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Gli Etiopi, il deserto della Libia e le acque del Nilo

24 Settembre 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende, #sezione primavera

 

 

 

 

Dall’amore di Io e Giove nacque Epafo.

Epafo divenne un giovane molto orgoglioso che non sopportava le umiliazioni.

Un giorno Fetonte, il suo compagno di giochi, figlio del Sole, si vantò di essere superiore a lui.

- Mio padre è la luce del mondo - diceva - mentre tu non hai padre e tuo nonno è un semplice mortale!-

Epafo, ferito nell’orgoglio, rispose: - Sei uno sciocco, Fetonte! Tu credi a tutto ciò che ti dice tua madre, ma lei ti inganna: non sei figlio del Sole! In realtà non hai padre, come me, e neppure un nonno di cui andare fiero, mentre il mio è dio di un fiume ...-

Fetonte, colpito nel vivo, si recò da sua madre, la bella Climene, e le raccontò ciò che gli aveva detto Epafo. Fetonte piangeva disperatamente: - Mamma, non permettere che io sia umiliato! Dimmi la verità: sono veramente figlio del Sole? E se lo sono, dammene la prova! -

Climene, addolorata dal pianto del figlio e ferita anche lei nell’orgoglio, rispose: -   Ti giuro che sei figlio del Sole e se mento, chiedo agli dèi che non mi facciano più vedere la sua bella luce! Ma se le mie parole non ti bastano, allora va’ da lui e chiedigli la verità: il luogo dove tuo padre abita e sorge è qui vicino, ti sarà facile raggiungerlo –

Fetonte, pieno di gioia, non se lo fece dire due volte e subito si mise in viaggio. Lasciò l’Etiopia, attraversò l’India e finalmente arrivò alla casa di suo padre.

La reggia del Sole si ergeva alta nel cielo, scintillante d’oro e di rame, sorretta da immense colonne. Il frontone era rivestito di candido avorio e la porta mandava luci argentate.

Fetonte, dopo aver percorso una strada in salita, finalmente giunse in questa reggia lucente e subito si recò al cospetto di suo padre: non gli andò troppo vicino, però, perché non riusciva a sostenerne la vista.

Il Sole sedeva su un trono di smeraldi ed era avvolto in un manto di porpora. Alla sua destra e alla sua sinistra stavano il Giorno, il Mese, l’Anno, il Secolo e le Ore, disposte a una distanza uguale l’una dall’altra; poi c’erano la Primavera, incoronata di fiori, l’Estate, coperta di spighe intrecciate a ghirlanda, l’Autunno, odoroso di uva spremuta, e infine il gelido Inverno, dai capelli candidi e irrigiditi.

Il Sole, con il suo sguardo che vede ogni cosa, si accorse del giovane che osservava sbalordito e gli disse:

- Come mai sei venuto fin qui Fetonte, mio caro figlio? Che cosa vuoi? –

- O Sole, luce di tutto il mondo, dammi la prova che sei davvero mio padre e che mia madre non mente! Toglimi questo peso dal cuore! - rispose Fetonte.

Il Sole si commosse per la tristezza del suo figliolo: si tolse dal capo i raggi che sfolgoravano e si avvicinò al giovane, poi lo abbracciò e gli disse:

- Tua madre ti ha detto la verità: sei mio figlio! E per toglierti ogni dubbio, giuro che ti concederò qualunque cosa mi chiederai -

Subito Fetonte chiese al padre il permesso di guidare per un giorno il suo cocchio

 trainato dai cavalli alati.

Il Sole si pentì di aver giurato e scosse tristemente il capo, esclamando:

- Sono stato pazzo a farti quella promessa, perché mi chiedi l'unica cosa che non vorrei darti! Quello che desideri è molto pericoloso. Chiedi cose troppo grandi, Fetonte, non adatte a un fanciullo come te ... Nemmeno un dio oserebbe guidare il carro del Sole: nessuno all’infuori di me è capace di farlo! La via, all’inizio, è molto ripida e i cavalli, anche se freschi e riposati, faticano a salire; quando si giunge a metà, siamo così in alto che anche a me a volte viene paura se da lassù guardo il mare e la terra; infine, l’ultimo tratto è una discesa a strapiombo e richiede mano ferma: perfino Teti, la dea del mare, che mi accoglie nelle sue onde, teme sempre che precipiti ... Inoltre il cielo gira vorticosamente, senza fermarsi mai, trascinando con sé le stelle. E ci sono tanti altri pericoli: dovrai passare fra le corna che il Toro rivolge contro di te, sfuggire all’arco del Sagittario, alle fauci del Leone feroce, evitare le chele terribili che lo Scorpione e il Granchio fanno roteare da una parte e dall’altra del cielo! Come farai a controllare i cavalli che soffiano fiamme fuori dalla bocca e dalle narici? A stento obbediscono a me, quando sono lanciati nella loro corsa ... Sono tanto in pena per te, figlio mio! Chiedi un’altra cosa, non ti rifiuterò nulla, ma non questo. Esprimi un desiderio più saggio, che non ti porti alla rovina! -

Il padre aveva cercato di convincerlo, ma il giovane continuava a insistere e smaniava dal desiderio di guidare.

Alla fine il Sole fu costretto a cedere: doveva rispettare il giuramento! Così, sospirando, lo condusse al cocchio. Era tutto d’oro: l’asse, le stanghe, il cerchio delle ruote; solo i raggi erano d’argento, e i bordi sfavillavano di topazi e pietre preziose.

Mentre Fetonte contemplava stupito questa meraviglia e ne studiava i particolari, da oriente l’Aurora, puntuale come sempre, spalancò le porte di rame e il cortile pieno di rose: le Stelle si dileguarono e anche Lucifero, per ultima, abbandonò il cielo.

Quando il Sole vide il mondo tingersi di rosso e la falce della luna dissolversi, ordinò alle Ore di aggiogare i cavalli. Subito le dee li condussero fuori dalle stalle e misero loro le briglie dorate. Scalpitavano e soffiavano fiamme.

Allora il padre spalmò il volto del figlio con un unguento sacro perché lo difendesse dal calore, gli pose in testa i raggi e gli disse sospirando, pieno di timori e di tristi presagi:

- Segui almeno questi consigli, figlio mio: non spronare cavalli, anzi, usa le briglie. È difficile trattenerli perché vogliono correre! Poi mantieniti a mezza strada, così il cielo e la terra riceveranno il giusto calore: se tu salissi troppo in alto, bruceresti le case degli dèi, se scendessi troppo in basso, la Terra andrebbe in fiamme. Buona fortuna, figlio caro! Spero che la sorte ti aiuti ... Ma perché non abbandoni la tua idea? Lascia andare me e rimani qui, al sicuro ...

Ormai Fetonte non lo ascoltava più: era balzato sul cocchio, stringeva fra le mani le briglie e, felice, salutava il padre, che lo guardava disperato.

Intanto i cavalli alati scalpitavano e percuotevano con gli zoccoli i cancelli d’argento; appena Teti li schiuse, si slanciarono fuori, agitarono le zampe nell’aria e squarciarono la nebbia, sollevandosi in alto ...

Piroente, Eoo, Etone e Flegetonte sono cavalli inquieti, ribelli, astuti. Si accorgono subito che il carro è più leggero, che la mano che li guida non è ferma e implacabile come sempre. Sta accadendo qualcosa di strano...

Allora i cavalli si scatenano, scalpitano, abbandonano la strada di sempre e si mettono a correre nel cielo, senza più ordine. Fetonte non sa come tenerli a freno, non sa più dove si trova. Si volge a guardare la Terra, infinitamente lontana ... Il terrore gli fa tremare le ginocchia:

- Perché non ho dato ascolto a mio padre? Perché sono stato tanto orgoglioso? Non m’ importa più di essere figlio del Sole: vorrei solo tornare a casa, abbracciare mia madre, scendere da questo carro maledetto! –

E intanto guarda avanti e indietro, cerca di capire dove può dirigersi, ma invano: non conosce il nome dei cavalli, non ha la forza di tirare le briglie ...

Un terribile mostro gli viene incontro: è lo Scorpione, con le pinze ricurve e la coda terribile. Sputa nero veleno e cerca di colpirlo con il pungiglione! Fetonte, atterrito, abbandona le redini: i cavalli, finalmente liberi, si lanciano all’impazzata nello spazio, senza più freni. Volano in alto, cozzano contro le stelle e poi si precipitano giù, verso la terra ...

I boschi bruciano, il grano ingiallisce, le città sono ridotte in cenere, la neve si scioglie sui monti, le sorgenti si prosciugano, il mare si ritira e lascia il posto a distese di sabbia. Il popolo degli Etiopi, per il gran calore, diviene nero; il territorio della Libia, per l’evaporazione, si trasforma in un deserto; il Nilo, spaventato, nasconde sotto terra le sue acque. La terra, arida, si apre e la luce accecante penetra nel regno dei morti, che tremano per il terrore.

Fetonte vede la Terra in fiamme, avvolta in una nuvola di fumo. Il calore è terribile, il cocchio incandescente, ceneri e lapilli sono ovunque; i cavalli trascinano il giovane in una corsa senza fine. Non c’è più scampo!

Allora la madre Terra, con la voce roca per il fumo e il calore, mentre cercava di proteggere le poche acque rimaste, si rivolse a Giove chiedendo aiuto:

- È la fine, re degli dèi! Non ho scampo se non intervieni! Che male ti ho fatto per meritarmi questo? Ormai il cielo è incandescente e anche la tua reggia sta per  crollare … Salva dalle fiamme ciò che resta, non aspettare ancora!

Giove chiamò a testimoni tutti gli dèi, compreso il Sole, che piangeva in silenzio, tristemente.

- Bisogna fermare il cocchio o tutto l'Universo sarà distrutto - disse.

Il suo tono era addolorato ma inflessibile: il suo caro nipote doveva morire. Salì sulla rocca più alta dell'Olimpo, afferrò un fulmine, lo librò e lo scagliò contro Fetonte!

Una rossa fiamma avvolse i capelli dello sventurato, che rovinò giù dal cocchio e precipitò verso la Terra, come una luminosa cometa.

Il corpo del giovane cadde nel Po e il fiume, con le sue acque, dolcemente gli tolse dal viso la nera fuliggine. Poi i pastori lo seppellirono e sulla sua tomba scrissero:

«Qui giace Fetonte, che volle guidare il cocchio di suo padre. Non seppe farlo e trovò la morte, ma la sua fu un’impresa grandiosa!»

Il Sole, affranto, nascose il volto distrutto dal dolore e per un giorno il mondo rimase senza sole ...

 

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Intervista a Cristina Acquino

23 Settembre 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #daniela lombardi, #moda

 

 

 

 

Chi è  Cristina Acquino?

 

Sono una donna di 48 anni, mamma di uno splendido bambino, carica di idee ed entusiasmo sempre pronta a mettermi  in gioco.

Innamorata della moda, degli  abbinamenti  e di tutto ciò  che fa luce agli occhi di una donna.

 

Che rapporto hai con la moda?

 

La moda è  uno stile di vita, non può  mancare nell'armadio di una donna un tubino nero e una tuta  con paillettes e poi l'accessorio che completa.

 

Che ruolo ricopri nel mondo della moda?

 

Creo outfit per ogni età e stile, amo illuminare il viso di una donna con un vestito, vederla sorridere è  il primo passo verso il successo.

 

Cos'è la vera eleganza?

 

L'eleganza è vestirsi sulla propria pelle senza seguire per forza un'icona ma appropriarsi di un capo ed interpretarlo.

 

Come scegliere  un abito adatto alla propria figura?

 

Quando hai una visione del tuo corpo riesci ad indossare ciò che valorizza, io punto ad evidenziare i pregi e a nascondere i piccoli difetti che un po'  tutte abbiamo. Il mio compito è  creare nuovi stimoli per cercare il proprio  outfit.

 

In quale occasione mettere cosa?

 

Ogni occasione ha un vestito, alcune regole valgono sempre, basta seguire il buon gusto sapendo quando si deve stare un passo indietro rispetto ad un eccesso e quando si può  osare.

 

C'è  una moda per ogni età?

 

Sempre più donne dimostrano meno dei loro anni, l'estetica e la cura  della pelle aiutano tantissimo, qualche piccola regola base ci vuole ma in particolare può cambiare il tuo outfit e gli occhi possono illuminare il viso di una donna che si piace e renderla ancora più bella.

 

Ultimamente  stai vestendo alcuni personaggi  del mondo dello spettacolo, ci  vuoi parlare di queste esperienze?

 

Da poco ho iniziato  ad avere dei riscontri nel mondo dello spettacolo che mi stanno dando grande soddisfazione, stimolandomi a ricercare sempre nuove idee per soddisfare anche la donna più  esigente. Alcuni miei abiti sono stati indossati sul set del film Tutto Liscio dalla splendida Maria Grazia Cucinotta.

 

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Arte al bar: HOKUSAI KATSUSHIKA "La grande onda di Kanagawa"

22 Settembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura

"La grande onda di Kanagawa" e l'omaggio di Walter Fest  "La grande onda di Kanagawa" e l'omaggio di Walter Fest

"La grande onda di Kanagawa" e l'omaggio di Walter Fest

 

Amici lettori, di questi tempi quanti di voi non vorrebbero iniziare a preoccuparsi di acquistare libri scolastici nuovi o usati per il ritorno a scuola dopo la pausa estiva?Succederà per molti ma non per tutti, e così vogliamo rivolgere un bell'augurio di buon ritorno a scuola per tutti gli studenti.

Io e il vostro blog antistress siamo qui, seduti al nostro caldo bar del mio amico Gianni. Vedo intorno a me gli ultimi bagliori della stagione e, per rimanere in tema, oggi vi parlerò di un grande artista giapponese e della sua opera, sicuramente la più famosa, La grande onda di Kanagawa.
E' un'opera che dovrebbero conoscere tutti, o forse no? Proviamo a chiedere a qualcuno.

 

- Aristide, la conosci la grande onda di Hokusai Katsushika?
 

- Sì, l'ho saputo, Mario l'ha portata in officina l'altro ieri per cambiare le candele.
 

Credo che Aristide abbia equivocato. Mi guardo intorno, ora provo con Michele il tappezziere.
 

- Michele, conosci la grande onda?
 

- Macché, neanche so nuotare!
 

Dal fondo della sala... - Prova a chiedere al fisioterapista..
 

Alessandro, il fisioterapista, sta leggendo il Corriere con la tazzina del caffè in mano, ha captato che lo sto per interpellare, posa il giornale e, con sguardo furbastro, mi guarda. 

- Certo che la conosco, mi piace pure, ne tengo una copia incorniciata in bagno.
 

- In bagno? Perché? La dovevi appendere all'ingresso (Sara la postina.)
 

- Ma ci sono pochi colori (interviene Paolo l'elettricista.)
 

- Scusatemi, ma il giapponese, quando l'ha vista, non si è messo paura? (Saverio il gommista).
 

A questo punto La grande onda di Kanagawa interessa a tutti e Gianni dal juke box lancia la compilation dei Santana.
Qui al bar, alla fine tutti esprimono un'opinione prima di recarsi alle proprie faccende quotidiane, rimane con me solo Roberta la scrittrice, che viene dal mare di Ischia.

 

- Secondo me, in quest'opera c'è molta poesia.
 

- Roberta, ma sai che hai ragione?

Hokusai Katsushika è stato un grande artista giapponese (1760-1849), pittore e incisore che ha fatto delle sue rappresentazioni grafiche pura poesia a colori. Era anche un grande compositore di Haiku, uno stile poetico racchiuso in pochi versi, forse proprio per questa ragione la sua arte era così bella nella sua semplice razionalità.
Nel periodo storico del nostro artista l'incisione e la stampa erano tecniche molto diffuse che facilitavano la riproduzione in serie. L'arte giapponese, proprio per questo, insieme alla sua essenzialità decorativa, influenzò in particolar modo i pittori parigini di fine '800, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh, Monet, Degas, Renoir, Pissarro, Klimt. Grazie all'arte aumentarono gli scambi commerciali fra Europa e Giappone che, a sua volta, importò l'uso della fotografia, la conoscenza di nuove materie pittoriche e diversi metodi di stampa.
Possiamo considerare Hokusai Katsushika un artista/artigiano, perché la sua produzione artistica era per metà inventiva. Per l'altra, attraverso il costante utilizzo di strumenti tecnici, e grazie alla manualità richiesta nella realizzazione delle stampe, la sua opera era paragonabile al lavoro svolto da un classico artigiano. Hokusai, mente e cuore da artista eclettico, tirò fuori una quantità di grandi opere artistiche fino all'ultimo dei suoi giorni.

«Anche se fantasma me ne andrò per diletto sui prati d'estate» (Haiku scritto sul letto di morte da Hokusai, 1849)

 

- Roberta, hai ragione, perché tu hai il dono di natura del saper scrivere con la poesia nel cuore e nella mente il profumo e i colori del mare, perciò sai comprendere bene la musicalità delle immagini.

In questa scena sono protagonisti il mare, i marinai in barca e il vulcano sullo sfondo, quindi l'essere umano, coinvolto in un confronto di odio/amore con la potenza di più fenomeni naturali, l'eterna miscellanea acqua-aria-terra-fuoco che genera una poesia fatta di dramma e speranza.

L'opera è di piccole dimension, circa 26X38, ma l'effetto visivo è di grande impatto, il monte Fuji in lontananza, visto in prospettiva con l'onda in primo piano, sembra far aumentare il formato dell'opera. L'onda esprime una tale energia, dalla quale sembriamo venire travolti insieme ai pescatori nelle barche, stesi supini per non farsi sbalzare fuori dall'imbarcazione.

L'opera è composta di pochi colori, il bianco della schiuma gassosa, il blu, il celeste del mare, il marrone delle barche, un avana spento del cielo fra la nebbia alzata dalla tempesta. Colori semplici ma estremamente puliti, il tratto delle linee è così elegante che non fa avvertire un senso di paura ma bensì il piacere della visione delle forme, con una chiara indicazione al rispetto che va tenuto verso la forza e l'impeto della natura. Una danza naturale sulle note dell'acqua, curvata nella sua potenza, vaporizzata in minuscole particelle per poi fondersi e ricominciare il moto: l'uomo non potrà mai vincerlo ma solo saperci convivere.
 

- Roberta, guarda l'oscillazione irrefrenabile delle onde che dondolano le imbarcazioni, osserva le bolle d'aria e gli schizzi d'acqua che si muovono in alto e in basso e poi dimmi se non ti viene voglia di ballare, di seguire con le braccia e con le gambe il moto delle onde che si alzano e si abbassano. Idealmente prova a sentire il fragore dell'acqua, immaginando il rollio ritmato del suono della batteria. Hokusai Katsushika ha reso questa immagine dinamica come una melodia musicale un po' rock, un po' blues.
 

- Sì, mi sto muovendo a passo di musica, è molto... non mi viene la parola.
 

- Roberta, non servono parole, facciamoci cullare dalla fantasia, questa è poesia, la musica è poesia e la rappresentazione pittorica ha il potere di fermare negli occhi ogni immagine.
 

La grande onda di Kanagawa è una xilografia, quindi, da un disegno originale, l'immagine veniva riportata su una base in legno, mediante incisione e, dalla stessa, venivano realizzate numerose copie colorate con più passaggi di inchiostro su carta fatta a mano. Varie copie sono esposte in molti musei di tutto il mondo.
Io e Roberta, la brava scrittrice che viene dal mare di Ischia, stiamo continuando a ballare sul sound della grande onda di Kanagawa, nel bar non c'è nessuno, solo noi e Gianni il barista, che sta fumando la sua sigaretta seduto fuori, mentre ci guarda e sorride sornione. Non ci prende per matti, ormai ha capito il senso e la ragione dell'arte, quella di farti sognare e godere di mille emozioni.
Amici lettori della signoradeifiltri, se volete, provate a ballare anche voi pensando alla musica del mare, vi lasciamo con questa immagine negli occhi e vi aspettiamo al prossimo appuntamento, sempre qui al solito bar. E' stato un piacere parlare di arte con voi.

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Le stelle sono tante, milioni di milioni

21 Settembre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione, #cinema

 

 

 

Bianco e nero, puro stile western, ecco le avventure dello sceriffo negli spot della Negroni degli anni sessanta e settanta.

Ringraziamo la nostra buona stella,

Le stelle sono tante, milioni di milioni

Mi piacevano i western, specialmente quelli con una storia di amore. Mi piacevano gli uomini a cavallo, il bene e il male ben distinti, quella stella di sceriffo appuntata sul petto a tutela della legge, quelle pistole che facevano giustizia senza dubbi o pentimenti. Sarebbe bello se il mondo fosse ancora così: bianco e nero, gli indiani tutti cattivi e i cowboy tutti buoni.

Ricordo in particolare un film con Gregory Peck che mi faceva battere il cuore. Ero una bambina visionaria e romantica, precocemente e perennemente innamorata dell’amore. Cielo giallo si chiamava quel film del 1948 e aveva come protagonisti Gregory Peck e Anne Baxter. Sì, perché nei western gli uomini erano davvero uomini, fascinosi, virili, rudi e tutti d’un pezzo, e s’innamoravano di donne belle e battagliere.

Non se ne vedono più di western al cinema, il mito della frontiera è tramontato, si è capito che gli indiani erano le vittime e ora sarebbe politically incorrect sparargli addosso, nessuno più rimpiange un tempo in cui ci si ammazzava per uno sguardo di troppo. Ma ho passato l’infanzia con la voce stridula del vecchietto del west, con lo sportello del saloon che sbatteva, coi cavalli legati fuori della porta, coi banditi, con le penne, gli archi, le frecce e l’attacco alla diligenza, col becchino che ha il negozio di bare e si  frega le mani ad ogni pistolettata.

L’ultimo western memorabile che ho visto è i segreti di Brokebeck Mountain ma quella è tutta un’altra storia.

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L'abito come specchio dell'anima

20 Settembre 2018 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda

 

 

 

 

 

È un piacere per l'anima, ma anche per gli occhi vedere i miei abiti indossati dalla Bellissima Stefania  Orlando.

Per poter attribuire un look appropriato, tutto parte dallo studio della persona, dalle caratteristiche fisiche e caratteriali, dalla professione che svolge, bisogna capire i colori che la valorizzano.
Insomma, l'abito per essere indossato con disinvoltura non deve snaturare, deve  essere una seconda pelle.
Per me vestire qualcuno non vuol dire creare accostamenti fashion, è qualcosa di più profondo, l'abito deve rispecchiare la personalità di chi lo indossa e, attraverso la scelta dei colori e dei tessuti, farne emergere il mondo interiore.
L'aspetto esteriore deve, per  un principio di coerenza, necessariamente rispecchiare la fragranza internaLo scriveva Kandinskij nel 1912 “come il mondo, come il cosmo, l’uomo consta di due elementi: l’interiorità e l’esteriorità. La compiuta armonia è il supremo equilibrio dell’interiorità e dell’esteriorità, ossia del contenuto e della forma”.

Stefania Orlando è una donna  ironica, molto solare, professionale, rigorosa, la sua anima è gentile, dotata di grande umiltà, quell'umiltà che caratterizza chi è veramente virtuoso e dotato di saper fare, chi profuma di competenza e non ha bisogno di ostentare. 
Sono partita da queste sue caratteristiche e l'outfit è emerso da solo.
Abiti bizzarri negli accostamenti, ironici, affatto scontati ma, al tempo stesso, non baldanzosi, dai colori rigorosi... il tocco di brio: intarsi in pelle, rifinitura in struzzo sulle maniche che creano un gioco di contrasto con la rigorosita' del colore usato ... il grigio.

Ma per lei, oltre all'immancabile nero, ho utilizzato anche colori sgargianti ... come quello dell'abito che indossa nella foto... e poi altri colori ma li scoprirete seguendola.
Gli abiti prevalentemente corti da unire a stivali alti in pelle, ma anche pantaloni palazzo in lurex e scamiciata giromanica con lunga coda quasi fosse un tight.
Il risultato: una donna elegante, comoda nelle vesti che indossa, femminile e grintosa.

È un piacere per l'anima ma anche per gli occhi vedere i miei abiti indossati dalla bellissima Stefania.

Cinzia Diddi

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Davide Staffiero, "Il Programma"

19 Settembre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

Il Programma

Davide Staffiero

Eclissi Edizioni, 2018

pp 151

 

Fra Kafka e Gogol, con un pizzico di Stephen King. Ma l’orrore non è dato, come in It, dalle cose minacciose che gorgogliano negli scarichi, si annidano nell’armadio o grattano alla porta, piuttosto dal progressivo, claustrofobico meccanismo che porta il protagonista, il signor Bloch, a rinchiudersi in uno spazio sempre più stretto fino al punto da coincidere con il letto, dal quale non potrà più sporgere neppure una mano per nutrirsi.

Possiamo leggere Il Programma, di Davide Staffiero, in chiave sociologica. Quante volte abbiamo avuto notizia dalla cronaca di anziani abbandonati a se stessi, imputriditi in un giaciglio, denutriti fino alla morte, immersi nelle proprie feci? Quante volte ci siamo chiesti fino a che punto siamo tutti soli se i vicini si accorgono di noi esclusivamente quando puzziamo?

Ma possiamo anche leggere il romanzo in chiave psicologico-esistenziale. Bloch è affetto da un disturbo ossessivo compulsivo, unito a fobia sociale e a tratti autistici. Per lui, come per molti, attenersi a un programma prestabilito è di vitale importanza, è ciò che aiuta ad alzarsi ogni giorno anche se si è soli, a mettere un piede davanti all’altro e compiere una serie di doveri autoimposti ma confortanti. Però tutte queste regole, alle quali non si può derogare, alla fine strangolano. Il cervello di Bloch va in tilt, la sua mente si ribella e gli impedisce di attenersi alla tabella di marcia. Paura e minaccia, tentacoli e artigli, quindi possono essere interpretati come un'insurrezione dell’inconscio contro la troppa regolarità e il dovere fine a se stesso.

Infine possiamo leggere questo testo come un semplice romanzo horror perché nell’ultimo capitolo  si resta in sospeso: i graffi sulla porta, sappiamo dal commissario che indaga sul fatto, ci sono veramente e lui stesso forse sta per venire in contatto con qualcosa di strano e pericoloso, qualcosa che può covare nella mente di ognuno, ma anche balzare fuori in carne e ossa, pronto a ghermirci e farci impazzire.

Un romanzo scritto benissimo, dove l’ironia trascolora in incubo, dove il costante ridursi di ogni spazio libero, fino ad un’angosciosa asfissia, è narrato in modo credibile e appassionante.

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ShowRum Italian Rum Festival

18 Settembre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi

 

 

 

 

Roma – 30 settembre e 1 ottobre 2018

c/o A.Roma - Lifestyle Hotel & Conference Center

(via Giorgio Zoega, 59)

 

Oltre 80 brand, tra rum tradizionali, rum agricole, selezionatori e cachaca per degustazioni, la STC - ShowRUM Tasting Competition, i cocktail, masterclass e seminari, ma anche la ShowRUM Cocktail Week, il Premio dedicato a Silvano Samaroli e il Trade Day, il manuale sul rum, per la sesta edizione del festival diretto da Leonardo Pinto, uno dei più grandi eventi al mondo dedicati al rum e alla cachaca.

Si tiene a Roma, domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre 2018, presso il Centro Congressi dell’A.Roma - Lifestyle Hotel & Conference Center (via Giorgio Zoega, 59) la sesta edizione di ShowRUM - Italian Rum Festival, uno dei più importanti eventi al mondo e primo in Italia dedicato al Rum e alla Cachaca. La rassegna, promossa da Isla de Rum in collaborazione con SDI Group, è diretta da Leonardo Pinto, riconosciuto a livello mondiale come uno dei migliori esperti di rum in Europa, trainer e consulente per le aziende. Il programma completo, il calendario delle attività e delle masterclass e la lista espositori e brand presenti al festival al link www.showrum.it

Diecimila partecipanti, 50 Paesi coinvolti, 400 etichette e 9mila litri di rum versati: questi alcuni dei numeri del successo del festival che quest'anno presenta oltre 80 stand, rendendo ShowRUM una delle più grandi fiere al mondo con una crescita costante di anno in anno e una presenza sempre più importante di nuovi produttori di rum e cachaca.

Tra le iniziative dell’evento, il Premio ShowRUM Taster of the Year 2018, assegnato a Glenda Valenti e Ivan Castillo per essersi distinti nell'esame di degustazione del Rum Master di Isla de Rum, un percorso formativo completo sul rum in due livelli. Il premio è dedicato a Silvano Samaroli, 'Signore degli Spiriti', storico imbottigliatore di rum e whisky, scomparso nel febbraio 2017 e membro storico della giuria della STC - ShowRUM Tasting Competition.

Spazio ai libri, con la presentazione in anteprima de "Il Mondo del Rum”, manuale scritto dal direttore artistico Leonardo Pinto, con rivisitazioni di cocktail storici ad opera di Paolo Sanna e Gianni Zottola. Il volume è edito da Tecniche Nuove, con le foto di Marco Graziano e Alessandro Rossetti e la copertina a cura di Studio Futuroma.

Tra gli altri eventi dello ShowRUM 2018, la consueta STC - ShowRUM Tasting Competition, unica Blind Tasting Competition italiana dedicata a Rum e Cachaca, nella quale  i due distillati  vengono divisi  per anni di invecchiamento e per alambicchi di provenienza, oltre che per  tipologia di materia prima. Unica al mondo, inoltre, a premiare, grazie a una giuria di esperti nazionali e internazionali solo il best in class per ogni categoria. Tra i premi, quello dedicato al Best Packaging. Saranno quindi protagoniste le degustazioni guidate delle più grandi etichette presenti sul mercato italiano e internazionale, alla presenza di master distiller, esperti, distributori e brand ambassador che permetteranno ai visitatori di compiere un affascinante viaggio nel variegato mondo del rum. Quindi, i cocktails, con la  presenza di uno spazio dedicato alle bottiglie rare e d'epoca e con masterclass dedicate. Il bar della rassegna, in pieno stile tropicale, sarà curato dal bar manager Paolo Sanna, in collaborazione con il Singita Miracle Beach.

Dai bartender ai grandi buyer, passando per i Market Influencer, gli importatori, i distributori, la stampa e i blogger, oltre agli appassionati e ai neofiti del rum animeranno la rassegna che prevede il tradizionale Trade Day, lunedì 1 ottobre, giornata interamente dedicata agli operatori e professionisti del settore, focalizzata sulla formazione professionale, ricca di appuntamenti e seminari con ospiti d'eccezione.

La settimana di ShowRUM sarà accompagnata dalla ShowRUM Cocktail Week , nuovo format ideato da Cleide Bianca Strano e Paolo Sanna. La Cocktail Week si svolge da mercoledì 26 settembre a lunedì 1 ottobre in dodici tra i migliori locali di Roma: Baccano, Banana Republic, Chorus Cafè, Club Derriere, Freni e Frizioni, Marco Martini Cocktail Bar, Meccanismo, Pantaleo, Pimm's Good, Romeo Chef & Baker, Tyler, La Zanzara. Al termine della settimana, una giuria guidata da Fabio Bacchi della rivista Bartales proclamerà il Drink Ufficiale della ShowRUM Cocktail Week 2018 tra i signature proposti. ShowRUM sarà presentato alla stampa presso lo Sky Stars Bar dell'A.Roma Lifestyle Hotel (via G. Zoega, 59) a Roma, giovedì 27 settembre a partire dalle ore 18:00 con l'evento di rum Diplomatico che proporrà una verticale di tutti i suoi single vintage dal nuovo del 2004 a quello del 1998 e a seguire buffet e banco di assaggio con i cocktail.

"Siamo giunti - dichiara Leonardo Pinto, fondatore e direttore di ShowRUM   - alla sesta edizione di un festival che è riuscito a posizionarsi negli anni come punto di riferimento nel settore a livello internazionale, anche grazie alla doppia anima, da un lato trade, con la presenza importante del mondo del bar, della ristorazione, delle enoteche, dei grossisti ed in generale di tutti gli operatori che ruotano intorno al circuito food and beverage, dall'altro la platea di appassionati e curiosi che, attraverso ShowRUM, riescono a comprendere e apprezzare un distillato che, per troppo tempo, è stato 'relegato' solo alla miscelazione".

ShowRUM 2018 è organizzato da ShowRUM srl e Isla de Rum in collaborazione con SDI Group e si avvale della sponsorship di VetroElite, Coca Cola e Royal Bliss.

 

Per maggiori informazioni

www.showrum.it

info@showrum.it

www.facebook.com/ShowRumItaly

 

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La siringa, il pavone e la dea Iside

17 Settembre 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende, #sezione primavera

 

 

 

 

 

Da Le Metamorfosi di Ovidio, Storie della Tessaglia

 

La notizia della trasformazione di Dafne si diffuse per tut­ta la Tessaglia e i fiumi di quella regione si recarono dal padre di lei, Peneo. In realtà, non sapevano se consolarlo o congra­tularsi con lui: certo, aveva perduto la figlia, ma ora Dafne era diventata l’albero di Apollo, un dio grande e potente!

Comunque i fiumi accorsero alle falde del monte Pidno, dove viveva Peneo: mancava solo l’Inaco che, chiuso nel fon­do della sua grotta, piangeva disperato la scomparsa della fi­glia Io. Da giorni non sapeva più niente di lei; l’aveva cercata a lungo invano, e ora temeva il peggio...

Giove aveva visto Io che usciva dalla casa di suo padre e le aveva detto:- Sei una fanciulla bellissima, degna del re dell'Olimpo: beato chi ti sposerà!- Poi, indicandole il bosco ombroso, aveva aggiunto: - Perché non ti riposi fra quegli alberi freschi? Fa tanto caldo e il sole è alto nel cielo ... Non temere di incontrare le be­stie feroci, stai tranquilla: tu sei protetta da un grande dio ... da me, Giove in persona, che governa il cielo e scaglia i suoi terribili fulmini!

Io, spaventata e affascinata insieme, entrò nel bosco e Giove avvolse quel luogo in una fitta nebbia ...

Sua moglie Giunone, dall’alto dell’Olimpo, volse per caso lo sguardo verso la Terra e si accorse con meraviglia che la nebbia avvolgeva una vasta zona in un buio notturno. Capì che, in pieno giorno, quella nebbia non era naturale e si guar­dò intorno per cercare il marito: conosceva bene la sua passio­ne per le avventure amorose! In cielo non lo trovò. "Se non sbaglio, mi ha tradito un’altra volta!" pensò fra sé; e, mentre scendeva velocemente dall’Olimpo, ordinò alle nebbie di dissolversi.

Giove, prevedendo l’arrivo della moglie, aveva trasforma­to Io in una giovenca dal manto lucente. Anche così Io era bel­lissima; i suoi grandi occhi neri, però, erano pieni di tristezza e di sgomento ...

Giunone finse di non aver capito la verità, lodò la bellezza della giovenca e pregò Giove di regalargliela.

Il re dell'Olimpo è nei guai: che cosa deve fare? Se conse­gna la sua innamorata, si comporta in modo crudele, se non la consegna, scatena i sospetti della sua consorte: come si può negare a una moglie, a una regina, una semplice giovenca ... se è veramente solo una giovenca?

Così la dea ebbe in dono la sua rivale e, perché Giove non gliela portasse via di nascosto, la fece sorvegliare da Argo.

Ar­go era un essere mostruoso: aveva la testa coperta da cento oc­chi che dormivano a turno, due per volta, mentre gli altri ri­manevano aperti e continuavano a vigilare. Non perdeva mai di vista la povera Io; di giorno la faceva pascolare e di notte la chiudeva nella stalla, con un pesante giogo intorno al collo.

La fanciulla infelice brucava le foglie degli alberi e beveva l’acqua fangosa. Ogni tanto cercava di lamentarsi, ma dalla bocca uscivano solo muggiti e a quel suono subito taceva, spaventata dalla sua voce.

Un giorno andò a bere sulle rive del fiume, dove aveva gio­cato tante volte: quando vide il muso e le lunghe corna riflesse nell’acqua, si allontanò subito, terrorizzata e sbigottita ...

Anche il padre e le sorelle erano venuti a passeggiare sul fiume e Io si mise a seguirli sempre più da vicino ...

È cosi bella e mansueta quella giovenca! Il vecchio re l’accarezza, poi co­glie delle erbe e gliele porge: la giovenca lecca le mani del pa­dre, le riempie di baci e di lacrime. Vorrebbe parlare, dire chi è, raccontare la sua triste storia, ma come? Infine, con le zampe, traccia sulla sabbia delle parole che rivelano la verità! Allora il padre e le sorelle capiscono cosa è accaduto e piango­no disperatamente, abbracciando la giovenca bianca come la neve ... Ma Argo strappa Io a quell’abbraccio disperato e la spinge verso i monti; poi, dall’alto della cima, si mette di nuo­vo in guardia e scruta senza tregua da ogni lato.

Giove, però, non poteva più sopportare che Io soffrisse tanto; così chiamò Mercurio, suo figlio, e gli ordinò di uccide­re Argo.

Mercurio era un dio vivace e intelligente. Gli piaceva scherzare e passare il tempo in allegria, ma era sempre dispo­nibile a dare una mano a chi si trovava nei guai. Non sopporta­va i prepotenti e quando si trattava di dar loro una lezione sap­eva essere molto severo ... Amava moltissimo i viaggi, perciò Giove gli aveva regalato un paio di sandali alati, un bastone magico che dava il sonno e lo aveva nominato suo messaggero: così Mercurio faceva la spola fra il cielo e la Terra per far co­noscere agli uomini la volontà di suo padre.

Era fidato, veloce e aveva una gran parlantina: quando vo­leva convincere qualcuno, era capace di chiacchierare per ore e di raccontare splendide storie con una voce così delicata e suadente che era impossibile resistergli.

Anche quella volta Mercurio ascoltò con attenzione l’or­dine di suo padre Giove; poi, senza perdere tempo, mise ai piedi i sandali alati, prese il bastone che dava il sonno e scese in volo dall’Olimpo.

Era proprio contento di quell’incarico! Argo non gli piaceva affatto, così orrendo e senza pietà, mentre aveva una gran simpatia per Io: anche trasformata in giovenca continuava a essere molto bella ...

Quando giunse sulla Terra, si tolse subito i sandali alati, per non dare nell'occhio; conservò invece il bastone magico e finse di essere un pastore che guidava il suo gregge al suono di uno strano strumento fatto di canne.

Argo, sempre di vedetta sulla cima del monte, lo vide arri­vare da lontano e rimase affascinato da quella musica così par­ticolare.

Il giovane pastore veniva avanti ballando, seguito dalle sue pecore bianche. Aveva un'aria allegra e spensierata ...

"Cosa posso temere da lui?" pensò Argo "È un ragaz­zino e io sono un gigante, ha solo un bastone sottile mentre io ho cento occhi e braccia possenti! E poi, mi piacerebbe tanto sentire ancora le sue canzoni ..."

Così, quando il pastore fu più vicino, gli disse: -Perché non vieni a sederti all’ombra, insieme a me? È un bel posto per riposare! -

Mercurio sedette e subito iniziò a raccontare storie e a suonare dolcemente.

Il giorno passava e gli occhi di Argo si facevano pesanti per il sonno... Ma egli resisteva, non voleva chiuderli e, per svegliarsi, chiese chi aveva inventato quello strumento misterioso. Allora Mercurio cominciò a raccontare:

- Sui monti dell'Arcadia viveva una bellissima fanciulla di nome Siringa, Molti déi e divinità dei boschi ne erano inna­morati, ma lei adorava Diana e non voleva sentir parlare dell’amore. Vestiva come Diana e si distingueva da lei solo per l’arco di legno: quello della dea era tutto d’oro! -

Gli occhi di Argo cominciavano a chiudersi e Mercurio continuava a raccontare:

-Un giorno Pan, il dio dei pastori, le dichiarò il suo amore. La fanciulla rimase

 sconvolta alla vista del suo innamorato: aveva la barba caprina, gli zoccoli al posto dei piedi e due cor­na appuntite in mezzo alla fronte ... Terrorizzata, cominciò a fuggire; ma il fiume Ladone, amico di Pan, la raggiunse con le sue acque e frenò la corsa.

- Aiutatemi divinità dei monti, amici fedeli, trasforma­temi! - gridò Siringa, mentre il dio ormai le era accanto …

Così Pan si trovo fra le mani un ciuffo di canne palustri!

Sconsolato, Pan sospirò e l’aria, vibrando dentro le canne, produsse un suono sottile, simile a un lamento. Pan rimase in­cantato da quella musica dolce e nuova.

 

- In questo modo potrò continuare a stare con te! - disse; e con la cera unì insieme alcune canne di lunghezza diversa. Era nato un nuovo strumento, che ebbe il nome della fan­ciulla: Siringa! -

 

Mercurio raccontava, raccontava ... E alla fine tutti gli oc­chi di Argo si velarono e si chiusero.

Quando lo vede cedere, il dio smette di narrare, rende il sonno ancora più pesante toc­candogli le palpebre con la verga magica e, con una falce, taglia la terribile testa.

Ora tutti gli occhi di Argo sono spenti ... Giunone li prende e li pone sulla coda del pavone, animale a lei sacro: da allora quelle piume sono adorne di occhi lucenti!

Poi, piena d’ira, la dea manda un tafano a punzecchiare la giovenca:

 

- Tormentala, non darle tregua! Costringila a fuggire per tutto il mondo e fa’ che  non possa fermarsi mai!

 

Così Io si mette a correre senza posa, piena di terrore, finché non giunge al flume Nilo e si getta per terra, ormai pri­va di forze; poi solleva il muso verso l’alto e piange, rivolgen­do al cielo muggiti e gemiti disperati ... Giove allora abbraccia la moglie e le chiede perdono:

 

- Non far soffrire ancora quella povera fanciulla: ti giuro che non avrò più niente a che fare con lei!-

 

A tali parole la dea si calma ed ecco, Io riprende l’aspetto di una volta: le setole cadono dal corpo, le corna spariscono, l’occhio diviene più piccolo, il muso si ritira, le mani e le braccia compaiono di nuovo, mentre lo zoccolo si divide in cinque dita ...

È tornata una fanciulla: solo la sua pelle è rimasta can­dida, come il manto della giovenca.

Ora, in Egitto, è Iside, una dea famosissima che ha la te­sta adorna di splendide corna lucenti ...

 

 

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Il Bibliopride 2018 a Cori

16 Settembre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi

 

 

 

 

Domenica 23 Settembre, dalle ore 17:00, presso la Biblioteca comunale “Elio Filippo Accrocca”, in Vicolo Macari, si terrà un appuntamento speciale di “Cervelli in scena”. I presenti potranno inoltre visitare la mostra fotografica collettiva allestita per l’occasione e partecipare al focus group in programma.

 

 

 

Anche quest’anno la Biblioteca civica di Cori (LT) “Elio Filippo Accrocca”, aderisce al Bibliopride, la giornata nazionale delle biblioteche promossa dall’A.I.B. (Associazione Italiana Biblioteche) e giunta alla sua settima edizione, su iniziativa dell’Associazione culturale “Arcadia”, con il patrocinio del Comune di Cori e la collaborazione dell’Associazione culturale “Amici del Museo della Città e del Territorio di Cori”.

Per l’occasione, domenica 23 Settembre, dalle ore 17:00, in Vicolo Macari, si terrà un appuntamento speciale di “Cervelli in scena”, la rassegna pensata per conoscere e valorizzare la ricchezza culturale prodotta attraverso le tesi di laurea e di dottorato, e proporla in modo scientificamente accurato ma comprensibile a tutti. Gli autori dei lavori proposti hanno modo di esprimersi in un contesto intimo ed informale, seppur in presenza di voci esperte.

Si parlerà dei nuovi modelli di biblioteca e delle loro ripercussioni nei territori con Chiara Faggiolani, docente di Metodologie di analisi e gestione dei servizi bibliotecari dell’Università La Sapienza di Roma; Roberta Montepeloso, bibliotecaria e ricercatrice; le bibliotecarie di Cori, Chiara Teodori ed Egizia Cecchi. Quest’ultima presenterà la sua tesi di diploma di specializzazione “Immaginare la biblioteca pubblica: analisi della costruzione di un’idea”.

Inoltre sarà possibile visitare la mostra collettiva allestita con le fotografie scattate in biblioteca ed esposte in modo da creare una narrazione per immagini, alla quale i presenti, insieme, daranno un titolo. Infine prenderà avvio un percorso di indagine tramite lo svolgimento di un focus group condotto dalle specialiste coinvolte nella giornata per approfondire, scoprire e comprendere la realtà della biblioteca di Cori.

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Radioblog: "Ciak, si legge" di Dario Pontuale

15 Settembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste

 

 

 
 
E dopo la lunga pausa estiva Radioblog torna con un libro insolito, istruttivo e appassionante, Ciak, si legge! di Dario Pontuale.
Con questo testo lo scrittore vuol farci avvicinare ai grandi classici della letteratura mondiale, quei libri di cui  più o meno tutti abbiamo almeno sentito parlare, ma che non è scontato che tutti abbiamo letto o conosciamo così bene. Così andiamo alla scoperta di Pavese, Conrad, Flaubert, Harper Lee e dei loro capolavori più amati e conosciuti, passando dal libro alle pellicole che su questi grandi romanzi sono stati realizzati. Oggi vi facciamo ascoltare un estratto di questo originale romanzo facendovi viaggiare nella storia de Il Vecchio e il mare di Ernest Hemingway, buon ascolto!
 
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com
Illustrazioni a cura di Eva Pratesi : www.geographicnovel.com
 

 

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