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Diego Popoli, "Fotografie"

26 Agosto 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #racconto, #diego popoli

Fotografie

Diego Popoli

Edizioni Leucotea, 2015

pp 95

11,90

"Eravamo in quella fase dell'adolescenza, nella quale ti sembra di aver già vissuto tutto quello che puoi vivere, anche se in realtà, non sei altro che un debuttante, su questo grande palcoscenico che ci hanno dedicato." (pag 38)

Ventuno racconti che sembrano far parte di un unico corpus - quasi opera “di formazione” - molto brevi e molto semplici, dove succede poco ma si riflette tanto, anche in modo filosofico, sulla vita, sull’esperienza, sulla crescita, sull’amicizia. Fulminei episodi più pensati che agiti, flash back.

Amori, delusioni, avventure estive, viaggi ferragostani in stile Il sorpasso, domeniche sonnolente dove a farla da padrone è la noia - una noia che, forse, rimpiangiamo come non luogo nel quale tutto poteva ancora avvenire - fughe notturne nella provincia emiliana che ricordano le canzoni di Lucio Dalla. Quante Anna e quanti Marco hanno calpestato quei palcoscenici che non ci sono più e che sono già intrisi di maledetta nostalgia? Quanti amici, quanti compagni di scuola, quante figure conosciute, o anche solo intraviste, ci siamo lasciati alle spalle, mentre ognuna di loro, passando come una meteora, donava qualcosa: una riflessione, un insegnamento, un esempio?

Più che l’argomento, più che lo stile, colpisce, appunto, la pregnanza dei raccontini - veri e propri scatti fotografici a penna - se rapportata alla loro trama e al loro volume: quel poco o niente che vi accade lascia però un’orma, un’unghiata sul cuore, genera una riflessione, regala un insegnamento.

La narrazione procede per sbalzi, fra presente, passato e passato ancora più passato, fra ricordi e pensieri, fra un qui ed ora molto ordinario, come la fila alla posta, e l’iperuranio dove le memorie diventano perfette idee platoniche.

Si parte dalla metà degli anni ottanta, quando tutto sembrava ancora facile e possibile,

La strada che ci portava via, lunga e sconosciuta, la immaginavamo senza buche e piena solo di cose belle. Non sarebbe stata così. E il viaggio non lo avremmo fatto tutti insieme, come previsto.” (pag 79)

per arrivare lentamente fin quasi ai giorni nostri o, almeno, a quei primi anni duemila dove gli accadimenti mondiali hanno minato la fiducia e sconvolto la realtà come la conoscevamo.

Fotografie, di Diego Popoli, è il secondo libro che leggo delle edizioni Leucotea e trovo che questa casa editrice si caratterizzi per l’ottima e compiuta qualità della scrittura. Le sbavature sono veramente poche e facilmente risolvibili.

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