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Ali di carta

23 Luglio 2014 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #psicologia

Ali di carta

Hai voglia, hai voglia a dire “circoscrivere, delimitare, convivere”. Se la tua vita è una merdata per colpa della fobia sociale, pensaci a vent’anni, perché a cinquanta ti ritroverai come me, ospite in casa tua, senza niente che ti sia costruito col sudore della fronte, senza dignità, a dipendere da mamma per la paghetta e a mandarla a fare in culo perché è tutta colpa sua se sei come sei. È vero, è colpa sua e a cinquant’anni, cinquantrè per la precisione, ormai “ce n’hai per tre caate”, come diciamo qui, e la dignità non viene più. Ma tu, fobico ventenne, salvati, pensa che le cose non arrivano da sole, non arriveranno certo quando sarà tardi.
Tua madre ti ha trasmesso la sfiducia, la paura, la disistima, non ti ha dato le ali e ora non voli e non volerai mai più, ti ha fatto capire che tutto è inutile, che non ne vale la pena, che “cosa lo fai a fare, cosa ci vai a fare, tanto non sei adatta, non sei capace, tanto finisce male, tanto non serve a nulla”. E' uguale a te, ha le stesse fobie, le stesse chiusure, la stessa solitudine estrema, ti ha insegnato a non aprire la porta, ti ha fatto sentire in colpa se invitavi un amico a casa, ti considerava brutta, sciatta, inadeguata. Eri sempre troppo grande, troppo frivola, non abbastanza seria, non abbastanza carica di doveri, o pronta a sacrificarti.
Costruisciti due ali di carta, fobico ventenne, attaccatele con lo sputo sulla schiena, sali sul davanzale e lanciati nel vuoto. Se ti sfracelli, almeno sarà stata una scelta tua.

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