Buon Natale da Cinzia Diddi

Siamo a Natale e, come ogni anno, mi piace condividere con tutti Voi le mie personali riflessioni.
Vorrei esprimere dal profondo del cuore la più sincera gratitudine nei confronti di tutte le persone che hanno dimostrato e continuano a dimostrare stima e ammirazione nei miei confronti. L'anno che si sta concludendo è stato ricco di soddisfazioni, un anno di crescita sia sul piano professionale che sul piano emotivo, un anno di importanti traguardi e, vista la soddisfazione che si prova quando siamo appagati dalla vittoria, auguro a tutti voi che il prossimo sia un anno di brillanti realizzazioni.
Tutto questo è stato possibile perché nel mio cuore avevo dei traguardi da raggiungere, anzi avevo dei SOGNI.
Una persona, che si arma di coraggio e di tenacia sfidandosi per realizzare un SOGNO, risplende di luce come in primavera.
Mio Padre Dante era solito dirmi: "Dovremmo coltivare sogni che sembrano quasi troppo grandi per essere realizzati. Qualsiasi cosa accada bisogna sfidarsi coraggiosamente ricordando che 'nulla si ottiene se nulla si intraprende!!!”
La sua costante presenza ha forgiato il mio carattere e mi ha trasmesso tanta sicurezza, quando ho un problema da affrontare le sue parole echeggiano nelle mie orecchie:
"Se ti manca la Fiducia, ci sono io che credo in Te. Credo nel tuo potenziale illimitato, credo nel tuo coraggio da leone".
Ho imparato che i Sogni sono come le ali.
Ci consentono di elevarci e di volare. I sogni sono l'interruttore che accende la nostra forza interiore. Potrebbero anche essere paragonati a un faro che illumina la nostra strada nel buio delle difficoltà. Fintanto che continuiamo a perseguirli potremmo crescere senza limiti.
Naturalmente i sogni si chiamano sogni proprio perché non si sono ancora avverati.
Per trasformarli in realtà dobbiamo impegnarci con grande serietà.
Questo è quello che ho fatto, ho semplicemente sognato e poi mi sono impegnata affinché divenisse realtà
L'AUDACIA HA IN SÉ POTERE E MAGIA.
Il Natale, essendo una festa che va poi quasi a concludere l'anno, ti costringe in qualche modo a tirare le somme, a fare un bilancio di quello che è stato l'anno che sta per volgere al termine e posso senza dubbio affermare che non esiste vittoria senza una dura lotta.
Anziché ricercare i motivi per cui potreste fallire è meglio, ed è anche costruttivo, decidere di riuscirci e impegnarsi in quella direzione.
Per quanto ardue possano essere le sfide che ci troviamo ad affrontare, non c'è difficoltà che non possiamo superare con la tenacia e la determinazione.
Quando la nostra esistenza splende di speranza, possiamo illuminare non solo la vita di tutti coloro con cui condividiamo un legame, ma anche la società e il futuro.
Nessuno ci regala la felicità.
Bisogna costruirla giorno dopo giorno, istante per istante, con i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni.
Sono costantemente attenta al momento presente, perché quel che facciamo in questo istante determina il risultato di domani. Questo vuol dire condurre una vita che brilla dello splendore della maturità.
Auguro a Tutti immensa Felicità
Il libro magico

Oltre il regno della neve e del gelo dove vive Babbo Natale con gli elfi e le sue amate renne, andando verso oriente e camminando per giorni e giorni, si arriva in una città chiamata Blacktown. Un posto altrettanto freddo, ma del tutto privo di luce, di alberi e di animali. In quelle terre c’è un silenzio spettrale e il colore dominante è il nero. Quella che da lontano sembra una foresta in realtà è una foresta di alberi di pietra. Sono stati ridotti così quando il mago li ha avvolti nel buio più profondo. Un’oscurità che avvolge tutto e tutti. Il signore e padrone di quella terra oscura è un nemico di Babbo Natale, il mago Negrone che odia tutto ciò che è bianco, che è luce. Vorrebbe dominare tutto il mondo e avvolgerlo nel buio. Sa che finché non troverà il magico libro degli incantesimi non riuscirà ad attuare il suo piano. Per questo motivo fa spiare sempre dai suo accoliti le mosse di Babbo Natale, è convinto che lui possieda quel libro e vuole trovare il modo di rubarlo. Ogni Natale, quando Babbo è in giro per distribuire i doni e far felici i bambini, il mago complotta contro di lui. Manda schiere di uomini neri a invadere il regno degli elfi, ma ogni volta, puntualmente, viene ricacciato indietro, gli elfi sono piccoli ma sono numerosi e furbi. Riescono a nascondersi dietro ogni sasso, ogni pianta che è nella loro foresta. Loro sanno come muoversi fra gli alberi e i cespugli, mentre gli uomini del mago, non sopportando la luce, hanno difficoltà a districarsi in mezzo alle piante che emanano bagliori scintillanti.
Questa volta il mago ha deciso di cambiare tattica, inutile mandare gli uomini neri, parte lui di persona e si avvicina alla foresta. Resta nascosto nell’angolo più oscuro e aspetta che qualche elfo passi da quelle parti. Con un incantesimo vuole soggiogarli e, tramite loro che non hanno difficoltà con la luce, introdursi nel regno del bianco in cerca del libro. Babbo è lontano e gli elfi non sono in allarme, questa volta è deciso a trovare il libro.
Aspetta e aspetta, ma dalle parti oscure dove si è nascosto il mago non passa nessuno, allora, irritato, il mago tenta il grande colpo: si traveste da pellegrino, prende una pozione, che gli permette di sopportare la luce e il bianco, ed entra nel paese di Babbo Natale. E’ sicuro di sé, come avversari ha solo un pugno di piccoli elfi che lui può spazzare via senza difficoltà, il suo principale nemico è in giro sulla sua slitta.
- Ah ah ah ah, quell’omone grasso e stupido se ne va a perdere tempo su quella ridicola slitta a portare regali a dei mocciosi sempre più viziati. Chiedono, chiedono, non si accontentano mai, ma, quando li avrò avvolti nel buio della notte eterna, avranno poca voglia di giocare, diventeranno docili come agnellini. Devo solo trovare quel maledetto libro, sono sicuro che quel grassone lo tiene da qualche parte, magari a portata di mano per i suoi incantesimi, senza quelli vorrei sapere come fa a far volare quelle stupidissime renne piene di corna.
Gli elfi, messi di sentinella, avevano sentito prima, e visto poi, il mago introdursi furtivamente sul sentiero che portava a casa di Babbo. Avevano dato l’allarme e ora erano tutti nascosti nelle vicinanze della casa in attesa del nemico. Sapevano che il mago era forte e usando la magia li poteva sconfiggere, ma non per questo si sarebbero ritirati senza combattere. Molti di loro sarebbero caduti ma erano sicuri che confidando sul numero potevano avere la meglio.
- Ragazzi stiamo calmi e pronti, restate nascosti e non fatevi vedere, mi raccomando, siete tutti armati? Bene aspettiamo che sia a tiro poi ci scaglieremo su di lui senza dargli il tempo di usare le mani, se riesce a lanciare un incantesimo per noi è finita. Qualcuno di voi vada ad avvisare Gertrude, che stia in allerta, forse anche lei corre un terribile pericolo .
Vado io, disse uno degli elfi, uno più piccolo degli altri, era quasi invisibile se si nascondeva fra l’erba alta. Ci vado io perché sono piccolo e posso intrufolarmi meglio.
Detto questo si mise a correre verso la casa, passava da un cespuglio all’altro e questa operazione la faceva talmente veloce che nemmeno i suoi amici riuscivano a vederlo. Arrivò alla casa avvolta in una serpentina di luce, bianca e rossa. Riuscì ad entrare e andò dritto a parlare con la donna che era in cucina impegnata a cucinare dei biscotti per la cena di Natale. Fu il profumo dei biscotti che guidò i passi del piccolo elfo.
- Buonasera signora Gertrude, mi vede? Sono venuto da lei per comunicarle che corre un grande pericolo. Stia attenta a chi da questi biscotti. Il servizio di vigilanza funziona a metà questa sera, il mago Negrone è riuscito ad entrare in città e ora gira per le strade, noi le raccomandiamo di non uscire e restare in casa.
- Non credo una parola di quello che dici, piccolino, non credo che sia così avventato da entrare addirittura in città. Lo sa che noi abbiamo i mezzi per distruggerlo. Basta che accendiamo i riflettori del campo sportivo e qui diventa mezzogiorno. Non credo gli faccia tanto piacere un trattamento simile.
- Si sbaglia, signora deve aver fatto qualche sortilegio, sta camminando in città con tutta luce che c’è e sembra non fargli nessun effetto, è pericoloso. Se è venuto da noi, è chiaro che sa che lo può fare, purtroppo Babbo non c’è, noi siamo tanti è vero, ma lui usa la magia e può sconfiggerci facilmente.
- Bene, mio piccolo amico, se pensa di avere vita facile ha sbagliato indirizzo, non permetterò che un tipo come quello metta a rischio il mondo intero. Prima cosa il libro che cerca è nascosto così bene che gli servirebbe una vita intera per trovarlo e seconda, visto che è venuto a trovarci bisognerà pure accoglierlo degnamente, non trovi? Adesso vai ad avvisare i tuoi compagni di mettersi tutti intorno alla casa ma di non fiatare di non fare niente. Osservate e basta, lasciate che arrivi da me, che entri pure in casa, non credo sappia che ci sono io ad aspettarlo. Solo se le cose si mettessero male, intervenite, ripeto, solo se vedete che ha la meglio su di me. Capito?
- Sì, signora, vado subito ad avvisarli, lei è davvero coraggiosa. Auguri, ora scappo.
Così dicendo s’intrufolò in un buco nella parete della cucina, quello che serviva per far uscire i cattivi odori e scomparve. Gertrude si allontanò per un attimo per poi tornare quasi subito. Si mise seduta davanti alla porta e aspettò. Passarono più di dieci minuti prima che la maniglia della porta si muovesse leggermente, qualcuno stava tentando entrare, la moglie di Babbo se ne accorse e si alzò mettendosi dietro la porta. Quando questa si socchiuse, e poi si aprì del tutto per far entrare il mago avvolto in un mantello nero, lei, da dietro, senza nemmeno dire una parola, uscì e cominciò a calare sulla testa del mago violenti colpi con un matterello lungo un metro, era un matterello duro e pesante e ad ogni colpo che lei menava la testa scricchiolava sotto la furia della donna. Bastarono altri pochi colpi per ridurre uno straccio il malcapitato. Ora era disteso per terra svenuto, la testa era piena di bernoccoli grossi come uova. La donna, per nulla intimorita, cominciò a spogliarlo, gli tolse tutti gli indumenti neri lasciandolo seminudo. Poi accese tutte le luci e lo mise sotto il fascio illuminato. La pelle del mago era bianca perché non aveva mai preso sole e sotto il calore delle lampade cominciò quasi a sfrigolare. Quando sentì il calore scendergli dentro, il mago si svegliò e emise un urlo disumano, cercò qualcosa per difendersi da quella luce che gli stava riscaldando il cuore e lui non voleva assolutamente. Gertrude lo aveva legato per bene e lui dovette subire quella tortura fino a quando il suo cuore nero si sciolse e si aprì al caldo tepore. Il suo viso si trasformò, da arcigno e duro, in uno completamente diverso, divenne un uomo dai lineamenti delicati, nonostante l’età adesso aveva la pelle di un giovane. Gertrude lo liberò dalle corde, ormai non c’era più pericolo e, gli offrì una cioccolata calda. Si misero a parlare come due vecchi amici. Passarono tutta la notte della vigilia di Natale a parlare. Il mattino seguente li vide ancora a chiacchierare, quando Babbo rientrò dalla sua notte magica li trovò addormentati sulle sedie con la testa sul tavolo. Del libro magico non si parlò più e il regno dell’oscurità si aprì alla luce e i diavoli neri tornarono allo stato primitivo di quando erano stati catturati e resi schiavi dal mago. Erano dei folletti dei boschi che furono felici di tornare alle loro case. La magia del Natale e le legnate di Gertrude avevano rotto l’incantesimo.
Radio Blog: Lili Grün, "Tutto è jazz"

"Siamo a Berlino negli anni 30, prima della guerra e prima che il nazismo scatenasse il terrore in tutta Europa.
Elli è una giovane viennese, frivola e sognatrice, che ha scelto la capitale tedesca per tentare la fortuna e regalarsi una vita migliore."
Grazie alla bella recensione scritta da Elena Giorgi sul suo blog La lettrice geniale, riscopriamo Tutto è jazz di Lili Grün - Keller Editore.
Buon ascolto!
Lettura di Chiara Pugliese
Musica:www.incompetech.com
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com
I delfini

Quando la madre di Narciso conobbe la triste sorte del figlio, si ricordò delle parole di Tiresia e capì che nascondevano una grande verità; allora, a tutti quelli che vennero per consolarla, parlò della misteriosa profezia e dello straordinario indovino.
Così Tiresia divenne famoso e molti andavano da lui per consultarlo e chiedere consigli.
Era vecchio e cieco, ma proprio per questo possedeva una grande sapienza: sapeva leggere il significato dei sogni, comprendeva il linguaggio degli uccelli e conosceva il futuro. Lo stormire delle foglie, il mormorio dei ruscelli, il sibilo del vento, tutta la natura parlava a Tiresia e gli mostrava segreti straordinari e invisibili agli altri.
Tiresia non si faceva ingannare dalle apparenze e guardava dritto nel cuore degli uomini: spesso vedeva orgoglio, violenza, sete di denaro e di potere... Allora il vecchio saggio raccomandava di tenere a freno quelle passioni:
- Solo chi ama e rispetta i suoi simili, onora e venera anche gli dèi! - ammoniva con fare severo.
Gli dèi erano molto potenti: aiutavano e proteggevano tutti gli uomini, ma punivano senza pietà quelli che non avevano rispetto per i propri simili e si approfittavano della debolezza degli altri. Bacco, il dio della vite e dell'uva, si dimostrava particolarmente inflessibile.
Bacco era proprio come il vino: sapeva dare allegria e calore, ma poteva anche sconvolgere la mente e condurre alla rovina.
- Siate onesti e generosi, per rispetto a questo dio! Non provocate mai la sua ira! - raccomandava Tiresia a chi era avido di ricchezze e di potere.
A volte, per dare più forza alle sue parole, raccontava la storia di Acete e dei marinai trasformati in delfini.
«Acete era un uomo molto povero e per vivere faceva il pescatore. Quel mestiere era tutta la sua ricchezza. Anche il padre era stato pescatore e prima di morire gli aveva detto, indicandogli l’immensa distesa azzurra:
- Qui ho trascorso tutta la mia esistenza: dal mare ho avuto serenità e pace … Ora tu prenderai il mio posto; non permettere mai che in un luogo tanto bello vengano commesse ingiustizie e malvagità! -
Acete era molto intelligente e amava l’avventura; così abbandonò il mestiere di pescatore e divenne marinaio. Imparò a manovrare il timone delle navi e a riconoscere le costellazioni, studiò i venti e i porti dove le navi possono attraccare con facilità; col tempo, grazie al suo coraggio e alla sua abilità, divenne nostromo.
Un giorno, per caso, mentre navigava alla volta di Delo, approdò alla spiaggia di Chio e si fermò a dormire sulla sabbia fresca. Al mattino, quando l’aurora cominciava appena a rosseggiare, si alzò e disse ai suoi compagni di andare a rifornirsi di acqua per il viaggio.
Acete stava scrutando l’orizzonte, quando i marinai tornarono.
- Guarda cosa abbiamo preso! - gridò uno di loro.
Trascinavano lungo la spiaggia un fanciullo dal viso gentile e delicato: barcollava e sembrava stordito dal sonno e dalla fatica.
- L’abbiamo trovato in mezzo a un campo. Dormiva, sembrava ubriaco. Ha i sandali consumati, come se avesse camminato per ore e ore. Guarda le sue vesti preziose, il suo aspetto nobile: è sicuramente figlio di qualche re! Portiamolo con noi: potremo venderlo al mercato degli schiavi e fare un ricco guadagno …
Acete guarda il fanciullo: i suoi occhi, velati di stanchezza, sono verdi come i pampini dell’uva e brillano di una luce intensa e misteriosa. Il nostromo sente un brivido corrergli lungo la schiena e uno strano timore lo invade:
- No, compagni - risponde con voce tremante – questo fanciullo non è come noi, non è un comune mortale ... Osservatelo bene ... Sento che è cosi: lasciamolo andare, o sarà la nostra rovina!
Quindi, rivolto al prigioniero, si inginocchia ai suoi piedi e lo supplica:
- Abbi pietà ... Perdonaci e assistici nel nostro lavoro, chiunque tu sia! -
- Se preghi per noi, perdi il tuo tempo: non ci faremo sfuggire questa occasione! - gridano i marinai.
Così dicendo, afferrano il fanciullo e lo trascinano verso la stiva.
Allora Acete si piazza sulla passerella che conduce dentro la nave e cerca di chiudere l’entrata: un pugno lo raggiunge in pieno volto e lo fa cadere a terra, privo di sensi!
Il prigioniero, in quel momento, si scuote dal suo torpore e chiede:
- Dove sono, marinai? Dove volete portarmi? C’era una festa in onore di Bacco ... Tutta la città brillava, illuminata da mille fiaccole; in cielo, solo la falce curva e sottile della luna nascente; al dio piace quella luna ... La gente beveva vino e cantava per le strade ... Ho bevuto e danzato anch'io per tutta la notte, poi mi sono perduto nella campagna: non sono di Chio e non conosco bene quei luoghi ... Vi prego, abbiate pietà di me! Aiutatemi a tornare nella mia terra! –
- Non avere paura - risponde uno dei compagni di Acete - Indicaci dove vuoi andare e noi ti condurremo là! –
- La mia patria è Nasso - dice il fanciullo - Portatemi a casa e non ve ne pentirete -
I marinai allora giurano per Nettuno e per tutti gli altri dèi che faranno ciò che lui chiede; poi soccorrono Acete e gli ordinano di sciogliere le vele e di riprendere il mare.
Il nostromo non pensa più alla violenza subita. È felice: il fanciullo misterioso è salvo! Gli dèi hanno toccato il cuore dei marinai e nessuna rovina si abbatterà su di loro o sulla nave ...
Nasso è a destra, e Acete mette le vele per andare in quella direzione.
- Sciocco, che fai! - gli sussurrano i compagni - Non penserai di dargli retta sul serio: abbiamo promesso solo per tenerlo buono! -
Acete capisce che ogni speranza è perduta.
- Siete pazzi! - grida - Io non voglio guidare questa nave maledetta! -
Allora i marinai si mettono a inveire contro di lui, lo cacciano dalle vele e un altro prende il suo posto.
Il nostromo si nasconde dietro un mucchio di corde, vicino al prigioniero: deve proteggere quel fanciullo! O forse, senza saperlo, cerca protezione da lui …
Il caldo è cocente e il sole brucia le placide onde. Nasso si allontana sempre di più mentre la nave punta in un’altra direzione. Il prigioniero è silenzioso e guarda il mare ...
«Forse piange!» pensa Acete, e lo fissa attentamente.
No, non piange: nei suoi occhi la stanchezza è scomparsa e ora vi brilla una fiamma verde, luminosa e sinistra … Sta per accadere qualcosa di terribile?
Ed ecco, il fanciullo si rivolge ai suoi rapitori e dice:
- Questa non è la terra dove vi avevo chiesto di andare! Perché, voi così grandi e forti, vi prendete gioco di me che sono debole? Perché vi divertite a ingannare chi non può difendersi? -
I marinai ridono a quelle parole, ma presto il riso si gelerà nelle loro gole ...
Improvvisamente la nave si ferma in mezzo al mare, come se fosse approdata a una spiaggia! I marinai, stupiti, si curvano sui remi, ma invano ...
Ed ecco, tralci di vite avvolgono la chiglia, si insinuano dovunque e addobbano le vele e i remi con le loro grandi foglie. Ora una luce accecante avvolge il prigioniero: non è più un fanciullo impaurito, ma un dio terribile! Ha la fronte cinta di grappoli d’uva e un rosso mantello gli copre le spalle; agita un bastone ornato di pampini e ai suoi piedi stanno accucciate tigri, lirici e feroci leopardi ... Guarda i marinai con occhi di fiamma: essi finalmente comprendono, e tremano dal terrore.
- Ecco chi avete ingannato e insultato, scellerati: me, Bacco, figlio di Giove! -tuona il dio con voce piena d’ira - Voi non avete avuto pietà della mia debolezza e io non ne avrò della vostra! Coloro che mi venerano si ubriacano di vino e danzano senza posa nelle strade e nei campi; voi, che siete ubriachi di orgoglio e avete sete di denaro e ricchezze, danzerete in eterno in mezzo all’acqua, per le vie del mare … -
La paura sconvolge i marinai, che invano cercano scampo. Uno vuol lanciarsi fra le onde, ma il suo corpo comincia a diventare scuro e a incurvarsi; un altro si volta a guardare il compagno e intanto il viso si allarga, le narici si appiattiscono, la pelle è dura e coriacea. Qualcuno, mentre cerca di muovere i remi bloccati, vede le proprie mani contrarsi e guizzare indietro: ormai sono pinne! Altri vorrebbero allungare verso le funi, braccia che non hanno più...
Quando si slanciano in acqua con uno scatto, all’estremità del loro lungo corpo, spunta una coda a forma di falce, curva e sottile come la luna nascente.
I marinai non sono più uomini ma delfini, pesci d’argento che si tuffano levando al cielo alti spruzzi, poi riemergono e tornano sott’acqua, come se danzassero, ubriachi, al ritmo di una eterna musica ...
Radio Blog: #caseeditrici Edizioni Il Faggio

Ancora un altro appassionante viaggio nel mondo delle case editrici.
Oggi facciamo la conoscenza di Edizioni il Faggio, come sempre raccontando un po' di storia di questa realtà editoriale e facendovi conoscere alcune pubblicazioni.
Se avrete poi voglia di saperne di più basta andare sul sito www.ilfaggio.it.
Oggi ci racconterà questa bella avventura editoriale una nuova voce di Radio Blog, quella di Claudio Caselli.
Non mi resta che augurarvi buon ascolto!
A cura di Chiara Pugliese
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Che fatica essere un eroe

“Ercole: che fatica essere un eroe” è il titolo del secondo appuntamento di “Che Mito! Storie e leggende dalla collezione museale e dal territorio”, in programma per domenica 16 Dicembre, alle ore 10:30, a piazza del tempio di Ercole. Il progetto, rivolto alle famiglie, è ideato e realizzato dall’associazione culturale “Arcadia” nell’ambito dei servizi educativi del Museo della Città e del Territorio di Cori, con la collaborazione della Libreria “Anacleto” di Cisterna di Latina ed “Utopia 2000” Società Cooperativa Sociale Onlus, sotto il patrocinio del Comune di Cori.
I protagonisti del prossimo incontro saranno Ercole e il tempio sull’acropoli dell’antica Cora, tradizionalmente attribuito ad esso, costruito durante la seconda metà del II secolo a.C. Dopo l’introduzione al monumento, seguirà la presentazione dell’eroe Eracle per i greci, Ercole per i Romani, figlio di Zeus e di Alcmena, che sin dalla nascita si caratterizzò per la sua forza sovrumana. Al servizio di Euristeo compì le dodici fatiche, impostegli dall’oracolo di Delfi come espiazione di una colpa, il superamento delle quali lo portò a conquistare l’immortalità.
Verrà dato particolare risalto a quattro delle sue fatiche più rappresentative – Ercole e il leone di Nemea; la pulizia delle stalle di Augia; i pomi delle Esperidi e la cattura di Cerbero – delle quali verrà data lettura animata durante un percorso itinerante che attraverserà alcune delle suggestive piazzette del centro storico di Cori monte - Monte Pio, San Giovanni, Pace - fino ad arrivare a Piazza Signina, dove avrà luogo il laboratorio di pittura a tema su grandi tele. L’evento, a partecipazione gratuita, è inserito nel cartellone “Natale Insieme” a cura dell’associazione culturale “Event Art”.
La prenotazione è obbligatoria: 3319026323 – arcadia@museodicori In caso di maltempo la giornata si terrà al Museo della Città e del Territorio. L’iniziativa proseguirà nei prossimi tre mesi con altrettante date: il 20 Gennaio, alle ore 10:30, al Museo della Città e del Territorio di Cori, “Castore e Polluce: uguali ma opposti”; il 17 Febbraio, alle ore 10:30, al Museo della Città e del Territorio di Cori, “Kore: la fanciulla che diede vita alle stagioni”; il 17 Marzo, alle ore 10:30, al Museo della Città e del territorio di Cori,“Dardano: il cavaliere dal mantello svolazzante”.
Radio Blog: Cesare Pavese

Cesare Pavese scrittore, poeta, traduttore ma soprattutto uomo. In questa chiacchierata con Gordiano Lupi, scrittore e direttore editoriale de Il Foglio letterario, abbiamo ripercorso alcune fasi della vita di questo grande interprete della letteratura italiana del Novecento: l'attaccamento alla terra natia, l'esperienza del confino, gli amori tormentati e quasi mai corrisposti, le grandi traduzioni, fino ad arrivare al Premio Strega e alla morte da lui spesso invocata e alla fine voluta.
Un omaggio che speriamo sarà gradito dagli amanti di Pavese come da coloro che, incuriositi, avranno voglia di saperne un po' di più.
Buon ascolto!
A cura di Chiara Pugliese
Illustrazioni di Eva Pratesi - Geographic Novel - www.geographicnovel.com
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Il Gran Sasso

Una volta dalla mia terra sono scappato
ora ci riandrei a piedi
con le ginocchia acciaccate
per farmi una mangiata
con gli amici quelli veri
che ti chiedono come stai
non chi sei diventato
magari con un tressette dentro
a un'osteria
schioccando le carte sul tavolino
tutto accompagnato da un po' di vino
Napoli a spade mi piacerebbe strillare ma
è un sogno non succederà
ho girato tutta l'Italia e son contento
ma la mancanza del Gran Sasso sempre la sento
ora un pensiero fisso mi accompagna
di finire il mio tempo sotto la montagna
Na vodd da la terra mi, so scappat,
Mo ci 'ariess pur a pet
ch li giunucchi scunucchiat,
pe fammm na magnat
ch li amici mi, ma chill ver,
ch ta' duman com sti
no chi i diventat.
Magar ch nu tresset dentr
a na cantin
schiucchien la cart su lu tavulin,
tutt accumpagnat da nu po di ' vin.
Napoli a Spad, mi piacess strilla' ma
è nu sogn, non succederà.
So girat tutta l'Italia e so cuntent,
ma la mancanz de lu Gran Sasso sempre la sent.
Mo nu pensier fiss m'accumagn di fini' lu temp mi sott a la muntagn.
(Nando)
Radio Blog: Francesco Giuffrè

Francesco Giuffrè nasce e cresce dentro ai teatri diventando regista e adattatore di testi teatrali.
Oggi, però, a Radio Blog ci parla di un altro suo sogno, quello di diventare scrittore e, per raggiungerlo, ha aderito all'iniziativa bookabook, un crowdfunding editoriale dove sono i lettori a decidere se un libro verrà pubblicato oppure no.
Ascoltando questo audio potrete conoscere meglio Francesco e il suo libro e, magari, se la storia vi incuriosirà, contribuire alla sua pubblicazione cliccando qui
https://bookabook.it/libri/lui/
Buon ascolto!
A cura di Chiara Pugliese
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Radio Blog: #paginesocial Gatti che consigliano libri

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