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Roberto Cortelli, "Scusate ... se usa e consuma"

11 Febbraio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

Roberto Cortelli, "Scusate ... se usa e consuma"

Scusate

… se “usa e consuma

Roberto Cortelli

Libro autoprodotto, 2015

pp 135

14,50

Questo saggio non ha titolo, si fa riconoscere attraverso un codice isbn. È parte conclusiva di una trilogia, che comprende anche Il mio continuo divenire e Omniverso, e che l’autore stesso definisce “una trilogia di pensieri, considerazioni, opinioni, confronti, speranze, opportunità”.

Il mio commento, scritto da persona che egli definirebbe “il solito mentecatto”, non vuole e non può entrare nel merito dell’esattezza delle teorie divulgate, può solo cercare di riassumerle. La parte con la quale anch’io concordo, perché rispecchia la mia stessa filosofia, è che non conta il singolo, e nemmeno la specie, quanto, piuttosto, LA VITA in sé, che si rinnova e non finisce mai. Cortelli ci aggiunge una forza aggregante, cioè L’AMORE, capace di unire e produrre cooperazione.

In un’utopica società futura verrebbero a cadere gli egoismi e il senso distorto del sé, in favore della collaborazione fra cellule per la salute dell’organismo intero, definito “sistema di Complessitudine.” Non esisterebbero più nazioni, confini, proprietà e le risorse sarebbero a disposizione di tutti, senza più guerre, inquinamenti, malattie. Affinché questo possa avvenire, però, ognuno deve fare la sua parte in prima persona, è solo attraverso la consapevolezza, e il comportamento retto del singolo, che può innescarsi il cambiamento planetario di cui dovranno farsi carico soprattutto le generazioni future. E il primo passo è l’astensione volontaria individuale dall’acquisto di prodotti commercializzati da chi non ha a cuore la salute dell’ambiente ma solo il proprio profitto economico.

Fate quella scelta individuale che moltiplicata per l’INSIEME di tutti gli individui del pianeta spazza via il sistema del profitto, delle multinazionali, delle lobby, di ricchi e poveri, di padroni ed operai, di regnanti e sudditi. Il pianeta intero è di chi lo abita ed è qui, adesso, da sempre e per sempre per NOI. TUTTI! Il pianeta non ha confini geografici e politici se non sugli atlanti creati dall’uomo.” (pag 65)

Sono le multinazionali del profitto a manipolare le informazioni, ad operare una sorta di ipnosi collettiva per mantenerci in sudditanza. Occorre ritrovare il BUON SENSO.

BUON SENSO che ogni essere umano possiede in Natura al momento del proprio concepimento. Quel BUON SENSO libero da condizionamenti culturali, religiosi e politici attaccati sempre e comunque a qualsiasi cosa impermalente, quel BUON SENSO che permette alle cellule, TUTTE, di cooperare nella VITA” (pag 66)

Questa la base complessiva del libro, su cui s’innestano informazioni di ogni genere, mescolate in modo poco organico: dal complottismo più tradizionale (sono le case farmaceutiche a provocare le epidemie, gli americani non sono mai stati sulla luna, i vaccini fanno male etc) a un’infinità di dati che Cortelli ha analizzato, letto e assimilato da autodidatta, e poi trasferito senza svilupparli e collegarli, così che, proprio lui che odia i social network, finisce per scrivere un trattato simile ad una sere di post facebookiani, con tanto di citazioni fra le più diffuse in rete. Gli si riconoscono senz’altro un profondo interesse per la materia e molta erudizione in merito, ma il risultato non è omogeneo. Insomma, Cortelli mescola tutto quello che ha letto e studiato, in dieci ridondanti capitoli che somigliano più ad appunti e riflessioni messi l’uno accanto all’altro, che non a un insieme strutturato: una via di mezzo fra il manuale di auto aiuto all’americana, La profezia di Celestino, il saggio di denuncia sul tipo de La casta, e una filosofia personale. L’autore, infatti, dichiaratamente, non si riconosce in nessun sistema di pensiero, né filosofico né religioso, e non vuole esservi ricondotto. I frammenti forse più gradevoli sono le poesie scritte per il figlio. È stata la paternità, infatti, a convincere l’autore del bisogno di fare qualcosa per il futuro del mondo e per le nuove generazioni.

Mi piace concludere citando un brano che condivido e che mi ha colpito.

voglio ricordare che per qualsiasi attività riconosciuta da questo tipo di società, autodefinitasi civile, sono necessari degli studi (…), degli esami, delle prove di abilità… … mentre per essere genitori, quindi tutelanti per quelle nuove vita, è sufficiente la capacità biologica riproduttiva. Questa società, questo sistema, dà più importanza al guidare un ciclomotore, un’automobile… … piuttosto che al procreare e educare una nuova vita!” (pag 86)

Per quanto riguarda lo stile, infine, il testo necessiterebbe di un sostanzioso editing, poiché presenta molti errori, un lessico a volte fantasioso ed un utilizzo troppo esclusivo della punteggiatura.

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