Voglio essere felice
Volevo fotografare una palla di Natale, mi piaceva quel colore rosso ma non sapevo che fotografandola avrei anche inquadrato me riflesso. E sapete che ho visto? Sono io? Sì, ma quello che vedo sono io da piccolo. Con un salto temporale sono ritornato indietro nel tempo, io ragazzino con i calzoni corti, le ginocchia sbucciate e fredde. Eh già, perché anni fa il freddo si sentiva moltissimo, non come ora che il cambiamento climatico ha invertito le stagioni, prima il freddo era vero e pure il Natale.
Il Natale degli anni passati era bello, caloroso, intenso, felice. Anche povero, ma felice, e questo ne faceva un periodo da vivere con ottimismo. Anche le cose più piccole erano belle, anche le giornate con i parenti, fra gioia e allegria.
Per i bambini non c'era il Babbo Natale come lo conosciamo ora, perché i giocattoli arrivavano con la Befana. Natale era per stare in famiglia, la famiglia è importante, eh!
E ora io mi vedo riflesso in questa palla di Natale e mi viene da ridere di gioia. No, non è nostalgia, il tempo va avanti inarrestabile e non c'è da essere nostalgici. Ma nessuno può impedirmi di ripensare a come eravamo. Non c'è nulla di male, è un diritto essere felici, soprattutto a Natale.
Ora qualcuno ci dice che deve essere sobrio, ma io durante il Natale voglio solo essere felice e ridere con la speranza che tutto questo passi. Siamo distaccati, preoccupati, intimoriti, dubbiosi del futuro, incerti, ma a Natale lasciateci essere felici.
Natalizzazione progressiva
A proposito di calendario dell’Avvento, il mio personale consiste in una progressiva, lenta, dolce natalizzazione dal primo all’otto dicembre. Nella prima settimana del mese mi piace tirar fuori le cose a una a una, non tutte insieme: un asciughino con Babbo Natale, una presina, un vasetto, un asciugamano rosso. Adagio, come ad assaporare e ritrovare gli oggetti uno dopo l'altro. Di diverso, quest’anno, c’è che non esisterà la “roba da tenere di riguardo”, cioè quella da usare solo il 25 con i parenti in visita in pompa magna. Ogni giorno sarà Natale, ogni oggetto sarà vissuto e goduto e gioito in intimità, nella vita comune, quella di tutti i giorni, che è anche la più bella, se ci pensi
A Natale (non) puoi.
Mi è sempre piaciuto analizzare le pubblicità, che sono lo specchio fedele della società e del momento attuale. Fra poco è Natale, questo Natale fuori dall’ordinario, il primo così strano almeno dalla fine della seconda guerra mondiale, e mi chiedo come lo stiano affrontando i pubblicitari. Come noi, esattamente come noi: in attesa, in sospeso. Ho visto una pubblicità che chiede ai telespettatori di parlare di come vivranno le prossime festività. Perché mai come adesso il Natale sarà un fatto privato, diverso da quello degli altri.
Il Natale si basa sulla tradizione, sul conformismo, sul consumismo. Ma quest’’anno ognuno dovrà interpretarlo a modo suo. Chi dovrà fare i conti con la malattia, chi con l’isolamento forzato, chi con la mancanza di soldi. Qualcuno, speriamo pochi, se ne fregherà e festeggerà come sempre, con una sarabanda debosciata e decadente, con uno spirito barocco da teschio che traspare sotto il sorriso.
Qualcuno resterà da solo, qualcuno dovrà riorganizzarsi attorno a un nucleo primigenio di sentimenti e tradizioni. Spero di far parte dell’ultima categoria, spero di riuscire a ritagliarmi un nocciolo di ricordi, di folclore, di gesti familiari e tramandati. oppure inventarne di nuovi, chissà.
Natale in lockdown
I giorni in lockdown da pandemia scorrono, sembrano vuoti ma si arriva velocemente a sera con quella sensazione d’invecchiare senza aver vissuto e con le articolazioni doloranti per l’inattività forzata. Ormai ci siamo abituati. L’inverno scorso ci siamo fatti quattro mesi così. Ora siamo più forti, più preparati. Le notizie quotidiane sui morti, però, ci assalgono come secchiate di acqua gelata, ma convivere col virus è diventato anche questo, la triste abitudine alla morte, anche a quella di chi si conosce. Ha un senso pensare al Natale in queste condizioni?
Certamente lo ha per chi è religioso. La nascita di Gesù, più che dare speranza, ci mette di fronte al ciclo inesorabile di vita e morte. Ma lo ha anche per chi non crede. In primis i bambini e non solo loro. Abbiamo tanto bisogno di leggerezza, di speranza, di sentire che la vita continua sempre e comunque. Un anno di pandemia ci ha segnato tutti, fisicamente, economicamente ma anche psicologicamente.
Io non credo in Dio, non più dall’età della ragione. Non credo in Dio come non credo in Babbo Natale. Eppure mi piace il rumore delle campane, l’odore dell’incenso, il muschio e le pecorelle del presepe. E mi piace che Babbo Natale arrivi su una slitta nella notte più magica.
Quando ero piccola l’albero si faceva sempre con le stesse decorazioni da un anno all’altro. Erano palle di vetro soffiato, delicate e preziose, se una si rompeva, ti disperavi. Ma da qualche tempo mi piace cambiare i colori degli addobbi e intonarli alle decorazioni della stanza, alla tovaglia di Natale, persino ai miei vestiti. È una stupidaggine consumistica, forse, ma anche creativa.
Il leitmotiv quest’anno sarà rosso, verde e color legno rustico. Un po’ difficile da trovare, quest’ultima tonalità. Perciò ho ordinato on line. Sì, a causa della pandemia non ho potuto fare il consueto giro per negozi che mi rilassava e divertiva, né, probabilmente, spulcerò i mercatini per gli acquisti frivoli dell’ultimo minuto. Che piaccia o no, quest’anno Babbo Natale arriverà travestito da corriere di Amazon.
Cinzia Diddi, "La stella più bella"
/image%2F0394939%2F20201201%2Fob_fe3c9e_128542943-1297559967244111-10006411169.jpg)
Oggi la nostra finestrella del calendario dell'avvento si apre su un libro. Cosa c'è di più natalizio che raggomitolarsi sul divano, magari con una tazza di tè fumante e un plaid sulle ginocchia, col gatto che ti ronfa sulla pancia e il cane accoccolato sul tappeto, prendendo in mano un bel libro? Un libro che parla di speranza ma non dimentica ciò che accade fuori dai vetri appannati e decorati con Babbo Natale e i pupazzi di neve. Là fuori ululano le sirene delle ambulanze ma c'è anche tanta vita, c'è questo strano Natale fatto di gioia a e dolore. (P.P.)
Amata Terra: scopriamo l’Italia... oltrepassando i confini dell’egoismo.
Giungerà un’alba nuova per coloro che sfidano i momenti bui.
Durante il lockdown ho scritto un libro nel quale ho raccolto poesie, disegni e foto delle mie creazioni di moda.
Hanno dato il loro contributo molto personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, dell’arte, avvocati e psicologi, raccontando con sincerità come stavano vivendo l’isolamento sociale e quanto stavano cambiando e riflettendo grazie ad esso.
La sincerità è il privilegio delle menti libere.
Ci siamo ripetuti innumerevoli volte: - Andrà tutto bene.
Ma se i pensieri non sono supportati da azioni difficilmente accadrà.
Chi rispetta le regole è saggio!
Nasce da qui lo shooting della mia Collezione A/I 2020, 2021.
Tra le tante regole etiche da seguire sarebbe bene non muoversi dall’Italia alla volta di paesi esteri per limitare la possibilità di contagi.
Senza seguire le regole non si riesce a controllare un’epidemia, il fatto che ci sia stata in questi giorni una diminuzione dei contagi non può giustificare la promozione dell’idea di normalità.
Ho riflettuto molto su questo ed ho pensato che questa pandemia ci sta “regalando” la possibilità di scoprire la nostra terra, di visitare luoghi sconosciuti.
È per questo che ho scelto Roma, piazza di Spagna, il Colosseo, Firenze e la mia amata Prato per scattare le foto della collezione A/I.
La moda deve guardare oltre i giorni della quarantena, verso un futuro nel segno della “Spensieratezza”.
Il lavoro deve andare avanti, e così viene ugualmente proposta la collezione A/I Amata Terra: scopriamo l’ITALIA. Come messaggio di forza. Perché la vita continua! Anche se adesso la concentrazione di tutti noi è altrove.
Per superare gli attuali gravi problemi, dobbiamo spostare il pensiero da ciò che ci manca, la libertà, a ciò che abbiamo, amore, salute, speranza, e a ciò che potremmo fare per chi sta peggio di noi. Questo è il modo migliore per proiettarsi verso un futuro di rinascita e di completa liberazione.
Tornerà la quiete.
Tornerà la calma.
Tornerà la pace.
E non cadremo più nell’inganno di pensare che la Normalità sia monotonia.
E quando tornerà, la considereremo Straordinarietà.
E spiccheremo il volo
Si spiccheremo di nuovo il volo!
Liberi ma consapevoli
Liberi ma rispettosi
Liberi ma grati.
Perché, ogni giorno normale, è sempre un giorno speciale.
Questi sono i nostri anni.
Questi sono i nostri anni!
Tratto dal Libro La Stella più bella/ Falco editore di Cinzia Diddi
Advent's Calendar
Ricordate l’hashtag #unasettimanamagica? Bene, quest’anno il nostro periodo dedicato al Natale si trasforma in un vero e proprio calendario dell’avvento. A partire da oggi apriremo una finestrella al giorno e scopriremo qualcosa che riguarda il Natale.
Iniziamo col dire che sarà indubbiamente un Natale diverso, questo del 2020, un Natale difficile e inaspettato. La pandemia che ha colpito il pianeta ci costringe a confrontarci con la nostra pochezza, con la fragilità, con la paura di morire ogni giorno e con le cose sostanziali della vita.
Intanto abbiamo capito che per vivere è necessario … respirare, avere ossigeno a sufficienza. Mai come adesso temiamo di non riuscire più a farlo. E mai come adesso capiamo la necessità di avere buoni polmoni planetari, cioè foreste e plancton marino.
E, come diceva qualcuno in televisione l'altro giorno, abbiamo compreso anche che fare programmi è inutile, perché poi arriva sempre chi te li scompagina. E allora, a differenza di sempre, io che sono una programmatrice folle, dovrò per forza vivere le feste alla giornata, anzi, alla mezza giornata. Che già chiamarle feste con centinaia di morti il giorno fa un poco impressione.
Quindi prepariamoci a questo Natale lasciando andare tutto ciò che è di troppo, il lusso, la corsa sfrenata agli acquisti, il consumismo - con buona pace dell'economia - i regali forzati a chi ci sta antipatico, i parenti serpenti.
Sarà un Natale dove dovremo togliere e non aggiungere, come in un buono scritto, sarà un Natale ridotto all’osso, all’essenziale. Non per forza peggiore. Anzi, forse...
Gianni Marcantoni, "Complicazioni di altra natura"
/image%2F0394939%2F20201130%2Fob_3c78e0_complicazioni-di-altra-natura-cop-web.jpg)
Complicazioni di altra natura di Gianni Marcantoni (Puntoacapo Editrice - Collezione Letteraria, 2020) è una trasparente diagnosi della poesia contemporanea, una leale interpretazione analitica che osserva e presagisce le contrarietà impreviste della vita, gli ostacoli di ogni esperienza, riconoscendo all’altruistica elaborazione della sincerità l’intuizione emotiva dei valori, dileguati nell’indistinta incertezza del futuro. I versi diramano tortuosità impulsive, nella curva oscura delle immagini inquiete e malinconiche, diffondono contraddizioni interiori che ricadono sul dolore raccolto ed intimo dell’anima e dilatano lacerazioni e crudeli instabilità sentimentali. La parola offre in dono la protezione di ogni percettibile verità interiore e proietta la sensibilità nel dettaglio della nostalgia, sconfinando la cognizione di una poesia disincantata, prolungando il disagio delle illusioni e la condizione complicata di ogni mancanza. Il poeta agevola il significato degli impedimenti influenzando le conseguenze favorevoli della profondità espressiva, incisa nella nitidezza delle idee e nella lucidità della coscienza. La necessità poetica di Gianni Marcantoni è energia generatrice delle sensazioni contemplate ed esaminate, percepite attraverso la mediazione del senso, capaci di trasformare la proprietà empatica della realtà oggettiva. La riflessione intimista sulla natura incerta e provvisoria dell’inconsistenza umana, l’assenza e la solitudine dell’individualità invocano il coraggio dell’analisi sulla contemporaneità, l’essenza ontologica della temporalità, e, nelle poesie, i “correlativi oggettivi” sono l’identificazione di un’evocazione, nel legame tra contenuti profondi e motivazioni esterne. Il poeta dichiara di riconoscere la propria autenticità, intraprendendo l’indagine dell’essere, ridestando alla conoscenza l’abilità di essere nel mondo. La maturità sensibile dell’autore si nutre dell’originaria appartenenza alla propria riservatezza e indica la familiarità con la memoria percepita, compresa e legata al destino di chi scrive. Gli “strumenti umani” sono un’occasione esistenziale e rivelano una confidenza elegiaca svelando la spirituale coerenza del patrimonio affettivo, confermando la comprensione degli eventi e l’esposizione delle situazioni autenticamente trascorse e sofferte. I motivi d’ispirazione e d’idealizzazione poetica vivono del momento presente, scarno e vorace, ma evocano il coraggio di vedere oltre, di accogliere i conflitti, le ossessioni e gli inganni che invitano alla stabile permanenza del rifugio esistenzialista. L’orizzonte della consistenza è svelato dalla solidarietà umana, quando la finitudine della realtà, lucida e scaltra, asseconda ogni espressione in corrispondenza degli istinti e dei sogni che produce. Gianni Marcantoni ritorna lungo i luoghi perduti, i territori che con commozione e resistenza conoscono la parte migliore di ogni destinazione privata delle parole, nella distensione di ogni trasferimento della sofferenza. Il poeta si lascia attraversare dall’indugio alla consapevolezza e assegna lo sguardo disarmante e alieno all’abisso generato da ogni emergenza.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Caduta
Il sole trita il mattino davanti al suo corteo
d'ombre, la notte rapiva il sonno della gente
ancora alla ricerca di miserie;
è tempo di ricominciare qualcosa
che abbia un principio,
è tempo di voltarsi e di guardare
oltre queste macerie intossicate nell'oro.
E in mezzo a tutto questo
un pidocchio salta da un marciapiede all'altro
risucchiato dal canto dei clacson ancora vivi,
teme da solo di essere scordato
come l'acqua di uno scarico che scroscia,
che scompare in una macchia buia,
scendendo giù verso la fine,
nell'ultimo spigolo, nell'ultimo rantolo,
come una specie di gomitolo che cade dalle mani.
---------------------------
Un altro resto
La tua luce si perde in un rifugio,
la notte ci sdoppia
da una membrana rigida come travertino.
Infondo sono poche parole che rimangono,
il vento trastulla il nostro vecchio motivo,
sui picchi dei monti – verso l'alto
il cuore non spinge più contro la parete.
Hai battuto il muso sul petto
(ed è stato solo un attimo),
un silenzio forse troppo complicato
da tradurre in suono. Ma il torchio gira
e ruotando preme l'ultimo
resto di mandibola, il pilastro appuntito
dove il braccio ancora circola.
---------------------------
Nell'aria
Gesti folli aprono i tuoi occhi,
gesti al buio di un teorema separano le acque,
il mio nome resta traccia di uno spazio che lenisce.
Un varco invisibile conduce alla sola verità necessaria
che sai la mia parola aver taciuto.
Nessun nome il sole può bruciare, dopo aver trascinato
questa vita in un cadavere dalle sembianze inumane.
Ho abitato la terra e il suo stringato lamento
perché il cielo ho smosso con le mani nude d'aria,
e svelato la notte a chi l'aspettava.
--------------------------------
Corone del buio
Le parole incomplete hanno imbrattato
il quadro, ora la cornice sembra più sottile.
Del nulla cosparso osservo
le pinete indurite, che sembrano
un mosaico di ramificazioni allacciate
sopra una intelaiatura. Dell'immane nulla
ammiro la foschia del panorama,
che boccheggia soggiogato davanti alla fessura
aperta della mia safena in emergenza.
Eppure nella materia uno spettro si assembla,
dalle vecchie tubature ardenti
esso sovviene alla mia presenza
con una manciata di briglie in mano,
che aprono alle corone del buio
questo mutilato sipario di tagliole.
------------------------
Vissuto
Vi saluto, ma tornerò - tornerò,
da qui nulla è perduto senza un taglio.
Domani è il mio vissuto, il vento era troppo cupo,
la luce troppo solitaria per risorgere da un dirupo.
Nel tempo non c'è sorte a separarci,
qui dove niente può spegnersi tornerò
senza avere avuto cure, saprò cosa dire
alle tue accuse che non più mi riguardano;
le pozze dissetano il branco.
Saprò dove guardare se la quiete
passerà a respirare dalle nostre parti scarne.
Remo Rapino, "Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio"
/image%2F0394939%2F20201125%2Fob_14d692_9788833890876-0-221-0-75.jpg)
Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio
Remo Rapino
2019, Minimum Fax
ANEMA E CORE SOTTO LA SCALINATA DEL COLOSSEO QUADRATO
/image%2F0394939%2F20201115%2Fob_9a2004_1836.jpg)
Alessandro Del Gaudio, "Rintocchi di clessidra"
/image%2F0394939%2F20201112%2Fob_c20ee7_rintocchi.jpg)
Alessandro Del Gaudio
Rintocchi di clessidra
Self Publishing – Euro 10.50
Reperibile su Amazon
Alessandro Del Gaudio lo conosco dai tempi de Il candore dei ciliegi, sarà stato il 2000, lui aveva 26 anni, io 40. Siamo invecchiati entrambi in questo mondo letterario che fagocita sogni e ambizioni, che redige scale di valore inattendibili e che ti fa smarrire la cosa più importante: la voglia di scrivere. Per fortuna Del Gaudio l’ha mantenuta, ma resta un peccato che un romanzo originale come Rintocchi di clessidra esca come autoproduzione, quando le librerie sono ricolme di spazzatura su carta, illeggibile, promossa a piene mani dal sistema mediatico. Discorsi vecchi, che facevo vent’anni fa, che sono costretto a ripetere, visto che la situazione è persino peggiorata dai tempi di Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa).
Rintocchi di clessidra è un romanzo costruito su racconti - per la precisione otto e un epilogo - ma il filo conduttore è la narrazione di raccordo composta da Nivolet, un narratore fantastico che scrive storie da un palazzo al centro dei mondi, racconti che messi su carta subito dopo vengono scordati. Le storie del narratore protagonista sono importanti, scorrono come rintocchi di clessidra, sono le ultime storie da scrivere che dovranno risvegliare Esterel da un sonno eterno. Il dato di partenza è fantastico, così come sono soprannaturali molte ambientazioni, dotate di una doppia chiave interpretativa che passa dal realistico al soprannaturale. In ogni caso il lettore di fantasy troverà pane per i suoi denti, tra torri siderali, spazi interstellari, maghi, giocattoli soprannaturali, penne prese in prestito ad ali di corvi per scrivere storie prive di lieto fine, capitani coraggiosi e ciurme di surreali pirati.
Lo stile di Del Gaudio è maturo e consapevole, ben strutturati i dialoghi, descrizioni come morbide pennellate, suspense narrativa dosata a dovere, costruzione letteraria che risente di letture importanti, da Borges a Calvino. Rintocchi di clessidra è la dimostrazione di come si possa fare letteratura partendo dal genere, senza tradire il rispetto per il lettore che attende una storia avvincente. Rintocchi di clessidra ne contiene nove.
Il tuo nome è un’altra opera interessante di Del Gaudio, edita da Sereture Edizioni di Varese, nel 2015, che ho avuto modo di apprezzare. Qui siamo nel territorio della narrativa sentimentale, con l’originale trovata di alternare un capitolo in prosa a una poesia d’amore. Un romanzo struggente e delicato che racconta una storia d’amore incompreso, un cuore che batte per una donna che di cognome fa follia e che resta solo un fantasma della notte, di un’altra notte in cui poterla sognare.
Provateli entrambi. Non ve ne pentirete.
Per acquistare: Rintocchi di clessidra.
/image%2F0394939%2F20190531%2Fob_6113d1_61425960-10216728261030327-19684367693.jpg)
/image%2F0394939%2F20201206%2Fob_792f61_img-20201120-155035-1.jpg)
/image%2F0394939%2F20201205%2Fob_79ac84_81wcfceg5kl-ac-sy450.jpg)
/image%2F0394939%2F20201204%2Fob_02f41d_512da8c7-f7e4-4bde-92e2-2cb9168c9774-l.jpg)
/image%2F0394939%2F20201203%2Fob_25d511_img-20201120-155011.jpg)
/image%2F0394939%2F20201201%2Fob_8b866e_download.jpg)
/image%2F0394939%2F20201201%2Fob_e7ae76_img-20201117-170827.jpg)