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poesia

"Diario poetico di Tommaso Tommasi", a cura di Floriano Romboli

29 Gennaio 2026 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Diario poetico di Tommaso Tommasi

a cura di Floriano Romboli

Guido Miano Editore, Milano 2026.

 

 

Tommaso Tommasi è nato a Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno, il 3 febbraio 1948. Al paese natale - chiamato con affettuosa confidenzialità Kipa - , alla terra d’origine egli è rimasto fortemente legato, anche se gli studî all’Università (si è laureato a L’Aquila) e poi il lavoro di docente e di bibliotecario lo hanno portato lontano, in Lombardia, e più precisamente in area bergamasca (risiede da tempo a Seriate).

Il senso delle radici e la mobilità personale sui territorî attestati dalla biografia sono forse coefficienti della profonda sensibilità e della non comune versatilità intellettuale, della vastità degli interessi di chi è stato docente, linguista, poeta, narratore (v. il romanzo Masognaos, 2011), uomo di teatro, fotografo e pittore.

Non è facile dare un’idea della ricerca lirica dell’autore, che è ricca, articolata e affidata a varie raccolte di versi pubblicate fin dagli anni Settanta del secolo scorso. Si impone pertanto una scelta, che privilegi alcuni volumi, e si è deciso per Poesie di vita quotidiana (1990), Poesie del caos (1996), Sul mare azzurro della notte (2019), e per i prosimetri Lamodeca (2022) e Poesogni (2024).

Preme inizialmente richiamare un interessante spunto prosastico collocato in testa alla seconda silloge, a motivo della sua valenza auto-esplicativa, del suo tratto prezioso di enunciazione culturale-programmatica: «Inizialmente non ci facciamo caso, poi cominciamo a capire piano piano, giorno dopo giorno, che la legge che regola la vita non è l’ordine, ma appunto il CAOS (…) Il poeta è colui che sente più di tutti – a causa di una sensibilità accentuata – questa opprimente cappa chiamata caos (…) In una società che sta perdendo tutti i suoi valori, che ha eletto l’egoismo a suo supremo feticcio e l’arricchimento e il successo al massimo grado di perversione, il poeta si perde in un caos infinito, dal quale è sempre più difficile risalire o difendersi» (la maiuscola di evidenziazione e il corsivo sono nel testo).

Ogni componimento di cui consta la prima raccolta ha in calce un nome, quasi a significare che potrebbe essere stato scritto da un’altra persona, nell’àmbito di una coralità spirituale e compositiva, che fa dell’arte un’occasione significativa nell’esistenza “quotidiana”, una testimonianza precipua di vita morale.

Fino dal principio le poesie di Tommasi sono caratterizzate da un descrittivismo interrogativo, da un’essenzialità concettosa e simbolica rivolti a cogliere il senso intimo dell’ordine delle cose, a indagare innanzitutto il valore e le misteriose finalità della vicenda naturale. La realtà appare ambigua e problematica, in particolare alla coscienza inquieta dell’uomo, incline a disporre i dati dell’esperienza secondo una scansione temporale inarrestabile, per cui il presente scivola nel passato, mentre si fa attesa fervida del futuro, sulla falsariga della meritamente celebre investigazione agostiniana.

L’avvertimento del disordine, la rilevazione critico-intellettuale del caos comportano una visione polarizzata dalla preoccupazione di opporre al doloroso disorientamento contemporaneo un universo alternativo di idealità e di aspirazioni - dapprima magari concepite in sogno - in grado di permeare fecondamente le strutture del reale, in un processo di integrazione catartica e di sublimazione qualificante.

Il nucleo centrale del discorso è contraddistinto da una dinamica a spinte (realistiche) e controspinte (idealizzanti), che si obiettiva in un’organizzazione formale dei testi imperniata sull’antitesi: «Nessuno ha più/ champagne/ per gli orrori dell’inferno./ Il tempo assente/ entra nella camera a gas:/ le ali ai piedi del sogno/ chiedono un altro ballo/ alla cenere della vita» (Nessuno, in Poesie del caos, op. cit.).

L’itinerario lirico dello scrittore marchigiano-lombardo è proseguito sotto il segno di una spiccata coerenza, pur se i lavori letterarî più recenti dimostrano una fisionomia meno contratta e un respiro maggiormente ampio e disteso, accogliendo motivi di coinvolgente effusività sentimentale, momenti di notevole efficacia positivamente evocativa. Alla sottolineatura dei tanti aspetti del “male di vivere” fa da felice contrappunto l’insistenza sulla peculiarità seducente del sogno, sulla forza vitale e rigenerante dell’amore (considerato altresì nella sua specificità fisica, erotico-sensuale), sul risarcimento corroborante e confortatore delle memorie familiari e locali.

La maturità artistica ha infine coinciso con un’interpretazione del mondo di certo organica e sapientemente equilibrata.

Floriano Romboli

 

Diario poetico di Tommaso Tommasi, a cura di Floriano Romboli, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 44, isbn 979-12-81351-80-6, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Michele Miano, "So che ti prenderai cura di me"

10 Gennaio 2026 , Scritto da Luisa Martiniello Con tag #luisa martiniello, #michele miano, #recensioni, #poesia

 

 

 

Michele Miano

 So che ti prenderai cura di me, Poesie e appunti

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Non potevo mancare all’invito per il 70° anniversario della Casa Editrice Miano, non potevo far mancare la mia presenza per ricordare Guido Miano, che come mio padre Pasquale, ha sempre avuto come obiettivo diffondere cultura, fondare scuole quale volano di crescita personale e del territorio, comunicare in versi. Era l’occasione anche per conoscere finalmente di persona Michele Miano alla presentazione del suo ultimo lavoro poetico e mi sono subito ritrovata in alcuni ricordi-appunti: la correzione delle bozze per i primi libri, le visite in tipografia, l’assemblaggio dei caratteri, il ciclostile, i rapporti interpersonali tra amici poeti, una miriade di foto e nomi che si riaffacciano alla memoria: Padre David Maria Turoldo, Piero Bargellini, Mario Luzi, Vittoriano Esposito.

Non s’inganni il lettore dinanzi a squarci di serenità di paesaggi, nascondono ognuno il dramma esistenziale, colto già nella prima lirica Verso sera, nel sibilante rincorrersi delle «strane parole» che si nascondono nel pianto-pioggia della sera, che inganna col suo profumo e apre ad un cielo che «sembra annegare/ in un mare di stelle», altro dal naufragare leopardiano, ché forse è da leggersi dantescamente: «E quindi uscimmo a riveder le stelle», simbolo si speranza e redenzione.

Il figlio è tornato, sente l’amarezza delle parole non dette, degli abbracci mancati, il peso del sipario che divide dall’oltre e quindi la preghiera-certezza che rivolge al padre, espressa nel titolo: So che ti prenderai cura di me. Richiesta che leggo specularmente da parte del padre, che immagino aver chiesto in un muto sguardo di aver cura di lui attraverso la sua creatura: la Casa Editrice.

Gli inganni della vita, i suoi tormenti riaffiorano nel verso: «il dolore mi addenta/ con morsi di gelo», eppure è Primavera e si vorrebbero veder volteggiare le rondini «come bianche colombe;/ le vostre ali mi scavino un nido nel cuore»; forte la ricerca di serenità interiore e di pace da esse simboleggiate, che si scontra con un «cuore che mi travolge e spezza».

È nel gemito di un usignolo ancora la contrapposizione tra la serenità di una «aria tiepida» (Vita) che preannuncia la «prima linfa» che nutre ogni «vita che si desta». Anche un amore di un tempo lontano si riaffaccia alla memoria con un ossimoro: «amaro-miele del mio cuore» (A un’amica).

Negli occhi c’è speranza, ma a valle tra paesaggi sfumati l’autore coglie in Cerco «drammi che si nascondono/ tra muri bianchi, viali verdi e i fiori»: un rimando qui tutto proprio allo scalcinato muro con cocci aguzzi di bottiglia, giacché non manca la ricerca di un Natale.

Il Silenzio è altra parola chiave, in esso ci appare pure una città personificata, «città livida di umori» da mettere in contrapposizione «all’alba foriera di nuove illusioni», ma più acre è andare tra Ricordi, che solitamente leniscono ferite, e che qui connotano una macerazione interiore con l’uso della rotacizzazione e la simbologia del grumo, da intendersi come ostacolo, come impedimento a sciogliere nodi per giungere ad un aspirato porto al quale attraccare e dal quale ripartire: «grumi di ricordi/ riecheggiano in chilometri d’asfalto:/ incerto passo del mio divenire/ senza un porto di illusioni».

Il tempo con il suo ruere si coglie nelle vibrazioni, nell’alternarsi quasi monotono del giorno e della notte, nel fruscio che attraversa i fili d’erba e c’è amarezza nel non trovare mai le parole per chi si ha accanto: «aggrovigliati nella lotta per il boccone, quotidiano,/ giriamo attorno alle verità del cuore» (Sensazioni - Paesaggi dell’anima). Il termine aggrovigliato rimanda metaforicamente ad una matassa di pensieri rimuginati.

Miano definisce se stesso «uno sradicato d’amore» (Frammenti III), ma in effetti egli è alla ricerca di una strada di sole, attende d’essere trafitto da un Dio che sente lontano anche dai «nuovi invisibili» (Il nostro tempo), in un tempo, quello odierno, «inquinato dalla solitudine» e coglie l’acredine di chi su un barcone alla deriva denuncia l’aridità dei cuori e vede annegare le proprie speranze.

Il poeta, comunque, anche se la «strada» (Frammenti IV), ovvero la vita, è «afflitta di nubi, dal frastuono della sera», ha scelto il «verde» per colorare il suo silenzio, la «collina delle voci» e se pure vede che «la sabbia ora si dirada», è certo che «sarà l’onda che s’adagia ai bordi della sera». Sa che troverà la serenità tanto cercata, il porto-quiete, l’Atto d’amore.

Luisa Martiniello

 

Michele Miano, So che ti prenderai cura di me. Poesie e appunti, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-64-6, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Christian Testa, "Nel respiro del tempo"

20 Dicembre 2025 , Scritto da Michele Miano Con tag #michele miano, #poesia, #recensioni

 

 

 

 

Nel respiro del tempo

Christian Testa

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Nel panorama poetico contemporaneo, Christian Testa si distingue per una voce autentica, capace di scavare con delicatezza e profondità nei recessi dell’interiorità umana. Dopo il volume Pensieri poetici nel tempo, edito da questa Casa editrice e già prefato dal sottoscritto, Testa torna con un nuovo volume che ne conferma la maturità espressiva e la coerenza tematica con Nel respiro del tempo.

Nel fluire incessante della vita, tra attimi di luce e ombre di pensiero, Christian Testa ci invita a sostare, a respirare, a sentire. Nel respiro del tempo è un viaggio poetico che attraversa l’esistenza con sguardo sincero e voce limpida, raccogliendo emozioni, riflessioni e immagini che si fanno versi.

Dopo Pensieri poetici nel tempo, Testa prosegue il suo cammino lirico con una raccolta che abbraccia la quotidianità e l’infinito, il concreto e il trascendente. Le sue poesie sono brevi, ma dense; semplici, ma mai superficiali. Ogni componimento è una scheggia di vissuto, un frammento di verità, un respiro che si posa sul foglio.

Nelle liriche Fiore, Grande albero e Antico carro, la natura diventa interlocutrice silenziosa, custode di bellezza e memoria. In Amore, Amicizia e Miei cari, l’autore esplora i legami affettivi con delicatezza e nostalgia, cercando nel sentimento una via per restare umani. In Tempo, Passato e Obiettivo, si avverte l’urgenza di comprendere il senso del vivere, il peso delle attese, la corsa contro l’inevitabile. In Santa Maria, Salita in cielo e Fine, la spiritualità si fa preghiera e riflessione, un dialogo aperto con il mistero e la fede. In Pancetta, Gattina e Dancing in the night, emerge l’ironia, il gioco, la leggerezza che bilancia il tono più meditativo della raccolta. In Nazione, Legge e Soldi, la poesia si fa civile, interrogando il presente e le sue contraddizioni con sguardo critico ma mai cinico. Testa scrive con una voce che non cerca artifici, ma autenticità. La sua metrica è libera, il linguaggio diretto, ma capace di evocare immagini vivide e universali. Ogni poesia è un respiro: a volte affannoso, a volte sereno, ma sempre vero. Nel respiro del tempo è un libro che si legge con il cuore aperto. È un invito a rallentare, a osservare, a ricordare. È un dono che Christian Testa fa al lettore, con la generosità di chi ha vissuto e ha scelto di condividere pensieri ancora umani in un tempo sempre più frenetico e disumanizzato.

In queste pagine, il lettore troverà versi che non cercano di compiacere, ma di rivelare. Ogni componimento è una tessera di un mosaico emotivo, dove il dolore, la speranza, la memoria e il desiderio si intrecciano in un dialogo silenzioso con il tempo e con l’essere.

La poesia di Testa è intimista ma mai chiusa in sé stessa. Pur partendo da esperienze personali, riesce a toccare corde universali, offrendo al lettore uno specchio in cui riconoscersi. Il suo linguaggio è limpido, ma non banale; la sua metrica è libera, ma sempre sorretta da un ritmo interiore che guida la lettura come un respiro profondo.

Christian Testa conferma la sua vocazione poetica: quella di dare voce all’indicibile, di trasformare il vissuto in arte, di cercare nella parola un rifugio e una rivelazione. È un viaggio che non pretende di offrire risposte, ma che invita a sostare, a sentire, a riflettere.

Chi ha apprezzato Pensieri poetici nel tempo troverà in questo nuovo volume una continuità tematica e stilistica, ma anche una crescita, una maggiore consapevolezza del potere evocativo della poesia. E chi si avvicina per la prima volta all’opera di Testa scoprirà un autore capace di parlare al cuore con sincerità e profondità. Ogni poesia è un respiro: a volte affannoso, a volte sereno, ma sempre vero. Nel respiro del tempo è un libro che si legge lentamente, come si ascolta una melodia che ci somiglia. È un invito a fermarsi, a guardare, a sentire. È un dono sincero, che ci ricorda che ogni giorno può essere poesia. In un tempo segnato da inquietudini, disillusioni e fragilità, la poesia di Christian Testa si propone come un balsamo per l’anima. Non pretende di risolvere i mali del mondo, ma li guarda in faccia, li nomina, li attraversa. E nel farlo, offre al lettore uno spazio di riflessione, di conforto, di resistenza.

La poesia, in queste pagine, diventa atto di cura. Cura del ricordo, della bellezza, della verità. È uno strumento umile ma potente, capace di restituire senso dove il senso sembra smarrito. È voce che si alza contro il rumore, gesto che si oppone all’indifferenza, parola che consola quando tutto tace.

Nel respiro del tempo non è solo una raccolta di versi: è un invito a credere che, nonostante tutto, l’umanità possa ancora salvarsi attraverso la tenerezza, la memoria, la spiritualità e l’ironia. È la testimonianza che la poesia, quando nasce dal cuore e parla al cuore, può essere un rifugio, una guida, una luce. In questo respiro condiviso, forse, possiamo ritrovare noi stessi. E per dirla alla Umberto Saba, che credeva nella vita perché credeva nella poesia, «d’ogni male mi guarisce un bel verso».

Michele Miano

 

Christian Testa, Nel respiro del tempo, pref. Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-78-3, mianoposta@gmail.com.

 

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L’AUTORE

Christian Testa è nato a Pavia nel 1975 e vive a Villanterio; ha iniziato ad occuparsi di poesia nel 2014. Ha conseguito più di cento riconoscimenti letterari in concorsi di livelli nazionale e internazionale. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie in lingua italiana e in dialetto pavese. È inoltre autore di testi di canzoni per il liscio e per la musica leggera.

 

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Don Giovanni Mangiapane, "Omaggio a papa Francesco"

19 Dicembre 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Omaggio a Papa Francesco

Don Giovanni Mangiapane

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Questa pubblicazione di Don Giovanni Mangiapane - come si deduce dalla specificazione apposta sotto il titolo Omaggio a Papa Francesco - è scritta in lingua siciliana e tradotta in italiano: è noto che le traduzioni da altra lingua, soprattutto per la poesia, sono destinate a perdere in parte l’efficacia lirica e fonetica del testo originale. Nel caso del nostro autore siamo di fronte ad una scelta metrica rispettata per tutte le composizioni: strofe costituite da quartine con rima prevalente ab-cd. Anche quando l’abilità del traduttore riesce a conservare la rima in italiano, essa difficilmente mantiene i ritmi suggestivi e tipici del siciliano, in particolare con le desinenze caratteristiche in u precedute da una consonante. Se il lettore prova a confrontare la prima strofa della prima poesia del libro - «Vergini Maria, matri di Cristu/ e di cu abbrazza lu crucifissu./ Tu ca veni in aiutu a lu bisognu,/ anchi si nun ti chiama “iu ci sugnu”…» - con la sua traduzione - «Vergine Maria, Madre di Cristo/ e di chi abbraccia il Crocifisso./ Tu che vieni in aiuto a chi ha bisogno,/ anche se non ti chiama “di te ho bisogno”…», s’accorgerà della differenza insita nelle due versioni: ergo consigliamo al lettore stesso, anche se non avvezzo al siciliano, di procedere ad una lettura attenta della lingua isolana per apprezzarne le peculiarità contenute.

Fatte queste precisazioni formali ed estetiche circa il lessico del nostro autore, occorre addentrarci a prendere in considerazione il genere poetico dello stesso e il tipo di messaggio che gli sta a cuore. Il titolo non lascia dubbi: si tratta allo stesso tempo di poesia religiosa e didascalica, poiché Mangiapane dedica le sue liriche a Papa Francesco al fine di proporlo alla società e all’umanità intera come modello di testimone evangelico al quale accomuna le sue doti umane, che possono rendere credibile la presenza della Chiesa anche per chi non crede. Le sue quartine visitano in particolare il breve tempo di Bergoglio vissuto nella sofferenza a causa delle sue condizioni di salute prima, durante e dopo il ricovero ospedaliero, fino al termine della sua parabola terrena. Il sacerdote siciliano pone in primo piano anche l’ansia, la preoccupazione e l’attesa circa il decorrere della malattia, da parte dei fedeli, segno del rispetto, dell’attaccamento e dell’amore da loro sempre manifestato verso un Pontefice vicino alla gente, ai poveri, predicatore di pace e giustizia.

Uno spazio importante è lasciato anche alle poesie che invocano a Cristo e alla Vergine Maria l’intercessione per la salute di Francesco: in tali casi i testi si trasformano in preghiera – nella fattispecie preghiera di richiesta – con una spiccata accentuazione della dimensione verticale della fede. 

L’analisi critica testuale più ravvicinata ci consentirà ora di scoprire anche altri aspetti dell’Omaggio a Papa Francesco. Vi troviamo, come già detto, l’invocazione alla Vergine Maria: «Considera la Chiesa: ha paura;/ la vita del Papa è appesa ad un filo./…/ A chi ti onora con amore speciale,/ donagli vera grazia eccezionale…» (24 febbraio 2025). Nella lirica successiva il poeta si rivolge a Cristo con un linguaggio diretto, ricordando l’opera che il Papa sta compiendo sulla Terra: «…Tu gli affidasti la Chiesa tua santa,/ la guida forte a Lui, tutta quanta./ Gira il mondo portando il tuo nome,/ dona coraggio a tutti e come!// Non abbandonarlo ora nella prova,/ la sua malattia per noi è grande scuola…» (Preghiera, 26 febbraio 2025).

Passano i giorni dell’assenza di Francesco dalla finestra di Piazza San Pietro e la gente che solitamente lo vedeva apparire sorridente vestito di bianco, ne sente la mancanza: «…Gode di ogni gioia del mondo,/ prega per chi soffre tutto intorno./ Oggi per il Papa il mondo prega,/ la malattia di affacciarsi gli nega…» (27 febbraio 2025). Le suppliche al Signore per la sua guarigione sono incessanti, il sacerdote-poeta confida nell’intervento divino: «…Servo dei servi Lui firma,/ lo Spirito e la Grazia conferma./ Bisogno abbiamo della sua presenza,/ della Parola che dona Speranza…» (2 marzo 2025).

 Ed ancora sottolinea un’altra scelta di questo Papa, per la prima volta nella storia della Chiesa porta il nome del poverello di Assisi: «Padre Santo che ti chiami Francesco,/ il primo della storia, tutto fresco:/ Gesuita hai scelto il cantore,/ hai scritto “Laudato sii mio Signore”…» (4 marzo 2025). Così non può dimenticare che il messaggio francescano è un invito alla pace, quella vera: «Francesco diventa poverello,/ ma ha un cuore troppo bello;/ somiglia tutto al Signore,/ diventa quello che è: “Amore”.// La Pace parte sempre dal cuore,/ per la Pace vera Lui ci muore…» (La pace, 12 marzo 2025). In modo inaspettato Bergoglio viene dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma e torna in Vaticano: si riaccendono negli animi le speranze che possa restare ancora con i suoi fedeli, esultano i cuori: «Regalo grande ci ha fatto il Signore,/ a santa Marta è tornato il Pastore./ Papa Francesco ritorna a casa,/ Quaranta giorni Gemelli travasa…» (23 marzo 2025).

Ma, in modo altrettanto repentino, la sue condizioni peggiorano, fino all’ultima ora di presenza in questo mondo, dopo giorni di sofferenza: «…Stamattina è come una mazzata:/ la vita del Papa è trasferita./ Pensaci Tu ora che l’hai vicino,/ non ti dimenticare del mondo nel lino» (Morte di Papa Francesco, 21 aprile 2025). Tanti altri pensieri hanno albergato nella mente e nel cuore di Don Giovanni Mangiapane in quei giorni di trepidazione, timori, attese, speranze e poi la cruda realtà della perdita di un forte e coraggioso testimone di Cristo e del Vangelo, e la sua ispirazione volle ancora offrirgli le parole per celebrarlo: «…Si vide subito che prese la via,/ con il nome Francesco e Laudato sia./ Poi abbracciò forte ogni sociale,/ poveri, carceri, periferia, normale./…/ Uomo della Pace è chiamato,/ come uomo dei ponti evocato./ Lavorò sino all’ultima ora,/ dolori smorzati sono allora» (Sepoltura di Papa Francesco, 26 aprile 2025).

Con la morte e la sepoltura di Papa Francesco non si conclude il libro di Don Giovanni Mangiapane; egli segue gli avvenimenti successivi, come il Conclave e l’elezione del successore: «Oggi comincia il Conclave,/ la sola parola fa tremare./ Chiusi, isolati dal mondo,/ eppure lo hanno tutto intorno…» (Extra omnes, 7 maggio 2025).

La fumata bianca è giunta abbastanza presto e, come spesso è capitato in passato, la sorpresa è stata generale: «“Habemus Papam” Leone il nome,/ dall’America viene come drone./ Però impastato tutto di Europa,/ Agostino e lo spirito di Proba…». Un nuovo Papa che piace al nostro autore che così conclude la poesia a lui dedicata: «…Oggi siede sulla Sedia di Pietro,/ di Cristo ha misura e metro./ Per il mondo intero pieno di pene,/ a Cristo si professa: Ti voglio bene» (Papa Leone XIV, 9 maggio 2025).

In questa prefazione, parlando del linguaggio di Mangiapane, ho sempre usato il termine lingua siciliana e non il vocabolo dialetto siciliano. Ciò per una ragione ben precisa: egli ritiene il primo come un’entità viva, presente ed anche proiettata nel futuro, mentre il secondo è sinonimo di complesso linguistico morto, in via di estinzione. Esistono progetti culturali promossi dalla Regione Sicilia, dei quali l’autore fa parte, che si prefiggono l’obiettivo di attuare pienamente la Legge Regionale 9/11, di rilevante importanza per i siciliani, in quanto sostiene la promozione, la valorizzazione e l’insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole. Omaggio a Papa Francesco, per la lingua adottata, rientra nei canoni auspicati dalla succitata legge, così come altre pubblicazioni di poesia, tra cui Versi siciliani, sempre ad argomento religioso, utilizzato nel Liceo Classico Internazionale “Umberto I” di Palermo. In uno dei documenti della L.R. 9/11 si dice: «In una società sempre più liquida e globale, la valorizzazione delle identità locali è una risposta efficace al progressivo indebolimento dei punti di riferimento e delle radici storiche e culturali».

 Il recupero della “sicilianità” è dunque nell’agenda letteraria della cultura isolana: ad majora!

Enzo Concardi

 

Don Giovanni Mangiapane, Omaggio a Papa Francesco, testi in lingua siciliana con traduzione italiana a fronte; prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 52, isbn 979-12-81351-76-9, mianoposta@gmail.com.

 

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L’AUTORE

Don Giovanni Mangiapane (Cammarata, AG, 1944), sacerdote in pensione, è stato parroco della diocesi di Agrigento per cinquantaquattro anni, dal 1970 al 2023. Ha inoltre ricoperto l’incarico di Direttore Ufficio Beni Culturali in Diocesi dal 2002 al 2009. Ama scrivere poesie in lingua siciliana che poi diffonde in internet tramite i social. Ha pubblicato tre raccolte di liriche: Lu Verbu si firmà e cuntà (2022) contenente testi trasposti in musica; Versi Siciliani (2024), opera online in due volumi promossa dall’Assessorato Regionale all’Istruzione e alla Formazione Professionale della Regione Sicilia con lo scopo di valorizzare l’insegnamento della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole; la terza pubblicazione s’intitola Poesie del Santo Rosario e della Via Crucis (2024).

 

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"Diario poetico di Alessandro Pellegrini"

14 Dicembre 2025 , Scritto da Fulvia Donatella Narciso Con tag #fulvia donatella narciso, #recensioni, #poesia, #enzo concardi

 

 

 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini

a cura di Enzo Concardi

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Alessandro Pellegrini è un autore poetico, la cui opera è intrisa di risvolti romantici, a partire da due esseri che si congiungono sia materialmente, sia spiritualmente, per espandersi ad un amore “creaturecentrico” ed omnicomprensivo.

Gli spunti creativi sono i più disparati, in un crescendo di sensazioni avvolgenti e, talvolta, commoventi, come ad esempio l’amore per la Puglia, la sua terra natale.

Le sue poesie possono servire da suggerimenti per fare incamminare la società verso i veri valori ed ideali comuni, per  «viaggiare insieme al poeta dallo zenit fino al nadir» (come descritto da Enzo Concardi, curatore dell’opera poetica stessa), dal soggettivo all’oggettivo con un nobile sentimento di supporto e conforto agli indifesi, agli esclusi ed agli svantaggiati.

Segnaliamo di seguito, tra gli altri, alcuni versi di spicco nell’opera poetica del Pellegrini:

in L’amore è la fonte della vita: «Nelle tue vene scorre una melodia nascosta», «Tu, che vedi il mondo con occhi/ che sfidano la realtà...».

in Tu, conchiglia bianca e curva: «Conchiglia, mio amuleto magico,/ scrigno di sabbia e vento/ tu che racconti storie di terre sconosciute,/ di profondità azzurre ed infinite...», «fa che il mio cuore si unisca/ nel sussurro di acque limpide, salate, eterne».

in A Leonardo: «Leonardo.... a undici anni, nel nostro sud caro/ sei già un uomo», «... nel tuo animo, così raro e chiaro/ brilla la purezza di chi è davvero».

in A Rossana: «I suoi occhi brillano di una luce gentile/ riflettono il mondo con un’ombra sottile».

in Il cardoncello di Ruvo: "Tra massaie, contadine e cuochi è tesoro./ Simbolo di una terra baciata dal sole,/ di ulivi secolari e muretti a secco,/ dove il cielo di specchia nei campi dorati,/ e il vento racconta leggende lontane...».

in Pace nel cuore: «Che la pace sia la nostra voce,/ un canto che attraversa il cielo, una promessa di giorni sereni,/ in cui l’umanità cammina insieme…».

in Cinquant’anni: «con il cuore che segue il destino curioso», «Un cammino che m’insegna,/ che la bellezza sta nel viaggio,/ e non nella meta».

 

Il Diario poetico termina con una recensione, ancora a cura di Enzo Concardi, sull’opera narrativa di Alessandro Pellegrini, dove viene messo in risalto il valore dell’amore nella famiglia e nella società: «prima di cimentarsi nel genere poetico, Pellegrini ha pubblicato quattro opere di narrativa, classificabili come romanzi, tra il 2021 e il 2024…. Il tema centrale… è l’amore, che l’autore analizza da ogni punto di vista, sia sul versante autobiografico che da quello sociale…».

Per concludere, auguriamo al caro e bravo poeta Alessandro Pellegrini un crescente riscontro e successo di critica.

Fulvia Donatella Narciso

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Alessandro Pellegrini, "Diario poetico"

7 Dicembre 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #recensioni, #poesia, #saggi, #raffaele piazza, #enzo concardi

 

 

 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini

a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, nato a Terlizzi (Bari) nel 1975, infermiere, costituisce un unicum in quanto si presenta come un originale connubio tra poesia e critica nel loro interagire tra loro.

Esso è l’espressione felice di un’intelligente coscienza letteraria, sottesa alla forte ed efficace vena creativa che emerge con testi poetici di grande bellezza e originalità e contemporaneamente del lavoro esegetico di Concardi che consiste nella composita curatela del volume.

Alle poesie, in questo lavoro, si affiancano infatti per ognuna di loro i commenti critici di Enzo Concardi che qui è presente come curatore e non in veste di prefatore come per consuetudine quasi sempre avviene per le sillogi poetiche.

I componimenti sono preceduti da un Prologo e da uno scritto intitolato Diario poetico.

È doveroso mettere in luce che, come s’intende dal suddetto scritto per comprendere il senso del lavoro, che si tratta di un’opera giocata su due binari paralleli che finiscono per intersecarsi e interagire con i close-readings su ogni singola poesia.

Bisogna aggiungere che ogni composizione presenta la data e il luogo in cui è stata scritta per la qual cosa si può parlare di una vera e propria agenda poetica, attraverso la quale s’individuano le coordinate del percorso esistenziale e della sensibilità di artista e uomo di Alessandro. 

Coglie nel segno nel prologo quella che si potrebbe definire una dichiarazione vera e propria di poetica all’insegna dell’autocoscienza dell’autore, dichiarazione che è espressione di fede incontrovertibile, da parte di Pellegrini stesso, nel valore salvifico della poesia.

Come dichiara il poeta, a conferma di quanto affermava Goethe e cioè che la poesia stessa è sempre d’occasione, la poesia è nata in lui in un momento di buio, quando un’incomprensione sembrava spezzare un legame, lasciando spazio al silenzio e all’incertezza e da quel giorno qualcosa in lui si è acceso come un’intuizione meravigliosa di pascaliana memoria.   

Cifra distintiva del poiein poetico del Nostro in questo volume tripartito nelle sezioni Prologo, Diario poetico e La narrativa è una vena neo–lirica che tende ad una realizzazione affabulante.

Essa si esprime attraverso bellezza e chiarezza e la natura pare essere molto importante, centrale, con le sue epifanie nel discorso complessivo dell’Autore che tocca anche il tema religioso ma anche politico e sociale nella bella lirica dedicata a Papa Francesco.

E anche la tematica amorosa ed erotica che è centrale è affrontata da Alessandro Pellegrini con un fortissimo trasporto verso l’amata che mette alla prova l’intelligenza della capacità d’amare che non è abitudine ma un relazionarsi sempre nuovo verso le situazioni della vita che è quella di coppia.

A volte prevale uno stupore creaturale per esempio nella poesia A Leonardo dedicata ad un ragazzino undicenne che viene felicemente paragonato ad un bellissimo fiore sbocciato e qui ovviamente s’inserisce con presunta vaghezza il tema della metamorfosi. Leggiamo nella suddetta poesia: «…A undici anni, nel nostro sud caro,/ sei già un uomo, di sguardo sincero,/ ma nel tuo animo, così raro e chiaro,/ brilla la purezza di chi è davvero…». Si tratta di versi profondi intrisi di umanità e creaturalità.

In Pace del cuore leggiamo: «Sussurra il vento sulle vette alte,/ mentre il sole si tuffa nel mare./ Ogni fiore nel campo/ si piega al ritmo calmo del nostro respirare./ Non c’è guerra che scavi l’anima,/ né fiamma che bruci la speranza,/ solo il silenzio di chi sa ascoltare/ e la dolcezza di una mano che avanza./ La pace nasce in uno sguardo gentile,/ in un abbraccio che non chiede nulla…» Si tratta di versi permeati da ottimismo di tipo neo – lirico nei quali l’io-poetante è proiettato in un contesto naturalistico di grande e vaga leggiadria.

Raffaele Piazza 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 44, isbn 979-12-81351-65-3, mianoposta@gmail.com.

         

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Wanda Lombardi, "Tempi inquieti e altre poesie"

30 Novembre 2025 , Scritto da Marcella Mellea Con tag #marcella mellea, #recensioni, #poesia

 

 

Wanda Lombardi

 Tempi inquieti e altre poesie

 Guido Miano Editore, Milano 2024

 

Ancora una volta mi immergo nella poetica di Wanda Lombardi, fatta di versi ricchi di spunti di riflessione e di delicate vibrazioni emotive, capaci di far immedesimare il lettore negli stati d’animo di una donna che, come l’oro, si è raffinata nel crogiolo della vita. Per citare il profeta Isaia: «Io ti ho raffinato, ma non come l’argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione». È proprio nell’afflizione e nel dolore – che hanno più volte attraversato la sua esperienza personale – che l’autrice ha affinato sensibilità e abilità poetica, dando voce a versi intensi e toccanti: «…ho camminato con immane dolore / che stretto ho serrato nel cuore / dinanzi a muri di ferro, / ho attraversato sentieri / cosparsi di spine…» (Nell’andare). Eppure, nonostante tutto, W.  Lombardi non cede mai allo sconforto; lascia sempre aperta la porta della speranza, come testimoniano le parole: «Malgrado gli alti e bassi, / meravigliosa è la vita / ché anche i momenti bui / forza ridanno, la volontà nutrono / e trasformarsi possono / in coralli luminosi…» (La collana della vita). L’autrice compone versi di grande bellezza e musicalità anche quando affronta temi attuali, come l’avvento dell’intelligenza artificiale.

 La silloge, articolata in due sezioni – le poesie inedite ,“Tempi inquieti” e le poesie edite “Perché nulla vada perduto” – apre un ventaglio di riflessioni su tematiche esistenziali a lei particolarmente care.

Il titolo della prima parte “Tempi inquieti”  invita a soffermarsi sulle fragilità e le tensioni del nostro presente: la velocità della comunicazione, i pregiudizi, l’incertezza delle relazioni, le contraddizioni globali. L’autrice osserva con lucidità: «…Oggi tutto è velocizzato: notizie a raffica / subito da altre soppiantate, insulti, / guerre, violenze, disastri ambientali / e sui volti sgomento immane…» (Sguardo sul mondo). E ancora, in una visione ampia e complessa del mondo contemporaneo: «…Rapidi cambiamenti epocali / con diritti raggiunti, imprese spaziali, / progressi nei paesi musulmani, / robot, intelligenza artificiale, / e accanto guerre, genocidi, povertà, / dignità calpestata.» (Contrasti).

Tra le liriche più belle spicca Silenzio amico, un inno al silenzio che cura, protegge e rigenera, prezioso per i poeti perché favorisce la meditazione. Richiama alla mente l’espressione di W. Wordsworth, “la beatitudine della solitudine”, quella condizione feconda da cui scaturisce la poesia autentica: «…Silenzio della solitudine / mi protegge dal mondo, / una barriera crea più forte del cemento, / e subito mi sento come un chicco di grano / che vita sprigiona…»

La poesia d’apertura, La musica della vita, sembra diventare il leitmotiv dell’intera raccolta: una meditazione sul fluire dell’esistenza, vista come una musica complessa, dove ogni esperienza – gioiosa, neutra o dolorosa – è una nota necessaria alla composizione dell’armonia complessiva. Il linguaggio è poetico, delicato, evocativo. Non c’è giudizio, solo accoglienza: tutto irrora “il cuore di magia e accettazione”, suggerendo che la pienezza non nasce dall’eliminare ciò che è difficile, ma dal riconoscerlo come parte integrante del ritmo unico di ciascuno.  Quello di W. Lombardi è un invito a riconoscere e superare le difficoltà – quelle che talvolta tolgono forza e respiro – e a percepire il “cammino di vita / sempre diverso e variegato” come un percorso unico e irripetibile, la nostra personale melodia.

Le poesie edite esprimono una profonda fede nell’eterno, che permette all’essere umano di attraversare ogni ostacolo, e manifestano un grande amore per la natura, fonte inesauribile di consolazione e nutrimento spirituale.

Con i suoi componimenti, l’autrice invita alla consapevolezza, alla gratitudine e alla gentilezza verso se stessi e verso gli altri, ricordando che siamo parte di un unicum, di un grande mistero e di una grande sinfonia. Ognuno, pur nella solitudine e nella sofferenza, ha bisogno di restare in connessione con la grande famiglia umana: «…È bene perciò mai fermarsi nella vita, / con avvedutezza gli altri accettare, / e con il dialogo e la sincerità / il cammino insieme affrontare.» (Rialzarsi per continuare).

 

Marcella Mellea

 

Wanda Lombardi, Tempi inquieti e altre poesie, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 60, isbn 979-12-81351-38-7, mianoposta@gmail.com.

 

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Pietro Manzella, "Dell'amore e della speranza"

29 Novembre 2025 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Pietro Manzella

 Dell’amore e della speranza

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Una cinquantina di poesie scelte tra le varie pubblicazioni che, dal 1999 al 2023, hanno caratterizzato l’opera poetica dell’avvocato Pietro Manzella, un altro eccellente esempio di professionista che si è votato alla poesia (e anche al teatro, essendo autore della commedia in un atto Frittelle di aria fritta, 2007). Ecco cosa propone ai lettori, nella collana Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio, la Guido Miano Editore con questa raccolta intitolata Dell’amore e della speranza - antologia poetica.

Poesie grondanti di nostalgia, quasi fossero ferite da spinose frecce scagliate dal tempo contro il cuore dell’uomo, che rimangono “come perle incastonate/ in segrete valve/ dell’essere-malessere” (da Sessantaduesimo meridiano). Questo senso di diffusa nostalgia è presente soprattutto nel terzo ed ultimo capitolo dell’antologia, Essere e malessere in Pietro Manzella e in Walt Whitman (con prefazione di Enzo Concardi, che nota il comune sostrato del pensiero di Blaise Pascal, che evidenzia il “paradosso della condizione umana, sospesa fra miserie e grandezze, fra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, per cui l’uomo è ‘un mostro incomprensibile’, creatura contradditoria ora sospinta verso l’infinito, ora schiacciata dal male”). Eppure anche questa parte è formata da poesie cariche di amore: non, però, come quelle dei primi due capitoli del volume, Il fuoco dell’amore in Pietro Manzella e in William Butler Yeats (con prefazione di Gabriella Veschi, che mette in evidenza la comune “concezione dell’amore come forza trainante, unica ragione di vita”) e “Tempus fugit et memoriae” nella poesia di Pietro Manzella e di Emily Dickinson (con prefazione di Floriano Romboli, che sottolinea come, per entrambi gli scrittori, “serbare nella memoria gli attimi del tempo fugace equivale alle volte ad addolcirne le caratteristiche”).

Anche la speranza c’è: più nascosta (è significativo che in tutto il libro la parola ricorra tre sole volte: nel titolo e in due delle tre prefazioni, mai nei testi poetici); ma è soffusa in tutta la raccolta, quasi che l’Autore voglia sottolineare che si tratta di una virtù, sì, presente, ma da cercare bene nelle pieghe della vita – o, per dirla col poeta, fin dentro “i cristalli dei sensi” (ultimo verso di Sciolina d’amore). 

Prevale l’amore, delle cui infinite sfumature si può trovare un esempio in Splash, carica di quella particolare leggerezza e nitidezza che caratterizza molte delle poesie raccolte nel volume. È una breve poesia, ma suddivisa in tre parti: due versi di apertura (“Un viso bello come un tempo/ occhi luminosi ed attenti”), poi un titolo (“L’INCONTRO”) per i cinque versi seguenti (“Ho scavato nel passato/ Correvo/ col ricordo/ lungo i sentieri/ della fanciullezza”), un altro titolo (“SPLASH!”) ed i sette versi che chiudono: “Una stretta di mano/ qualche ruga in più/ che stuzzica i sensi/ Un caldo abbraccio/ Il tempo/ aveva fatto solo/ il suo corso”. Una perfetta sintesi di delicatezza, passione, riflessione. Si noti la punteggiatura: non c’è il punto alla fine di ogni pensiero sviluppato in uno o più versi, quando si passa ad un altro pensiero; il punto c’è solo alla fine. Questa è una caratteristica di tutte le poesie.

Dalla lettura delle poesie commentate dai tre prefatori si evince il valore dei versi del Manzella: versi brevi, a volte frenetici, spezzati qua e là andando a capo a centro pagina o con un margine differente da quello della riga prima; versi sempre carichi di immagini tanto veloci quanto nitide, capaci di imprimere nella pagina le sensazioni sentite dall’Autore e di riversarle quasi in un solo attimo nel lettore, che ne rimane colpito, forse a volte un po’ sconcertato, comunque interessato. Una lettura piacevolmente intensa.

Marco Zelioli

 

Pietro Manzella, Dell’amore e della speranza, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 84, isbn 979-12-81351-71-4, mianoposta@gmail.com.

 

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Alcyone 2000, volume 19

23 Novembre 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie, #saggi

 

 

 

 

ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, volume 19

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Per la collana Percorsi letterari del Duemila, è uscito a Milano nello scorso mese di ottobre, il volume 19 di Alcyone 2000”, quaderni di poesia e di studi letterari: si tratta del periodico della Casa Editrice Miano che, in questa edizione, supera le 100 pagine, e quindi si pone anche dal punto di vista quantitativo per i temi trattati – oltre che da quello qualitativo – ad un livello di studi e ricerche culturali piuttosto sostanzioso. Nella rubrica “contributi letterari” appaiono, tra gli altri, saggi di indubbio interesse storico, come quello di Floriano Romboli sull’opera di Dante nelle riflessioni di alcuni papi contemporanei; o come quello di Enzo Concardi sulle suggestioni di Italo Calvino, tra razionalità e fantasia, impegno civile e sogno letterario; o come, ancora, quello di Angela Ragozzino dal titolo Capua festeggia il decennale del Placito Capuano, sul quale ci soffermeremo più avanti, così come sarà per Pietro Rosetta, purtroppo recentemente scomparso, con la sua prima silloge, Poesie nascoste nella dispensa.

Fra le “testimonianze” troviamo numerosi commenti critici sull’ultima raccolta poetica di Michele Miano: So che ti prenderai cura di me, intimo soliloquio con il padre dal denso contenuto memoriale ed emozionale-affettivo. Nella rubrica che “Alcyone 2000” dedica sempre ai suoi poeti, abbiamo scelto di commentare la silloge di Francesca Tirico, come rappresentante dell’ampia schiera a cui la Casa Editrice Miano dà spazio. Non mancano infine i soliti “Itinerari di letteratura comparata”, una rarità nel panorama letterario contemporaneo, che uniscono cieli ed epoche diversi, ricercando assonanze ed affinità tra autori italiani e stranieri, tra cui, in questo numero, Emily Dickinson, Fernando Pessoa, Edgar Allan Poe.

 Pietro Rosetta è stato un personaggio di primo piano nel mondo scientifico. Così lo ricorda il Corriere della Sera del 6/11/2025, nelle pagine del Corriere Salute: Il mondo della medicina oculistica perde un luminare di fama internazionale. È morto Pietro Rosetta, 61 anni, medico chirurgo, responsabile dell’Unità operativa di Oculistica di Humanitas San Pio X, specializzato in Oftalmologia presso la Clinica Oculistica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, dove ha contribuito a sviluppare la chirurgia dei trapianti corneali fino al 1996 e membro di numerose società scientifiche nazionali e internazionali… Rosetta era anche uno degli autori del forum di Corriere dedicato all’oculistica”. È un vanto quindi per la Casa Editrice Miano l’aver pubblicato l’unico libro di poesie di cotanto ingegno, Poesie nascoste nella dispensa, raccolta che è stata segnalata dalla critica con giudizi lusinghieri, riguardanti soprattutto la sua vena politematica, la visione della realtà dicotomica ovvero delle antitesi (lotta tra Eros e Thanatos), la ricerca esistenziale sul significato della vita, un romanticismo con echi leopardiani su amore e morte, l’idea della vita come viaggio, la presenza di una poesia amorosa a luci ed ombre, l’incombenza delle suggestive dimensioni memoriali.

 Angela Ragozzino, prendendo le mosse dalla decima edizione commemorativa del Placito Capuano – avvenuta a Capua nello scorso mese di maggio con l’organizzazione del Touring Club Italiano – ci narra tutta la vicenda sorta intorno a tale documento: in sintesi, si tratta di un atto giudiziario del 960 d.C. considerato il primo testo ufficiale in volgare (campano) della nostra letteratura. La sua importanza risiede nel fatto che, in una disputa di confine fra il Monastero di Montecassino e un privato, avviene la trascrizione delle testimonianze direttamente nell’idioma locale, separato dal latino, la lingua giuridica ufficiale. La Ragozzino ricorda anche che vi è stato il coinvolgimento nell’evento di tutte le scuole di ogni ordine e grado e che è stato istituito il “Premio Placito Capuano”, assegnato a quelle personalità della cultura che hanno contribuito con il loro lavoro alla diffusone della lettura, tra cui Dacia Maraini, Matteo Garrone, Roberto Vecchioni, Sigfrido Ranucci.

 Francesca Tirico, con i suoi Sogni infiniti ci accompagna in un viaggio verso le dimensioni di un quadrifoglio esistenziale e spirituale, composto dai nomi dell’amore, del dono, della felicità, dell’anima. Il dolore esiste ma non invalida il nostro destino, che è quello di vivere per ciò che conta e di morire con la speranza della rinascita. La poetessa penetra le pieghe dell’interiorità attraverso una sensibilità all’unisono con le verità dell’infinito, supera lo scacco esistenziale mediante un èlan vital forte e tenace.

 

Enzo Concardi

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°19; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 108, isbn 979-12-81351-70-7, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Pietro Manzella, "Dell'amore e della speranza"

13 Novembre 2025 , Scritto da Floriano Romboli Enzo Concardi Gabriella Veschi Con tag #enzo concardi, #floriano romboli, #gabriella veschi, #recensioni, #poesia

 

 

Dell’amore e della speranza

Pietro Manzella

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Il fuoco dell’amore

Il sentimento amoroso inteso come valore assoluto e imprescindibile è al centro delle liriche di Pietro Manzella presentate nel primo capitolo di questa antologia (gli altri capitoli riguardano le tematiche del tempo, dell’essere e malessere). Espresse con toni leggeri, sobri e misurati, le poesie d’amore riecheggiano con lirica raffinatezza i versi di uno tra i massimi esponenti della Letteratura irlandese, il premio Nobel William Butler Yeats; nonostante i due poeti appartengano ad epoche distanti tra loro e seppure adottino diverse modalità poetiche, traspare nei loro componimenti la concezione dell’amore come forza trainante, unica ragione di vita. Sin dai testi di apertura, Manzella esplora la complessità degli stati d’animo e peculiari cifre stilistiche si esplicano con piacevoli similitudini tra la donna amata e gli elementi della natura e con il ricorso a costruzioni ossimoriche. Scorre leggera una lunga carrellata di armoniose piante, di spiagge battute dalle onde o di zampilli d’acqua generatrice di vita, mentre con una ricca serie di contrasti si delinea la dimensione ambivalente dell’io poetico, colmo di speranza in presenza dell’amata (Sciolina d’amore), ma preda di un profondo senso di vuoto di fronte alla sua assenza. Ne è un chiaro esempio la lirica Carezze parlanti: «È un fragore delicato/ quello delle carezze/ senza tempo/ sul mio viso: le tue// È un tepore/ di sesso appena smesso/ quello delle parole/ silenti/ che descrivono eventi/ al passato prossimo/ come in un film muto:/ le nostre.// Sguardi che ricamano/ la tela del tempo/ dove mi perdo/ con te/ come nel quadro/ senza oli/ di una vita senza colori/ intessuta ogni giorno/ di speranze e promesse/ di risurrezioni/ sono per noi soli/ carezze che parlano». Il testo evoca la carica dirompente di un amore che incendia una vita prima insignificante come un quadro senza oli e senza colori e la trasforma in una fonte inesauribile di speranze e promesse; la passionalità diviene incandescente, è come fuoco sotto la cenere, pronto a riaccendersi con forza e l’intimità delineata con rara delicatezza rende palpabili le forti sensazioni provate (…).

Gabriella Veschi

 

***

 

L’incanto della memoria

(…) Il motivo del ricordo risulta centrale nell’elaborazione artistico-letteraria dell’autore e la strategia accurata di recupero memoriale, di rivisitazione attenta di esperienze del passato diventa occasione privilegiata per l’esplicitazione di una meditata visione della realtà e specificamente di una determinata concezione delle relazioni interpersonali. La rassegna delle “memorie” è sovente contrassegnata da quelle intime contraddizioni («Ricordi quella/ sera/ quando i tuoi occhi/ hanno pianto?/ Io ridevo/ piangevo// Che strana cosa/ vivere ed amare/ se si ama con/ dolore», Quella sera), che sono connesse con la fondamentale ambivalenza dell’esistenza: «Occhi festosi/ in un precipizio/ di lacrime/ affiorano come/ narcisi dalla coltre bianca// (…) Oggi il fluire del ricordo/ ha tracimato/ il bicchiere della vita/ spezzata/ in molecole di rimpianti» (Tracimazione); «…Lo sgabello/ riceve una parte/ l’altra veleggia/ sul triremi della fantasia/ oppressa dall’ostinata macchina/ della verità// Mortifico il tempo/ che mi ignora/ e ti cerco/ oasi di serenità» (Vita in scatole vuote). (…)

Serbare nella memoria gli attimi del tempo fugace equivale alle volte ad addolcirne le caratteristiche, a rasserenarli in un processo inequivoco di sublimazione: «…Assaporo/ gli attimi sfuggenti/ e gusto la dolcezza/ della vita/ aspettando che il ricordo/ evapori/ senza perdersi/ oltre la trasparenza dei cristalli» (Pensieri di zucchero); tale operazione risulta invece preclusa alla poetessa americana Emily Dickinson, in conseguenza di un’idea del mondo negativa e sconfortata, di un animus triste e inappagato, che inducono una posizione morale di amaro pessimismo, di desolante cupio dissolvi. Leggiamo da una lirica risalente circa al 1860: «Perduta quando già ero in salvo!/ E sentivo il mondo ritirarsi!/ Mi accingevo all’assalto dell’eterno,/ quando tornò il respiro,/ e verso l’altra sponda/ udii ritrarsi la marea delusa!...» (poesia n. J160) (…).

Floriano Romboli

 

***

 

Essere e malessere

La tematica dell’essere e malessere nella poetica di Pietro Manzella occupa certamente un posto rilevante, incentrandosi sulla condizione umana, che contempla sempre una realtà a chiaroscuri, aspetti positivi ed edificanti e fenomeni estremamente negativi, slanci ideali verso la ricerca dell’essere e di sé stessi con un contraltare di malessere personale e collettivo, che in ogni epoca cambia connotati e natura. E sono proprio le brutture del mondo di oggi che il poeta mette soprattutto in risalto, attraverso una denuncia forte, circonstanziata, oltre il binomio metafisico-filosofico che può evocare la problematica in questione, la quale spesso si trasforma in testimonianza storico-sociale di una contemporaneità caratterizzata in particolare da un indebolimento ontologico dell’individuo e da una distruzione dei valori della convivenza umana pacifica.

Qui non è fuori luogo ricorrere al pensiero di Pascal, per il quale v’è il paradosso della condizione umana, sospesa fra miserie e grandezze, fra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, per cui l’uomo è “un mostro incomprensibile”, creatura contradditoria ora sospinta verso l’infinito, ora schiacciata dal male. Il nostro autore, nella lirica d’apertura Similitudine presenta tale dicotomia fra l’essere e il malessere umani, con immagini moderne che evocano in qualche modo  la visione pascaliana: «Correre verso/ l’infinito/ fermarsi/ all’orizzonte/ ignorare la realtà  /che  hai  di  fronte  /vivere  da  /uomo  da  marciapiede /e non accorgerti /che sei simile ad un /tritacarne».

Ecco dunque il rifiuto da parte del poeta di tante espressioni del vivere odierno, da cui nasce un rapporto io-mondo conflittuale, lacerato dal dolore per un’umanità dispersa. E il linguaggio presenta ora tratti di sarcasmo, ora di crudezza, ora di amarezza, con immagini conseguenti di tipo analogico-sinestetico.  (…).

Enzo Concardi

 

Pietro Manzella, Dell’amore e della speranza, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 84, isbn 979-12-81351-71-4, mianoposta@gmail.com.

 

L’AUTORE

 

Pietro Manzella è nato a Palermo dove attualmente vive e svolge le professioni di Avvocato e di Mediatore civile. Ha pubbli­cato varie raccolte di poesie: Come il vento sulle dune (1999), Icaro o del desiderio (2000), Una vita un amore (2001), Controrisacca (2003), Voci scomposte (2006), Acetilene (2010), Cialde  (2013), Semi (2016), Acqua (2020), Spes (2023) e il breve testo teatrale Frittelle di aria fritta, commedia in un atto (2007).

 

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