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poesia

LA CERTEZZA CHE A PREVALERE SARÀ LA SPERANZA

24 Giugno 2025 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

L’anima della speranza

 Antonietta Natalizio

 Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Antonietta Natalizio raccoglie antologicamente nel volume L’anima della speranza, pubblicato lo scorso maggio dall’Editore Guido Miano e prefato con la consueta intelligenza analitica da Enzo Concardi, poesie già apparse in precedenti sillogi, Officina poetica (2019), I colori delle emozioni (2022) e Grappoli di perle (2023), che in seguito designerò con i numeri romani. Ritengo che anche al lettore frettoloso non sfugga il vivo interesse che l’autrice dimostra per l’universo naturale, così vario e stimolante, sovente còlto e sapientemente descritto nella sua intensa e coinvolgente vitalità: “Il bosco, dopo il gelido inverno,/ si riapre alla vita./ Il cuore si rallegra,/ e con stupore osserva in silenzio/ le meraviglie del creato./ Il sole, alla prima luce dell’alba,/ attraversa, con i suoi stessi raggi,/ la fitta chioma di alberi e cespugli,/ facendo così svanire/ il leggero manto di neve rimasta (…) Il sole arrossisce,/ e con entusiasmo e leggerezza/ accarezza tutto quel che sfiora” (Il risveglio del bosco, I); “Cielo e mare/ sembrano fare a gara/ a chi è più blu!/ Le stelle come lucciole/ sfavillanti… in silenzio/ reclamano/ la morte di una stella,/ che brilla più di prima” (Lucciole sfavillanti, II); “Tra i giovani oleandri affiorano/ i misteri e le bellezze della vita…/ Spumeggianti ricordi/ fioriscono./ Sparsi papaveri rossi/ s’affacciano fra le dorate spighe…/ si abbracciano con il blu del fiordaliso” (Papaveri rossi, III).

I corsivi nell’ultima citazione non sono nel testo e sono rivolti a segnalare nella poetessa una spiccata vocazione visiva, evidenziante gli aspetti cromatici della realtà della natura; la precisione rappresentativa si anima altresì di felici note acustiche (“Gocce sovrapposte,/ cristalli danzanti… una melodia di suoni./ Tic, toc, goccia,/ toc, toc,/ tic. Come strumenti si accordano” (Gocce d’acqua, I) e olfattive: “Zagara profumata,/ con l’ardire della celata notte…/ riempie il cuore di torpore e di stupore! (…) Mille pensieri assopiti/ si tuffano in un mare/ di fragranza” (Zagara, II).

Lo spettacolo della natura diventa occasione di “stupita” contemplazione, ma presto l’interagire della dimensione temporale implica situazioni cariche di spessore “storico” e quindi di complessità problematica: è il tratto specifico determinato dalla presenza dell’uomo, rilevata dall’enjambement in tutta la sua portata intellettuale-morale: “Suggestivo velo/ di nuvole basse,/ nascondono l’ombra/ del vento che scruta…/ l’indifferenza di allora./ Memoria di oggi!/ Perfetto cliché dell’animo/ umano in burrasca” (Nuvole basse, II). Il quadro naturale diviene pertanto obiettivazione metaforica dell’intima tensione che agita e tormenta lo spirito degli uomini, combattuto da sollecitazioni contrastanti, da acute contraddizioni, che tendono a formalizzarsi in antitesi palesi: “Il buio della mente, come nella nebbia,/ non trova luce perché avvolto dal candore/ del gelido inverno della vita./ Mentre la notte rincorre il nuovo giorno,/ la nebbia ti avvolge nel suo mistero,/ e non ti lascia andare dove destinato sei” (La nebbia, I, corsivi sono miei, come in seguito), laddove il gioco insistito delle rime ne amplifica la forza lacerante: “Una lunga ombra di lancinanti fiamme/ dà l’allarme… a custodire il seme/ delle future palme…/ perché non diventino salme./ E dare pace alle tante anime,/ con un urlo acuto e unanime…/ ai tanti cuori in lacrime” (Aberrazioni della vita, II).

In tale dinamica antitetica è la radice del male (“Un male acuto e stridente,/ prodotto volontariamente/ solo dalla mente./ Con gesto diretto/ solitario e disperato,/ tra le note di angoscia/ è germogliato…/ silenzioso e con passo felino/ agguanta la vita (…) L’angoscia è un torrente impetuoso,/ improvviso e colmo di pianto”, Il male di esistere, II), conseguenza della libertà, che il Creatore ha concesso alla nostra specie.

Nel tempo ciò ha dato origine a grandi tragedie, pure collettive, quali nel secolo scorso il crimine orrendo della Shoah: “Tutto è avvenuto in silenzio,/ con ampio spazio d’anticipo…/ tutti sapevano e nessuno parlava,/ mentre troppi piangevano/ nella totale indifferenza di chi dirigeva il potere (…) Ed eccoli rapiti,/ uomini, donne, bambini (…) con vagoni ben sbarrati,/ senza aria, ed il respiro in agonia,/ e soffocati dal terrore./ Vagoni bestiali, e come bestie ammassati,/ su di un pagliericcio fetido e lercio./ Bastonati, sputati, picchiati, avvelenati/ e poi bruciati./ Mentre le anime si disperdevano/ in un fumo nero a lutto” (I violini parlano).

Nondimeno la scrittrice si apre alla luminosità vitalistica di un’intuizione positiva, riconciliante e purificatrice (“Ovvietà e spontaneità/ si dispiegano davanti/ ai nostri occhi…/ confluiscono in un unico/ raggio di sole./ La bellezza veste il mondo!/ È un inno alla vita” (Raggio di sole, II);  e così “l’invisibile diventa presenza”, come si legge in un verso davvero bello, compreso nella parte finale di un componimento in precedenza menzionato, Papaveri rossi, e prende forma concreta la speranza: “Il peso della materia è ben inteso…/ diventa pura vanità./ La speranza illumina la via/ anche nell’oscurità” (Il reale, III). Di questa armonia fisica e morale è infine condizione e garanzia il soffio ben percepibile dello Spirito divino: “Qualsiasi pensiero…/ ogni abbraccio/ raffigura la sua unicità./ Ogni silenzio…/ simboleggia l’elogio./ È un canto Altissimo!/ Istanti di felicità/ di eternità/ si respirano nell’anima./ L’esperienza diventa grazia./ Un dono prezioso,/ gratuito risorge”(La Grazia, III).

                           Floriano  Romboli

 

Antonietta Natalizio, L’anima della speranza. Antologia poetica, prefazione di E. Concardi, Guido Miano Editore, Milano, 2025

 

 

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Angela Ragozzino, "C'è ancora speranza"

23 Giugno 2025 , Scritto da Michele Miano Con tag #michele miano, #recensioni, #poesia, #fotografia, #arte, #pittura

 

 

 

 

C’è ancora speranza

 Angela Ragozzino

con immagini fotografiche e d’arte di Enrico Raimondo, Benedetto Scaravilli, Franca Maschio, Fabio Recchia, Giovanni Conservo, Gustavo Delugan

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

L’arte e la poesia sono due linguaggi paralleli, due forme espressive che, pur percorrendo strade diverse, si incontrano nel tentativo di dare voce all’indicibile. Entrambe cercano di svelare l’essenza della vita e il mistero che si cela dietro l’apparente semplicità dell’esistenza. Il senso e il mistero della vita è un enigma che l’uomo ha cercato di decifrare attraverso ogni forma d’arte. La poesia distilla emozioni, raccoglie attimi e li trasforma in parole che respirano, mentre l’arte figurativa cattura il visibile per rivelare l’invisibile. Le due arti si sostengono a vicenda: la parola suggerisce forme e colori, l’immagine evoca versi e ritmi. È in questo dialogo ininterrotto che si manifesta il desiderio di comprendere la nostra presenza nel mondo, di lasciare un segno nella trama mutevole del tempo.

La poesia di Angela Ragozzino e le arti figurative di Enrico Raimondo (fotografo), Benedetto Scaravilli (fotografo), Giovanni Conservo (scultore), Fabio Recchia (pittore), Franca Maschio (pittrice), Gustavo Delugan (scultore) si incontrano in C’è ancora speranza per raccontare l’intreccio tra interiorità e mondo esterno, tra emozione e rappresentazione, tra il visibile e l’indicibile. Angela Ragozzino in prima linea come medico rianimatore e poi come sensibile poetessa ci svela alcuni risvolti di questa ricerca. Ci sono alcuni che questa ricerca la vivono ogni giorno non solo attraverso le parole e le immagini, ma nel cuore stesso dell’esistenza umana: i medici, e in particolare i rianimatori, coloro che combattono incessantemente contro il limite ultimo, la fine della vita. Il medico rianimatore non è solo un professionista della cura, ma un custode di speranza, un tramite tra l’essere e il non-essere, tra la fragilità umana e il miracolo della sopravvivenza. Nel suo lavoro si concentra la tensione tra scienza e destino, tra la razionalità e l’imprevedibilità dell’esistenza.

C’è un parallelismo tra il mestiere di medico e quello di scrittore: entrambi osservano la vita nelle sue profondità più crude, ne studiano le oscillazioni, ne accolgono le contraddizioni. Lo scrittore, come il medico, cerca di dare senso al dolore, alla bellezza, alla resilienza umana. Il medico rianimatore affronta il dramma della vita e della morte con la stessa intensità con cui un poeta scrive sull’amore, sulla speranza e a volte sulle sconfitte.

Nel sacrificio di chi dedica la propria vita alla salvezza degli altri c’è un atto profondamente artistico: l’abbandono di sé per il bene dell’altro, l’accettazione del rischio, la consapevolezza che ogni gesto può fare la differenza tra la vita e la morte. E questo Angela Ragozzino lo sa bene.

In Angeli delle Notte, dolcissima lirica dedicata ai colleghi del Reparto di rianimazione, la poetessa ricorda il duro lavoro del personale medico: «…A Voi Angeli della Notte/ che sempre/ la speranza date/a chi più non ne ha/ e un sorriso donate/ a chi sorridere/ più non sa…». Significativa poi la straziante lirica la Stanza chiusa: «…Il silenzio cala/ e imprigiona le ore./ Aspetto che passi/ il tempo/ e mi riporti/ la tua voce/ la tua risata/ il tuo cuore…» che ricorda Nicola Della Vedova direttore del Reparto rianimazione scomparso e alla cui memoria la presente silloge è dedicata. Ma «…La vita continua/ tutto procede/ come avresti voluto,/ come se tu fossi/ con noi… /e lo sei!!!.».

La perdita di un collega non è solo l’assenza di una presenza sul posto di lavoro, ma la mancanza di una relazione vissuta tra conversazioni quotidiane, esperienze condivise e complicità professionale. L’affetto per un collega che non c’è più è una forma di rispetto che si tramuta in memoria, un’eredità che resta nelle abitudini, nei consigli scambiati, negli aneddoti che si continuano a raccontare. È una nostalgia che prende vita ogni volta che un momento lavorativo richiama il suo contributo, ogni volta che un gesto o un’idea sembrano ancora portare la sua firma.

L’incontro tra parola e immagine, vuole rendere omaggio anche a quel senso di infinito che si cela non solo nella natura e nella bellezza, ma anche nel cuore di chi sceglie di donare sé stesso agli altri. Che queste pagine siano un tributo alla meraviglia, alla missione umana, e alla forza di coloro che ogni giorno lottano perché la luce non si spenga, perché ci sia ancora un barlume di speranza nell’Umanità.

Altro tema ricorrente in questo viaggio poetico e figurativo è lo stupore della natura che spesso diventa una fonte inesauribile di ispirazione artistica per Angela Ragozzino. La luce che accarezza un paesaggio, il vento che sfiora le fronde, l’eco di un mare distante, tutti questi elementi parlano agli artisti e ai poeti, che li trasformano in opere capaci di restituire l’emozione primordiale del meravigliarsi. La natura è una tela infinita su cui la vita disegna i suoi mutamenti, e attraverso il filtro dell’arte, ci insegna a guardarla con occhi nuovi, a riscoprire la bellezza nel più piccolo dettaglio. La natura è da sempre una delle muse più potenti per l’arte, capace di suscitare emozioni profonde e stimolare la creatività in modi imprevedibili.

La natura offre forme, colori e ritmi che hanno guidato la mano di pittori, poeti, scultori e musicisti per secoli. Le linee morbide delle nuvole blu, il movimento delle onde, la trama intricata delle foglie, la pioggia, il colore di un tramonto, ogni dettaglio è una lezione di estetica, una fonte di armonia che l’artista assorbe e rielabora. Si leggano i versi della lirica E vado incontro alla notte che si allinea perfettamente all’omonimo scatto fotografico di Benedetto Scaravilli: «Lunga è la via/ al calar della sera./ Scende il sole oltre il monte/ e tutto si tinge di rosso./ …E vado incontro alla notte./ Ripenso al giorno/ appena trascorso/ tra mille ambasce/ ed incertezze…».

Il contatto con la natura risveglia i sensi e genera stati d’animo che si traducono in espressione artistica. La tranquillità di un bosco, la vastità del mare, la forza di un temporale possono evocare malinconia, gioia, introspezione, diventando materia per la creazione artistica. Tramite le meraviglie della natura Angela Ragozzino indaga il senso della vita e la condizione umana. La ciclicità delle stagioni, la caducità di un fiore, l’immensità del cielo notturno sono metafore potenti che portano alla riflessione e alla ricerca del significato dell’esistenza e alla contemplazione del Miracolo delle natura come recita una sua lirica: «…Spunta il sole,/ una tiepida brezza/ l’accompagna./ Solca il cielo azzurro/ punteggiato/ di bianche nuvole/ che gli fan da corteo…» in perfetta simbiosi con Le Nuvole Blu del fotografo Benedetto Scaravilli e il Prato di margherite di Enrico Raimondo.

Come le onde si infrangono sulla riva e poi si ritirano nell’immenso respiro del mare, così la parola poetica e il segno artistico oscillano tra l’intimo e l’universale, tra il finito e l’infinito. La natura si manifesta nelle sue meraviglie - una montagna che sfiora il cielo, una foresta che si perde nell’orizzonte, il riflesso di una notte stellata sul silenzio - e lo scrittore, nel contemplarle, percepisce il proprio essere come parte di quel tutto, come frammento di un infinito che lo avvolge e lo nutre: «…La natura si produce/ in mille doni, colorata/ di note dolci e cangianti…» (Aria di Ferragosto). L’arte figurativa e la poesia diventano quindi strumenti di esplorazione, specchi di un’interiorità che, come la natura, è vasta e insondabile. Il pennello che traccia un cielo senza fine, il verso che evoca il battito eterno delle stagioni: ogni opera è un varco, un tentativo di dialogo con quel senso di grandezza che ci abita e ci sfida. L’infinito, nella sua essenza, non è solo ciò che è irraggiungibile, ma anche ciò che vive dentro di noi, nelle domande che ci poniamo, nelle emozioni che ci sovrastano, nei sogni che non hanno confini. È un viaggio tra le parole e le immagini, una ricerca di quel momento sospeso in cui l’arte riesce a tradurre l’infinito in un attimo di pura comprensione. Che sia un invito a lasciarsi attraversare dalla meraviglia, a osservare il mondo e sentirsi parte di esso, senza barriere, senza tempo.

Questo libro nasce dall’incontro tra parola e immagine, tra intuizione e rappresentazione, tra l’interrogativo sulla vita e la contemplazione del mondo. Un invito a cercare, a osservare, a sentire perché, in fondo, è proprio nello stupore che si cela la risposta più autentica al senso dell’esistenza. Nel dialogo silenzioso tra poesia e arte figurativa si svela un mondo di parallelismi e corrispondenze, in cui ogni forma espressiva risponde all’altra in un delicato gioco di riflessi. Laddove la poesia scolpisce l’invisibile con il potere delle parole, l’arte figurativa lo traduce in segni e colori, tracciando visioni che parlano senza bisogno di voce. C’è ancora speranza nasce dal desiderio di esplorare le sottili connessioni tra queste due arti, indagando come l’una possa nutrirsi dell’altra in un continuo scambio di suggestioni. Le parole diventano pennellate di emozioni, le immagini si trasformano in versi silenziosi; come diceva Orazio nell’Opera Ars poetica «La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca». Nel viaggio che si compie tra queste pagine, l’arte e la poesia non sono separate, ma si intrecciano in un dialogo ininterrotto. L’incontro tra le due discipline crea uno spazio di risonanza, dove il linguaggio poetico suggerisce forme e colori, mentre le immagini evocano ritmi e sentimenti. Un invito a vedere le arti non come mondi distinti, ma come percorsi paralleli che si arricchiscono a vicenda, in un’armonia senza confini.

Altro tema trattato dall’autrice è l’amore, nelle sue molteplici forme, è il filo invisibile che lega le esistenze, un sentimento che si manifesta con sfumature diverse a seconda dei legami che intrecciamo nella vita. L’amore filiale, il sentimento per il padre: l’amore per il padre è una costruzione che si modella nel tempo, tra gesti silenziosi, protezione, insegnamenti e comprensione. È un affetto che può essere fatto di gratitudine, di ricerca, a volte di conflitti che si trasformano in rispetto. La figura paterna porta con sé il peso delle aspettative e la dolcezza di un riferimento che spesso si comprende pienamente solo col tempo. L’amore per il padre è una continua scoperta, una riscoperta nel riflesso dei suoi gesti nei nostri, una voce che continua a esistere dentro di noi, anche quando il tempo lo ha portato altrove. Si leggano i versi della lirica Al Mann dedicata al padre, dirigente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che per certi aspetti descrivono un destino simile a quello del presente prefatore quando ricorda la figura paterna: «…Così ti rivedo/ al tavolo da lavoro/ immerso ed attento,/ fra colonne di numeri/ tutti in fila ed ordinati,/ come si usava/ nei vecchi registri/ ed io bimba, al tuo fianco…».

Questi sentimenti hanno un valore profondo: l’amore per il padre è radice e origine, l’affetto per un collega che non c’è più è un omaggio alla sua esistenza nel nostro cammino. Sono legami che sopravvivono al tempo, alimentati dal ricordo e dalla gratitudine. Nelle cronache letterarie si ricordano almeno Lettera al padre dello scrittore Franz Kafka: in questa lunga lettera mai consegnata, Kafka esprime il suo rapporto complesso con il padre, fatto di ammirazione e timore, raccontando le dinamiche familiari che hanno influenzato la sua vita e la sua scrittura. Ma anche Il mestiere di vivere di Cesare Pavese: nei suoi diari, Pavese affronta il tema del padre, in un dialogo interiore fatto di memorie e riflessioni che rivelano la profondità di questo legame.

Angela Ragozzino, in sintesi e come sempre, spalanca le porte della propria interiorità, offrendo al lettore il dono più prezioso: se stessa.

Il che non è poco.

Michele Miano

 

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L’AUTRICE

Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Dopo gli studi classici ha conseguito nel 1983 la laurea in Medicina e Chirurgia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Federico II” di Napoli, con specializzazione in Anestesia e Rianimazione. Dal 1991 ha esercitato la sua attività presso l’Azienda Ospedaliera di Caserta. È impegnata in attività sociali a scopo benefico e culturale; amante della musica classica, delle arti, e delle Cose Antiche, è legata alle origini, alla storia e alle tradizioni della sua terra. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Momenti d’Amore (2004); È sempre Natale (2021); Il colore dei ricordi. Poesie e immagini (2022), Voci d’anima, d’arte e di natura. Poesie e immagini (2023). L’attività letteraria di Angela Ragozzino è recensita da Enzo Concardi e Mario Santoro rispettivamente nel n°12 di Alcyone 2000 - Quaderni di poesia e di studi letterari, Guido Miano Editore, Milano 2019, e nel quarto volume dell’opera Storia della Letteratura Italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri, ivi, 2020.

 

Angela Ragozzino, C’è ancora speranza, prefazione di Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-63-9.

 

 

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LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA

19 Giugno 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #saggi, #poesia

 

 

 

 

LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Wanda Lombardi, scrittrice e poetessa, è nata e vive a Morcone (Benevento), pittoresca cittadella dell’Alto Sannio. Laureata in Pedagogia ha insegnato materie letterarie nelle scuole secondarie. Ha partecipato a concorsi letterari, nazionali e internazionali, ottenendo numerosi riconoscimenti. Fa parte di Accademie e Associazioni Culturali. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e volumi di narrativa e prosa e di teatro.

L’autrice in gioventù ha sofferto per malattie e incomprensioni ma l’ha aiutata sempre la Fede in particolare con la devozione a Padre Pio.

L’opera su Wanda Lombardi, che prendiamo in considerazione in questa sede, è una ricca antologia che comprende molti testi critici usciti in Italia su questa personalità eclettica: prefazioni, saggi e recensioni e include una presentazione di Maria Rizzi acuta e ricca di acribia, che sintetizza efficacemente la poetica e il poiein di questa figura.

Nell’impossibilità, nello spazio di una recensione, di esaminare capillarmente i contributi dei vari  autori si evidenzia preliminarmente il concetto generale relativo all’importanza della critica letteraria stessa come veicolo necessario per diffondere la cultura poetica sempre più viva e in controtendenza con l’alienazione e il consumismo della nostra liquida realtà sociologica e politica e espressione salutare e salvifica del pensiero divergente, nonché, ad esso connessa, di una migliore sintonia degli esseri umani con se stessi e con la natura.

Si deve sottolineare che molte pubblicazioni della Lombardi sono state catalogate non a caso nelle biblioteche locali, nazionali e di alcune Università a disposizione degli studenti a conferma della stima e dell’apprezzamento che ha ottenuto nel circuito letterario e sicuramente la Nostra spera di lasciare un tesoro, una donazione, non solo morale alle nuove generazioni

Da notare che della letterata di Morcone, Guido Miano Editore ha pubblicato Tempi inquieti e altre poesie, 2024, Opera Omnia, 2023 e Volo nell’arte, 2021 che può essere considerato un ipertesto perché è costituito da riproduzioni di opere pittoriche e scultoree di vari artisti, ispiratrici di poesie della Lombardi alle quali sono associate.

In un contesto generale come quello poetico contemporaneo della poesia italiana dove prevalgono volumi sottesi a visioni del mondo laiche o materialiste la poetica della Lombardi di stampo religioso e mistico esce dal coro e presenta una vaga affinità con quella di David Maria Turoldo e con quella di altri sacerdoti – poeti.

Nella presentazione la Rizzi nomina il “realismo mistico” che connota la poetica di Wanda che va inteso come un modo per avere conoscenza.

Nel saggio di Guido Miano intitolato Le problematiche dell’essere in Wanda Lombardi e Emile Verhaeren l’Editore, critico e poeta, afferma che come è noto la problematica esistenziale presenta numerose sfaccettature degli aspetti sia positivi come anche negativi. Se esiste una memoria involontaria del dolore, che emerge in alcuni componimenti, dice Guido Miano che risulta naturale nell’animo sensibile il riscatto nel positivo che si rivela con immediatezza in versi trasparenti ed interiormente elaborati sorretti dalla coscienza letteraria e soprattutto dal dono della fede.

Come dice la Bibbia “Getta tutto su Dio e Lui ti sosterrà” (Salmo 55:22).

Raffaele Piazza

         

           

AA. VV., La poesia di Wanda Lombardi nella critica italiana, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 104, isbn 979-12-81351-57-8, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Amelio Cimini, "In cammino, 50 anni di poesia i musica"

14 Giugno 2025 , Scritto da Maria Elena Mignosi Picone Con tag #maria elena mignosi picone, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Amelio Cimini

In cammino, 50 anni di poesia in musica

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

 

Questo libro in versi del sacerdote Amelio Cimini dal titolo In cammino non è a rigore un libro di poesie ma di canti, canti liturgici. Il poeta, o meglio il cantore, è infatti un musicista, molto prolifico, e dedito soprattutto alla musica sacra popolare. Sacerdote, non solo unisce alla missione di pastore anche quella di insegnante, nei seminari, nei licei e negli istituti di scienze religiose, ma riserva pure ampio spazio di tempo anche all’arte musicale; ha fondato infatti l’Associazione “Musica e vita” che per lui sono un binomio inscindibile: “Musica che nasca sempre dalla vita” e nel contempo una “vita che diventi sempre più musica!” (Musica e vita).

Sensibile ai suoni del Creato, don Amelio Cimini vede in questo lo specchio dell’Amore di Dio che invita a Sè: “Suoni del creato intorno a noi … voci di innocenza e di umiltà: / tutto è un grande invito del suo Amor!” (Musica e vita) perché nel Creato “Tutto parla e ci conduce a Dio: / dal vivo scintillar dei cieli / a quest’aria che ci avvolge!” (La vera vita).

Se queste poesie in effetti sono canti, è pur vero che questi canti sono poesia. E dal momento che la poesia ha come prerogativa la parola, questi canti sono poesia perché ci parlano: parlano al cuore, lo vivificano, lo risvegliano, lo orientano alla dimensione divina. È l’amore di Dio che il sacerdote, musicista e poeta, fa pulsare nell’interiorità dell’animo di chi legge, e pure lo illumina su un aspetto della esistenza, tanto oscuro e misterioso quale è il senso della vita. Nei suoi versi, nei suoi ritornelli si avverte che, qua e là, fa capolino il pastore. La sua opera, dunque, anche in campo musicale, è evangelizzazione. “Vera è solo quella vita / consumata nell’amor/ purissimo e intenso / del mio Signor!” (La vera vita). E ancora: “Senso ha la vita soltanto se diventa / dono agli altri in umiltà” (Vocazione) e spiega come “…per dare un senso a questa umanità, / prese Lui stesso il volto dell’Amor!” perciò di riflesso: “…se tu ami Egli è con te / Il mondo guarderà / e allora scoprirà / il volto di Cristo dentro te” (Lungo le rive).

Originale e significativo il paragone che il sacerdote fa tra l’essere umano e l’epistola: “Siamo una lettera di Dio: / è realtà! / Dio mi ha mandato al tuo indirizzo / e te al mio!”  (“Ogni creatura è speciale e personale messaggio vivente per l’umanità” afferma nell’introduzione al componimento) e, per quanto riguarda lui, così prorompe: “Voglio esser sempre messaggero / di ciò che pensa e fa il mio Dio!” (Lettere vive).

Nei versi di don Amelio Cimini avvertiamo Dio, che si manifesta anche nei fatti e nell'uomo, oltre che nella natura, come verità, verità che è amore, e non solo, ma anche amore che è bellezza. “La vita, sai, è libertà / fondata sulla verità, / vissuta nella carità.” (Se scende la sera). La vita “…è amore fatto per amare, / è luce per illuminare questa umanità.” (Il cielo è blu). Viene colta di Dio la verità, la Bontà e la Bellezza.

Bellezza che ci giunge anche attraverso lo stile del linguaggio, come quello di Gesù, sobrio, terso, cristallino; pregno di insegnamenti, intriso di luce e di calore. Talora vertici di poeticità: “Splendono in cielo e danzano le stelle, / rendono omaggio al loro Creatore; / solcano i mari e danzano i pesci” (Il fuoco di Betlem). Nel complesso il suo è il linguaggio della vita. Come la musica.

“La vita è una canzone…è un cammino” (La vita), un cammino che ha come meta l’infinito, l’Eternità. “Se guardi la tua vita / in chiave di eternità, riscopri un po' il coraggio, ritrovi serenità.”

E se talora il cammino è aspro e duro, se ci si affida e si confida in Dio, “Egli ti donerà la gioia.” Ecco perché la vita è musica perché la musica è gioia. La vita è una canzone.

E se pensiamo a Sant’Agostino che affermava che chi canta prega due volte, allora i canti di don Amelio Cimini non solo sono poesia, ma anche sono preghiera.

Maria Elena Mignosi Picone

 

Amelio Cimini, In cammino – 50 anni di poesia in musica; a cura di Marco Zelioli, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-10-3, mianoposta@gmail.com.

 

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Maurizio Zanon, "Il soffio salvifico della poesia"

11 Giugno 2025 , Scritto da Maria Rizzi Con tag #maria rizzi, #recensioni, #poesia

 

 

 

Maurizio Zanon

 Il soffio salvifico della poesia

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

 

L’eco dei passi dell’autore veneziano, Maurizio Zanon, ascoltato in Tutto fu bello qui e in Fralezze, torna a risuonare nell’antologia poetica Il soffio salvifico della poesia, introdotta magistralmente da Enzo Concardi, che mette in rilievo come il lirismo rappresenti per il nostro autore il modo di superare il disagio esistenziale. Ho esordito parlando di ‘eco dei passi’, perché dalla lettura della prima raccolta di poesie ho avvertito la sensazione di camminare accanto al prolifico poeta veneziano che, a mio umile avviso, patisce poco il mal di vivere, è semplicemente consapevole che impariamo e cresciamo attraverso il dolore. La pena quotidiana consiste nel prendere atto, come afferma Khalil Gibran che “amare la vita attraverso la fatica è penetrarne il segreto più profondo”. Zanon denuncia la crisi di valori nella quale siamo precipitati, che coinvolge l’intera civiltà, asservita al sistema finanziario, invece di esserne la padrona. Per evitare di sopravvivere occorre un forte rispetto per se stessi, puntare all’eccellenza, possedere la dote dell’intensità, sacrificarsi per un domani migliore. Sono certa che Zanon possieda queste doti, e conosca l’unica rivoluzione possibile, quella dello spirito. Non a caso la lirica dal titolo pessimistico “…E così muoio piano piano , tratta dalla silloge “Tutto passa”, termina con il verso ossimorico: “E sogno come un bimbo sogna”.

La scelta delle poesie per questa raccolta antologica sembra mirata a evidenziare i nuovi stati d’animo del poeta. Tutto è stato bello, ma ‘panta rei’ e il fiume nasce diverso ogni giorno… per dirla con Eraclito. L’instabilità della condizione umana è un dato di fatto inconfutabile e la gioventù, con il suo delirio di onnipotenza, diviene inevitabilmente sempre più lontana, ma leggendo l’esistenza con occhi lirici gli anni tendono a serbare le delicatezze passate e i corpi sono geografie di storie. Il nostro canta in “Riflessione pomeridiana”, dalla raccolta “Un treno carico d’inquietudine”: “Ho l’età dei morti, / ma l’ingenuità di un bimbo…”. Mi si potrebbe accusare di cercare, come rabdomante, i versi tesi alla redenzione, in realtà mi arrogo il diritto, che non mi spetta, di conoscere i meandri dell’anima di quest’autore legato alla città lagunare, intima, vicina e al tempo stesso, lontana, esotica.

Nel pensare a Venezia il pensiero corre alla musica, al sogno e all’altrove. E Zanon è figlio in ogni aspetto artistico e umano della sua città che non è terra né mare. “Il cielo / che sia azzurro oppure bigio / porta in sé / quell’alone di mistero / a uomini oscillanti come noi / sul filo della solitudine” - “Il cielo” da Fralezze. Questa lirica, riportata per intero, credo rappresenti in pieno il poeta, e pur terminando ‘in battere’, ovvero in modo forte e negativo, per ricorrere al linguaggio musicale, rende ancora e sempre l’idea della levità e della raffinatezza che lo caratterizzano. I versi di Zanon sono note di arpa, che in araldica è simbolo di tranquillità e animo eletto.

A livello stilistico l’antologia sublima gli aspetti riscontrati nelle varie sillogi. Attraverso l’uso sapiente di figure retoriche, allitterazioni, assonanze, rime e un timbro assordante, il Nostro crea un flusso armonioso che amplifica il significato dei sentimenti espressi. Si potrebbe asserire, senza timore di esagerare, che Maurizio Zanon incarna la poesia. La incarna nel modo di intendere le isole care della memoria, tenerissimo il desiderio di ‘rivivere un giorno solo della giovinezza’; nel dolore per un clima che muta i paesaggi e rende l’uomo artefice e vittima del suo destino; la incarna nel legame verso ‘la sua città sulla laguna, venduta e ferita’; e soprattutto la incarna in un amore vero, raro, incontaminato, che ‘andrà oltre il cielo, oltre il mare, a spiare chissà quale luna’. Nell’antologia l’ottimo Floriano Romboli mette a confronto l’amore del nostro poeta per Venezia e per la sua donna, pur nelle altalenanti stagioni della convivenza, e il sentimento straniante della poetessa americana Emily Dickinson, che dall’iniziale passione involve in un ‘gelido cupio dissolvi’.

L’intera opera completa l’affresco di Maurizio Zanon, che come stampa antica, si staglia sui tramonti lagunari e intona il suo canto leggero e intenso, che ammalia il lettore e lo avvolge in un respiro infinito.

Maria Rizzi

 

Maurizio Zanon, Il soffio salvifico della poesia, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-50-9, mianoposta@gmail.com.

 

 

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LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA

4 Giugno 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

La poesia di Wanda Lombardi nella critica italiana è una pubblicazione fresca di stampa (maggio 2025 - Milano), curata dalla Casa Editrice Guido Miano per i tipi della collana Il Cammeo. Trattasi di un’opera appartenente alla saggistica letteraria, in quanto raccoglie prefazioni, recensioni, premesse, comparazioni tematiche e stilistiche con autori stranieri, analisi ragionate delle interpretazioni critiche. Nella presentazione, curata da Maria Rizzi, vengono sottolineati soprattutto i motivi fondamentali della poetica di Wanda Lombardi, intorno ai quali ruotano in sostanza tutti gli interventi scelti ed entrati a far parte di questa antologia della critica; motivi che si possono sintetizzare emblematicamente intorno a parole-chiavi, come: spiritualità, anima, realismo mistico, ricerca della pace interiore e fra i popoli, presenza di Dio nella vita quotidiana, l’educazione della gioventù, la triade dolore-pessimismo-speranza, le radici sannitiche (la poetessa è nativa di Morcone in provincia di Benevento), fede nella Trascendenza. La Rizzi sottolinea anche il contributo della Lombardi alla cultura locale e nazionale, poiché “… le sue opere sono state inserite presso biblioteche… a disposizione degli studenti, realizzando il suo desiderio di lasciare un tesoro non solo morale alle nuove generazioni...”. Un dato biografico significativo è l’esperienza vissuta al Nord come insegnante nelle scuole secondarie; conclusa la fase didattica è tornata nell’amato Sannio, dove si è dedicata alla scrittura, dalla quale emergono inequivocabilmente i segni  di una giovinezza non felice, causa della sua visione dolorosa dell’esistenza.

La poetessa in realtà, oltre che alla lirica in versi - sulla quale è strutturata la pubblicazione che stiamo presentando - si è dedicata anche ad altri generi letterari e principalmente la narrativa e il teatro: vorrei qui richiamare l’attenzione del lettore soltanto su alcuni titoli significativi,  emblematici, paradigmatici del suo approccio alla realtà, che quindi suggeriscono per proiezione la cifra letteraria personale. Tra le sillogi poetiche: Il senso della vita, Nel vento dell’esistere, Voci dell’anima, Oltre il tempo, Nel silenzio. Tra le opere in prosa: Sulla scia del destino (romanzo), Proverbi e modi di dire morconesi  (studio linguistico). E la commedia  Una volta ...c’era.  Prima del florilegio critico sulla sua poesia, era già stato pubblicato un lavoro simile, ovvero Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi (a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022). E ora è doveroso citare gli AA.VV. che hanno apposto la loro firma in calce agli stralci critici editi, e cioè il coro di voci costituenti le diverse interpretazioni della poetica lombardiana: Amato Fabio, Angrisani Alfonso, Castrucci Anna, Cauchi Tito, Cerniglia Rossella, Concardi Enzo, Luzzio Francesca, Magrograssi Sandra, Manitta Giuseppe, Mellea Marcella, Miano Guido, Occidente Lupo Rita, Onorato Carlo, Pardini Nazario, Piazza Raffaele, Prisco Ada, Rizzi Maria, Romboli Floriano, Rubino Monica, Santoro Mario, Veschi Gabriella, Zelioli Marco.

Infine, per concludere, spulciamo qua e là un paio di lacerti dei nostri critici, lasciandoli anonimi per non scontentare nessuno, e che consentiranno ulteriormente un certo avvicinamento alla personalità artistica della Lombardi: «... In questi testi, la dimensione paesaggistica, densa di suggestioni affettive e nostalgiche, appare devotamente ancorata al passato e al ricordo. In altri testi, ci discostiamo decisamente da questa visione, attraversata da una mite e fluente elegia dove il paesaggio è trascrizione dell’anima, per inoltrarci nei dedali di un “presente” che traccia un quadro sconfortante del decadimento dell’odierna società nei suoi valori più alti ed autentici, e del trionfo di nuovi idoli - potere e denaro - che in un egoismo sfrenato conducono all’odio, alla sopraffazione e alla violenza ...».  «... Ne consegue anche la scelta fideistico-religiosa quale atto di ferma speranza e di abbandono alla volontà di Colui che intende appieno i desiderî e le necessità delle sue creature. In alcuni luoghi la voce dell’autrice assume i tratti dell’invocazione accorata, dell’intensa preghiera...». 

Non resta che leggere il saggio per scoprire tutto il resto.

Enzo Concardi

    

AA. VV., La poesia di Wanda Lombardi nella critica italiana, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 104, isbn 979-12-81351-57-8, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Marco Zelioli, "Speranze di pace"

1 Giugno 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

Speranze di pace

Marco Zelioli

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Speranze di pace, di Marco Zelioli, coniuga desideri, aspirazioni, progetti, che gran parte dell’umanità - o almeno coloro che vengono chiamati “uomini di buona volontà” - vorrebbero veder realizzati nella convivenza fra i popoli della Terra, al di là di ogni differenza esistente fra i gruppi umani che abitano il Pianeta, sia essa di carattere economico, sociale, politico, ideologico, religioso o altro. Le meditazioni dell’autore, se da un lato sono state sollecitate dagli eventi bellici degli ultimi tre anni, come egli stesso dichiara nella Nota di apertura, non costituiscono solo un richiamo all’attualità storica mondiale, ma intendono portare avanti un discorso più generale ed universale sul valore della pace come bene e dono prezioso che non va disperso e come volontà divina: «Non uccidere» (Quinto comandamento, Esodo, 20, 13) che dunque sancisce la natura sacra della vita, appartenente soltanto a Dio, e che nessun uomo può arrogarsi il diritto di sopprimere.

Forse per questo egli ha suddiviso il libro in tre parti: Guerra e pace, dove esprime il suo punto di vista - quello di un credente che è sequela degli insegnamenti evangelici e della Chiesa; Settimana santa e Via Crucis, dove i suoi commenti agli ultimi eventi della vita del Cristo assurgono anche a preghiera per la pace, un atteggiamento che contiene perdono, misericordia, pentimento, elementi necessari per essere costruttori di pace. Un messaggio allora che possiede basi teologiche e cristologiche, ma aperto a tutti coloro che ritengono la guerra disumana, perniciosa, inutile, imposta dai potenti per i loro interessi. A proposito si potrebbero citare alcuni versi di Bertolt Brecht, notoriamente pensatore marxista, ma non ortodosso, del Novecento: «La guerra che verrà non è la prima./ Prima ci sono state altre guerre./ Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti./ Fra i vinti la povera gente faceva la fame./ Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente» (dalla poesia La guerra che verrà o anche Breviario tedesco).

Vi sono nei testi alcuni passaggi-chiave per un cammino di pace - talvolta singole parole, talaltra versi interi, o anche più versi - che ricorrono con maggior frequenza, poiché indicano la strada da percorrere per acquisire disposizioni d’animo, cultura, mentalità, valori … necessari (conditio sine qua non) per realizzare veramente ciò che ancora oggi sembra essere sogno o utopia, da quando ci furono la caduta iniziale nel giardino dell’Eden (il peccato originale), il primo omicidio perpetrato da Caino su Abele, dando così inizio alla progressiva decadenza e divisione dell’umanità, poi dilagate con le conseguenze derivate dalla costruzione della Torre di Babele (Genesi 11,1-9), ovvero l’atto di ybris (orgoglio, superbia) da parte degli uomini verso Dio, principale responsabile della confusione linguistica fra i popoli del mondo: non si compresero più e iniziò la storia delle guerre perpetue, come in effetti è stata finora la storia umana.

I passaggi-chiave indicati da Zelioli non sono soltanto concetti intellettuali, sì nobili ma che lasciano le cose come stanno, ma devono farsi vita, incarnarsi in ogni persona e nelle strutture familiari, sociali e politiche: una generalizzata conversione alla pace è l’unica via possibile, così come nella storia sacra si è verificata l’Incarnazione del Cristo per la salvezza dell’uomo.

Seguiamo allora il nostro autore nel suo procedere e scopriamo quanto egli ami la pace con le sue accorate invocazioni a favore del dialogo e del cessate il fuoco, il “mai più la guerra” di Paolo VI: «Chiese d’Oriente, Chiese d’Occidente,/ brandite come arma la preghiera/ perché non passi come nulla fosse/ lo scempio che si compie con la guerra…» (Pace contro guerra 2). Ci furono anche in passato parole-chiave contro la guerra, come quella famosa di Benedetto XV (1° agosto 1917) che in un’esortazione apostolica indirizzata “ai capi dei popoli belligeranti” definì la Grande Guerra una “inutile strage”, locuzione utilizzata per la prima volta nella storia per dare un volto reale ad un conflitto: appello purtroppo inascoltato.

In Cento giorni troviamo i versi: «Eppur fratelli tutti noi nasciamo...» ma spesso «...ci scordiamo com’è bello/ e dolce che i fratelli stiano insieme». Fratelli tutti è una Enciclica (3 ottobre 2020) di Papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia comunitaria, il cui titolo risale alle parole che il Santo di Assisi usava scrivendo ai fratelli e alle sorelle per proporre loro una forma di vita evangelica. E i due versi successivi (nel testo di Zelioli in corsivo) sono mutuati dal Salmo 133 di Davide, sovente cantato nelle liturgie cristiane.

Altro passaggio-chiave lo scopriamo fin già dal titolo della poesia Il perdono, via per la pace: «C’è troppa gente che pensa, convinta:/ “Quelli che donano il perdóno pèrdono”./ Invece è un modo semplice per vincere/ ogni conflitto fino alla radice…». Solo così si può spezzare la catena perversa di odi e vendette, «se vuoi la pace», «prepara la pace!».

Se il lettore visiterà almeno tutta la prima parte del libro, s’imbatterà in altre espressioni foriere di pace, in primis la speranza, la virtù teologale che supera le paure per realizzare i sogni, che si fonde con la preghiera, che rende possibile quel che sembra impossibile. La pace è una beatitudine evangelica e l’uomo di pace in situazioni di guerra si preoccupa delle vittime innocenti: questo ci ricorda Zelioli, non si può restare inerti ad osservare lo scempio delle ingiustizie, l’uccisione dei bambini, il grido delle madri di ogni terra e di ogni tempo; la cura del prossimo diventa ora ancora più urgente per chi vuole essere umano e cristiano. Tutti coloro che sono seminatori di morte sono chiamati in causa dall’autore, nelle guerre alla ribalta e nelle guerre dimenticate, che siano all’est o all’ovest, a destra o a sinistra: «Ascolta, Israele! Ascolta il tuo cuore!/ Non ascoltare la ruvida legge/ dell’occhio per occhio, dente per dente/ che infiniti lutti adduce alla Terra!// Cerca la pace con ogni straniero,/ ché tale tu fosti a lungo in passato/ e solo in pace trovasti giustizia.// Ritorna ad essere esempio di vita,/ non portatore d’orribile morte.// Per te invocasti pace: ora donala!» (Convivenza pacifica).

Infine assume un sapore profetico e di testimonianza in tali contesti, rivisitare le altre due parti del libro: Settimana santa e Via Crucis, ovvero le radici della missione del Cristo, un messaggio di salvezza e di pace per l’umanità.

Enzo Concardi

 

 

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L’AUTORE

 

Marco Zelioli (Monza, 1951) ha insegnato materie letterarie e diretto scuole statali in provincia e in città di Milano dal 1984 al 2015. Dal 1978 si è occupato di integrazione scolastica degli alunni con disabilità, seguendo le orme del padre, Aldo (1915-2008, ispettore centrale del Ministero della Pubblica Istruzione). Ha pubblicato le raccolte di poesie: Come spuma di onde (2017), Coriandoli di vita e di pensieri (2019), Briciole di vita (2020), Le mie lune e altre poesie (2021), Frammenti di luce (2021), Momenti (2023), Speranze di pace (2025). Ha inoltre pubblicato i libri: Le parole dell’handicap (2001), Introduzione alla ricerca e all’uso dei dati scolastici (2002), Se l’handicap è nella scuola (2004).

 

 

Marco Zelioli, Speranze di pace, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 72, isbn 979-12-81351-62-2, mianoposta@gmail.com.

 

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Giorgio Bolla, "Navigando sotto il sole"

30 Maggio 2025 , Scritto da Raffaele PIazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Giorgio Bolla

Navigando sotto il sole

 Guido Miano Editore, Milano 2025

 

 

Giorgio Bolla, poeta e saggista veneto, nato nel 1957, svolge la professione di chirurgo pediatra.

La sua è una poesia probabilmente “filosofica”, sicuramente necessaria (per lui), se è vero che la poesia salva la vita.

Il riferimento al sole nel titolo, nella raccolta che prendiamo in considerazione in questa sede, con la metafora della navigazione, che è quella dell’esistere, quella dell’affrontare la quotidianità che ha anche un risvolto epico, pare essere un segnale d’ottimismo nelle intenzioni di questo medico-poeta, perché il sole stesso per antonomasia è simbolo e portatore di luce e calore come elementi di consolazione e gioia.

Egli come chirurgo pediatrico di “Medici senza frontiere” fa appunto della sua vita stessa una nobile missione e non a caso la sua poesia ha incontrovertibilmente anche un afflato mistico.

La silloge presenta una prefazione di Michele Miano esauriente acuta e ricca di acribia.

È inserita nel testo una breve premessa dell’Autore nella quale il Nostro afferma che nel volume la sezione eponima nasce dalle impressioni vissute come chirurgo pediatra in Monrovia, capitale della Liberia, mentre la parte Progressione poetica è per il poeta l’avvicinamento lirico ad una data per lui importante. 

I componimenti di Bolla formalmente sono connotati da una forte verticalità che si realizza attraverso versi scabri e brevissimi spesso costituiti solo da due o tre brevi parole.

L’io-poetante nell’esprimersi pare pervaso dalla sensazione della vita come quella di un sogno ad occhi aperti ed è in sé stesso molto autocentrato anche se a volte c’è un tu al quale si rivolge che presumibilmente potrebbe essere un’entità trascendente e inoltre il lettore si sente immerso leggendo questi versi, attraverso le descrizioni, nella natura e nei paesaggi della Liberia per noi occidentali infinitamente diversa dalle nostre città tecnologiche.

In Dietro la notte: «Dietro la notte/ arriva il vento/ dietro l’albero/ la notte arriva/ dove uomini soli/ scelgono il tempo/ nella loro costruzione/ io guardo il passo/ ma dove sta il tempo/ quando io non so?».

Molte poesie della raccolta sono brevi e molto concentrate come Raggiungi il bordo: «Raggiungi il bordo/ nel giorno più lungo/ raccogli la storia/ e vietane la stoltezza…».

Attraverso le parole di Giorgio, leggendo tra le righe, traspare un forte amore, un affetto inevitabile e spontaneo per i suoi piccoli pazienti dell’ospedale da lui operati con professionalità, come quando la professione di medico chirurgo diviene passione e si crea virtualmente un’osmosi tra i due aspetti, le due facce della stessa medaglia, quella del medico e quella del poeta e del resto anche nell’epoca attuale, come nei tempi passati, questo binomio è un fenomeno frequente.

In Io e Te leggiamo: «Io e Te/ avevamo creduto/ vicino alla certezza,/ di aver vinto la/ Signora./ È la scelta del tempo/ che è stata/ sbagliata/ ed ora, in questo tempo/ navighiamo/ in quel mondo/ parallelo/ che mai potrà far toccare/ la nostra povera/ vittoria».   

Da notare che i componimenti della prima scansione appaiono anche tradotti in inglese e questo diviene motivo dell’accrescimento del fascino di questi versi, effusioni dell’anima per il fortunato lettore e che suscitano forti emozioni.

Quello che emerge nella superficie dei versi proviene da uno scavo interiore a dimostrazione del fatto che, come diceva Goethe, la poesia è sempre d’occasione e in questo caso in questi versi si avverte la manifestazione della condizione di un medico nato in Italia che vive in prima persona lo spaesamento in una terra lontana primitiva rispetto all’Europa, dove inevitabilmente più che nell’Occidente la natura domina sull’essere umano, e proprio attraverso la poesia in questo clima Bolla, realizzato nel lavoro e affascinato dalla parola, riesce a ritrovare una felice nuova identità. 

Raffaele Piazza  

 

    Bolla Giorgio, Navigando sotto il sole, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 70, isbn 979-12-81351-56-1, mianoposta@gmail.com.

 

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Antonietta Natalizio, "L'anima della speranza"

27 Maggio 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

L’anima della speranza

 Antonietta Natalizio

 Guido Miano Editore, Milano 2025

 

I poeti in genere amano ridare alle stampe le proprie opere, spesso a distanza di anni dalla loro prima data di pubblicazione. Non è detto che questo avvenga attraverso rifacimenti e revisioni delle singole poesie, o con un’edizione integralmente identica a quella originale: anzi, per lo più succede che essi preferiscano la forma di un florilegio poetico, costituito da liriche scelte dall’editore o da un suo critico letterario. È il caso della presente raccolta di Antonietta Natalizio, poetessa campana trapiantata in terra piemontese, che propone ai lettori una rassegna antologica costituita da suggestioni della parola e delle immagini, tratte da Officina poetica (2019), I colori delle emozioni (2022) e Grappolo di perle (2023).

Tre strutture stilistiche, tematiche e semantiche che sono certamente rappresentative della poetica dell’autrice in modo sufficientemente omogeneo – con alcune differenziazioni è ovvio – e quindi soggette ad un’analisi critica unitaria. Ad un prima approccio la scrittura della Natalizio appare come un insieme di raffigurazioni e scenari compiuti in sé e, allo stesso tempo, di versi e strofe aperte ad altre dimensioni lasciate intuire con rimandi prospettici e simbolici: da qui l’inserimento frequente di figure retoriche, sapientemente distribuite nella metrica e nelle scansioni, allo scopo di rendere i testi più efficaci, allusivi e, se vogliamo, criptici, così da indurre all’interrogarsi, al riflettere, al chiedersi le ragioni del messaggio.

Vi sono composizioni tenute in alti livelli di tensione comunicativa, con pregnanza di contenuti, con linguaggio di tenore classico, ed altre – forse volutamente – meno impegnate, più sul quotidiano, che conoscono talvolta anche pause d’ispirazione. È dunque necessaria una visitazione più ravvicinata dei testi che ci consente di entrare nel suo mondo poetico, costituito da numerose perle e da variegati colori, humus fondamentale della sua visione ottimistica della vita. Una delle cifre ricorrenti di tale anelito verso il futuro, il cielo, il bello della natura, s’identifica con la virtù teologale della speranza: la poetessa non accosta quasi mai il concetto di spes a terminologie religiose, probabilmente per non appesantire la liricità del verso, ma si può parlare di Dio, anche senza mai citarlo.

L’albero maestro è un inno alla speranza, una lirica ricca di simboli tratti dal mondo marinaresco, metafore, accostamenti tra linguaggio della natura e lessico umano, dove è chiaro l’intento pedagogico del messaggio: «Torre simbolo del mare,/ fiero, forte e umile/ indica la rotta./ Tra le onde del cuore…/ s’infrange ogni dì./ Vivaio di emozioni, / barlume di speranza…». Da questa iniziale fiammella che ravviva i cuori, si passa nell’epilogo alla potenza di una forza capace di metamorfosi: «…Accogliere è accompagnare,/ educare e sentirsi figlio./ Il giglio tra grandi scogli si erge,/ l’identità del simbolo./ Passato e presente si uniscono…/ bussano alla porta del tuo cuore/ nell’energia della speranza».

La fiaccola allarga lo sguardo dalla speranza, ancora citata, ad una visione più complessiva della vita, in cui emergono i valori fondamentali dell’uomo, si traccia una sorta di vademecum per uno stile di vita coerente con i principi professati. La poetessa qui richiama ad alcune parole-chiavi a sostegno della nostra esistenza, come luce, coraggio, amore, libertà, fede e passione: «…Dal credere o non credere,/ nasce la consapevolezza dell’uomo.// Credere è speranza, bellezza,/ coraggio di saper scegliere./ Vivere con passione/ anche per una sofferenza,/ aiutare con amore,/ fa nascere la speranza,/ l’immortalità del bene…».

In questo alveo di positività – che tanto si contrappone alle visioni minimaliste, nihiliste, riduttive, liquide dell’oggi filosofico – si sviluppa una poetica della verticalità, della trascendenza e del divino che esalta la spiritualità e l’anima dell’essere umano. Le visioni diventano metafisiche e metastoriche e, di conseguenza, le immagini poetiche luminose, coloratissime, proiettate nell’oltrità. Nella poesia Arcobaleno di luce, dopo aver richiamato ancora alla illuminazione della mente; ai colori gentili di viole, mughetti e gelsomini; alla felicità vissuta adesso e non rimandata, la Natalizio conclude la lirica con un distico ammiccante al soprannaturale: «L’occhio di Dio/ è più in alto». Così le vie dell’anima sono quelle preferite anche dall’ispirazione poetica, sulla scia dei semi gettati e germogliati nel terreno dell’amore (Spiritualità). In tale poetica va segnalata la suggestiva ed ammaliante Papaveri rossi, in un perfetto equilibrio tra natura (dorate spighe, blu del fiordaliso, folate di zagara, spodestati ulivi, uggiosi piovaschi…) e immagini dell’anima (velata, silenziosa, inerme, carezzevole …) fino all’emblematico verso: «L’invisibile diventa presenza!» (ovvero dimensione mistico-contemplativa).

Inoltre vanno certamente ricordate anche Ero lì, con le sue atmosfere rarefatte e di quiete, dal desiderio di ricerca di ariosi spazi («Mi accinsi ad esplorare/ nuovi silenzi…»), dalla tensione verso il cielo a portata di mano; e La Grazia, un inno alla vita e al suo Creatore: «…È un canto Altissimo!/ Istanti di felicità/ di eternità/ si respirano nell’anima…». E cosa sarebbe la vita senza l’Amore, si chiede la poetessa altrove, una domanda retorica diventata quasi un luogo comune nella nostra cultura sentimentale: la risposta è scontata, sarebbe nulla dal momento che, nella sua visione, l’amore è vita, gemma preziosa, fulgido sentimento, sinergia e conoscenza, dono, meraviglia… (L’Amore). E nell’incontro fra lei e lui («…mi voltai…/ ed incrociai i suoi occhi,/ il suo sorriso/ rapì il mio cuore…») si realizza il legame tra l’umano e il divino: «…Lo invitai a contemplare…/ la profondità del mare/ e l’intima presenza di Dio,/ perché nascesse…/ il più bel fiore del creato!»; inebriata e rapita da eros le sembra di volare «come un giovane gabbiano», di vivere fra «un tintinnio di emozioni,/ luci, suoni e colori», sfogliandosi «come una candida/ rosa rossa» (Un amore con le ali).

L’idillio continua nell’immersione quasi panica in mezzo alla natura: ne è testimonianza soprattutto la composizione Il risveglio del bosco, lirica in cui l’amore per il particolare spicca ovunque e si concretizza dando spazio agli abitanti della foresta, siano essi alberi, fiori o piccoli animali: il canto ha un suo significato simbolico, poiché il risveglio della natura nella stagione primaverile simboleggia il risveglio e la continuità della vita. Uno speciale “lirismo descrittivo” immaginifico ci introduce in un mondo fiabesco dimenticato dal vivere metropolitano, mondo che tuttavia è anche reale, solo se ci si mette alla sua ricerca: così ci accorgeremmo dell’esistenza degli ultimi lembi di neve sopravvissuti ai raggi del sole; del canto dell’usignolo, del fringuello, del picchiettio del picchio; del cuore vibrante in cerca del calore; del bucaneve, del leprotto e della volpe; dei castagni, delle querce, dei pini; delle fragoline, delle primule e delle piccole chiocciole… Tutto questo pulsare frenetico è racchiuso nell’incipit e nell’epilogo della lunga poesia, inizio e fine che ne stabiliscono il messaggio: «Il bosco, dopo il gelido inverno,/ si riapre alla vita./ Il cuore si rallegra,/ e con stupore osserva in silenzio/ le meraviglie del creato/ (…) Ondeggiano al leggero soffio di vento/ profumati anemoni, narcisi e ciclamini,/ come voler salutare da lontano,/ per non mancare all’appello/ del nuovo giorno che arrivato è già,/ e la vita che dà continuità».

Tali sono anche gli squarci naturalistici del Paesaggio simbolico, dove «la bellezza educa lo sguardo», mentre una variante sul tema è rappresentata da Il richiamo del mare, poesia in cui la natura assume volti severi, forti, selvaggi («onde di pietra», «mare in tempesta», «è ruggito dove tutto trema e ribolle», «l’indifferenza è selvaggia natura»), tanto da rievocare certi toni del romanticismo tedesco e dell’Ortis foscoliano. Ciò ci introduce a quei titoli emblematici della poesia della Natalizio che sono l’altra faccia della medaglia di quanto finora esposto, ma che registrano una realtà odierna e storica da non trascurare: Torre di Babele, chiaro simbolo della confusione spirituale, del dissolvimento dei valori, dell’umanità smarrita, di un mondo alla deriva; Il male di esistere, di evidente ispirazione montaliana, raffigurazione del vuoto esistenziale e della pietrificazione dei rapporti umani; Solitudine, non quella scelta che è quiete e meditazione, ma quella subita che è angoscia e disperazione; I violini parlano, memoria dei campi di concentramento nazisti, dura, efficace, immagini graffianti, condanna totale, il sonno della ragione, Milano Binario 21: il viaggio della morte»…; La nebbia, affascinante e misteriosa pensandola dal di fuori, ma nemica, ostile vissuta da dentro, quando diventa il buio della mente e t’impedisce il cammino, deviando dal destino che ti è stato assegnato; Anima arida, se si vivono assenze, distanze, negazioni affettive e sentimentali che lasciano gelo e indifferenza, invece che abbracci e slanci d’amore; Abisso, il riemergere dai fondali della mitica ninfa del mare, figura della classicità antica, immagine della memoria ovvero degli echi del passato…

Ma L’anima della speranza vive già di chiara luce…

Enzo Concardi

 

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L’AUTRICE

Antonietta Natalizio è nata a Nola, e vive in Piemonte. Scrittrice, Poetessa, Psicologa Clinica e di Comunità, da sempre è impegnata nel sociale. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Officina Poetica (2019), Quando si diventa anziani (2021), I Colori delle Emozioni, edizione italiano/inglese (2022), Calendario Letterario (2022), L’infinito è più blu (2023), Grappolo di perle (2023). Si occupa anche di pittura.

 

Antonietta Natalizio, L’anima della speranza, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-37-0, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Enza Sanna, "Epifanie"

15 Maggio 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Enza Sanna

 Epifanie

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

 

Poetessa, scrittrice, saggista e critico-letterario Enza Sanna è nata a Genova dove vive e opera.

Come scrive Maria Rizzi con acutezza nella prefazione a Epifanie, la raccolta di poesie di Enza Sanna che prendiamo in considerazione in questa sede, molte delle poesie che costituiscono il volume sono state scritte durante il periodo della pandemia e questo non è un caso.

A questo proposito si deve affermare che studi riconosciuti hanno dimostrato che nei tristissimi giorni della pandemia stessa molte persone che non avevano mai scritto poesie nell’era del verso libero si sono messe a scrivere versi, uomini e donne di tutte le età sono diventati poeti.

Ancora una volta quindi la poesia è divenuta tensione verso la salvezza con l’attaccamento alla vita nei giorni della paura e del dolore affinché la vita stessa non desse scacco e anche in quei giorni non mancava il desiderio di varcare la soglia della speranza, di trovare il montaliano varco per aggrapparsi a qualcosa che non poteva non essere che la scrittura poetica, praticata anche solo per sé stessi.

Epifania significa manifestazione e quindi anche misticamente la Sanna è conscia di essere mediatrice tra la musa, l’inconscio e lo Spirito Santo come diceva Borges, aggiungendovi l’impronta della sua soggettività, della sua anima e da questa mediazione con l’intervento dell’identità unica della persona, nascono i suoi versi sempre icastici e ben controllati.

A questo proposito come scrive la Rizzi la poetessa realizza la prima fuga dal quotidiano nella natura: il suo spirito entra negli alberi, nei prati, nel mare.

Da notare che il testo presenta una postfazione di Enzo Concardi profonda nel delineare la poetica della Sanna.

Nell’incontrovertibile cifra neo lirica la poetica della Sanna, connotata da una vena di riflessione dell’io-poetante sulle cose e i fenomeni, si tende alla linearità dell’incanto con una esemplare chiarezza e cristallinità che è sottesa a un pensiero complesso che comunque tende all’ottimismo come quando in un verso capovolgendo l’assunto, afferma che non c’è spina senza rosa.

Da notare che la silloge non è scandita in sezioni e che spesso leggendo queste poesie si ritrova la sensazione d’immergersi in un sogno ad occhi aperti.

Spesso il discorso si realizza in un inno alla vita come quando la Sanna scrive in Una nuvola d’oro: «Si rinnova intorno primavera/ nel risveglio della prodiga natura:/ a noi non è dato/ se non godere con gli occhi e col cuore/ dei suoi girotondi…»

In Quando la parola è immagine: «Fascinazione profonda per la bellezza/ la forza di trasmettere a chi legge/ la struggente densità dei pensieri/ degli affetti delle memorie/ dei sogni che abitano il cuore». Quella che potrebbe essere definita una poesia sulla poesia.

In Dell’invenzione poetica: «Mi sorprendo spesso a pensare/ la necessità dell’invenzione poetica/ coltivata a lungo nel cuore/ linfa vitale della nostra esistenza/ Perché l’estro poetico non è menzogna/ parola contro ragione e coscienza/ ma secondo ragione/ la cosa doveva essere/ e non è stata...»

Una grande originalità connota il poiein della Sanna in cui tutto è presunto, primevo e sorgivo.

Raffaele Piazza

 

Enza Sanna, Epifanie, prefazione di Maria Rizzi, postfazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 100, isbn 979-12-81351-48-6, mianoposta@gmail.com.

 

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