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Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa, "Quando la poesia incontra l'arte"

12 Settembre 2024 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia, #arte, #pittura

 

 

 

 

Quando la poesia incontra l'arte... di Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa (Hever Edizioni, 2024 pp. 88 € 18.00) accorda, con meravigliosa corrispondenza artistica, la vivace e brillante complicità degli autori, nella relazione fortunata di rappresentare e interpretare l'evocazione poetica, nell'intensità delle parole e nell'incantevole scenario dei dipinti. Il libro racchiude poesie molto significative, dettate dalla fervida e appassionata personalità di Cesare Verlucca, animate da un sentire autentico, assiduo, consolidate dalla qualità della gratitudine e della pienezza presente della vita, ancorate all'eco sentimentale dei ricordi e alla libertà irrinunciabile dei desideri. L'incontro felice e propizio tra Cesare e Michela è la solida e luminosa dimostrazione di un percorso favorevole, tratteggiato dalla speciale e accogliente espressione di un'unica mano e un unico pensiero, nella combinazione positiva dell'attività creativa, nel nobile ed esclusivo panorama idilliaco. Cesare Verlucca elogia la preziosa e coinvolgente affinità esistente tra poesia e pittura, abbracciando la natura intimamente connessa delle immagini che rinnovano la scrittura, propone il disegno di una poesia commemorativa, capace di spiegare la raffigurazione dinamica e inquieta dell'anima, di trasmettere l'equilibrio commovente degli affetti, la percezione smarrita e apprensiva della realtà. La poesia di Cesare Verlucca evolve sempre la sua finalità letteraria nello sviluppo stilistico di una colloquiale e familiare confidenza, in cui il verso è sintesi originaria del movimento interiore, intonazione introspettiva, tensione esatta delle corde romantiche. Descrive lo svolgimento della persuasione emotiva, il passaggio esistenziale della conoscenza, adotta la sensazione esplicita della comprensione, suggerisce il dettaglio delle suggestioni, completando l'identità inscindibile tra l'estetica della fantasticheria e la verità delle riflessioni. I dipinti di Michela Mirici Cappa rivestono la poesia silenziosa delle emozioni, traducono l'indelebile capacità celebrativa degli elementi spirituali, arredano, con i colori ricchi di riflesso inconscio e di contenuti delicati e toccanti, la rivelazione della nostalgia, effige dell'impronta malinconica di ogni indugio del cuore. Trasferiscono, con ogni superba pennellata, l'osservazione e fanno emergere la complessità della condizione umana, immedesimando il lettore nello spirito segreto e crepuscolare delle cose, nella dimensione lirica che tinge la sfumatura degli stati d'animo. Cesare Verlucca utilizza ogni metafora elegiaca per comunicare la vocazione di una identità saggia e lungimirante, caratterizzata dal valore dell'esperienza e dei sentimenti, testimonia l'alleanza personale e riservata con l'avventura eccitante della vita, nell'intreccio intimo, privato, autobiografico del proprio attento e meditato pensiero. La poesia di Cesare Verlucca offre un'indagine umanistica del vissuto, contempla la struggente espressione dell'istinto e della passione, si fa portavoce di un sensibile miracolo, nella volontà di andare oltre e superare il confine della speranza. Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa condividono il valore oraziano nella locuzione latina “Ut pictura poesis” (Come nella pittura così nella poesia) nell'essenza divinatrice della sovrapposizione delle arti sorelle, nella loro energia eloquente.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa, "Quando la poesia incontra l'arte"
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L'incendio

11 Settembre 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Una stufa incustodita. Rimase soltanto cenere.

 

 

 

 

 

 

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La minestra

10 Settembre 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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«Ah, alla buonora!» bofonchiò la madre rivolgendosi a Luca. Quest’ultimo, senza proferire parola, si asciugò il sudore dalla fronte con un fazzoletto di carta, per poi appallottolarlo e gettarlo dentro il cestino della spazzatura.

«Sappi che quegli scapestrati perdigiorno non li vedrai più. Da domani starai con tuo padre in officina, almeno imparerai qualcosa» aggiunse la donna squadrandolo severamente.

«Seh, seh!»

«Non mi rispondere così!»

«Uffa!»

«Una sciacquata in bagno, no, eh? Sei proprio uno zulù!»

Il ragazzino, ignorando quei rimbrotti, si sedette a tavola con un'aria pensierosa. Anziché rincasare per il pranzo, desiderava rimanere ancora al campetto con i suoi amici a calciare l'amato pallone. Era l'estate del 1994, l'anno dei Mondiali di calcio negli Stati Uniti.

Sopra la tovaglia raffigurante una serie di teste di moro siciliane, era sistemato un cucchiaio, un tovagliolo, una rosetta di pane, un bicchiere, una bottiglietta d’acqua e un piatto coperto da un alro piatto che venne sollevato quasi svogliatamente.

«Minchia, non lo sai che mi fa schifo la minestra?» protestò Luca.

«Che credi? Non siamo mica al Grand Hotel!» reagì la madre, pronta a mollargli un ceffone. «O mangi la minestra o salti dalla finestra!»

«Salto dalla finestra!» esclamò il figlio con un sorriso tra l'impaziente e il beffardo. Alzandosi di scatto dalla sedia, mise il panino tra i denti a mo' di pirata e nel contempo afferrò la bottiglietta d’acqua per ficcarla sotto la maglietta. Dopodiché, corse in direzione della finestra aperta per... lanciarsi giù.

Il salto non gli procurò nemmeno un graffio anche perché abitava a piano terra. Nel mentre, alle sue spalle si udirono le urla della genitrice tra cui si accodava l'immancabile "disgraziato!"

Nel percorrere a passo svelto il marciapiede, sgranocchiò la rosetta, preservando l’intera bottiglietta d’acqua poiché prevedeva di berne dei sorsi tra una partitella e l'altra. Oltre a ciò, provò ad immaginare le conseguenze della sua bravata. Probabilmente all'imbrunire, una volta rientrato in casa, i suoi genitori l'avrebbero spedito a letto senza cena o, peggio presentandogli la stessa minestra riscaldata, per di più negandogli la TV e la paghetta settimanale di cinquemila lire fino in autunno. Ma tale preoccupazione finì per dissiparsi appena giunse davanti al campetto. Salvatore e gli altri erano sempre lì a giocare; assai stupiti, non si aspettavano di rivederlo il pomeriggio stesso, conoscendo di quanto fosse "rompi" la mamma del loro coetaneo.

«Forza, mezze seghe, passatemi la palla!» gridò Luca, euforico.

Tredici anni e... sentirli tutti.

 

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Yuleisy Cruz Lezcano, "Di un'altra voce sarà la paura"

4 Settembre 2024 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Di un'altra voce sarà la paura di Yuleisy Cruz Lezcano (Leonida Edizioni, 2024 pp. € 14.00) richiama il carattere atrocemente diffuso della violazione dei diritti umani delle donne ed evidenzia il terribile atto della violenza. La poetessa include nella brutale tematica il tormentato cammino di ogni espressione di discriminazione e di ogni minacciosa intimidazione, spezza l'urlo soffocante di dolore lacerando nei versi la paura trattenuta, condanna la persecuzione del ricatto psicologico, intimo e privato, che aggredisce il genere femminile, annientando la volontà e la dignità per l'ignobile crimine dei maltrattamenti subiti. Yuleisy Cruz Lezcano cerca un'altra voce, un accento per trattenere l'angoscia e dilatare la capacità di sussurrare l'intensità emotiva, liberare la propria identità, riconoscere l'impedimento fisico e sociale di un'ideologia maschile. Mantiene alta l'attenzione nei confronti della distruttiva e pericolosa impulsività, dell'esplosiva attualità negativa, dichiara colpevole qualsiasi forma di infido dominio all'interno delle relazioni umane, l'inganno per una comunicazione abusata dall'impetuosa e incontrollata imposizione di ogni crudeltà. Descrive la gravissima costrizione dell'isolamento dal mondo esterno e dalla propria indipendenza, narrando una poetica cruda, dannosa e fatale in cui la dipendenza maschile domina la persecuzione, trafigge il cuore e uccide l'innocenza profanandone il tragico smarrimento. La poesia di Yuleisy Cruz Lezcano espone la durezza delle parole con la sequenza di un realismo drammatico, cinico e ineluttabile, mette alla prova la fragilità paralizzante del trauma con le conseguenze stremate e silenziose dell'indifesa e disarmata situazione umana, abbraccia lo sgomento di un universo devastato e sconfessato le cui impronte sono rintracciate attraverso le efferate fenditure dell'anima, le malvagie e inequivocabili impressioni, le delittuose omissioni del presentimento. Yuleisy Cruz Lezcano percorre il dilaniante itinerario verso l'estrema epigrafe della sopravvivenza, esplora lucidamente la nitida e spaventosa testimonianza di tutto ciò che si insedia, inquietante e profetico, intorno alle vittime e ai carnefici. Provoca, con la commossa e intensa denuncia dei versi, l'ineluttabile tensione dei comportamenti ostili, suscita sentimenti di rifiuto contro la perversa direzione assillante e possessiva di un'esclusività innaturale dei sentimenti umani, indica lo sdegno dell'esasperazione, il motivo irreversibile, la distruzione rovinosa della sensibilità, l'emergenza nel disagio della soggezione nociva. La poetessa lenisce la straziante ferita, ricompone i frammenti dispersi di un corpo ammantato dalla spettrale ed emaciata inafferrabilità dell'amore, nella mancanza della ragionevolezza. Il libro racchiude il naufragio dell'umanità, tracima il solco profondo del male nella voce annientata dall'inevitabilità della violenza, ferma nella cristallizzazione dell'inchiostro l'insospettabile confine tra le lesioni dello spirito e le contusioni della distruzione morale. Arriva al lettore come un macigno intollerabile nella coscienza, sfibra e scuote il reticolo dei pensieri, rinnova la prospettiva faticosa e affannosa della desolazione e della sua resistenza, la curva fragile della speranza oltre la direzione tortuosa dello sconforto. La voce della poesia dona l'ampiezza della fiducia, amplifica il mormorio della commiserazione per ogni desiderio di risollevare dalla spietatezza dell'inumanità la generosità della compassione.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

Urlo rosso

 

Stamane ho sentito un urlo

rosso parlare da urlo,

ed era sangue di lava

che bruciava, che parlava

come il mondo

e diceva: “Ora sei

libera! Come le corde

di un'arpa, che pur se vibra,

ha scordato il senso

della vita”.

             “Ora sei libera

come una poesia di riporto

che non sa dire “No”

al suo intenso sentire

passioni nel vuoto

con silenzi da urlo,

simili alle parole”.

 

 

 

Volontà inascoltata

 

Chiusa notte di vertici

bruciati, sottosuoli di canali

preannunciano tempeste, trasmigrazioni

di blocchi di nebbia sul grigio

sangue che sposta silenzio.

Mi anestetizza un grande

silenzio, due mani stringono

dove non mi concedo, dove

non voglio. Due labbra umide

cadono sulla mia impronta

e io che per morire non ero

pronta, sto morendo nel respiro

nero che evito di ascoltare

mentre dal mio cadavere

già eredito le ferite.

 

 

 

Conformità

 

Crea da un passato

la realtà pieno

di morte, pone

l'essenziale

divenuto diverso

nel falso vedere

una realtà capovolta

 

in uno specchio,

conosce dei giorni

l'inconfessato spazio,

nell'esercizio del sospetto

non c'è malessere

di fronte al reale,

è l'esistenza

 

tolleranza

della sua maschera.

 

 

Altrove

 

Lacrime veloci

mi portano via in luoghi

lontani, dove tutto quello che mi vede

mi riconosce in quello che si chiama donna

senza una patria, senza un nido

schiacciata da un brivido

come un fluido che perde

la forma dei pori

per poi scorrere

lontano

 

lontano.

 

 

Me ne vado

(ultimo saluto del poeta)

 

Me ne vado dove la mia accesa

indignazione non può squarciare

il mio petto. Me ne vado da queste dita

che fanno male indicando lo sguardo

che non vuole più guardare i tatuaggi

non voluti, da dove la violenza s'incammina

scuotendo la mia inerzia. Me ne vado

da questa tendenza a rimescolare

colpe che si agitano come una bestia

bagnata dalla pioggia che si scrolla

- conservando la puzza - ovunque

disseminando gocce di giudizi.

Me ne vado dalla parola, dalla voce

del nero che si contrappone all'aureola.

Me ne vado per paura d'essere la mano

dove invelenito il sangue prende forma.

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Inutile

3 Settembre 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Giovanni è davvero un brav'uomo, viene a trovarmi quasi tutti i giorni. Proprio adesso sta utilizzando la scopa e la paletta per togliere di mezzo le tantissime cartacce, lattine, mozziconi di sigarette e altri rifiuti che le persone gettano a terra .'Sti zoticoni insozzano le strade e i marciapiedi senza rispetto per l'ambiente.

Io, un umile ma utile cestino della spazzatura, vicinissimo a una affollata rosticceria. I passanti spesso… mi rifiutano.

Che amarezza, quanto schifo che c'è “in giro!”

 

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Gli innamorati di Umberto Tozzi

2 Settembre 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

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Gli innamorati di Umberto Tozzi, uno dei brani maggiormente impattanti della sua discografia.

Nel 1991, quando uscì, ebbe un immediato successo. Non possedevo la musicassetta, tuttavia ciò era compensato dal fatto che nell'autoradio della macchina di papà o nello stereo casalingo le emittenti la davano spesso, tra cui la superstation Radio Margherita.

In quell'anno avevo sette anni, pur non capendone appieno il significato, mi piaceva canticchiare il ritornello "innamorati, innamorati, innamorati," per di più ponendo un occhio, anzi, un orecchio di riguardo sugli accordi.

Poi, crescendo, quasi maggiorenne, la canzone gravitò sul paradossale. Se in quel periodo non ero innamorato, la ritenevo mielosa, magari sotto sotto per invidia di chi nutriva sentimenti di amore, mentre se lo ero, magicamente diventava la mia colonna sonora, complice anche l'ottimo videoclip trasmesso di tanto in tanto su MTV.

Ancora oggi, tutte le volte che ascolto Gli innamorati vengo travolto da belle emozioni alle quali si accoda un flusso di ricordi, difatti tali note hanno la capacità di abbattere le barriere del tempo con la leggerezza di una piuma e la delicatezza di una rosa senza spine.

 

 

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Raffaele Piazza, "Del sognato"

26 Agosto 2024 , Scritto da Maria Elena Mignosi Picone Con tag #maria elena mignosi picone, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Raffaele Piazza

DEL SOGNATO

 

Raffaele Piazza, critico letterario e poeta (in quest’ordine, perché in quest’ordine l’ho conosciuto).

Tanto lineare, consequenziario, chiaro e preciso, razionale e cristallino, come critico letterario, quanto estroso, bizzarro, vago, sfuggente, misterioso, e a volte anche sibillino, criptico, nella poesia.

Ci riferiamo al suo libro di poesie dal titolo Del sognato (Guido Miano Editore, seconda edizione, 2023).

Titolo quanto mai pertinente. Infatti, accostandosi a questo libro, abbiamo l’impressione di entrare non nel campo della poesia, ma in quello del sogno. Niente di “poetato”, se così si può dire, ci adeguiamo al suo modo di esprimersi, ma tutto del “sognato”. La poesia scompare per lasciare il posto al sogno. Dunque il sogno con la sua irrazionalità, la sua stravaganza ed eccentricità.

Viene in mente il giuoco pirotecnico. Una fantasmagoria di luci, di colori, suoni e saette. Stupisce, stordisce, esplode, e sparisce. Lascia una sensazione di piacevolezza, e tutto finisce là.

Così è la poesia di Raffaele Piazza.

Colori luminosi, anche se tenui e delicati, su cui predominano il verde, come dei prati, dei boschi, il rosa delle albe e delle aurore, l’azzurro dei mari, degli oceani e dei monti in lontananza. Colori ricorrenti e accenni anche agli altri. Una poesia che è quasi una pittura perché l’autore ha un vivo senso del colore. Sbalza evidente come principale elemento. La sua poesia è un sogno, non in bianco e nero ma in technicolor.

E per entrare nella esistenza ordinaria, ecco apparire pure la tecnologia. Il computer, il cellulare; la mail, i messaggi, e così via.

Attira l’attenzione del poeta la vita di oggi nei suoi aspetti tipici più materiali: le code delle automobili in autostrada, le file agli sportelli degli uffici, aspetti propri della vita ordinaria. Aspetti prosaici, potremmo dire. Acquisisce gradevolezza la vita familiare, le consuetudini giornaliere. Insomma c’è la vita, e il tutto come un sogno. Sorprendono gli ardui accostamenti delle parole, al di fuori della logica. Insomma la poesia di Raffaele Piazza è un sogno, non nella maniera idilliaca che spesso attribuiamo a questo, e inoltre è un gioco. È un gioco il “poetato” di Raffaele Piazza, è un gioco il suo “sognato”.

Infine esso lascia una sensazione di bellezza. Quella della natura, della vita quotidiana, la bellezza della donna. Una certa sensualità permea a tratti le pagine del libro.

L’autore Raffaele Piazza mira soprattutto alle sensazioni più che ai sentimenti, alle impressioni più che alle impronte. Non ha pretese di carattere didascalico o pedagogico. Non si erge a eroe o a vate.

È un tripudio di colori, di emozioni, che, pur tuttavia, risvegliano nel lettore il senso del bello, ormai, nella società odierna, di molto assopito.

Risalta, specialmente all’inizio, l’anelito a rialzarsi dopo le cadute; vivo si sente il desiderio di rinascita, il desiderio della redenzione.

È una poesia moderna. E attuale. Che rispecchia la leggerezza del vivere.

Maria Elena Mignosi Picone

 

 

Raffaele Piazza, Del sognato, II edizione, pref. Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 60, isbn 979-12-81351-08-0, mianoposta@gmail.com.

 

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Floriano Romboli, "Il fascino e la forza della letteratura, vol.2"

25 Agosto 2024 , Scritto da Maria Elena Mignosi Picone Con tag #maria elena mignosi picone, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

 

 

Floriano Romboli

IL FASCINO E LA FORZA DELLA LETTERATURA, VOL. 2

Fogazzaro - Dante – De Sanctis - Malaparte

D’Annunzio - De Roberto - Sanminiatelli

 

Per gli appassionati di Studi Umanistici, il titolo che l’autore Floriano Romboli ha scelto per il suo libro, e cioè Il fascino e la forza della letteratura (Guido Miano Editore, Milano 2023), costituisce certamente una bella attrattiva e prelude ad una interessante lettura. Del resto l’autore, con questa sua opera, si è prefisso l’obiettivo di attrarre quanti più lettori possibile, per far gustare loro il piacere che si prova accostandosi agli Studia Humanitatis e fare assaporare quella gioia particolare che la Letteratura sa offrire. Quel che emerge in questi Studi è l’uomo, l’essere umano in tutti i suoi aspetti, nella sua forza e nella sua fragilità, nel suo valore e nelle sue debolezze.

Floriano Romboli in questa sua opera prende in esame la Letteratura dei secoli XIX e XX, cioè dell’Ottocento e del Novecento. Egli si sofferma su scrittori come Antonio Fogazzaro, Federico De Roberto, Curzio Malaparte, Gabriele D’Annunzio, e su Bino Sanminiatelli. Un capitolo è riservato ai giudizi di alcuni Papi contemporanei come Leone XIII, Paolo VI, Benedetto XV su qualche aspetto dell’opera di Dante. Compaiono anche riferimenti a critici letterari di notevole pregio tra i quali De Sanctis, Donadoni, Fubini, Getto, Giorgio Bàrberi Squarotti. Innumerevoli inoltre le citazioni dalle opere degli autori, le quali rendono più efficace e incisivo il discorso. Ci sarebbe molto da dire, appunto per la dovizia di autori, critici e Papi, già citati, ma noi preferiamo soffermarci sugli spunti di riflessione che offrono le tematiche affrontate, che cadono ben a proposito sulla esigenza di rinnovamento e approfondimento, fortemente sentita dalla Letteratura odierna.

Oggi si avverte la incompletezza della Letteratura se non è suffragata dalla riflessione sull’uomo che offre la Teologia. Quest’ultima, infatti, vertendo su Dio e sul Suo Figlio, Gesù, perfetto Dio e perfetto Uomo, può illuminare sulla comprensione dell’anima degli Autori, perché, sulla scia di Sant’Agostino che esorta “Cerca Dio e troverai te stesso”, soltanto alla luce del divino può balzare fuori l’umano, nella sua più veridica esattezza. Pensiamo a Dante Alighieri. Afferma Floriano Romboli (p.60), riferendosi al critico Giovanni Getto: “Nell’omaggio convinto e sincero alla lezione morale e artistico-culturale dell’Alighieri, in questo caso si realizzava la sintesi preziosa tra magistero religioso e critica letteraria.”

Oggi inoltre si avverte viva l’esigenza della solidarietà, della gentilezza, del garbo, e forte è l’anelito al senso di umanità che si è perduto quasi totalmente. Le controversie si risolvono a suon di coltelli, a cominciare dai ragazzini, e negli adulti dal fragore delle armi. Emerge nell’essere umano la ferinità. Qui in questo libro largo spazio è dato a questo aspetto deleterio: l’uomo selvaggio. Favorito questo concetto dalla diffusione della teoria di Darwin: l’uomo discende dalla scimmia. E se la brutalità umana si manifesta soprattutto con la guerra, qui con molto realismo si mettono in risalto, negli avvenimenti bellici, gesti e atteggiamenti, dalla storia quasi sempre sottaciuti: la follia e il suicidio. Tra le file dei combattenti. La guerra non è vista nei suoi aspetti esaltanti, quali espansioni, conquiste, ma per quello che è: una grande brutalità. Aldo Palazzeschi così affermava: “La guerra non si fa. La guerra non si deve fare per nessuna ragione al mondo.” E Antonio Fogazzaro così sosteneva: “Noi dai bruti non discendiamo. (…) Noi ascendiamo da essi e il nostro tempo sempre meglio comprende che se la vanità umana può compiacersi qualche volta di discendere, la vera gloria dell’uomo è di ascendere.”

E forse sta qui la forza e il fascino della Letteratura: con la mente e con il cuore penetrare nella verità della esistenza, per ascendere sempre più, armonizzando i contrari, superando la perenne lotta tra le luci e le ombre.

Maria Elena Mignosi Picone

 

 

Floriano Romboli, Il fascino e la forza della letteratura, vol.2, pref. di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 148, isbn 978-88-31497-93-0, mianoposta@gmail.com.

 

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Adriana Deminicis, "8 Infinito 8- L'arrivo del Gabbiano"

24 Agosto 2024 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Adriana Deminicis

8 Infinito 8 – L’arrivo del Gabbiano

 

8 Infinito 8 - L’arrivo del Gabbiano (Guido Miano Editore, Milano 2024), raccolta di poesie di Adriana Deminicis, presenta una prefazione acuta e centrata a firma di Enzo Concardi.

La raccolta si situa in continuum con quella precedente dell’autrice intitolata 8 Infinito 8 – La gemma di giada.

Il tema dell’infinito di leopardiana memoria è di per sé affascinante e l’insistenza della poetessa nel trattarlo ci fa pensare ad una sua intelligente coscienza letteraria sottesa alla convinzione incontrovertibile che la poesia salva la vita sia nel praticarla sia nella sua attenta lettura.

E del resto c’è anche la tematica del raggiungimento della felicità dopo il dolore e la scissione dell’io e la felicità stessa è proprio nell’arrivo del Gabbiano che non delude anche se arriva dopo un’estenuante attesa.

Le sensazioni suddette, che già si sentivano nella prima opera di questo ciclo, qui sembrano intensificarsi e se Godot, in Samuel Beckett, non giunge nonostante tante speranze, il simbolico Gabbiano della poetessa mantiene la promessa e diviene appunto metafora della gioia e della felicità che sono possibili e anche della libertà.

Del resto i gabbiani sono volatili pieni di fascino sia per l’aspetto sia per il comportamento e nessuno può dimenticare il suggestivo e magico libro di Richard Bach intitolato Il gabbiano Jonathan Livingstone anche se si tratta di un’opera in prosa e non in poesia.

Non manca nelle poesie del volume il tema della poesia nella poesia espresso dall’io-poetante nel riflettere traendo dai suoi pensieri delle conclusioni.

Diviene per il lettore spontaneo e istintivo identificarsi proprio con lo stesso io-poetante e del resto il concetto d’infinito si collega a quello dell’essere e per chi crede con l’idea di Dio.

Nel componimento eponimo che ha qualcosa di programmatico leggiamo: “Apro la porta, osservo il Cielo/ aspetto di vedere l’arrivo di un gabbiano/ per iniziare la storia/ appena un gabbiano sorvolerà il mio Cielo/ ed io stando qui sarò in grado di poterlo vedere….”.

Come ha affermato lo stesso Concardi la poesia di Adriana ha un andamento che la fa somigliare alla prosa e questo è sicuramente un fatto originale nell’essere minimo in questi versi lo scarto dalla lingua standard.

La raccolta non è scandita in sezioni e complessivamente può essere considerata un poemetto anche se alcune composizioni che la costituiscono sono dei poemetti autonomi.

In E c’erano i Gabbiani leggiamo: “E c’erano i gabbiani/ si sentiva il loro canto/ sembrava fossero lì/ sulla spiaggia da secoli/ al largo una canoa gialla/ il Sole del Tramonto/ appena giunto con le Nuvole/ appena giunto sulla spiaggia/ la parola dei Gabbiani».

Veramente alta la poesia Appuntavo i miei pensieri più belli che come altre non è legata alla tematica dominante del corposo volume: “Le parti del nostro corpo sognano?/ L’anima è più bella/ lo Spirito pure/ A volte alcuni sogni vengono ad avere origine/ da alcune singole parti del corpo,/ il corpo non doveva diventare/ un limite ai nostri pensieri/…”

Del resto la poetica dell’autrice esprime stabilmente l’emozione di una reverie di un sogno ad occhi aperti pervaso da una vaga malia.

Raffaele Piazza

 

 

 

Adriana Deminicis, 8 Infinito 8 – L’arrivo del Gabbiano, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 152, isbn 979-12-81351-33-2, mianoposta@gmail.com.

 

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Fabio Baldassarri, "Quasi romanzo di lettore onnivoro"

17 Agosto 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Fabio Baldassarri
Quasi romanzo di lettore onnivoro
Il Foglio Letterario Edizioni – Euro 15 – Pagine 190

 

 

Fabio Baldassarri si racconta come un lettore onnivoro nel suo ultimo libro, convinto come pochi che siamo quel che leggiamo, ergo un testo narrativo che raccoglie le passioni letterarie può esser preso come una sorta di autobiografia. Baldassarri si racconta a lungo nella postfazione: “Da ragazzo, mentre altri volevano fare il calciatore, il pilota di aerei o il direttore d’orchestra, io aspiravo a fare il giornalista e scrivere di professione benché nella Piombino in cui sono nato, conosciuta ai più come città - fabbrica per le sue acciaierie, quasi tutti finissero per trovare lavoro negli impianti siderurgici. In fabbrica ci ho lavorato comunque, ma fu a Milano, nella Breda Termomeccanica, e frequentai da studente lavoratore l’Università Statale in anni assai turbolenti (1968/1972), interessato, più che altro, al diritto del lavoro e alla teoria delle classi sociali”. Baldassarri ha avuto due incarichi politici di tipo elettivo: sindaco di Piombino 1990-1995 e presidente provincia di Livorno (1985-1990). È stato commissario straordinario per la regione Toscana e altre cose ancora, ma prima di tutto ha operato nell'industria ('68-72) come perito industriale alla Breda Termomeccanica di Milano. Un periodo di incarichi elettivi che è durato dieci anni, cui va aggiunto un periodo come impiegato comunale prima e semplice  consigliere comunale dopo ('81-85). Ha avuto incarichi politici nel PCI, compreso quello di fare il corrispondente dell'Unità che allora era l'organo ufficiale del partito, insomma, di cose ne ha fatte, non ultima quella di scrivere libri, sia saggi che romanzi. Baldassarri è stato scrittore a tempo pieno solo al termine dei numerosi impegni politici, anche perché ha avuto anche una moglie e un figlio, quindi dei doveri da marito e padre da adempiere. Tra le sue opere letterarie ricordiamo: ILIO BARONTINI un garibaldino nel Novecento; TRA LA FALCE E IL MARTELLO; L’ALBERO DEL PEPE ROSA; ILIO BARONTINI fuoriuscito, internazionalista e partigiano; LE PARTICELLE DI DIO, ovvero la Consorteria del Sacro Segreto; SULLE ALI DEGLI ANGELI DEL FANGO e undici racconti di viaggio; BALDASSARRE COSSA PAPA E ANTIPAPA; IL SEGRETO DI PROCIDA; PIOMBINONAPOLIBAGNOLI. Il suo ultimo libro – edito da Il Foglio Letterario Edizioni - proviene dalle passioni da lettore di Fabio Baldassarri, che lo considera come una sorta di testamento spirituale: “Scrivevo, ma soprattutto mi piaceva leggere. Forse nella mia aspirazione c’era anche il desiderio di emulare, immeritatamente, le grandi penne che hanno influenzato i sogni di ragazzo: Giulio Verne, Alessandro Dumas, Victor Hugo, Jack London, Hermann Melville. Crescendo, inoltre, avevo incontrato anche i grandi russi, gli autori di lingua slavo-germanica, gli scrittori e i poeti anglo-sassoni, la migliore letteratura nelle lingue neo-latine tra cui la nostra, e tanti altri ancora. Tra le letture degli ultimi anni, perciò, ho scelto alcuni libri su cui ho scritto più che altro recensioni e consigli di lettura, probabilmente perché ritenevo ci potessero aiutare a capire aspetti del mondo non troppo chiari in cui vivevamo specialmente nel quinquennio 2018-2023”.

Quasi romanzo di lettore onnivoro è un libro che è frutto di altri libri, dove troviamo il Baldassarri lettore critico e consapevole. Tutti testi raccolti sono stati pubblicati su riviste on line come Alga News e su giornali come Allonsanfan e ci raccontano qualcosa in più su un autore eclettico, dotato di uno stile personale, polemico e accattivante, soprattutto di chiara lettura e caratterizzato da una semplice esposizione narrativa. Leggetelo! Non ve ne pentirete.

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