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Le avventure di Richard - episodio 3

5 Giugno 2014 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #racconto

Le avventure di Richard - episodio 3

Aprendo l’atlante, certo con uno stile appassionato ma pur sempre confuso, ogni travagliata ricerca di sensibilità senza senso si concludeva in una chiusura del cancello. Certo, il temporale non sarà giunto, ma i cerchi alla testa, sì! L’isola, oltre a farsi conquistare e farmi inevitabilmente conquistare una dolce visione d’utopia, si dimostrava non vincolante. Potevo creare e lei non parlava, me lo permetteva. Era (è) il luogo dell’assenza di concessioni. Non posso fare a meno di pensare al modo tramite il quale venivano trattati i libri. Erano messi in ordine all’interno di gigantesche biblioteche-città. Questi spazi pubblici e liberamente condivisibili, erano gratuiti. Nessuna tessera d’iscrizione, completa fruizione. In fin dei conti, a volerci pensare proprio bene, non c’era bisogno di denaro perché di fatto veniva continuamente adottato un metodo che veniva chiamato dalla gente del posto: “libero scambio di conoscenza”. Io ti do un libro, tu me ne dai uno, oppure mi dai qualcos’altro, uno scambio alla pari insomma. Capito come funziona? Semplicissimo. Questo metodo non l’hanno neanche messo per iscritto, mi hanno detto: “Non è necessario. Il Libero scambio di Conoscenza, di Sapere, funziona da sempre. Basta che ognuno si fidi dell’altro e custodisca l’opera con amore.” Io ho risposto: “Come fate a fidarvi l’uno dell’altro? Da me ci si fida poco.” La loro risposta è stata, dapprima un lieve silenzio, poi: “La fiducia parte dall’altro.” - ancora silenzio, riflessione – “Se non si ha fiducia in se stessi non si può avere fiducia negli altri, ma contemporaneamente, se gli altri non hanno fiducia in noi stessi noi non possiamo spingerci oltre le nostre brutture. Non basta sincronizzare i tempi o i gesti, ci vuole linfa come in un rapporto sentimentale.” Certo è che se avessi lasciato naufragare le vele di questo dialogo sul mare aperto di un’utopia ne sarebbe uscita qualcosa di ben più profondo, ma la persona che stava parlando con me si interruppe e quando io gli chiesi il motivo, lui rispose in questo modo: “Mi sono fermato perché le interruzioni fanno bene. Interrompere un legame può essere più consacrante del volerlo per forza incollare.” Alla parola consacrante non darei accezioni religiose, ma quantomeno un significato di natura ed intenzione metafisica. “L’atto dell’interrompere dà luogo a nuovi legami, dà luogo a nuovi spazi ossigenati delle facoltà mentali. Il dolore crea devastazione, certamente quella umana che ha peculiarità fondamentale. I problemi non sono nella mente delle persone, bensì nella società. Quella che chiamate società civile è più incivile di una bestia. Noi questo lo abbiamo imparato sulla nostra pelle, ma voi siete lontani dall’essere disposti all’accettare una realtà dei fatti dilagante. Non abbiamo la necessità di fare leggi sulla morale, sull’etica delle singole persone e non tassiamo finanziariamente i più deboli, i diseredati, gli ultimi. È vero, qui non esiste moneta, non esiste il vostro denaro, ma c’è un cuore. Non c’è il continuo e assillante desiderio di assassinio, non può esistere una volontà dittatoriale. Dovreste chiederci consigli e ci trattate come se fossimo un’utopia. Se questa è un’utopia vorrei che ognuno di voi, nel profondo del proprio cuore, si utopizzasse. Il denaro è uno dei tantissimi esempi del degrado sociale e delle scorribande. I vostri studiosi di economia, il sistema che gli permette un sereno e proficuo rifugio, sono degli alienati, vagabondano tra nevrosi apocalittiche e stati di onnipotenza. I vostri studiosi forse soltanto negli ultimi anni stanno capendo che economia e società sono da considerare a pari livello. Ma la vostra società, per quanto si impegni, non è etica. Una Storia senza sconfitte è una Storia che non dimostra il suo tenore. La vostra civiltà, e conseguente rito di civilizzazione, rinnega e ributta come la peste la questione della sconfitta. Perdere è sano. Ricercare o voler ottenere ad ogni costo una vittoria è rendere brandelli il vostro senso di esseri umani. Ogni miseria nasce da un pianto negato, ricordatevelo. Le lacrime liberano da catene. Ricorda: ci si perde e poi ci si dimentica di essersi persi, se si riesce appieno, e poi ci si ricorda e poi ci si perde e poi riparte tutto dall’inizio. Il grimaldello non è in testa, è nella persona.”

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