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Il sogno

1 Giugno 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

                                          

 

 

 

Il sogno era ricorrente. Non passava una notte senza che quella sensazione di vuoto non lo assalisse durante il sonno e, ogni volta, si svegliava nel cuore della notte in preda all’ansia e con il fiato corto. Il suo rapporto con Cecilia era finito ormai da oltre due mesi e, da quel giorno, si era presentato il sogno assurdo. Nel sogno lui camminava lungo una ferrovia e fin qui non succedeva nulla, poi, mentre lui proseguiva, all’improvviso i binari lo portavano in cielo, circondato da nuvole di ogni tipo e lui si sentiva leggero, non camminava sulle nuvole, ma sempre sui binari e questi erano sospesi nel vuoto,  ed era proprio quella sensazione di poter cadere, di precipitare al suolo da un momento all’altro che lo faceva destare. Stava cominciando ad avere paura di addormentarsi perché non voleva più provare quelle emozioni. Voleva andare da uno psicologo, ma lui era sicuro di sapere il perché di quel sogno. Doveva essere il distacco da Cecilia, quell’addio scandito l’ultima sera passata insieme, lo aveva lasciato privo di sicurezza, la solitudine della casa vuota lo faceva sentire a disagio e, da quel disagio, poi il sogno. Doveva a tutti i costi parlare con la donna che aveva diviso con lui parte della sua vita, sapere cosa faceva e soprattutto il motivo che l’aveva spinta ad abbandonarlo: aveva trovato un altro amore?  Possibile,  si chiedeva, non le bastava quello che lui le aveva dimostrato sempre e in ogni momento?  Come fare, non sapeva nulla più di lei, dov’era  e  cosa faceva. Dopo aver trascorso ancora molte notti insonni, l’ultima volta che si era addormentò, dopo aver lottato invano contro il sonno, si ritrovò come di consueto sui binari che si perdevano fra le nuvole; stava per provare la solita sensazione di vuoto, quando, fra le nubi bianche, in fondo all’orizzonte, apparve un puntino nero. Si avvicinava lentamente, e, man mano che veniva avanti, stava assumendo la forma di una figura umana. Lui, incuriosito da quella novità, si fermò a guardare. Quella che si stava avvicinando era una figura vestita completamente di nero. Un mantello con cappuccio che nascondeva la faccia. Quando arrivò abbastanza vicino a lui, con un senso di paura, si accorse che aveva le mani scheletriche, ebbe un moto di disgusto e un tremore lo prese improvviso, era la morte! Era venuta prendere lui?  Non era possibile, lui stava bene in salute, stava per obiettare, anche se sapeva bene che con quella signora in nero non si poteva discutere, quando arrivava, il tempo era finito. A un tratto la figura in nero abbassò il cappuccio che copriva il capo e apparve la faccia pallida e delicata della sua Cecilia. Aveva una faccia triste, gli occhi chiusi. Guidato dall’istinto e dall’amore che ancora provava per lei allungò una mano per accarezzarla, ma, come una bolla di sapone, la figura scomparve. A quel punto si svegliò e si ritrovò sudato e atterrito dalla piega che aveva preso il sogno. Dopo mesi di continue passeggiate sulle nuvole ecco che rivede la sua Cecilia. Pensò che proprio da poco aveva deciso di rintracciare la ragazza e ecco che lei appare nelle vesti della morte. Un lugubre presagio! Che significato poteva avere quel sogno cambiato improvvisamente, non lo seppe spiegare. Il giorno dopo, poco prima delle dieci di mattina arrivò una telefonata. Era la madre di Cecilia,  anche dopo la rottura lei aveva conservato un buon rapporto con quel ragazzo educato e sensibile. Lo avvisava della dipartita della figlia. La ragazza era morta, durante il ritorno dal lavoro, investita dal treno che tutti i giorni prendeva come pendolare.

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