Maurizio Stefanini, Marco Zoppas "Da Omero al rock"

Maurizio Stefanini – Marco Zoppas
Da Omero al rock
Quando la letteratura incontra la canzone
Euro 18 – pag. 300 – Edizioni Il Palindromo, 2018
www.ilpalindromo.it – info@ilpalindomo.it
Conosco Maurizio Stefanini come esperto di problemi legati all’America Latina, abbiamo una Cuba in comune dei cui problemi politici mi vado sempre più disinteressando, ma lui fa bene a insistere perché è un lucido analista. So molto meno della sua passione per la storia della musica che in questo libro si palesa in modo concreto, anche per la presenza di Marco Zoppas, già autore di Ballando con Mr. D, testo che analizza la poesia in musica di Bob Dylan. Da Omero al rock è un saggio interessante e insolito, scritto con piglio giornalistico, perfetto per uno studio accademico ma per un uso conoscitivo di un fenomeno culturale di massa. Otto agili capitoli che vanno dall’inizio comune di letteratura e musica, passando per la Bibbia, i poeti da ballo, il melodramma, i trovatori, il rock e i fenomeni musicali contemporanei. Tutto parte dalla considerazione che l’assegnazione del premio Nobel a Bob Dylan significa che il rock è entrato nel salotto buono della letteratura e non resta che prenderne atto, invece di abbandonarci a sterili polemiche su cosa sia davvero poesia. Zoppas aveva previsto in anticipo nei suoi articoli tale consacrazione, così come entrambi gli autori si sforzano di far capire la portata storica di questo evento, dimostrando come anche in passato le parole venivano accompagnate da musica, pur restando poesia. Il fenomeno Leonard Cohen conferma la tesi, il nuovo James Joyce canadese prima di mettere in musica le sue parole ha scritto fior di raccolte poetiche, racconti e romanzi di sicuro pregio. Per restare all’Italia è difficile non definire poesia le canzoni di Vecchioni, Guccini, De André, De Gregori, Battiato, Gaber (Luporini), Rossi, che non si limitano a sterili rime amore - cuore ma affrontano con decisione tematiche esistenziali. Pensiamo anche a certi cantautori francesi, tradotti dai nostri migliori autori, come Georges Brassens o Léo Ferré (morto in Italia, nel Chianti), e ci diciamo che leggendo i loro testi è impossibile non pensare alla poesia. Importante per un critico letterario solo stabilire se un testo letterario può conservare vita automa senza la musica, ed è certo che spesso accade, pure se la musica resta un ideale completamento. Il saggio parte da lontano, con il conforto di Borges e Haley, avvicina la figura del cantastorie omerico e dello scrittore di ballate a quella del poeta puro, compiendo uno studio esegetico dei salmi biblici, pura lirica sacra, suggestiva e coinvolgente, un mix suadente di musica e parole. A tal proposito è fondamentale citare il De André de La buona novella, che crea canzoni intense composte dai versi di lunghe poesie - racconto (stile Pavese di Lavorare stanca) dai Vangeli Apocrifi. Molta musica rock contemporanea deborda suggestioni bibliche, così come ci sono stati poeti seriosi e impegnati una tantum scrittori di canzoni, basti pensare a un insolito Pasolini autore del romanesco Valzer della toppa, che in Mamma Roma viene interpretato da Anna Magnani. Gli esempi sono interminabili, ma molte ne potete leggere in questo eccellente testo, pieno di citazioni e rimandi, indice di una cura d’indagine encomiabile. Credo sia merito della cultura cubana di Stefanini l’aver inserito José Martí, il Mazzini cubano (bella definizione, anche se è stato un Mazzini combattente, ai limiti dell’incoscienza) nella trattazione, perché i suoi Versos Sencillos (che ho tradotto per intero) sono alla base di molto son cubano e soprattutto della famosa Guantanamera. Parlando di Cuba potremmo dire che molte sono le commistioni tra musica e parole, persino maggiori che in Europa e in America, che sono interessanti le opere poetiche di Nicolas Guillén (da me tradotte integralmente), da Songoro cosongo a La Canzone per il Che (portata al successo dal cantautore Pablo Milanés, tradotto in Italia da Sergio Endrigo, che ha messo in musica anche Martí). Ma non divaghiamo. Da Omero al rock è un libro che non può mancare a ogni appassionato di musica e di poesia, ai collezionisti di dischi dei cantautori italiani e delle rockstar americane, ai semplici curiosi di storia della musica e della letteratura. Leggetelo. Non ve ne pentirete.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Michele Chieppi, "Il Medico e l’Infermiere"

Chieppi Michele, Il Medico e l’Infermiere tra fede e miracoli, religiosità e preghiera, spiritualità e spiritual care, guarigioni e Lourdes. Pavia: Medea, 2018, 202 p.
Secolarmente il rapporto Medicina/Religione è stato per la maggior parte dei casi tempestato di disaccordi. L’evidenza empirica da una parte, la salute dell’anima dall’altra, hanno sollevato questioni tutt’oggi irrisolte rimanendo motivo di confronto e discussione. Ma in che modo i medici e gli infermieri si pongono di fronte a temi quali: fede, miracoli, religiosità, preghiera, spiritualità e spiritual care, guarigioni e Lourdes, nel momento in cui questi fattori intervengono nella loro missione quotidiana? Cosa chiedono a proposito i pazienti e in che modo i professionisti della salute debbono con loro interagire? Esistono i miracoli per la Medicina? Lourdes dice la verità? A questi e a molti altri quesiti si è cercato di dar risposta attraverso la consultazione della letteratura scientifica internazionale, dei suoi più autorevoli autori, delle più significative esperienze. Un viaggio in cui lettore può sedersi ed ascoltare senza prese di posizione personali dell’autore: una tavola rotonda da cui può trarre ispirazione per rafforzare, modificare o cambiare le proprie idee.
Da dove trae spunto la ricerca che ha portato alla nascita di questo volume?
Il lavoro nasce dalla curiosità di indagare l’evento inspiegabile dalla Medicina riguardante la guarigione di pazienti a cui era stata diagnosticata l’irreversibilità di una determinata patologia. Il libro si compone sostanzialmente di quattro parti riguardanti i rapporti che intercorrono tra: fede e miracoli, religiosità e preghiera, spiritualità e spiritual care, guarigioni e Lourdes; in appendice sono stati aggiunti frammenti di riviste e testi pubblicati nei primi anni successivi la prima apparizione di Lourdes del 1858, in modo da porre esaustività riguardo agli eventi e alle reazioni del mondo scientifico-letterario dell’epoca.
Cos’è l’evento miracoloso per la Medicina?
I miracoli sono stati una fonte perenne di interesse per gli storici medievali e negli ultimi anni il livello di interesse è aumentato anche per studiosi provenienti da una gamma crescente di discipline, i quali hanno scoperto il valore dei racconti di miracoli come fonte per i loro studi; infatti, durante la maggior parte dell’intera storia dell’uomo, l’opporsi al caos provocato dalla malattia è stato comunemente relegato alla sfera del magico o del miracoloso. Le afflizioni fisiche e mentali erano spesso attribuite a capricci degli dei, spiriti, demoni o, forse, come punizione per qualche trasgressione palese o nascosta contro il Divino. Al contrario, le cure rivolte alla risoluzione di malattie debilitanti sono state drammaticamente ritratte come rari eventi straordinari. I concetti di speranza e di miracolo sono così onnipresenti nella moderna pratica medica che spesso possono diventare aspetti centrali dell’esperienza ospedaliera di un paziente gravemente malato e della sua famiglia, pur se vi sono in letteratura posizioni che si scostano in modo deciso, secondo cui “Miracolo” è un termine che dovrebbe essere bandito dal lessico medico.
Che importanza ha la preghiera per il soggetto malato?
La preghiera, intesa come richiesta solenne o ringraziamento a Dio, è tra le pratiche più antiche e diffuse. Utilizzata con l’intenzione di alleviare le malattie e promuovere la salute, negli ultimi anni si è visto un notevole interesse per i suoi effetti benefici sui risultati sanitari. Come possa funzionare il meccanismo con il quale la preghiera diverrebbe efficace è cosa sconosciuta, sta di fatto che sia la preghiera che la pratica della cura spirituale (spiritual care) rappresentano un elemento significativo nel contesto del sistema medico di molti paesi. Un’alta percentuale di pazienti considera la religiosità e la preghiera come due elementi molto importanti al punto da attribuir loro un ruolo centrale nella loro capacità di far fronte alla malattia. La letteratura conferma che l’associazione tra religiosità e preghiera migliora sensibilmente la Qualità di Vita. Il volume tratta anche delle diverse tipologie di preghiera: individuale, collettiva e di intercessione.
Ma spiritualità e cure spirituali coincidono con religiosità e preghiera?
Il concetto di spiritualità non sempre equivale ad un’affiliazione religiosa: per molti pazienti essa è sinonimo partecipazione ad una religione organizzata, altri invece ritengono che sia contenuta nella persona stessa e abbia poco a che fare con la pratica religiosa. Diversi studi hanno dimostrato che la partecipazione ai bisogni spirituali di un paziente è associata al miglioramento delle variabili psicosociali e fisiologiche e persino alla diminuzione della mortalità; altri studi confermano che i pazienti valutano la cura spirituale come una priorità nel loro recupero e la ritengono una parte integrante della loro soddisfazione insieme con le cure ricevute durante il ricovero. Nella sua essenza la spiritualità è astratta, soggettiva, un termine complesso la cui definizione varia tra individui, filosofie e culture. Queste caratteristiche portano alcuni autori a sostenere che non vi è alcun accordo sulla definizione di spiritualità come concetto. Le ricerche hanno avuto la tendenza ad esplorare la comprensione della spiritualità dalla prospettiva di una cultura prevalentemente occidentale, trovandola altamente correlata al modo in cui la gente percepisce il senso della vita e separandola dalla religione: quest’ultima quindi, può o non può svolgere un ruolo nella spiritualità essendone sufficientemente distinta.
Lourdes: come si inserisce in questo contesto?
Già dai primi anni del ‘900 era evidente l’intento di portare delle migliorie nel rapporto che intercorre tra Medicina e Religione proponendo un punto d’incontro alle estremità di entrambe le sfere. Il panorama in generale però non condivide ancor oggi questo ipotetico abbraccio ma rivela posizioni ferme senza la possibilità di sfumature su cui incontrarsi. Eppure esistono testimonianze, studi e ricerche le quali sostengono la tesi che esiste qualcosa al di là delle rigorose evidenze empiriche; Lourdes è un esempio, basti pensare ai medici e agli infermieri dediti alla sofferenza nella cittadina francese e sui treni destinati al trasporto dei pellegrini. Naturalmente Lourdes rappresenta anche un terreno fertile per il rinnovarsi di contrasti tra Medicina e Religione; questo lavoro però non prende posizione in merito, in quanto ha il solo compito di revisionare il materiale scientifico e proporlo ai lettori carico di oggettività documentaria.
L’autore
Michele Chieppi (1971), Responsabile della Biblioteca di Infermieristica della Fondazione IRCCS, Policlinico San Matteo di Pavia, studioso di Agiografia, Biblioteconomia, Bibliografia e Storia di Pavia. Docente ai Master di primo livello in Infermieristica presso l’Università degli Studi di Pavia con insegnamento in Strategie di ricerca bibliografica, è autore e coautore di articoli scientifici pubblicati su riviste nazionali ed internazionali a tema infermieristico, biblioteconomico e storico. Ha formato due fondi librari presso la Biblioteca Comunale Villa Braghieri, Castel San Giovanni (PC), dedicati al Venerabile Mons. Agostino Chieppi e alle Serve di Dio Maria e Giustina Schiapparoli. Relatore a numerosi congressi e convegni, è autore del progetto Biblioteca Virtuale della Città di Pavia. Ha pubblicato: Venerabile Monsignor Agostino Chieppi in Letteratura, nelle Opere e nella Storia (2007), L’Enigma del Monastero del Liano (2007), Le chiese di Pavia entro il primo muro della Città secondo Opicino de Canistris (2008); Il Maestro Enzo Zanotti: un mio ricordo, in: Pavia col Lanternino IV (2010); E di nuovo sulla Strada (2011); La ricerca bibliografica, in: I principi dell’organizzazione professionale dell’infermiere (2013).
MONDIALI, RUSSIA 2018, NOI NO

Amici lettori della signorasenzafiltri, appassionati e non del campionato dello sport notoriamente definito da tutti "il più bello del mondo", giovedi 14 Giugno 2018, palla al centro, inizia in Russia il campionato mondiale di calcio ventunesima edizione. Non che gli altri sport non meritino attenzione o non suscitino interesse, ma quello del calcio, che si svolge in sedi diverse ogni quattro anni, oltre a suscitare emozioni a livello planetario, ha anche il merito, durante il corso delle partite, di fermare le cannonate sui fronti di guerra, e così eccoci arrivati a poche ore dal fischio d'inizio, per assistere ad uno spettacolo mondiale.
Per la partita inaugurale saranno schierate in campo la squadra di casa, la Russia e l'Arabia Saudita. Sulla carta le squadre favorite per questa edizione sono sempre le solite note, logicamente la squadra ospitante, poi, subito a seguire, daranno la caccia al titolo l'Argentina, il Brasile, la Germania, l'Inghilterra, la Spagna. Sorprese potrebbero arrivare dall'Australia, dall'Egitto, dall'Islanda, dalla Nigeria, dal Portogallo campione d'Europa, mentre proveranno a fare bella figura le squadre della Polonia, della Serbia, dell'Uruguay, del Senegal, della Croazia, ma non escludiamo altre buone outsider come Colombia, Marocco, Tunisia, Svizzera, Perù e magari anche la matricola Iran. Esordio assoluto per Panama che dimostra come sia veramente un campionato sportivo aperto a tutte le latitudini.
Noi purtroppo non ci saremo. Resteranno a guardare anche team esperti come Olanda, Cile, Camerun. L'ultima volta che la nazionale Italiana ha mancato la qualificazione è stato nel lontanissimo 1958, in occasione dei mondiali in Svezia, dove i padroni di casa, con i fortissimi Skoglund, Gren, Liedholm, cedettero in finale al Brasile, che proveniva dal dramma sportivo della sconfitta con l'Uruguay ai mondiali del 1950. Invece, in questa edizione europea dimostrò il gran calcio pirotecnico dei Carioca, dal quale spiccò il volo un esordiente, un diciassettenne con il numero 10, con il quale iniziò la leggenda di quel numero dietro le spalle che significava estro e fantasia. Il numero 10, cabina di regia e faro di ogni squadra, il suo nome è inciso nella storia del calcio mondiale, se parli di calcio non puoi fare a meno di pensare a Edson Arantes Do Nascimento, Pelè, nessuno mai ha potuto superare il suo mito.
Ma, tornando ai giorni nostri, Russia 2018 parte il 14 giugno e si concluderà con la finale il 15 luglio, un mese di contese entusiasmanti, ma noi purtroppo non ci saremo, sportivamente è giusto così, la palla è rotonda, che vinca il migliore e i nostri potevano fare meglio, in ogni caso il lato positivo è che, dopo una caduta, bisogna subito rialzarsi, abbiamo un nuovo mister giovane ed esperto a livello internazionale come Roberto Mancini, che saprà guidarci nei prossimi appuntamenti per tornare ad essere protagonisti.
Il gioco del calcio, una semplice palla che rotola su un prato verde, solo un gioco, eppure, nella sua filosofia il football è così tanto somigliante al nostro vivere quotidiano. Un mix di vittorie e di sconfitte, rivincite sul destino, passione, entusiasmo, sconforto dopo una debacle, sacrifici per arrivare in cima, lavoro, lavoro e ancora lavoro per un gioco di squadra, uniti nella lotta e nella esaltazione della realizzazione di un sogno, lo sport per intero metafora della nostra vita.
E poi arriva la grande soddisfazione a fari spenti della nostra squadra nazionale femminile che conquista la qualificazione ai prossimi campionati mondiali in Francia nel 2019, la prima tappa è stata raggiunta il prossimo anno ne sentiremo ancora parlare.
Sipario, giovedì entreranno in scena in tutto il mondo la gioia e la fantasia per lo sport più bello del mondo, amici lettori del blog che apre le proprie pagine per il piacere di condividere con voi questo e quant'altro arricchisca l'animo, noi non ci saremo ma sarà come esserci ugualmente con i nostri cuori.
Ercole: che fatica essere un eroe

“Ercole: che fatica essere un eroe” è il titolo del secondo appuntamento di “Che Mito! Storie e leggende dalla collezione museale e dal territorio”, in programma per domenica 16 Dicembre, alle ore 10:30, a piazza del tempio di Ercole. Il progetto, rivolto alle famiglie, è ideato e realizzato dall’associazione culturale “Arcadia” nell’ambito dei servizi educativi del Museo della Città e del Territorio di Cori, con la collaborazione della Libreria “Anacleto” di Cisterna di Latina ed “Utopia 2000” Società Cooperativa Sociale Onlus, sotto il patrocinio del Comune di Cori.
I protagonisti del prossimo incontro saranno Ercole e il tempio sull’acropoli dell’antica Cora, tradizionalmente attribuito ad esso, costruito durante la seconda metà del II secolo a.C. Dopo l’introduzione al monumento, seguirà la presentazione dell’eroe Eracle per i greci, Ercole per i Romani, figlio di Zeus e di Alcmena, che sin dalla nascita si caratterizzò per la sua forza sovrumana. Al servizio di Euristeo compì le dodici fatiche, impostegli dall’oracolo di Delfi come espiazione di una colpa, il superamento delle quali lo portò a conquistare l’immortalità.
Verrà dato particolare risalto a quattro delle sue fatiche più rappresentative – Ercole e il leone di Nemea; la pulizia delle stalle di Augia; i pomi delle Esperidi e la cattura di Cerbero – delle quali verrà data lettura animata durante un percorso itinerante che attraverserà alcune delle suggestive piazzette del centro storico di Cori monte - Monte Pio, San Giovanni, Pace - fino ad arrivare a Piazza Signina, dove avrà luogo il laboratorio di pittura a tema su grandi tele. L’evento, a partecipazione gratuita, è inserito nel cartellone “Natale Insieme” a cura dell’associazione culturale “Event Art”.
La prenotazione è obbligatoria: 3319026323 – arcadia@museodicori In caso di maltempo la giornata si terrà al Museo della Città e del Territorio. L’iniziativa proseguirà nei prossimi tre mesi con altrettante date: il 20 Gennaio, alle ore 10:30, al Museo della Città e del Territorio di Cori, “Castore e Polluce: uguali ma opposti”; il 17 Febbraio, alle ore 10:30, al Museo della Città e del Territorio di Cori, “Kore: la fanciulla che diede vita alle stagioni”; il 17 Marzo, alle ore 10:30, al Museo della Città e del territorio di Cori,“Dardano: il cavaliere dal mantello svolazzante”.
I DETTAMI DELLA MODA DELL'ESTATE 2018

Cosa ci detta la Moda in questa stagione primavera/estate 2018?
La parola d'ordine della stagione?
Divertirsi combinando tonalità diverse per giochi di contrasto, con le più svariate gradazioni di una tinta, o ancora ritrovare la stessa identica nuance su capi e accessori da combinare tra loro in total look, per un risultato all'insegna dell'allegria.
Il messaggio della moda primavera estate 2018 è contrastare il grigiore dell'inverno.
Questa è la stagione/moda in cui ognuno può veramente riuscire a trovare il proprio stile, avvicinandosi a quelli che sono i propri personali parametri di gusto.
Quali sono le maggiori tendenze?
Non emergono vere e proprie tendenze nette, guadagna la scena il pois ma anche la riga, gli accessori micro ma anche macro, i capi d'abbigliamento oversize ma anche slim, sia per l' uomo che per la donna.
Gli outfit maschili giacca+pantalone sono declinati nei colori moda più accesi, così come i vestiti lunghi, e i vestiti corti diventano delicati abiti giorno-sera carismatici e deliziosi. Basta poi un paio di sneakers per donare un sapore casual chic, pratico, e una delicata e agrodolce nota glamour.
Le più comode tra le scarpe camminano sulla pedana fashion della stagione calda, per aggiungere un tocco di leggerezza e di contrasto anche agli outfit, sia uomo che donna, più eleganti e sofisticati.
Grande conferma dalla precedente stagione è la tendenza glitter e paillettes, per poter brillare, brillare, brillare!
Calze e calzini
Anche in estate, e soprattutto in primavera, potrete sfoggiare: collant, calze, parigine, calzettoni e affini. Meglio se in versione coloratissima.
Gioielli plexi
Niente metalli o pietre preziose, il plexi trionfa e prende vita in bijoux scenografici
Piume e frange
Si riconfermano di grande tendenza in molte forme diverse. Non solo per gli accessori, ma anche per abiti e scarpe. Insomma mettete le piume sui vostri abiti!
Abito lungo
Le gonne e gli abiti preferiscono le lunghezze sotto la caviglia, perfetti con strascico e se toccano il pavimento.
Pois vitaminici
Verde, rosa, fucsia e rosso. C’è anche il bianco e nero, per chi non ama osare.
I tessuti a righe
In questa primavera- estate emerge tanto il pois quanto le righe.
Il dilemma sulle righe che ingrassano o no, meglio verticali o orizzontali, piccole o ampie; sappiate che va dimenticato. La moda primaverile vuole assolutamente la riga in tutte le sue forme e per tutti i tipi di donne e uomini.
Pizzo bianco
Candido e prezioso il pizzo bianco adorna abiti mini e lunghi, da giorno e da sera
Quali sono i colori protagonisti?
I colori vitaminici e intensi al punto da non passare inosservati. Ma anche delicati in sfumature pastello. Purché portino allegria e vivacità.
I colori più cool sono il blu cobalto e notte, le tinte agrumate, il rosa in tutte le nuance, dal cipria allo shocking, il viola, il ruggine e il verde acqua.
Il colore di moda per l' estate 2018 in assoluto è il giallo. Perfetto se indossato in total look, energico se abbinato ad altri colori quali l'arancio o il rosa.
New entry per questa primavera è il viola elettrico detto ultra violet ma anche tutte le sue sfumature di colore. Quindi via libera a lilla e glicine da unire al beige, al bianco e al rosa pesca.
Ma, nella vasta gamma cromatica non mancheranno il rosso, colore che personalmente amo perché esprime sentimenti forti, gli intramontabili bianco e nero e il nude. E poi ancora l' argento effetto metal.
Grande protagonista è la borsa sia su outfit femminili che maschili. Anche le borse hanno tanta voglia di apparire. E nessuna intenzione di starsene in secondo piano. Sono morbide, rigide, maxi, mini e medie. Sono fantasiose e vistose. Ironiche e giocose. Ma anche classiche, intramontabili in tinta unita purché non passino inosservate.
A TRACOLLA, PICCOLE, GRANDI, POCHETTE: LE BORSE, UN ACCESSORIO IMPORTANTE CHE NON PUO' MANCARE. IL MARSUPIO UNA NEW ENTRY .
Insomma, ce n'è per tutti i gusti: dalle tracolle dal taglio squadrato ai secchielli tempestati di paillettes effetto metal, dalle mini-bag ai modelli in formato maxi in stile borsone da viaggio, quest’ultimo soprattutto per caratterizzare i look maschili. E ancora gli zaini: deliziosi in tutte le taglie.
È come se la MODA volesse dirci: "Non c'è niente da inventare ma abbiamo molto da poter utilizzare!”
Quindi ognuno di noi può, in questo vasto panorama di oggetti, divertirsi a creare il proprio personale stile facendo emergere e valorizzando le proprie peculiari caratteristiche.
È la stagione del cambiamento, con tutto questo materiale a disposizione serve solo un pizzico di coraggio per iniziare la trasformazione, non intesa come stravolgimento dello stile ma piuttosto come affermazione decisa del nostro "io".
Premettendo che la cura della bellezza esteriore deve andare di pari passo alla cura della bellezza dell'anima, trovare il proprio stile, traendo spunti magari anche dalle tendenze moda del momento, ma non necessariamente, ci fa diventare dei fari in grado di illuminare e fonte di ispirazione.
OLTRE LE VISIONI di PAOLA DESIDERI

Eccomi amici lettori della signorasenzafiltri, eccomi a presentarvi una giovane artista romana che a breve esordirà nella sua esposizione personale intitolata "Oltre le visioni". Sto parlando della fotografa Paola Desideri.
La incontrerò e insieme parleremo di arte e di questa sua nuova esperienza.
Non può mancare uno dei miei mezzi di locomozione preferito, finora nessun artista se ne è lamentato, oddio, veramente Picasso a momenti mi stacca una maniglia, e Pollock si è scolata tutta la gazosa, comunque adesso, con la mia 500 colorata per l'occasione di rosso pesce rosso, andrò a prendere Paola Desideri.
- Ciao, Paola.
- Ciao, Walter, che bella questa 500 rossa pesce rosso!
- L'ho fatta per te, l'acqua sarà il nostro argomento protagonista di oggi, giusto? Apri quello sportellino, posso offrirti un gelato?
- Ehi, ma non manca niente qui dentro?
- Hai ragione e dopo scoprirai anche un altra sorpresa.
- Dove andiamo?
- Al laghetto dell'Eur.
- Ah, molto bene.
- Paola, non è casuale il perché andremo a parlare al laghetto ma sopratutto la scelta del giorno dell'inaugurazione della tua mostra. Il 17 giugno è la giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.
-Sì, Walter, è proprio così, il mio impegno e il mio lavoro sono indirizzati da un alto a mettere in risalto la bellezza dell'acqua, da un altro a focalizzare gli aspetti e l'importanza di un bene così prezioso.
- Le tue opere fotografiche sono di mille colori.
- Sì, è il mio modo allegro di raffigurare l'acqua, la gioia di un qualcosa di così bello e importante che non ne possiamo fare a meno.
- Eh, già, fortunatamente le organizzazioni mondiali, con le giornate come quella del 17 giugno, stanno monitorando il pianeta, non è facile frenare la stupidità umana e l'arte è una di quelle espressioni che hanno il dovere di rappresentare, appunto attraverso l'arte, il bello e lo sbagliato di ogni cosa, un linguaggio universale atto a migliorare la nostra vita e quella del pianeta. Il rischio di desertificazione e di siccità è sotto gli occhi di tutti.
- Grazie al tuo talento sei andata "Oltre le visioni".
- Non sono sola, mia compagna di avventura è la fedele macchina fotografica e tutte le persone che collaborano con me a questa idea.
- Gioco di squadra.
- Sì, è necessario, tutto il mondo deve fare squadra per il bene comune e io do il mio contributo fotografando l'acqua, cercando di far vedere quei colori impercettibili, quello che ci sfugge a causa dello stress quotidiano. I miei scatti sono realtà e fantasia da immaginare ad occhi aperti. Purtroppo siamo troppo attaccati con i piedi a terra e perdiamo di vista la necessità di preoccuparci del destino dell'acqua... Walter, ma dove stiamo andando?
- Andiamo con la 500 a fare un giretto sul laghetto.
- Ma non è una barca!
- Lo so, ma la fantasia non ha limiti, e poi, nel prossimo futuro, fiumi, laghi e mari saranno percorribili anche con un automobile, il progresso farà grossi passi avanti.
- Sei ottimista.
- Un po', vedrai che, nonostante tutto, l'umanità, anche grazie ad artisti come te, cambierà rotta salvaguardando la natura e questo pianeta resterà sempre il più bello della galassia... Sei pronta? Chiudi il tettino apribile altrimenti ci bagniamo.
Amici lettori, io e l'artista Paola Desideri vi salutiamo. Le rivolgiamo un bel in bocca al lupo per la sua mostra; siete tutti invitati, non mancate a "Oltre le visioni" ,domenica 17 giugno, giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.
Amici fedelissimi del blog che ama regalarvi cultura e colori, vi aspettiamo alla prossima intervista con nuovi artisti.
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Oltre le Visioni - Paola Desideri
Le visioni come intuizione della realtà attraverso l'occhio dell'artista, un attimo bloccato nello scatto fotografico, una percezione di sogno sublimato...
UN ALTRO SUCCESSO PER CINZIA DIDDI: VERONICA SATTI SPLENDIDA NELLA FINALE DEL GF 15 VESTE UN ABITO DELLA STILISTA PRATESE

Grande Cinzia Diddi! La giovane stilista pratese ha appeso un’altra medaglia al petto: Veronica Satti, la figlia ritrovata di Bobby Solo, ha indossato durante la trasmissione abiti della stilista pratese, per poi esplodere in tutta la sua bellezza con un long dress rosso. Rosso è il colore dell’amore e le ha portato decisamente fortuna visto che il sogno della giovane di ritrovare armonia con il famoso padre sembra stia diventando realtà.
D’altra parte Cinzia Diddi non veste solo l’apparenza, veste l’anima, come più volte ha tenuto a sottolineare. Crea il look cercando di cogliere l’essenza della persona che deve vestire, perché con l’abito si esprime la nostra personalità il nostro “io”.
Cinzia Diddi è stata interpellata da un grande amico di Veronica, Edoardo Ercole, figlio della mitica Serena Grandi, per rivisitare il look dell’amica del cuore che stava intraprendendo questa esperienza televisiva con un grande scopo: quello di farsi conoscere dal mitico Bobby Solo, che per lei è “semplicemente” suo padre, un padre con il quale l’amore non si è mai interrotto, si è smarrito, ha solo preso una lunga e tortuosa strada per poi esplodere, nonostante a volte ci possano essere delle incomprensioni che sembrano insuperabili.
Cinzia Diddi è felice di aver contribuito, anche se in minima parte, a far conoscere questa figlia attraverso il suo modo di essere.
Se è vero che chi lavora dietro le quinte è importante quanto chi lo fa davanti alle telecamere, si può affermare che Cinzia Diddi ha veramente spopolato in questa stagione televisiva passando da un Gf all’altro, dall’Isola dei famosi a Sabato Italiano, Tale e quale, per non farsi mancare il teatro, la magia della notte in discoteca.
“Da sempre la femminilità, da noi stilisti, è considerata un valore da esaltare, un qualcosa di prezioso che va messo in risalto non solo con un trucco curato ed un'acconciatura impeccabile, ma anche, nelle occasioni particolari, con abito da sera che esalti le forme e faccia risplendere di eleganza e raffinatezza chi lo indossa.
L’abito lungo da sera è da sempre simbolo di eleganza e sontuosità. Un capo da sogno per tutte, dall'infanzia in poi!
Si indossa per un’occasione speciale... È il pezzo forte che conclude ogni sfilata e l’attesa è sempre trepidante. Anche le FIABE non sono immuni a questo fascino.”
L'onore

“Addio mia bella addio
L’armata se ne va
E se non partissi anch’io
Sarebbe una viltà.”
Così cantavano migliaia di giovani, spavaldi e sorridenti, affacciati ai finestrini dei treni che li portavano al fronte. Era una viltà non partire, restare a casa, mentre altri andavano inseguendo ideali e utopie in nome dell’onore.
Era ancora il tempo in cui si parlava di onore, di orgoglio, un retaggio che veniva da lontano, ma limitato ai soli aristocratici, all’alta borghesia che si pavoneggiava crogiolandosi in parole più grandi. Chi poteva parlare di onore se non i ricchi e la gente di malaffare, i cosiddetti “uomini d’onore”, i parassiti che, non dovendo spaccarsi la schiena per sopravvivere, pensavano bene di circondarsi di un alone di idealismo dovuto più alla noia e alla prevaricazione, che ad un effettivo pensiero. Il contadino, l’umile, l’oppresso che veniva sfruttato in nome di una superiorità di ceto sociale, di quale onore poteva parlare? Quale onore poteva sfoggiare chi si alzava al sorgere del sole e si ritirava al tramonto? Loro non potevano parlare d’onore, ma erano uomini altrettanto fieri, orgogliosi, anche nella loro miseria, potevano disporre solo della dignità dell’uomo, che è cosa ben diversa dall’onore. Quanti di quelli che si nascondevano dietro le grandi parole avevano un briciolo di dignità? Si prostituivano con il potente di turno, accettavano tutto pur di restare nel cerchio magico degli eletti. I figli degli umili, gli ignoranti, i poveri, chi aveva solo la dignità di essere un uomo integro, onesto e leale, non si tirava certo indietro, erano loro quelli che veramente credevano negli ideali e partivano cantando. Insieme a loro c’erano anche gli idealisti, gli intellettuali, i sognatori, che vivevano in una specie di terra di mezzo, non erano contadini, non erano nemmeno ricchi, la loro vita si realizzava in una sfilza di pensieri messi insieme sul filo di strani ideali, semplici utopie, dove il mondo doveva essere, ai loro occhi, un posto irreale, una terra fra le nuvole, dove si nutriva solo il cervello e le idee che conteneva, le altre attività quotidiane erano solo un fastidio da allontanare con sdegno dalla loro persona.
In queste occasioni il popolo era coinvolto, ad arte, in qualcosa che la vita quotidiana non poteva mai offrire. Sentirsi parte di un progetto in cui si parlava di onore, di amor di patria, di difesa dall’invasore, faceva sentire i giovani quasi alla pari di quelli che tutti i giorni li sfruttavano e li tenevano nella miseria e nell’analfabetismo.
Era per loro che andavano a morire cantando, andavano incontro al destino senza nemmeno la speranza di poter cambiare qualcosa. Poco importava al contadino chi era il padrone, o il re che disponeva delle loro vite. Miserevoli erano le condizioni di vita prima della famosa unità d’Italia e ancora più miserevoli erano rimaste più di cinquant’anni dopo.
Avevano combattuto contro il re Borbone e avevano avuto in cambio un re piemontese, che non aveva cambiato il loro stato, anzi, se possibile, la loro vita era peggiorata. Ora venivano chiamati alle armi contro un nemico esterno, un presunto invasore, in nome dell’onore della Patria, ed era tutto quello che dovevano sapere.
Da sempre, da quando sono nati i re e le monarchie, chi è stato al potere ha fatto in modo che il popolo restasse all’oscuro delle decisioni prese in alto loco. Per poterlo manovrare, il popolo non deve capire, deve essere guidato come un gregge, una mandria, il potere di chi comanda è proporzionato alla non conoscenza di chi obbedisce.
“se non partissi anch’io sarebbe una viltà” il potere delle parole si esprime anche attraverso una semplice canzone, quale giovane se la sentirebbe di non obbedire al richiamo dell’onore e dell’orgoglio di essere cittadino italiano?
“una viltà” era quella di mandarli a morire con la testa piena di parole troppo grandi per loro. Partivano felici si essere utili alla Patria, ma affidandoli a vecchi impomatati generali che di tattiche belliche, sapevano quello che avevano letto sui libri, e per alcuni quello che avevano appreso in accademia in gioventù. Chi comandava era reduce da un periodo storico di benessere, di movimenti culturali e mutamenti epocali che erano raggruppati in una parola, “Belle Epoque”. Che esperienza militare e bellica potevano avere quei signori, quegli uomini d’onore dai baffi canuti ai quali erano affidati i giovani soldati? Solo teorie non sperimentate sul campo di battaglia.
Non si poteva, però, mettere in discussione la rispettabilità, l’onore e la capacità di chi era al comando degli eserciti. Sono andati al macello milioni di giovani vite. Le poche volte che il soldato si rendeva conto della scarsa affidabilità dei suoi capi e osava chiedere spiegazioni, veniva fucilato sul posto. La motivazione era che bisognava dare l’esempio agli altri, o forse era meglio dire per non far capire agli altri la verità sulle strategie obsolete e inefficaci messe in atto. L’onore è un privilegio di gran rilievo e guai a metterlo in discussione, chi osava replicare rischiava un duello, se era di pari grado, altrimenti c’era la fucilazione.
Partivano i giovani figli, cantavano, chi per incoscienza, chi per nascondere il panico, l’ansia, la paura della morte che si portavano dietro nelle scarpe di cartone e nelle gamelle di alluminio.
Per il benessere di pochi, la morte di molti, la guerra in sé non conclude molto, serve solo alle Nazioni per giustificare le brame di governanti spocchiosi che mirano ad allargare il loro potere su nuovi territori. Una tremenda equazione che si coniuga con i termini di: più terre conquistate, più gente assoggettata, più tasse da far pagare, più benessere personale, più prestigio. Il misero che va alla guerra parte e, se riesce a tornare, si ritrova più misero di prima, con i campi abbandonati, le città distrutte e l’illusione di aver contribuito al benessere della nazione, invece, non ci sono né vincitori né vinti. Alla fine delle guerre, tutti perdono qualcosa, ma ai generali e ai governanti, questo non importa, basta che l’onore sia salvo.
Radioblog, le voci di Signora dei Filtri: intervista a Pee Gee Daniel
Quante volte vi sarà capitato di dire o pensare “Quello è proprio un invidioso!”, oppure “Che persona egoista!” o, peggio ancora, “ma sei proprio un moralista!”. Capita spesso di definire i caratteri delle persone con le quali incrociamo le nostre esistenze, ma Pee Gee Daniel ha fatto molto di più: questi caratteri li ha studiati, analizzati e catalogati, riassumendo quelle che a suo dire sono le principali tipologie di personalità e caratteristiche umane.
Ma questi caratteri possiamo cambiarli? O ne rimaniamo prigionieri per sempre? A questa e altre domande cerca di dare una risposta Pee Gee Daniel nel suo Breve compendio sugli umani caratteri edito da Catartica ed oggi su Radioblog faremo due chiacchiere con lui ripercorrendo la sua personale classificazione dei caratteri umani originale ed istruttiva, con richiami a personalità storiche che questi caratteri hanno interpretato in maniera esemplare.
Come sempre il nostro intervistato ci regalerà anche qualche prezioso consiglio di lettura.
Quindi, mettetevi comodi e ... buon ascolto!
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In cerca di pace

Ci eravamo messi in cammino alle prime luci dell’alba, io e Brian, mio figlio di sei anni. Avevo dovuto porre per forza uno zaino sulle spalle anche a lui, il nostro era un lungo cammino e la meta era incerta. Fuggivamo da una situazione che si stava facendo pericolosa. Vivere a Belfast stava diventando ogni giorno sempre più difficile. Pochi giorni prima mia moglie era rimasta coinvolta in uno dei tanti attentati che l’IRA stava effettuando ormai con frequenza giornaliera. La nostra casa adesso era vuota, devastata dall’esplosione. Io e il bambino ci eravamo salvati perché non eravamo presenti. Lui era a scuola e io in giro per cercare di portare a casa qualche soldo. Ho dovuto spiegare al piccolo la mancanza della madre adducendo scuse, una dietro l’altra, alla fine, ho deciso di partire. Non potevo restare in quel posto che non mi offriva nulla di più che un pericolo costante e fame per me e per lui. Così quella mattina ci siamo messi in cammino io e lui con gli zaini in spalla. Lo vedevo felice di fare una gita, così pensava, voleva comportarsi da uomo e il suo zaino, anche se non molto pesant, lo portava con orgoglio. Le strade che attraversavamo erano semideserte, la gente era prigioniera della paura, transitavano solo automezzi della polizia e, in alcuni punti, anche dell’esercito. Il mercato era praticamente vuoto, pochi volenterosi si erano messi in piazza per offrire le loro mercanzie provenienti dall’interno, ma erano pronti a scappare in caso di disordini. Brian camminava impettito cercando di portare il mio passo, e io dovevo ogni tanto rallentare per aspettarlo. Siamo usciti dalla città e appena possibile lui si è fermato sedendosi su un marciapiede. Mi osservava con un’aria quasi di sfida, voleva farmi vedere la sua determinazione, ma le gambe non gli reggevano e aspettava ad alzarsi. Mi misi al suo fianco per rincuorarlo.
<Allora giovanotto siamo stanchi? Hai fatto bene a sederti dobbiamo riposarci ogni tanto, il cammino è lungo e non abbiamo poi tanta fretta.>
<No papà non sono stanco, è solo che allo zaino si sono allentate le cinture, bisogna sistemarle, mi dai una mano?>
<Certo figliolo, vieni qua fammi dare un’occhiata. >
Anche io ero un po’ stanco, stanco di quella vita infame, della guerra, dei continui colpi che il destino si ostinava a darmi. La mia dolce sposa, Esther, falciata dalla rabbia e dalla insensibilità di questa gente che, per rivendicare, a sentir loro, un loro diritto, non badava a chi veniva travolto da questa cieca furia distruttiva. Anche se avessero avuto ragione, non dovrebbe essere stato la popolazione civile il bersaglio della loro guerra. Che andassero a mettere le bombe dove credevano, magari anche al parlamento o nel palazzo della regina, ma prendersela con della gente inerme e ignara non li rendeva migliori dei loro persecutori. A un mio cenno di alzarsi, Brian ubbidì e, sistemato lo zaino, si mise al passo. Seguiva le mie orme sicuro che lo avrei portato in un posto migliore, era piccolo ma non era cieco, aveva visto più volte cosa erano capaci di fare le bombe degli estremisti.
<Papà allora dove siamo diretti? Se andiamo verso il confine, ci troveremo in Inghilterra e non credo che ci faranno passare, non sarebbe meglio andare verso nord, verso la Scozia? Anche loro sembra non gradiscano le manovre inglesi. Io direi di provare verso nord.>
<Accidenti ragazzo, che ne sai tu di cosa sta succedendo, eh?! Mi dici che combini.>
<Niente papà, a scuola si parla molto di questa faccenda, le maestre ci spiegano le difficoltà che stiamo affrontando. Mi dispiace per la mamma, non doveva restare a casa quel giorno, se andava al mercato magari si salvava.>
Restai di sasso, lui sapeva cosa era accaduto e non aveva fatto una piega, neanche una lacrima, una parola, solo la consapevolezza che la madre era morta durante lo scoppio di una bomba nel supermercato sotto casa nostra. Nello scoppio la palazzina era crollata portandosi via Esther e altre trentacinque persone. Quel piccolo ometto stava dando dimostrazione di una forza d’animo non indifferente, forse era solo il tentativo di relegare quel brutto ricordo nel profondo dell’anima per evitare il dolore della perdita, di fatto mi aveva sconvolto nella sua semplice verità, continuammo a camminare il passo si fece più leggero, più sciolto, anche Brian ormai si era lasciato andare e marciava con impegno. Il suo viso era pervaso da una luce che gli veniva da dentro. La forza di reagire alle avversità lo aveva fatto crescere troppo in fretta, era troppo serio, non accennava a un momento di rilassatezza, andava avanti con gli occhi fissi all’orizzonte, convinto che là avrebbe trovato la sola cosa che poteva calmare quel fuoco che al momento gli bruciava il cuore: la pace.
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