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L’Orsa e Arcade

26 Ottobre 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende, #sezione primavera

 

 

 

 

Dopo la tragica corsa di Fetonte, Giove ispezionò le case degli dèi per controllare che fossero ancora solide e sicure. Quando fu certo che nessun pericolo minacciava l’Olimpo, si recò sulla Terra per aiutare gli uomini a ricostruire il loro mondo distrutto: fece spuntare di nuovo l’erba e le fronde degli alberi, i fiumi e le fonti ebbero acqua limpida e fresca, i monti e le valli tornarono a verdeggiare...

Mentre andava e veniva da un capo all’altro della Terra, in Arcadia vide una fanciulla che lo colpì profondamente.

Si chiamava Callisto, che significa «bellissima», ed era veramente degna del suo nome.

Callisto non amava filare e tessere come le giovinette della sua età e neppure passare il tempo davanti allo specchio per acconciarsi i capelli e le vesti. Adorava Diana, sorella di Febo Apollo, una dea molto schiva e solitaria.

Diana non amava le feste e ai banchetti dell’Olimpo preferiva il silenzio e la quiete della natura, perciò viveva nei boschi insieme ad altre fanciulle: cacciavano, correvano, ridevano. E nuotavano nei fiumi. Avevano giurato di vivere sempre insieme e di non aver niente a che fare con gli uomini. Erano tutte belle e allegre.

Anche Callisto faceva parte di questa schiera e Diana la preferiva a ogni altra. Alla dea non interessavano gli amori e le frivolezze, ma credeva nell’amicizia, manteneva sempre la parola data e non sopportava l’inganno. Guai a tradire la fiducia di Diana! Il suo affetto poteva trasformarsi in un odio feroce, implacabile. Callisto sapeva tutto questo, ma non fu capace di sfuggire al suo destino.

Un giorno, quando il caldo era particolarmente cocente, la fanciulla si rifugiò in un bosco di alberi antichi e forti; stanca per la caccia e per le lunghe corse, si fermò, mise a terra l’arco, si sdraiò nell’erba e appoggiò la testa sulla faretra colorata.

Appena Giove la vide, stanca e senza le sue compagne, pensò:

«Certamente Giunone non verrà mai a sapere niente di questa mia nuova avventura ... E se anche lo sapesse? Sarebbero urla e strepiti, lo so, ma ne vale comunque la pena!»

Subito prende l'aspetto di Diana, si avvicina a Callisto e le chiede:

- Mia cara compagna, dove sei stata oggi a caccia? -

La fanciulla sorride, fiduciosa, e sta per rispondere ... ma subito si trova stretta in un abbraccio appassionato dal quale non sa liberarsi ... Quando capisce la verità, Giove è già tornato sull’Olimpo.

Ed ecco giungere la vera Diana con il suo seguito, stanca ma felice per la selvaggina uccisa. Scorge Callisto e la chiama; la fanciulla teme che sia di nuovo Giove travestito e cerca di fuggire, poi vede le compagne e capisce che non c'è inganno.

Ma non è più la stessa: si sente in colpa, arrossisce, ha perduto la sua allegria e non ha più il coraggio di correre accanto a Diana, per prima, davanti a tutte le altre. Le compagne intuiscono che è accaduto qualcosa, ma tacciono e la dea è troppo presa dalla caccia e dai boschi per capire. Finché un giorno ...

Erano passati quasi nove mesi e come sempre Diana e le sue compagne correvano e cacciavano nelle selve.

Il sole era alto e la dea, stanca e accaldata, propose di fare un bagno nel fiume.

Lì vicino, nel folto di un bosco, scorreva un ruscello che veniva giù dal monte bisbigliando e rotolando nella sabbia.

Diana toccò l’acqua con la punta del piede: era fresca e limpida. Le piacque e chiamò le compagne:

- Facciamo il bagno, nessuno può vederci! - disse.

Si tolse le vesti e si tuffò nel ruscello; tutte le fanciulle, ridendo, la imitarono.

Solo Callisto arrossisce e cerca di prendere tempo.

- Dai, spogliati e vieni, che aspetti? - le gridano le compagne - E bellissimo, vieni! -

E alcune, visto che lei indugia, escono dall’acqua e per gioco le sfilano la veste ...

Un silenzio di gelo scende nella selva, nessuno più grida, nessuno ride: ecco perché Callisto è sempre triste e silenziosa, ecco che cosa le è accaduto quel lontano pomeriggio, quando era sola nel bosco ...

«Povera Callisto, povera amica nostra! Pensano le compagne. Diana non avrà pietà di te: hai tradito il giuramento»

Lo sguardo della dea si posa un attimo sulla fanciulla. Non c’è più traccia dell’antico affetto, solo rancore e condanna.

-  Vattene di qui e non tornare mai più - le grida - Non sei degna di bagnarti in queste acque sacre, non sei degna di noi!

Callisto non cerca di spiegare, di dire che non è sua la co¬pa: fugge via disperata, senza dire una parola, e si rifugia in un bosco lontano. Qui nasce il suo bambino, bello e robusto. Lo chiama Arcade, perché è nato in Arcadia.

La moglie di Giove, intanto, si era accorta dell’inganno e  aspettava la vendetta. Così scese nel bosco e si presentò a Callisto, che teneva fra le braccia il figlioletto.

- Tuo figlio vivrà, non temere: sono la regina dell’Olimpo e non mi vendico sui bambini - disse la dea - Tu sola pagherai per l’affronto che ho subito. Le tue bianche braccia hanno affascinato Giove? Ecco, ora sono coperte di peli neri e ispidi, le tue mani delicate diventano lunghe ed hanno unghie ricurve,  il tuo bel visino che l’ha stregato, si deforma e si allarga … La tua voce gentile non commuoverà più nessuno perché è diventata roca e fa solo paura. Solo la mente rimarrà quella di sempre, perché tu possa ricordare che non si inganna la moglie di Giove -

Giunone ha appena finito di parlare e davanti a lei non c’è più la bella Callisto, ma una nera orsa che alza verso il cielo le zampe adunche: chiede aiuto a Giove, il vero colpevole, e lo accusa per la sua ingratitudine …

Erano passati quindici anni e il figlio di Callisto, allevato dalle divinità dei boschi, era divenuto un giovane cacciatore, bello e coraggioso.

Un giorno, mentre inseguiva cervi sul monte Erimanto, si trovò improvvisamente davanti un’orsa gigantesca che si fermò di colpo, guardandolo ... Arcade non riconobbe sua madre e fece un passo indietro, spaventato: quegli occhi scuri lo fissavano in modo così intenso, così misterioso! L’orsa fece per avvicinarsi e il giovane inarcò la freccia, pronto a colpire ...

Ma il padre Giove vigilava e, dopo tanta solitudine, tanto dolore, ecco il premio: madre e figlio si sollevano in aria e un vento rapido e leggero li colloca nel cielo, l’uno vicino all’altra, trasformati in due costellazioni eterne e luminose!

Quando Giunone seppe la notizia, andò su tutte le furie: la sua rivale trasformata in stella e assunta in cielo vicino al figlio! Piangendo lacrime di rabbia, si recò da Oceano e Teti, dèi del mare, che l’avevano allevata da bambina e chiese loro aiuto:

- Sono stata umiliata e ingannata, miei cari. Non posso cambiare la volontà di Giove, ma vi prego, esaudite almeno questo mio desiderio: impedite all’Orsa di scendere a bagnarsi nelle vostre acque limpide e pure! Tenetela relegata nell’alto del cielo ... –

Oceano e Teti acconsentirono: per questo l’Orsa non tramonta nel mare, come le altre costellazioni, ma rimane sempre ferma nell’infinito …

Giunone, finalmente placata, tornò all’Olimpo sul suo cocchio tirato dai pavoni, decorati con innumerevoli occhi lucenti.

I pavoni avevano da poco questo ornamento, da quando cioè era morto Argo; anche il corvo in questo periodo si era trasformato: da bianco era divenuto nero...

 

 

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Cori di Nero Buono. L’arte e la musica nel Lazio delle meraviglie

25 Ottobre 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #eventi

 

 

 

 

Il 27 e 28 Ottobre il Complesso Monumentale di Sant’Oliva ospiterà la manifestazione Cori di Nero Buono, organizzata dal Comune di Cori – Assessorato all’Agricoltura – con finanziamento della Regione Lazio – bando “Lazio delle Meraviglie. L’iniziativa ha come protagonista l’antico vitigno autoctono coltivato quasi esclusivamente nel territorio corese, di cui rappresenta l’identità vinicola, recuperato e rilanciato dalle tre cantine locali che lo trasformano in vini rossi di qualità certificata dai marchi DOC e IGT.

La giornata di sabato si aprirà a Piazza Sant’Oliva alle ore 10:00 con i saluti istituzionali, tra gli altri del Sindaco Mauro De Lillis, dell’Assessore all’Agricoltura Simonetta Imperia e della Delegata alla Promozione del Territorio Sabrina Pistilli, con esibizione dell’arte del maneggiar l’insegna proposta degli Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori. A seguire la tavola rotonda sull’attualità e le prospettive del settore, “Dal Nero Buono di Cori verso lo sviluppo del territorio”alla sala conferenze del Museo della Città e del Territorio di Cori dalle ore 10:30.

Tra gli invitati: Enrica OnoratiAssessore all’Agricoltura della Regione Lazio; Tommaso AgnoniPresidente della Fondazione Roffredo Caetani; Giuseppe Bonifazi, Professore ordinario della Sapienza Università di Roma; Carlo HausmannDirettore Agro Camera –Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma; Paolo Pietromarchi, Enologo ericercatore al Cra-Enc Italia CentraleRaffaele D’Amatobusiness consultant. Alle ore 19:30 nella Chiesa di Sant’Oliva il concerto dei Non Stop Jazz Quartet.

Domenica, dalle ore 10:00, sarà possibile effettuare visite guidate gratuite del museo a cura dell’Associazione culturale Arcadia, animate dalle musiche rinascimentali della Compagnia Tres Lusores. Alle ore 12:00 “Capitelli & Musici”, il racconto dei capitelli figurati del chiostro di Sant’Oliva con i musici Francesco Ciccone (violino) e Angelo Giuliani (percussioni e tamburo a cornice). Entrambi i giorni, a Palazzetto Luciani e nei giardini del museo, sono previste degustazioni dei vini Cincinnato, Marco Carpineti e Pietra Pinta, insieme ad altre tipicità come i prodotti bio dell’Az. Agr. Filippi; quelli De.Co. de Le Bontà e Macelleria Saccucci; gli oli EVOO e la pasticceria al Nero Buono di Maciste.

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Arte al bar: YOKO ONO "Wish tree"

24 Ottobre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #arte al bar, #arte, #walter fest, #pittura

"Wish tree" di YOKO ONO e l'omaggio di Walter Fest"Wish tree" di YOKO ONO e l'omaggio di Walter Fest

"Wish tree" di YOKO ONO e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

 

- Ciao, Walter.
 

- Buongiorno a tutti.
 

- Ma quello è un bonsai?
 

- Sì, Gianni
 

- E che ci fai?
 

- Che dici, sta bene vicino al flipper?
 

- Sì, non male, ma perché lo hai portato qui?
 

- Ora ti spiego.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, oggi, come avrete capito, il nostro appuntamento artistico sarà diverso dagli altri. Questo, come potete vedere con la fantasia, è un bonsai, una piccola pianta, avrei voluto portarne uno più grande, ma mettiamola così, consideriamola una azione artistica simbolica, vi parlerò di Yoko Ono, ma di lei, non per quello che pensate voi, parleremo di Yoko Ono artista e di una sua iniziativa molto speciale.
 

- Una volta io l'ho pure portata sul taxi (Tonino il tassista.)
 

- Ma sei sicuro che fosse lei?
 

- Come no, starà ancora a ridere perché per tutto il viaggio abbiamo cantato insieme gli stornelli romaneschi.
 

 -Non ci posso credere, lei che ha cantato in macchina insieme a te.
 

- Sì, e pure in giapponese!
 

- C'è qualcosa che non quadra.

Yoko Ono è una artista giapponese (Tokio 18 Febbraio 1933), artista poliedrica, disegnatrice, visual artist, performer, musicista, regista. Dopo la guerra, insieme alla sua famiglia, si trasferì negli USA ed è lì che, immediata, nacque la sua passione per pittura, musica e per ogni altra forma artistica moderna e innovativa. Negli anni '60 aderì al movimento Fluxus. Come per la stragrande maggior parte degli artisti, nel suo caso la sperimentazione di nuovi linguaggi divenne il suo impegno costante e appassionato nel mondo dell'arte. Arte concettuale, live performance, cinema alternativo, aveva molto coraggio, estro e una forza di volontà che la portava a rischiare, realizzando opere che sarebbero potute non venire apprezzate oppure rifiutate, ma è proprio questa la potenza dell'arte, non è mai esistito un artista che non abbia tentato nuovi percorsi in contro tendenza con la consuetudine e con le opinioni dei critici. Yoko Ono, durante tutta la sua carriera artistica, non si è mai risparmiata, lavorando a volte a fari spenti e venendo considerata a torto o a ragione "la più famosa artista sconosciuta: tutti conoscono il suo nome, ma nessuno sa cosa fa".
Ma, a mio avviso, forse il miglior apprezzamento che abbia potuto ricevere è stato questo, in occasione della proposta di laurea in belle arti alla Bard College nel 2002:

 

"Yoko Ono deve essere ringraziata per le opere che ha fatto, e celebrata per ciò che è venuta a rappresentare, nella storia dei media e in tutto il mondo: coraggio, elasticità, tenacia, indipendenza e soprattutto immaginazione e fiducia nel fatto che la pace e l'amore rimangono la via verso un futuro dell'umanità più luminoso e diverso."
Scott MacDonald

 

In questa affermazione le due parole "pace" e "amore" sono valori universalmente riconosciuti ma che quotidianamente vengono ignorati, in essi c'è tutta la filosofia dell'artista Giapponese. Yoko Ono, attraverso la sua creatività, si è da sempre attivamente prodigata in favore del pacifismo e del rispetto dei diritti umani.
 

"Sono sempre dentro di me ed ascolto cosa mi viene in mente. Sono come un condotto di un messaggio, che passa attraverso di me. Mi interesso a tutto, ugualmente, ogni giorno. Sono innamorata della vita, del mondo, in ogni istante".
Yoko Ono

 

- Certo che di acqua sotto i ponti deve averne vista tanta (Mario il benzinaio.)
 

- Sì, Mario, possiamo comunque dire che gli artisti, solitamente, hanno il vantaggio di non invecchiare mai, in cambio di questa prerogativa, lavorano e creano emozioni fino all'ultimo dei loro giorni a favore di tutta l'umanità.
 

- Insomma, adesso con questo bonsai che ci facciamo? (Dalia.)
 

- Ci facciamo una bella cosa, ma prima devo spiegarvi che ha combinato la nostra artista giapponese. Dal 1981 circa, Yoko Ono ha iniziato una serie di installazioni artistiche, consistenti nel mettere in mostra, in varie occasioni e in varie parti del mondo, degli alberi che, per colore e sintonia, si intonassero con l'ambiente ove collocati, gli spettatori venivano invitati a inserire fra rami e foglie, scritto su un pezzo di carta, un personale desiderio.
Queste sono le istruzioni su una wish piece del 1996:

 

"Esprimi un desiderio. Scrivilo su un foglio di carta. Piegalo e legalo intorno a un ramo di un albero dei desideri. Chiedi ai tuoi amici di fare lo stesso. Continua a desiderare. Fino a quando i rami sono coperti di desideri".
 

Nel rispetto della privacy di tutta la gente coinvolta, Yoko Ono non ha mai letto i desideri ma, al termine di ogni evento, ha raccolto tutti i desideri, per il momento oltre il milione, ponendoli alla base della "Imagine Peace Tower" sull'isola di Viðey nella baia di Kollafjörður in Islanda.
 

- Secondo me è un idea molto importante perché è una costante e irrefrenabile ricerca della pace, quello che più di ogni cosa ha bisogno il mondo.
 

- Adesso che ci penso, sai che una cosa del genere l'ho vista pochi anni fa dentro la stazione ferroviaria? Avevano messo un grande albero di Natale in mezzo al salone di transito dei passeggeri, prima di entrare ai binari, e tutta la gente che passava attaccava un fogliettino con un pensierino. (Dalia.)
 

- Vedi come il desiderio di qualcosa di veramente e profondamente umano può essere contagioso e imitabile? Yoko Ono forse non è stata la prima ma, grazie al suo impegno artistico, tutto il mondo sa che la pace si può immaginare e, se la si può immaginare, sarà anche possibile un giorno vederla arrivare. I nostri desideri, che vanno da cose semplici ad altre magari più fantasiose e anche irrealizzabili, sono comunque, in sintesi, semplicemente richieste di pace interiore, una pace inoltre estesa a tutto quello che ci circonda, se c'è pace nell'aria tutto gira bene e ogni problema si risolve. Ma adesso, per valutare l'importanza di questi "wish tree" proviamo a pensare a una cosa, ad esempio, come nel caso della stazione ferroviaria di Roma, proviamo a pensare a una moltiplicazione di iniziative di questo genere in tutto il mondo, proviamo a pensare a milioni di desideri sparsi per il globo, proviamo a pensare a una enorme diffusione di energia positiva che regala sorrisi a tutti, il sorriso è contagioso, se vedi qualcuno ridere non puoi farne a meno di farlo anche te ed è un qualcosa che ti fa stare bene, proviamo a pensare che tutti questi desideri riuniti diventino una forza formidabile che si allarga, supera confini e scioglie i cuori duri. Ci vorrà il tempo, oh, sì, ma, se noi tutti la immaginiamo, prima o poi arriverà. Questo è il messaggio che, attraverso la sua arte, Yoko Ono, in tutte le sue performance artistiche, mette in mostra per tutti noi.
 

- Senti, io vorrei che la Roma vincesse lo scudetto... Che faccio lo scrivo? (Gianni.)
 

- E dopo facciamo una grande festa?(Peppino o' pensionato.)
 

- Io scriverei una nuova canzone (Mimmo il musicista.)


- Boni, boni... io ho 60 anni e vorrei solo la salute (Dario.)
 

- E se finalmente tutto si aggiustasse? (Patrizia. )
 

- Pure il rubinetto che goccia? (Umberto.)
 

- Piano piano che arrivi un po' di serenità e che la mia via di Camerino torni ad essere popolata (Lorella.)
 

- Io finalmente innamorato della persona giusta (Giuseppe.) 
 

- A me basterebbero salute e serenità (Fabiola.)

 

- Mi dispiace per voi... io una vincita al superenalotto! (Alida.)
 

- Facciamo così... ora lasciamo il bonsai vicino al flipper, voi prendete un pezzo di carta, desiderate quello che volete e poi inseritelo fra i rami del piccolo albero. Anche voi lettori della signoradeifiltri, desiderate quello che preferite e, se avete dubbi, fatevi consigliare dal cuore che non sbaglia mai. Vi lascio con questo compito e vi aspetto al prossimo artista, anticipo che vi farò navigare ancora in un mare di colori e di fantasia, un giovane vecchio vi sorprenderà.

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Le nuove tendenze autunno inverno 2018

23 Ottobre 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #daniela lombardi, #cinzia diddi, #moda

 

Cinzia Diddi presenta la nuova collezione Tentazioni autunno/inverno 2018 

La Collezione è grintosa, briosa ed elegante.

Il carattere distintivo di questo Autunno/inverno, ma un po’ il tratto caratteristico del brand, è l’eleganza e lo stile, curato e ricercato anche quando si tratta di abbigliamento sportivo.

Scrive Daisaku Ikeda, scrittore, educatore e filosofo orientale: ”La forza delle donne è la forza della terra. Quando una donna si mette all’opera, tutto cambia. Le donne possono trasformare la famiglia, la comunità e l’epoca in cui vivono e saranno proprio loro che trasformeranno il nostro mondo”.

La donna anche se “guerriera” deve mantenere la sua femminilità.

Di ispirazione questa potente frase per la collezione che presentiamo in questo Autunno/Inverno 2018.

Quest’anno anche la stagione più fredda si tinge dei colori dell’estate e della primavera, con nuance accese e vibranti che caratterizzano i nostri abiti.

La gamma di abiti ideati per la collezione donna Autunno/Inverno 2018 presenta una decisa impennata di decorazioni, di ricami e di tessuti preziosi. Si fanno strada il rosso, il giallo, l’arancione, il viola e, naturalmente, gliimmancabili blu e nero. La donna in rosso Tentazioni by Cinzia Diddi veste tinte anche shocking, che spesso si mescolano con il rosa, rendendo il colore protagonista ma non invadente.

La collezione va dal sensuale allo sportivo e la comodità nei capi sportivi incontra sempre l’eleganza.

La narrativa della collezione segue l’idea di donne moderne con un look sofisticato e versatile, che sia elegante ed urbano.

Il tocco sportivo con la presenza quasi costante del jeans, icona generazionale per eccellenza a cui nessuno può rinunciare, comodo ma, se sapientemente abbinato, anche elegante.

In questa collezione Autunno / Inverno 2019, il JEANS viene celebrato insieme alla DONNA.

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CORI E L’ANTICO BORGO. II CONCORSO DI ESTEMPORANEA DI  PITTURA DEDICATO AL MAESTRO FRANCESCO PORCARI

22 Ottobre 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #concorsi, #pittura, #eventi, #arte, #unasettimanamagica

 

 

 

 

 

In occasione delle festività natalizie e nell'ambito delle iniziative della II edizione del “Natale Insieme”, l’Associazione culturale Event Art, con il patrocinio del Comune di Cori, della Proloco Cori, e di Cori e Giulianello in Rete, organizza il II Concorso di Estemporanea di Pittura, “Cori e l’antico borgo”, avente come soggetto Cori, che avrà luogo il 15 e il 16 Dicembre in Via Madonna del Soccorso, dalle ore 10 alle ore 23.

Al concorso possono partecipare i pittori maggiorenni, professionisti e dilettanti, muniti dei mezzi necessari. Collocati in qualsiasi area libera del paese, i concorrenti potranno realizzare una sola opera, con qualunque tecnica pittorica, entro le dimensioni 40x40 cm - 100x100 cm, da consegnare entro le 17 di sabato presso l’Art Cafè. I dipinti saranno esposti al pubblico e verranno valutati entro le 16:30 della domenica.

Una giuria di esperti decreterà i primi 3 classificati che riceveranno, rispettivamente, 600€, 300€ e 200€. I giudici popolari attribuiranno il premio di 100€ ad un quarto vincitoreContestualmente si svolgerà una esposizione artistica aperta agli artisti di qualsiasi disciplina, compresi i concorsisti. Ciascuno disporrà di uno spazio espositivo di 2 metri su suolo pubblico gratuito con assegnazione in base all’ordine di arrivo.

L’iscrizione è obbligatoria, subordinata al versamento di una quota di partecipazione, alla compilazione della scheda di adesione, da perfezionare entro il 15 Novembre, come previsto dal regolamento, disponibile insieme al modulo di domanda sul sito istituzionale del Comune di Cori, oppure su pagina Facebook Event Art – Associazione culturaleContattievent.art@leqamail.it event.art@libero.it – 3400661677, 3387220977, 3801224703.

L’iniziativa è dedicata al Maestro Francesco Porcari (ritratto da Alessio Pistilli), venuto a mancare il 18 Novembre 2017. Uomo di spessore, rara umiltà, gentilezza e sensibilità. Artista di rilievo, capace di uno sguardo penetrante e disincantato sulla realtà contemporanea fatta di apparenza, inutile consumismo, “inganni tecnologici”, una chimera per i giovani, costretti in un mondo virtuale, in un'indifferenza portatrice di profonda solitudine.

 

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Radio Blog: Maria Fontana Cito, "La crociera degli amori"

21 Ottobre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog

 

 

 
 
"Scegliamo un tavolo, mi fa accomodare, sembra stia guardando una statua, al che, con il mio fare spontaneo, gli dico:- sono  di carne, non di pietra-. Una carezza gli esce spontanea sul mio viso".
 
La Crociera degli amori - Maria Fontana Cito - Youcanprint Self Publishing
Voce narrante: Chiara Pugliese
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Ottima direi, è cera Grey

20 Ottobre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

Anni sessanta, un po’ Stanlio e Ollio de noialtri, tanto umorismo mai volgare per grandi e piccini. Due grandi comici, Ciccio e Franco, al servizio della pubblicità della Cera Grey.

Malgrado tutto, hai ancora una bella cera. Ottima direi, è Cera Grey.

Darei qualsiasi cosa per risentire quell’odore di cera sulla graniglia. Aiutavo mia madre a togliere la vecchia con l’acqua calda, poi stendevamo uno strato nuovo e passavamo la lucidatrice, sentendoci tanto moderne, tanto diverse da nonna che ancora strofinava sull’impiantito un vecchio panno di lana.

Noi che ci sorbivamo il morbillo, la varicella e la rosolia, noi che andavamo a letto dopo Carosello, noi che facevamo merenda col Buondì, con la Girella o col Ciocorì, m anche con pane burro e zucchero o pane vino e zucchero, per poi avvitare alle scarpe i pattini con tremende chiavette simili a quelle che servivano per aprire la carne in scatola.

Eravamo orgogliosi di ciò che possedevamo, della moka Bialetti, della pentola Lagostina, della coperta di Somma, persino dei bruttissimi sandali con gli occhi. Da una parte le cose erano fatte per bene, in Italia e non in Cina, senza superficialità e con l’intento di durare. Dall’altra ci bastava poco per essere felici: poter leggere un libro, magari in edizione condensata o in riduzione per bambini, tenere in bella mostra sugli scaffali le enciclopedie a fascicoli simbolo di alfabetizzazione e cultura a portata di mano, cantare le canzoni di Rita Pavone, Little Tony o Patty Pravo, dimenandoci come le ragazze più grandi davanti al Juke box dei bagni, con in mano un Piper da leccare dopo averlo spinto in su col bastoncino.

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Radio Blog: Luigi De Pascalis, "Volgograd"

19 Ottobre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture

 

 

 
 
"Volgograd è un deserto malamente abitato. Non c'è molto di utile alla vita quotidiana, escluso qualche mercato coperto, un paio di mostruosi cinema multisala dove si proiettano venti film per volta, e immensi centri commerciali dove la domenica si portano i bambini affinché imparino a fare i consumatori".
 
Luigi De Pascalis - Volgograd - La Lepre Edizioni
Lettura incipit.
Voce narrante: Chiara Pugliese
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Franz Krauspenhaar, "Capelli struggenti"

18 Ottobre 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

Franz Krauspenhaar
Capelli struggenti
Marco Saya Edizioni, 2016

- Pag. 90 - Euro 10

 

Franz Krauspenhaar è poeta anche quando fa prosa, ma quando scrive poesia tocca vertici di sublime bellezza difficilmente eguagliabili in questo asfittico Duemila letterario. Non credo che Franz si definirebbe uomo del Duemila, sono sicuro che come il concittadino Vecchioni opterebbe per la definizione di uomo del Novecento, secolo che ci rende orgogliosi di esserci nati per la grande fioritura culturale che l’ha caratterizzato. Krauspenhaar ha pubblicato nove romanzi, un saggio e cinque raccolte di poesie, tra le sue ultime operazioni intellettuali ricordiamo la pregevole collaborazione a una rivista culturale imprescindibile come Il Maradagal, ben diretta da Sara Calderoni.

Capelli struggenti è una raccolta intensa e poeticamente uniforme, composta da quattro sillogi: Momenti intimi - Strani momenti - La pertosse dell’anima - Complimenti, bistecche, laghi, il terrore, l’orrore, appuntamenti al buio, i capelli … Capitolo conclusivo affidato alle prose liriche del Gran finale con corse, violoncelli, merde, e i pezzi che ci compongono. Filo conduttore il pessimismo cosmico, il senso della profonda vacuità della vita, condito di sferzante ironia, quasi sarcasmo, che accompagna tenebrosi pensieri di morte incombente sui nostri giorni, compagna invisibile ma sempre presente, tale da rendere il poeta come un foglio giallo, sotto una biro che non scrive. Liriche che parlano di suicidio, angoscia, disperazione, mancanza d’amore, solitudine, assenza di speranza, viaggi verso terre lontane come la Thailandia, fratelli scomparsi in una feritoia della vita, madri ritrovate nel profumo di vaniglia, incubi che recano risvegli ansanti e sconvolti.

Versi senza speranza come: Siamo tutti invecchiati/ non è stato difficile, il tempo/ ruba e scava dove trova, anzi trova/ sempre terra e detriti. Ma anche: In vent’anni non ho conosciuto nessuno/ ho incontrato migliaia di persone/ senza conoscere anima viva/ non sono solo, siamo in tanti/ ad essere soli. La morte immaginata come un’ultima birra, un domani che non avrà luogo, un’ultima pigione da pagare. E poi l’inutile estate, la prigione ad aria aperta, in attesa di un nuovo inverno, pronta a sfondare ogni residuo benessere, una disperazione che continua a perpetrare i suoi incubi e a diffondere dolore. Stupende le prose finali, a tratti persino bukowskiane nella loro espressività diretta, senza fronzoli, ma sempre attente a conservare la musicalità delle parole. Concludo dicendo che Capelli struggenti - come ogni libro di poesia - si apprezza di più se letto a voce alta, declamato o recitato, come ho fatto questa sera prendendo mia figlia come cavia, che cercava un libro per addormentarsi. Ha resistito abbastanza, sino a La pertosse dell’anima, apprezzando le liriche e interrompendo per chiedere il significato di alcune parole.

La poesia non è morta, come affermano certi soloni, sono i veri poeti che scarseggiano, oltre a mancare editori competenti e appassionati. Krauspenhaar e Saya sono una coppia che non delude. Confezione spartana e prezzo accessibile: 10 euro per un libro intenso e coinvolgente che ti fa venire voglia di affrontare subito una seconda lettura.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Arte al bar: VIVIAN MAIER "Chicago Agosto 1975"

17 Ottobre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #fotografia

"Chicago Agosto 1975" di Vivian Maier e l'omaggio di Walter Fest"Chicago Agosto 1975" di Vivian Maier e l'omaggio di Walter Fest

"Chicago Agosto 1975" di Vivian Maier e l'omaggio di Walter Fest

 

 

Benvenuti, amici lettori della signoradeifiltri, benvenuti a questo nostro nuovo appuntamento artistico.
 

- Ciao, Walter, posso lasciarti un po' di pappa per i gatti di Bice e Alice?
 

- Sì, puoi darla a Gianni, che poi ci pensa lui.
 

- Gianni, che musica ci fai ascoltare questa mattina?
 

- Di che parliamo?
 

- Di una storia che ha dell'incredibile, con un finale a sorpresa.
 

- Santana troppo rock, Miles Davis troppo jazz, Duke Ellington troppo swing... Joni Mitchell dovrebbe andare bene.
 

- Ok, è andata!
 

Oggi, con il sottofondo di Joni Mitchell, apriamo la nostra pagina del blog on the road con un immagine a noi familiare, intendo dire, una foto scattata in un centro città. Ci troviamo a Chicago, una scena come tutti i giorni simile alle nostre, gente che va e gente che viene, gente che va di corsa, il cuore della città che pulsa di passioni, un universo di anime che, lungo la strada di asfalto, incrocia ogni giorno il proprio destino.
 

- Ma che sei stato in America? (Michele il tappezziere.)
 

- No, Michele, questa foto l'ha scattata Vivian Maier a Chicago nel 1975.
 

- Ah! E dove l'hai trovata?
 

- Tempo fa lessi per caso un articolo di giornale dedicato a una fotografa americana e ne rimasi molto colpito, il suo nome era Vivian Maier. Una vera artista, ma lei non lo sapeva e non lo sapeva nessun altro perché non aveva mai esposto in nessuna mostra, o pubblicato su giornali e magazine le sue splendide fotografie, rimaste, per la maggior parte, ancora nei rullini, con la pellicola impressionata, con i tanti negativi chiusi nelle bustine di carta, il tutto inscatolato al buio fra le ragnatele di un box preso in affitto. 

Finché, per una fortuita coincidenza, John Maloof, un giovane americano, ne venne in possesso, rimanendone così positivamente sorpreso da iniziare, con appassionata determinazione, una ricerca sulla vita di Vivian Maier. Riportò alla luce tutto il materiale prodotto dalla fotografa che, scoprì con grande stupore, non essere stato realizzato da una professionista. Finalmente era giunto il momento, anche se tardivo, di venire riconosciuta come una grande artista. Maloof operò un grande lavoro di recupero, di archiviazione e catalogazione di tutto il materiale, nonché rivalutazione della figura di Vivian Maier come artista autentica.
 

-E' stata una bella botta di fortuna, eh! (Mimmo il giornalista.)
 

- Sì, Mimmo, credo proprio di sì, probabilmente quegli scatoloni, in mani diverse, sarebbero finiti al macero oppure dimenticati o sparpagliati chissà dove.
 

- Ma perché questa donna non ha mai provato a metterle in mostra? (Peppino o' pensionato.)


- Peppino, quella donna lavorava come baby sitter, aveva una personalità mite e riservata, e poi tu come dici sempre?
 

- Ce  manca sempre n'soldo pe fa na lira... (Peppino.)
 

- Chi cjà er pane nun cjà li denti... (Gianni.)
 

- Bravissimi, è proprio così, questi vecchi detti sono appropriati, Vivian Maier aveva il talento ma le mancavano quei piccoli dettagli che l'avrebbero fatta emergere.
 

- Ma proprio non avete capito niente!! (Giovanna la Milanese.)
 

- Perché?
 

- Ma è chiaro, siete proprio dei pirla!... E' diventata famosa perché l'hanno scoperta dopo morta, quando era viva, se si fosse presentata a un giornale oppure a una galleria, sapete quante porte in faccia le avrebbero sbattuto?... Quel tizio è stato bravo ma anche svelto a inventarsi lo scoop, quando lei non c'era più! 
 

- Mhh... Giovanna, non abbiamo la controprova, ma le possibilità che tu abbia ragione sono alte, di sicuro, grazie al giovane indagatore, la bravura e la genialità dell'artista sono emerse e ora sono un tesoro prezioso per tutti.

Fra le strade di grandi città negli anni '50 e '60, con la sua Rolleiflex al collo, alternandola alla reflex e alla Leika, gli scatti di Vivian Maier erano opere di street art dedicata a scene e personaggi di vita quotidiana, praticamente viveva per la fotografia, nel bagno di casa aveva perfino improvvisato una camera oscura, dove sviluppava i negativi e stampava le copie, era una grande artista ma lei non lo sapeva, con la sua fotocamera stretta fra le mani apriva un dialogo poetico di immagini senza bisogno di parlare, lei, emozionata nelle emozioni, sapeva nel profondo del suo essere che il suo talento era vero; e, inoltre, bisogna anche dire che le macchinette fotografiche dell'epoca mica erano digitali con l'autofocus, sofisticate e facili da usare eh! Quindi univa al talento anche un'ottima capacità tecnica.
Vivian Maier si sentiva in simbiosi, un tutt'uno con l'apparecchiatura, i movimenti erano calibrati, sapeva caricare con dolcezza la pellicola ambrata, aprire l'otturatore, regolare la messa a fuoco. Per la giusta luce, manualmente aggiustava il diaframma, sempre con delicatezza e decisione, guidata da un sentimento innato, uno scatto senza paura, e la storia veniva fermata in un fotogramma.

- Rimane sempre un mistero sul perché non ha mai sviluppato negativi e rullini. (Tonino il tassista.)
 

- Io credo che per lei l'attimo più eccitante, emozionante, e ritenuto da lei più importante, sia stato il momento dello scatto, il click, il dito che pigia il pulsantino e ferma l'immagine, con un solo click l'artista aveva il potere di fermare il tempo, tutto il resto magari non le interessava.
 

- E se, più venalmente, non avesse avuto i soldi per stampare la grande quantità di materiale fotografato? (Gianni.)
 

- Comunque, tutto rimane racchiuso in un profondo alone di mistero che nessuno rivelerà, di fatto perché, oltre le testimonianze delle famiglie dove ha lavorato come bambinaia, Vivian Maier sembra non aver avuto parenti stretti. Chissà, forse proprio per questo motivo, per il sentirsi un lupo solitario, l'artista realizzò una serie di propri autoritratti, degli autoscatti in particolare con lei davanti alle vetrine dei negozi o davanti uno specchio, e, in entrambi i casi, la foto riproduceva anche tutto ciò che si trovava dietro. Secondo me, in questi autoritratti, c'è tutta la genialità dell'artista che, ritraendo se stessa con quello che era alle sue spalle, faceva diventare importante un particolare, che in condizioni normali non le sarebbe mai stato possibile ritrarre, a meno che fosse diventata una contorsionista. Insomma, istintivamente, Vivian Maier, con i suoi scatti riflessi, pare abbia saputo e voluto magicamente allargare lo spazio al di là del campo visivo della sua macchinetta fotografica... Qualcuno di voi ha mai fatto fotografie a persone o cose con la macchinetta dietro le spalle?
 

- No, mai, io, quando mi fotografano, rido sempre... mica come questi tre musoni della fotografia che ci hai portato! (Giovanna la Milanese.)


- Hai ragione, ma doveva fare un gran caldo in quell'agosto del 1975 a Chicago, ho scelto per voi questa foto fra tante. Non è stato facile, lo ammetto, mi ha colpito il colore giallo, doveva proprio fare un gran caldo quell'estate del 1975 per le strade di Chicago, e Vivian Maier era proprio lì, in quel preciso momento nel quale ha fermato il tempo, io la immagino così, lei donna esile dalle mani sfinate ma decise, con il volto di donna dai modi timidi e impacciati, eppure la mente come un vulcano, il cuore pulsante fiamme di passione, e poi i suoi occhi, già, come posso definire gli occhi di un'artista che riesce, nella frazione di un secondo, a cogliere l'attimo nel quale vede un signore in semi primo piano, piegato nei suoi calzoni corti di colore giallo, a leggere a fatica qualcosa a lui di fronte, mentre alle sue spalle un signore sulla cinquantina cammina spavaldo, sempre in giallo, e la signora alla sua sinistra, con la gonna gialla, osserva curiosa l'anziano piegato che strabuzza la vista. Tutti gli sguardi dei protagonisti sono indirizzati alla loro destra, nessuno ha detto loro "Stop", solo l'arte di Vivian, con un click, aveva il potere e la magia di farlo. Ma sì, provate voi a inquadrare nell'otturatore della camera tre personaggi così, a passeggio tutti insieme su un marciapiede bollente di un agosto del 1975, fatelo, potrete provare ma non ci riuscirete, mi dispiace per voi, perché, intanto, l'azione sarà già terminata, l'attempato con gli occhiali si sarà alzato e magari girato, il cinquantenne avrà attraversato la strada e accesa l'ennesima sigaretta, la donna, nella sua gonna gialla, avrà incontrato una sua amica. Invece Vivian Maier, la donna che era un'artista ma nessuno lo sapeva, era talmente grande da riuscire ad anticipare la sequenza, poi, di corsa, scattata la foto, via per una nuova immagine in quel bollente agosto di Chicago del 1975.
Se Vivian Maier fosse ora qui, non ci penserebbe un attimo a ritrarre Giovanna, il suo sguardo incazzato da valchiria e il cubano spento in bocca. Uno scatto lo dedicherebbe pure ai ragazzini che vanno a scuola, a Gianni che, dietro il bancone, fuma ridendo e pensando. Farebbe una foto anche a me, con le mani sporche di penna e di colore, tutto senza dirci nulla, in silenzio, senza disturbare, senza sentire la musica del nostro juke box, lei il suo ritmo lo aveva negli occhi e in quelli della sua Rollei, poi, senza salutarci, sarebbe volata via come un fantasma, direzione camera oscura.
Amici lettori, con qualche dubbio amletico su questa splendida artista, vi salutiamo e saremo felici di ritrovarvi al prossimo appuntamento artistico. Sono indeciso fra farvi luce con una lampadina oppure regalarvi un albero dei desideri, in ogni caso sarà sempre un piacere parlare di arte insieme a voi.

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