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segnalazione

28 Giugno 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #redazione

Patrizia POLI, L’uomo del sorriso

«per la struggente rivisitazione laica della vicenda di Gesù nella prospettiva di Maria di Migdal»

Segnalato al Premio Italo Calvino

"L’uomo del sorriso" romanzo Patrizia POLI


La storia che questo libro racconta è una delle più conosciute del mondo, è la storia di Gesù –
chiamato nel romanzo con il nome ebraico di Yeshua – negli anni della sua predicazione, fino alla
morte e resurrezione. Ma la storia è narrata dal punto di vista di un testimone privilegiato e
sorprendente, cioè Maria di Migdal – comunemente conosciuta come Maria Maddalena – la
peccatrice dei Vangeli, prostituta anche un po’ maga nel racconto, che nasconde e salvaguarda il
culto antico della Dea Madre e le conoscenze esoteriche e curative. Nelle prime pagine del libro
Maria di Migdal è la protagonista assoluta, una donna isolata e sola, che respinge orgogliosamente
qualsiasi commiserazione e manifestazione di amore e amicizia e vive con lucida disperazione la
sua condizione. Accanto a lei un povero minorato, Astaroth, un gigante buono con la mente di un
bambino, di cui lei, unica del villaggio, si prende cura. Nella vita senza speranze e illusioni di Maria
– vita che viene descritta con finezza psicologica – irrompe Yeshua che riprende la predicazione di
Giovanni Battista dopo la sua morte. La tragica vicenda di Giovanni Battista è raccontata sia dal
punto di vista di Maria di Migdal, sua amica dall’infanzia, da lui sempre amata e mai disprezzata,
sia dal punto di vista dello stesso Battista e del suo carnefice, Erode, di cui viene raccontata in
modo assai coinvolgente la nascente passione erotica per l’adolescente Salomè. È questa la tecnica
narrativa che informa tutto il libro: le vicende - che seguono rigorosamente la falsariga delle
narrazioni evangeliche - vengono esplorate da punti di vista diversi: quello di Maria di Migdal,
dello stesso Yeshua, di Maria di Nazareth, la madre di Yeshua, di Kefa, un solido pescatore che si è
messo al seguito del carismatico giovane – il Pietro della tradizione – di Giuda Ish Karioth, dello
stesso Ponzio Pilato, che ha accettato di condannare Yeshua, pur essendo convinto della sua
innocenza – e in questo personaggio certamente riecheggia il Ponzio Pilato di Bulgakov. Sono punti
di vista che si intrecciano e ricostruiscono l’ambiente della società agropastorale dell’epoca, dei
villaggi palestinesi, della così diversa città di Gerusalemme; ricostruiscono la psicologia, le
passioni, i sentimenti contradditori dei diversi personaggi, e specialmente il fascino che il giovane
predicatore esercita su tutti, la passione necessariamente controllata e repressa che egli suscita in
Maria di Migdal e in Giovanni, il discepolo prediletto, che non osa confessare nemmeno a se stesso
la natura del suo amore per il Maestro. Il risultato è una specie di montaggio incrociato attraverso il
quale le vicende della narrazione evangelica vengono ricostruite, cioè vengono narrate da punti di
vista diversi, e anche con interpretazioni diverse.
Nella ricostruzione di una storia così nota, la scrittrice interpreta in chiave storico-naturalista le
vicende miracolose della tradizione religiosa. Un esempio è la descrizione delle cure che egli offre
alle turbe di malati e infelici, avvalendosi della collaborazione e dell’antica sapienza di Maria di
Migdal, occulta continuatrice delle conoscenze segrete dei culti matriarcali. Per non parlare
ovviamente della ricostruzione totalmente naturalistica del mito della resurrezione, che costituisce
la conclusione narrativa della vicenda. E totalmente laica è l’analisi del personaggio di Yeshua,
affascinante e carismatico, di sensibilità morbosa e suprema intelligenza e comprensione degli altri
e delle loro più segrete motivazioni, animato da totale spirito religioso, ma dubbioso fino alla fine
sul proprio ruolo e sulla volontà di Dio. E’ un personaggio di grande fascino quello descritto dalla
scrittrice, in termini tutt’altro che agiografici: personaggio umanissimo ma anche assolutamente
straordinario, per la sua intelligenza, sensibilità, gioia di vivere e amore per la vita in tutte le sue
forme, e per l’ assoluta e sofferta dedizione a quello che ritiene il suo ineluttabile dovere e destino.
Nella costruzione narrativa, il romanzo assume un andamento via via più drammatico, culminando
nei capitoli che raccontano la passione di Yeshua, che ne costituisce l’acmé narrativo, prima dello
scioglimento naturalistico della vicenda. Sono pagine scritte con drammaticità, in un crescendo di
grande efficacia. Poi la narrazione si placa nelle ultime pagine, in cui si accenna a quella che sarà
l’opera dei discepoli, impegnati a creare il grande movimento e il credo della nascente religione.
In conclusione, quindi: una narrazione efficace e una scrittura piacevole che mette in evidenza la
componente “umana” di Yeshua, la sua dimensione di uomo in mezzo a uomini e donne del suo
tempo; un testo che si ritrova però a fronteggiare – e non è poco – una trama per così dire “già
scritta” nei testi dei Vangeli e una storia tremendamente nota – forse la più nota – della nostra
civiltà. La (parziale) originalità della prospettiva proposta dall’autrice temiamo non sia sufficiente a
catturare l’attenzione. All’autrice l’umile suggerimento di cimentarsi con una storia di sua
invenzione che possa farci apprezzare al meglio le doti che indubbiamente possiede.

Il Comitato di Lettura

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