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A me la parola

27 Settembre 2018 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

   

 

 
 
 
A me la parola.
     Quale?
     Parola d'ordine?
     Sono disordinato o, comunque, sono ordinato, a modo mio.
     Non sono chierico.
     Sono stato chierichetto, per 19 anni.
     Nessuno può ridurmi allo stato laicale.
     Sono smemorato e non ricordo la parola d'ordine.
     Ordine: è una parola.
     Mi piace disordinarla, anagrammarla, aggiungendoci una "n".
     Diventa: rondine.
     Ogni mia parola può, così, volare, nel web, verso ogni amica, ogni amico, su Facebook.
     A me la parola.
     Quale?
     Parola d'onore?
     Non sono onorevole.
     Non lo sono della Prima e nemmeno della Seconda Repubblica.
    Non sono un libero professionista e non posso dire di ricevere il mio onorario a motivo del mio Inserimento Socio-Terapeutico, nella Biblioteca Comunale di Borgo San Lorenzo.
     Non ho una Laurea: nemmeno ad honorem, nemmeno honoris causa.
     Non cerco che d'impegnarmi ad onorare ogni parola data a chiunque.
     A me la parola, ma parlo poco e scrivo di più.
     Vorrei ascoltare, dal vivo, la parola altrui a me diretta.
     Vorrei che altri ascoltassero, dal vivo, la mia parola diretta a loro.
     Mi piace anche scrivere a qualcuno, per essere letto (anche a letto) e che qualcuno mi scriva, per poterlo leggere poiché la parola detta vola e quella scritta rimane, ma la parola scritta altrui è creata, spesso, per creare distanza dal sottoscritto, mentre la parola scritta mia vorrei crearla per ridurre, per eliminare la distanza, per creare i presupposti di un incontro (e non solo uno), faccia a faccia.
     Se "faccia" è anche congiuntivo del verbo "fare", che ognuno di noi "faccia" in modo che ogni "faccia" possa congiungersi con ogni altra.
 
          Luca Lapi luca.lapi@alice.it
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