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Simone Giusti, "Pisa Connection"

22 Novembre 2015 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #simone giusti

Pisa Connection

Simone Giusti

Marchetti Editore, 2015

pp 108

10,00

Simone Giusti, di cui avevo letto il delicato racconto per bambini Il giardino di bosco fitto, inaugura la nuova collana Pulp, da lui diretta per Marchetti Editore, col romanzo breve Pisa Connection. Tutto un altro stile, tutta un’altra grinta ma sempre la medesima ottima scrittura.

La vicenda ruota attorno ad un attentato islamico da compiersi ai danni del presidente del consiglio, mentre questi tiene un discorso in Piazza dei Miracoli a Pisa. Mi vengono i brividi a pensare che il romanzo è stato pubblicato pochi giorni prima dei tragici fatti di Parigi e, allora, i balordi terroristi drogati, che una risata dovrebbe seppellire, non sembrano nemmeno più tanto grotteschi e paiono usciti dalle cronache degli ultimi giorni.

Il tizio aveva detto di aver seguito i loro movimenti, soprattutto quelli di Fael che aveva un portale facebook con trecentoventisei iscritti su cui condivideva idee fondamentaliste assieme a video rap, foto di donne seminude e promozioni di kebab in piadina. La pagina si chiamava Al-Kebab, in copertina aveva un ninja che affetta una cipolla rossa. La scritta in arabo con caratteri dorati e sbrilluccicanti riportava: ne resterà soltanto uno. Un utente stordito una volta gli aveva segnalato la copertina come foto di decapitazione.” (pag 77)

A questo attentato s’intreccia l’odissea di Jimbo, un tossico alla disperata ricerca della sua dose quotidiana di metanfetamina. Jimbo non è descritto se non per pochi tratti: i capelli radi, la canottiera svolazzante, il motorino scassato. Jimbo è uno dei tanti drogati che incrociamo per strada, scansandoci con un po’ di disgusto quando ci chiedono uno spicciolo “per la benzina”. La sua esistenza si compie ogni giorno dal tramonto all’alba, concentrandosi tutta nella ricerca della dose. Jimbo non pensa, se non per quel che gli serve, non s’interessa del mondo circostante, non mangia, non beve ma ogni notte compie un viaggio mitico, una sorta di quest della dose che gli procurerà il flash e lo renderà immune a dolore e fatica per altre ventiquattro ore.

Attorno a lui pullula una miriade di personaggi bizzarri e squallidi, ai quali è dedicato di volta in volta un capitolo, così si scivola da un capitolo all’altro, da un personaggio all’altro, mentre, nel contempo, la trama avanza e ci ritroviamo alla fine in un batter d’occhio.

Quella che viene descritta non è la Pisa di quando frequentavo l’università negli anni ottanta, è la città che ci viene incontro non appena usciamo nel piazzale della Stazione, fra negozi di kebab, pizza al taglio e paccottiglia cinese per turisti. È un sottoproletariato di puttane e protettori, di extracomunitari, di drogati, di carabinieri, di terroristi a burro e formaggio e poliziotti che sembrano usciti da un film di Scuola di polizia (il mitico Tackleberry), tutti scandagliati dall’interno senza censura, nei loro pensieri più vili e meschini. L’unica pietà è per la vicenda della prostituta Fatjona, raccontata con una commozione che traspare. Tutto il resto è sporcizia, degrado, droga, sesso, emarginazione, è pulp insomma.

Simone Giusti sembra trattare gli argomenti con ironia e leggerezza, cercando simpatie per il povero, triste, Jimbo ma si capisce che sa di cosa parla, non ha creato delle figure a caso ma si è documentato e la descrizione del dopo attentato (pag 104-105) ha qualcosa di sinistramente profetico.

Sotto il linguaggio semplificato e il turpiloquio, s’intravedono molte letture, ma non solo, anche molto cinema, in una multimedialità che caratterizza i giovani autori. Il bagaglio culturale, insomma, non deve più per forza essere solo letterario, potendo ormai, l’immaginario collettivo, attingere a più fonti, come cinema, appunto, televisione, fumetto, videogames e persino i giochi di ruolo, di cui Giusti si dichiara appassionato.

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