Otto
Nella vetrina del negozio era esposta la maglia con il numero 88, stampigliato grande e in bianco sul blu di fondo. Mario entrò con passo marziale, agitando le braccia come un soldatino. Aveva quindici anni e non parlava mai con nessuno, solo con la sua mamma formulava qualche semplice frase. Non aveva mai frequentato la scuola: all’asilo aveva strappato ciocche di capelli a un compagno e gli aveva quasi cavato un occhio. Autistico, dissero. Così la madre, insegnante di greco e latino al locale liceo, lo tenne a casa e gli insegnò tutto ciò che sapeva. Aveva superato l’esame di quinta elementare con parecchi mutismi e quello di terza media con risposte non gradite ai professori. Ora frequentava, con grande soddisfazione di sua madre, la prima classe del liceo dove lei insegnava. Con la sua la bicicletta sfrecciava come un fulmine, per lo più vicino a casa, ma talvolta anche per il viale della città e fino in centro, dove c’era il negozio con la maglietta numero 88.
«Otto.» disse alla donna dietro al bancone.
«Che cosa vuoi, tesoro?» chiese la donna.
«Otto!» ribadì, ma lei lo guardò ancora con aria interrogativa, senza capire.
«Otto! Otto! Otto!» gridò Mario. Toc, toc, toc: la scarpa sbatteva sul pavimento, cominciava a innervosirsi.
«Otto che cosa, caro? Dimmi» chiese ancora la donna simulando un sorriso.
“Otto, otto come l’ottavo giorno, ottovolante, ottavo girone dell’inferno. Taciti, soli, sanza compagnia n’andavam l’un dinanzi e l’altro dopo... ” pensava fissandola.
Il suo sguardo volse in fondo vicino alla vetrina, dove stava seduta nel buio una ragazzina che gli sorrideva. Si diresse verso di lei che prese la maglia dalla vetrina e gliela porse. Mario, con l’oggetto ambito tra le mani, tornò indietro e lo posò sul bancone.
«È questa che vuoi, caro?» chiese la donna.
Fece un cenno di assenso con la testa, pagò e uscì di corsa con la sua maglietta.
La ragazzina lo seguì e Mario la fece montare sulla canna della bicicletta e riprese a pedalare come un forsennato. Lei s’aggrappò al manubrio.
“Piano, ho paura!” pensò.
“Sì, scusa, non sono abituato a portare qualcuno, vado sempre da solo” le rispose nel silenzio e subito rallentò. Giunsero all’argine del fiume, che scorreva placido, e si fermarono sotto un salice piangente, sedendosi con la schiena appoggiata al tronco. I lunghi rami penduli dell’albero li nascondevano alla vista, avvolgendoli in un’atmosfera surreale di colore giallo a causa delle strette foglie dorate che erano anche distese intorno come un tappeto. Era infatti la fine dell’estate e il salice lasciava cadere le sue foglie come lacrime. Era una bella e calda giornata, il sole che filtrava tra i rami rendeva anche l’aria che respiravano dello stesso colore giallo oro. Mario disfece il pacchetto con la maglietta, la stese sull’erba per guardarla e infine la indossò.
“Grazie per la maglietta” pensò.
«Oh, di niente, ti sta bene. Come ti chiami? Io mi chiamo Sara» disse lei, e aggiunse: «Puoi anche parlare con la voce, se vuoi, tanto siamo soli, nessuno ci può sentire». La fissò meravigliato e le rispose: «S... sì, va b... bene, io mi chiamo Mario». Non era abituato a parlare, se non sotto minaccia come a scuola, e fu per lui una novità.
«Bello qui, pare di essere al sicuro, protetti... » disse Sara. Gli si avvicinò sfiorandogli la spalla e gli sorrise con quel sorriso enigmatico. Egli non resistette, le mise il braccio attorno alla spalla e le diede un bacio sulla guancia. Sara s’infuocò, divenne tutta rossa e ricambiò quel bacetto. Mario si distese felice, non sapendo che fare o che pensare. Allora Sara lo baciò sulla bocca. Un lungo bacio d’amore e lui l’abbracciò a lungo. Tutti i giorni, ogni pomeriggio alle tre in punto, per quell’intero mese di Settembre, Mario si presentò davanti alla vetrina del negozio ad aspettare Sara, e insieme tornavano al loro rifugio sotto il salice piangente.
Nascosta dietro la vetrina del negozio, la proprietaria stava ad osservare, controllando quello strano ragazzino che, dopo avere acquistato la maglietta, già un paio di volte era di nuovo entrato a chiedere di Sara e poi si era piazzato davanti alla vetrina in sella alla bicicletta. Fu facile per lei informarsi: il ragazzo era conosciuto e aveva una brutta fama, perché era malato e un po’ matto, dicevano. Allora telefonò.
«Buongiorno signora, mi scusi se la disturbo, sono la proprietaria del negozio in via Bixio. Si tratta di Mario». La madre, dall’altro capo del telefono, aveva già il batticuore sentendo parlare del figlio. «Signora, mi dispiace tanto ma devo dirglielo. Chissà quanti pensieri già le dà quel ragazzo.» La madre non seppe che pensare, riuscì solo a dire, già con gli occhi lucidi: «Che cosa è successo?»
«No, no, nulla di grave, non si allarmi, signora,» disse la donna, «suo figlio è venuto a comprare una maglietta un mese fa, però da allora, ogni giorno, quando apro il negozio, si piazza davanti alla vetrina e due o tre volte è anche entrato a chiedere di mia figlia Sara. Ma io non so chi sia questa Sara e non ho figli.»
Tacque. La madre si rilassò un poco: «Mi dispiace signora, a volte il mio Mario ha degli atteggiamenti strani, gli parlerò, non la disturberà più. Buongiorno, signora.»
Alle due del pomeriggio Mario era già pronto per recarsi all’appuntamento con Sara. Il tempo era cambiato: grandi nubi grigie, rigonfie di pioggia, spinte da folate di vento, solcavano veloci il cielo. Poi si udì il fragoroso rombo di un tuono e una pioggia scrosciante cadde dal cielo. La madre entrò nella cucina. «Mario, non devi più andare a quel negozio in centro,» disse, «la padrona del negozio non vuole che tu vada là,» e continuò, «dimentica quella storia, Mario, ti prego. Non esiste nessuna Sara, te lo sei inventato! Come fai sempre!» aggiunse. Poi si mise a piangere e singhiozzando disse ancora: «Non ne posso più delle tue bugie… delle tue fantasie!». Mario era incapace di dire una parola, la gamba iniziò a fremergli. Fece un cenno d’intesa, un segno espresso solo con una inflessione dei suoi occhi sbarrati e increduli. Di corsa uscì di casa.
Appena fuori dall’uscio, inforcò la bicicletta e si gettò sotto la pioggia battente.
“Sto arrivando, amore mio” pensava pedalando. Raggiunse il negozio ma era ancora chiuso; si apprestò ad aspettare Sara in sella alla bicicletta. Eccola spuntare dal vicolo adiacente, correva, fuggiva. Dietro c’era sua madre che gridava: «Te ne devi andare! Hai capito?» Sara salì sulla canna della bicicletta. Alcuni passanti si fermarono ad osservare la scena di quella donna che correva dietro al ragazzo gridando. Mario pedalava come un forsennato, credendo che ogni spinta sempre più poderosa data sui pedali avrebbe cancellato le urla della madre di Sara, che gli risuonavano per la testa.
Strinse spasmodicamente le bacchette dei freni appena prima della curva sull’argine del fiume. Poi volarono come angeli, aggrappati al manubrio della bicicletta, che scivolava via. Una frustata di ghiaccio sulla pelle, Sara si aggrappò a Mario ed egli la strinse forte. Precipitarono nel buio e freddo fiume. Ripescarono Mario due chilometri a valle, ancora con le braccia avvinghiate al suo corpo, come se avesse voluto abbracciare qualcuno.
L'oroscopo di settembre
Bentornato Autunno: il 23 settembre il Sole entra in Bilancia a determinare l’equinozio d’autunno. Il fascino di questa stagione, il cambio delle temperature, un momento della quiete dopo “la tempesta”, della camomilla incandescente prima di dormire (che puntualmente rimane sul comodino), l’amore per il lago, le spiagge semi vuote. Una fuga lontano anche solo di qualche ora, un picnic in riva al mare, un abbraccio che ti scalda il cuore, i baci che asciugano le lacrime, un biglietto per un concerto, una cena improvvisata a casa, le risate a crepapelle, sono queste le cose che fanno luccicare le giornate. Sono tante le cose per le quali vale la pena vivere, talvolta anche soffrire. I colori si attenuano, la musica diventa meno assordante, ognuno riprende il suo tran tran quotidiano, si riscoprono nuovi equilibri, si rompono quelli vecchi, si sciolgono vecchi schemi e se ne creano di nuovi.
Ad ogni segno è affidata una magia per festeggiare l’equinozio d’AUTUNNO.
ARIETE: 21/3 – 20/4: la magia dell’energia
Settembre potrebbe essere il mese giusto per stilare la lista di buoni propositi in ogni campo, avrete la costanza necessaria per seguire fino in fondo tutte le buone abitudini che esaltano il vostro benessere, il vostro rapporto con gli altri e il vostro lavoro. Ci sono diversi cambiamenti all’orizzonte, abbiate pazienza e rinunciate alle polemiche, esprimete i vostri punti di vista con fermezza ma senza imposizioni! Impegni lavorativi e familiari potrebbero chiedervi una dose di energia in più, purtroppo stress e svogliatezza sono dietro l’angolo, non fatevi divorare dal pessimismo, ma agite, come sapete fare voi.
TORO: 21/4 – 20/5: la magia della natura
Energia e forza di volontà saranno accentuate dal passaggio di Marte positivo, che agirà sulla vostra vitalità come e meglio di un ricostituente. Se praticate sport, potreste migliorare le vostre consuete prestazioni, modellare la muscolatura o buttare giù quel paio di chiletti indesiderati. Salute e bellezza saranno nelle mani di Venere, che indica un ottimo periodo per affrontare cure cosmetiche e migliorare il benessere di pelle e capelli. Giove di transito nella vostra sesta casa agevola terapie e controlli se avete avuto qualche malessere o potrebbe aumentare il vostro interesse in merito all’alimentazione e alla cura del corpo secondo metodi naturali.
GEMELLI: 21/5 – 21/6: la magia del giocoliere
Sole, Mercurio e Venere di transito nella vostra quinta casa solare vi regalano fascino, simpatia, ottimismo, divertimento e tanta creatività! Riprendete la vostra vita in mano, nonostante Giove sia contrario. Riprendete a vedere il sole, anche se le vostre energie saranno in ribasso. E’ arrivato il momento di prendervi cura di voi stessi e dei vostri bisogni, approfittare di questi ottimi periodi per apportare cambiamenti salutari nelle vostre abitudini e migliorare l’efficienza del vostro corpo. Se avete un desiderio, un sogno, un’opera d’arte da mostrare, è il tempo adatto per seminare le vostre competenze, per mostrarvi al mondo intero!
CANCRO: 22/6 – 22/7: la magia dei sentimenti
Equilibrio e saggezza nell’amministrazione delle vostre forze dovranno essere il vostro mantra per buona parte del mese. Lo stellium di pianeti in posizione ostile potrebbe indicare maggiore attenzione in famiglia. No agli eccessi e allo stress, sì a lunghe passeggiate, a rinforzare il vostro tono muscolare, sì a frequenti coccole, giacché Venere contraria potrebbe far oscillare la vostra autostima. Il modo migliore per contrastare la configurazione tesa di settembre sarà intraprendere serenamente un percorso interiore di auto accettazione dei pregi e dei limiti che fanno di voi la persona unica e vera!
LEONE: 23/7 – 23/8: la magia del potere
Bellezza, forza, serenità e volontà saranno le premesse dello stellium di pianeti in Bilancia. Sono tutti transiti che migliorano la resistenza allo stress, la salute e l’aspetto di pelle e capelli e vi aiutano a definire la muscolatura o a superare traguardi se praticate sport a livello agonistico. Avrete un’energia invidiabile, una carica di vitalità tale da illuminare d’immenso le vostre giornate frenetiche, dense di impegni, di obiettivi da raggiungere. Approfittate per compilare una lista di buoni propositi inerenti a salute e forma fisica. Brio e simpatia vi accompagnano nei vostri rapporti amichevoli e sociali. Vi affacciate alla vita mondana con curiosità e avete voglia di partecipare a feste e incontri culturali.
VERGINE: 24/8 – 22/9: la magia dei riti quotidiani
In ottima forma, grintosi e vitali, siete pronti a sfoggiare un look da modelli. Un sogno: Marte, padrino della forza muscolare e della volontà, sponsor di energia e dinamismo, Venere, Sole e Mercurio, testimoni di bellezza, salute, fascino, ottimismo potrebbe diventare realtà, se vi impegnerete per ritagliarvi ogni giorno un piccolo spazio da dedicare al benessere del vostro corpo e alla forma esteriore. Incoraggiati dai transiti in corso, potrete contare su di una buona riserva di energia anche dopo una giornata densa di doveri lavorativi e familiari. Vedrete che all’impegno seguiranno fatalmente i risultati. Approfittatene anche per eseguire controlli medici o terapie estetiche o per definire una buona strategia per eliminare le abitudini nocive.
BILANCIA: 23/ 9 – 22/10: la magia della bellezza
Sole, Mercurio e Venere sono tutti dalla vostra parte a donarvi simpatia, fascino, comunicazione, brio e socievolezza. E’ un magnifico momento per godervi la vita. Una voce fuori coro sarà la posizione di Marte che vi suggerisce un po’ di pigrizia. Non abusate di integratori, ma riposate di più fra amici e familiari. Prenotate un bel week end in una spa, prendetevi cura di voi, del vostro benessere, del vostro fisico. Frizzanti e disponibili accetterete tutti gli impegni pur di non rimanere soli. Serve rilassarsi e soprattutto non pensare troppo. Godete un massaggio profumato, un piccolo peccato di gola, amministrate con saggezza le vostre forze, evitando stress e sovraccarico di impegni, arriverete a fine giornata con un minimo di vitalità ancora a disposizione.
SCORPIONE: 23/10 – 22/11: la magia del mistero
Sarete più pensierosi del solito e ciò vi porta alla scoperta di nuove letture e di nuove cure per il proprio benessere. Le energie non vi mancano, anzi, ma sarete comunque frenati da nuovi punti di vista e da nuovi modi di approcciarsi alla vita. Sapete che oltre il quotidiano c’è ben altro da conoscere. La curiosità per nuove discipline olistiche vi spinge a prendere appuntamenti presso centri benessere e scuole di pensiero, che vi portano ad una maggiore consapevolezza di se stessi. Avete abbastanza forza e grinta per affrontare nuovi percorsi e nuove vie alternative. Nettuno rafforza il vostro intuito e amplifica le vostre fantasie, siete alla ricerca di nuove realtà e di nuovi spazi, nuovi pensieri affollano la vostra mente, non rimane che riordinarli per attuarli!
SAGITTARIO: 23/11 – 21/12: la magia del positivo
Un periodo all’insegna della condivisione di pensieri, di collaborazione e di equilibrio fra amici e conoscenti. Vitalità, benessere e socievolezza saranno ai primi posti fra la vostra scala di valori. E’ molto probabile fare un viaggio, conoscere nuove persone e iniziare un periodo molto proficuo per i propri progetti. La vostra mente è libera di fare quello che più piace, vi sentite belli e forti, non vi mancano le energie e la carica vitale per spostarvi da un posto ad un altro. La vostra vita riprende ad avere un senso, finalmente non ci sono più quegli ostacoli, che vi hanno costretti a stare fermi per diverso tempo. Saturno v’invita a rendere concrete le vostre idee, bando alle insicurezze che v’infligge Nettuno in quadratura. Indossate quel tocco in più che vi contraddistingue sempre: l’ottimismo!
CAPRICORNO: 22/12 – 20/1: la magia della solidità
Con Marte positivo migliora la vostra resistenza allo stress, avrete un’energia invidiabile, una carica di vitalità tale da illuminare d’immenso le vostre giornate frenetiche, dense di impegni, di obiettivi da raggiungere. Probabilmente rischierete di strafare e di non prendervi cura di voi, addirittura vi sentite stressati e tesi, causa di Sole, Mercurio e Venere ostili, che non vi lasciano del tempo per voi, per la cura del vostro benessere, trascurando i vostri familiari e i vostri amici. Dovreste stilare meglio la vostra lista delle priorità, non mettete sempre al primo posto il lavoro, ma dovete esserci voi. Forse non siete ancora andati in vacanza, è arrivato il momento per scaricare quell’eccesso di stress tra una nuotata e un’altra.
AQUARIO: 21/1 – 19/2: la magia della meraviglia
Marte vi suggerisce di affinare le vostre energie interiori, di percepire nuovi modi per tirar fuori quella grinta che spesso sapete di non avere. Lo stress e la vita frenetica non sono alleati del benessere e quindi non sarà male assecondare i tempi che il fisico chiede. Avrete l’incoraggiamento di Sole, Venere, Giove e Mercurio, che dipingono un quadro incoraggiante e protettivo, fonte di benessere psicologico, che vi metterà al riparo dall’insicurezza e dall’ansia. Inoltre, questi transiti positivi vi suggeriscono di affacciarvi e di curiosare in rete o in biblioteca su possibili nuovi posti da visitare o semplicemente iniziare un corso di studi che parli d’Oriente.
PESCI: 20/2 – 20/3: la magia dell’immaginazione
Con Nettuno nel vostro cielo state navigando oltre oceano da diverso tempo. La vostra fantasia non ha limiti, i vostri pensieri sono sempre affollati nella vostra testa. Avete Sole, Venere e Mercurio di transito nella vostra ottava casa solare, il settore delle nuove discipline e di nuovi studi, che v’invita a iscrivervi ad un corso di esoterismo, a staccare la spina dal vostro quotidiano, per dedicarvi agli amici, all’amore, allo sport, ai vostri familiari e soprattutto a voi stessi. E’ il momento di adottare nuove abitudini, di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata, di dormire di più, seguendo le indicazioni su integratori naturali. Le vostre energie non sono al top e la vostra forma fisica ha bisogno di coccole, non sovraccaricate la vostra mente di inutili pensieri, se dovesse succedere, tirateli fuori e scriveteli, potreste farne un capolavoro.
I ragazzi di padre Tobia
Ah, la mitica tv dei ragazzi! Durava un’ora, al massimo due, se consideravi anche i programmi dei più grandicelli. Aspettavo le cinque del pomeriggio col cuore in gola, io che non uscivo e non frequentavo altri bambini. Era il mio unico divertimento dopo i libri, il mio unico trastullo, la mia fonte d’informazione e apprendimento, al pari de I quindici. Era piacere allo stato puro. Adesso i bambini stanno tutto il giorno incollati ai canali dedicati, che trasmettono cartoni animati h24, e ai video cava occhi del telefonino.
Ho un ricordo vago di un programma che piaceva tanto anche a mia madre e a mia nonna. I ragazzi di padre Tobia, da non confondere con I ragazzi di Padre Brown. Era una serie tv, trasmessa fra il 1967 e il 1973, a sfondo pedagogico, che faceva leva sui valori della lealtà, del coraggio, e dell'amicizia. I protagonisti erano padre Tobia (Silvano Tranquilli), il suo simpatico e stupidotto sacrestano Giacinto (Franco Angrisano) e il gruppo dei ragazzi scout della parrocchia. Erano gli anni della DC al potere e dell’ingerenza della Chiesa nei programmi scolastici e ministeriali, ma la cosa, vi dirò, non faceva male. Si rideva di gusto e, insieme, s’insegnavano valori come rispetto e onestà. Bene e male, giusto e sbagliato erano ben distinti. Un minimo di spirito di sacrificio e di senso di colpa non hanno mai ammazzato nessuno, anzi, hanno aiutato lo sviluppo di un sano desiderio e fatto del bene alla società tutta.
I vari padre Brown e padre Tobia, sacerdoti investigatori, erano i precursori dell’odierno melenso, iper-replicato e imbalsamato don Matteo. Ma, forse perché siamo cambiati noi, il risultato non è lo stesso, ahimè.
Giuseppe Benassi, "I veggenti"

Giuseppe Benassi
I veggenti
Pendragon – Euro 15 – Pag. 185
Giuseppe Benassi e il suo avvocato livornese Leopoldo Borrani sono stati una bella scoperta estiva, compiuta tra Salivoli e Baratti, tra un bagno di mare e una passeggiata in pineta. Ho rivalutato il giallo - genere che non amo particolarmente - anche perché il romanzo che ho letto non è un giallo classico fatto di indagine, indizi e scoperta finale di delitto e movente. I veggenti (già recensito su questo blog) è un romanzo on the road che porta il lettore alla scoperta di Livorno, Parigi e Volterra, con la scusa di una trama che parte con un matrimonio violento tra un giovane marocchino e una matura livornese, prosegue con Borrani e la sua amante in viaggio a Parigi sulle tracce di perduti disegni di Modigliani, si conclude a Volterra dove vengono tirate le fila della narrazione. La cosa più suggestiva del breve romanzo è che contiene moltissimi spunti di lettura e di approfondimenti, pagina dopo pagina il lettore scopre notizie sulla vita di Modigliani, la sua tragica fine, il suicidio della giovane amante e il rapporto con la poetessa russa Achmatova. La vita di Parigi scorre lungo la Senna, compaiono viali e monumenti, musei e piccoli ristoranti, tra accenni di esoterismo e spunti letterari; non mancano brevi versi della Achmatova, ricordi di dipinti di Modigliani privi di occhi e donne raffigurate con espressione spenta. Altri spunti letterari pervadono l’opera di Benassi, da Gabriele D’Annunzio che inserisce Volterra come città del silenzio nell’Elettra, passando per il Forse che sì forse che no - opera volterrana del sommo vate -, per finire con Visconti e il suo Vaghe stelle dell’orsa girato nella città etrusca. Ottima anche l’ambientazione livornese, tra lungomare e aule di tribunale, Bagni Pancaldi e strade del centro storico, angoli suggestivi dell’antica Venezia. In definitiva I veggenti è un buon romanzo, così come Leopoldo Borrani è un personaggio riuscito, dipinto come un avvocato gaudente che la domenica sera si fa cogliere dalla nevrosi del lunedì ed è incapace di continuare divertirsi, ma riesce comunque a staccare dal suo lavoro per occuparsi di misteri, arte e letteratura. Lo stile di scrittura è piano, scorrevole, senza ridondanze, gestito con ottimi dialoghi e infarcito di interessanti citazioni letterarie, che non stonano con il contesto ma ne rappresentano il valore aggiunto. Altri romanzi di Benassi da cercare e da leggere sono L’omicidio Serpenti, Omicidio a Calafuria e Invidia.
Spazio 1999
Era il 1976, avevo 15 anni, e la domenica pomeriggio tutta la famiglia, ovunque si trovasse, correva a casa per vedere la puntata di Spazio 1999. A quei tempi non c’era Raiplay, non c’era la tv on demand e non c’erano ancora neppure i videoregistratori. Quello che veniva trasmesso era effimero come le “storie” di Instagram, se lo perdevi era per sempre e, magari, per poterlo rivedere dovevi attendere anni.
Spazio 1999 era una serie televisiva britannica di fantascienza ideata nel 1973 da Gerry e Sylvia Anderson. Narrava le vicende di un gruppo di persone in una base spaziale lunare. A seguito dell'esplosione di un deposito di scorie nucleari, che fa uscire dalla sua orbita la Luna, i protagonisti si ritrovano a vagare alla deriva nello spazio.
Il 9 settembre 1999 John Koenig assume il comando della base lunare Alpha, e da lì si dipana la vicenda che porta i protagonisti in contatto, di episodio in episodio, con civiltà aliene, a volte benevole, altre ostili. Il 1999 sembrava una data futuribile e lontanissima, aperta ad ogni sviluppo e possibilità. Poi è arrivato anche il fatidico 2000, che pareva un'era, appunto, da film di fantascienza, ma, ormai, da quel mitico trapasso di anno, secolo e millennio, ahimè sono già passati quasi quattro lustri.
I contatti con le civiltà extraterrestri, che si concretizzavano nelle varie puntate, inducevano a riflessioni filosofiche sul senso della vita. Proprio quel genere di discussioni che interessavano mio padre, il quale mi ha trasmesso questa curiosità intellettuale per ciò che è fuori della nostra portata mentale, come il concetto d’infinito o di eternità. Ricordo serate estive passate a osservare le stelle, ragionando sul fatto che, grazie alla “lentezza” della luce, ciò che stavamo guardando era, in effetti, il cielo di milioni di anni prima, e che quelle stesse stelle, probabilmente, adesso erano spente.
Le scenografie e gli arredi di Spazio 1999, per l’epoca molto curati e di effetto, risulterebbero ingenui adesso, ma allora ci facevano sognare. Bastava un plancia di comando, qualche pulsante e qualche tutina attillata (ancora in bianco e nero) per farci immaginare a bordo di portentose navi spaziali, lanciati verso un futuro che, purtroppo, si sta rivelando una vera fregatura per il nostro povero pianeta.
14 AGOSTO, UNA FINALE E SE...?

E se da questa data in seguito, la visione e l'idea di calcio, non fosse più la stessa? E se non rimanesse un caso isolato? E se tanti tifosi e addetti ai lavori modificassero le proprie certezze e convinzioni? E se una donna arbitrasse bene una partita di calcio come i colleghi maschi? E se la conduzione arbitrale da parte di una donna potesse placare la violenza e la becera ignoranza alla quale troppe volte abbiamo assistito negli stadi?
Amici lettori della signoradeifiltri, ad Istanbul, in Turchia, oggi, 14 agosto 2019, ore 21,00, si svolgerà la finale di supercoppa Europea, le contendenti saranno il Liverpool e il Chelsea, per un trofeo messo in palio dall'Uefa fra le vincitrici della Champions League e dell'Europa League edizione 2018/2019.
La partita è fra due team inglesi, una partita importante per la posta in gioco sportiva e per il prestigio che ne consegue, notoriamente le squadre britanniche giocano senza risparmiarsi fino alla fine dei tempi regolamentari con straordinario vigore agonistico. Alla Vodafone arena, questa sera, sarà pertanto uno spettacolo pirotecnico e, proprio per questo, dico che la designazione dell'arbitro dell'incontro non è stata casuale, arbitrerà per la prima volta una donna, la Francese Stèphanie Frappart, 35 anni, nel suo background recente anche la finale fra U.S.A. e Olanda a Francia 2019 dei mondiali femminili.
Sicuramente non mancheranno parallelismi con i soliti luoghi comuni e, a seguire, severi commenti ironici, ma sono sicuro che tutto verrà stemperato in questa ottima occasione che metterà tutti d'accordo con un segnale positivo di cambiamento. Alla fine vincerà lo sport e, al tirar delle somme, giungerà la consapevolezza che finalmente si può vivere un evento calcistico con gioia, passione e serenità perché è così che deve essere, a prescindere dal sesso o da altri motivi discriminanti.
Questa sera, sono sicuro, sarà magica per milioni di spettatori, assisteremo a un grande spettacolo sportivo e l'arbitro, una donna, al triplice fischio avrà dimostrato al mondo intero il proprio valore.
Amici lettori, tutta la redazione della signoradeifiltri vi augura buon Ferragosto e buone vacanze, everybody stay tuned, il vostro blog più colorato, anche sotto l'ombrellone rimarrà a farvi compagnia.
John E. Douglas, Mark Olshaker "Caccia nelle tenebre"

Caccia nelle tenebre
John E. Douglas, Mark Olshaker
Rizzoli, 1997
Torna uno dei più famosi profiler del FBI dopo l’esordio con Mindhunter, libro che ha ispirato la serie omonima e che indaga la mente dei più pericoloso dei serial killer americani. Qui la parte autobiografica lambisce solo la narrazione, che è maggiormente dedicata alle diverse tipologie di assassini, ai casi specifici, le prove e gli indizi che hanno condotto Douglas e i suoi colleghi ad individuare, anche se non sempre, il colpevole. Dalle coppie maledette come quella di Paul Bernardo e Karla Homolka, in cui precipitiamo nostro malgrado nell’abisso della manipolazione e delle vittime che si fanno carnefici in quanto completamente soggiogate da una forte personalità narcisistica e sociopatica.
È un’occasione per esplorare la criminalità femminile, le donne vittime di violenza, la caratteristica prevalentemente muliebre di espiare i traumi vissuti con un’aggressività auto-diretta, fatta di dipendenza da alcool, droghe, prostituzione. I reati commessi da donne vengono analizzati anche nel capitolo sui rapimenti di infanti, in cui spesso le protagoniste sono madri mancate o madri che hanno appena perso un bimbo, spesso donne con un identikit ben preciso, estetico, psicologico e anagrafico.
Svariati capitoli sviscerano il terribile tema della pedofilia e dell’adescamento dei bambini, vengono citati e descritti, fin troppo minuziosamente, casi della cronaca statunitense: diciamo che dopo averli letti è facile avere il terrore che vostro figlio faccia anche solo un km in bici da solo, vada a lezione di ballo o semplicemente esca da scuola non accompagnato.
Ed è proprio dopo avere suscitato emozioni simili che Douglas ci da una lezione fondamentale: vittime si diventa anche a seguito dell’educazione ricevuta. Un bambino cresciuto tra mille paure, proibizioni e insicurezza è una vittima perfetta per un adulto con intenti maligni. E l’adulto lo sa, e percepisce le piccole vittime con facilità. Un bambino educato a temere tutto non saprà di chi fidarsi e, se conoscerà un adulto gentile, premuroso, rassicurante penserà ingenuamente di poterlo seguire in totale sicurezza. E quando l’adulto gli proporrà cose sgradevoli, probabilmente non saprà reagire, pensando che lui ha sempre ragione, anche quando fa cose sgradevoli o dolorose. Il modo migliore per crescere un bambino, ci insegna Douglas, è di stimolare la sua autostima. I figli devono essere educati a credere prima di tutto in sé stessi, solo dopo avere raggiunto questo stadio di consapevolezza saranno in grado di discernere i pericoli esterni. Paradossalmente un ragazzino sicuro di sé tenderà a rispondere con fermezza ad un adulto, dando quindi un segnale al possibile molestatore che, se la situazione oltrepasserà un limite, si ribellerà, griderà attirando l’attenzione di altri che potrebbero accorrere. Se invece sarà stato educato ad abbassare la testa in presenza di ogni persona “grande”, lo farà anche con persone che non meritano rispetto. E Douglas lo dice da padre di 3 figlie, con tutta la consapevolezza di quanto difficile possa essere un percorso simile. Ma va fatto. I figli vanno presi per mano e guidati a camminare in bilico su una corda, sospesa sui pericoli da una parte, la buona educazione dall’altra.
Lascio a chi avrà il piacere di leggere il libro la descrizione delle diverse tipologie di pedofili e molestatori e di come, in base al tipo di vittima ricercata, si possa risalire ad un identikit ben preciso. La sezione del libro che segue è a mio giudizio la parte più debole del libro, dedicata ad una giovane recluta il cui stupro con omicidio apre il libro e di cui Douglas sente la necessità di ricostruire l’intera vita in una maniera per i miei gusti fin troppo agiografica e serenamente evitabile.
Più interessante la parte finale in cui il profiler ribadisce le sue idee sulla pena di morte (che approva pur sapendo non essere assolutamente un deterrente al crimine) e sul fatto che è sempre più convinto che il male vada sempre scelto e non sia qualcosa che “capita per caso”; e proprio per questo ritiene che l’unica arma che possediamo per prevenire il crimine sia prevenirlo. Crescere bambini in un ambiente fatto di affetto, cure, cultura può ridurre drasticamente la probabilità di avere adulti disturbati che danneggiano la società. Questa è la riflessione che a mio parere maggiormente colpisce, tornando ai capitoli iniziali sula pedofilia, perché la stessa modalità di crescere un bambino per evitare che diventi vittima di aggressione è la medesima che potrebbe impedire lo sviluppo di una mente criminale. Vittime e carnefici sono separate tra loro da un sottilissimo filo, forse da quella stessa corda su cui dobbiamo accompagnare i figli che educhiamo, una corda su cui forse camminiamo tutti noi per l’intera vita, sperando di non cadere mai tra gli artigli del malintenzionato che può incrociare la nostra strada all’improvviso e di non danneggiare mai nessuno in un momento di (stra)ordinaria follia. Un equilibrio precario di cui ci rendiamo conto solo quando leggiamo libri come questo.
Sogni proibiti
Quel lunedì mattina mia moglie era uscita presto, alle sette. L’acquirente sarebbe arrivato alle otto e si erano dati appuntamento al casello dell’autostrada. Ero contento: finalmente l’avremmo venduta. In due ore sarebbe stato tutto finito, con qualche euro in più e un’automobile in meno. Ma erano già le undici e lei ancora non era tornata. Preparai la tavola e misi a far bollire l’acqua. Venne l’una e ancora non era rientrata.
«Dov’é la mamma?» chiese mio figlio.
«Al PRA, a vendere la macchina» risposi.
«Cos’é il PRA?» chiese ancora.
La prima risposta utile e sincera che sfiorò la mia mente fu: “Il PRA è un casino”, ma in realtà risposi: «È il posto dove il detective Bud White telefona per informazioni», rievocando il sogno che avevo fatto quella notte.
Cambiai voce e recitai: «Detective Bud White, polizia di Los Angeles. Una Mercury del ’49 targata DG114. Voglio sapere il nome del proprietario e l’indirizzo». Quindi feci la voce femminile della centralinista: «Subito, detective».
«Capito?» chiesi sorridendo a mio figlio che mi guardò come fossi un marziano.
Le due, eccola finalmente. Mia moglie entra in cucina e lancia la borsa sulla credenza. La guardo curioso. «Zitto!» dice, puntandomi il dito in faccia. Abbasso lo sguardo, perché quando fa così è meglio obbedire. «Stronzi! Ladri! Scansafatiche! Puttana di una bionda!» urla. «Ma cosa è successo?» oso chiedere.
L’indirizzo era West Hollywood 142, il detective White vi si recò di corsa. L’edificio era una palazzina a due piani. Controllò le cassette delle lettere: il nome corrispondeva, era l’unica donna, interno quattro. «Polizia! Aprite!» gridò, impugnando la 38. Stava per sfondare la porta con un calcio, quando si aprì solo una fessura per il blocco di una catenella. «Detective White, omicidi» disse mostrando la patacca. La porta si aprì del tutto: davanti a lui apparve una bionda esplosiva dai lampeggianti occhioni azzurri, fasciata in un baby-doll rosso da cui prorompevano le sinuose curve del seno e il profondo solco fra gli esuberanti, candidi promontori.
Mia moglie mi fissa truce, come se fosse stata colpa mia. Poi inizia a raccontare: «Alle nove c’era già una fila lunga come la muraglia cinese. Faceva un caldo infernale senza aria condizionata. Alle undici il ragazzo ed io siamo finalmente di fronte allo sportello e quella stronza se ne va. Venti minuti è stata via! Torna, lentamente, e finalmente si risiede: bionda occhi azzurri con le tette grosse, che stanno poggiate sul banco. Cazzo, ma questa non suda? penso. Eh no, perché dalla fessura dello sportello esce un’arietta frizzante. La barbie gode di aria condizionata! Le allungo i documenti, infilandoli nel buco. Li guarda e chiede chi è l’acquirente. “Sono io” risponde il ragazzo. “Ma tu hai diciotto anni?” fa la stronza. “Ventitre” risponde lui. Lei gli fa un gran sorriso e si rizza in su gonfiando i pettorali. “Portati bene!” dice e gli strizza l’occhio».
«Green? Samantha Green?» chiese Bud, riponendo la pistola.
«Sììì» fece lei, meravigliata «posso esserle utile, detective?»
«Lei lavora alla motorizzazione?»
«Sììì» rispose la bionda ancor più meravigliata per la sagace intuizione del detective.
«E poi?» chiedo a mia moglie. «E poi si alza e se ne va, ’sta svampita. Sta via altri venti minuti, tornando poi con la faccia scura: “Manca la copia della patente” dice. Il giovane tira fuori la patente e gliela consegna. “Scusi, ma cosa c’entra la patente? Io gli vendo la macchina. Che la voglia guidare o no sono ca… problemi suoi” dico io, educatamente. La stronza manco mi degna di uno sguardo, sorride al giovanotto e dice: “Oggi hai vinto il primo premio. La fotocopia te la faccio io” e ancora gli ostenta il davanzale, quella puttana!»
“Lei è in arresto!” pensò Bud White, invece disse: «Lei ha vinto il primo premio!».
La bionda, con un sorriso smagliante e le braccia aperte, si avvinghiò al suo collo e lo baciò. «Lo sapevo! Lo sapevo!» disse «che cosa ho vinto?» Bud le prese la mano e si diresse verso la camera da letto. La bionda rideva e, con voce garrula, ripeteva «Lo sapevo! Lo sapevo, ho vinto il primo premio!»
«E poi?» chiedo.
«E poi è tornata».
La guardo con curiosità per conoscere il seguito. Ma mia moglie tace.
«Allora?» chiedo «l’hai venduta?»
«Sì, sì ma le ho preso il nome! Ce l’aveva stampato sul cartellino. Me lo sono anche scritto, perché è un nome straniero». Rovista nella borsetta e ne estrae un bigliettino.
«Ecco! Si chiama Samantha, Samantha Green. Io la denuncio, quella lì!»
Lars Kepler, "L'ipnotista"

L'ipnotista
Lars Kepler
Longanesi, 2009
Uno dei più importanti artisti Australiani, Sidney Nolan: "Footballer"
Amici lettori della signoradeifiltri, eccomi di nuovo con voi per parlarvi di arte, e questa volta lo farò portandovi lontano, lontano al di là degli oceani. Il bello dell'arte è che, essendo un linguaggio universale, non conosce limiti e confini, tutti possiamo parlare lingue differenti ma l'arte ci unisce diventando comprensibile per tutti. Per farvi un esempio, il colore rosso è red, rouge, κόκκινος, rojo, 赤,rood, ecc. ecc. ma, quando in tutto il mondo vediamo qualcosa di rosso, riconosciamo la tonalità a prescindere dall'idioma, e l'arte diventa magia e così, amici del blog che ama stupirvi, oggi vi parlerò di uno dei più importanti artisti australiani, nato e vissuto lontano dalla vecchia Europa. Signore e signori, vi presento Sidney Nolan e l'opera che ora andrò a descrivervi sarà Footballer.
Sidney Nolan (Melbourne, 22 aprile 1917 – Londra, 28 novembre 1992)
Durante i suoi anni giovanili Sidney Nolan, che ancora non sapeva che un domani sarebbe diventato artista, passava le sue giornate vivendo con semplicità, frequentando gente comune che combatteva quotidianamente per sopravvivere. E si sa che, in queste condizioni, il rischio di prendere strade sbagliate è molto facile, ma Sidney Nolan - dotato di una intelligenza e di un istinto che lo portavano a interessarsi a tutto ciò che era cultura, desiderando un giorno di andare a vivere in Europa - salvò pelle e anima appassionandosi alla letteratura, e rimanendo folgorato dal mondo dell'arte allontanò i cattivi pensieri.
Inoltre venne illuminato dalla poesia di Arthur Rimbaud, inizialmente pensando di diventare un poeta ma, probabilmente, poiché dotato di una spiccata manualità, insita nel proprio dna, preferì la pittura come linguaggio personale, prima studiando grandi pittori poi trovando, con le proprie capacità, la sua strada.
Utilizzando varie tecniche applicò tutto se stesso, con l'intento di emozionare l'osservatore di fronte alle sue opere. Per Sidney Nolan dipingere era rappresentare a suo modo tutto quello che quotidianamente lo circondava, la sua tecnica era diretta, una sorta di espressionismo istintivo. Poco spazio alla raffinatezza pittorica, molta sperimentazione, pochi colori caldi e luminosi per ammaliare e stupire, ma, da parte sua, arte come naturale rappresentazione di temi attuali, motivo di riflessione.
Proprio per questo è stato un artista che ha saputo raffigurare al meglio, tramite il suo talento, l'immagine della sua terra. La sua serie di dipinti dedicati a Ned Kelly è stato uno dei lavori più importanti, Ned Kelly è stato un discusso fuorilegge che, alla fine dell'800, imperversava con la sua banda, come un moderno Robin Hood, contro le ingiustizie che subiva il popolo australiano, alimentando le leggende che narravano le gesta della "Kelly gang". Dopo essere sfuggito all'arresto per numerose volte, nel giugno del 1880, Ned Kelly venne intrappolato in una boscaglia e lanciò il suo ultimo assalto agli avversari a cavallo, indossando un'armatura artigianale, un elmo cilindrico, sparando con il fucile. Questa immagine di lui iconica potrebbe quasi venire paragonata a un cavaliere solitario in un confronto impari dall'atmosfera epica.
L'arte di Sidney Nolan apparentemente può sembrare semplice, quasi infantile, ma sono proprio i disegni dei bambini che sono i più spontanei e non dettati da condizionamenti, quindi vera arte. Quante volte vedendo Klee, Picasso, Kandiskij, Chagall lo abbiamo pensato? Opere di grandi artisti come realizzate da bambini ma grande arte di fantasia libera, che tutti possono facilmente comprendere emozionandosi.
L'opera che andrò a descrivere per voi è Footballer, del 1946, nel formato 120 x 90. Rappresenta un giocatore di calcio in primo piano, nel momento di scendere in campo, con alle spalle i tifosi rumorosi sulle tribune. Nel 1946 in tutto il mondo il gioco del calcio era un vero fenomeno popolare che entusiasmava la gente, un'onda di rivalsa sulle difficoltà della vita, la vittoria di una squadra, i gesti atletici dei calciatori erano come atti di eroismo e una rivincita sulle difficili condizioni di vita della maggior parte della popolazione, mentre le genti con migliori condizioni economiche prediligevano altri sport come l'atletica leggera o il nuoto o il tennis.
Con quest'opera Sidney Nolan ha rappresentato un giocatore spavaldo che sta per affrontare l'avversario, consapevole di dover onorare i propri tifosi, cogliendo pittoricamente proprio quell'esatto momento così importante per il gioco del calcio. E, non a caso, l'artista, al termine della sua opera, richiedendo un parere a un semplice giardiniere, confermò che l'immagine sembrava reale, quindi Sidney Nolan capì che il messaggio che voleva tracciare era giusto.
Sidney Nolan è stato nominato cavaliere nel 1981 e ha ricevuto l'Ordine al merito nel 1983. È stato anche eletto membro onorario dell'American Academy of Arts and Letters e membro della Royal Academy of Arts. Ha esposto in tutto il mondo ricevendo numerosi consensi.
Amici lettori, vi aspetto prossimamente per parlare ancora di sport e di arte e sarà ancora un piacere.
My friend readers of signoradeifiltri, here I am again with you to talk about art, and this time I will do it by taking you far, far beyond the oceans. The beauty of art is that, being a universal language, it knows no limits and boundaries, we can all speak different languages but art unites us, becoming understandable for everyone. To give you an example, the red color is red, rouge, κόκκινος, rojo, 赤, rood, etc. etc. but, when all over the world we see something red, we recognize the tone regardless of the idiom, and art becomes magic and so, friends of the blog that loves to surprise you, today I will talk about one of the most important Australian artists, born and lived far from old Europe. Ladies and gentlemen, I present to you Sidney Nolan and the work I will now describe to you will be Footballer.
Sidney Nolan (Melbourne, April 22, 1917 - London, November 28, 1992)
During his early years Sidney Nolan, who still did not know that in the future he would become an artist, spent his days living simply, frequenting simple people who fought daily to survive. And we know that, under these conditions, the risk of taking the wrong paths is very easy, but Sidney Nolan - with an intelligence and an instinct that led him to take an interest in everything that was culture, wishing one day to go to live in Europe - saved life and soul by becoming passionate about literature, and being struck by the art world. So he got rid of bad thoughts.
He was also enlightened by the poetry of Arthur Rimbaud, initially thinking of becoming a poet himself but, probably, having a strong dexterity, inherent in his own DNA, he preferred painting as a personal language, first studying great painters, then finding, with his own abilities, his way.
Using various techniques he had the intent to excite the observer in front of his works. For Sidney Nolan painting was representing everything that surrounded him every day. His technique was direct, a sort of instinctive expressionism. Little room for pictorial refinement, a lot of experimentation, few warm and bright colours to captivate and amaze, but, for his part, art was a natural representation of current themes for reflection.
Precisely for this reason, he was an artist who knew how to best portray, through his talent, the image of his land. His series of paintings dedicated to Ned Kelly was one of the most important works, Ned Kelly was a controversial outlaw who, at the end of the 1800s, raged with his gang as a modern Robin Hood against the injustices suffered by the Australian people, feeding the legends that narrated the exploits of the "Kelly gang". After escaping arrest several times, in June 1880, Ned Kelly was trapped in a bush and launched his latest assault on horseback opponents, wearing a handcrafted armor, a cylindrical helmet, firing his rifle. This iconic image of him could almost be compared to a lone knight in an unequal confrontation with an epic atmosphere.
The art of Sidney Nolan apparently may seem simple, almost childlike, but it is precisely the drawings of children that are the most spontaneous and not conditioned, therefore true art. How many times have we thought of seeing Klee, Picasso, Kandiskij, Chagall? Works of great artists appeared as made by children, great art of free imagination, which everyone can easily understand by getting excited.
The work that I will describe to you is Footballer, from 1946, in the 120 x 90 format. It represents a soccer player in the foreground, when it comes to playing with noisy fans in the back. In 1946 the football world was a real popular phenomenon all over the world, a wave of revenge on the difficulties of life. The victory of a team, the athletic gestures of the players were like acts of heroism and a revenge on the difficult living conditions of the majority of the population, while the people with better economic conditions preferred other sports, such as athletics or swimming or tennis.
With this work Sidney Nolan represented a bold player who is about to face his opponent, aware of having to honour his fans, picturing precisely that exact moment so important for the game of football. And, not surprisingly, the artist, at the end of his work, requesting an opinion from a simple gardener, confirmed that the image seemed real, so Sidney Nolan understood that the message he wanted to trace was right.
Sidney Nolan was knighted in 1981 and received the Order of Merit in 1983. He was also elected an honorary member of the American Academy of Arts and Letters and a member of the Royal Academy of Arts. He has exhibited all over the world receiving numerous acclaim.
My friend readers, I am waiting for you to talk again about sport and art, and it will still be a pleasure.
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