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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

luca lapi

 IL GALATEO NELL'ERA DEI SOCIAL

26 Agosto 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 
    

 

Cerco e trovo la definizione di "galateo":"creanza, buona educazione; anche l'insieme delle norme ad essa relative".
     "Creanza" mi mette in difficoltà e ne cerco la definizione:"Il complesso delle maniere di una persona ben educata".
     Educazione, garbatezza, gentilezza ne sono sinonimi.
     Sono nell'era dei social.
     Dovrei esserci.
     "Era" non mi piace.
     Mi sembra imperfetta.
     E' perfettibile, forse.
     Anche se non trovo questo aggettivo nel vocabolario.
     Preferisco "è", legato al presente anche se non suo prigioniero.
     Sono nell'"è" dei social, quindi, almeno, secondo me.
     Io sono su "facebook", ad esempio, da diversi anni.
     Vi ho cercato e ritrovato vecchi amici ed alcuni di loro hanno cercato e ritrovato me.
     Ci siamo accettati, ma, precisiamo, non tagliati con l'accetta.
     C'è la mia faccia, su facebook, come c'è (ma non sempre) quella di tutti gl'iscritti.
     Alcuni preferiscono che ci sia l'immagine di qulcos'altro.
     Facebook è come se fosse un libro e ciascuno ha la faccia dell'autore (o altra immagine) sulla copertina.
     Si vuole mostrare la faccia (e molto di più), su facebook, ma, talvolta, ci va buca.
     Si suscita spavento.
     Si viene respinti, come ai tempi della scuola.
     Non ci sono tempi supplementari e nemmeno minuti di ricupero.
     Si viene cancellati, chiusi dentro ad un cancello, a scontare l'ergastolo.
     Si viene bloccati a causa dell'essere prevenuti altrui, iscritti in un blocco a modo di lista nera.
     Si resta incompresi nel vedere rifiutata ogni nostra comprensione, ma gli altri restano compressi nel loro ostinarsi nel rifiutarla.

          Luca Lapi

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Farfalla

27 Luglio 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

   

 

 

Mi viene in mente la FARFALLA.
Mi piace pensarla in sospeso, in volo tra l'infinito FARE e l'imperativo FALLA, anzi, tra l'infinito FAR e l'imperativo FALLA, perché FAR non è finito.
Quell'infinito FAR potrebbe essere l'inizio di un FARO che illumini il volo ed il volto della FARFALLA, ma è un FAR: è incompleto, senza fine, senza scopo ed il volo della FARFALLA potrebbe concludersi, chiudersi a buio, in una FALLA, in uno squarcio, in un difetto, in un punto debole della FARFALLA, in un punto e basta e non un punto e a capo per un volo nuovo della FARFALLA, senza permetterle di chiedersi perché sia accaduto.
     La FARFALLA ha le ali, spesse, belle, variopinte, ma le ali potrebbero diventare sleali nei riguardi della FARFALLA e farla precipitare, alla maniera del mitico Icaro.

          Luca Lapi luca.lapi@alice.it

 

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Dubbio e consolazione

24 Giugno 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

     Consiglio i dubbiosi?
     Consolo gli afflitti?
     Mi lascio consigliare quando sono nel dubbio?
     Mi lascio consolare quando sono afflitto?
     Scrivo, a volte di più, a volte di meno, su Facebook e sono contento quando vengo a sapere di qualcuno meno dubbioso, meno afflitto a motivo di ciò che ho scritto su Facebook.
     La questione fondamentale è la condivisione, la voglia, il bisogno di confidare a qualcuno, di condividere con qualcuno i nostri dubbi, le nostre afflizioni.
     Fondamentale è anche riuscire ad arrivare ad ammettere di avere dubbi ed afflizioni, non innamorarcene, aprirci, non chiuderci nel nostro bozzolo, come bruchi che abbiano la presunzione di riuscire a non arrendersi all'inevitabilità di diventare, prima, crisalidi e, poi, farfalle.
     Qualcuno si sente bruco e dice:"Brucio, lo preferisco all'affrontare il rischio nel diventare crisalide!"
     Qualcuno si sente crisalide e dice:"Mi mette in crisi l'idea di diventare, un giorno, farfalla!"
     Qualcuno si sente farfalla e dice:"Mi sento in bilico tra l'infinito, non finito "far" e l'imperativo "falla!", temendo la "falla" in cui potrebbe cadere, diventando farfalla.
     Resta in bilico, all'inizio, ma, poi, non spiega le ali, le ali diventano sleali, lasciandola cadere senza spiegazione.

          Luca Lapi

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CON UN SORRISO SULLE LABBRA

1 Giugno 2017 , Scritto da Luca lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca, #poesia

 

 

     Mi salutò con un sorriso sulle labbra.
     Ma non sull'Anima.
     Nemmeno sul Cuore.
     Un'Anima ed un Cuore aridi, sterili e vuoti.
     Nessuna fertilità, fecondità e pienezza.
     Un sorriso sulle labbra.
     Labbra come se avessero contratto la lebbra.
     Un contratto non rispettato che dal sottoscritto a cui erano stati diretti il saluto ed il sorriso.
     Un saluto che mi ha procurato un salto nel buio, nel vuoto.
     Io: un vuoto a perdere!!!

          Luca Lapi

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C'ERO UNA VOLTA..., MA...

25 Aprile 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

     C'ero una volta..., ma...
     ...ho perso la chiave.
     Non riesco ad aprirmi.
     La porta è chiusa.
     Non importa a nessuno d'aprirla.

     Aspettano Aprile.
     Aspetto e spero, ma l'ora non s'avvicina.
     Nessuna faccetta nera, nessuna bella abissina all'orizzonte.
     C'ero una volta..., ma Alessandro s'è scordato di me.
     E' nascosto da una pila di libri che sta leggendo.
     Anche Enrico s'è scordato di me, anche lui, nascosto dalla sua pila di libri.
     Pare che dica:"Fermi tutti: nessuno mi distolga dalle mie letture preferite!!!"

          Luca Lapi

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Anch'io sono una finestra?

31 Marzo 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

     Anch'io sono una FINESTRA?
     Sono una FINESTRA STRAna.
     Inizio con "FINE", ma sono la FINE o il FINE?

     Inizio con "FINE", ma senza "conFINE".
     Finisco con "ESTRA", che sta per "extra" uguale "fuori", come chi, diversamente da me, è considerato ESTRAneo e fatto finire fuori, gettato dalla FINESTRA.
     La FINE (o l'inizio) è fuori, per chi si butta dalla FINESTRA (per suicidarsi o per salvarsi con l'aiuto dei vigili del fuoco), ma non per me, che resto dentro, a guardare dalla FINESTRA, a guardare da me, dentro di me.
     Finisco con "TRA", ma non sto in mezzo e non sono il mezzo (migliore per finire).
     L'inizio è fuori, per chi decide di aprire la porta-FINESTRA ed uscire.
     Sono opaco o trasparente, aperto o chiuso?
     Chiedo aiuto, per aprirmi o mi arrangio, da solo, per imparare?
     Sono con le sbarre, solo per fare entrare da una porta, per non uscirne più?
     Tanti punti interrogativi stanno alla FINESTRA, per entrare o per uscire, per bussare alla porta-FINESTRA o per sfondarla, per conoscere la risposta, fino in fondo, nel profondo.

          Luca Lapi

     
     

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Le riflessioni di Luca: Enne dice la verità

24 Febbraio 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

Come sapete, Luca Lapi è uno dei nostri più assidui frequentatori del Laboratorio di Narrativa. Tuttavia ci siamo accorti che i suoi scritti diventavano sempre meno racconti e sempre più annotazioni personali. Abbiamo scelto, perciò, di affidargli una rubrica tutta sua, per ringraziarlo della fiducia e pazienza con cui ci ha seguito in questi anni.

Ecco la sua prima breve ma incisiva riflessione. Parla di verità ma il senso, il messaggio, è nascosto dalla bellezza delle parole, sempre meno giocate e sempre più poetiche. 

Patrizia Poli  

 

 

ENNE DICE LA VERITA'

     Enne dice la verità.
     Dice la sua verità.
     La dice a Rita, l'unica che, secondo Enne, abbia il diritto di saperla ed il dovere di custodirla, come una perla.
     Altri non ne hanno che il rovescio.
     Dice a Rita un ritaglio della sua verità.
     Glielo dice, in ritardo.
     Rita s'irrita, per questo motivo.
     "Perché non me l'hai detto, prima?"
     "Perché, prima, questo ritaglio era sciocco, senza sale (nemmeno di aspetto, per paura di apparire troppo brutto) nella zucca, senza pepe, che potesse renderlo più piccante, senza olio, per paura che scivolasse e si fratturasse, senz'aceto, che potesse renderlo più faceto, senz'aglio, per paura di commettere uno sbaglio e mandare ogni cosa allo sbaraglio. Mi mancava la rima, rimasta nel cassetto (come un sogno), alternata con un verso libero, baciata dalla fortuna, concatenata, in attesa di un poeta che la liberasse. Era un sogno, prima, spaventato dalla prospettiva d'infrangersi nella realtà, sempre troppo alta, per poterla raggiungere, a modo mio".

         

luca.lapi@alice.it

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Laboratorio di Narrativa: Luca Lapi

23 Gennaio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #racconto, #Laboratorio di Narrativa, #luca lapi

 

 

Luca Lapi continua con i suoi racconti che diventano sempre meno racconti e sempre più piccoli sassi lanciati nell'acqua con la speranza che creino onde in espansione. Se dal punto di vista narrativo c'è un regresso, da quello psicologico, forse, abbiamo finalmente un passo avanti.

Dopo il recente lutto che lo ha colpito, dopo aver perso la figura di attaccamento primario, di accudimento e di riferimento, Luca non si limita più a gridare bizzosamente la sua solitudine ma comincia quel processo di distacco/maturazione che lo porta a crescere e a identificare se stesso come qualcosa di inserito nella società, dalla quale pretende diritti ma verso la quale ha anche doveri e responsabilità.

Al contempo, però, continua a chiedere aiuto, a pretendere che le sue note diventino sinfonia, laddove, ahimè, è lui il primo ad esprimersi a senso unico, a monologare più che dialogare, a rispecchiarsi negli altri non mostrando, almeno apertamente, di riconoscerli e avendo sempre e solo come baricentro se stesso.

Anche lo stile sembra più maturo, meno frammentato da virgole prolisse, illuminato da quei pun, da quei giochi di parole brillanti, "inviolabile, non sfiorabile, nemmeno con una viola", vere e proprie scorciatoie dell'intuito poetico, che sono la caratteristica principale della scrittura e del pensiero di Luca. 

Patrizia Poli

 

 

Biagio è un essere umano

     Biagio è un essere umano.
     Ha dei diritti, come ogni altro essere umano.
     Sa che ogni suo diritto, una volta acquisito, diventa un dovere verso se stesso e verso gli altri.
     Intende vigilare affinché ogni suo diritto non degeneri in un rovescio, capace di rovesciare su di lui l'edificio morale, civico che sta tentando di costruire.
     Sa che ogni suo diritto è fondamentale poiché è fondato sulla roccia della Costituzione dello Stato di cui è cittadino.
     E' universale, al di là dei confini nazionali e continentali.
     E' inviolabile, non sfiorabile, nemmeno con una viola.
     E' indisponibile a compromessi.
     Biagio, ripeto, è un essere umano.
     Non è un avere disumano.
     Lo sa ed esige che ognuno lo sappia, giustamente.
     Lo ripete, perciò, periodicamente, riproponendolo attraverso una sua Nota su Facebook.
     Vorrebbe che questa sua Nota non restasse ignota e che diventasse l'inizio di una sinfonia.
     Lascia il condizionale e grida, imperativo, a squarciagola, alla sua Nota:"Diventa vento che spazi via ogni ingiustizia, legandola a testa in giù ad ogni sua responsabilità, finora, mai assunta!!!"

          Luca Lapi 

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Laboratorio di narrativa: Luca Lapi

27 Ottobre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #racconto, #Laboratorio di Narrativa, #luca lapi

Ritorna Luca Lapi nel nostro Laboratorio di Narrativa con un racconto che racconto non è, piuttosto una riflessione piena di poesia e verità. Il protagonista ha dolori nascosti e necessità tangibili ma riesce, con la sua profonda sensibilità, con gli occhi dell'anima, a comprendere la sofferenza degli altri, proprio quello che vorrebbe gli altri facessero con lui.

È difficile mantenersi costantemente vigili ai bisogni del prossimo, uscire dal proprio egoismo, dalla fretta, dalla voglia di stare bene e accantonare. I nostri occhi sono accecati da un’acqua che è, insieme, un lavarsi le mani con un banale gesto di cortesia formale e lacrima di angoscia personale. E, quando, per un attimo ci affacciamo sul mondo altrui, è solo per diventare guardoni, cioè preda di curiosità morbosa e non di autentica partecipazione, è solo per criticare senza mai fare un esame di coscienza.

Patrizia Poli

Chico ha occhi per vedere necessità e sofferenze di fratelli e sorelle. Ha gli occhi dell'anima per intravederle. Tutti li hanno, ma non tutti sanno di averli. Alcuni sanno di averli, ma sono troppo stanchi per tenerli aperti continuativamente. Li tengono aperti un giorno sì ed uno no. Li tengono aperti uno sì ed uno no. Chico li tiene aperti ogni giorno, entrambi. Non si preoccupa dei bambini e dell'acqua che possono sparargli, accecandolo per un momento: tornerà a vedere, poi! Si preoccupa, piuttosto, degli adulti, dei loro occhi pieni di acqua, che si versano negli occhi con le loro mani, dopo essersele lavate, dell'acqua in cui i loro occhi affogano perché non hanno imparato a nuotare, perché altri adulti non hanno insegnato loro a nuotare, quando erano piccoli. Gli adulti indossano occhiali per difendersi dall'acqua dei bambini, ma sono con gradazione sbagliata: non li mettono in grado di vedere e, soprattutto, d'intravedere. Guardano, ma diventano guardoni, mai guardiani delle loro azioni! Osservano, ma non imparano che a fare osservazioni sugli altri: mai su se stessi! Indossano occhiali, ma gli occhi mettono le ali e volano via, lontani, continuando a renderli ciechi. C'è chi sostiene di vedere, ma dev'essere sostenuto, in realtà, perché gli venga impedito, fraternamente, d'inciampare e cadere. Chico ha occhi per vedere necessità e sofferenze di fratelli e sorelle, lo sa e prega affinché tutti sappiano di averli e farne buon uso. Luca Lapi

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