, e perciò volontaria e consapevole, di un destino avverso, in cerca di luce. E la luce arrivò. E fu amore. Da Le ceneri dell’io affiora allora l’identità. È lo svelamento della propria essenza. «…non saprò cosa gemmi dal torpore / di un oscuro destino / parte migliore, forse, di me stessa; / lo accettai per soffrire, / espiando la vita a me concessa / in cerca di una luce…» (Attesa).

Questa seconda parte, rispetto alla prima, scava maggiormente nella interiorità. Temi frequenti sono il fine dell’uomo, il suo destino, poi l’ignoto, il mistero, l’oltre, e in tutto questo c’è l’uomo che oscilla sempre tra il fango e il sublime. Ancora il richiamo della Bellezza con la Poesia, l’Arte. E tutti questi temi si intrecciano e sfociano dalla impetuosa ansia di conoscenza della poetessa. Ella riconosce l’Arte come dono: «L’Arte… / permeò di pura meraviglia / il mondo dell’umana conoscenza / svelando all’intelletto la bellezza. /… / Ma l’Arte venne e illuminò la scienza. / Si strinse dentro fossile conchiglia / che d’infinito a volte soffia il suono». È l’Arte infatti che ci introduce nel mondo dell’infinito.

 

***

 Ma cos’è la Bellezza se non lo splendore dell’Amore? Eccoci allora giunti alla terza parte che ha un titolo delizioso e molto significativo, Amo divinamente. Eh già. Si può parlare veramente di amore quando esso ricalca le orme dell’amore divino.

E quale amore è più simile a quello divino se non l’amore materno? Ecco allora, in questa terza parte, più di una poesia dedicata alla madre. «Mi passa accanto il tuo profumo, madre, /… lo sguardo tuo / che più lontano mira…» (A mia madre). Anche l’amore paterno, e, ricordando il genitore: «… In me di conoscenza, / di speranza e d’amore / seminò un campo vasto che aro ancora…» (Innesti). Anche l’amore di una moglie che presagisce la morte del marito che va in guerra. Ecco un richiamo allo struggente episodio del saluto di Andromaca al marito Ettore, come narrato nel poema omerico. «… Ahi! dolce sposa, presaga del lutto, / Cogli l’amore nell’abbraccio estremo, / Ama questo momento d’infinito» (Andromaca). E non poteva mancare Colui che è l’espressione più compiuta dell’amore divino, cioè dell’amore di Dio Padre, che è Gesù: «… quel dio-dentro che con voce lieta / nella vicenda umana si palesa…» (Questo Natale). Ma una constatazione amara: «… Quel figlio non lo vuole questa terra, / tutti rinchiusi nell’indifferenza / dove non c’è la pace né il perdono…» (ivi). Ma non viene meno la speranza che è «… quella parte d’infinito / che ne richiama l’ali pur se il nulla / volteggia insieme al desiderio estremo; /…/ Non so se nel ritorno / sia la resurrezione…» (Speranza).

Il pensiero dell’infinito, del mistero che si riveste di luce è associato, nella mente e nel cuore della poetessa, ad un colore che ben si accosta alla luce, e cioè l’argento. «Amore che d’argento ti rivesti…» (Argento). Argento che è dunque, luce, che è bellezza, la quale è dunque lo splendore dell’amore. E lo splendore dell’amore si palesa in qualcosa che è gesto gentile e delicato, il sorriso. «…Il riso nato dall’interno cuore / all’uomo venne in dono, unica e sola / forma creata dall’eterno Amore, / scintilla già pensata... / il riso è segno del soffio divino / e il Poeta ne scrive nel suo Canto…» (Il sorriso).

Maria Elena Mignosi Picone

 

 

 

Marisa Cossu, Sintomi poetici, prefazione di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 92, isbn 978-88-31497-84-8, mianoposta@gmail.com.

 

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Sergio Camellini, "Opera Omnia"

11 Febbraio 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Sergio Camellini

 

OPERA OMNIA

II edizione

 

 

Il poeta modenese – nativo di Sassuolo – Sergio Camellini ha dato alle stampe la sua Opera Omnia (II edizione), che contempla una vasta selezione di raccolte poetiche e di liriche scritte e pubblicate fra il 2013 e il 2021. Il volume entra a far parte della collana di testi letterari Il pendolo d’Oro, della Casa Editrice Guido Miano di Milano, la quale è composta da monografie dedicate ad autori scelti. I titoli che appaiono nel libro, nel loro complesso, iniziano già a tracciare un orientamento, seppur abbozzato, circa la poetica dell’autore: Nel corpo un soffio dell’anima (2013); Il pianeta delle nuvole rosa (2014); Bagliori (2015); Un sogno con le ali (2016); So di essere (2016); Ponte dei sogni (2017); Tra le righe del pensiero (2018); Madre natura è vita (2019); Il canto delle Muse (2019); S’accende una luce (2020); Viandante dei sogni (2020); Ascolto i silenzi (2021); I colori della fantasia (2021); Lasciami di te un’emozione (2021). La personalità di Camellini è estroversa e comunicativa – esercita la professione di psicologo clinico – per cui anche in campo culturale e letterario ama presenziare agli eventi che lo vedono premiato come poeta, dove può incontrare personaggi dell’arte e dello spettacolo, come testimoniato dalle immagini fotografiche all’interno dell’Opera Omnia: tra questi citiamo i più famosi, come Vittorio Feltri (giornalista); Francesco Alberoni (sociologo); Marco Columbro (attore); Vittorio Sgarbi (critico d’arte); Dacia Maraini (scrittrice); Pippo Franco (comico); Pupi Avati (regista); Iva Zanicchi (cantante); Romina Power (attrice).

 Le tematiche che maggiormente s’incrociano nei suoi testi in modo trasversale, ovvero a rimbalzo da una silloge all’altra, sono attinenti alle emozioni e ai sentimenti con prevalenza dell’amore quale cardine della vita; alle dimensioni oniriche e pindariche, sostenute dalla fantasia e dalla creatività; alle problematiche dell’essere, dove emerge la ricerca interiore e si svela una poesia del positivo, anti-crisi e anti-depressiva, costituita da tante pillole di saggezza per “come vivere”; al rapporto con la natura ed il creato; a taluni contenuti della memoria, dagli affetti familiari ai ricordi dell’infanzia, dallo scorrere del tempo a squarci storici.

Il biglietto da visita della visione camelliniana mi pare essere questo, ovvero la poesia So di essere: «Non perdo di vista / me stesso, / né m’avvilisco / nonostante le avversità. // So chi sono, / so di essere, / so d’occupare / un posto quaggiù. // Voglio percorrere, / anche in salita, / quest’irto e affascinante / progetto di vita. // Certo che sì, è tutto mio, / allorché sempre / strettamente comunicante / con l’altrui realtà». Quattro quartine per affermare una precisa identità, un chiaro compito in questa vita, una salda volontà nel superare ogni ostacolo, una limpida coscienza del senso dell’altro: un progetto contro-corrente rispetto alle tendenze societarie e individuali odierne piegate verso lo smarrimento e la dispersione. Un progetto paradigmatico che tutti dovrebbero coniugare per vivere felici.

 Il poeta dunque denuncia sì l’attuale regressione antropologica (si legga la lirica Uomo dove sei?: «Eri presente … / cultura, / idee creative, / modi di essere / di pensare / di amare / … // Ora latiti: // … Uomo dove sei?»), ma per combatterla e superarla in ogni modo: volgendo il pensiero all’Immenso, ritrovando la sete d’Infinito, credendo nella Trascendenza, vivendo per la vittoria dell’Amore, visitando lo spessore dei silenzi-oasi dell’anima, leggendo il libro interiore alla scoperta dell’unicità di se stessi, coltivando la luce dentro di noi, lasciandosi catturare dalla poesia dell’essere, imparando dalle persone speciali, abbattendo muri e costruendo ponti… ed anche scegliendo l’ironia per superare l’incomunicabilità nel bon ton della vita. Inoltre bisogna ritrovare la capacità di sognare e realizzare i nostri sogni con il volo della fantasia, con il viatico delle muse delle arti (si legga la silloge I colori della fantasia).

Il capitolo dell’amore è al contempo autobiografico e femminino: l’elogio del poeta va alla donna libera, alla fanciulla gioiosa, alla semplicità dei modi, al rinnovarsi del sentimento, al vero amore, al valore dei piccoli gesti, al romanticismo delle atmosfere, all’amore che è dono («… l’amore / non misura ciò / che dà, / l’amore / confini segnati / non ne ha», Per dire amore).

Ed ancora nel canto di Camellini la natura è un inno alla vita e alla gioia: dalle nuvole rosa, alla luna, all’alba; dai mutamenti stagionali, alle bellezze cosmiche. E nella memoria custodisce il bel viso della madre, l’esempio del padre, gli odori della sua terra, i canti d’amore delle mondine, la civiltà e la cultura dell’Italia.

Enzo Concardi

 

Sergio Camellini, Opera Omnia, II edizione, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 188, isbn 978-88-31497-97-8, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Angelo Barraco, "Fuga dall'est"

10 Febbraio 2023 , Scritto da Redazione Con tag #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Angelo Barraco
Fuga dall’Est
Quaderni di poesia

 

Questo libro è stato scritto nei primi mesi del 2022, quando è scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina. In quei giorni di marzo le città italiane si preparavano per accogliere gli sfollati e, parallelamente, si svolgevano numerose manifestazioni - da Nord a Sud - per dire “No” alla guerra. Nel corso di quei giorni ho intervistato volontari e associazioni che si mobilitavano per raccogliere beni di prima necessità e portarli in Ucraina, ma anche cittadini ucraini residenti in Italia che avevano i parenti in quei territori […]

Angelo Barraco racconta: “Con questo libro ho voluto raccontare la guerra dal punto di vista delle vittime. Molti rimangono imprigionati dentro i bunker antiaereo in attesa di un momento giusto per uscire, altri ancora non potranno mai farlo perché moriranno. Qualcuno riuscirà a fuggire e sarà fortunato, altri ancora rimarranno imprigionati in quell’inferno e moriranno intrappolati, senza mai trovare il fatidico momento giusto. Per molti non ci sarà mai. Alcuni saranno uccisi dai cecchini, ad altri finirà la benzina in mezzo ad una strada troppo isolata. Ho deciso di raccontare tutto in versi, quasi come fossero dei piccoli diari di una guerra che si sviluppa di territorio in territorio e ho voluto trasformare ogni pagina in una narrazione emotiva unica e attuale”.


DONBASS

Il cielo è grigio sopra la testa
Di chi alza lo sguardo e cammina per strada
In attesa di fuggire via
 Prima che l’ultimo respiro venga rubato dal vento.

Angelo Barraco nasce a Marsala, in provincia di Trapani, nel 1989. È un giornalista pubblicista. Collabora con diverse testate nazionali, internazionali, cartacee e web. È autore del libro CAOS (Bertoni Editore), pubblicato nel 2021.

 

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Gabriella Veschi, "Imprevisti battiti"

8 Febbraio 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #recensioni, #raffaele piazza, #poesia

 

 

 

 

Gabriella Veschi

IMPREVISTI BATTITI

 

           

Gabriella Veschi è nata ad Ancona nel 1959. Scrive Michele Miano nella prefazione centrata e ricca di acribia che la sua poesia evita di limitarsi ad un’immediata descrizione e ricezione del reale e che intento della poetessa è quello di librarsi al di sopra delle contingenze del mondo, delle sue fragili miserie, per assurgere ad una dimensione che schiuda le porte ad una primigenia purezza.

Potrebbe sembrare utopico l’ideale della Veschi nella nostra liquida e alienata contemporaneità segnata dalla guerra in Ucraina e dall’incubo della pandemia.

Tuttavia il suddetto ideale, che potrebbe sembrare un sogno ad occhi aperti, può essere raggiunto solo con la pratica della poesia che, come asseriva Maria Luisa Spaziani, è la forma più alta delle espressioni letterarie, e si apre al varco della speranza e della salvezza portando ad una salutare fusione di conscio e inconscio, di fisico e psichico nel poeta quando scrive e nel lettore dei versi, quando essi sono realizzati nei canoni della bellezza come in questo caso.

La raccolta è scandita nelle sezioni Vorrei, In agguato, La mia città e Follie di guerre.

Nella lirica Vorrei c’è il tema della metamorfosi quando l’io – poetante molto rarefatto e autocentrato nell’incipit, con un’immagine eterea e surreale, s’identifica in un cervo o nel mare d’agosto: «Vorrei essere / come quel cervo, / leggero / agile, / spensierato, / mentre spicca / il suo volo / librandosi nell’aria / incontaminata, / volando nel cielo / tra i profili dei monti…».

Cifra essenziale della poetica di questa autrice è una vena neolirica e a tratti elegiaca e pare che la poetessa consciamente, proprio attraverso il suo poiein, divenga persona se prima era creatura.

Come pure un forte amore per la natura anima i versi ed è affrontato il tema ecologico quando è detto l’orso polare senza più ghiacciai: «…Nulla rimamore per la natura anima arrà / tutto in fumo / per la cupidigia di / pochi / invasati / da false speranze» (Cosa rimarrà).

In Belle le parole c’è il tema della scrittura nella scrittura: «Belle le parole / trovate per caso, / tra libri sgualciti, / abbandonati / qua e là. // Non le uso, / le rimiro, / ammiro chi le / sparge ai quattro / venti», versi in cui la parola detta con urgenza sembra divenire magica e oracolare come il responso di una Sibilla.

In …In agguato… protagonista misterioso è un ululato del quale la provenienza e ogni altro riferimento vengono taciuti e che s’insinua nelle pieghe della mente dell’io-poetante come una forza arcana che tutto pare pervadere sussurrando e strepitando nel serpeggiare e strepitare.

Molte poesie del volume sono improntate alla verticalità e in ogni espressione forma e stile sono ben controllati e calibrati e tutto è efficacemente ed elegantemente risolto nei componimenti senza nessun ingorgo semantico o strutturale.

E anche la tematica della trascendenza è affronta da Gabriella in Nell’Aldilà dove forse suoni misteriosi e dolci melodie accoglieranno la stessa poetessa dopo la morte in un’estasi che pare non possa avere fine.

Si ritrova una forte tendenza alla linearità dell’incanto in molte parti della raccolta originale e riuscita anche per la chiarezza e la luminosità dei dettati che emozionano il fortunato lettore nel tendere al cosmo e non al caos.

          Raffaele Piazza

 

 

Gabriella Veschi, Imprevisti battiti, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 90, isbn 978-88-31497-95-4, mianoposta@gmail.com.

 

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ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI RIGUARDO WANDA LOMBARDI A cura di Enzo Concardi

7 Febbraio 2023 , Scritto da Gabriella Veschi Con tag #gabriella veschi, #recensioni, #saggi, #poesia

 

 

 

 

ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI

RIGUARDO WANDA LOMBARDI

A cura di Enzo Concardi

 

Molto esaustivo e coinvolgente si mostra lo studio condotto da Enzo Concardi nel saggio Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022; l’eccellente critico letterario ripercorre il mondo poetico della versatile artista di Morcone, in provincia di Benevento, attraverso il puntuale riordino di tutti i contributi che la riguardano, seguendo l’iter delle pubblicazioni su un piano “diacronico”, rispettando l’ordine cronologico in modo da accompagnare il lettore in un percorso mirato alla piena comprensione della Weltanschauung dell’autrice e della sua evoluzione nel tempo. Il saggio si inserisce così nella collana di volumi “Il Cammeo” progettata dalla casa editrice Guido Miano affinché, come osserva Flaviano Romboli nella sua recensione, le tracce dei poeti non vengano dimenticate o disperse.

Il volume è corredato da una scheda bio-bibliografica comprensiva di tutte le opere poetiche, narrative, teatrali e dei testi critici; a conclusione l’Antologia essenziale delle poesie consente di assaporare alcune delle liriche tratte dalle numerose raccolte con cui Lombardi lascia la sua “lettera al mondo”.

Come osserva lo stesso Concardi nelle Note introduttive, la sentita esigenza di rivolgersi ai lettori rende la poesia di Wanda Lombardi un organismo vivente, sezionato, analizzato e ricomposto nelle sue più recondite sfaccettature grazie alle varie e innumerevoli forme di testi critici, nella molteplicità di punti di vista e filoni interpretativi. Dalla rivisitazione attenta e dettagliata di saggi, articoli e recensioni emergono i temi, disseminati in un “ventaglio di motivi lirici”; in primis si sottolinea come tutti gli interpreti abbiano individuato il discorso poetico di Lombardi come metafora del viaggio esistenziale alla ricerca di sé che diviene paradigmatico e si estende a tutta l’umanità (Giuseppe Manitta, recensione della raccolta Nel silenzio), in una poetica del dolore che evidenzia il dibattersi del soggetto lirico tra sofferenza e resilienza, disillusione e speranza (Monica Rubino, nel testo critico Malinconia, specchio di felicità).

In molti contributi si delineano le analogie che intercorrono tra la poetessa e due tra i più grandi scrittori della nostra letteratura, Leopardi e a Pascoli, dall’ansia di infinito alla rappresentazione di una natura ambivalente, a volte ingenerosa, per le sofferenze inflitte alle sue creature, ma più spesso cantata in tutta la sua bellezza, in un afflato lirico che suscita forti emozioni. Per Rubino le “dicotomie” sottese alla vita dell’uomo in Lombardi sfociano nell’oscillare tra gioia e dolore, proficue fonti di ispirazione, mentre Rossella Cerniglia, recensendo l’Opera Omnia (I° edizione) di Wanda Lombardi, rileva un passaggio costante “dal male al bene, dal dramma alla speranza, dall’indifferenza del mondo alla fede dell’anima”, in un continuo movimento dall’esterno all’interno. È dunque il forte sentimento religioso a sottrarre il soggetto poetico dal nichilismo leopardiano e a farlo rifugiare in un altrove di luce.

Marcella Mellea, nella recensione alla raccolta Il senso della vita coglie lo sguardo del soggetto lirico attento ai fenomeni del mondo contemporaneo e a tematiche attuali. Carlo Onorato (Prefazione alla raccolta Voci dell’anima) ravvisa il motivo ricorrente dell’assenza legata alla perdita di persone care e a molteplici vicissitudini, in una montaliana fatica dell’esistenza, costellata di luce e buio; Cerniglia, in riferimento alle liriche Mamma e Ricordi, sottolinea la presenza-assenza della madre, persa prematuramente ed è proprio Concardi a cogliere un “ricerca del tempo perduto” in alcune raccolte, volte ad un recupero memoriale in cui ritrovare le proprie certezze.

Lo studioso milanese si sofferma quindi sullo stile, analizzato secondo due diverse direttrici di pensiero: l’uso di termini aulici, vaghi e indefiniti, il ricorso al metro classico testimoniano, nella visione di Anna Castrucci, Rossella Cerniglia, Fabio Amato, uno stile legato alla tradizione classica di stampo neoclassico e ottocentesco, mentre Nazario Pardini, Enzo Concardi ed altri (tra i quali la sottoscritta) ne sottolineano anche l’aspetto innovativo, in un doppio canale che, partendo dal passato, arriva a fondersi con la modernità, dando vita ad un linguaggio sobrio e raffinato ma che nel contempo non rifugge da un tono più colloquiale, in un impasto del tutto originale ed unico.

Nazario Pardini inoltre riscontra affinità con Umberto Saba, per l’importanza assunta dalla parola e con Vittorio Sereni, per la “splenetica inquietudine” (Prefazione alla raccolta Il senso della vita).

Nel paragrafo Connubi artistici le comparazioni con numerosi artisti e autori stranieri confermano il carattere poliedrico di Wanda Lombardi, la sua maestria nel dipingere con le parole e l’universalità della sua poesia, destinata a oltrepassare i limiti spazio - temporali, come Concardi ben dimostra in questo volume imperdibile.

Gabriella Veschi

 

 

 

Enzo Concardi (a cura di), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 84, isbn 978-88-31497-48-0, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Pasquale Ciboddo, "Era segno sicuro"

6 Febbraio 2023 , Scritto da Maria Rizzi Con tag #maria rizzi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

 

 

Pasquale Ciboddo

ERA SEGNO SICURO

 

 

Ho ricevuto la silloge Era segno sicuro - edita da Guido Miano Editore, 2022 - e ho ritrovato Pasquale Ciboddo, di Tempio Pausania, che ebbi la gioia di recensire nella precedente raccolta Andar via (2021), avvolto nella tunica di solitudine e di predizioni dettate dalla pandemia che ha investito il mondo dal febbraio 2020. L’Opera è prefata da Enzo Concardi e si conclude con gli estratti di vari nomi illustri, come Giulio Cossu, Ninnj Di Stefano Busà, Giorgio Bárberi Squarotti e altri. D’altronde il Nostro rappresenta senza ombra di dubbio il più famoso Poeta sardo vivente e gli scorre nelle vene l’humus di una terra nella quale nascono i colori prima di diffondersi nel mondo. Lessi la splendida silloge Andar via proprio con il turbamento creato da un paese di roccia, che anziché dare il senso della realtà sembrava fatto con il tessuto impalpabile dell’immaginazione.

L’Opera Era segno sicuro, che si annuncia con un dipinto a olio di Franca Maschio dedicato alla Madonna “Madre di ogni grazia”, presenta un impasto linguistico e rapporti extratestuali e intertestuali assolutamente nuovi, di denuncia e di dolore, nel quale solo il rapporto con le radici confitte nella sua terra e la sua fede restano immutati. Ciboddo ricorre alla Madre di tutte le Madri per confessarle in una preghiera che oserei definire disperata, la sua premonizione: «Una notte di tre mesi fa, / febbraio 2020, / prima di manifestarsi il Corona Virus / in sogno mi apparve / la Madonna Incoronata. / Sembrava un po’ sconsolata, / chiusa dentro una rete a sacco / con steli secchi / di rovo e prugnolo. / Io ero con un ragazzino / che non conoscevo / seduti in aperta campagna. / Alla vista della Regina Celeste / abbiamo temuto, gridato, / e ci siamo girati, per la paura, / dall’altra parte. / Non sarò proprio / uno stinco di santo / ma vedendo la Madonna / apparire da sola / così ingabbiata / era avviso sicuro, / per l’intera umanità, / di siccità e di morte. / Fatto che succede oggi / senza tregua. / L’umanità trema / e in silenzio muore» (Era segno sicuro).

Ho riportato per intero questa lirica perché sono convinta che rappresenti il filo conduttore del Nostro attraverso la tragedia che ha investito l’umanità. Se pregare è prendere fiato, è affidarsi, in questa circostanza diviene dialogo con se stesso. La fiamma del nostro vivere è stata minacciata dal soffio della morte e il Poeta, sciamano dei nostri tempi, in virtù della sua straordinaria sensibilità, sente gli eventi, si inchina a quella notte e la sua diviene ‘angoscia d’attesa’ (cit. Sigmund Freud). Si tratta della conoscenza intuitiva di un avvenimento imprevedibile che non può essere compreso con mezzi naturali. E attraverso la fede, cara a Ciboddo, possiamo far entrare nelle nostre anime il dolore di tutti i conflitti, di tutta la fame, la miseria e dei drammi imprevedibili, non per una nostra grande capacità psicologica ed emotiva, ma in quanto i cuori di Dio e della Madonna diventano una cosa sola con i nostri.

Il lirismo del Poeta, ci porta sulla strada dei danni perpetrati da noi uomini alla natura e dei castighi che abbiamo meritato: «Il tempo non si ferma, / passa e va avanti. / Ma, per noi mortali, / per un attimo, si è fermato / e ci ha costretti, per paura / della grave pandemia / a rinchiuderci in casa / e morire, così, in silenzio / senza pianti sottesi / di parenti ed amici. / Le punizioni divine / spesso arrivano inaspettate» (Le punizioni divine). Purtroppo quando si tenta di elevarsi al di sopra della natura si finisce per precipitare al di sotto di essa. Non siamo mai noi uomini che dobbiamo batterci contro un ambiente ostile, ma è la natura indifesa che da generazioni è vittima dell’umanità. «Vaghiamo lontano / dal cammino del Signore / e rifiutiamo la Sua Autorità. / I nostri nemici / profanano le Tue leggi / e Tu ci condanni con pestilenze…» (Squarcia il cielo). E lo stesso discorso vale per la fede.

Ciboddo ci guida attraverso la sublime immagine della Madonna, consapevole che ‘Non è possibile andare a Gesù se non ci si reca per mezzo di Maria’ (cit. San Giovanni Bosco). Nella Madonna si trova l’idea dell’uomo perfetto che Dio aveva in mente nel creare il primo essere umano, Ella non è la seconda Eva, ma la prima, quella che non è caduta e vede come la seconda Eva cade. Maria è la nuova tenda santa, la nuova arca della Salvezza, nel suo grembo dimora l’unica speranza per noi peccatori. «…Solo la Madonna, / nostra madre divina, / se invoca / il Signore suo Figlio / può salvare l’umanità / da questo male oscuro / che miete, con falce / invisibile, spighe di vita…» (A volte pregare).

In questa silloge l’Autore mostra di aver subito in modo violento l’urto con la pandemia e di aver riflettuto a lungo sulle nostre colpe, sull’assenza di rispetto verso gli ecosistemi. I cambiamenti sul pianeta avvengono dove passa l’uomo, si distruggono gli habitat e si va ben oltre la competizione darwiniana per le nicchie ecologiche, che restano integre solo laddove non ci sono esseri umani nei dintorni. Gli individui non spostano altrove gli ecosistemi, li spazzano via, specialmente trasformando praterie e foreste in città e centri commerciali. «…Stiamo perdendo / il senso d’esistenza della terra..» (La vera salvezza), e Pasquale Ciboddo cita con amore gli stazzi, insediamenti rurali presenti nel nord della Sardegna, nella sua Gallura, nei recinti dei quali, nella consuetudine della transumanza i pastori riunivano il bestiame durante la notte. Li definisce «…il tempio / dell’amata natura, / avevano il cielo per volta / e gli astri per luminari…» (Erano il tempio) e correda l’Opera con una sua foto di questo stazzo isolato che è andato perduto.

Il Poeta descrive in più liriche la natura come il nostro Eden personale: spettacoli mozzafiato e scenari meravigliosi al confine tra sogno e realtà. Eppure da molti anni è avvenuta la fuga da quell’Eden, la migrazione verso le città. Queste ultime sono qualcosa di più della somma delle loro infrastrutture. Esse trascendono i mattoni e la malta, il cemento e l’acciaio. Sono i vasi in cui viene riversata la conoscenza umana. Le città si potrebbero definire grandi comunità nelle quali le persone si sentono sole tutte insieme. «…L’uomo di oggi / attratto dalla vita di città / abbandona la terra di nascita / e di crescita nella natura / e si perde così / in un mondo senza valori, / pensando solo alla corsa / di ricchi tesori. / Ma la terra offesa / si vendica» (Ma la terra…).

Ho ritrovato un Poeta con la tristezza nella carne, volto all’indietro, alle isole ridenti della memoria, che forse vorrebbe ancora ‘andar via’, fuggire dalle ‘tenebre del proprio pentimento’ - parafrasi dalla lirica A ognuno - che evoca in modo impressionante Salvatore Quasimodo, per ritrovare uno stazzo, dove piova il canto degli angeli, la notte stellata e la goliardica compagnia.

 Maria Rizzi

 

 

 

Pasquale Ciboddo, Era segno sicuro, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 122, isbn 978-88-31497-92-3, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

 

 

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