The Legionary
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Alcuni mesi fa venni operato di settoturbinoplastica, un'operazione finalizzata al riallineamento del setto nasale, alla correzione dei turbinati e l’asporto di svariati polipi, un trattamento chirurgico necessario per una corretta respirazione. L’intervento andò a buon fine, un intervento gestito da un chirurgo di veterana esperienza e da un’equipe ineccepibile; tuttavia, l’anestesia totale mi aveva totalmente sfibrato, al punto che i sanitari ebbero complicazioni a risvegliarmi. Nei due giorni successivi, un forte mal di testa non mi diede tregua per non parlare della costante spossatezza.
Dormii moltissimo, malgrado qualche difficoltà, in quanto le cavità nasali risultavano ostruite dalle medicazioni. Gli infermieri e gli O.S.S. si presero cura di me in maniera attenta, per di più mostrando cortesia ed empatia. Per la prima volta capii cosa si prova ad essere l’assistito, visto che da circa tre anni esercito in qualità di Operatore Socio Sanitario in una Comunità Alloggio, fornendo assistenza sociale e sanitaria agli anziani.
Durante i giorni di degenza, a causa delle restrizioni legate alla pandemia Covid-19, le visite di parenti e amici non erano consentite, dovendomi quindi accontentare delle chiamate sul cellulare o dei messaggi ricevuti su WhatsApp e su Messenger, messaggi pieni di affetto, di solidarietà e di sostegno da parte della mia amata fidanzata, della mia famiglia, dei miei colleghi di lavoro e di Enrico, il mio migliore amico.
A Enrico, oltre le dovute risposte o le considerazioni inerenti all'intervento, in forma esclusiva inviai un selfie nel quale giacevo sul letto, tenendo il pollice rivolto verso l'alto. Chiaramente si notava l’espressione stravolta, il naso gonfio come quello di un orco e gli occhi da comatoso. Nell'autoscatto allegai la seguente frase: --- Non sono allettante, tutt'al più allettato. ---
Il mio amico, tramite WhatsApp, riempì il display del mio dispositivo di faccine sghignazzanti per poi scrivermi che in realtà si dispiaceva nel vedermi in quello stato, tra l'altro esternando ammirazione, poiché ero riuscito ad affrontare l'operazione con uno spirito battagliero, conservando al contempo il mio solito humour.
La mattina dopo, Enrico mi comunicò che mi aveva dedicato un brevissimo racconto intitolato The Legionary e che desiderava inoltrarmi il file su cellulare nel primo pomeriggio. Appena mi fece pervenire il documento elettronico, lo lessi con estrema attenzione, trovandomi in quel momento (ed anche adesso) impossibilitato nel descrivere le sensazioni ricavate.
A Enrico mostrai stupore, gratitudine e stima. Mi rispose che mi considerava un legionario, uno di quelli tosti, prendendo come riferimento persino i miei tediosi e sofferti trascorsi. Confesso che tale pensiero mi commosse. Successivamente gli mandai un audio con voce roca, date le mie deboli condizioni.
--- Compare, e pensare che mi sono sempre sentito un Cavaliere, non intendo un Cavaliere della Tavola Rotonda ma bensì un Cavaliere della Tavola da Pranzo. ---
Cari lettori, desidero importare The Legionary su signoradeifiltri.blog, avendo avuto il permesso di Enrico, grande autore e grande amico.
The Legionary
Stava disteso a terra dolorante, ricoperto dal fango e dalla pesante armatura di battaglia. Lo scontro era stata duro, l'alluvione aveva sconvolto i piani operativi, causando moltissime perdite tra gli assedianti. Le torri si erano incagliate nella palude, lasciando i suoi compagni in balia delle frecce. Ma egli era ancora vivo, tra i commilitoni fu uno dei pochi a non farsi scoraggiare. Nonostante le difficoltà partecipò all'assedio con fierezza, Varanga andava presa a tutti i costi. E fu proprio grazie a lui, che l'ariete riuscì ad abbattere le robuste porte della fortezza. Col cammino spianato, ciò che restava dell'orda romana penetrò nella piazzaforte, catturandola e issando la grande aquila al cielo. Era fatta, pensò esausto Flavio Giuseppe. E sorridendo, chiuse per un attimo gli occhi, la sua dedizione aveva portato alla vittoria. Molte altre battaglie lo avrebbero atteso, in un futuro lontano. Ma per il legionario, adesso era il momento di riposare.
Super Madness: Peace racconto
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Kathmandu, lì 1 Giugno 2021 - La beneficenza non si ferma anche in tempi di Coronavirus. E così, in poco tempo, autrici e professioniste volontarie hanno messo a disposizione parte del loro tempo per la realizzazione di racconti brevi per la raccolta Super Madness: Peace. Il ricavato dalla vendita di quest'opera andrà in beneficenza all'associazione Horac Nepal, con sede a Kathmandu e da anni attiva nella difesa dei minori. Il progetto, nato da un'idea dell'autore e sceneggiatore italiano Stefano Labbia, si pone proprio come obiettivo l'analisi di temi quali l'emarginazione, il bullismo e l'abbandono. Si tratta di temi indubbiamente frequenti nell'universo infantile.
L'associazione Horac Nepal lavora per offrire migliori opportunità di vita ai bambini orfani, vittime di conflitti politici o in condizioni di estrema povertà. Garantisce inoltre che i loro diritti vengano rispettati per orientare questi bambini verso un futuro migliore.
L'intero ricavato dalla raccolta di racconti sarà devoluta all'associazione senza scopo di lucro Horac Nepal. Di seguito, il link relativo all'opera disponibile in versione cartacea: I partecipanti al progetto a scopo di beneficenza sono le seguenti autrici e professioniste: Chiara Pedrocchi, Maria Chiara Carriero, Federica Foradini, Cristina Tizian, Sabina Natali, Carolina Salomoni, Lara Ponchia, Francesca Corona, Barbara Fossi, Cinzia Carnevali, Barbara Astegiano e Giuditta Bertoni. Un contributo speciale nella realizzazione della raccolta va a Riccardo Mainetti, curatore e responsabile editoriale e a Giovanni Querques, impaginatore grafico.
Horac Nepal - Casa per il Soccorso di Bambini Afflittati è un'organizzazione sociale senza scopo di lucro con sede a Kirtipur-06, Taudaha, Kathmandu ed è registrata presso il governo del Nepal e il Consiglio per il benessere sociale del territorio. Lo scopo principale dell'organizzazione è lavorare per il benessere dei bambini, in particolare gli orfani, i bisognosi e i senzatetto. Ci si occupa quindi di fornire loro cibo, alloggio, vestiti, istruzione ed un ambiente familiare e accogliente.
BIO DELL'AUTORE
Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana, Founder e CEO di Black Robot Entertainment, casa di produzione e management agency di prodotti audiovisivi inglese e Black Robot Publishing, casa editrice inglese.
Nato nella capitale d'Italia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore” nel 2016 per Casa Editrice Leonida.
Nel 2017 ha dato alle stampe la sua seconda silloge poetica dal titolo "I Giardini Incantati" (Talos Edizioni) ed il suo primo romanzo "Piccole Vite Infelici" (Elison Publishing - ebook) vincitore del Premio Elison 2017 come miglior romanzo inedito.
Nel 2018 "Piccole Vite Infelici" è stato pubblicato in versione cartacea da Maurizio Vetri Editore. L'autore nello stesso anno ha pubblicato inoltre una raccolta di racconti, "Bingo Bongo & altre storie" (Il Faggio Edizioni – ebook).
Nel 2019 è stata pubblicata la sua terza raccolta poetica dal titolo "Vivo!!!" (Tempra Edizioni) e la sua prima graphic novel per LFA Publisher dal titolo "Killer Loop'S" volume uno.
Nel 2020 escono "Nel Rifugio Sommerso" (Amazon), la sua quarta raccolta di poesie e la riedizione de "Gli Orari del Cuore" prima silloge poetica, arricchita da contenuti extra oltre alla sua seconda raccolta di racconti brevi "Kissinger: blood & conquests" (Black Robot Publishing).
Nel 2021 l'autore da alla luce la sua quinta raccolta poetica dal titolo "Amore dopo amore" e "Il trucco di Molière" (Black Robot Publishing).
Note tecniche
Autore: Autrici varie (da un’idea di Stefano Labbia)
Titolo: Super Madness:Peace
Genere: Raccolta di racconti brevi
Tematica: Analisi di temi sociali (abbandono, emarginazione, bullismo, abuso di potere)
Personaggi principali: Super Madness (eroina principale), Quickly, May Hutchinson ed altri
Ambientazioni: Varie
Link per l'acquisto: https://www.amazon.com/SUPER-MADNESS-HORAC-Nepal-NoProfit-Org/dp/B095HQX7Z7
HORAC NEPAL Taudaha-06, Kirtipur, Nepal
Carmen Totaro, "Un bacio dietro al ginocchio"
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Emanuela Audisio, "Il ventre di Maradona"
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La spiaggia portoghese
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Tutto il resto della famiglia (zii, cugini,etc) abitava in Portogallo. I miei, mia sorella e Bina, sono venuti un mese più tardi. Perciò, sono stata la prima ad arrivarci dall'Africa. La famiglia portoghese è stata molto accogliente. Tutti volevano invitarmi a casa loro per le ferie - era il mese di Agosto. Ha vinto uno degli zii, quello che all'epoca passava le vacanze su una spiaggia nel nord del paese.
Ci sono arrivata alla fine del pomeriggio. Così, quel giorno, niente spiaggia. Ci andammo il giorno seguente. Essendo venuta ad Agosto, l'inverno mozambicano (se non c'è tanto freddo, perlomeno è l´epoca della pioggia), erano mesi che non andavo in spiaggia. Quindi, lo volevo davvero. Quando ci arrivo, la prima cosa che vedo è un uomo pieno di goccioline che scorrono sulla pelle, con un enorme sorriso. - L´acqua è fantastica! – diceva, a tutti quanti volessero ascoltarlo.
Non ci penso due volte. Corro verso l'acqua, mi tuffo immediatamente.
La sensazione non so come descriverla. La differenza tra 30º dell'acqua in Mozambico e i 17º del nord del Portogallo, la senti quando neppure puoi respirare!
Gordiano Lupi, "Cattive storie di provincia"
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Cattive storie di provincia
Gordiano Lupi
Acar Edizioni, 2009
pp 175
15,00
Ho letto tutti i libri di Gordiano Lupi e amo le sue tematiche riconoscibilissime: la straziante nostalgia del tempo che fu, il senso di fallimento, le ambizioni mancate, l’inconcludenza e il languore che generano un ristagno tutto sommato anche gradevole. E mi piace pure la sua scrittura asciutta ma elegante, semplice ma poetica. Mancava questo testo, Cattive storie di provincia, non recente, del 2009.
Una serie di amari fatti di cronaca legati dalla territorialità e dal rincorrersi delle solite questioni: l’amore lancinante per la propria città, il malumore, la ricerca del tempo perduto, il senso costante di privazione, rovina, mancato appagamento. Personaggi grigi, depressi, irrisolti, gente che avrebbe voluto studiare e non ha potuto, oppure che ha studiato ma non è arrivata ad avere un buon lavoro, gente sempre alla ricerca di qualcosa che, se avesse ottenuto, forse non gli sarebbe bastata. Gente che, alla fine, da tanta normalità, dalla patina di grigiore, di abitudine, di quotidianità emerge con un gesto inconsulto, con in mano un coltello affilato o un tubo del gas. Di questo trattano i primi racconti della raccolta, che sono anche quelli che preferisco. Man mano che si procede, tuttavia, i fatti di cronaca si tingono sempre più di fantastico, per poi sfociare in un orrore fondo e nero, come nella storia dei due fratelli incestuosi e cannibali o, nell’altra, agghiacciante, dove vengono girati film pedopornografici.
Alla fine l’orrore coagula in azioni orribili, al limite dello splatter. Trovo, però, che il sottile horror del grigiore quotidiano, narrato nei primi racconti e poi ripreso in testi come Calcio e Acciaio, sia forse ancora più inquietante, perché così vero e comune. Chi di noi non sente quella pungente malinconia, quell’insoddisfazione che non sa come colmare, quel bisogno di tornare indietro e cambiare le cose, quel senso d’impotenza, ineluttabilità e pigrizia? Questo, secondo me, è il vero orrore, sebbene, effettivamente, i giornali in questi anni abbiano riportato fatti orripilanti di cui la provincia, quieta e sorniona, è stata protagonista. Perché in fondo alla routine può esserci “un giorno di ordinaria follia”, come nel racconto che chiude la raccolta, dove il vento di scirocco scatena la furia omicida del protagonista, il quale diventa la nemesi di tutti noi, di quelli che sopportano a testa bassa i fastidi della vita e le angherie dei propri simili.
E, comunque, come sempre in Lupi, il sentimento preponderante è il radicamento nel territorio, il fil rouge dei i racconti, l’amore sviscerato per Piombino, di cui si accetta tutto il bene e tutto il male così com’è.
Per conoscere Guerrilla Metropolitana
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Guerrilla Metropolitana è l’acronimo dietro al quale si nasconde un filmmaker indipendente italiano che vive a Londra e ha deciso di usare il genere horror per fare anche un discorso politico e sociale. Nasce musicista, passa poi al cinema indipendente. Influenzato da Neorealismo, Espressionismo, Surrealismo, Erotica, Pop Art e cinema Underground, gira i suoi lavori in puro stile guerrilla (senza permessi, con mezzi modesti e facili da trasportare). I suoi lavori sono fortemente sperimentali e puramente visual (senza nessun dialogo), usa il genere horror come mezzo per raccontare storie di disfunzionalità sociale. Oltre a essere regista e autore delle storie, è spesso attore di supporto, autore di alcune delle musiche, montatore (assieme al suo amico Peter Frank che è lì addetto al montaggio, spesso anche lui attore di supporto). Caratteristiche tipiche del suo cinema indipendente è il mischiare foto e inquadrature della stessa sequenza, la scelta di località urbane e il fatto che in tutti i lavori non ci siano personaggi eroi, ma solo antieroi. Non usa mai la computer grafica e sceglie argomenti che variano dall’ipocrisia del potere, alla follia dei serial killer, fino ad arrivare a temi politici in chiave horror.
Il suo canale YouTube ci porta nei meandri di un orrore senza redenzione.
Vediamo un corto intitolato BITS: https://youtu.be/caWsp8DRuN8.
Seguitelo! Ne vedrete delle belle. Noi, intanto, lo abbiamo intervistato.
Quali sono i tuoi registi di riferimento?
I miei registi di riferimento sono veramente tanti e ognuno di loro mi ha dato qualcosa anche se la maggioranza provengono dalla vecchia scuola italiana del cinema di genere (Deodato, Fulci, Lenzi, D'Amato, Martino, Scavolini, Bianchi, etc).
A quali progetti stai lavorando?
Ho scritto circa una trentina di storie horror diverse e ho intenzione di trasformarle tutte in corti e medi metraggi horror e alcuni persino in veri e propri mini film della lunghezza di circa 50/60 minuti (questi saranno quelli con forti venature politiche). I miei due prossimi lavori saranno due brevi cortometraggi horror assolutamente bizzarri e folli su due temi diversi e successivamente verso settembre, al massimo inizio ottobre, farò uscire sui miei canali di YouTube e Vimeo il mio primo mini film horror social-politico, dove il tema sarà la terrificante faccia della classe dirigente ai danni della sottoclasse (attraverso un storia da me scritta e dove io stesso interpreterò i due rispettivi ruoli come attore, in aggiunta a quello di regista, autore e compositore di musiche). In tutti i miei lavori ci sarà un mio carissimo amico, anche lui italiano residente a Londra, di nome Pietro (pseudonimo Peter Frank) e che è l'addetto al montaggio. Lui mi darà una mano a riordinare con il suo fondamentale lavoro tutta la mia follia creativa e visiva, inoltre sarà un regolare attore di supporto in molti dei miei futuri lavori (in questo mio primissimo cortometraggio BITS interpreta il ruolo del primo residente vittima di lei, nonché "uomo nero" sul poster stesso del mio film).
Usi il genere horror per sconvolgere o per comunicare altro?
Ho intenzione di sviluppare un mio cinema indipendente del tutto personale, puramente visivo (senza alcuna forma di dialogo tradizionale) e fortemente influenzato dall'Espressionismo, Surrealismo, Pop Art ... fino ad arrivare all'erotico, underground ... ma partendo sempre da uno spunto sociale (in alcuni casi come alcuni miei futuri lavori, persino politico). Quindi un horror sperimentale che va contro corrente al contemporaneo mainstream commerciale e zuppo solo di sensazionalismi. Un horror che non ha paura di entrare nella psiche umana e non ha paura di esplorare disfunzionalità esistenziali in un contesto sociale folle come quello di oggi.
Progetti futuri
Dopo questi lavori ce ne saranno tanti altri con cadenza più o meno bimestrale e nel frattempo in aggiunta a questa trentina, continuerò a scrivere altre storie horror, da poter poi trasformare in futuri lavori.
E gli attuali riscontri?
Il mio canale YouTube di Guerrilla Metropolitana in meno di due settimane ha già avuto quasi 2,000 visualizzazioni provenienti da tutto il mondo (in particolare da UK e in America), più quasi una settantina di sottoscrizioni. Si sta rivelando un successo ben maggiore di quello che mi aspettassi grazie a questo mio lavoro BITS. Alcuni festival horror inglesi hanno mostrato interesse per il mio lavoro chiedendomi dei prossimi. Ho mandato la link di questo mio cortometraggio a recensionisti e vari distributori internazionali. Sulla rete, in particolare Facebook, ho già visto sia in America che Europa molti stanno pubblicando la link di BITS sulle loro bacheche.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Miriam
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C'era una volta una bellissima principessa di nome Miriam che viveva in un bel castello nel Regno di Borgo Bio.
Suo padre, il re, per questioni politiche, e soprattutto nel timore di una guerra impossibile da vincere, diede la giovane in sposa a Nicholas, un re vedovo, particolarmente spietato, del Regno di Fallacia. Il sanguinario regale, guerrafondaio fino all'osso, assieme al suo fortissimo esercito, espugnò i principali regni del Casso, eliminando senza pietà svariati monarchi e intere guarnigioni di soldati, per non parlare della moltitudine di coraggiosi avventurieri che cercavano di liberare la principessa.
Passarono alcuni anni, finché una notte, Miriam, a tradimento, uccise lo sposo, mutilandolo con un sol colpo tramite una taglientissima ascia. Con freddezza infilò la testa dell'uomo (con corona annessa) in un sacchetto di iuta e lo strinse con dello spago.
La diabolica ragazza, prima della fuga, fece esplodere il castello, incendiando la stanza coi barili strapieni di polvere da sparo. Non sopravvisse nessuno.
Miriam tornò a Borgo Bio e servì al padre in un piatto d'argento (nel vero senso della parola!) il capo mozzato di Nicholas.
«Il nostro piano ha funzionato! Il Regno di Fallacia è in mano nostra!» esclamò la figlia con un sorriso mefistofelico.
«Ottimo lavoro! Oltretutto anche gli altri regni risultano indeboliti, dal momento che il caro satanasso si è occupato di decimare i relativi contingenti nonché importanti figure militari, nobiliari e reali» osservò con perfidia il re. «Praticamente il Casso ha soltanto un sovrano, cioè io.»
E vissero felici e crudeli.
Gennaro Ivan Gattuso, "Se uno nasce quadrato non muore tondo"
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BORGHETTO DEL LIBRO: FESTA DELL’EDITORIA DI QUALITÀ
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Borghetto del Libro vuole essere la festa del libro all’insegna della Qualità e dedicata all’editoria indipendente, dove alcune tra le case editrici più virtuose del panorama italiano – mosse da ragioni valoriali non strettamente commerciali – potranno trovare spazio e modo di entrare in sinergia, esporre il proprio catalogo e far conoscere le novità librarie più interessanti.
Ventisei case editrici, selezionate anche in modo da presentare un’offerta variegata, che spazia dalla saggistica alla letteratura, per arrivare sino al pubblico dei più piccoli: Aras Edizioni, Atlantide, Babalibri, BeccoGiallo, Black Coffee, Camelozampa, Casasirio, Cliquot, Effequ, Fandango Libri, Gallucci, Il Compleanno Delle Balene, Italo Svevo, Kellermann, L’Orma, Miraggi, Neo, Nottetempo, Nutrimenti, Pessime idee, Prehistorica, Quodlibet, Safarà, Sur, 21 Lettere, Voland. Tre giorni (4, 5, 6 giugno 2021) nella splendida cornice naturale di Borghetto sul Mincio (VR), all’aria aperta e nel pieno rispetto delle attuali normative anti Covid, a due passi da Valeggio – comune da sempre attento alla difesa e alla promozione della cultura –, dove incontrare autori, assistere a reading, presentazioni di libri, dibattiti sulle tematiche di settore.
Tra gli ospiti: Simonetta Bitasi, Éric Bulliard, Francesca Capossele, Nicola Feninno, Orazio Labbate, Giorgio Manacorda, Matteo Marchesini, Peppe Millanta, Paolo Pascucci, Francesco Permunian, Camilla Peruch, Ezio Sinigaglia, Anja Trevisan, Germana Urbani, Paolo Zardi.
Il tema della prima edizione di Borghetto del Libro è “Connessioni”, un’esortazione a immaginare nuove forme di contatto, relazione, interdipendenza. A memoria d’uomo del resto, non si ricorda – se non nelle carceri o in guerra – quella necessaria distanza tra le persone che oggi sembra diventata condizione essenziale per la sopravvivenza. Quali prospettive allora?
Connettersi significa raggiungersi, coincidere, riflettersi, resuscitare antiche alleanze superando le distanze imposte, creando il giusto clima per la migliore narrazione tra esseri umani sospesi tra l’ansia d’eterno e la coscienza di una nuova libertà culturale. L’obiettivo di questa prima edizione 2021, in un anno tanto incerto, è quello di riportare l’attenzione attorno al mondo del Libro e ai suoi grandi pensatori, perché possano farci riflettere e mostrarci la via, nonché verso il lettore, figura spesso trascurata e preziosa depositaria di pensieri.
Borghetto del Libro si terrà dunque sulle dolci rive del Mincio, a Borghetto – di recente inserito nel prestigioso novero dei “Borghi più belli d’Italia” e premiato con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano –, sotto la direzione artistica di Angelo Di Liberto (scrittore e critico) e Gianmaria Finardi (Prehistorica Editore).
L’evento è organizzato dall’Amministrazione Comunale – Assessorato alla Cultura e dall’Associazione Percorsi, in collaborazione con: Associazione Pro Loco, Biblioteca Comunale, Associazione Valeggiamo. La manifestazione nasce su proposta della casa editrice Prehistorica Editore. Per informazioni: https://www.borghettodelibro.it
PRO LOCO VALEGGIO SUL MINCIO 045/7951880 SEGRETERIA ORGANIZZATIVA info@percorsivaleggio.it/ info@valeggio.com
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