Eleonora Fasolino, "Amabile inferno"
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Amabile inferno
Eleonora Fasolino
Milena in love
pp 360
C’è una parola sola per Eleonora Fasolino: brava. Scrive benissimo, con tutti i tempi narrativi giusti, senza dilungarsi e senza aver fretta.
Soprattutto ha saputo creare uno di quei personaggi che restano iconici, che entrano a far parte dell’immaginario collettivo, come Edward Cullen o Christian Grey. Lei ha creato il nostrano Manfredi Vergara, uno che già dal nome ti scatena gli ormoni.
Bello e impossibile. E l’amore impossibile, si sa, è quello più intenso e romantico. Impossibile, Manfredi, lo è tre volte. Per la differenza di età, lui è un uomo fatto e lei solo una ragazzina. Perché lui è un professore e lei la sua studentessa. E perché Manfredi è… un sacerdote.
Siamo in un liceo classico romano, l’anno degli esami di maturità. Manfredi insegna, bello, bravo, intrigante. Melania Santacroce è la sua allieva, intelligente, graziosa, poetica ma niente di speciale. Forse nel cognome ha già scritto il destino di Manfredi. Sarà la sua tentazione, il suo peccato, la sua croce, la sua colpa.
Ma lui decide di vivere questa storia, di assaporarla senza pensare al futuro, di considerarla una parentesi. Per Melania, Manfredi è tutto, è l’amore, è la scoperta del sesso, è l’ingresso nella vita adulta, è un rischio e un conforto insieme.
La vicenda si svolge nel presente ma si riallaccia al passato, a una precedente storia d’amore di Manfredi, al ricordo di una donna alla quale ha dovuto rinunciare. Il romanzo ha dialoghi ben sviluppati e plausibili, scene ben articolate, il sesso è esplicito - fin troppo per la sottoscritta -, senza freni e senza inibizioni. Il romanticismo, però, e il pathos sono entrambi alle stelle.
Amabile inferno è uno di quei romanzi che, col passaparola, è destinato a diventare un caso editoriale.
Piero Paniccia, "La sconfitta"
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La sconfitta
Piero Paniccia
libro autoprodotto
pp 288
Dispiace dirlo ma questo libro non doveva uscire così com’è. Si doveva avere la pazienza di revisionarlo da cima a fondo, a cominciare dalla banale giustificazione del manoscritto sul lato destro, fino ai dialoghi con quel “disse” che comincia, non si sa perché, dopo il punto. Senza contare discorsi iniziati e non finiti, ripetizioni a raffica. E via discorrendo.
Detto questo, anche la storia, sebbene interessante per capire come funzionano certi ambienti corrotti, è pesante e farraginosa, fra incidenti stradali, malaffare, corse in bicicletta e omicidi.
A Roma, l’ex ciclista Fausto Proietti muore, apparentemente per infarto del miocardio, almeno così dice il medico legale, ma, forse, si è trattato di un misterioso incidente avvenuto giorni prima su un autobus. C’è di mezzo un’assicurazione e la famiglia pretende il risarcimento. Il genero Paolo indaga sulla morte del suocero e poi su quella dell’avvocato che segue il processo.
Almeno per tutta la prima parte, la trama non decolla. Il tutto diventa più piacevole solo quando ci si addentra nella vita dello scomparso. Del fu Fausto scopriamo che aveva una passione per le corse ciclistiche e che non andava d’accordo con il proprio padre, Antonio. Era un bravo ragazzo, lavorava e si allenava con successo ma, quando era stato pronto per il salto nel professionismo e per la prova olimpica, una serie di sfortunati contrattempi e una brutta broncopolmonite lo avevano fermato.
Fausto lavora, si sposa ma ha un carattere scontroso e una mentalità da campione fallito e disadattato. Una parte di lui è preda della nostalgia di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Ma, dentro, è sicuro che un giorno riuscirà a provvedere al benessere della famiglia, arricchendola in qualche modo.
Sarà così ma lui, defunto, non avrà modo di saperlo e questa sarà la sua “sconfitta”, unita al rancoroso livore della famiglia nei suoi confronti.
Dopo la sua morte la famiglia si accanisce e si disgrega per ottenere l’indennizzo dell’assicurazione, dimenticando lui e la sua memoria. Le complicate vicende processuali, fino a tre gradi di giudizio, sono raccontate con ridondanza ammirevole ma pure stancante. Viene ben ricostruito un ambiente tentacolare malavitoso che ricorda “mafia capitale” e i recenti intrighi criminali romani, e che si ricollega addirittura alla famigerata banda della Magliana. La corruttela avvolge la vicenda, inquina le prove e l’autopsia, si ramifica nella politica, nelle istituzioni e nei servizi segreti deviati, impedendo alla famiglia di Fausto - difesa da un avvocato a sua volta corrotto - di ottenere il giusto risarcimento. La famiglia stessa si disgrega, dilaniata dai litigi interni e sfinita dall’iter processuale.
Ma, alla fine, una fioraia gentile e sprovveduta, capace di un tenero, postumo e sognante amore, rimetterà le cose a posto, in quelle che sono anche le pagine migliori e più poetiche del romanzo.
I party
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Nonostante la rigidità di quei tempi (1972/3/4) facevamo del nostro meglio per goderci la vita, avvicinarci, flirtare.
Una cosa che ci piaceva tantissimo, erano le feste, cioè, i party, questo il nome “ufficiale”, un po' a causa dell'influenza dell'Africa del Sud, a fianco del Mozambico.
Erano poche le persone che abitavano in appartamenti. Tutti i miei amici, e io tra l'altro, abitavamo in villette. E in tutte le villette c'era un garage.
Il giorno del party l'auto era tristemente parcheggiata sulla strada. Nel garage restavamo solo noi, i giovani, pronti al divertimento. Si installava la magnifica tecnologia di quei tempi, l'anziano giradischi, e tutti noi ballavamo, ridevamo, flirtavamo.
Ricordo bene quel calore pomeridiano, quell'allegria, quella sensazione. Ah, la sensazione! Gli ormoni scorrevano tra le coppie aggrappate in una lenta, lentissima danza, lo slow.
È stato veramente un periodo meraviglioso.
Giovanna Strano, "Parlami in silenzio Modì"
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Parlami in silenzio Modì
Giovanna Strano
Aiep Editore, 2020
pp 272
14,00
Un’altra bella biografia romanzata a firma Giovanna Strano. A parlare in silenzio è Amedeo Modigliani, scultore e pittore livornese, ebreo sefardita, artista bohemienne maledetto, morto precocemente dopo una vita di eccessi tutta dedita all’arte, all’affinamento della ricerca, allo studio dei volumi e dei colori. Lasciarsi ritrarre da Modigliani equivaleva a farsi spogliare l’anima, metterla a nudo, ma anche avere uno scambio con il pittore, fondersi con lui persino fisicamente.
Il romanzo ripercorre la sua vita, dalla nascita - nel letto che la partoriente condivideva con gli oggetti ammassati per evitare il pignoramento - alle numerose donne che lo hanno accompagnato e alle quali ha dato amore ma anche tormento. Donne belle, forti, indipendenti, che per un periodo gli hanno fatto da muse ispiratrici e da sostenitrici, per poi arrendersi all’impossibilità di vivere con un alcolista, un drogato, un fedifrago devoto solo alla sua arte, anarchico e libertario nel profondo. Donne che, alla fine, lo hanno abbandonato, tranne la dolce e sfortunata Jeanne, la più giovane, la più innamorata, la più ingenua, di cui tutti conosciamo la tragica fine.
Una vita minata dalla malattia, bruciata in fretta, consapevole della propria brevità, ardente di passione umana e artistica, vissuta in luoghi sordidi ma fervidi di cultura e arte.
Più che un resoconto di fatti, il romanzo della Strano è due cose: una splendida ricostruzione d’ambiente - la belle époque, Parigi, i quartieri di Montmartre e Montparnasse, il crogiolo di avanguardie letterarie e fermento artistico all’ombra della prima guerra mondiale - e una carrellata di dipinti e sculture, studiati nella loro plasticità ma soprattutto nel loro significato filosofico e umano, perché fra modello e pittore s’intuisce una corrente di comprensione e di scandaglio che va oltre il rapporto artistico. Ogni figura è interpretata nell’animo ma anche riportata alla sua essenza storica, alle sue origini culturali.
Il testo mi ha ricordato il film I colori dell’anima di Mick Davis, perché anche qui una vicenda che potrebbe essere carica di pathos viene invece vivisezionata nel suo contenuto intellettuale, di riflessione sull’arte, e questo si rispecchia nei dialoghi viziati da un didascalismo che li fredda, ma che trova il suo riscatto nella commovente e bellissima analisi finale dell’autoritratto di Modì. Uomo, artista, donnaiolo, bevitore, bruciato dalla passione, mangiato dalla tubercolosi, ma immortale, per noi, per tutti, per l’eternità.
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Cinzia Diddi lancia il microcardigan
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Quest'anno il cardigan si trasforma in una nuova versione mini e super sexy. Come indossarlo? Ve lo svela la stilista delle star tra look di sfilata e scatti street style, indossato dalla bellissima Modella Michela Triulzi.
La maglieria si evolve, si rinnova e torna a essere protagonista della Primavera/ Estate del 2021. Dopo il ritorno del pullover taglio boyfriend e del classico maglioncino bon ton, e del gilet già visto e presentato nelle precedenti sue collezioni adesso è finalmente arrivato il momento del micro cardigan.
Oggi il micro cardigan è un prodotto da passerella e senza esitazione Cinzia Diddi lo propone e la modella Michela Triulzi lo presenta con una tale disinvoltura da farlo sembrare un capo quasi quotidiano.
Qui lo vediamo nello stile più tranquillo, in tessuto bronzato e più estremo quasi dark abbinato e alleggerito da un pantalone nero svasato.
Cosa le piace mettere in evidenza di questo capo?
Ho voluto realizzare e rispolverare qualcosa che era ormai quasi dimenticato. Ho scelto Michela, la modella, la sua disinvoltura e il suo atteggiamento sono importanti quanto il capo, è un mix vivente, ne esce come risultato la valorizzazione di entrambi.
Queste sono virtù che Michela possiede e, insieme al fotografo Thomas Capasso, abbiamo voluto giocare anche con i colori.
Perché questo trucco?
Sapevamo di correre il rischio che un trucco particolarmente eccentrico potesse distogliere l’attenzione dal capo che la modella sta indossando, ma ci è piaciuto proporlo.
E la scelta dei colori?
Esatto mi ha anticipato! Il trucco scelto propone esattamente i colori cult di questa primavera/estate 2021, l’azzurro/turchese e il rosa shocking. Così col trucco abbiamo dato indicazioni sui colori tendenza.
Ormai il suo marchio è molto conosciuto e diffuso un po’ in tutto il mondo?
Di strada da percorrere ce n’è molta, come stilista sono soddisfatta; io però sono anche un’imprenditrice e questo periodo di pandemia ha messo tutti a dura prova a livello economico.
Come mai ha scelto Michela Triulzi?
Poche parole ma importanti per descriverla: professionale, instancabile, particolare e intrigante ma non lontana, non irraggiungibile, quindi ogni donna può rivedersi in lei.
A cosa sta lavorando? Quale progetto sta portando avanti? Lei è sempre piena di cose da fare ed è difficile riuscire anche ad intervistarla?!
Sì, oltre ad essere una stilista sono un’imprenditrice, ho poco tempo a disposizione e capita spesso di portare avanti un’intervista mentre contemporaneamente parlo con i miei collaboratori e la mia segretaria mi ricorda le cose da fare. A volte mi sento un po’ un robot.
Voglio ringraziare il fotografo Thomas Capasso e la Modella Michela Triulzi che ha saputo dar vita alla collezione.
Model Michela Triulzi
Ph Thomas Capasso
La fisarmonica
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Quando ero ancora un piccolissimo essere saltellante e spumeggiante di gioia, mia madre decise che dovevo fare qualcosa in più, oltre a saltellare. Così mi iscrisse alle lezioni di fisarmonica. Io, invece, volevo disperatamente imparare a suonare il pianoforte. Ancora oggi non capisco perché i miei genitori non abbiano acconsentito, e ormai purtroppo non c'è piú nessuno a cui chiedere. I miei genitori non ci sono, mia sorella, cinque anni più grande di me, non lo sa. Lo sapevo io, forse, ma l´ho dimenticato.
Visto che non avevano fatto la mia volontà, ho fatto il possibile e l'impossibile per non imparare la più piccola cosa. Non sono mai riuscita a leggere gli spartiti, passavo la lezione a bocca aperta, guardando il pomo d'Adamo smisurato del professore, e non imparavo mai niente. Tutto quello che fui capace di ottenere da questo pegno d'amore dei miei, è stata la costatazione che ci sono uomini che hanno un pomo d'Adamo smisurato, e altri no.
Oggi vorrei aver imparato.
La bella e la bestia
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Ai bambini piace sentir riraccontare sempre la stessa fiaba. Li rassicura e tranquillizza, affrontano le proprie paure sicuri che il bene e la giustizia trionferanno. Anche per gli adulti accade lo stesso. Quasi tutti i successi letterari mondiali - in particolare quelli che piacciono al pubblico femminile - sono basati sulla trama di due famose fiabe: Cenerentola e la Bella a e la Bestia. Prendiamo ad esempio la seconda. Un’anima bella e pura ammansisce un essere mostruoso, un principe vittima di un incantesimo che lo rende brutto e cattivo. La bella saprà, con la sua innocenza, ritrovare la scintilla di umanità nella bestia e ricondurla alla luce, facendola rifiorire. In queste storie, lui, il cattivo di turno, ha sempre i connotati dell’eroe byronico: bello, torbido e dannato.
Pensiamo ora a un romanzo immortale come Jane Eyre. Jane è, per sua stessa ammissione, oscura, povera, scialba, ma il suo cuore puro, innocente, votato a Dio e al bene, riporterà in vita il conturbante Rochester, indurito da una vita di sofferenze.
Passiamo a tempi più recenti: Twilight. Bella (guarda caso) Swan s’innamora ricambiata del vampiro Edward Cullen. I canini aguzzi e letali di lui vengono sfoderati solo per sorriderle e dire romanticherie. E che dire della fanfiction di Twilight, il caso editoriale Cinquanta sfumature di Grigio? Anastasia Steele, buona, dolce e ingenua, trasforma il sadico pervertito Christian Grey in un principe azzurro, addomesticato e infine sposato.
Mi concentro ora, invece, su Cime tempestose. Che cos’ha di diverso dalle altre storie? Qui l’eroe byronico c’è ma è scisso in due e non ha nessuna controparte capace di rabbonirlo e redimerlo. In realtà l’eroe satanico trova la sua esatta controparte, la sua amata metà dell’inferno. Heathcliff e Cathy non “s’innamorano”, non si scoprono, semplicemente esistono l’uno nell’altra, sono l’uno e l’altra (e, entrambi sono Emily Bronte).
Un libro senza scampo, senza redenzione, almeno per i due eroi principali – dove la morte non è una sconfitta o una punizione bensì un premio. Non vanno in paradiso, quei due, né all’inferno, vanno in luogo – la brughiera – al quale entrambi appartengono da sempre -, si ritrovano, tornano a fondersi, a essere di nuovo la stessa persona che la sorte aveva diviso a metà. Personaggi non immorali ma premorali, agiscono come gli elementi atmosferici, come un fiume che esce dal suo letto o un terremoto che scuote le fondamenta della terra. Non importa quante vittime lascino sul loro cammino, loro devono fare quello che fanno, cioè amarsi, azzannarsi, fondersi.
Ecco perché questo romanzo è così unico, così speciale, così fuori dal tempo.
La moda di Cinzia Diddi a Dubai
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Molti i progetti della stilista delle star, nella Collezione Autunno/ Inverno 2021 spiccano gli abiti lunghi.
Cinzia Diddi è una stilista molto affermata, tra tutte le tendenze moda A/I 2021 spicca quella dei vestiti lunghi invernali. Modelli e look di sfilata per scoprire che il long dress non è una prerogativa della sera. Con anfibi, sneakers, lupetti, cappotti sartoriali e cappelli: la sfida è tutta creativa.
La collezione Luxury presentata a Dubai ha riscosso un grande successo, niente di nuovo quando si tratta di lei : la stilista dei Vip.
Abiti lussuosissimi e dai tessuti pregiatissimi quelli presentati negli Emirati arabi dove la Stilista italiana è apprezzatissima.
"Il mio scopo è portare il nostro made in Italy in tutto il mondo e far capire che la moda e l’eleganza sono sobrietà e non un modo per stupire con ridondanze ed esasperazione2.
Queste le parole della stilista impegnata sul set di un film con attori internazionali e in molte trasmissioni televisive.
Non è stato semplice riuscire a parlare con Cinzia Diddi presa anche dall’uscita del suo prossimo libro: L’Opera di Aletti editore.
Può darci un’anticipazione sul libro?
Certo! Un piccolissimo accenno. Senza troppa fantasia il mio prossimo libro parlerà di moda, e del mio percorso per arrivare finalmente alla realizzazione del mio sogno.
Model Claudia Licheri
Ph Mariano Marcetti
Un giallo nella Venezia dei dogi
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Venezia, 16 aprile 1605.
Dal mattino di quel giorno partono le indagini per scovare l’assassino di un nobile caduto in miseria sullo sfondo dell’antica Repubblica Serenissima tra Rinascimento e Barocco.
La trama di questo nuovo libro giallo, con importanti risvolti storici, scorre agile tra complicate vicende nelle quali non mancano scontri, agguati e nuovi omicidi alcuni dei quali riemergono dalle nebbie dove erano stati confinati per anni. Appaiono sulla scena le figure più disparate, dai banditi ai bari, dalle prostitute ai nobili ricchissimi, come a poveracci che campano malamente. Poi ebrei, usurai, bellimbusti, la devastante brutalità dei “bravi” e quella non da meno degli sgherri, ma sono solo alcuni dei personaggi che il lettore incontrerà nelle oltre 500 pagine del romanzo. Particolare interessante: al contrario della vicenda che è tutta di fantasia, molti dei protagonisti sono davvero vissuti ai tempi e riportati a nuova “vita letteraria” grazie a un grosso lavoro di documentazione.
Su tutti la figura del protagonista, Francesco Barbarigo, rampollo di un antico casato e membro della magistratura chiamata I Signori di Notte, un corpo di sei patrizi delegati all’ordine pubblico, giudici e insieme capi di una delle tante polizie di allora, tutt’altro che l’abusato stereotipo dell’eroe positivo. È invece un uomo complicato, controverso, spinto dall’ambizione, che si incarica con superficialità di un’indagine complessa e per la quale non è affatto preparato. Vorrebbe spargere sicurezza, ma lo agitano indecisioni che lo portano a cambiare idea da un momento all’altro. Vorrebbe apparire come una persona limpida, ma lo angosciano ricordi del passato ed è schiavo di repentini sbalzi d’umore. A complicare ancor più la situazione si aggiunge un intreccio amoroso con una donna bellissima, una relazione per lui, non bello e a tratti perfino goffo, del tutto insperata, ma della quale nulla capisce e che gli porterà nuovi turbamenti.
Con fare facilone e arrogante, e senza voler ammettere le proprie deficienze, insegue le ipotesi più stravaganti e si affanna su piste fasulle, indaga a casaccio e senza nessuna strategia. Intravvede in un ricercato il colpevole ideale che potrebbe tirarlo fuori dalle rogne, ma si sbaglia di grosso. Si infila così in clamorose sconfitte prima che in suo aiuto accorra Domenico Stella, un capitano delle guardie che ha tutta quell’esperienza e quelle capacità in lui del tutto assenti.
Lo stile del testo è ironico e dissacratorio, a tratti pure comico. Sono messi alla berlina, oltre che questo investigatore improvvisato, anche i tanti difetti della società dell’epoca, mentre ambienti, protagonisti e tutto il contorno sono descritti in modo tanto abile che il lettore ha l’impressione di essere presente ai fatti.
Il Signore di Notte e il suo capitano dovranno penare un bel pezzo prima di scrivere la parola fine a questo giallo dalla trama fitta e intrigante. Le indagini nel frattempo si sono spostate a Murano, ma Venezia rimane come sfondo della storia. Alla fine i due riusciranno a venire a capo di tutto in un finale sorprendente e dopo altri colpi di scena che ribaltano certezze date per acquisite. La tensione resta viva fino all’ultima pagina dell’ultimo capitolo.
Per ulteriori informazioni sul libro giallo Il Signore di Notte contattare l'autore del libro: Gustavo Vitali – 335 5852431 – gustavo (AT)
www.gustavovitali.it
www.ilsignoredinotte.it
www.facebook.com/ilsignoredinotte
Milena Tagliavini, "Ricognizioni"
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Ricognizioni di Milena Tagliavini (Giuliano Ladolfi Editore, 2020) è una conferma introspettiva all’analisi autonoma della forza poetica, all’indagine inconscia dell’esistenza. Milena Tagliavini prende atto della coscienza osservando la confidenza finalizzata al riconoscimento del proprio mondo, esaminando la propria interiorità interpretata da idee, intenzioni ed esortazioni che generano l’essenza dell’identità della poetessa. I versi, estendono la percezione interna all’attività riflessiva del pensiero, esprimono la voce dialogante con l’anima, dispongono l’intesa della comprensione con il trascorrere dell’autenticità del tempo, dilungando la veridicità degli stati d’animo. L’autrice attinge le sensazioni, raccoglie il riscontro dei sentimenti attraverso ogni manifestazione esplorativa, identifica il percorso esistenziale con l’itinerario della sensibilità, rileva gli accertamenti dell’ispirazione. Il privilegio e la grazia di concedersi una mediazione nella comunicazione elegiaca, permette di verificare la qualità medianica degli avvertimenti sensibili, di descrivere l’evocazione delle convinzioni, la persuasione dell’esperienza. Lo spirito che riflette la luce delle intonazioni umane, irradia una telepatia di emozioni, scorge sempre un significato ultimo da attribuire alla vita, al senso di ogni valore, alla direzione da intraprendere, al messaggio di speranza da divulgare. Il coinvolgimento psicologico ed antropologico della poetessa valuta reazioni profonde ai propri interrogativi sull’abilità del vivere, inseguendo la continua evoluzione dell’inconoscibile, insondabile mistero dei tentativi, cercando di confermare l’universalità della comprensione. Dimostrare la disponibilità dei fenomeni umani, fornire il requisito della saggezza è lo spunto di riflessione per manifestare la presenza oltre l’invisibile linea di confine dello spirito, per invocare la libertà e la volontà delle contraddizioni terrene, per restituire la fermezza del giudizio e della ragione nell’ambito dell’emozionalità, dell’atteggiamento agnostico sui dissidi esistenziali. La poesia di Milena Tagliavini amplifica i quesiti umani universali, propone domande sull’uomo e sull’origine della bellezza, offre la resistenza all’insicurezza, cercando di colmare il vuoto della provvisorietà, superando il tragitto dell’inquietudine, placando la diffidenza oltre ogni apparenza. La poesia, consumata dal tormento doloroso dei conflitti irrisolti o irrisolvibili, strappa con dolore vivo ogni nuova lacerazione, intervallando il ritmo persistente del tempo che scorre, sussurrando la suggestione dei versi adagiati sulla pagina, con la lieve e consapevole consuetudine alla malinconia, ricostruendo dall’indifferenza la sostanza della luce anche attraverso le ombre degli ostacoli. Il monito delle oscure difficoltà permette l’adattabilità dello sguardo a vedere oltre, rischiarando la luminosità del raggio visivo nel riscatto dei versi. Ricognizioni accoglie la necessità della speranza ed evidenzia il disincanto, alternando rumore e silenzio, affermando l’intimità della poesia che risolve le ostilità, travalicando le siepi. Nella costante ricerca stilistica la generosità emotiva perlustra il presentimento del sentiero vitale attraverso percorsi obliqui, trattiene la fragilità con l’intento di aggirare il richiamo incisivo del monologo interiore, abita lo spazio della nostalgia, coniugando la resilienza poetica alla ricostruzione delle opportunità positive, nell’arricchimento del cambiamento e della trasformazione nelle piccole dichiarazioni impalpabili dell’amore.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
NUOVOMONDO – LA NAVE
Visto dall’alto è un canale
D’acqua salata con gli argini fondi,
qua di cemento e là di lamiera.
Si spacca la folla in diagonale,
una faglia slitta via.
E tutto crolla,
ma solo dentro.
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IL ROSA DELLA NEVE
Incorniciata dalla guarnizione
del parabrezza tra il ponte e le strade
l’aureola appare come altro a sé.
Sarebbe una voce capace di tagliare
il nastro della ragione che ci lega qui
se con la pazienza di un docente
non ci dimostrassimo ciechi
di fede ogni giorno il teorema.
Così la fila avanza e lascia
una curva in discesa ai lati
della labbra mentre le dita
dei monti affrescano l’impossibilità
di catturare il rosa della neve.
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LA TRAPPOLA
Con pazienza ho infilato per ore
i punti dell’ago come se la danza
delle dita fosse un rituale,
la pozione per ignorare il tempo.
Nell’urgenza del respiro
non avevo che questa azione inutile,
che restare sola senza parlare
dentro i muri.
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MANI
Proprio oggi ho visto le tue mani
scolpite nelle sue. Mi ricompari
a tratti, a pezzi, ancora viva.
Sono carne di nostalgia le dita
di marmo molle senza rughe
e con lo smalto scuro. Sguardo
che richiama di fianco la tua assenza,
corpo invisibile tra noi.
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TRA DUE MURI
Mi volti le spalle e vai tra due muri
di fiori, hai le redini
di ciò che è stato. Il piede alzato
per il passo e la sensualità
del vento in una curva sui capelli
non si perderanno. La carta
e gli occhi scambieranno
per anni le interpretazioni.
Oggi il non visto ha un senso
D’arresto che si prolunga,
di sospensione del fiato mentre
la palla sta alta sulla rete.
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UNA SVOLTA
È una svolta che forse non c'è
questo giorno colmo di pensieri.
Sei un uomo con le valigie piene
D’aria. Ogni volta che le aprirai
darai pane ad altri respiri.
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CREAZIONE
Ho creato una breccia fra le mura,
un’evasione di note.
Una preghiera materiale
del corpo vivo.
È carne e terra e cielo.
Ha il sapere, oltre le regole
dei soprusi della ragione.
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