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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Grease, e sono passati quaranta anni.

20 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #cinema, #musica, #come eravamo

 

 

 

 

Correva l’anno 1978, era settembre e stavo in piedi in un cinema affollatissimo per vedere la prima di Grease. Sono passati esattamente quaranta – sì quaranta!- anni da allora ma ancora, quando occasionalmente rifanno il film in tv, non me lo perdo.

Grease, “brillantina”, per la regia di Randal Kleiser, tratto da un musical di successo, racconta la storia d’amore di Danny (John Travolta) e Sandy (Olivia Newton John), durante l’ultimo anno di scuola superiore alla Rydell.

Nessuno può dimenticare le canzoni, dal travolgente You’re the one that I want, alla romantica Hoplessly devoted to you, alla bella There are worse things I could do.

Chi dimentica la camminata ballerina di John Travolta, gli occhi azzurrissimi, la voce miagolata? Chi dimentica la trasformazione dell’ingenua Sandy in bomba sexy? Tutte noi, che allora avevamo diciassette anni, abbiamo sperato di trovare un duro dal cuore tenero come Danny e tramutarci da brutti anatroccoli in prorompenti pin up.

Ma il personaggio che spicca non è l’insipida Sandy, bensì Rizzo, l’amica smaliziata, capo delle Pink Ladies. Con quel viso mutevole ed espressivo, l’aria malandrina, gli occhi alla Elisabeth Taylor, Stockard Channing rimane impressa, ed è sua, a mio avviso, la canzone più bella,  quel “Ci sono cose peggiori che potrei fare.”

Il film è ambientato negli anni 50, fra pettini, brillantina e ciuffi alla Elvis. Può considerarsi il capostipite dei film “scolastici”, con tutta l’iconografia di balli di fine corso, macchine scoperte, drive in, band di adolescenti, radio della scuola, partite e cheerleader, che ha creato il mito giovanile americano, e fatto sognare, a noi studenti italiani ingessati, una scuola dove si passava il tempo a organizzare feste.

La mentalità, però, è quella degli anni 70, con la lotta per l’emancipazione femminile e la libertà sessuale. Tuttavia, se Sandy sembra apparentemente trasformarsi nel finale in ragazza moderna e determinata, quel “Rizzo, farò di te una donna onesta” rimette subito a posto le cose.   

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Niccolò Gennari, "L'incanto del tempo" volume secondo

19 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #recensioni, #fantasy

 

 

 

 

 

L’incanto del tempo

Volume secondo

Niccolò Gennari

Ebs print, 2018

pp 445

16,50

 

Fra il primo e il secondo volume della saga de L’incanto del tempo di Niccolò Gennari,  c’è un abisso, forse quello dell’immane cascata con cui termina il primo volume. C’è un abisso di stile, perché è maturato e non si notano più imprecisioni o ripetizioni, ma anche, solo per quanto riguarda i primi capitoli, di contenuto. Dispiace però che, col progredire della storia, molto si perda.

Mi sembra che il secondo volume abbia poco in comune col primo dal punto di vista del seguito della trama, benché vi si siano citati alcuni personaggi già comparsi, come Xinti, la fanciulla misteriosa, e si prosegua la ricerca degli elementali, cioè le bacchette capaci di comandare i quattro elementi. Lo sviluppo da un volume all’altro, però, non è intuitivo, la parte finale è abbastanza prolissa e poco avvincente, soprattutto a causa della numerazione dei maghi reincarnati, di cui è difficile tenere le fila, persino avvalendosi delle spiegazioni in appendice. Abbiamo comunque alcuni topoi del genere: la cerca, la compagnia eterogenea, e anche il concilio (non di Elrond ma che gli somiglia).

E poi abbiamo la congrega dei maghi. Direi che la "Reminiscenza" dei maghi è ciò che maggiormente caratterizza questa saga italiana e, sicuramente, potrebbe esserne un originale punto di forza, se non si trasformasse, dal primo al secondo volume, in un semplice elenco di nomi e numeri. Insomma, ci piacerebbe scoprire questa reminiscenza "vivendola" in prima persona attraverso un personaggio che, giovinetto, si trovi alle prese con questi ingombranti ricordi di vite precedenti. 

Peccato perché l’inizio è proprio dirompente, con la nascita, in un castello tenebroso, di Fidelia, una strega potente, personaggio ben disegnato, seguito dall’infanzia fino alla maturità, ricco di sfaccettature e approfondimento psicologico, cosa che manca a quasi tutti gli altri – a parte l’arrivista Io Bracht. Ma di questo personaggio umano, fantastico e forte, si perdono le tracce in tutto il resto del volume. L'autore promette che ne farà la protagonista del quarto e ultimo tomo ma per il momento ci chiediamo a cosa serva introdurla per poi abbandonarla, come se i primi capitoli costituissero l’incipit di un romanzo a se stante. 

Ci sono anche interessanti ambizioni filosofiche e psicanalitiche nel testo. L’autore dice che “siamo ciò che ricordiamo”. La realtà, dunque, non è oggettiva, bensì kantianamente plasmata dalla nostra capacità di conoscerla, in particolar modo di ricordarla. Ciò che non ricordiamo non esiste.

Noi tutti siamo, in fondo, solo ciò che ricordiamo. Nulla di più e nulla di meno. La stima che abbiamo di noi, le nostre capacità, sia mentali che fisiche, i nostri sogni. Le nostre paure e i nostri demoni. Ogni cosa è affidata alla nostra memoria.” (pag 288)

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Karawan – La festa del Cinema Itinerante

18 Giugno 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #cinema

 

 

 

 

 

 

Torna a Roma, dal 20 al 24 giugno 2018Karawan, la festa del cinema itinerante open air che, giunta alla settima edizione, porta il grande cinema nei cortili dei quartieri Tor Pignattara e Pigneto, proponendo visioni non convenzionali per trattare i temi della convivenza e dell’incontro tra culture in tono non drammatico.

Proiezioni di lungometraggi, tra cui due anteprime, laboratori, incontri, una mostra fotografica, reading di poesia, un tour per il quartiere, musica e ogni sera, dalle ore 20.00, il Karawan Bistrot, aperitivo e dj set, in una delle aree più multietniche della Capitale, per il secondo anno consecutivo sostenuto dal Mibact con il bando MigrArti.

Tema centrale di questa edizione è La Città, con l’hashtag #newtown, “a sottolineare – dichiarano i direttori artistici - nuove visioni della civitas come habitat aperto e inclusivo, che fa esplodere i margini e in cui nessuno è ospite, ma tutti sono membri di una nuova, plurale, comunità. Il filo rosso che unisce le storie proposte è proprio il nuovo senso di communitas che si (ri)crea partendo dall’ascolto dell’altro, che diventa globale senza perdere i legami con il territorio di riferimento”.

Karawan 2018 presenta, tra gli altri, 2 film in anteprima: il pluripremiato Newton, candidato indiano all’Oscar per miglior film straniero e il surreale The Village of No Return, firmato dal maestro cinese della commedia Chen Yu-hsun. Programma completo e mappa delle location al link ufficiale: www.karawanfest.it
La serata di apertura di mercoledì 20 giugno si svolge durante la Giornata Mondiale del Rifugiato, in una location non casuale, ovvero Casa Scalabrini 634, ex seminario dei padri Scalabriniani in via Casilina, che dal 2015 ospita una trentina di rifugiati, che vivono in semi-autonomia con un percorso di accompagnamento al lavoro. Alle ore 18:00 il tour di Tor Pignattara, condotto da donne, e l'inaugurazione della mostra fotografica “Viaggio alla scoperta del patrimonio culturale e dei luoghi dell’anima”, a cura delle donne della scuola di Asinitas, evento conclusivo di un lungo laboratorio in un lavoro di lettura, interpretazione del territorio ed educazione all’immagine attraverso la fotografia, in collaborazione con Ecomuseo Casilino, Alessia Tagliaventi e Silvia Magna. Alle ore 20:30, “Labili Confini”, reading di poesie di migrazione, viaggio ed esilio, a cura di Francesca Palumbo, Stilo Edizioni. Alle ore 21:00 la proiezione del film “L'altro volto della speranza”, del regista finlandese Aki Kaurismäki. Il film, vincitore dell'Orso d’Argento al Festival di Berlino per la migliore regia, racconta di un giovane rifugiato siriano che si ritrova per caso a Helsinki come passeggero clandestino su una carboniera.

La serata di giovedì 21 giugno si tiene nel cortile del condominio di Via di Tor Pignattara 29 e alle 21 vede la proiezione, in anteprima italiana, del film cinese The village of no return”, di Chen Yu-hsun, ambientato in un villaggio della Cina del 1914, dove l’arrivo di un misterioso prete taoista, con una magica attrezzatura che cancella la memoria, crea una serie di disavventure, inganni e gag in salsa wuxia che ammicca ai vecchi film d’azione in costume, per un’acuta riflessione sulla memoria. 

Venerdì 22 giugno, alle ore 21:00, nel cortile della Casa delle Arti e del Gioco del Municipio V, proiezione, in collaborazione con Goethe Institut Rom, commedia turco-tedesca “Hans in salsa piccante”, della regista Buket Alakuş, tratta dall’omonimo best seller, racconta con tono divertito le dinamiche dei matrimoni misti dipingendo un affresco vivace e sfaccettato delle giovani donne di origini turche nella società tedesca di oggi. 

Sabato 23 giugno, sempre alle ore 21:00, nel cortile della Biblioteca Goffredo Mameli al Pigneto con la proiezione, in anteprima romana, del film indiano “Newton”, di Amir V Masurkar, la storia di un giovane impiegato ministeriale nominato scrutatore per le imminenti elezioni. Con acuto umorismo, il regista racconta le dinamiche che si celano dietro ogni elezione democratica e il “miraggio” della libertà.

La serata conclusiva del festival, domenica 24 giugno, si tiene a partire dalle ore 21:00 nel cortile della Scuola Internazionale Carlo Pisacane, con la proiezione, in collaborazione con Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese, del lungometraggio “Good Luck Algeria”, di Farid Bentoumi, fresca e intelligente commedia sull’integrazione, ispirata all’eroica impresa dell’ingegnere Noureddine Maurice Bentoumi (fratello del regista) che partecipò alle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 sotto la bandiera algerina per salvare la sua piccola impresa di sci. A Nel cast, anche Chiara Mastroianni ed Hélène Vincent.

Fin dagli esordi sottolineano i quattro direttori artistici, Carla Ottoni, Claudio Gnessi, Alessandro Zoppo e Gaia Parrini - uno degli obiettivi della manifestazione è stimolare una riflessione sui concetti di ‘centro’ e ‘periferia’, Karawan negli anni è diventato un festival diffuso e site specific, che si sposta ogni sera in un cortile diverso, trovando ospitalità in condomini privati così come in spazi pubblici e mettendo in relazione le energie più positive nel territorio”.

KarawanFest 2018 è sostenuto da: Mibact – MigrArti Sezione Cinema III edizione e partecipa al programma Co.Heritage dell’Ecomuseo Casilino e all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. Con il contributo di Goethe Institut-Rom; Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese; SIAE. Con il patrocinio di Comune di Roma-Biblioteche di Roma; Comune di Roma-Municipio V; ideato e organizzato da: BIANCO E NERO associazione culturale. Partner: ASINITAS Onlus; con la partecipazione di: Casa Scalabrini 634; Associazione Pisacane 0-11; Cemea del Mezzogiorno; gemellato con: Cinema di Ringhiera; Yalla Shebab Film Festival.

 

Per maggiori informazioni, il programma completo e la mappa delle location
www.karawanfest.it
www.facebook.com/karawanfest
info@karawanfest.it

 

Karawan – La festa del Cinema ItineranteKarawan – La festa del Cinema Itinerante
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Wall of dolls 2018

17 Giugno 2018 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #il mondo intorno a noi, #eventi

 

 

 

 

Wall of Dolls 2018 Un'iniziativa contro la violenza sulle donne portata avanti da Jo Squillo,cosa ne pensa?

 

IO SONO CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA.

IO SONO ASSOLUTAMENTE CONTRO LA VIOLENZA.

 

La violenza non è mai giustificata né come mezzo per ottenere né come mezzo per sostenere le proprie convinzioni. La  non violenza  è l'arma dei forti. Sono decisa a lottare contro chiunque sostenga e invochi la "guerra"armata del luminoso potere dello spirito, impegnandomi energicamente per portare avanti la causa di una pace vera.

La parola missione in giapponese significa "muovere la vita" in termini più colloquiali vuol dire "fare azioni".

Trovo lodevole e meritevole di grande rispetto chiunque decida di intraprendere, attraverso azioni concrete, delle battaglie che si trasformano in veri e propri impegni sociali costanti. Sicuramente da apprezzare più di chi sta semplicemente a guardare senza prendere posizioni nette.

 Di grande valore quindi  l'impegno di Jo Squillo, giornalista di moda, cantautrice e conduttrice televisiva, contro il femminicidio e dedicato ad Alessandra Appiano.

 A Prato, qualche settimana fa, si è consumato l'ennesimo efferato delitto.

È morta una giovane donna, Elisa Amato, per mano di colui che diceva di amarla.

 Conoscevo questa ragazza! Conoscevo i genitori! Erano tanti anni che non la vedevo ho durato fatica a riconoscerla sui giornali! La notizia mi ha sconvolto e colgo l'occasione per dire alla famiglia che sono loro vicino in questo momento di profondo dolore.

Cos' è il femminicidio? Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte". 

"Di notevole allarme sociale è il fenomeno, che sembra essere in crescita, indice della persistente situazione di vulnerabilità della donna e di una tendenza a risolvere la crisi dei rapporti interpersonali attraverso la violenza" .

 

Il Muro delle bambole, cosa ne pensa e come parteciperà?

 

Riprendendo una tradizione indiana per cui ogni volta che una donna subisce violenza una bambola viene affissa su ogni porta, anche quest'anno appuntamento in  Via de Amicis 2 a Milano, col Muro delle bambole per ricordare a tutti che il femminicidio è un crimine contro l'umanità e che la mentalità deve cambiare.

Tutto questo è accaduto il 15 giugno alle ore 17, primo giorno delle sfilate per la moda maschile di Milano Moda Uomo.

Nel primo giorno della settimana della moda a Milano, dedicata all'uomo, le donne delle Associazioni, Artiste, Avvocati, Medici, Poetesse, Scrittrici, Stiliste, si sono ritrovate al Muro delle Bambole di Via De Amicis 2 per sollecitare il mondo della moda nel contribuire a creare  uomini veri, belli fuori, ma anche dentro. 

Si tratta di un semplice ma fondamentale gesto, quello di portare una bambola, che poi viene appesa sul Muro in Via de Amicis come simbolo importante contro la VIOLENZA. La bambola è protagonista muta ma al tempo stesso urlante di giustizia ed educazione al rispetto di tutte le donne. 

Io personalmente ho preso parte e ho urlato il mio totale disgusto verso la violenza e tutti i comportamenti disfunzionali, donando una bambola da me realizzata per ricordare Elisa Amato.

 

Può descriverci la bambola?

 

Ho scelto la stessa tonalità di rosa sia per l'abito che per il colore della pelle, quasi a voler dire che la donna davanti alla forza maschile è priva di protezione, quasi nuda.

Il velo nero, ricoperto di piccoli fiori, rappresenta il lutto interiore per le violenze subite ma al tempo stesso la dignità e il contegno.

L'abito prezioso è l'unica traccia di femminilità che rimane dopo la violenza, che nella maggior parte dei casi, e nella migliore delle ipotesi, sfigura il corpo, il volto e l'anima della vittima.

Premettendo che nella maggior parte dei casi questi delitti sono volontari e premeditatiritengo che sia necessario avere una filosofia della vita e della dignità della vita da implementare nel quotidiano vivere, perché altrimenti uno si comporta in maniera barbara anche senza esserne consapevole. Noi siamo tutti esseri umani che, attraverso qualche legame mistico, siamo nati per condividere lo stesso limitato periodo su questo pianeta, una piccola oasi verde nella vastità dell’universo in cui abbiamo il dovere morale di vivere convivendo pacificamente.

Il mio messaggio è chiaro: BASTA VIOLENZA.             

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        CINZIA DIDDI

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Lola Larra, Vicente Reinamontes, "A sud dell'Alameda"

16 Giugno 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

 

Lola Larra – Vicente Reinamontes
A Sud dell’Alameda
Diario di un’occupazione

Euro 18 - Pag. 290 – Edicola
www.edicolaed.com

 

Un libro che in Cile ha vinto premi importanti, scritto da Lola Larra e illustrato da Vicente Reinamontes, a metà strada tra un romanzo grafico e un vero e proprio racconto, si presenta come un’interessante esperimento letterario a quattro mani. Lola Larra è una giornalista cilena cresciuta a Caracas, lavora a Madrid per quindici anni, al ritorno a Santiago visita alcune scuole occupate durante la cosiddetta Rivoluzione dei Pinguini e - sulla spinta emotiva - comincia a scrivere una storia come se fosse un diario. Ambientazione totalmente cilena. Si parte dal 2006 quando migliaia di studenti scendono in piazza e occupano scuole per protestare contro la Ley de Enseñanza, promulgata durante la dittatura di Pinochet, basata su disuguaglianze esplicite e costruita su un malinteso modo di concepire l’educazione. Rivoluzione dei Pinguini perché le divise scolastiche degli studenti cileni sono composte da camicia bianca e giacca scura, quasi una marsina da pinguino. Proteste che continuano nel 2011 e si fanno ancora più intense, spingendo i giornali di tutto il mondo a parlarne, perché coinvolgono universitari impegnati politicamente che in seguito sono diventati i parlamentari più giovani del Cile.

Il romanzo illustrato, stampato con un elegante progetto grafico dello Studio Moby Dick di Ortona e ben tradotto da Rocco D’Alessandro, gode delle ottime illustrazioni a fumetti di Vicente Reinamontes, coinvolto emotivamente nel racconto dei fatti perché attivista politicamente impegnato che da giovane ha fatto parte del movimento studentesco. Lo stile narrativo è piano e semplice, scrittura diretta, proprio come se fosse un diario, che scorre rapidamente e inserisce il lettore nell’azione rendendolo partecipe degli eventi e delle vicissitudini dei personaggi. Ben strutturati i dialoghi, le parti di pura azione sono rese per immagini rapide e coinvolgenti, come se fosse una sceneggiatura cinematografica, grazie allo stile giornalistico di Larra; la parte a fumetti di Reinamontes è molto evocativa, tra ricordi, album scolastici, parti oniriche, flashback intensi da puro cinema fantastico. Volti intensi in campo lungo e in primo piano, cieli stellati della notte cilena, baci appassionati in chiaroscuro, terrazze dove si parla e montagne che ritagliano un fondale da fiaba sudamericana … Verrebbe voglia di leggere un intero romanzo grafico di questo interessante disegnatore cileno dotato di uno stile inconfondibile che rende pregevole una storia dai contorni sociopolitici scritta con vigore e passione da Lola Larra. Il Diario di un’occupazione, pur interessante, non avrebbe avuto la stessa forza immaginifica ed emozionale senza la collaborazione artistica del disegnatore. La magia si verifica quando due talenti artistici si incontrano, specie se si trova come in questo caso un editore indipendente che riesca a dar voce al progetto in un paese culturalmente difficile come il nostro. Da leggere.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

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Maurizio Stefanini, Marco Zoppas "Da Omero al rock"

15 Giugno 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #musica

 

 

 

 

 

Maurizio Stefanini – Marco Zoppas
Da Omero al rock
Quando la letteratura incontra la canzone

Euro 18 – pag. 300 – Edizioni Il Palindromo, 2018 
www.ilpalindromo.itinfo@ilpalindomo.it

 

Conosco Maurizio Stefanini come esperto di problemi legati all’America Latina, abbiamo una Cuba in comune dei cui problemi politici mi vado sempre più disinteressando, ma lui fa bene a insistere perché è un lucido analista. So molto meno della sua passione per la storia della musica che in questo libro si palesa in modo concreto, anche per la presenza di Marco Zoppas, già autore di Ballando con Mr. D, testo che analizza la poesia in musica di Bob Dylan. Da Omero al rock è un saggio interessante e insolito, scritto con piglio giornalistico, perfetto per uno studio accademico ma per un uso conoscitivo di un fenomeno culturale di massa. Otto agili capitoli che vanno dall’inizio comune di letteratura e musica, passando per la Bibbia, i poeti da ballo, il melodramma, i trovatori, il rock e i fenomeni musicali contemporanei. Tutto parte dalla considerazione che l’assegnazione del premio Nobel a Bob Dylan significa che il rock è entrato nel salotto buono della letteratura e non resta che prenderne atto, invece di abbandonarci a sterili polemiche su cosa sia davvero poesia. Zoppas aveva previsto in anticipo nei suoi articoli tale consacrazione, così come entrambi gli autori si sforzano di far capire la portata storica di questo evento, dimostrando come anche in passato le parole venivano accompagnate da musica, pur restando poesia. Il fenomeno Leonard Cohen conferma la tesi, il nuovo James Joyce canadese prima di mettere in musica le sue parole ha scritto fior di raccolte poetiche, racconti e romanzi di sicuro pregio. Per restare all’Italia è difficile non definire poesia le canzoni di Vecchioni, Guccini, De André, De Gregori, Battiato, Gaber (Luporini), Rossi, che non si limitano a sterili rime amore - cuore ma affrontano con decisione tematiche esistenziali. Pensiamo anche a certi cantautori francesi, tradotti dai nostri migliori autori, come Georges Brassens o Léo Ferré (morto in Italia, nel Chianti), e ci diciamo che leggendo i loro testi è impossibile non pensare alla poesia. Importante per un critico letterario solo stabilire se un testo letterario può conservare vita automa senza la musica, ed è certo che spesso accade, pure se la musica resta un ideale completamento. Il saggio parte da lontano, con il conforto di Borges e Haley, avvicina la figura del cantastorie omerico e dello scrittore di ballate a quella del poeta puro, compiendo uno studio esegetico dei salmi biblici, pura lirica sacra, suggestiva e coinvolgente, un mix suadente di musica e parole. A tal proposito è fondamentale citare il De André de La buona novella, che crea canzoni intense composte dai versi di lunghe poesie - racconto (stile Pavese di Lavorare stanca) dai Vangeli Apocrifi. Molta musica rock contemporanea deborda suggestioni bibliche, così come ci sono stati poeti seriosi e impegnati una tantum scrittori di canzoni, basti pensare a un insolito Pasolini autore del romanesco Valzer della toppa, che in Mamma Roma viene interpretato da Anna Magnani. Gli esempi sono interminabili, ma molte ne potete leggere in questo eccellente testo, pieno di citazioni e rimandi, indice di una cura d’indagine encomiabile. Credo sia merito della cultura cubana di Stefanini l’aver inserito José Martí, il Mazzini cubano (bella definizione, anche se è stato un Mazzini combattente, ai limiti dell’incoscienza) nella trattazione, perché i suoi Versos Sencillos (che ho tradotto per intero) sono alla base di molto son cubano e soprattutto della famosa Guantanamera. Parlando di Cuba potremmo dire che molte sono le commistioni tra musica e parole, persino maggiori che in Europa e in America, che sono interessanti le opere poetiche di Nicolas Guillén (da me tradotte integralmente), da Songoro cosongo a La Canzone per il Che (portata al successo dal cantautore Pablo Milanés, tradotto in Italia da Sergio Endrigo, che ha messo in musica anche Martí). Ma non divaghiamo. Da Omero al rock è un libro che non può mancare a ogni appassionato di musica e di poesia, ai collezionisti di dischi dei cantautori italiani e delle rockstar americane, ai semplici curiosi di storia della musica e della letteratura. Leggetelo. Non ve ne pentirete.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Michele Chieppi, "Il Medico e l’Infermiere"

14 Giugno 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #interviste, #salute


 

 

 

 

Chieppi Michele, Il Medico e l’Infermiere tra fede e miracoli, religiosità e preghiera, spiritualità e spiritual care, guarigioni e Lourdes. Pavia: Medea, 2018, 202 p.



Secolarmente il rapporto Medicina/Religione è stato per la maggior parte dei casi tempestato di disaccordi. L’evidenza empirica da una parte, la salute dell’anima dall’altra, hanno sollevato questioni tutt’oggi irrisolte rimanendo motivo di confronto e discussione. Ma in che modo i medici e gli infermieri si pongono di fronte a temi quali: fede, miracoli, religiosità, preghiera, spiritualità e spiritual care, guarigioni e Lourdes, nel momento in cui questi fattori intervengono nella loro missione quotidiana? Cosa chiedono a proposito i pazienti e in che modo i professionisti della salute debbono con loro interagire? Esistono i miracoli per la Medicina? Lourdes dice la verità? A questi e a molti altri quesiti si è cercato di dar risposta attraverso la consultazione della letteratura scientifica internazionale, dei suoi più autorevoli autori, delle più significative esperienze. Un viaggio in cui lettore può sedersi ed ascoltare senza prese di posizione personali dell’autore: una tavola rotonda da cui può trarre ispirazione per rafforzare, modificare o cambiare le proprie idee.

Da dove trae spunto la ricerca che ha portato alla nascita di questo volume?

 

Il lavoro nasce dalla curiosità di indagare l’evento inspiegabile dalla Medicina riguardante la guarigione di pazienti a cui era stata diagnosticata l’irreversibilità di una determinata patologia. Il libro si compone sostanzialmente di quattro parti riguardanti i rapporti che intercorrono tra: fede e miracoli, religiosità e preghiera, spiritualità e spiritual care, guarigioni e Lourdes; in appendice sono stati aggiunti frammenti di riviste e testi pubblicati nei primi anni successivi la prima apparizione di Lourdes del 1858, in modo da porre esaustività riguardo agli eventi e alle reazioni del mondo scientifico-letterario dell’epoca.

Cos’è l’evento miracoloso per la Medicina?

 

I miracoli sono stati una fonte perenne di interesse per gli storici medievali e negli ultimi anni il livello di interesse è aumentato anche per studiosi provenienti da una gamma crescente di discipline, i quali hanno scoperto il valore dei racconti di miracoli come fonte per i loro studi; infatti, durante la maggior parte dell’intera storia dell’uomo, l’opporsi al caos provocato dalla malattia è stato comunemente relegato alla sfera del magico o del miracoloso. Le afflizioni fisiche e mentali erano spesso attribuite a capricci degli dei, spiriti, demoni o, forse, come punizione per qualche trasgressione palese o nascosta contro il Divino. Al contrario, le cure rivolte alla risoluzione di malattie debilitanti sono state drammaticamente ritratte come rari eventi straordinari. I concetti di speranza e di miracolo sono così onnipresenti nella moderna pratica medica che spesso possono diventare aspetti centrali dell’esperienza ospedaliera di un paziente gravemente malato e della sua famiglia, pur se vi sono in letteratura posizioni che si scostano in modo deciso, secondo cui “Miracolo” è un termine che dovrebbe essere bandito dal lessico medico.

Che importanza ha la preghiera per il soggetto malato?

 

La preghiera, intesa come richiesta solenne o ringraziamento a Dio, è tra le pratiche più antiche e diffuse. Utilizzata con l’intenzione di alleviare le malattie e promuovere la salute, negli ultimi anni si è visto un notevole interesse per i suoi effetti benefici sui risultati sanitari. Come possa funzionare il meccanismo con il quale la preghiera diverrebbe efficace è cosa sconosciuta, sta di fatto che sia la preghiera che la pratica della cura spirituale (spiritual care) rappresentano un elemento significativo nel contesto del sistema medico di molti paesi. Un’alta percentuale di pazienti considera la religiosità e la preghiera come due elementi molto importanti al punto da attribuir loro un ruolo centrale nella loro capacità di far fronte alla malattia. La letteratura conferma che l’associazione tra religiosità e preghiera migliora sensibilmente la Qualità di Vita. Il volume tratta anche delle diverse tipologie di preghiera: individuale, collettiva e di intercessione.

Ma spiritualità e cure spirituali coincidono con religiosità e preghiera?

 

Il concetto di spiritualità non sempre equivale ad un’affiliazione religiosa: per molti pazienti essa è sinonimo partecipazione ad una religione organizzata, altri invece ritengono che sia contenuta nella persona stessa e abbia poco a che fare con la pratica religiosa. Diversi studi hanno dimostrato che la partecipazione ai bisogni spirituali di un paziente è associata al miglioramento delle variabili psicosociali e fisiologiche e persino alla diminuzione della mortalità; altri studi confermano che i pazienti valutano la cura spirituale come una priorità nel loro recupero e la ritengono una parte integrante della loro soddisfazione insieme con le cure ricevute durante il ricovero. Nella sua essenza la spiritualità è astratta, soggettiva, un termine complesso la cui definizione varia tra individui, filosofie e culture. Queste caratteristiche portano alcuni autori a sostenere che non vi è alcun accordo sulla definizione di spiritualità come concetto. Le ricerche hanno avuto la tendenza ad esplorare la comprensione della spiritualità dalla prospettiva di una cultura prevalentemente occidentale, trovandola altamente correlata al modo in cui la gente percepisce il senso della vita e separandola dalla religione: quest’ultima quindi, può o non può svolgere un ruolo nella spiritualità essendone sufficientemente distinta.

Lourdes: come si inserisce in questo contesto?

 

Già dai primi anni del ‘900 era evidente l’intento di portare delle migliorie nel rapporto che intercorre tra Medicina e Religione proponendo un punto d’incontro alle estremità di entrambe le sfere. Il panorama in generale però non condivide ancor oggi questo ipotetico abbraccio ma rivela posizioni ferme senza la possibilità di sfumature su cui incontrarsi. Eppure esistono testimonianze, studi e ricerche le quali sostengono la tesi che esiste qualcosa al di là delle rigorose evidenze empiriche; Lourdes è un esempio, basti pensare ai medici e agli infermieri dediti alla sofferenza nella cittadina francese e sui treni destinati al trasporto dei pellegrini. Naturalmente Lourdes rappresenta anche un terreno fertile per il rinnovarsi di contrasti tra Medicina e Religione; questo lavoro però non prende posizione in merito, in quanto ha il solo compito di revisionare il materiale scientifico e proporlo ai lettori carico di oggettività documentaria.

 

L’autore
 

Michele Chieppi (1971), Responsabile della Biblioteca di Infermieristica della Fondazione IRCCS, Policlinico San Matteo di Pavia, studioso di Agiografia, Biblioteconomia, Bibliografia e Storia di Pavia. Docente ai Master di primo livello in Infermieristica presso l’Università degli Studi di Pavia con insegnamento in Strategie di ricerca bibliografica, è autore e coautore di articoli scientifici pubblicati su riviste nazionali ed internazionali a tema infermieristico, biblioteconomico e storico. Ha formato due fondi librari presso la Biblioteca Comunale Villa Braghieri, Castel San Giovanni (PC), dedicati al Venerabile Mons. Agostino Chieppi e alle Serve di Dio Maria e Giustina Schiapparoli. Relatore a numerosi congressi e convegni, è autore del progetto Biblioteca Virtuale della Città di Pavia. Ha pubblicato: Venerabile Monsignor Agostino Chieppi in Letteratura, nelle Opere e nella Storia (2007), L’Enigma del Monastero del Liano (2007), Le chiese di Pavia entro il primo muro della Città secondo Opicino de Canistris (2008); Il Maestro Enzo Zanotti: un mio ricordo, in: Pavia col Lanternino IV (2010); E di nuovo sulla Strada (2011); La ricerca bibliografica, in: I principi dell’organizzazione professionale dell’infermiere (2013).

 

Michele Chieppi, "Il Medico e l’Infermiere"
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MONDIALI, RUSSIA 2018, NOI NO

13 Giugno 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #sport


 

 

 

 

Amici lettori della signorasenzafiltri, appassionati e non del campionato dello sport notoriamente definito da tutti "il più bello del mondo", giovedi 14 Giugno 2018, palla al centro, inizia in Russia il campionato mondiale di calcio ventunesima edizione. Non che gli altri sport non meritino attenzione o non suscitino interesse, ma quello del calcio, che si svolge in sedi diverse ogni quattro anni, oltre a suscitare emozioni a livello planetario, ha anche il merito, durante il corso delle partite, di fermare le cannonate sui fronti di guerra, e così eccoci arrivati a poche ore dal fischio d'inizio, per assistere ad uno spettacolo mondiale.

Per la partita inaugurale saranno schierate in campo la squadra di casa, la Russia e l'Arabia Saudita. Sulla carta le squadre favorite per questa edizione sono sempre le solite note, logicamente la squadra ospitante, poi, subito a seguire, daranno la caccia al titolo l'Argentina, il Brasile, la Germania, l'Inghilterra, la Spagna. Sorprese potrebbero arrivare dall'Australia, dall'Egitto, dall'Islanda, dalla Nigeria, dal Portogallo campione d'Europa, mentre proveranno a fare bella figura le squadre della Polonia, della Serbia, dell'Uruguay, del Senegal, della Croazia, ma non escludiamo altre buone outsider come Colombia, Marocco, Tunisia, Svizzera, Perù e magari anche la matricola Iran. Esordio assoluto per Panama che dimostra come sia veramente un campionato sportivo aperto a tutte le latitudini.
Noi purtroppo non ci saremo. Resteranno a guardare anche team esperti come Olanda, Cile, Camerun. L'ultima volta che la nazionale Italiana ha mancato la qualificazione è stato nel lontanissimo 1958, in occasione dei mondiali in Svezia, dove i padroni di casa, con i fortissimi Skoglund, Gren, Liedholm, cedettero in finale al Brasile, che proveniva dal dramma sportivo della sconfitta con l'Uruguay ai mondiali del 1950. Invece, in questa edizione europea dimostrò il gran calcio pirotecnico dei Carioca, dal quale spiccò il volo un esordiente, un diciassettenne con il numero 10, con il quale iniziò la leggenda di quel numero dietro le spalle che significava estro e fantasia. Il numero 10, cabina di regia e faro di ogni squadra, il suo nome è inciso nella storia del calcio mondiale, se parli di calcio non puoi fare a meno di pensare a Edson Arantes Do Nascimento, Pelè, nessuno mai ha potuto superare il suo mito.

Ma, tornando ai giorni nostri, Russia 2018 parte il 14 giugno e si concluderà con la finale il 15 luglio, un mese di contese entusiasmanti, ma noi purtroppo non ci saremo, sportivamente è giusto così, la palla è rotonda, che vinca il migliore e i nostri potevano fare meglio, in ogni caso il lato positivo è che, dopo una caduta, bisogna subito rialzarsi, abbiamo un nuovo mister giovane ed esperto a livello internazionale come Roberto Mancini, che saprà guidarci nei prossimi appuntamenti per tornare ad essere protagonisti.
Il gioco del calcio, una semplice palla che rotola su un prato verde, solo un gioco, eppure, nella sua filosofia il football è così tanto somigliante al nostro vivere quotidiano. Un mix di vittorie e di sconfitte, rivincite sul destino, passione, entusiasmo, sconforto dopo una debacle, sacrifici per arrivare in cima, lavoro, lavoro e ancora lavoro per un gioco di squadra, uniti nella lotta e nella esaltazione della realizzazione di un sogno, lo sport per intero metafora della nostra vita.

E poi arriva la grande soddisfazione a fari spenti della nostra squadra nazionale femminile che conquista la qualificazione ai prossimi campionati mondiali in Francia nel 2019, la prima tappa è stata raggiunta il prossimo anno ne sentiremo ancora parlare.
Sipario, giovedì entreranno in scena in tutto il mondo la gioia e la fantasia per lo sport più bello del mondo, amici lettori del blog che apre le proprie pagine per il piacere di condividere con voi questo e quant'altro arricchisca l'animo, noi non ci saremo ma sarà come esserci ugualmente con i nostri cuori.

MONDIALI, RUSSIA 2018, NOI NO
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Ercole: che fatica essere un eroe

13 Giugno 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #eventi, #miti e leggende

 

 

 

 

“Ercole: che fatica essere un eroe” è il titolo del secondo appuntamento di “Che Mito! Storie e leggende dalla collezione museale e dal territorio”, in programma per domenica 16 Dicembre, alle ore 10:30, a piazza del tempio di Ercole. Il progetto, rivolto alle famiglie, è ideato e realizzato dall’associazione culturale “Arcadia” nell’ambito dei servizi educativi del Museo della Città e del Territorio di Cori, con la collaborazione della Libreria “Anacleto” di Cisterna di Latina ed “Utopia 2000” Società Cooperativa Sociale Onlus, sotto il patrocinio del Comune di Cori.

I protagonisti del prossimo incontro saranno Ercole e il tempio sull’acropoli dell’antica Cora, tradizionalmente attribuito ad esso, costruito durante la seconda metà del II secolo a.C. Dopo l’introduzione al monumento, seguirà la presentazione dell’eroe Eracle per i greci, Ercole per i Romani, figlio di Zeus e di Alcmena, che sin dalla nascita si caratterizzò per la sua forza sovrumana. Al servizio di Euristeo compì le dodici fatiche, impostegli dall’oracolo di Delfi come espiazione di una colpa, il superamento delle quali lo portò a conquistare l’immortalità.

Verrà dato particolare risalto a quattro delle sue fatiche più rappresentative – Ercole e il leone di Nemea; la pulizia delle stalle di Augia; i pomi delle Esperidi e la cattura di Cerbero – delle quali verrà data lettura animata durante un percorso itinerante che attraverserà alcune delle suggestive piazzette del centro storico di Cori monte - Monte Pio, San Giovanni, Pace - fino ad arrivare a Piazza Signina, dove avrà luogo il laboratorio di pittura a tema su grandi tele. L’evento, a partecipazione gratuita, è inserito nel cartellone “Natale Insieme” a cura dell’associazione culturale “Event Art”.

La prenotazione è obbligatoria: 3319026323 – arcadia@museodicori In caso di maltempo la giornata si terrà al Museo della Città e del Territorio. L’iniziativa proseguirà nei prossimi tre mesi con altrettante date: il 20 Gennaio, alle ore 10:30, al Museo della Città e del Territorio di Cori, “Castore e Polluce: uguali ma opposti”; il 17 Febbraio, alle ore 10:30, al Museo della Città e del Territorio di Cori, “Kore: la fanciulla che diede vita alle stagioni”; il 17 Marzo, alle ore 10:30, al Museo della Città e del territorio di Cori,“Dardano: il cavaliere dal mantello svolazzante”.

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 I DETTAMI DELLA MODA DELL'ESTATE 2018  

12 Giugno 2018 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #moda

 

 

 

 

 

 

Cosa ci detta la Moda in questa stagione primavera/estate 2018?

 

La parola d'ordine della stagione?

Divertirsi combinando tonalità diverse per giochi di contrasto, con le più svariate gradazioni di una tinta, o ancora ritrovare la stessa identica nuance su capi e accessori da combinare tra loro in total look, per un risultato all'insegna dell'allegria.
Il messaggio della moda primavera estate 2018 è contrastare il grigiore dell'inverno.

Questa è la stagione/moda in cui ognuno può veramente riuscire a trovare il proprio stile, avvicinandosi a quelli che sono i propri personali parametri di gusto.

 

Quali sono le maggiori tendenze?

 

Non emergono vere e proprie tendenze nette, guadagna la scena il pois ma anche la riga, gli accessori micro ma anche macro, i capi d'abbigliamento oversize ma anche slim,  sia per l' uomo che per la donna.

Gli outfit maschili giacca+pantalone sono declinati nei colori moda più accesi, così come i vestiti lunghi, e i vestiti corti diventano delicati abiti giorno-sera carismatici e deliziosi. Basta poi un paio di sneakers per donare un  sapore casual chic, pratico, e una delicata e agrodolce nota glamour.

Le più comode tra le scarpe camminano sulla pedana fashion della stagione calda, per aggiungere un tocco di leggerezza e di contrasto anche agli outfit, sia uomo che donna, più eleganti e sofisticati.

Grande conferma dalla precedente stagione è la tendenza glitter e paillettes, per poter brillare, brillare, brillare!

 

Calze e calzini
 

Anche in estate, e soprattutto in primavera, potrete sfoggiare: collant, calze, parigine, calzettoni e affini. Meglio se in versione coloratissima. 

 

Gioielli plexi

 

Niente metalli o pietre preziose, il plexi trionfa e prende vita in bijoux scenografici

 

Piume e frange

 

Si riconfermano di grande tendenza in molte forme diverse. Non solo per gli accessori, ma anche per abiti e scarpe. Insomma mettete le piume sui vostri abiti!

 

Abito lungo 
 

Le gonne e gli abiti preferiscono le lunghezze sotto la caviglia, perfetti con strascico e se toccano il pavimento.

 

Pois vitaminici
 

Verde, rosa, fucsia e rosso. C’è anche il bianco e nero, per chi non ama osare.

 

I tessuti a righe 

 

In questa primavera- estate emerge tanto il pois quanto le righe.

Il dilemma sulle righe che ingrassano o no, meglio verticali o orizzontali, piccole o ampie; sappiate che va dimenticato. La moda primaverile vuole assolutamente la riga in tutte le sue forme e per tutti i tipi di donne e uomini.

 

Pizzo bianco

 

Candido e prezioso il pizzo bianco adorna abiti mini e lunghi, da giorno e da sera

 

Quali sono i colori protagonisti?

 

I colori vitaminici e intensi al punto da non passare inosservati. Ma  anche delicati in sfumature pastello. Purché portino allegria e vivacità.

I colori più cool sono il blu cobalto e notte, le tinte agrumate, il rosa in tutte le nuance, dal  cipria allo shocking, il viola, il ruggine e il verde acqua.

Il colore di moda per l' estate 2018 in assoluto è il giallo. Perfetto se indossato in total look, energico se abbinato ad altri colori quali l'arancio o il rosa.

New entry per questa primavera  è il viola elettrico detto ultra violet ma anche tutte le sue sfumature di colore. Quindi via libera a lilla e glicine da unire al beige, al bianco e al rosa pesca.

Ma, nella vasta gamma cromatica non mancheranno il rosso, colore che personalmente amo perché esprime sentimenti forti, gli intramontabili bianco e nero e il nude. E poi ancora l' argento effetto metal.

Grande protagonista è la borsa sia su outfit femminili che maschili. Anche le borse hanno tanta voglia di apparire. E nessuna intenzione di starsene in secondo piano. Sono morbide, rigide, maxi, mini e medie. Sono fantasiose e vistose. Ironiche e giocose. Ma anche classiche, intramontabili in tinta unita purché non passino inosservate.

A TRACOLLA, PICCOLE, GRANDI, POCHETTE: LE BORSE, UN ACCESSORIO IMPORTANTE  CHE NON PUO' MANCARE.  IL MARSUPIO UNA NEW ENTRY .

 Insomma, ce n'è per tutti i gusti: dalle tracolle dal taglio squadrato ai secchielli tempestati di paillettes effetto metal, dalle mini-bag ai modelli in formato maxi in stile borsone da viaggio, quest’ultimo soprattutto per caratterizzare i look maschili. E ancora gli zaini: deliziosi in tutte le taglie.

È come se la MODA volesse dirci: "Non c'è niente da inventare ma abbiamo molto da poter utilizzare!”

Quindi ognuno di noi può, in questo vasto panorama di oggetti, divertirsi a creare il proprio personale stile facendo emergere e valorizzando le proprie peculiari caratteristiche.

È la stagione del cambiamento, con tutto questo materiale a disposizione serve solo un pizzico di coraggio per iniziare la trasformazione, non intesa come stravolgimento dello stile ma piuttosto come affermazione decisa del nostro "io".

Premettendo che la  cura della bellezza esteriore deve andare di pari passo alla cura della bellezza dell'anima, trovare il proprio stile, traendo spunti magari anche dalle tendenze moda del momento, ma non necessariamente, ci fa diventare dei fari in grado di illuminare e fonte di ispirazione.

 

                                                                                  Cinzia Diddi

 

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