JoJo Moyes, "Me before you"
22 Novembre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

Me before you
JoJo Moyes
Penguin Books
Prima edizione 2012
Ci sono libri che forse non saranno capolavori della letteratura ma ti fanno riscoprire il piacere puro e semplice della lettura, non solo per il desiderio di dedicar loro ogni momento libero, ma anche perché finisci per viverci dentro, per sentirti parte della vicenda, come se la storia fosse anche tua. Ti svegli al mattino già immersa in quell’emozione e con quell’emozione vai a letto la sera.
Ultimamente non mi è successo con Our souls at night (Le nostre anime di notte) di Kent Haruf, non mi è successo con The remains of the day (Quel che resta del giorno) di Katsuo Ishiguro - pur se un nodo alla gola alla fine me l’ha provocato il cristallino “at that moment my heart was breaking”, che racchiude la deflagrazione di tutto un sentimento trattenuto per l’intero romanzo, interpretata al cinema dalla maschera imperscrutabilmente espressiva di Antony Hopkins - mi è successo invece col best seller Me be for you (Io prima di te).
Se, personalmente, non avrei scelto di spezzare la tensione spostando sporadicamente il punto di vista da Louisa ai personaggi minori - dei quali, francamente, c’interessa poco - non trovo, comunque, in questo bel romanzo, tutti i difetti evidenziati in altre recensioni, anzi, mi è sembrata una storia travolgente. JoJo Moyes può essere forse prigioniera di certi cliché cinematografici, ma ha una scrittura lussureggiante e visiva, che ti trascina all’interno di scene fatte non solo di pensieri e dialoghi ma anche di gesti, rumori, odori e sapori.
Di là dai risvolti sociali, e dalle argomentazioni pro e contro il suicidio assistito e il fine vita, questo romanzo è – a detta della stessa autrice – una grande storia d’amore. Anzi, è ancora una volta la storia de La bella e la Bestia, dove la bella è Louisa Clark e la bestia il sensuale quadriplegico Will Traynor.
Di Will non conosciamo direttamente i pensieri, se non per una lettera finale nella quale vien detto poco o nulla, ma si lascia intravedere parecchio. Egli giganteggia, bello e immobile sulla sua sedia a rotelle, con i suoi cateteri, le cannucce per bere e gli occhi di ghiaccio, con il suo cibo sminuzzato, le sue medicine e la sarcastica gentilezza. Ci ricorda il bel vampiro di Stephenie Meyer.
Louisa, invece, è una cenerentola, la ragazza poco amata, dalla bassissima autostima che lui, novello Pigmalione, schiude alla vita. E mentre lei prende coscienza di se stessa e dispiega le ali, lui si avvicina a gran passi alla morte. Invece di essere lei a stimolare la voglia di vivere di lui, avviene il contrario, sarà lui, prigioniero della sua paralisi e dei suoi infiniti tormenti, a insegnarle la bellezza della vita.
Per tornare a Katsuo Ishiguro, anche qui il sentimento è trattenuto per tutto il romanzo. Da parte di Will lo sarà fino all’ultimo. Non può amare Louisa perché la sacrificherebbe e perché dovrebbe amarla a metà, mentre lui vuole essere se stesso tutto intero, il se stesso di una volta. Lei, dal canto suo, è fidanzata con un uomo che non la merita e solo lentamente si accorge di quanto i sentimenti per il suo assistito mutino e maturino, fino a che lo strazio non la sopraffa.
E qual è, vi chiedo, la forma di amore più sublime, più trascendente e romantica, se non quella che non si consuma, che brucia in un eterno desiderio inappagato? Come Bella Swan (almeno nel primo libro della serie Twilight) non può coronare il suo sogno erotico con Edward perché forse ne morrebbe, così la goffa, impacciata, ma segretamente brillante, Louisa non può unirsi a Will.
E nella straziante scena finale - quando, a un passo dal suicidio di Will nella clinica svizzera, lei cerca di fondersi con lui, imprimendosi addosso, non solo nella mente ma anche nel corpo, molecole di lui, sperando che diventino parte di lei e continuino a vivere attraverso lei - ammettiamolo, c’è amore allo stato puro, eros misto a thanatos, un suggello erotico che sappiamo continuerà per sempre, oltre la vita e la morte.
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