Overblog Tutti i blog Blog migliori Letteratura, poesia e fumetti
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)
Post recenti

Kim Ki Duk, "Ferro tre"

22 Aprile 2020 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #cinema

 

 

Corea, 2004

 

È difficile dire se il mondo in cui viviamo è una realtà o una fantasia”. Questa frase appare in sovra impressione nella famosa sequenza finale del film, in cui si vedono due delicati talloni femminili racchiusi tra due piedi maschili che puntano verso di noi, entrambi su una bilancia che segna 0 kg. Impossibile. Deve essere rotta, come nel film ci hanno mostrato già 2 volte. Solo che durante il film la bilancia andava ricalibrata verso il basso, perché dava pesate eccessive. Forse perché segnava la pesantezza della gabbia lussuosa in cui è rinchiusa la protagonista, il cui nome, come quello del ragazzo, non è mai pronunciato. Entrambi invisibili, lui agli occhi della società, lei a quelli del marito che la riempie di oggetti ma anche di botte e urla, che la svuota di ogni aspirazione, di ogni bellezza, di quello sguardo fiero e profondo che conserva solo nelle fotografie che la immortalano in un momento certamente più felice della sua vita. Lui, pur non essendo un barbone è fondamentalmente un senza fissa dimora: entra in abitazioni private i cui occupanti sono provvisoriamente assenti, usa il letto, la cucina, ma ripara anche le piccole cose che non vanno più, lava i vestiti e i piatti, rimette in ordine le vite altrui, a suo modo. Lui, una vita da tenere in ordine non la ha, vive il momento. E per errore entrerà nella casa di lei, proprio perché, essendo invisibile, a differenza dei lividi sulla sua faccia, freschi di una lite col marito, lui non ne percepisce la presenza. Ma si vedono. Non pronunceranno una sola parola tra loro. Ci sarà solo la fuga, mai disperata, mai affrettata, mai spaventata. Nemmeno quando troveranno il cadavere di un uomo morto in casa, anzi, gli faranno un piccolo ma dignitoso funerale e lo seppelliranno. Perché il mondo è disordinato, anche in certe morti lontani dai figli che si preoccupano solo quando non rispondi più al telefono e non ti vengono a trovare pur sapendoti gravemente malato, e la gentilezza è il migliore atto di cura delle cose e delle persone. Ma quella pausa di doverosa delicatezza verso chi non può più provvedere a sé stesso segnerà la fine del viaggio. Lei torna alla odiata vita coniugale, con un coniuge che non si rassegna ad averla triste e sfiorita per sempre, col costante pensiero al ragazzo senza nome. Lui, invece, col sorriso che non lo abbandona mai, sfrutta la detenzione per rapimento per diventare invisibile agli occhi di chi usa la vista per vedere solo ciò che cerca. Solo così potrà tornare da lei evitando la feroce vendetta del marito. E lei per l’unica volta in 87 minuti di pellicola infrange il silenzio e pronuncia una frase, una bugia, enorme, su di sé e i suoi sentimenti. Ma deve farlo, per sopravvivere a quella gabbia dorata di indifferenza. Perché quando vivi in un mondo che costantemente ti ignora, a volte devi tradirlo per potere preservare il reame invisibile in cui puoi essere te stesso e fare entrare l’unica persona o cosa che ti fa nascere un sorriso. E pazienza per gli altri che pensano di esser solo la causa di quella incomprensibile gioia: alla fine vediamo solo ciò che ci conviene vedere. Solo la contentezza può andare contro la forza di gravità. 

Mostra altro
Pubblicità

Arte al bar: Piero Manzoni

21 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #le interviste pazze di walter fest, #poesia

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati ai nostri incontri artistici, oggi voglio fare un cambiamento di programma, il periodo che stiamo vivendo lascia poco spazio alla nostra immaginazione e ha stravolto il nostro quotidiano, le nostre abitudini, tutte le cose che amavamo fare quindi, tratta dal libro Parlami di un fiore, opera della mia amica Marta Bandi pubblicata con @libereria, voglio recitarvi questa poesia il cui titolo è

 

E’ MAGIA

Godere di un incontro

Inaspettato, occasionale

Programmato, anelato

Assaporato, capitato,

Godere di un silenzio

carico di parole

non necessarie

non richieste

in bilico tra gli sguardi.

Godere di due battiti

Che si accordano

Si sintonizzano

Nella magia di un abbraccio

 

Marta Bandi

 

Attraverso la poesia mi piace pensare che presto tutto tornerà come prima, meglio di prima. Per ritornare alle nostre interviste, oggi avremo ospite un artista dal cognome altisonante, Piero Manzoni. L’appuntamento è al solito bar, ho chiesto alla mia amica scrittrice di accompagnarmi per fare un break con il covid19.

 

 Marta, sei contenta di questa occasione?

 

 Anche se non sono abituata mi fa molto piacere. Spero che non tu non mi faccia  spingere la 500 come con Laurent.

 

 No, tranquilla, oggi abbiamo un altro mezzo di locomozione.

 

Ah! Meno male, e qual è?

 

Non lo so, lo deciderà Piero Manzoni, ecco che arriva.

 

Carissimo, grazie di aver accettato di farti intervistare, posso presentarti la mia amica scrittrice?

 

Molto lieto, Piero Manzoni.

 

Piacere, Marta Bandi. Anche lei ha qualcosa a che vedere con la letteratura?

 

Veramente sono solo un artista.

 

Piero, ti ho invitato per intervistarti e per partecipare con te più tardi a un azione artistica che tu hai in serbo per noi e che rimarrà nella storia.

 

Che faremo?

 

Tranquilla Marta sarà un gioco da bambini.

 

Walter, ti prego, non facciamo cose strane!

 

Non avere paura, siamo fra artisti. Molto bene, veniamo alla prima domanda: Piero, secondo te l'arte cos'è?

 

Secondo me l'arte è la ciambella di salvataggio per l'umanità, ed è una delle poche cose che abbia un futuro assicurato. E volete sapere perché?

 

Naturalmente sì.

 

Sapete chi sono i migliori attori del mondo, i più straordinari comici, i migliori pittori, i migliori ballerini, in sintesi, sapete chi sono i migliori artisti del mondo?

 

Piero, pendiamo dalle tue labbra.

 

E' facile... sono i bambini! Solo loro sanno agire liberamente senza nessun condizionamento. I loro disegni, i loro scarabocchi, ogni loro azione è spontanea. Purtroppo, l'artista, nella maggior parte dei casi, ama issarsi su un piedistallo e guardare tutti dall'alto con fare distaccato. E il pubblico, sbagliando, vede gli artisti come miti, come super star da idolatrare. L’opera d’arte non è più un piacere che arricchisce lo spirito ma un oggetto super valutato da collezionare. Invece l'arte è pura condivisone, appunto bisogna imparare dai bambini, oppure, per meglio dire, ognuno di noi, crescendo, dovrebbe mantenere entro di sé la gioia di vivere dei bambini con naturalezza. Finché ci saranno loro, l'arte e l'umanità intera avranno un esempio da seguire e le sorti della nostra esistenza saranno al sicuro. A proposito di bambini, che ne dite di una bella bomba al cioccolato?

 

Che bomba di idea dolce, certo, bombe al cioccolato e un buon caffè per tutti.

 

Ragazzo, aggiungine pure qualcuna alla crema.

 

Pure alla crema? Ma Piero, non ti faranno male?

 

Ma no, non ti sembro un fiore proprio come il libro della tua amica?

 

Piero Manzoni (Soncino, 13 Luglio 1933 – Milano, 6 Febbraio 1963) nasce da una famiglia benestante. Terminati a Milano gli studi classici dai gesuiti, frequenta l’ambiente artistico ed entra in contatto con Lucio Fontana, in quel momento teorico e co-ideatore dello spazialismo, quindi, agli occhi di Piero Manzoni un autentico visionario. Pertanto, sin da giovane attratto dall'arte, poco più che ventenne, dopo un breve approccio alla pittura tradizionale, passa alla sperimentazione, introducendo nella materia pittorica altri elementi di uso quotidiano. Successivamente, come tutti i giovani emergenti aventi quella fiamma interiore - una miscela esplosiva di vitalità artistica e di voglia di cambiare il mondo - sin dalle prime uscite in pubblico manifesta la sua filosofia basata su un inusuale materiale vario, snobbando le tecniche e gli strumenti classici.

Alla fine degli anni ’50 ormai il dado è tratto e Piero Manzoni è un artista senza freni sull'autostrada della creatività, collabora con menti affini al suo linguaggio, fondando una rivista, “Azimuth”, attorno alla quale orbiteranno artisti che faranno la storia dell’arte. Inoltre lavora a più progetti anticonvenzionali, provocatori e impermeabili alle critiche.

Il 1960 è per Piero Manzoni un anno ricco di lavoro e contatti a livello internazionale, un fermento incandescente di idee che alimenteranno il suo mito. Dello stesso anno una delle sue performance più originali, “la consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte”, nella quale i visitatori saranno invitati a mangiare vere uova sode firmate con l’impronta digitale dell’artista.

Nel 1961 la sua originalità si manifesta firmando i corpi nudi di modelle e di gente comune, facendoli diventare “sculture viventi” e realizzando 90 barattoli di “merda d’artista”.

Il 1962 lo vede protagonista a livello internazionale con opere dal formato di maggiori dimensioni.

Il 6 Febbraio del 1963 l’artista, dopo una breve ma intensissima carriera, in seguito ad un infarto, a soli ventinove anni, scompare definitivamente a Milano, lasciando un gran numero di opere mai eguagliate.

 

Piero, ma lo sai che tu assomigli a Yves Klein? Mi sembra che hai quasi la sua stessa faccia da Pierino la peste.

 

Walter, non ci avevo mai pensato ma è vero, ci assomigliamo e abbiamo lo stesso sguardo ironico, con lui ho condiviso un periodo della mia vita e parlavamo la stessa lingua, ci divertivamo da matti perché l’arte è anche divertente.

 

E provocatoria.

 

Sì, e sai perché?

 

 Già.

 

Perché negli anni ’50 l’arte era troppo sfruttata, gli artisti esageravano, spinti da un vento mistico, celebrativo, iperbolico e il pubblico li osannava come se avessero visto la Madonna. Quindi la mia provocazione verso il pubblico era di dargli quello che voleva. Tutto quello che io toccavo, firmavo e autenticavo diventava arte.

 

E non ne eri contento? Non eri contento del successo? Del fatto che la gente avesse la percezione dell’esistenza dell’arte, anche se in maniera così eccentrica e irrazionale?

 

Senza dubbio volevo far divertire la gente e farla riflettere. L’artista non è un dio, il linguaggio dell’arte è universale e vitale ma non può essere divinizzato. Comunque, posso anche dirti che il vecchio detto “parlatene anche male basta che ne parliate”, con me funzionava, pure se largamente incompreso, avevo la visibilità per dimostrare le mie teorie che poi sarebbero state utili ai posteri.

 

In quegli anni, secondo la tua filosofia, la smitizzazione dell’arte da parte tua poteva andare bene, ma adesso?

 

No, adesso penso che l’arte debba tornare protagonista in tutti i modi possibili, vanno bene anche le banane incerottate. Io continuerei con le mie trovate, ogni artista libero di esprimersi, l’arte sarebbe l’unico baluardo ai nuovi miti presenti e futuri, per non rischiare di soccombere al grande fratello.

 

Marta, che ne pensi?

 

La poesia farebbe comodo?

 

Certo che sì, per esempio puoi vedere anche qui la sua importanza.

 

Piero, dove? Io non la vedo.

 

Eh già, non la vedi perché ce la siamo mangiata.

 

?

 

Le bombe alla crema e al cioccolato… vera poesia, vera arte!!

 

Geniale come le tue uova sode! Abbiamo ancora lo zucchero sulle dita, vogliamo lasciare qualche impronta qui al bar?

 

Forse è meglio di no, arriverebbero le formiche.

 

Marta, hai ragione, sei una donna saggia, paghiamo il conto e andiamo che dobbiamo fare la nostra azione artistica e anche molto poetica. Ragazzi, lasciate che paghi io.

 

Piero, veramente il conto potrebbe essere salato, alla cassa c’è segnata anche la consumazione della colazione con Salvador Dalì.

 

Walter, e che problema c’è? Gli lascio un mio barattolo e ce ne andiamo.

 

Ora che mi ricordo, ne è rimasto uno nel cassettino della 500.

 

Quello regalalo a Mimmo Rotella, così la pianta di andare in giro per Roma a staccare i manifesti.

 

Speriamo che Matteo Gentili me la ripari.

 

Vogliamo dare un barattolo pure a lui?

 

E’ meglio di no, a Foligno lo prenderebbero per matto.

 

Ok, come vuoi tu, forza,  prendi quello scatolone e andiamo sulla piazza.

 

Walter, ci possiamo fidare? Non è che ci fa spogliare per poi autografarci?

 

Marta, quella è roba del passato, sicuramente ora ha in mente qualcos'altro.

 

Ho paura, assomiglia pure a Yves Klein, non voglio fare la modella desnuda e che mi tinga le tette.

 

Ma no, tranquilla, tanto, male che vada, non ci vede nessuno. Dai, dammi una mano a prendere lo scatolone.

 

Molto bene ragazzi, sapete che c’è nello scatolone?

 

Boh?

 

Nello scatolone c’è l’aquilone!

 

Ah! E allora?

 

Questi sono aquiloni d’artista, ora ne prendiamo uno a testa e, spinti dal vostro ponentino, prenderemo il volo. Faremo un giro sui sette colli, vi piace l’idea?

 

E l’azione artistica dov'è?

 

Walter, volteggiare con un aquilone d’artista è poesia, fantasia, felicità, come volare con l’immaginazione, fluttuando nello spazio, sognando di essere un gabbiano. Voliamo nello spazio liberi da condizionamenti, hai visto mai volare i gabbiani felici?

 

Qui a Roma? Ehhhhhh!

 

Ecco, pronti, si parte, andiamo a divertirci.

 

Amici lettori del blog che vi fa volare come un aquilone, io, Piero Manzoni e la scrittrice Marta Bandi vi salutiamo, vi ringraziamo e ci rivediamo al prossimo appuntamento che, vi anticipo, sarà di notte con un artista a sorpresa.

Readers of Signoradeifiltri, welcome back to our artistic encounters, today I want to make a change of program, the period we are experiencing leaves little room for our imagination and has distorted our daily lives, our habits, all the things we loved to do so,  from the book Talk to me about a flower, work of my friend Marta Bandi published with @libereria, I want to recite this poem whose title is:

 

E’ MAGIA

Godere di un incontro

Inaspettato, occasionale

Programmato, anelato

Assaporato, capitato,

Godere di un silenzio

carico di parole

non necessarie

non richieste

in bilico tra gli sguardi.

Godere di due battiti

Che si accordano

Si sintonizzano

Nella magia di un abbraccio

 

Marta Bandi

Through poetry I like to think that soon everything will return as before, better than before. To return to our interviews, today we will host an artist with a high-sounding surname, Piero Manzoni. The appointment is at the usual bar, I asked my friend writer to accompany me for a break with the covid19.

 

 Marta, are you happy with this opportunity?

 

Even if I'm not used to it, it makes me very happy. I hope you don't make me push the 500 like with Laurent.

 

 No, don't worry, today we have another means of locomotion.

 

Ah! Thank goodness, and what is it?

 

I don't know, Piero Manzoni will decide, here he comes.

 

Dearest, thank you for agreeing to be interviewed, can I introduce you to my friend writer?

 

Nice to meet you, I’m Piero Manzoni.

 

Pleased to meet you, Marta Bandi. Does it also have something to do with literature?

 

Actually, I'm just an artist.

 

Piero, I invited you to interview you and to participate in an artistic action that you have in store for us and that will remain in history.

 

What will we do?

 

Steady, Marta, it will be child's play.

 

Walter, please don't do strange things!

 

Don't be afraid, we are among artists. Very well, we come to the first question: Piero, in your opinion what is art?

 

In my opinion, art is the lifeline for humanity, and it is one of the few things that has a secure future. And do you want to know why?

 

Of course, yes.

 

Do you know who the best actors in the world are, the most extraordinary comedians, the best painters, the best dancers, in summary, do you know who the best artists in the world are?

 

Piero, we are waiting.

 

It's easy ... the kids! Only they know how to act freely without any conditioning. Their drawings, their doodles, their every action is spontaneous. Unfortunately, the artist, in most cases, loves to hoist himself on a pedestal and look at everyone from above with detached attitude. And the public, mistakenly, sees artists as myths, as super stars to be idolized. The work of art is no longer a pleasure that enriches the spirit but a highly valued object to collect. Instead, art is pure sharing, it is necessary to learn from children, or, better to say, each of us, growing up, should keep the joy of children naturally within. As long as children are there, art and all humanity will have an example to follow and the fate of our existence will be safe. Speaking of children, how about a nice chocolate bomb?

 

What a sweet idea, of course, chocolate bombs and good coffee for everyone.

 

Boy, add some with cream.

 

Pure cream? But Piero, won't they hurt you?

 

But no, don't I look like a flower just like your friend's book?

 

Piero Manzoni (Soncino, 13 July 1933 - Milan, 6 February 1963) was born into a wealthy family. After finishing his classical studies by the Jesuits in Milan, he attended the artistic environment and came into contact with Lucio Fontana, co-creator of spatialism, therefore, in the eyes of Piero Manzoni, an authentic visionary. Therefore, at little more than twenty, after a brief approach to traditional painting, he moved on to experimentation, introducing other elements of everyday use into the pictorial material. Subsequently, like all emerging young people with that inner flame - an explosive mixture of artistic vitality and desire to change the world - from the first outings in public he manifested his philosophy based on an unusual varied material, snubbing the classic techniques and instruments .

At the end of the 1950s, the die is cast and Piero Manzoni is an artist without brakes on the highway of creativity, collaborating with minds related to his language, founding a magazine, "Azimuth", around which artists who will make history will orbit. He also works on multiple unconventional, provocative and impervious to criticism projects.

1960 is a year full of work and international contacts for Piero Manzoni, an incandescent ferment of ideas that will feed his myth. In the same year one of his most original performances, "the consummation of the dynamic art of the public - devouring art", in the in which visitors will be invited to eat real hard-boiled eggs signed with the artist's fingerprint.

In 1961 his originality is manifested by signing the naked bodies of models and ordinary people, making them become "living sculptures" and making 90 cans of "artist shit".

1962 saw him protagonist on an international level with larger format works.

On February 6, 1963 the artist, after a short but very intense career, due to a heart attack, at only twenty-nine years of age, finally disappeared in Milan, leaving a large number of works never equaled.

 

Piero, but do you know that you look like Yves Klein? It seems to me that you have almost his face as Pierino the plague.

 

Walter, I never thought about it but it's true, we look alike and have the same ironic look, I shared a period of my life with him and we spoke the same language, we had a lot of fun because art is also fun.

 

It is provocative.

 

Yes, and do you know why?

 

Uhm.

 

Because in the 1950s art was too exploited, the artists exaggerated, driven by a mystical, celebratory, hyperbolic wind and the public praised them as if they had seen the Madonna. So my provocation to the public was to give them what they wanted. Everything I touched, signed and authenticated became art.

 

And weren't you happy? Weren't you happy with the success? The fact that people had the perception of the existence of art, even if in such an eccentric and irrational way?

 

Without a doubt, I wanted to entertain people and make them think. The artist is not a god, the language of art is universal and vital but cannot be divinized. However, I can also tell you that the old saying "talk about it even badly but just talk about it",  worked with me, even if widely misunderstood, I had the visibility to prove my theories that would later be useful to posterity.

 

In those years, according to your philosophy, the demystification of art on your part could be fine, but now?

 

No, now I think that art must return the protagonist in all possible ways, even bananas with scotch tape are fine. I would continue with my ideas, every artist free to express himself, art would be the only bulwark to new myths present and future, so as not to risk succumbing to the big brother.

 

Marta, what do you think?

 

Would poetry be convenient?

 

Of course yes, for example you can also see its importance here.

 

Piero, where? I don't see it.

 

Yeah, you don't see it because we ate it.

 

?

 

The cream and chocolate bombs ... real poetry, real art!

 

As brilliant as your hard-boiled eggs! We still have sugar on our fingers, do we want to leave some fingerprints here at the bar?

 

Maybe it's better not, the ants would come.

 

Marta, you are right, you are a wise woman, we pay the bill and we go. We have to do our artistic and also very poetic action. Guys, let me pay.

 

Piero, really the bill could be salty, there is also the breakfast with Salvador Dalì to pay.

 

Walter, what's the problem? I leave him a jar of mine and we leave.

 

Now that I remember, there is one left in the drawer of the 500.

 

Give it to Mimmo Rotella, so he stops going around Rome to remove the posters.

 

We hope that Matteo Gentili will fix it for me.

 

Do we want to give him a jar too?

 

It is better not to, in Foligno they would consider him mad.

 

Ok, as you want, come on, take that box and let's go to the square.

 

Walter, can we trust it? Will he not make us undress and then autograph us?

 

Marta, that is stuff of the past, surely now he has something else in mind.

 

I'm afraid, he also looks like Yves Klein, I don't want to be a naked model and that he dyes my tits.

 

But no, worst case scenario, nobody sees us. Come on, help me get the box.

 

Very well, guys, do you know what's in the box?

 

Boh?

 

There is a kite in the box!

 

Ah! So?

 

These are artist kites, now we take one each and, driven by your ponentino, we will take flight. We will take a ride on the seven hills, do you like the idea?

 

And where is the artistic action?

 

Walter, circling with an artist's kite is poetry, happiness, like flying with the imagination, floating in space, dreaming of being a seagull. We fly in space free from conditioning, have you ever seen happy seagulls flying?

 

Here in Rome? Ehhhhhh!

 

Here, ready, let's go, let's have fun.

 

Readers of the blog that makes you fly like a kite, I, Piero Manzoni and the writer Marta Bandi greet you, thank you and see you at the next appointment which, in advance, will be at night with a surprise artist.

Mostra altro

Hai Zi, "Un uomo felice"

19 Aprile 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Un uomo felice
di Hai Zi
Collana Poesia - Del Vecchio Editore  
Traduzione di Francesco De Luca

In libreria e in ebook dal 30 aprile 2020
Pagine: 180 - Prezzo: 15 euro, ebook: 7,99 euro



Francesco De Luca mi ha parlato spesso di questo libro che ha curato, del poeta che ha tradotto, del suo amore per la cultura cinese (che conosce a fondo) e che conta di diffondere anche in Italia, ben oltre i soliti stereotipi. L’esistenza di Hai Zi presenta molte analogie con la vita di Arthur Rimbaud (citato in epigrafe), perché anche lui produce l’essenza del suo corpus poetico in pochi anni, quindi muore suicida. Lascio la presentazione del lavoro alle parole della Casa Editrice, molto esaustive.

A trent’anni dalla sua morte arriva anche in Italia la raccolta completa del lavoro del grande poeta cinese Hai Zi, pubblicata per la prima volta in Italia da Del Vecchio. Hai zi si suicida appena venticinquenne sui binari del treno il 26 marzo 1989. Di fianco al suo corpo viene trovata una borsa che contiene una Bibbia, i racconti di Conrad, Walden di Henri David Thoreau e Kon-Tiki di Thor Heyerdahl. Un gesto simbolo da cui nasce il suo successo e che crea un vero culto intorno alla sua figura. La sua lirica senza tempo affonda le sue radici nella tradizione poetica cinese e si rivela al contempo incredibilmente attuale. Forse a causa della sua intrinseca dicotomia ha faticato, e fatica ancora, a trovare una collocazione univoca nonostante il grande successo di pubblico che lo ha portato a essere in Cina tra gli autori più letti e conosciuti di tutti i tempi. Prima della sua morte i lavori di Hai Zi erano pressoché sconosciuti, è solo in seguito al suo suicidio, che il culto attorno alle poesie e alla vita/morte del loro autore inizia a svilupparsi. Parallelamente cresce anche l’interesse accademico per il lavoro svolto da questo giovanissimo poeta che sviluppa la sua consistente produzione nell’arco di soli 6 anni. Pur essendo un artista figlio della rivoluzione culturale, i suoi lavori sembrano non avere alcun appiglio con la realtà politica e sociale del suo tempo, e questo gli valse e gli vale tutt’ora non poche critiche, ma a ben guardare nei versi di Hai Zi si nasconde un messaggio universale che parla all’umanità intera, al di là dei momenti storici, con una spinta trascendentale impossibile da ignorare che quindi parla di vera e universale libertà. La poetica di Hai Zi sfugge alle categorizzazioni, non si piega alle necessità piccine, perché nella sua autenticità sta la sua potenza, nella ricerca di sé in quel collegamento che unisce l’individuo al tutto, quindi nella poesia che forgia il mondo risiede il suo vero e profondo messaggio.

Francesco De Luca (scrittore, poeta e traduttore dal cinese) nel 2019 ha pubblicato il romanzo Karma hostel con Il Foglio Letterario. Il libro narra le vicissitudini di un ragazzo italiano che, deluso dall’esistenza che conduce in patria, decide di trasferirsi in Cina e di aprire un piccolo albergo per surfisti. Il romanzo fa capire molte cose della cultura cinese, affrontando il tema dei movimenti di opposizione e dei dissidenti.

 

Le poesie sono tutte edite con il testo cinese a fronte. Vediamone alcune.

Agricoltori

Nel fiume blueggiante
lavo le mani
lavo le mani dalle antiche guerre
combattere è già qualcosa di lontano
di non più adatto
il mio sangue
afferra la mia preziosa spada
l’armatura
finanche la corona
per nasconderli tra alte montagne
carrozze da Nord
si arrestano nell’affetto della terra gialla
ma la terra tramandata di generazione in generazione
sta dormendo nel sacco di semi

(1983)

In mare

Tutti i giorni son giorni in mare
povero pescatore

grumi di carne come una fune maldestra
lanciato sulle onde

vuole afferrare terre lontane

oggetti luminosi

anche solo i finti sorrisi del sole

ma afferra solo assi di legno marce:

capanne, barche e bare

dorsi di pesci migrano in branchi

senza fine e senza inizio

della giovinezza solo si può dire

quanto sia fragile

 

(Giugno 1984)

Natura

Lascia che io dica
è una donna forte e bella
pesciolini blu sono i suoi orci
e sono i suoi svestiti abiti
lei sa amarti con la carne
nelle canzoni popolari da tempo ti ama
Guardando in alto in basso
talvolta ne accarezzi il corpo
seduto sul tronco la baci
ogni foglia è le sue labbra
ma non la vedi
come sempre tu non la vedi
ma lei da lontano ancora t’ama.

(1984)

Villaggio

Nel villaggio abitano
madre e figlio
il figlio tranquillo cresce
la madre tranquilla osserva.
Tra i fiori d’amento
il villaggio è una barca bianca
le mie sorelle si chiamano fiori d’amento
le mie sorelle sono splendide.

(1984)

Autoritratto

Lo specchio è una ciotola
sul tavolo
il mio viso
è la patata nella ciotola
Ecco, escono da terra
queste dolci ossa

(1984)

 

 

Sguardi

Fiori di pero
sul muro di terra scivolano
suoni di campane di armenti
Zia ha portato due nipotini
ritti davanti a me
come due tozzi di carbone nero
forte davvero il sole
di tutto il creato in crescita, frusta e sangue!

(1985)

Mezza poesia

Sei mia
mezza poesia
ami metà col cuore
nascondi metà col corpo
sei mia
mezza poesia
che nessuno cambi una parola.

(1986)

Antologia d’amore

Seduto sul candeliere
sono una corona di fiori
penso a un’altra corona di fiori
non so quando offrire
non so come porre.

(1986)

 

Le traduzioni sono di Francesco De Luca.

Mostra altro

Intervista con l'artista: Giacomo Balla

18 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #le interviste pazze di Walter Fest, #poesia

"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest

"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest

 
Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati al mio appuntamento con l'arte e con il blog sempre in orbita nella galassia della cultura. Questo deve proprio essere un periodo sfortunato. Devo andare a prendere l’artista che oggi intervisterò ma purtroppo i miei mezzi di locomozione sono ancora in panne, abbiamo dovuto riconsegnare il 600 a pulmino alle suore pacifiste, non potevamo approfittare della loro generosità, quindi oggi non mi rimane che prendere la vecchia 500, che si mette in moto solo se viene spinta e, in questi casi, a chi si chiede aiuto? Ma sì, si chiede aiuto a un amico, aspettate un attimo che lo chiamo.
 
- Pronto Laurent.
 
- Ciao Walter.
 
- Ho un problema, mi devi aiutare.
 
- Che dobbiamo fare?
 
- C’è una 500 da mettere in moto a spinta, non va il motorino d’avviamento.
 
- Aspettami che arrivo.
 
Amici lettori, mi dispiace di questo contrattempo, mi rendo conto che siamo nel 2080, in piena fantascienza, in piena era moderna e super evoluta, ma a noi poveri artisti, se vogliamo spostarci, non rimane che spingere miseramente a mano questa piccola automobilina. Per fortuna sta arrivando un mio amico: il poeta Laurent.
 
- Eccomi, sono arrivato, allora, che facciamo?
 
- Spingiamo, forza, io monto in macchina e tu spingi. Accendo il quadro, metto la seconda al volo, il motore parte, con la destra apro lo sportello e tu, con salto, entri.
 
- Comincio a captare la fregatura: è per questo che mi hai chiamato?
 
- Ma dai, si tratta di un piccolo aiutino, tu sei forzuto. E poi, dopo, ti presento un amico artista, intervistiamo Giacomo Balla.
 
- E’ amico tuo?
 
- Laurent, io con la fantasia tengo un sacco di amici altolocati. Dai, sbrighiamoci che ci sta aspettando.
 
E con uno schioccare di dita, i due artisti di @libereria mettono in moto la 500 e vanno ad incontrare Giacomo Balla.
 
- Laurent, con il famoso artista torinese faremo un ritorno al passato, torneremo indietro nel tempo per parlare del presente che poi è il futuro. Lo so che ti appare un concetto confuso ma, attraverso la fantasia, spiegheremo quello che accadrà fra 60 anni. Eccolo là, in compagnia del suo cane al guinzaglio.
 
- Giacomo, benvenuto a bordo, le presento un mio amico scrittore, Laurent Vercken de Vreushmen.
 
- Molto lieto maestro.
 
- Ragazzo, chiamami semplicemente Giacomo. Insomma, Walter, siamo in era post futurista, perché sei venuto con questa auto preistorica?
 
- Giacomo, è quello che passa il convento della fantasia.
 
- Ah, ho capito! Ecco perché sei andato da Dalì con il pulmino delle suore.
 
- Giacomo, quella è un'altra storia. Ma hai ragione, siamo nel 2080 e la tecnologia è parte della nostra vita, ha facilitato  il nostro quotidiano. Quello che il cinema aveva da sempre anticipato come finzione scenica ora è diventato realtà. Fortunatamente, nel 2080, prima che corressimo il rischio di diventarne schiavi, abbiamo fatto in tempo a fare qualche passo indietro. La virtualità, l'automazione non possono sostituirsi a noi, questo pianeta è nato per essere la casa di ogni forma di esistenza naturale a dimensione umana, la tecnologia deve rimanere solo uno strumento. Giacomo, parliamo del movimento Futurista?
 
- Walter, noi eravamo prima di tutto uomini con una testa, un cuore, due braccia e due mani per forgiare e plasmare la materia. Il mito della velocità era l'applicazione delle nostre teorie, l'arte è sempre stata l'apripista dei nuovi linguaggi, rompere gli schemi del passato era la nostra forza, la nostra illusione. Il Futurismo, come tutte le avanguardie artistiche, disponeva di un tempo limitato per lasciare il posto a nuove tendenze. Vedi come tutto gira? Mai permane una situazione inossidabile di staticità, è l'energia dinamica della nostra esistenza che si muove insieme al globo terrestre, in un vortice infinito, ad una tale velocità  da far sembrare ogni cosa invisibile, nella quasi perdita della cognizione del tempo. C'è solo una cosa che ci ricompatta e ci armonizza con la natura: il colore, un'infinita gamma di sfumature, parte intrinseca del nostro dna. Il colore è il cuore di ogni cosa. Sai che l'Italia è il paese più colorato del mondo? Lo è per conformazione naturale, lo è per la sua storia, naturalmente per la sua arte, non esiste paese al mondo più colorato del nostro.
 
 
 
Giacomo Balla, nel 1895, lasciò Torino per Roma e per sperimentare il nuovo Divisionismo italiano del quale, insieme ad un gruppo di giovani artisti suoi allievi, fu un importante promotore.
Gli inizi del '900 furono anni di grande modernizzazione, nonostante il periodo belligerante, l'arte era attivissima.
Giacomo Balla, un'irrefrenabile personalità mai domata, gettò le basi del movimento Futurista. In quegli anni, attraverso una vivacità creativa eccezionale, realizzò, inoltre, scenografie teatrali, arredamenti, accessori vari di uso quotidiano. Tutto questo  con il nuovo linguaggio futurista, un dinamismo sopratutto e maggiormente "colorato", per affermare un universo a 360° proiettato verso il futuro. Giacomo Balla in questo fu uno dei maggiori protagonisti.
Purtroppo, nel corso di quegli anni, se da un lato il vivere sapeva di modernità e di relativo benessere, da un altro stavano rullando tamburi di guerra. L'artista non poté fare a meno di rimanerne coinvolto. Il potere ha sempre usato l'arte e la stampa come strumenti di comunicazione. Nel 1937 G.B. avvertì la sensazione che la società stesse prendendo un'altra rotta e che l'arte non fosse più un sentimento umano, ma un qualcosa di eccessivamente portato alla presunzione, qualcosa che faceva diventare il colore, l'anima della nostra esistenza, una mera patina di facciata. Decise perciò di estraniarsi dal cambiamento dei propri ideali, portò avanti la questione con coraggiosa onestà intellettiva, subendo, da parte della cultura ufficiale, l'allontanamento come figura di spicco dell'arte Italiana.
Dopo gli anni di guerra, l'opera di Giacomo Balla venne meritatamente rivalutata a livello mondiale. Era stato un vero maestro, artefice di una unicità artistica, lasciando un'impronta fondamentale nel panorama culturale internazionale. Negli  anni a seguire continuò la sua produzione artistica, rimanendo un serio e appassionato artigiano dell'arte, scomparve ottantaseienne il 1 Marzo del 1958.
 

- Giacomo, ora vorrei parlare con te di un'opera, un monocolore importante e rivoluzionario per quei tempi, Dinamismo di un cane al guinzaglio.
 
- Cari ragazzi, avevo dentro di me la consapevolezza di provare una forte attrazione per la  fotografia, che ritenevo una grande novità. Sono stato sempre uno sperimentatore, mi sentivo come un navigatore alla scoperta di nuove terre e non potevo rimanere indifferente
 
- Giacomo, perché il formato dell'opera è quasi quadro, con il cane in primo piano e la figura della donna tagliata all'altezza delle gambe?
 
- E' facile, per una questione di libertà. Volevo liberare il cane dal guinzaglio, strappandolo idealmente alla donna, stretta, oppressa nel suo abito di sapore antico lungo fino alle caviglie, che la teneva prigioniera. Un abito che ne accentuava, ma allo stesso tempo ne celava, le belle forme femminili e naturali, mentre l'animale, con la velocità dei suoi passi, librando il guinzaglio voleva velocizzare le gambe e tutta la personalità di donna verso una modernizzazione dei propri usi e costumi.
Come puoi vedere il protagonista è il cane, che ho raffigurato in una linea obliqua verso l'alto, vedendo un orizzonte lontano. La mia stessa firma è posta in basso a destra, come autore e uomo di questa nuova epoca seguo con la mia autenticazione grafica quella direzione. Io, tramutandomi in un essere invisibile, valicando la barriera temporale, mi proietto, come una serie di fotogrammi di una pellicola in uso alla fotocamera insieme alle immagini impresse sulla cellulosa, verso il futuro.
A proposito di futuro. Eh già, ragazzi miei, nel 2080 siamo andati troppo in là, abbiamo portato troppo avanti l'umanità, smorzando un cuore che batte, un universo di sentimenti, la fantasia che ti rende felice delle cose semplici e genuine, la gioia di esistere, e ci siamo invaghiti del progresso, della scienza superiore alla dimensione umana, portando gli uomini, le donne a diventare automi infelici e questo è stato un grave errore.

- Giacomo nel 2080 siamo diventati automi infelici?
 
- Ebbene sì, fortunatamente ci siamo fermati in tempo, eravamo sull'orlo del baratro, poi il potere dell'arte magicamente ha destato, attraverso tutte le espressioni umanistiche, quella forza che ci ha permesso di separare la tecnologia dalla vera essenza dell'umanità, un'essenza fatta dei cinque sensi primordiali che ci rendono unici e felici. Siamo riusciti a ottenere il meglio dagli strumenti della scienza, rimanendo semplicemente umani. Come questa automobile antica di fuori ma moderna e iper accessoriata di dentro, che si alza in volo, non fa fumo e non inquina, bella da viverla umanamente con il più piacevole e spontaneo dei sorrisi.
 
- Laurent, tu che dici?
 
- Questa disquisizione futurista è stata deliziosa, per rimanere in tema posso deliziarvi con una mia poesia?
 
- Laurent, ti ascolterò con piacere
 
 
- Il titolo è Un piccolo genio di sottofondo.
 
Se ne sta immobile,
passeggiando
Tra i discorsi
Con un nubifragio appeso di traverso
Nel nugolo dei pensieri
E delle battute di controcanto
In risposta alle affermazioni forti
Delle affettuose personalità
Inermi eppure gigantesche,
Esse, le compagnie amiche nemiche,
Si stagliano contro un cielo
Di stonati risvolti
Nella vita di Qualcuno
Così che quando si affermano gli scherzi
In compagnia del piccolo genio di sottofondo
Ogni cosa aggiunge il valore
Ch’egli le toglie via
Con un perturbante e deciso gesto
Di chi dagli albori
Si trova a riscoprirsi
I segni delle represse voglie
A mo’ di scusa chiede
Per rubare carezze
Costantemente trasportate al centro
Rivelatore della mancanza di
Un contrappeso alle vertigini
Di fronte la manifestazione del proprio aspetto
Un triste biglietto da visita
Per resistere alla gravità di ogni cosa.
 
 
- Ehi ragazzo, ma questa è una poesia futurista!
 
- La ringrazio, detto da un artista come lei è un gran complimento, anche nel mio libro Qualcuno di inadeguato, sotto una maschera di drammaticità ho costruito un cuore che pulsa di ottimistico entusiasmo, una dinamica azione per svegliare il torpore di una vita ormai spenta, l’energia che nella mente accende la luce, la mia luce che vuole illuminare il percorso di coloro che hanno perso la speranza.
 
- Laurent, tu sei nato nel periodo sbagliato, se fossi stato dei miei tempi avresti avuto un successo straordinario, ma ti auguro di ottenerlo comunque in questa era moderna, sei giovane e il tempo è dalla tua parte.
 
- Giacomo, ti prometto che proverò.
 
- Ma Walter, Jackson Pollock mi ha detto che su questa automobilina futurista tu hai un bell'assortimento di cioccolatini.
 
- Certo Giacomo, puoi trovarli nel cassettino del frigo bar.
 
- Mi sembra di non vederli, ma cos’è questo? Un barattolo? Perché tieni un barattolo?
 
- Un barattolo?
 
- Ma sì, è proprio un barattolo e sopra c’è scritto “Merda d’artista”.
 
- Ah sì, è l’opera di Piero Manzoni.
 
- E la volete mettere con i cioccolatini che avete dato a Pollock? Sapete ora con questo barattolo che ci faccio?
 
- Ma Giacomo non è stata colpa nostra se Pollock si è pappato tutti i cioccolatini. E poi il barattolo è di Piero Manzoni per la prossima intervista.
 
- Anche se di artista sempre di merda si tratta, ora ve la tiro in testa così imparate per la prossima volta.
 
- Giacomo ti prego non lo fare, quel barattolo vale più di duecentomila euro!
 
-Ma Walter non potevi dargli la banana di Cattelan?
 
-La banana? Laurent ma che ci posso fare se gli artisti sono matti?
 
- E allora andiamoci a prendere un caffè che è meglio.
 
- Giacomo, non possiamo, Salvador Dalì ti ha lasciato da pagare il conto dell’ultima intervista.
 
- Ragazzi, tranquilli, consumiamo e poi il conto lo fate pagare a Piero Manzoni. Con quello che vale questa sua opera si può permettere di pagarci un caffè, perbacco!
 
E così, amici lettori, mentre io, Laurent Vercken de Vreushmen, Giacomo Balla e il suo cane al guinzaglio andiamo a prenderci un caffè, che poi faremo pagare a Piero, vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro. Tanto avete capito con chi sarà.

Readers of Signoradeifiltri, welcome back to my appointment with art and with the blog always in orbit in the galaxy of culture. This must be an unfortunate period, because I have to go get the artist I will interview today. Unfortunately my means of locomotion are still broken down, we had to return the 600 bus to the pacifist nuns, we could not take advantage of their generosity, so today I just have to take the old 500, which starts only if it is pushed and, in these cases, who do you ask for help? But yes, you ask for help from a friend, wait a moment for me to call him.

- Hello Laurent.

- Hi Walter.

- I have a problem, you have to help me.

- What should we do?

- There is a 500 to be started, the starter does not go.

- Wait for me, I'm coming.

Dear readers, I am sorry for this setback, I realize that we are in 2080, in full science fiction, in full modern and super evolved era, but to us poor artists, if we want to move, all that remains is to push this small car miserably by hand. Luckily a friend of mine is coming: the poet Laurent.

- Here I am, what do we do?

- We push, come on, I get in the car and you push. I turn on, the engine starts, with the right hand I open the door and you, with a jump, enter.

- I begin to catch the catch: is that why you called me?

- Come on, it's a little help. And then, afterwards, I introduce you to a friend artist, we interview Giacomo Balla.

- Is he your friend?

- Laurent, I have a lot of high-ranking friends with fantasy. Come on, let's hurry up.

And with a snap of your fingers, the two @libereria artists start the 500 and go to meet Giacomo Balla.

- Laurent, with the famous artist from Turin we will make a return to the past, we will go back in time to talk about the present which is then the future. I know that this is a confused concept but, through fantasy, we will explain what will happen in 60 years. Here he is, in the company of his dog on a leash.

- Giacomo, welcome on board, I introduce you to a friend of mine, Laurent Vercken de Vreushmen.

- Hallo!

- Boy, just call me Giacomo. In short, Walter we are in the post futurist era, why did you come with this prehistoric car?

- Giacomo, that's what's available.

- Ah, I understand! That's why you went to Dalì with the nuns' minibus.

- Giacomo, that's another story. But you're right, we are in 2080 and technology is part of our life, it has facilitated our daily lives. What cinema had always anticipated as stage fiction has now become reality. Fortunately, in 2080, before we ran the risk of becoming slaves, we had time to take a few steps back. Virtuality, automation cannot replace us, this planet was born to be the home of every form of natural existence with a human dimension, technology must remain only a tool. Giacomo, are we talking about the Futurist movement?

- Walter, we were first of all men with a head, a heart, two arms and two hands to forge and shape the material. The myth of speed was the application of our theories, art has always been the forerunner of new languages, breaking the patterns of the past was our strength, our illusion. Futurism, like all artistic avant-gardes, had limited time to make way for new trends. See how everything turns? There never remains a situation of stainless static, it is the dynamic energy of our existence that moves together with the terrestrial globe, in an infinite vortex, at such a speed as to make everything seem invisible, in the almost loss of time cognition. There is only one thing that compacts us and harmonizes us with nature: color, an infinite range of shades, an intrinsic part of our DNA. Color is the heart of everything. Do you know that Italy is the most colorful country in the world? It is by its natural conformation, it is by its history, naturally by its art, there is no country in the world more colorful than ours.
 

Giacomo Balla, in 1895, left Turin for Rome and to experience the new Italian Divisionism of which, together with a group of young artists, his students, was an important promoter.
The early 1900s were years of great modernization, despite the belligerent period, art was very active.
Giacomo Balla, an unstoppable personality never tamed, laid the foundations of the Futurist movement. In those years, through an exceptional creative liveliness, he also created theatrical sets, furnishings, various accessories for daily use. All this with the new Futurist language, a dynamism above all, and more "colorful", to affirm a 360 ° universe projected towards the future. Giacomo Balla in this was one of the major protagonists.
Unfortunately, during those years, if on the one hand living tasted of modernity and relative well-being, on the other hand war drums were rolling. The artist could not help but get involved. Power has always used art and printing as communication tools. In 1937 G.B. felt the feeling that society was taking another route and that art was no longer a human feeling, but something excessively led to presumption, something that made color, the soul of our existence, a mere patina facade. He therefore decided to estrange himself from the change of his ideals, he pursued the matter with courageous intellectual honesty, undergoing, on the part of the official culture, the removal as a leading figure of Italian art.
After the war years, Giacomo Balla's work was deservedly re-evaluated worldwide. He had been a true master, creator of an artistic uniqueness, leaving a fundamental mark on the international cultural scene. In the following years he continued his artistic production, remaining a serious and passionate artisan of the art, he disappeared  at eighty-six on March 1, 1958.


- Giacomo, now I would like to talk to you about a work, an important and revolutionary one-color for those times, "Dynamism of a dog on a leash".

- Dear guys, I had the awareness inside me of feeling a strong attraction for photography, which I thought was great news. I have always been an experimenter, I felt like a navigator discovering new lands and I could not remain indifferent.

- Giacomo, why the format of the work is almost square, with the dog in the foreground and the figure of the woman cut at the height of the legs? -

- It's easy, for a matter of freedom. I wanted to free the dog from the leash, ideally snatching it from the woman, tight, oppressed in her ankle-length ancient dress, which held her captive. A dress that accentuated, but at the same time concealed, the beautiful feminine and natural forms, while the animal, with the speed of its steps, hovering the leash wanted to speed up the legs and all the woman's personality towards a modernization of its customs and traditions.
As you can see the protagonist is the dog, which I have depicted in an oblique line upwards, seeing a distant horizon. My own signature is placed in the lower right corner, as author and man of this new epoch I follow with my graphic authentication that direction. I, transforming myself into an invisible being, crossing the time barrier, project myself, like a series of frames of a film in use to the camera together with the images imprinted on the cellulose, towards the future.
About the future. Oh yes, my boys, in 2080 we went too far, we carried humanity too far, dampening a beating heart, a universe of feelings, the fantasy that makes you happy with simple and genuine things, the joy of existing, and we fell in love with progress, with science superior to the human dimension, leading men and women to become unhappy automata and this was a serious mistake.

- Giacomo in 2080 did we become unhappy automata?

- Well yes, luckily we stopped in time, we were on the edge of the abyss, then the power of art magically aroused, through all humanistic expressions, that power that allowed us to separate technology from the true essence of humanity, an essence made of the five primordial senses that make us unique and happy. We managed to get the best out of the tools of science by simply remaining human. Like this car ancient outside but modern and hyper-equipped inside, which rises in flight, does not smoke and does not pollute, beautiful to live it humanly with the most pleasant and spontaneous of smiles.

- Laurent, what do you say?

- This futuristic discussion was delightful, to stay on topic can I delight you with a poem of mine?

- Laurent, I will listen to you with pleasure

 

The title is A little background genius.

 
Se ne sta immobile,
passeggiando Tra i discorsi
Con un nubifragio appeso di traverso
Nel nugolo dei pensieri
E delle battute di controcanto
In risposta alle affermazioni forti
Delle affettuose personalità
Inermi eppure gigantesche,
Esse, le compagnie amiche nemiche,
Si stagliano contro un cielo
Di stonati risvolti
Nella vita di Qualcuno
Così che quando si affermano gli scherzi
In compagnia del piccolo genio di sottofondo
Ogni cosa aggiunge il valore
Ch’egli le toglie via
Con un perturbante e deciso gesto
Di chi dagli albori
Si trova a riscoprirsi
I segni delle represse voglie
A mo’ di scusa chiede
Per rubare carezze
Costantemente trasportate al centro
Rivelatore della mancanza di
Un contrappeso alle vertigini
Di fronte la manifestazione del proprio aspetto
Un triste biglietto da visita
Per resistere alla gravità di ogni cosa.

 

- Hey boy, but this is a futurist poem!

 

- Thank you, said by an artist like you is a great compliment, even in my book Someone inadequate, under a mask of drama I built a heart that pulsates with optimistic enthusiasm, a dynamic action to awaken the torpor of a life now spent, the energy that turns on the light in my mind, my light that wants to illuminate the path of those who have lost hope.

- Laurent, you were born in the wrong period, if you had been in my time you would have had extraordinary success, but I wish you to get it anyway in this modern era, you are young and time is on your side.

 

- Giacomo, I promise you that I will try.

 

- But Walter, Jackson Pollock told me that on this futurist toy car you have a nice assortment of chocolates.

 

- Of course Giacomo, you can find them in the drawer of the mini bar.

 

- I don't seem to see them, but what is this? A jar? Why do you keep a jar?

 

- A jar?

 

- Yes, it is really a jar and above it is written "Artist shit"

 

- Ah, yes it is the work of Piero Manzoni.

 

- And you want to confront it with the chocolates you gave Pollock? Do you now know what I can do with this jar?

 

- But Giacomo it wasn't my fault if Pollock got all the chocolates. And then the jar is by Piero Manzoni for the next interview.

 

- Even if it is artist shit, now I throw it in your head so  you learn for the next time.

 

- Giacomo, please don't, that jar is worth more than two hundred thousand euros!

 

-But Walter couldn't they have given him Cattelan's banana?

 

- Banana? Laurent, but what can I do if the artists are crazy?

 

- So let's go get some coffee, that's better.

 

- Giacomo, we can't, Salvador Dalì left the bill to pay.

 

- Guys, don't worry, we drink and then you have Piero Manzoni pay the bill. With what his work is worth you can afford to pay us a coffee, wow!

 

And so, friends, while I, Laurent Vercken de Vreushmen, Giacomo Balla and his dog on a leash, go and have a coffee, which we will then charge Piero for, we greet you and look forward to seeing you at the next meeting. I think you understand who we will interview.

 

Mostra altro
Pubblicità

"Shilde" (1988) Regia di Darezhan Omirbayev

17 Aprile 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

Con il cortometraggio Shild ("Luglio" in lingua kazaka) il regista Darezhan Omirbayev esibisce deciso il suo biglietto da visita e, di conseguenza, mostra fin da subito un concreto potenziale. Successivamente diventerà uno dei maestri del cinema made in Kazakistan.

In questo caso si parla di cinema sovietico, anzi, di morente cinema sovietico, visto che il crollo dell’U.R.S.S. risultava imminente. Nonostante la limitatezza dei mezzi tecnici a disposizione, il regisseur riesce a confezionare un gioiellino che, a mio avviso, ha dei richiami con il neorealismo e dove la trama è secondaria, infatti, il susseguirsi è “narrato” attraverso la prospettiva di due bambini che, a momenti, potremmo etichettare come Ladri di meloni.

A questo punto mi chiedo se Omirbayev non abbia tratto ispirazione, almeno parzialmente, addirittura prendendo in prestito alcune sequenze, da Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Ad ogni modo, l’atmosfera ricreata non lascia indifferente l’attento spettatore: povertà, doveri e tediosità quotidiana. I due bambini trovano soltanto un qualche stimolo col cinema, con delle ragazzate e giochi infantili. Oltretutto il finale presagisce come, globalmente, per grandi e piccini la condizione nelle steppe in Kazakistan rimane e rimarrà “arida”.

Vorrei segnalare che con “Shilde” è possibile fare i dovuti collegamenti con il successivo lavoro filmico del già citato kazako artista, ovvero il lungometraggio, Kairat, tanto da considerare il primo un prequel diretto, per via di alcuni dettagli che non mi sono di certo sfuggiti.

Il bambino assomiglia tantissimo all'adulto Kairat, entrambi interessati a opere filmiche, entrambi provenienti da una località pastorale/contadina piuttosto squallida, entrambi protagonisti di quell'essere non proprio incentivati, ed entrambi che si lasciano travolgere dall'uggiosità esistenziale a dispetto di un sole che irradia quei luoghi dimenticati da Dio. Cosa molto importante, è presente una sequenza onirica che si confonde con la realtà, indubbiamente tale espediente filmico viene preservato e sfruttato successivamente in maniera ancora più decisa col film appena menzionato, prodotto agli inizi degli anni novanta.

Quindi, assemblando il cortometraggio e il lungometraggio, sicuramente il risultato finale non lascia margini di dubbio, ovviamente, secondo una mia predisposizione da appassionato spettatore cinematografico.

Tra le varie cose mi sono focalizzato su come fin dall'inizio sia stata gestita la cinepresa, in quanto si sposta verso l'alto e intorno alla finestra, attraverso la madre addormentata e il ragazzo sveglio, per poi seguire il movimento pigro di una mosca che ronza. Che sia una sorta di colonna sonora sperimentale? Il movimento appare scandito ulteriormente appena il protagonista si alza dal “giaciglio”, dove è facile capire la sua situazione, l’ambiente, il ceto etc.

La scalcinato ed improvvisato cinema, in cui viene mostrato un melodramma musicale russo in stile Bollyowood, beh, Omirbaev continua ad avere buona padronanza di regia e sa “inquadrare” con professionalità, ad esempio lo sfiorarsi l’avambraccio quasi discreto tra i due fanciulli, elemento peraltro presente anche in Kairat.

In conclusione, direi che è uno di quei cortometraggi da visionare, adatto per molti ma non per tutti.

 

Mostra altro

"Poesia" di Nicola Crocetti, una rivista unica

16 Aprile 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #riviste, #poesia

 

 

 

 

Se mi chiedono quale sia la rivista più bella che ancora resiste in Italia, la risposta nasce spontanea: Poesia. Sì, perché Poesia è un mensile internazionale di cultura poetica, con testi bilingue, giunta al numero 357, che esce ininterrottamente in edicola da trentatré anni. Lo so che probabilmente non ve ne siete accorti, distratti da Novella 2000 e Gossip 3000, oppure dalla ennesima rivista di cucina che insegna come cuocere i maccheroni o le orecchiette alla puttanesca. In ogni caso è vero, la trovate persino a Piombino (casa mia, è tutto dire), certo non in tutte le edicole, ma nelle migliori, spesso su ordinazione, in ogni caso arriva. Per meglio dire, arrivava, perché Poesia da maggio riprende il cammino invertendo la rotta, decidendo per un ritorno in libreria, cambiando periodicità da mensile a bimestrale, raddoppiando le pagine e diventando una vera e propria rivista - libro. Troverete Poesia nelle librerie Feltrinelli, perché l’editore passerà da Fondazione Poesia Onlus a Feltrinelli, ma la garanzia di continuità verrà dalla direzione editoriale curata dal grande Nicola Crocetti, l’uomo della poesia in Italia, esperto di letteratura greca, traduttore e deus ex machina di un’operazione incredibile così fuori dalle mode, ma proprio per questo indispensabile. Ho tra le mani Poesia 357, numero di marzo, che celebra la fine di un’epoca, l’addio alle edicole e il passaggio in libreria. Il piatto è ricco, per questo mi ci ficco, da amante della poesia e modesto traduttore di ispanici. In apertura leggo un bel servizio su Milo De Angelis (curato da Lorenzo Chiuchiu, Davide Brullo e Cinzia Thomareizis) che ha appena pubblicato Poesia e destino (Crocetti, pp. 172 euro 15), segue Massimo Bacigalupo che presenta Louise Glück (in tedesco e italiano), quindi Nino Muzzi con Jakob Van Hoddis e Nicola Crocetti con la poetessa greca Katerina Anghelaki-Rooke. Nel numero 356 avevamo incontrato Silvio Ramat, uno dei nostri ultimi grandi poeti, che ha appena pubblicato In cuor vostro e altri versi (Crocetti), mentre qui leggiamo (lo confesso, per la prima volta) le francesi Christofle de Beaujeau, Louise Colet e il cubano Nicolás Guillén (il poeta nazionale), tutti in lingua originale, con relative traduzioni. Poesia è un piccolo gioiello, così come è ammirevole la produzione editoriale di un coraggioso editore come Crocetti, del quale ricordiamo alcuni titoli tradotti da Nikos Kazantzakis: Zorba il greco, Rapporto al greco, Francesco, Ascetica o I salvatori di Dio. Leggete Poesia e sostenetela. Ha bisogno di lettori e di nuovi abbonati. (http://www.poesia.eu/)

 

Gordiano lupi
www.infol.it/lupi

Mostra altro

Una casa di vento: incipit

14 Aprile 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #walter fest, #pittura

Disegni di Walter FestDisegni di Walter Fest

Disegni di Walter Fest

 

 

 

 

 

Incipit de Una casa di vento di Patrizia Poli

 

Sale la scala a piedi, senza accendere la luce. Gli par di sentire Michela: «Hai tanto insistito per l’ascensore e ora non lo prendi?». Gira la chiave ed entra, lo accoglie la vampa dei termosifoni, s’infila in camera di suo figlio, subito sulla destra, con la porta spalancata perché devono averlo a portata d’orecchio anche mentre dorme. Si lascia cadere ai piedi del letto, il respiro pesante di Loris dà spessore al buio.

«Babbo.»

«Dormi, ciccio.»

«Perché ci hai messo tanto a tornare?»

«Ho fatto un giro, si sta bene fuori.»

«Volevo salutare il nonno.»

«Poi un giorno ti ci porto, ora dormi, è quasi l’alba. Cazzo, hai di nuovo la tosse.» Gli sistema il lenzuolo sotto il mento, poggia le labbra sulla fronte che è appiccicaticcia, sgradevole, calda. «Buonanotte, per quel che ne resta.»

«Buonanotte, babbo.»

Spera che si riaddormenti, che non stia sveglio nei suoi laghi di sudore, nelle sue tossi convulse che grattano la gola. Va in camera sua, si spoglia, lascia cadere gli abiti sul parquet, tutti in un mucchio solo, sa che domani Michela si arrabbierà anche per questo, ma adesso non importa, adesso è così e basta. Si stende accanto a lei. Odori e scricchiolii prendono corpo dall’oscurità. Il ticchettio della sveglia, il puzzo dei calzini che ha tenuto su tutto il giorno, la tosse di Loris, secca e raschiante, il gatto che russa fra le gambe di sua moglie. Non saprebbe dire se lei dorme o fa finta, in ogni caso è molto tardi, è stanco e non gli va di parlare. Gli occhi, però, rimangono aperti e si adattano pian piano all’oscurità della camera. Comincia a intravedere il profilo di Michela. La frangia liscia arriva fino al naso, che è grosso, la bocca è come un taglio nella faccia, solo il labbro inferiore è carnoso, l’altro è sottile, lungo. Ha un accenno di doppio mento che s’intensifica non appena ingrassa. La conosce a palmo a palmo, anni fa la percorreva con la lingua dalla fronte alle dita dei piedi, imparando il sapore dei suoi orifizi, dei suoi umori nascosti, della sua pelle, delle prime increspature che non erano ancora rughe. Ora lei non ha più un odore suo, sa di bagnoschiuma, di candeggina, di gatto. Un piede lo sfiora poi si ritrae, è freddo, con le unghie che tagliano.

Lei sente il suo sospiro e si gira nel letto, si è svegliata o forse non dormiva. Non apre bocca, però, non lo consola. Lui avrebbe tante cose da dire, le parlerebbe di come suo padre gli metteva una mano sulla spalla solo per farsi fotografare, di quando gli strappò la maglietta di dosso per punirlo, di come non era mai contento dei voti che portava a casa, di quella volta che lo sgridò perché, colorando l’album, era andato fuori dai contorni. Parlerebbe anche volentieri di tutti quei silenzi a cena, della mano di sua madre che stringeva la padella così forte da far cadere la frittata. E pure del famoso materasso, sì, che suo padre insisteva per portarlo giù, nel fondo dove trascorreva tutte quelle ore di pomeriggio dopo il lavoro, e sua madre a chiedergli perché non lo butti e perché ti fai sempre la barba dopo mangiato. Parlerebbe di tutte queste cose per vedere se quel blocco di pietra che ha sul cuore potrebbe spostarsi un pochino. Prima lei lo avrebbe anche ascoltato, pure tenendolo abbracciato, a quei tempi là, quelli della Uno. Ora gli direbbe solo: «Me l’hai già detto, che ci vuoi fare, è così.»

In una notte come questa, la notte che hanno appena tumulato tuo padre in quello schifo di loculo di cemento, Cristo santo, non dovresti fissare il soffitto, dovresti stare fra le braccia di tua moglie che ti dice «piangi amore mio sfogati», come si vede nelle fiction. A quel tempo là parlavano, quando fermavano la macchina sulla strada del Castellaccio - e la macchina non era quella di adesso e nemmeno quella prima, era la vecchia Uno - in quel posto dove di notte si vedono tutte le luci della città e delle navi in rada. Allora stavano mano nella mano per tutto il tempo, si guardavano la bocca, si baciavano. La lingua di lei cercava la sua, prima come un guizzo sulla punta, poi a fondo, fino alla gola, fino al palato, e lui rispondeva subito, la stringeva, la stritolava. E si raccontavano ogni cosa, parlavano fitto, le lucciole entravano dal finestrino, accendevano l’abitacolo d’estate, i fiati appannavano i vetri d’inverno, in macchina c’era odore del vino che avevano bevuto, del profumo di marca che lei si metteva, di sudore buono. «Chissà come saranno i nostri figli, chissà dove saremo noi fra qualche anno» gli diceva lei. Qui siamo, cazzo, qui, in questa stanza che hai arredato tu e ora non ti piace, con te che smani per le caldane e Loris che si gratta e respira male. A quei tempi lo avrebbe consolato, lo avrebbe stretto al cuore, magari avrebbe anche pianto con lui. Di piangere, lei, ha smesso da tanto. La musica si è spenta, l’amore evaporato come acqua di mare rimasta fra gli scogli. Quando l’acqua se ne va, rimangono cristalli aguzzi e amari, rimangono denti di cane che, se ti ci siedi sopra, strappano il costume, rimangono erbe marine che bucano, forse non sono erbe ma bestie con le chele, rimane il sale, proprio preciso a quello che lasciano le lacrime sulla pelle.

Dentro si sente come se avesse attraversato il deserto dimenticando a casa la borraccia. Il viso s’inumidisce, suda ghiaccio nella camera surriscaldata. Sono costretti a tenere quella temperatura per Loris, ma l’autunno è mite, un novembre che sta per diventare dicembre senza che nessuno se ne accorga, dicono che il freddo, però, quello vero, sia in arrivo a giorni. A suo padre il freddo dava parecchio fastidio negli ultimi tempi, stava ingobbito nella poltrona, non si voleva lavare. Francesco si annusa le mani, ci sente l’odore dell’olio con cui hanno lucidato le panche della chiesa e anche la bara. Forse usano lo stesso prodotto per tutto quello che è collegato alla morte. La bara è entrata nel loculo con una traiettoria sicura, forse l’unica certa della vita. Lui ha guardato Michela, sperando di vedere qualcosa, di cogliere uno di quei tic che indicano turbamento, magari anche solo la gola che deglutisce, ma lei aveva la solita espressione di sempre. Michela fa tutto quello che deve fare ma poi te lo rinfaccia, con gli occhi, con la postura del corpo. E lì lui si è spaventato, ha capito che si muore, che un giorno ti svegli ma non vai a letto la sera, apri il diario ma non ci scrivi, apri bocca ma non respiri, come suo padre all’ospedale che spalancava la gola e si sentiva il rumore attraverso la laringe. Ha capito che toccherà anche a Loris, che succederà presto, e che loro non possono farci nulla. Lui è padre ma non può proteggere suo figlio, non può difenderlo, può solo aspettarne la morte, che è innaturale, fuori dall’ordine normale delle cose. Ma stanotte deve accantonare per un momento persino il pensiero di Loris e concentrarsi solo sul proprio padre, congedarsi da lui come si deve. Di parole fra loro ce ne sono sempre state poche. Suo padre era quello che montava in silenzio le ruote del triciclo e poi stava a guardare mentre lui andava su e giù ai giardinetti spelacchiati della Questura. Quando si voltava, lo vedeva distratto che si fissava le scarpe.

Si gira nel letto, dà la schiena a sua moglie, prova a dormire. Lei soffia nel buio, forse sospira o forse è stato il gatto, o il primo inizio di vento dietro la tapparella.

 

 

Ormai è giorno, c’è una luce grigia che sporca la camera. Si alza, va in bagno a urinare, si prepara un caffè con la macchinetta a capsule compatibili. Michela si è alzata prima di lui e ora gli dà le spalle, con i polsi affondati nella schiuma del lavello.

«Il bimbo?»

«Dorme, meno male.»

«E allora lascialo dormire, non fare tutto quel casino. Perché non dai la via alla lavastoviglie invece di rigovernare?»

«Per due piatti? Non c’eri ieri sera a cena. Non ci sei mai.»

«È morto mio padre, te lo sei scordato? Avevo bisogno di un po’ d’aria, di schiarirmi le idee, di stare da solo.»

«Se eri da solo, non lo so.»

«Sempre gli stessi discorsi del cazzo.»

Lei si volta per metà: «Stare insieme a te è come lanciarsi tutti i giorni a testa bassa contro un istrice. E io sono stufa, stufa, stufa di dissanguarmi. Voglio un po’ di pace. Non mi va di litigare sempre.»

«Nemmeno a me, ma siamo quello che siamo.»

Vederla dibattersi come una farfalla intrappolata sotto il bicchiere della sua indifferenza gli procura una certa soddisfazione sadica, deve ammetterlo. «Io vado.»

«Sì, è meglio.»

Esce senza nemmeno radersi. Il gatto si piazza accanto alla porta e lo fissa, come per chiedergli dove vai così presto, dove cazzo vai tutti i giorni a quest’ora, che bisogno c’è di uscire all’alba se l’ambulatorio apre alle dieci? Ma non ce la fa a rimanere, non ce la fa vedere Loris che si sveglia e comincia subito a sudare e tossire, che lo guarda con quegli occhi imploranti. E non ce la fa a rimanere con lei, perché dovrebbe trovare parole diverse, parole morbide che non gli escono più di bocca da tanto tempo, dovrebbe avere il coraggio di toccarla, di stringerla fra le braccia e chiederle: «Com’è che ci siamo ridotti così? Siamo noi, cazzo, siamo ancora noi, Francesco e Michela, siamo tu ed io.»

Mostra altro

Arte al bar: Salvador Dalì

13 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 
Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati nel nostro habitat artistico, oggi incontreremo un grande artista ma, sfortunatamente, abbiamo un problema: tutti i miei mezzi di locomozione mi hanno lasciato a terra, non so come andarlo a prendere, ho bisogno di aiuto e l’unico che può correre in nostro soccorso è Matteo “scintilla”, lo scrittore di Foligno. Ora gli telefono.
 
- Matteo, solo tu mi puoi aiutare!
 
- Ciao Wà, che è successo?
 
- La 500 ha il motorino d’avviamento ingrippato, la Vespa, dopo che l’ho fatta guidare a Picasso, ha la forcella storta, la Guzzi è verniciata tutta rosa con il serbatoio verde e, se la vede “lui”, si incazza e ci molla, lo devo andare a prendere fra 10 minuti e non so come fare, ti prego fatti venire in mente un idea!
 
- Ci sarebbe il 600 a pulmino delle suore del convento delle pacifiste.
 
- Ah! E allora?
 
- E allora glielo sgraffigniamo, ma poi glielo riportiamo.
 
- In fondo siamo in missione per conto di Dio!
 
- Questa battuta la conosco, dai, non perdiamo tempo, andiamo al convento, vestiti tutto di nero per non dare nell’occhio!
 
- Come un prete?
 
- Ma che stai a dì, come Diabolik! Ma i fumetti non li leggevi? Se glielo sgraffigniamo non dobbiamo farci accorgere, mi raccomando tingiti pure la faccia di nero!
 
- E come faccio?
 
- Con i pennarelli Giotto, ma devo dirti tutto? Ma che razza di artista sei?
 
- Arrivo subito!
 
Walter Fest e Matteo “scintilla”, lo scrittore di Foligno, travestiti da Diabolik, con il viso tinto di nero Giotto, stanno per sgraffignare il pulmino delle suore, per poi di corsa andare a prendere l’artista odierno.
 
- Con un salto scavalchiamo il muro delle suore pacifiste, con una spatola da pittore apriamo lo sportello, Matteo lo scrittore, lui che se ne intende, attacca i fili del blocchetto d’accensione, io metto in moto, c’è il pieno di carburante stiamo per partire a razzo e …
 
- Ma siete proprio due imbranati!
 
 E’ la suora badessa e ha una grossa clava in mano.
 
- Prendete le chiavi e non fate rumore, certo che siete proprio due mentecatti, qui la più giovane ha 105 anni. E' una vita che non guidiamo, invece che grattarlo ce lo potevate chiedere.
 
- Sorella, andiamo di corsa, dobbiamo prendere un artista!
 
- Enbè?! Lo andate a prendere con un 600 a pulmino scalcinato? E poi chi sarebbe quest’artista?
 
- E’ quello che ha disegnato il marchio delle chupa-chups.
 
- Le lecca - lecca a pallina?
 
- Sì.
 
 - Forza, non fatelo aspettare. E quando ce lo riportate lo voglio riverniciato.
 
- Come Pollock?
 
- Domenica venite tutti e due a confessarvi, lazzaroni!
 
- Wà, parti che la suora tiene ancora in mano la clava!
 
E grazie alla raccomandazione ecclesiastica, partiamo a razzo e in un battibaleno siamo da lui, lui chi? Ma è facile, è Salvador Dalì e ci sta aspettando al bar.
 
- Maestro, benvenuto, grazie per aver accettato il nostro invito.
 
- Benvenuto una cippalippa, è un'ora che vi aspetto.
 
- Maestro, ci dispiace, le possiamo offrire un buon caffè?
 
- Sì, ma prima gradirei dei salatini, con olive, patatine e un Martini dry.
 
Per fortuna Gianni, da dietro il bancone, ha visto la scena e in un lampo ci porta tutto.
 
- Allora, di che cosa vogliamo parlare?
 
- Maestro, ci racconterebbe brevi cenni della sua vita?
 
- Ma scusate, che cosa ve ne importa?
 
- Magari ai nostri lettori interessa la sua storia.
 
- Volete che vi dica una cosa con molta franchezza?
 
- Certo.
 
- Molto bene, allora dovete sapere che coloro che si avvicinano ad un'opera d’arte non devono sapere nulla della vita di un artista. A codeste persone deve solo interessare il piacere, il gusto di vedere l’opera realizzata. Possono studiarla, ammirarla, possono essere portati a riflettere, possono sognare, ma sapere vita morte e miracoli di un artista a che servirebbe?
 
- Può aiutarci a sciogliere il dilemma?
 
- Se il pubblico fosse interessato e ammaliato dalle nostre storie d’amore, passando per i nostri disastri umani, e quindi attratto dalle nostre fortune o sfortune esistenziali, andrebbe in confusione. Ma non siete stanchi di questa vostra folle curiosità che chiamate gossip?
 
- Senza dubbio gli episodi storici hanno sempre condizionato gli artisti, senza papi e mecenati il vostro rinascimento non sarebbe nato, passami le patatine.
 
- Desidera anche qualche cubetto di parmigiano?
 
- Dopo, dopo… Ecco, vedete, l’arte va ammirata, goduta, vissuta, contemplata. L’arte è parte dell’universo, di conseguenza a voi che importa di chi ero figlio, della mia love story, delle mie performance, dei miei viaggi, dei miei baffi?
 
- Maestro, ma se l’arte è parte dell’universo, l’artista chi è?
 
- Mettiamo che l’universo sia il mezzo scalcinato con il quale siete arrivati, mettiamo che nel serbatoio non abbiate carburante e quindi sia un mezzo statico.
 
- E allora?
 
- E allora interviene la genialità dell’artista, che è il carburante dell’universo, è l’energia che accende il colore, sviluppa la potenza vitale che illumina la gente e la rende viva, un'esplosione inarrestabile di moto perpetuo, l’umanità che si fonde con la natura. L’arte mette in ordine e in disordine tutto il contesto, creando equilibrio e squilibrio per la vostra gioia, nella continua ricerca della poesia e della felicità.
 
- Maestro, a proposito di poesia, vorrei presentarle Matteo Gentili.
 
- E chi è?
 
- Uno scrittore, un poeta che ha la musica nelle rime.
 
- Ragazzo, dovresti tagliarti la barba, ti invecchia e ti fa assomigliare, con tutto il rispetto per la categoria, ad un barbiere. Ma andiamo avanti, che altro vorreste chiedermi?
 
- Maestro, può parlarci del suo stile?
 
- Io non ho stile, la mia pittura è magia, se dobbiamo parlare di stile quello deve riferirsi solo alla mia persona, io sono un oggetto fatto di stile, e il problema per gli altri è che sono inimitabile. Forza, ci provi qualcuno ad imitarmi! E volete sapere perché sono plasmato del mio stile?
 
- Certo che siamo curiosi.
 
- Volevo essere libero,  la libertà è una grande cosa. Voglio mettermi un paio di pantaloni gialli? Me li metto. Voglio indossare un paio di scarpe finte?Lo faccio. Anche se sono un pittore voglio girare un film? Io posso. E poi amo essere fotografato, perché la fotografia è una bella invenzione. Ma, soprattutto, volevo divertirmi, ridere, essere allegro, un umore che mi permetteva di dipingere e rappresentare quello che sfugge a voi umani e, senza bruchi nella testa, liberare la mia sconfinata fantasia. Lo ammetto, ero un bel giocherellone, un gran lavoratore dell’arte, ma pur sempre un giocherellone. E poi l’artista non deve essere troppo serio, non vi bastano i politici, gli accademici, gli anchorman su tutti i pulpiti del globo?
 
 
 
- Lei è stato un surrealista.
 
- Sì e anche l’unico, nonostante il movimento fosse formato da un gruppo di pittori validi, io ero "il" surrealista. Capite la differenza?
 
- Immaginiamo di sì. Maestro, che pensa degli altri artisti di quel periodo che hanno condiviso con lei quel percorso?
 
- Geniali, capaci, talentuosi, ardimentosi, in grado di rompere con l’arte del passato, ma frenati dal danaro, dall’esigenza impellente di soddisfare critici e mercanti per vendere le proprie opere, quel confine che, se non valicato, ti preclude di tuffarti nell’indefinito. Non ché io non amassi il denaro e il successo, ma non volevo fermare la mia mente su questioni terrene.
 
- E lei, staccandosi dalla massa, ha creato il suo mito.
 
- E’ stato facile perché io sono nato mito, sin da bambino avevo le mie idee molto ben chiare e poi, come tanti altri, ero predestinato. Le vedi queste mani?
 
- Sì.
 
- Sono come quelle di un prestigiatore. Disegnavo e dipingevo magia. Ma mi stavate chiedendo del momento in cui mi ero staccato dal resto dei pittori del gruppo surrealista, con i quali c’erano punti divergenti. Io non sono un lupo solitario, ho sempre lavorato con molti altri artisti, fotografi, registi, letterati, pubblicitari, unica condizione per collaborare era quella di divertirsi e di essere visionari.
 
- Maestro, lei ha attinto e ricevuto ispirazione anche da altri artisti?
 
- Come rimanere indifferenti alla bellezza dell’arte prodotta da altri artisti del passato? Io ritengo che tutto l’universo reale e inconscio sia un enorme oceano di energia, alla quale tutti dobbiamo attingere. Non ho mai copiato o imitato alcuno, ho solo attinto quell’energia necessaria per crearne di nuova. Ragazzo, che hai? Mi sembri nervoso.
 
- Matteo, digli della poesia.
 
- Maestro vorrebbe sentire una mia poesia?
 
- Certo, è per questo che sei nervoso?
 
- Sa, sono un tipo un po’ emotivo.
 
- Ragazzo, io leggo nei tuoi occhi che devi avere dentro una grande energia, forza, fammi sentire la tua arte.
 
Nella vasta distesa di diamanti impazziti cercai i ricordi senza trovarli.
Eppure luccicanti come stelle brillavano in cielo questi pensieri
Ma un uomo non può
un uomo non sa
 un uomo ama ciò che vede
Così questi pensieri trasformati in ricordi
assaporano i gesti di un cuore in subbuglio
 
- Ma bravo, bravo Matteo. E così anche tu scavi con l’astrazione nei meandri del tuo inconscio per parlare d’amore. Io di amore me ne intendo. Sapete che ho amato una donna fino alla fine per più di cinquant’anni? Come si intitola questa poesia?
 
- Lei che titolo le darebbe?
 
- Sintesi di un amore sintetico.
 
- Ma lei è un genio!
 
- Lo so!
 
- Matteo, digli del libro!
 
- Ragazzo di Foligno, hai anche scritto un libro?
 
- Sì, qualcuno. Ma quello a cui tengo molto è pubblicato con @libereria: I racconti di uno sconosciuto.
 
- Avrai successo, ma tagliati la barba e, dato che mi sei simpatico, ti concedo di farti due baffi come i miei. E quando vai alle presentazioni della tua opera mantieni questo stesso carisma. Sii ansiosamente emotivo ma reale e spontaneo, questa cosa la gente la apprezzerà. Ma adesso che si fa?
 
- Veramente dovremmo riportare il 600 a pulmino alle suore.
 
- Ho capito, datemi un passaggio alla fermata del bus. Ehi, ragazzo del bar, mi raccomando non accettare soldi da questi due, segna la consumazione sul conto di Giacomo Balla. Forza, andiamo che mia moglie mi aspetta.
 
Amici lettori, prima di riconsegnare l’autoveicolo alle suore pacifiste, io, Matteo Gentili e Salvador Dalì vi ringraziamo, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima intervista con l’artista a sorpresa. E sarà ancora un piacere.
 
La sola differenza tra me e un pazzo è che io non sono un pazzo” Salvador Dalì.
 

Readers of signoradeifiltri, welcome back to our artistic habitat, today we will meet a great artist but, unfortunately, we have a problem: all my means of locomotion have left me, I don't know how to go and get it, I need help and the only one who can run to our rescue is Matteo "spark", the writer from Foligno. Now I phone him.

 

- Matteo, only you can help me!

 

- Hi Wà, what happened?

 

- The 500 is brokent, the Vespa, after I had it driven by Picasso, has a crooked fork, the Guzzi is painted all pink with a green tank and, if he sees it, he gets pissed and gives it up, I have to go get him in 10 minutes and I don't know how to do it, please come up with an idea!

 

- There is the 600 minibus of the nuns of the convent of the pacifists.

 

- Ah! So?

 

- Then we steal it, but then we bring it back.

 

- Basically, we are on a mission on behalf of God!

 

- I know this joke, come on, let's not waste time, let's go to the convent, dressed all in black so as not to catch the eye!

 

- Like priests?

 

- What are you saying, like Diabolik! But didn't you read the comics? I recommend you also dye your face black!

 

- And how do I do this?

 

- With Giotto markers, but do I have to tell you everything? What kind of artist are you?

 

- I'll be right back!

 

Walter Fest and Matteo "Spark", the writer from Foligno, disguised as Diabolik, with Giotto's face tinged with black, are about to scrape the nuns' minibus, and then go running to pick up today's artist.

 

- With a jump we climb over the wall of the pacifist nuns, with a painter's spatula we open the door, Matteo the writer  attacks the wires of the ignition lock, I start, there is full of fuel, we are going to start and ...

 

- But you're just too clumsy!

 

 She is the abbess nun and has a large club in her hand.

 

- Take the keys and make no noise, of course you are really two idiots, the youngest here is 105 years old. It's a life we ​​don't drive, instead of scratching it you could have asked.

 

- Sister, let's run, we have to take an artist!

 

- Well ?! Are you going to take him with a 600 minibus? And then who would this artist be?

 

- That's what designed the chupa-chups brand.

 

- The lollipops?

 

- Yup.

 

 - Come on, don't keep him waiting. And when you bring it back I want it repainted.

 

- Like Pollock?

 

- On Sunday both of you come to confession, lazzaroni!

 

- Well, let’s go, the nun is still holding the club!

 

And thanks to the ecclesiastical recommendation, we start and in a flash we are with him, who is he? But it's easy, it's Salvador Dalì and he's waiting for us at the bar.

 

- Master, welcome, thank you for accepting our invitation.

 

- I have been waiting for you for an hour.

 

- Master, sorry, can we offer you a good coffee?

 

- Yes, but first I would like some pretzels, with olives, chips and a dry Martini.

 

Fortunately, Gianni, from behind the counter, saw the scene and in a flash brings us everything.

 

- So what do we want to talk about?

 

- Master, would you tell us brief notes about your life?

 

- Excuse me, what do you care?

 

- Maybe our readers are interested in your history.

 

- Do you want me to tell you something very frankly?

 

- Sure.

 

- Very well, then you must know that those who approach a work of art must not know anything about the life of an artist. These people only have to care about the pleasure, the taste of seeing the work done. They can study it, admire it, they can be led to reflect, they can dream, but to know the life, death and miracles of an artist, what would it do?

 

- Can you help us solve the dilemma?

 

- If the public were interested and enchanted by our love stories, passing through our human disasters, and therefore attracted by our fortunes or existential misfortunes, they would go into confusion. But aren't you tired of this crazy curiosity you call gossip?

 

- Without doubt the historical episodes have always influenced the artists, without popes and patrons your renaissance would not have been born, pass me the chips.

 

- Would you also like some cubes of Parmesan?

 

- After, after ... Here, you see, art must be admired, enjoyed, lived, contemplated. Art is part of the universe, consequently ,who cares who I was the son of, my love story, my performances, my travels, my mustache?

 

- Master, but if art is part of the universe, who is the artist?

 

- Let's say that the universe is the crumbling medium with which you arrived, let's say that you have no fuel in the tank and therefore it is a static vehicle.

 

- So?

 

- And then the genius of the artist intervenes, which is the fuel of the universe, it is the energy that lights up the colour, develops the vital power that illuminates people and makes them alive, an unstoppable explosion of perpetual motion, the humanity that merges with nature. Art puts the whole context in order and in disorder, creating balance and imbalance for your joy, in the continuous search for poetry and happiness.

 

- Maestro, speaking of poetry, I would like to introduce you to Matteo Gentili.

 

- And who is he?

 

- A writer, a poet who has music in rhymes.

 

- Boy, you should cut your beard, it ages you and makes you look, with all respect for the category, as a barber. But let's go on, what else would you like to ask me?

 

- Master, can you tell us about your style?

 

- I have no style, my painting is magic, if we have to talk about style that must refer only to my person, I am an object made of style, and the problem for others is that I am inimitable. Come on, try to imitate me! And do you want to know why I am shaped by my style?

 

- Of course we are curious.

 

- I wanted to be free, freedom is a great thing. Do I want to wear yellow trousers? I wear them. Do I want to wear a pair of fake shoes? Even if I am a painter, do I want to make a film? I can. And then I love to be photographed, because photography is a beautiful invention. But above all, I wanted to have fun, laugh, be cheerful, a mood that allowed me to paint and represent what escapes you humans and, without caterpillars in the head, to free my boundless fantasy. I admit it, I was a great worker of art, but still playful. And then the artist must not be too serious. Aren't politicians, academics, anchormans on all the pulpits of the globe enough?

 

- You were a surrealist.

 

- Yes and even the only one, although the movement was formed by a group of valid painters, I was “the” surrealist. Do you understand the difference?

 

- Let's imagine so. Master, what do you think of the other artists of that period who shared that path with you?

 

- Brilliant, capable, talented, daring, able to break with the art of the past, but held back by money, by the urgent need to satisfy critics and merchants to sell their works, a border that, if not crossed, precludes you to dive into the indefinite. Not that I didn't love money and success, but I didn't want to fix my mind on earthly matters.

 

- And you, detaching yourself from the crowd, created your myth.

 

- It was easy because I was born a myth, since I was a child I had my ideas and then, like many others, I was predestined. Do you see these hands?

 

- Yup.

 

- They are like those of a magician. I drew and painted magic. But you were asking me about the moment when I detached myself from the rest of the painters of the surrealist group, with whom there were divergent points. I am not a lone wolf, I have always worked with many other artists, photographers, directors, writers, advertisers, the only condition for collaborating was to have fun and be visionary.

 

- Master, did you also draw and receive inspiration from other artists?

 

- How to remain indifferent to the beauty of art produced by other artists of the past? I believe that the whole real and unconscious universe is a huge ocean of energy, which we must all draw on. I have never copied or imitated anyone, I have only drawn on that energy necessary to create new ones. Boy, what's wrong? You look nervous.

 

- Matteo, tell him about the poem.

 

- Master, would you like to hear a poem of mine?

 

- Sure, is that why you're nervous?

 

- You know, I'm kind of emotional.

 

- Boy, I read in your eyes that you must have a great energy inside, strength, let me feel your art.

 

“In the vast expanse of crazy diamonds I searched for memories without finding them.

Yet these thoughts shone like stars in the sky

But a man cannot

a man does not know

a man loves what he sees

So these thoughts turned into memories

savor the gestures of a heart in turmoil "

 

- Well done, good Matteo. And so you too dig with abstraction in the maze of your unconscious to talk about love. I know about love. Do you know that I have loved a woman for over fifty years? How is this poem titled?

 

- What title would you give her?

 

- Synthesis of a synthetic love.

 

- But you're a genius!

 

- I know!

 

- Matteo, tell him about the book!

 

- Boy from Foligno, did you also write a book?

 

- Yes, someone. It is published with @libereria: The stories of a stranger.

 

- You will be successful, but cut your beard and, since you are nice, I will allow you to make yourself a mustache like mine. And when you go to the presentations of your work, you keep this same charisma. Be anxiously emotional but real and spontaneous, this thing people will appreciate. But what do we do now?

 

- Actually we should bring the 600 back to the nuns.

 

- I understand, give me a ride to the bus stop. Hey, boy from the bar, I recommend you not to accept money from these two,  marks the drink on Giacomo Balla's account. Come on, come on, my wife is waiting for me.

 

Friends, before returning the vehicle to the pacifist nuns, Walter Fest ,Matteo Gentili and Salvador Dalì thank you, greet you and look forward to seeing you at the next interview with the artist. And it will still be a pleasure.

 

"The only difference between me and a madman is that I am not a madman" Salvador Dalì.

 

 

Mostra altro
Pubblicità

Volcano

12 Aprile 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Il Vulcano, che sgradito regalo natalizio ci fece a noi poveri acitorriani. 

Quel magma, quel maledetto magma che senza pietà si mise a sfrigolare e a bollire come se fosse acqua caldissima derivante da un mefistofelico bollitore, tramutandosi in una implacabile ed impressionate lava rossa tanto da associarla a quella dell'Inferno dantesco.

Ho scolpito nell'anima ogni singolo fotogramma di quel drammatico giorno, a cominciare da quel fumo che via via si innalzava sempre più in alto sulla mia città collocata alle pendici dell'Otna. La quiete prima della tempesta, anzi, prima dello sfacelo, fondamentalmente una seconda Pompei.

All'improvviso, sentii i miei occhi bruciare in maniera pazzesca finché un’angosciante oscurità color ardesia imprigionò il sottoscritto assieme agli altri cittadini di Aci Torre in un misto di stupore e tensione fino ad arrivare alla temutissima eruzione seguita dal terremoto. Ci fu un parapiglia inaudito e una cacofonia di urla strazianti accompagnata dai pianti lancinanti dei bambini. La gente per ovvi motivi si prodigò a correre a destra e a manca, chi addirittura nel fuggi fuggi generale venne travolto dalle automobili.

L'Otna, senza troppi complimenti sparò una silurata lavica ad un'altezza incredibile, in una sorta di orgasmo, tant'è che gli zampilli e le colate apparivano come sperma rosso ed incandescente, mirati a distruggere tutto e tutti. Gli spruzzi sottili di lava scottante scivolarono via dal Vulcano alla massima velocità. Erano inarrestabili.  

La paura mi paralizzò totalmente e restai a guardare quel magnifico e al contempo orrendo spettacolo. Non durò molto, dal momento che una voce interiore mi esortava a sbloccarmi e di conseguenza ad agire. In fondo ero ancora molto giovane ed avevo una vita davanti.

Le ceneri e i gas riempirono gravosamente l'aria, mi tappai la bocca con la mano e, durante la fuga, posso assicurarlo, il cuore mi pompava a mille, peraltro assai motivato a non arrendermi, infatti avrei sputato sangue e cenere pur di non lasciarmi sopraffare da quel gigante impietoso.

Irreversibilmente fiumi di roccia fusa si addentrarono sull'inerme città sottostante sciogliendo nel loro percorso qualsiasi cosa ovvero scuole, parchi, case, supermercati, monumenti ed altre infrastrutture. Numerose bombe vulcaniche vennero catapultate dalla montagna sempre più instabile ed eccitata, procurando una moltitudine di esplosioni.

In fase conclusiva la gigantesca fontana di lava guadagnò “terreno” sia in lunghezza che in larghezza, insomma metri quadrati completamente coperti. Lo sleale e spietato Vulcano vinse con estrema facilità.
La terra si spaccò ed inciampando caddi al suolo come un sacco di patate per poi strisciare e dimenarmi.

«Sto morendo?» mi chiesi sul punto di svenire.
Da quel preciso istante, credo di aver pianto e pregato, non ricordo bene, ed infine il buio. Una volta che riaprii gli occhi, con grande sorpresa mi ritrovai al Policlinico con i medici e gli infermieri piuttosto affaccendati.   Gli angeli col camice bianco, (così li soprannominai) con i dovuti strumenti mi monitoravano costantemente temperatura, battito cardiaco e pressione sanguigna.

Mi spiegarono che ero riuscito a sopravvivere al disastro, in quanto una pattuglia della polizia municipale, composta da un uomo e una donna, in extremis, mi avevano caricato di fretta e furia nella loro auto di servizio in direzione per Bessina. Mi commuovo nel pensare che, nonostante la gravità della situazione, i due agenti non esitarono neanche un secondo a mettermi in salvo anziché tirare avanti, se non fosse stato per loro a quest’ora non sarei qui a scrivere questo racconto. Con entrambi sarò eternamente in debito.

Ora vivo a Copenaghen, a migliaia di chilometri di distanza dalla mia regione perennemente a rischio di fenomeni tellurici. Sono felicemente sposato con Anne e ho due figli, Erik e Susanne.

Qui non c’è nulla da temere.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra altro

INTERVISTA CON L’ARTISTA JOHN ATKINSON GRIMSHAW (Leeds 1836 – 1893)

11 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

INTERVISTA CON L’ARTISTA  JOHN ATKINSON GRIMSHAW  (Leeds 1836 – 1893)
 
Amici lettori della signoradeifiltri, il blog che naviga come una barca a vela nel mare della cultura, eccomi tornato a voi in compagnia di un nuovo ospite, sicuramente lo conoscete in pochi e, appunto per questo, sarà per me un grande piacere presentarvelo, ma prima dovete aspettare che lo vada a prendere con la mia Vespa. Oggi c’è un bel sole, siamo in primavera e l’emergenza sanitaria per la nostra fantasia non esiste. Eccolo là, lo vedo, ho portato per lui un casco da vichingo. Chissà se gli piacerà, ho portato pure la copia di una sua opera e ne parleremo insieme.
 
- Ciao.
 
- Ciao Walter, come al solito sei in ritardo, Pollock me lo aveva detto che mi avresti fatto aspettare.
 
- Non  è stata colpa mia, la Vespa aveva la candela sporca, il carburatore ingolfato e la marmitta intasata.
 
- Perché non sei venuto con la Fiat 500?
 
- Tutti gli artisti che ho scarrozzato mi hanno esaurito le scorte di cioccolatini e di caffè.
 
- Ah, e allora adesso che facciamo?
 
- Pensavo di andare a  prendere il caffè e poi portarti a vedere il Colosseo che ne dici?
 
- Ok, ma non correre.
 
- Metti il casco e partiamo.
 
- Ma questo casco ha le corna!
 
- Sì, da vichingo. Perché, non ti piace?
 
- Per fortuna non c’è nessuno che mi vedà.
 
- Io dico che ti sta bene, forza partiamo.
 
Ogni volta che esco in Vespa con gli artisti, il casco che presto loro non riceve mai cenni di approvazione. Eppure sono artisti, dovrebbero essere stravaganti, comincio a credere che siano solo persone normali con scarso senso dell’umorismo, nessuno è perfetto.
 
Vrooommmm… Pochi minuti di strada e siamo arrivati a destinazione.
 
- Walter, sai perché mi piace l’Italia?
 
- Posso immaginarlo… Perché si mangia bene?
 
- Walter, perché sei così banale, tutti mi avevano parlato così bene di te!
 
- Scherzavo! Dai, voglio sentirlo dire da te.
 
- La luce, avete una luce fantastica, a voi non serve l’illuminazione, anche al buio la luce plasma, con un'armonia pazzesca, tutte le vostre cose e ti dà una grande carica emozionale. Io sono un tipo un po’ freddo e qui mi trovo bene.
 
- Ho deciso di intervistarti perché mi ha consigliato una mia amica Scozzese. E' una tua fan, le piace la tua venatura romantica. Invece a me delle tue opere piace altro.
 
- Cosa?
 
- La profondità di campo, l’ampiezza dell’immagine e il segno, un segno così pulito.
 
- E il colore? Il colore non ti dice nulla?
 
- Beh, sì, anche il colore è affascinante, però le tue opere sembrano un monocolore, difficilmente vedo dei rossi, dei blu o dei rosa.
 
- Walter, ora ti spiego, l’uso del colore era il mio biglietto da visita, o, per meglio dire, la mia poesia. La gente che poteva permettersi di acquistare le mie opere voleva prima di tutto opere che rappresentassero i luoghi dell’epoca in una forma elegante, privi di immagini sporche, violente o drammaticamente reali. Ed era quello che facevo, in sintesi realizzavo una fotografia colorandola di poesia e di un tocco di romanticismo.
 
- Avevi una tecnica molto raffinata.
 
- Diciamo che avevo una mano molto ferma, e poi considera che di carattere sono molto calmo, metodico, senza slanci emotivi e impulsivi. A poco più che vent’anni ero un impiegato, un classico damerino vestito a puntino, ordinato e puntuale come un orologio svizzero.
 
- E come sei diventato artista?
 
- Molti di noi hanno una doppia personalità, io esteriormente ero un freddo tutto d’un pezzo, ma nel cuore  e nel mio intimo vedevo e sentivo atmosfere diverse, liriche musicali con colori di sottofondo caldi e confortanti. Non avevo slanci impetuosi classici dell’artista "genio e sregolatezza", ma ero un artista disciplinato e fantasioso, e pure capace.
 
- E’ vero, le tue opere sono un mix di fantasia e razionalità fotografica, possibile che non hai mai avuto la tentazione di cambiare?
 
- E a che sarebbe servito? Quello ero io, me stesso, un tutt’uno con l’opera che andavo a realizzare e che, dopo anni di lavoro impegnativo, mi ha regalato fama, successo e gratificazione economica. La mia esaltazione non era nella sperimentazione ma nella soddisfazione di far entrare l’osservatore, con tutte le scarpe, nella mia opera e di fargli vivere le emozioni che lui voleva vivere. E, modestia a parte, anche senza scuola e maestri me la sono cavata bene. Ero casa e studio e i miei figli sono diventati artisti apprezzati e tu sai che i figli difficilmente seguono le orme dei propri genitori.
 
- Sì, capisco, ma torniamo alle tue opere, come ti dicevo, a me piacciono molto i tuoi formati ampi, li definirei dei cinemascope pittorici, sei anche famoso per il chiarore delle tue lune e dei riflessi sull’acqua.
 
- Il segreto era mano ferma, lavorare in assoluto silenzio. Prima di poggiare il pennello chiudevo gli occhi per immaginare la scena, curando con attenzione il minimo dettaglio, utilizzando strumenti e prodotti di alta qualità che dalle mie parti non mancavano e, inoltre, tanto amore. Senza amore non si va lontano e il mio amore era fatto esclusivamente di poesia, una lieve brezza che mi scaldava il cuore e mi donava la serenità necessaria per lavorare al meglio.
 
- Cosa faresti se tornassi indietro?
 
- Prima di tutto smetterei di fumare e di fiutare tabacco, poi rifarei tutto quello che ho fatto. Sono sincero, non sarei stato neanche bramoso di conoscere gli Impressionisti. Troppo trasgressivi per i miei gusti, forse al massimo sarei potuto andare a fare un giro in Giappone.
 
- Giappone? Non male come idea. Senti John, si è fatto tardi, non abbiamo preso un caffè e neanche visto il Colosseo.
 
-Walter che ne dici di andarci a fare una pizza napoletana con vino rosso e passeggiata serale al chiaror delle stelle con la tua Vespa?
 
-Pizza napoletana e vino rosso? John, ma non eri un freddo?
 
- Sì, ma la vostra pizza e il vino rosso sono molto buono!
 
Signore e signori del nostro amatissimo blog, io e John Atkinson Grimshow vi salutiamo, andiamo a farci una pizza sotto la luna che splende e vi aspettiamo alla prossima intervista a sorpresa.
 
 

Readers of signoradeifiltri, the blog that sails like a sailboat in the sea of ​​culture, here I am, back to you in the company of a new guest, surely only a few of you you know him, and it will be a great pleasure for me to introduce you to him, but first you have to wait me to pick him up with my Vespa. Today there is a beautiful sun, we are in spring and the health emergency does not exist in our imagination. There he is, I see him, I brought a Viking helmet for him. Who knows if he will like it, I also brought a copy of one of his works and we will talk about it together.

 

- Hello.

 

- Hi Walter, as usual you're late, Pollock had told me that you would keep me waiting.

 

- It wasn't my fault, the Vespa had a dirty spark plug, a flooded carburettor and a clogged muffler.

 

- Why didn't you come with the Fiat 500?

 

- All the artists I interviewed have run out of stocks of chocolates and coffee.

 

- Ah, so what do we do now?

 

- I thought of going to get coffee and then take you to see the Colosseum what do you say?

 

- Okay, but don't run.

 

- Put your helmet on and let's go.

 

- But this helmet has horns!

 

- Yes, like a Viking. Why, don't you like it?

 

- Fortunately, there is no one who will see me.

 

- I say you're fine, come on, let's go.

 

Every time I go out on a Vespa with the artists, the helmet never gets a nod of approval. Yet they are artists, they should be extravagant, I begin to believe that they are just normal people with a low sense of humor, nobody is perfect.

 

Vrooommmm ... A few minutes by road and we arrived at our destination.

 

- Walter, do you know why I like Italy?

 

- I can imagine it ... Because you eat well?

 

- Walter, why are you so banal, everyone had spoken so well about you!

 

- I was kidding! Come on, I want to hear it from you.

 

- The light, you have a fantastic light, you don't need lighting, even in the dark, light creates a crazy harmony, and gives you a great emotional charge. I'm a bit of a cold guy and I'm comfortable here.

 

- I decided to interview you because a Scottish friend of mine recommended me. She is your fan, she likes your romantic spark. Instead, I like your works more.

 

- What?

 

- The depth, the breadth of the image and the sign, such a clean sign.

 

- What about the colour? Does the colour tell you nothing?

 

- Well, yes, the colour is also fascinating, but your works seem a single colour, I hardly see reds, blues or pinks.

 

- Walter, now I will explain, the use of colour was my business card, or, better said, my poetry. The people who could afford to buy my works wanted first of all works that represented the places of the time in an elegant form, free of dirty, violent or dramatically real images. And that was what I did, in short, I made a photograph colouring it with poetry and a touch of romance.

 

- You had a very refined technique.

 

- Let's say I had a very steady hand, and then consider that I am very calm, methodical, without emotional impulses. In just over twenty years I was an employee, a classic dandy, dressed neatly, and punctual like a Swiss watch.

 

- And how did you become an artist?

 

- Many of us have a dual personality, I was externally cold, but in my heart and in my soul I saw and felt different atmospheres, musical lyrics with warm and comforting background colours. I had no impetuous classic impulses like "genius and unruliness", but I was a disciplined and imaginative artist, and yet capable.

 

- It is true, your works are a mix of fantasy and photographic rationality, is it possible that you have never been tempted to change?

 

- And what would it do? That was me, myself, one with the work I was going to do and that, after years, gave me fame, success and economic gratification. My exaltation was not in experimentation but in the satisfaction of letting the observer enter into my work and to make him live the emotions he wanted to experience. And, modesty aside, even without school and teachers, I did well. And my children became appreciated artists and you know that children hardly follow in the footsteps of their parents.

 

- Yes, I understand, but let's go back to your works, as I said, I really like your large formats, I would define them as pictorial cinemascope, you are also famous for the brightness of your moons and reflections on the water.

 

- The secret was a steady hand, working in absolute silence. Before placing the brush, I closed my eyes to imagine the scene, paying attention to the smallest detail, using high quality tools and products that were not lacking in my part and, in addition, a lot of love. Without love we don't go far and my love was made exclusively of poetry, a gentle breeze that warmed my heart and gave me the serenity necessary to work at my best.

 

- What would you do if you went back?

 

- First of all I would stop smoking and sniffing tobacco, then I would do everything I did again. I'm honest, I wouldn't even have been eager to know the Impressionists. Too transgressive for my taste, maybe at best I could have gone for a ride in Japan.

 

- Japan? Not a bad idea. Look John, it's getting late, we didn't have a coffee and we didn't even see the Colosseum.

 

-Walter, how about going for a Neapolitan pizza with red wine and an evening stroll in the light of the stars with your Vespa?

 

-Neapolitan pizza and red wine? John, weren't you a cold guy?

 

- Yes, but your pizza and red wine are very good!

 

Ladies and gentlemen of our beloved blog, John Atkinson Grimshow and I greet you. We go for a pizza under the shining moon and look forward to seeing you at the next surprise interview.

Mostra altro