recensioni
Radio Blog: Dino Buzzati, "Barnabo delle montagne"

"Si tratta di un breve romanzo di Dino Buzzati, pubblicato nel 1933 quando l’autore era ventisettenne [...] ci si muove davanti a scenari di grande suggestione, tra vette, crode, ghiaioni, foreste".
Oggi riscopriamo Barnabo delle montagne di DINO BUZZATI - Libri Mondadori e lo facciamo grazie ad una recensione scritta da Valentino Appoloni proprio per noi di signoradeifiltri.blog.
Buon ascolto!
A cura di Chiara Pugliese
Musica : Incompetech
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com
O LUNA, O LUNA TU ME LO DICEVI … di Angelo Malinverni

Angelo Malinverni, torinese, medico, classe 1877, ci ha lasciato un diario di guerra molto particolare che copre la sua esperienza al fronte dal 1915 al 1918 nell’alto Isonzo. Il titolo del libro ricorda l'ardita impresa degli alpini che presero il Monte Nero, guidati dal tenente Picco.
L’opera fu apprezzata da Marinetti che ne lodò l’ottimismo futurista e l’assenza di nostalgie deprimenti. C’è da chiedersi le ragioni del giudizio del celebre letterato; certamente il diario è vivace quanto a scrittura e terminologia, linguisticamente appare originale e fuori dai consueti schemi espressivi. Malinverni chiama le nuvole “nubecole”, gli shrapnel diventano “srapanelli”, parla di occhi “impeciati di sonno” e gli esempi di invenzione sono davvero molti.
Ma per il resto l’opera non fa (poco futuristicamente) sconti nel raccontare la sofferenza senza rimedio del combattente.
Non c’è esaltazione per la guerra, ma vivissima solidarietà verso i compagni, con pagine intensissime quando si narra di rapporti di amicizia recisi da qualche arma nemica.
Malinverni si sente pienamente partecipe dei disagi e dei pericoli della trincea; sta in prima linea e ha cultura militare oltre che coraggio, tanto da diventare addirittura aiutante maggiore nel battaglione, pur continuando a fare il medico. Una situazione decisamente particolare. Eccolo disegnare le postazioni nemiche, compilare il resoconto dei fatti d’arme da inviare ai superiori, suggerire un’azione per uscire da un momento di grave impasse o dipingere il paesaggio dato che è anche un pittore.
È un testo che spesso ci fa sorridere; come nel Diario di un imboscato di Attilio Frescura, il libro abbonda di battute, episodi spassosi, ironia.
Non si può comunque non pensare all’elenco dei tanti caduti del battaglione in cui il medico era diventato per i commilitoni una sorta di mascotte e di portafortuna, dato che, in mille azioni cui anch’egli aveva preso parte, l’esito era stato abbastanza felice per il reparto. I molti episodi del 1915 descrivono con efficacia le prime fasi della grande mattanza al fronte e danno l’idea del compito immane dei medici durante le battaglie: “.. passo da un ferito all’altro, al fioco lume d’un moccolo vagolante sostenuto dal cappellano ... Che fare di fronte ai feriti all’addome, votati a morte quasi certa, che bisognerebbe muovere, e qui non si possono tenere?”
Particolarmente intenso è il resoconto di una giornata passata a Gorizia allo scopo di procurarsi le bare per gli ufficiali amici morti, passando a stento tra le maglie della burocrazia e col pensiero sempre ai compagni perduti.
Esemplare, inoltre, quando descrive gli spostamenti notturni in montagna tra strapiombi e dirupi, con il rischio delle valanghe che obbligano a soccorsi temerari per cercare di salvare i soldati travolti.
Il dato di fondo, comunque, è che il tono leggero e a tratti scanzonato non riesce a distogliere dal dramma consumato sui monti del Carso, raccontato in modo indimenticabile.
Chi desidera procurarsi il libro, può scrivere all’Associazione Carsoetrincee (carsoetrincee@gmail.com) che ha curato la riedizione di ottimi diari e memoriali, tutti recensiti in questo blog.
Andrea Legnani, "L'edera e l'olmo"

L'edera e l'olmo
Andrea Legnani
Frammenti di vetro editore
Andrea Legnani, un amico di Facebook, sapendo del mio amore per la lettura, ha voluto farmi un regalo e, qualche giorno fa, nella posta ho trovato, graditissima sorpresa, il libro che ha scritto L'edera e l'olmo. Ho iniziato subito a leggere, mossa, inizialmente, debbo essere sincera, da grande curiosità, poi, via via, sono stata assorbita dalla lettura che si presenta leggera, avvincente e di facile comprensione.
La trama si snoda nei secoli che vanno tra la fine del 1300 e la fine del 1900, ruotando intorno a una tenuta, “la Carradora” situata nell'imolese. Indirettamente collegati dagli eventi e dal destino tanti fatti e tanti personaggi si sono succeduti in quelle terre dove, all'inizio della narrazione, si racconta che, per dare sepoltura a una neonata, frutto del peccato di una suora, un vescovo volle piantare alcuni semi di olmo. Nel trascorrere dei secoli la pianta crebbe e divenne un gigante ombroso, al cospetto del quale passarono signori e briganti, pellegrini e santi. Intorno al tronco dell'olmo prese a crescere una pianta di edera che lo avvinghiava e che viveva con lui in perfetta simbiosi, assistendo al trascorrere delle stagioni, del tempo e degli avvenimenti, ora luttuosi ora festosi.
Sono stata particolarmente colpita dalla narrazione storica, trattandosi di episodi, situazioni drammatiche, vendette, avvicendamenti di proprietà e circostanze fortuite avvenuti nella mia terra, nella zona di Imola, poco lontano da dove sono nata e cresciuta.
Per farla breve, con l'olmo ormai grande e imponente si identificava la zona, la casa stessa, che mi è diventata, nel corso della lettura, quasi familiare, fino a scoprire alla fine, in un vero coup de théâtre, che lo stesso autore vi aveva vissuto e soggiornato da bambino quando la proprietaria era diventata la nonna.
Interessanti gli eventi storici, tutti comprovati da documentazioni reperite presso gli archivi della curia Vescovile, immortali le vicende che hanno accompagnato la tenuta, che nei secoli fu convento di clausura, residenza signorile e anche stazione di posta. Nel finale la leggenda che vive oltre ogni tempo, unici spettatori Edera e Olmo, torna a svelare il mistero di una morte irrisolta.
Delizioso davvero questo libro che si è rivelato avvincente e mi ha tenuto sveglia qualche sera, nonostante la stanchezza, per il desiderio di portare a termine la piacevole lettura e scoprire, con non poca commozione, che in fondo i veri protagonisti di tutta la storia non sono i personaggi più o meno famosi avvicendatisi sulla scena nel corso dei secoli, ma Edera e Olmo avvinti l'una all'altro, silenziosi spettatori sempre presenti fino alla fine, quando entrambi muoiono, una uccisa da un contadino ignorante e l'altro subito dopo, di solitudine.
Andrea, complimenti e grazie davvero.
Radio Blog: Michelangelo Iossa, "Love-Le canzoni d'amore dei Beatles"

"Innamoramento,
Oggi vi parliamo di un meraviglioso viaggio nella poetica beatlesiana condotto da Michelangelo Iossa con cui presto dialogheremo su Radio Blog.
Buon ascolto!
Radio Blog: Peter Cameron, "Gli inconvenienti della vita"

"Di autori che sanno scuotere i pensieri dei lettori con eleganza e senza mai scrivere una parola di troppo, ce ne sono davvero pochi.
Uno di questi, amatissimo in Italia, è l’americano Peter Cameron, appena tornato in libreria per Adelphi Edizioni con un libro che racchiude due racconti, Gli inconvenienti della vita".
A Radio Blog oggi un'altra bella recensione scritta da Elena Giorgi - La lettrice geniale.
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Alessandro Ticozzi, "L'inviato dalla rete" volume 1 e 2
Alessandro Ticozzi
L’inviato dalla rete volume 1 e 2
Sensoinverso (2013 – 2015)
Alessandro Ticozzi è un esperto di cinema, saggista sintetico e poliedrico ma anche abile intervistatore, che di tanto in tanto raccoglie il frutto del suo lavoro in agili compendi pubblicati da Sensoinverso Edizioni. L'inviato nella rete è il suo progetto più ambizioso, per adesso pensato in due volumi, ma siamo convinti che presto ne arriverà un terzo. Nel primo tomo (2013) l'attenzione è dedicata soprattutto ai protagonisti del cinema, di tanto in tanto divagando in musica, con prefazione di Enrico Vaime e capitoletti riservati a Leonardo Celi, Andrea Pergolari, Mario Brenta, Jerry Calà - un pezzo straordinario che forse per la prima volta indaga sociologicamente il lavoro da regista -, Gian Piero Brunetta, Nino Manfredi, Donatella Baglivo, Mario Monicelli, Dino Risi, Mina e Battisti, Alberto Lattuada (regista che l'autore ha trattato in un'ottima e forse troppo rapida monografia), Enrico Maria Salerno (un lavoro specifico Ticozzi l'ha dedicato anche al grande attore - regista), Luigi Zampa, Giorgio Gaber, Vittorio Caprioli, Massimo Munaro (teatro), Gabriele Ferzetti, Tinto Brass (in questo caso sono io che ho dedicato un intero volume al più originale regista erotico italiano), Paolo Pietrangeli che ci parla del padre, Paolo Poli (forse una delle ultime interviste), Luigi Comencini, Adriana Asti, Arnoldo Foà, Carlo Lizzani (un grande del 900), Paola Gassman, Renato Pozzetto, Nani Loy, Rodolfo Sonego, Ugo Tognazzi, Luigi Magni, Ettore Scola, Enrico Vanzina, Mauro Bolognini, Pasquale Festa Campanile, Sergio Corbucci (raccontato dalla moglie Nori), Francesco Rosi, Vittorio De Sica (visto da Manul, il figlio musicista), Antonello Falqui (padre del varietà televisivo), Elio Petri, Roberto Rossellini (narrato da Renzo), Bud Spencer, Milo Manara (divagando sul fumetto che tanto ricorda il cinema), Folco Quilici, Fassbinder, Giuliano Montaldo, Massimo Bertarelli (e la critica), Ugo Gregoretti, Raf Vallone (visto da Arabella).
Nel secondo volume (2015) troviamo un'altra messe di informazioni e di interviste che l'appassionato non può lasciarsi sfuggire. Molta musica questa volta, preponderante rispetto al cinema, al punto di realizzare – per interviste – una piccola storia della canzone d’autore italiana. Pino Strabioli introduce una raccolta di brevi saggi e colloqui che vedono protagonisti Raimondo Vianello, Corrado, Costanzo, Maselli, Zurlini (raccontato dal figlio), Damiano Damiani (ricordato dalla figlia), Germi, Emmer, Age & Scarpelli, Pontecorvo, De Santis, Monicelli, Vancini, Risi, Germi, Zurlini, Garinei, Maselli ... Un capitolo è riservato alla passione della mia vita, quel Roberto Vecchioni che attraversa con le sue liriche anche il mio ultimo romanzo (Sogni e altiforni). Un altro capitolo è per il grande Enzo Jannacci, cantautore originale e geniale che ha percorso la mia adolescenza illuminandola con i suoi sorrisi amari. E poi si prosegue in musica: Vanoni, Conte, Paoli, Lauzi, Tenco, Zucchero, Modugno, Battiato, Venditti (e la sua decadenza), Morandi, Dalla, De Andrè (visto da Dori Ghezzi), Branduardi, Daniele, Baglioni, De Gregori, Guccini, Nannini, Mogol, Martini, Ligabue, Fossati, Milva, Bennato, Celentano, Rossi e Consoli. Non poteva mancare un omaggio sentito a Sergio Leone, padre del western all’italiana, e un racconto appassionato sull’immenso Dario Fo, visto da Mario Pirovano, scritto per Le reti di Dedalus. In alcuni casi sono i protagonisti diretti a parlare, in altri sono figli, amici, critici, conoscenti stretti e collaboratori. L'autore non esprime giudizi, concede la parola e si lascia andare al gusto del reportage affabulatorio. Due lavori interessanti che contengono anni di lavoro svolto da Ticozzi per media telematici come Le Reti di Dedalus, News Candiani, Quarto Potere, Radiophonica e Spettacoli News. Consigliato per lettura e consultazione, utile in ogni biblioteca di cinema, musica e spettacolo.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Radio Blog: Lili Grün, "Tutto è jazz"

"Siamo a Berlino negli anni 30, prima della guerra e prima che il nazismo scatenasse il terrore in tutta Europa.
Elli è una giovane viennese, frivola e sognatrice, che ha scelto la capitale tedesca per tentare la fortuna e regalarsi una vita migliore."
Grazie alla bella recensione scritta da Elena Giorgi sul suo blog La lettrice geniale, riscopriamo Tutto è jazz di Lili Grün - Keller Editore.
Buon ascolto!
Lettura di Chiara Pugliese
Musica:www.incompetech.com
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com
BÀRNABO DELLE MONTAGNE di Dino Buzzati

Si tratta di un breve romanzo di Dino Buzzati, pubblicato nel 1933 quando l’autore era ventisettenne.
La storia è ambientata in montagna e ha a che fare con vicende di guardaboschi, boscaioli, briganti; ci si muove davanti a scenari di grande suggestione, tra vette, crode, ghiaioni, foreste.
Il protagonista Bàrnabo emerge lentamente nel racconto in cui è centrale il vivere in mezzo a luoghi appartati, selvaggi, misteriosi. L’assurdo è parte della storia; una vecchia polveriera è posta tra le rocce, priva di chiara utilità dato che ormai è semivuota, ma alcuni uomini tra cui Bàrnabo sono messi di guardia, nel freddo delle solitudini di alta quota.
Il tempo passa lentamente, ma passa non senza far male: “Intanto viene giù la polvere (..) C’è n'è sui libri vecchi, sui cornicioni, sui mobili e dentro all’orologio a quattro quadranti che è in cima al campanile di San Nicola. Il campanaro tende qualche volta, di notte, le orecchie; gli pare che l’orologio ogni tanto si metta ad ansimare”.
Ci sono rare ma drammatiche incursioni di banditi che colpiscono e fuggono, ma di loro si sa pochissimo. Da dove vengono? Da oltre confine forse, ma risultano imprendibili, lasciando una scia di sangue dopo ogni scorribanda. Suoni misteriosi, indecifrabili, inquietanti riempiono le valli; questi posti sono la patria di Bàrnabo che solo qui può stare bene e si sente tenuto a riscattare un grave atto di viltà, tornando tra le montagne in cui è cresciuto dopo un periodo anonimo passato in campagna.
Buzzati, al suo primo romanzo, dimostra già di avere nella sua faretra le sue armi migliori; il mistero di vicende fuori da epoche precise, il senso dell’attesa, lo scorrere lento delle cose che lascia ferite sull’anima.
Sono però armi ancora grezze, testate senza convincere del tutto e lo stesso finale lascia qualche dubbio. Comunque la strada verso il capolavoro di qualche anno dopo, Il deserto dei tartari, è già tracciata.
JoJo Moyes, "Me before you"

Me before you
JoJo Moyes
Penguin Books
Prima edizione 2012
Ci sono libri che forse non saranno capolavori della letteratura ma ti fanno riscoprire il piacere puro e semplice della lettura, non solo per il desiderio di dedicar loro ogni momento libero, ma anche perché finisci per viverci dentro, per sentirti parte della vicenda, come se la storia fosse anche tua. Ti svegli al mattino già immersa in quell’emozione e con quell’emozione vai a letto la sera.
Ultimamente non mi è successo con Our souls at night (Le nostre anime di notte) di Kent Haruf, non mi è successo con The remains of the day (Quel che resta del giorno) di Katsuo Ishiguro - pur se un nodo alla gola alla fine me l’ha provocato il cristallino “at that moment my heart was breaking”, che racchiude la deflagrazione di tutto un sentimento trattenuto per l’intero romanzo, interpretata al cinema dalla maschera imperscrutabilmente espressiva di Antony Hopkins - mi è successo invece col best seller Me be for you (Io prima di te).
Se, personalmente, non avrei scelto di spezzare la tensione spostando sporadicamente il punto di vista da Louisa ai personaggi minori - dei quali, francamente, c’interessa poco - non trovo, comunque, in questo bel romanzo, tutti i difetti evidenziati in altre recensioni, anzi, mi è sembrata una storia travolgente. JoJo Moyes può essere forse prigioniera di certi cliché cinematografici, ma ha una scrittura lussureggiante e visiva, che ti trascina all’interno di scene fatte non solo di pensieri e dialoghi ma anche di gesti, rumori, odori e sapori.
Di là dai risvolti sociali, e dalle argomentazioni pro e contro il suicidio assistito e il fine vita, questo romanzo è – a detta della stessa autrice – una grande storia d’amore. Anzi, è ancora una volta la storia de La bella e la Bestia, dove la bella è Louisa Clark e la bestia il sensuale quadriplegico Will Traynor.
Di Will non conosciamo direttamente i pensieri, se non per una lettera finale nella quale vien detto poco o nulla, ma si lascia intravedere parecchio. Egli giganteggia, bello e immobile sulla sua sedia a rotelle, con i suoi cateteri, le cannucce per bere e gli occhi di ghiaccio, con il suo cibo sminuzzato, le sue medicine e la sarcastica gentilezza. Ci ricorda il bel vampiro di Stephenie Meyer.
Louisa, invece, è una cenerentola, la ragazza poco amata, dalla bassissima autostima che lui, novello Pigmalione, schiude alla vita. E mentre lei prende coscienza di se stessa e dispiega le ali, lui si avvicina a gran passi alla morte. Invece di essere lei a stimolare la voglia di vivere di lui, avviene il contrario, sarà lui, prigioniero della sua paralisi e dei suoi infiniti tormenti, a insegnarle la bellezza della vita.
Per tornare a Katsuo Ishiguro, anche qui il sentimento è trattenuto per tutto il romanzo. Da parte di Will lo sarà fino all’ultimo. Non può amare Louisa perché la sacrificherebbe e perché dovrebbe amarla a metà, mentre lui vuole essere se stesso tutto intero, il se stesso di una volta. Lei, dal canto suo, è fidanzata con un uomo che non la merita e solo lentamente si accorge di quanto i sentimenti per il suo assistito mutino e maturino, fino a che lo strazio non la sopraffa.
E qual è, vi chiedo, la forma di amore più sublime, più trascendente e romantica, se non quella che non si consuma, che brucia in un eterno desiderio inappagato? Come Bella Swan (almeno nel primo libro della serie Twilight) non può coronare il suo sogno erotico con Edward perché forse ne morrebbe, così la goffa, impacciata, ma segretamente brillante, Louisa non può unirsi a Will.
E nella straziante scena finale - quando, a un passo dal suicidio di Will nella clinica svizzera, lei cerca di fondersi con lui, imprimendosi addosso, non solo nella mente ma anche nel corpo, molecole di lui, sperando che diventino parte di lei e continuino a vivere attraverso lei - ammettiamolo, c’è amore allo stato puro, eros misto a thanatos, un suggello erotico che sappiamo continuerà per sempre, oltre la vita e la morte.
Radio Blog: Nadia Banaudi e Silvia Algerino
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