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Piccole considerazioni qualunquiste

8 Febbraio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #il mondo intorno a noi

Piccole considerazioni qualunquiste

Molti anni fa, osservando il fenomeno dilagante dei figli unici iperviziati e onnipotenti, abituati a non sopportare la minima frustrazione, e per i quali dovere e sacrificio erano concetti sconosciuti, mi chiesi che cosa sarebbe accaduto alla nostra società. Oggi assisto a: marito che uccide moglie e prole perché si è invaghito della collega, madre che strangola il primogenito perché le rende la vita difficile, uomo geloso che appicca il fuoco alla compagna incinta, madre che affoga il piccolo nella vasca per fare la show girl, figli che ammazzano i genitori perché ostacolano le loro frequentazioni etc.

Siamo andati oltre le mie peggiori previsioni.

Penso che sia in atto un vero e proprio ribaltamento del concetto di etica. La forma, ormai, prevale sulla sostanza, in un appiattimento che cancella i veri valori, che poi sarebbero l’esistenza in vita, l’integrità fisica, la libertà, la salute.

L’offesa da bar, la pacca sul sedere, la presa in giro, fanno gridare allo scandalo, all’omofobia, al razzismo, al maschilismo e trascinano le persone in tribunale. Il terrorismo, invece, trova delle giustificazioni ideologiche, l’omicidio ottiene sempre delle attenuanti, degli sconti di pena, dei riti abbreviati, così da esser punito come un reato minore: vedi i tredici anni a Corona confrontati con i sedici alla Franzoni, vedi queste pene incerte, dubbiose, esorbitanti se uno è innocente e risibili se è colpevole, queste pene propinate perché non si sa decidere se l’imputato ha commesso il reato oppure no, perché nessuno confessa più, perché non esiste una coscienza che possa rimordere, perché i metodi d’indagine non son quelli di una volta e si basano su prove infinitesimali che un bravo avvocato riesce a mettere in discussione. Alla fine, i morti si sono ammazzati da soli e gli assassini scrivono libri. Chi sta in carcere pensa solo a uscire e rifarsi una vita, non a espiare e, se parla di “profondo percorso interiore”, lo fa dietro compenso di un tabloid.

Sono convinta che chi ha sbagliato possa cambiare - i grandi santi sono stati di frequente grandi peccatori - ma deve capire il male compiuto, sentire un rimorso lancinante, avere una coscienza che urla straziata, espiare dedicandosi agli altri, cercando la redenzione magari con la fede, con l’abnegazione totale di sé, con qualunque mezzo, insomma, ma non partecipando alle ospitate vestito da fighetto.

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