Volti dimenticati e volti amati

Non vado spesso al cimitero e soprattutto non ci vado volentieri, mi ci reco meno controvoglia nelle giornate di festa, perché quando è festa, quando c'è motivo per sorridere, quelli sono i momenti in cui loro mi mancano di più. Nel lungo viale di ingresso è freddo, il vento fischia sempre tra i cipressi anche d’estate e rompe il silenzio fra le lapidi dimenticate. Non mi piace, forse perché è un luogo triste e sono stata costretta dalla vita a frequentarlo fin dalla tenera età, trascinata per mano da mia madre, vestita di nero. Di questa stagione la nebbia offusca tutto, nasconde le tombe e lascia intravedere i lumini tremolanti, rendendo ancora più vivi il senso di incertezza e di smarrimento che provo. Sono passati da poco i giorni della ricorrenza, quando si ricordano i morti, quelli che tutti gli altri giorni cerchiamo di dimenticare per non soffrire e allora, anche un giorno di nebbia non è per caso.
Cammino piano e mi guardo attorno, attenta, curiosa, cercando di scoprire se c’è qualche volto nuovo, conosciuto, che si è aggiunto alle fila di visi anonimi, dimenticati dal tempo. Passo sempre sotto il porticato dedicato ai caduti di tutte le guerre e ogni volta guardo in alto dove pende una pesante scultura di bronzo, sospesa, raffigurante due fucili incrociati e un elmetto retti da un filo spinato. Guardo su e sto attenta come a temere che una volta o l’altra possa cadermi addosso, resa troppo pesante dal tempo, per quel muro sempre più vecchio. Giovani eroi in divisa, morti con coraggio, mi vedono passare veloce e sorridono del mio sciocco timore. Raggiungo la tomba della mia maestra, che ho amato come una madre e le sorrido chiedendomi se sarebbe orgogliosa di me. Ferma davanti a lei, ripasso una poesia a memoria, di quelle che in classe cantilenava con noi e quando mi allontano risento l’eco della sua voce che rimbomba fra le arcate. Oggi nell’aria c’è uno strano profumo di primavera fuori stagione che stride col grigio dei marmi oramai senza identità e senza storia, con le facce sbiadite di tutti quegli uomini e quelle donne di cui non resta che il bianco e il nero di uno scarabocchio impresso nel tempo: una data, una dedica, un nome. Poi attraverso il campo e, nella terra nera, dove un tempo c'erano le croci di legno ora ci sono prati vuoti, in attesa, irrispettosamente verdi come la speranza. Porto mazzetti di fiori in mano, li stringo forte, sanno di vita. Arrivo dai miei, li saluto dolcemente "Ciao babbo, ciao Ma’ ". A mio fratello strizzo l’occhio da lontano, poi accarezzo le fotografie lentamente una a una facendo finta di togliere la polvere che non c’è. La tomba di famiglia è sempre in ordine, pulita e piena di fiori, le zie vengono ogni giorno e provvedono a tenerla lucida, è un posto vecchio, come loro. Io preferisco dire che i miei cari li ricordo ogni mattina senza andare in quel luogo così tetro dove in realtà essi non sono. Li porto dentro, li rivivo nei gesti quotidiani, preparando il caffè, chiudendo le imposte, accarezzando una pianta. Metto i fiori nel grande vaso al centro della pietra sepolcrale, li sistemo con cura, aggiungo acqua, poi verso quella che resta sulle foto e la lascio scorrere giù, lungo i volti dei nonni, degli zii, che mi guardano di traverso. Lavo tutto, quasi a voler lavare via il dolore. Guardare i miei in silenzio mi stringe il cuore come se accettassi che non possono più sentirmi, né rispondermi e allora racconto cose belle: “È nato Joao sapete? Cresce ed è bellissimo mamma, ha gli stessi tuoi occhi.” Parlo con loro, mai di me non mi piace dare preoccupazioni ... poi vado… ciao Babbo , ciao Ma'...
Settimana Nazionale Nati per Leggere a Cori
Biblio-Point e “Diritti alle storie” per promuovere la lettura ai/dei bambini e ribadire il diritto di ciascuno ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dallo svantaggio socio-culturale e dalla povertà educativa.
In occasione della V Settimana Nazionale Nati per Leggere, che si svolgerà in tutta Italia dal 17 al 25 Novembre, anche l’Associazione culturale Arcadia e il Comune di Cori hanno aderito alla manifestazione ed organizzato alcune iniziative volte ad incoraggiare la lettura ai/dei bambini e a ribadire un messaggio universale: ciascuno di loro ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dallo svantaggio socio-culturale e dalla povertà educativa.
Lunedì 19 e martedì 20 verranno allestiti i Biblio-Point, i punti informativi del programma NpL, nelle scuole dell’Istituto Comprensivo “Cesare Chiominto” e nei luoghi frequentati dai bimbi. Mercoledì 21, presso la biblioteca comunale “Elio Filippo Accrocca” invece “Diritti alle storie”: racconti ad alta voce a cura dei lettori volontari del gruppo locale Nati per Leggere e di quelli di Emergency (gruppo territoriale Cisterna di Latina, all’indomani della Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (20 Novembre).
Nati per Leggere è un programma di promozione della lettura in famiglia sin dalla nascita dei propri figli, promosso dall’Associazione Italiana Biblioteche, dall’Associazione Culturale Pediatri e dal CSB Centro per la Salute del Bambino Onlus. Leggere con una certa continuità ai neonati ha una positiva influenza sul loro sviluppo intellettivo, linguistico, emotivo e relazionale, con effetti significativi per tutta la vita adulta. Per i genitori diventa invece strumento per consolidare un legame indissolubile con la propria creatura.
En to Pan
L’artista di Cori (LT) Alessio Pistilli ha esposto in Inghilterra, al Contemporary Art Fairs di Windsor, una delle fiere artistiche più importanti d’Europa, che dal 2005 riunisce ogni anno centinaia di espositori tra pittori, scultori, incisori, fotografi, ceramisti e gallerie, provenienti dal Regno Unito e dal resto del vecchio continente, per offrire al pubblico una selezione del meglio dell’arte contemporanea europea, anche per mezzo di laboratori e dimostrazioni.
“En to Pan” è il titolo della mostra personale, dal greco “L’uno il Tutto”, che in tal caso è associato al Dio Denaro. Denaro inteso come banconota di scambio, come valore etico-morale e socio-culturale nella vita di un essere umano, attributo di potere e ricchezza, ma anche di limite e dipendenza. Una dipendenza che rapisce e isola allo stesso tempo, un limite che non permette l’ascesa (la scala) per una rinascita. L’intento è trovare, attraverso una scelta nascosta nella nostra coscienza, il “vero lume della ragione”.
Nelle sue 10 tele inedite, i fattori “tempo” e “tecnologia” appaiono negativi non per la loro importanza oggettiva, ma per l’esagerato e, spesso, sbagliato utilizzo che se ne fa, portandoci sempre più ad un conveniente isolamento. Infine lo spazio che circonda queste presenze. Uno scorcio arido e freddo, reso ancora più crudo dalla presenza di alte mura (le difficoltà da superare) e da una fioca illuminazione di “lampade speciali” (le tentazioni) su di un uomo sempre più solo e perso, che è oramai la sua stessa ombra.
Malinconia bella

Torno qui fra i miei monti, i miei boschi. Non c'è stagione più adatta per chi ama questi luoghi. Nell'aria respiro l'odore della terra umida, delle foglie bagnate, dei funghi, del vino nuovo e delle caldarroste che cuociono lente sul fuoco. E quei colori che tingono la collina, dal giallo al rosso, passando per l'arancione, tutto è uno spettacolo, mentre un raggio di sole dirada la nebbia e un alito di vento mi porta il rumore lieve delle foglie secche che cadono a terra. Mi stringo le braccia avvolte dal golfino di lana che sa ancora di naftalina, guardo avanti oltre la montagna, anche la mia malinconia è bella, si colora di felicità e profuma di autunno. Tempo di castagne e di vino nuovo dicevo, un rito irrinunciabile per me. Vi voglio raccontare di una passione per il vino. Un percorso di profondità, di bellezza e perfino di storia. Di un difficile cammino fatto di pazienza, di dedizione e apprendimento. Alla fine sulle labbra rimane l'ombra di un racconto profumato.
Vi voglio raccontare di serate in allegria, di amici, di risate e di canzoni. Di vendemmie sotto il sole settembrino e di sorrisi complici tra i tralci. Di odori e di bella compagnia, ricordi di un rosso tramonto o di un bianco inverno e il vin brulé in un bicchiere bollente. Di una famiglia unita intorno al grande tavolo delle feste, della sicurezza e della protezione avvertita sulla pelle, delle gioie brindate, dei dolori annegati e della facilità di aprirsi quando stappo la mia bottiglia: il sentimento a volte si annusa.
Vi voglio raccontare della semplicità dei gesti, del riscaldarsi dei cuori, della libertà dei pensieri e delle azioni. Chi ama il vino si inebria, non si perde, lo vive e lo sposa. Buonanotte amici, una buonanotte intinta di colori e di sapori.
Radio Blog: Leggindipendente

Matteo Giancotti, "Paesaggi del trauma"

Il bellissimo saggio di Giancotti, edito da Bompiani, offre un’indagine sul rapporto tra uomo e natura nei contesti di guerra, esaminando la letteratura nata dall’esperienza vissuta. Lo studio si svolge tra Grande Guerra e Resistenza, con un capitolo dedicato ai più recenti orrori nell’ex Jugoslavia attraverso l’esame di un romanzo del francese Mathias Énard.
Come vede il soldato il paesaggio che lo circonda? Innanzitutto, in generale il paesaggio risulta dalla relazione tra gli uomini (e le idee delle loro comunità) e natura. Il militare nella Grande Guerra vede luoghi straziati e piagati dalle armi inumane che devastano il corpo stesso del fante. Inoltre strade, trincee, gallerie, ripari piegano l’ambiente ai bisogni militari facendo della natura una vittima della violenza umana. L’ambiente, così martoriato, non offre consolazione, bellezza, riposo per gli occhi. Nella memorialistica si insiste infatti sulla sofferenza del soldato imprigionato in un contesto funzionale ai combattimenti e quindi alla distruzione; la frattura con il paesaggio è piena, anche se non mancano dei distinguo tra i vari autori. I luoghi sono zone di guerra e di morte; il vivo rigoglio delle piante sembra non poter più tornare.
I testi che Giancotti segue sono in particolare quelli di Comisso, Serra, Lussu, Sbarbaro, Marinetti, D’Annunzio; ci sono sensibilità differenti che portano naturalmente a declinazioni diverse del tema. Un Ungaretti si specchia nel territorio devastato; un Comisso, legato a un’idea della guerra come avventura giovanile, attraverso i positivi ricordi dell’infanzia supera il trauma di vedere il suo Veneto distrutto e saccheggiato dagli austriaci dopo Caporetto, Marinetti invece da futurista si inebria davanti a un paesaggio animato da razzi, bagliori, esplosioni di ogni tipo.
Con la letteratura sorta dalla Resistenza, si ha invece una parziale ricomposizione tra uomo e ambiente; nasce infatti la figura del partigiano che non è imprigionato in una trincea, ma si muove tra boschi e campi, col dinamismo di chi vive come ribelle. Chi combatte per la libertà contro il nazifascismo, si rifugia sulle montagne che spesso sono parte della sua biografia personale. Si vive nella natura, il rapporto è più a misura d’uomo dato che le bande sono piccole e hanno molto spazio a disposizione, inoltre il legame fisico con i propri luoghi accentua il lato patriottico di una guerra che fu anche lotta contro lo straniero. La natura è amica o addirittura madre per certi memorialisti. I testi affrontati nel saggio sono principalmente quelli di Fenoglio, Calvino, Fortini, Caproni, Zanzotto, Meneghello, Cecchinel.
Naturalmente il trauma della violenza vissuta non sempre permette questa riconciliazione tra uomo e paesaggio.
Ad esempio, nel luogo in cui un compagno è caduto ucciso dai tedeschi, sembra permanere in alcuni testi una traccia di dolore indelebile che rende impossibile staccare la bellezza della natura dall’orrore della morte. La permanenza di quanto avvenuto può impedire il godimento del paesaggio se la ferita della violenza non si è rimarginata nel ricordo di chi la visse durante la Resistenza.
Come superare tutto ciò? Per Pavese non resta che affidarsi ai tempi lunghi della natura stessa; lo scorrere del tempo, il susseguirsi delle stagioni, il rinnovarsi delle generazioni porterà un domani al riassorbire dei traumi nel grande ed eterno flusso di tutte le cose.
Un libro davvero bello quello di Giancotti; il pregio più grande è che stimola a leggere i tanti autori citati, tra i quali troviamo memorialisti, ma anche poeti e romanzieri che con la parola scritta hanno testimoniato il dolore di momenti terribili.
La figura del consulente d'immagine

Il marchio di moda Tentazioni by Cinzia Diddi ha deciso di sfilare nel giardino e nella "Maison" della stilista, ecco il risultato della passerella del brand urbano e di lusso in cui è ospite d'onore Francesco Guasti.
Sfilata rigorosamente a porte chiuse e su invito. Solo per i prescelti l'aperitivo a castagne e un ricercatissimo champagne brut "Sir Winston Churchill" anno 2002, amato dalla Stilista. La storia del Brand Tentazioni è prima di tutto una storia familiare, che affonda le sue radici in un lontano passato.
Da decenni si occupa di abbigliamento e di stile, più precisamente questa è la terza generazione.
Fare abiti è ciò che il team Tentazioni vuole e desidera fare. Fa parte del corredo genetico, e la passione che lo anima mantiene vivo e rinnova il voler fare sempre meglio, proiettandolo in un contesto quotidiano, dove ogni situazione è uno spunto per creare, un’occasione per accontentare, un momento in cui lo spirito di ricerca alimenta la sete di trasmettere i valori importanti attraverso il lavoro.
Così facendo la casa di moda Tentazioni crea valore nobilitando lo scopo.
Provando grande felicità quando le creazioni contribuiscono, nel quotidiano, a celebrare chi le sta indossando.
E’ così da sempre.
E di generazione in generazione vengono tramandati questi valori.
La filosofia del brand Tentazioni:
Lavorare con l’immagine è una cosa seria.
Gli abiti non devono mascherare ma rivelare la personalità di chi li indossa, creando carisma e mistero.
Un look che parla di noi riesce a farci riconoscere, ricordare, e darci credibilità.
L’anima creativa del Brand: Cinzia Diddi.
Cinzia si occupa di curare l’immagine di molti personaggi importanti, quali industriali, manager, avvocati di prestigio e personaggi del mondo dello spettacolo.
Siamo negli anni 80, era bambina e si divertiva a giocare nel reparto sartoria dell’azienda paterna. E’ iniziato tutto da quell’atelier, poi l’attitudine, la sensibilità cromatica, l’intuito, il senso delle proporzioni e la formazione teorica... hanno fatto il resto.
Durante la sua esperienza lavorativa, e grazie al padre, importante uomo borghese, Cinzia rimane a stretto contatto con l’alta borghesia, affinando uno spiccato senso del gusto e dello stile, ereditato senza dubbio dalla madre.
La parte stilistica è un aspetto di un contesto più ampio.
Cinzia è consulente di immagine, cioè quella figura professionale che fornisce un servizio dedicato al miglioramento dell’aspetto attraverso il modo di vestirsi, di muoversi e di presentarsi. Si occupa di tutto quello che concerne la comunicazione non verbale: l’abbigliamento, il trucco, l’acconciatura e l’etichetta, e dell’armonizzazione di questi aspetti.
Il valore aggiunto? Cinzia crea personalmente gli abiti.
L’immagine è una cosa seria: lavorare sull’immagine non significa mascherare ma svelare le persone.
Per dirla in termini matematici, la passione per la moda è una condizione necessaria ma non sufficiente.
Ovvio, deve esserci una naturale inclinazione verso certi temi, ma come per ogni mestiere è necessaria una preparazione professionale maturata soprattutto sul campo di battaglia, unica scuola veramente formativa.
Numerosi i vip vestiti dal brand: Francesco Guasti, Carmen di Pietro, Carmen Russo, Enzo Paolo Turchi, Giucas Casella, Eleonora Daniele, Manuela Aureli, Stefania Orlando, Stefano Masciarelli, Maria Grazia Cucinotta, Serena Grandi, Edoardo Ercole, Veronica Satti e tanti tanti altri …
Il marchio di moda stupisce tutti allestendo la propria passerella nel giardino di casa della designer, che ci racconta la sua moda per questo Autunno/ Inverno:
La tendenza moda più impetuosa dell'autunno/Inverno 2018 è certamente il colore vitaminico ed energico quasi a voler contrastare il grigiore della cupa stagione invernale. Tessuti ricercati con motivi particolari, zebre, leopardi e pitoni hanno ispirato la collezione generando nuove identità da indossare in una vera giungla urbana.
La collezione uomo è ricercata, bizzarra e mai scontata, in un susseguirsi continui di contrasti dal sapore agrodolce, dal gilet alla camicia a quadri, dal pantalone slim al denim oversize.
Un uomo che trasuda eleganza ed un’anima misteriosa. Un uomo che allo stesso tempo ama la praticità accostandola al comfort.
La collezione donna urbana è briosa ed elegante.
Il carattere distintivo di questo Autunno/inverno 2018, ma un po’ il tratto caratteristico del brand, è l’eleganza e lo stile, curato e ricercato anche quando si tratta di abbigliamento sportivo.
Radio Blog: Luciano Funetta, "Dalle rovine"
Chi è Rivera? Perché sta sempre chiuso nel suo appartamento? Che cosa colleziona?
Lettura incipit Dalle rovine di Luciano Funetta - Tunué
E grazie alla libreria I Trapezisti per avermelo fatto conoscere.
Voce narrante: Chiara Pugliese
Musica: Kevin MacLeod
Radio Blog: dal #pisabookfestival Laura Nardi e Patrizia Poli

Direttamente dal Pisa Book Festival 2018, in corso fino all'11 Novembre a Pisa al Palazzo dei Congressi, le scrittrici Laura Nardi per Silele Edizioni e Patrizia Poli per Marchetti Editore, nonché moderatrice di signoradeifiltri.blog, ci raccontano le loro emozioni e la loro esperienza di oggi.
A cura di Chiara Pugliese
Musica:www.bensound.com
Se volete contattarci: radioblog2017@gmail.com
Atena-Minerva: la dea dagli occhi scintillanti
Domenica 11 Novembre, alle ore 10:30, presso il Museo della Città e del Territorio di Cori verrà inaugurato il progetto “Che Mito! Storie e leggende dalla collezione museale” rivolto a bambini (dai 3 anni in su) e adulti, ideato, curato e realizzato dell’Associazione culturale “Arcadia”, con la collaborazione e la partecipazione della “Libreria Anacleto” di Cisterna di Latina ed “Utopia 2000” Società Cooperativa Sociale Onlus, patrocinato dal Comune di Cori. La prenotazione è obbligatoria: 3319026323 – arcadia@museodicori
Protagonista del primo incontro sarà “Atena-Minerva: la dea dagli occhi scintillanti.”, della quale, tra i reperti relativi al pantheos cittadino custoditi al primo piano del museo, vi è una copia della cinquecentesca statua della Minerva Capitolina che alloggia sulla fontana del Campidoglio a Roma, il cui corpo fu rinvenuto a Cori. All’introduzione al mito seguirà la presentazione del personaggio Atena (per i Greci) – Minerva (per i Romani), figlia di Zeus e Metis, dea della saggezza, delle arti, della guerra, della giustizia.
Le letture animate avranno ad oggetto alcune delle più note narrazioni legate alla divinità. La nascita: uscì, adulta e armata, dalla testa del padre, e lasciata in affidamento al fiume Tritone. Il primo albero di ulivo sulla terra, che fece spuntare colpendo una roccia con la sua lancia, dopo una gara con Poseidone. L’invidia per aver perso una sfida la spinse a trasformare Aracne in un ragno obbligandola a tessere la sua tela per l’eternità. L’appoggio reso a Perseo, che sconfisse la Gorgone Medusa e liberò la sua futura sposa Andromeda da un mostro marino.
Il laboratorio artistico di manipolazione dell’argilla verterà sulla ricostruzione dei principali simboli che identificano la divinità, come la civetta, il serpente, lo scudo, l’elmo, la lancia. Ai partecipanti verrà offerta una merenda pane e olio. In programma ci sono altri quattro appuntamenti domenicali a cadenza mensile. Il 16 dicembre - “Ercole: che fatica essere un eroe!”. Il 20 gennaio - “Castore e Polluce: uguali ma opposti.” Il 17 febbraio - “Kore: la giovane fanciulla che diede vita alle stagioni.” Il 17 marzo –“Dardano: il cavaliere dal mantello svolazzante.”
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