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Post con #luca lapi tag

C'ERO UNA VOLTA..., MA...

25 Aprile 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

     C'ero una volta..., ma...
     ...ho perso la chiave.
     Non riesco ad aprirmi.
     La porta è chiusa.
     Non importa a nessuno d'aprirla.

     Aspettano Aprile.
     Aspetto e spero, ma l'ora non s'avvicina.
     Nessuna faccetta nera, nessuna bella abissina all'orizzonte.
     C'ero una volta..., ma Alessandro s'è scordato di me.
     E' nascosto da una pila di libri che sta leggendo.
     Anche Enrico s'è scordato di me, anche lui, nascosto dalla sua pila di libri.
     Pare che dica:"Fermi tutti: nessuno mi distolga dalle mie letture preferite!!!"

          Luca Lapi

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Anch'io sono una finestra?

31 Marzo 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

     Anch'io sono una FINESTRA?
     Sono una FINESTRA STRAna.
     Inizio con "FINE", ma sono la FINE o il FINE?

     Inizio con "FINE", ma senza "conFINE".
     Finisco con "ESTRA", che sta per "extra" uguale "fuori", come chi, diversamente da me, è considerato ESTRAneo e fatto finire fuori, gettato dalla FINESTRA.
     La FINE (o l'inizio) è fuori, per chi si butta dalla FINESTRA (per suicidarsi o per salvarsi con l'aiuto dei vigili del fuoco), ma non per me, che resto dentro, a guardare dalla FINESTRA, a guardare da me, dentro di me.
     Finisco con "TRA", ma non sto in mezzo e non sono il mezzo (migliore per finire).
     L'inizio è fuori, per chi decide di aprire la porta-FINESTRA ed uscire.
     Sono opaco o trasparente, aperto o chiuso?
     Chiedo aiuto, per aprirmi o mi arrangio, da solo, per imparare?
     Sono con le sbarre, solo per fare entrare da una porta, per non uscirne più?
     Tanti punti interrogativi stanno alla FINESTRA, per entrare o per uscire, per bussare alla porta-FINESTRA o per sfondarla, per conoscere la risposta, fino in fondo, nel profondo.

          Luca Lapi

     
     

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Le riflessioni di Luca: Enne dice la verità

24 Febbraio 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

Come sapete, Luca Lapi è uno dei nostri più assidui frequentatori del Laboratorio di Narrativa. Tuttavia ci siamo accorti che i suoi scritti diventavano sempre meno racconti e sempre più annotazioni personali. Abbiamo scelto, perciò, di affidargli una rubrica tutta sua, per ringraziarlo della fiducia e pazienza con cui ci ha seguito in questi anni.

Ecco la sua prima breve ma incisiva riflessione. Parla di verità ma il senso, il messaggio, è nascosto dalla bellezza delle parole, sempre meno giocate e sempre più poetiche. 

Patrizia Poli  

 

 

ENNE DICE LA VERITA'

     Enne dice la verità.
     Dice la sua verità.
     La dice a Rita, l'unica che, secondo Enne, abbia il diritto di saperla ed il dovere di custodirla, come una perla.
     Altri non ne hanno che il rovescio.
     Dice a Rita un ritaglio della sua verità.
     Glielo dice, in ritardo.
     Rita s'irrita, per questo motivo.
     "Perché non me l'hai detto, prima?"
     "Perché, prima, questo ritaglio era sciocco, senza sale (nemmeno di aspetto, per paura di apparire troppo brutto) nella zucca, senza pepe, che potesse renderlo più piccante, senza olio, per paura che scivolasse e si fratturasse, senz'aceto, che potesse renderlo più faceto, senz'aglio, per paura di commettere uno sbaglio e mandare ogni cosa allo sbaraglio. Mi mancava la rima, rimasta nel cassetto (come un sogno), alternata con un verso libero, baciata dalla fortuna, concatenata, in attesa di un poeta che la liberasse. Era un sogno, prima, spaventato dalla prospettiva d'infrangersi nella realtà, sempre troppo alta, per poterla raggiungere, a modo mio".

         

luca.lapi@alice.it

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Laboratorio di Narrativa: Luca Lapi

23 Gennaio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #racconto, #Laboratorio di Narrativa, #luca lapi

 

 

Luca Lapi continua con i suoi racconti che diventano sempre meno racconti e sempre più piccoli sassi lanciati nell'acqua con la speranza che creino onde in espansione. Se dal punto di vista narrativo c'è un regresso, da quello psicologico, forse, abbiamo finalmente un passo avanti.

Dopo il recente lutto che lo ha colpito, dopo aver perso la figura di attaccamento primario, di accudimento e di riferimento, Luca non si limita più a gridare bizzosamente la sua solitudine ma comincia quel processo di distacco/maturazione che lo porta a crescere e a identificare se stesso come qualcosa di inserito nella società, dalla quale pretende diritti ma verso la quale ha anche doveri e responsabilità.

Al contempo, però, continua a chiedere aiuto, a pretendere che le sue note diventino sinfonia, laddove, ahimè, è lui il primo ad esprimersi a senso unico, a monologare più che dialogare, a rispecchiarsi negli altri non mostrando, almeno apertamente, di riconoscerli e avendo sempre e solo come baricentro se stesso.

Anche lo stile sembra più maturo, meno frammentato da virgole prolisse, illuminato da quei pun, da quei giochi di parole brillanti, "inviolabile, non sfiorabile, nemmeno con una viola", vere e proprie scorciatoie dell'intuito poetico, che sono la caratteristica principale della scrittura e del pensiero di Luca. 

Patrizia Poli

 

 

Biagio è un essere umano

     Biagio è un essere umano.
     Ha dei diritti, come ogni altro essere umano.
     Sa che ogni suo diritto, una volta acquisito, diventa un dovere verso se stesso e verso gli altri.
     Intende vigilare affinché ogni suo diritto non degeneri in un rovescio, capace di rovesciare su di lui l'edificio morale, civico che sta tentando di costruire.
     Sa che ogni suo diritto è fondamentale poiché è fondato sulla roccia della Costituzione dello Stato di cui è cittadino.
     E' universale, al di là dei confini nazionali e continentali.
     E' inviolabile, non sfiorabile, nemmeno con una viola.
     E' indisponibile a compromessi.
     Biagio, ripeto, è un essere umano.
     Non è un avere disumano.
     Lo sa ed esige che ognuno lo sappia, giustamente.
     Lo ripete, perciò, periodicamente, riproponendolo attraverso una sua Nota su Facebook.
     Vorrebbe che questa sua Nota non restasse ignota e che diventasse l'inizio di una sinfonia.
     Lascia il condizionale e grida, imperativo, a squarciagola, alla sua Nota:"Diventa vento che spazi via ogni ingiustizia, legandola a testa in giù ad ogni sua responsabilità, finora, mai assunta!!!"

          Luca Lapi 

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