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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)
Post recenti

Claudio Lagomarsini, "Ai sopravvissuti spareremo ancora"

10 Giugno 2021 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 
 
 
Ai sopravvissuti spareremo ancora
Claudio Lagomarsini
 
Fazi, 2020
 
 
I "trespassers" in inglese sono gli intrusi, ovvero coloro che oltrepassano un confine. Perché in America nelle proprietà private appendono un cartello in cui dicono cortesemente che verranno "sparati". Il seguito della frase è tradotto nel titolo di questo breve romanzo che ha come protagonista la provincia carrarese (immagino, vedono le Apuane ma hanno il mare) con i limiti che Marcello, l'autore del diario personale che diventa poi la storia narrata, vorrebbe oltrepassare. Ma a volte i muri sono alti e privi di appigli, e agilità e astuzia non bastano. Marcello descrive nel suo diario l'estate del 2002 con il Salice, il fratellino, il Tordo, l'amante della nonna e Wayne, lo sbruffone di paese per cui sua madre ha mollato il padre che ora, invece di fregarsene dei figli da vicino, lo fa dal lontano Brasile. E già così, si capisce che tipo è Marcello: uno sfigato bravo sui libri, innamorato della tipa a cui passa le versioni e che la dà ad un balordo, uno come Wayne ma con la moto, uno che usa tutto il suo spirito per mettere soprannomi così azzeccati che poi alla fine ti pare che questi personaggi siano stati davvero battezzati in quel modo. Il fratello va al mare, ha gli amici, scherza. Lui no. Lui vorrebbe evitare l'impietoso spettacolo di quella provincietta intrisa di un patriarcato e un sessismo squallidi, di cui le donne sono prime esponenti con i loro litigi da due soldi per questioni di minchia più che di cuore, raccontini usciti dritti da becere commediole anni '70 italiane, zuffe stile galletti da pollaio per serbatoi di acqua, inutili prove di forza per ribadire stancamente un machismo anacronistico, illusioni di chi non vuole ammettere che il figlio è un ladro o il nipote è gay, con l'aggravante di porre un reato e l'omosessualità sullo stesso piano. Ma questo gli tocca. Deve vederlo ogni giorno. Vorrebbe, cerca di interporsi tra le parti in causa per spezzare queste dinamiche ormai stantíe e prevedibili, ma riceve solo risatine di scherno o strilla di terrore. Non si possono cambiare certe cose. Te ne vai, oppure resti e sopporti. Marcello, personaggio non particolarmente furbo o simpatico, e per questo umanissimo e così vicino, dall'alto dei suoi 17 anni non ci sta. Sceglie la terza soluzione con tutte le conseguenze. Resterà il dubbio se la fine si sarebbe potuta evitare o cambiare, se la catena causale di coincidenze avrebbe inevitabilmente portato alla classica "tragedia in provincia" o se inconsciamente il tormentato adolescente abbia cercato quell'esito. L'unica certezza che resta al termine della storia è che la vera arma non era quella detenuta dal Tordo ma la meschineria soffocante di un ambiente inadatto a un giovane più riflessivo e introverso, a cui basta un nulla per essere innescata.
 
"Da un po’ di tempo, un avvocato che arringa nel mio tribunale notturno ripete la stessa solfa. L’assassino, sostiene lui, non è nessuno di noi. È l’intonaco color pesca, la siepe del pitosforo, il ghiaino bianco delle nostre case. Sono le taccole in umido che abbiamo mangiato, i racconti piccanti che ci siamo scambiati e l’aria che abbiamo respirato. Presi da soli, sono tutti ingredienti innocui, vagamente pittoreschi. Insieme hanno creato una miscela di cui nessuno poteva sospettare il potenziale esplosivo".
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Ohhhh, Valentino Rossi in my mind

8 Giugno 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #sport, #personaggi da conoscere

 

 

 
 
 
 
Omaggio a Emanuela Audisio e al suo libro Il ventre di Maradona
 
 
 
 
 
Oggi inizio, con Valentino Rossi, la descrizione dei corpi prestati allo sport, menzionati da questa brava autrice nella sua opera. Forse non ce la farò a elencare tutti gli atleti da lei inseriti nel volume, ma ci proverò, magari le prossime volte li metterò in coppia o in trio. E, inoltre, sapete che voglio pure provare a fare? Voglio accompagnare ogni personaggio con un brano musicale. Perché lo faccio? Perché con la musica si legge meglio, spero di interpretare bene i vostri gusti, per questo centauro vi va bene (You make me feel like) a natural woman di Aretha Franklin?
 
 
 
Valentino Rossi
 
Il ragazzo è nato in una terra lungomare, dove “il motore” è il pane quotidiano e va mangiato divertendosi. Il ragazzino lo sa bene, a 300 all'ora lui ride, scherza, gioca seriamente, chiude e apre il gas con furbizia e intelligenza. In sella a una moto, sua amica eterna, recita un atto di fede, diventa un tutt'uno con il sacro. Lui, che non ha un fisicaccio, dentro di sé è spirito divino, è il divino che lo ha fatto nascere un campione di pilota. Pare che non beva birra ma aranciata, ami avere tanta gente intorno ma da solo, a motori spenti, come un bambino, sorrida in silenzio. A scuola per obbligo, in pista per natura, con grande piacere. Eh già, che c'è di meglio da fare nella vita se non quello che ti piace di più? E poi? Dopo la corsa si ritorna a Tavullia, mica a Broadway. II suo paese è la sua intima, amata e inestimabile esistenza, il profumo delle sue parti non lo scambierebbe per nulla al mondo. Valentino corre ancora e non invecchia mai ma a me, il giorno che per limiti di età sulla linea di partenza non più si presenterà, mi piace immaginarlo a sgommare e derapare per le stradine di Tavullia con l'Apecar, altro che correre in F1. Sòcc’mel, la vita è bella anche per questo.
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Marco Galvagni, "Le note dell'anima"

7 Giugno 2021 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Le note dell'anima di Marco Galvagni (Transeuropa Edizioni, 2020) riecheggiano in ogni segno virtuoso dei versi tra le annotazioni poetiche sulla vita, interpretano il suono del cuore e affermano con la dedica amorosa in epigrafe, l’insinuante e persistente fiamma della passione. Il poeta si lascia incantare dalla soavità evocativa della memoria, concede alla fantasia la forma visibile delle immagini rappresentative della realtà, per accogliere la premurosa custodia delle riflessioni attraverso la mediazione estetica della bellezza. La determinazione carismatica dell’esistenza descritta da Marco Galvagni, compone la fiducia nell’elemento sensoriale, consegnando alla poesia la misteriosa e provocante corrispondenza della coscienza e muovendo in direzione spontanea le coincidenze significative dell’esperienza. La fluida continuità della sensualità ritrova la sua malia tentatrice tra le pagine, affina l’arte della seduzione inviando segnali colti e raffinati nell’elegia autobiografica, ridesta l’ispirazione, indica il dogma enigmatico del sortilegio emotivo e la ritualità  fatale della conquista. Marco Galvagni afferma il significato dell’eloquenza, adula la strategia della percezione, strumento di comprensione, rende l’irrazionale spinta delle illusioni motivo di sofisticata indagine esistenziale e archetipo universale. Il carattere poietico dell’opera mostra l’origine della centralità charmant dell’amabilità, idealizza l’attività nostalgica del pensiero, i simboli in equilibrio sulle stagioni, esplora la fenditura profonda del soffio vitale, rivestendo la dolcezza arcana della speranza oltre l’abisso dei moti spirituali e istintivi. Il profilo del poema traccia la sensazione sincera delle rivelazioni vissute e amplia la geometria della consapevolezza. I testi affidano alla sacralità del senso il legame con il tutto, interrogano la complicità dell’umanismo, confrontano l’intenso entusiasmo dell’immaginazione con il processo inarrestabile della conoscenza, combinando la meditazione e la sapienza indistinta dell’intelletto. “Le note dell’anima” scorrono nelle vene, misurano la cifra del palpito, congiungono le infinite occasioni, magiche e segrete, del tempo, orientano la certezza e la resistenza dei gesti, riconducono la forza pulsionale dell’amore all’energia primordiale delle intuizioni. La composizione dell’anima colloca la personificazione emblematica del linguaggio nell’incarnazione della donna amata ed evocata come illuminata epifania nella tensione tra aspirazione e utopia. Il poeta adotta uno stile che è sede della propria moralità, identificata nella corporeità dei ricordi, nella consistenza erotica delle espressioni, nello sfuggente e impalpabile dominio della contemplazione, nella maturità degli affetti. Nei testi di Marco Galvagni si comprende che la bellezza diffonde il suo passaggio oltre il momento e attraversa, come possibilità, tutti i corpi. Il poeta vive l’unicità del proprio destino, disponendo alla nobilitazione di ogni ardore il vagheggiamento dell’attrazione e unendo alla libertà del sublime l’intensificazione della assolutezza apollinea della poesia.                        

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

IL SEGRETO D’AMORE

 

Del segreto d’amore

non ancora rivelato

sappi, fata,

che ne indovinerò il mistero

dischiudendo con un chiavistello dorato

l’antico incantesimo.

Libellula volerò oltre il muro di diamante

che separa i nostri occhi,

le bocche, i baci.

Ne varcherò il limite in tre balzi

anche se la tua voce e i tuoi capelli

non hanno parlato

sino ad aprire con foggia reale

tutte le porte del cielo e della mia vita.

 

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VIENI, VIENI DA ME USIGNOLO

 

Nel fitto del mio petto

cadendo goccia a goccia sul cuore

il tuo nome come un sigillo

apre ampie conche d’oro.

 

Come in un sogno bollente estivo

da lontano mi chiami.

Anch’io rispondo a lettere di fuoco

Elisa e sussurro: “vieni, vieni da me

nella tua aura dorata

come un usignolo nel sottobosco

poiché da tempo immemore t’attendo.”

 

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MARE CRISTALLINO

 

Mare cristallino in cui perdermi

fra spume agili

in una corolla d’acqua

giungi a me, la multipla.

Nella distesa oceanica dei tuoi occhi,

fiamma di luci iridescenti

suggellata come uno sciame d’api

si cela sempre un castello incantevole

tale a una farfalla aperta alle virtù del vento

da afferrare con trepidi aneliti di baci.

 

Innamorata in segreto dietro il sorriso

con sibili di parole d’amore

si protende su di me.

Ignaro il suo cuore confida

in quella foglia d’acqua che l’avvolge

sotto le nuvole nocciola delle sue iridi.

 

Ha denti scintillanti come il fuoco,

la bocca fiamma d’ermellino.

 

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LA RINASCITA

 

Il tuo capo stupito, commosso,

visto in primo piano

si può paragonare senza civetteria

alla folgore sferica

d’una perla d’acqua,

ad una corolla blu,

alla potenza degli uragani,

al cielo trapuntato d’astri come un nasturzio luminoso.

Violentemente tenero,

delicato e indifeso

abbandona le zolle ai loro segreti;

questo eremo diseredato

ove prende forma il silenzio delle stelle

che si ferma ad ascoltare e lo persuade.

 

Qual è la rinascita che ha prevalso

ora e sempre nella mia vita?

Solo i tuoi capelli, ponti solari,

che ancora non hanno parlato

ma dapprima la fiamma dei tuoi occhi

hanno smentito per sempre.

le antiche pozzanghere lunari.

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Giovanna Strano, "Lo specchio delle stelle"

6 Giugno 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #storia, #personaggi da conoscere

 

 

 

Lo specchio delle stelle

Giovanna Strano

 

Nuova Ipsa Editore

pp 213

18,00

 

Giovanna Strano torna al romanzo storico con Lo specchio delle stelle. Qui non si tratta dell’autobiografia di un artista famoso, come Van Gogh o Modigliani, o della modella di Botticelli, ma di un particolare periodo, non molto conosciuto, e di riferimenti alchemici, esoterici e religiosi.

Il luogo è la Sicilia - il romanzo ha il patrocinio della Regione – i personaggi sono i sovrani di Trinacria, Federico III di Svevia ed Eleonora d’Angiò, oltre al templare Ruggero di Flor e al medico alchimista Arnaldo da Villanova.

Fra castelli, segrete, eresie catare, si giunge alla scoperta e decifrazione di un antico misterioso manufatto, sorta di sacro Graal – ma forse è proprio il Graal stesso – un papiro scritto di pugno da Gesù in persona, dove si cela il mistero dell’universo creato. Gli opposti si contrappongono come nel catarismo, la luce e il buio, il bene e il male, Dio e Satana, ma uno solo – scopriremo - è Colui che ha voluto e immaginato tutto, colui nel quale la coniunctio oppositorum si realizzerà.

La corte di Federico III (com’era stata quella del più noto Federico II) è un luogo aperto e tollerante, dove persino l’eresia catara viene accolta e non rinnegata, dove è sempre accesa la fiamma della conoscenza e della cultura. Federico è un uomo di onore e di grande curiosità intellettuale, sua moglie Eleonora una donna illuminata, sostenitrice del progresso e dell’emancipazione femminile. Sposatala per dovere dinastico, Federico s’innamora di lei e con lei ha nove figli, e questo mette in crisi il precedente rapporto con Sibilla Sormella.  

Federico crede nell’amicizia e nella lealtà ma perde i suoi due amici, Ruggero, comandante templare degli Almogavari, megadux dell’imperatore bizantino, e Arnaldo, per colpa di tradimenti.

Arnaldo da Villanova, la cui tomba è stata scoperta nel 1969 nel castello di Montalbano Elicona, - paese crogiolo di religioni diverse e che ospita addirittura due chiese catare - è una singolare figura di medico, una via di mezzo fra un mago e uno scienziato, indagatore dei misteri della natura e dell’alchimia, vicino allo spiritualismo francescano. Viene fatto coincidere con il segreto dell’Argimusco, altopiano siciliano dove si ergono pietre erose dal vento – quasi megaliti naturali, usato come osservatorio astronomico fin dall’antichità.

Personaggio a se stante e onnipresente, la bella terra di Sicilia, il soffio caldo e sensuale dello scirocco, il barbaglio del mare, l’incandescenza del sole e i profumi di piante mediterranee ed erbe medicinali.

Al di là dell’intento filosofico esoterico o della ricostruzione storica, è ben disegnata la psicologia dei personaggi e ben sviscerato il sentimento d’amore, quello che nasce “nonostante”, fra Maria e Ruggero, e soprattutto fra Eleonora e Federico. Amori non scontati, non predestinati, non voluti ma che si sprigionano e crescono fino a travolgere il presente e riscrivere il passato. Maria vedrà morire Ruggero, Federico abbandonerà la madre dei suoi cinque figli per una donna che gli è stata data in moglie solo per convenienza. La Strano è una storica, ma l’amore la affascina, sentimento trascendente, prepotente, quasi religioso e filosofico.

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Nonno sprint

5 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Mio nonno materno. Che personaggio!

Separato da tempo immemore, incallito donnaiolo e grande girovago, con i suoi ottant'anni passati, sprizza “arzillosità” da tutti i pori.

Un dongiovanni, quindi? Eh sì, tant'è vero che in famiglia l'abbiamo da sempre soprannominato Don Giovan"Nuccio", derivante dal diminutivo di Nuccio.

In proposito si lancia con nonchalance all'avventura, nel prendere treni o autobus per raggiungere le sue conquiste, spesso rimorchiate tramite quelle cosiddette rubriche Cuori Solitari, oppure semplicemente per farsi delle belle e spensierate gite.

Bene, arrivati a questo punto è necessario tornare indietro di quasi trent'anni, ovvero a quando il nonno era più giovane e, per i suoi spostamenti, utilizzava un unico e insostituibile mezzo: uno sgangherato ma stranamente funzionale Piaggio Si con il quale aveva girato un po' tutta la Sicilia orientale e occidentale. A quei tempi, io e la mia famiglia abitavamo a Trabia, in provincia di Palermo, lo “sprintoso” ci veniva a trovare due volte l’anno per rimanere ospite da noi per circa una settimana. Talvolta spuntava in maniera inaspettata, vale a dire a sorpresa.

Più ci penso e più mi stupisco per via di quel Si, un mezzo non proprio comodissimo per viaggiare. In breve, provo a descrivere il tragitto. E che tragitto!

Partenza all'alba, dal messinese al palermitano, giungendo in tarda serata, attraversando strade, stradine, paesi, paesini, campagne etc., sfidando persino avverse condizioni meteo, sebbene per ovvi motivi il girandolone scegliesse prevalentemente l’estate o le giornate soleggiate.

Io e mia sorella, se sapevamo del suo arrivo, ci piazzavamo sul balcone ad aspettarlo. Non ci portava mai dei regali, al massimo un vassoio di piparelle.

L'ingresso a casa nostra da parte di nonno Nuccio lo consideravo di tipo trionfale, un mix tra il folle e l’eroe, tra l’altro con gli immancabili risvoltini (per non sporcarsi i pantaloni, o almeno così si giustificava) e con addosso un cascaccio color marrone senza visiera che con la fantasia identificavo da aviatore. 

Una sera, quasi al termine della cena, avvenne un simpatico episodio degno di nota. In sostanza a Don Giovan"Nuccio" domandai da cosa traesse origine quel suo spirito da avventuriero, e il perché prediligesse l’utilizzo di quel catorcio.

«Vedi caro nipote» mi spiegò, «da ragazzino amavo leggere i giornaletti e… sognavo di girare il mondo. Ed eccomi qua!» 

«E qual è il tuo preferito?» gli chiesi nuovamente con slancio, poiché a sette anni ero un avido lettore di fumetti.

«Tex Willer!» esclamò e con le dita fece finta di sistemarsi un immaginario cappello da cowboy.

«Ah ecco, ora tutto si spiega!» intervenne mio padre con sottesa ironia.

Guardammo papà con aria divertita, pronosticavamo che avrebbe aggiunto una postilla umoristica.

«Praticamente tutti e due in sella. Tex, col cavallo andando per dune e per monti, mentre lui... col Si!»

Scoppiamo a ridere.

«E se piove? Come fai?» domandò mia sorella rivolgendosi al nonno.

«Non si pone il problema perché l'Uomo del Vento... non teme la pioggia.»

 

 

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The Legionary

4 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Alcuni mesi fa venni operato di settoturbinoplastica, un'operazione finalizzata al riallineamento del setto nasale, alla correzione dei turbinati e l’asporto di svariati polipi, un trattamento chirurgico necessario per una corretta respirazione. L’intervento andò a buon fine, un intervento gestito da un chirurgo di veterana esperienza e da un’equipe ineccepibile; tuttavia, l’anestesia totale mi aveva totalmente sfibrato, al punto che i sanitari ebbero complicazioni a risvegliarmi. Nei due giorni successivi, un forte mal di testa non mi diede tregua per non parlare della costante spossatezza. 

Dormii moltissimo, malgrado qualche difficoltà, in quanto le cavità nasali risultavano ostruite dalle medicazioni. Gli infermieri e gli O.S.S. si presero cura di me in maniera attenta, per di più mostrando cortesia ed empatia. Per la prima volta capii cosa si prova ad essere l’assistito, visto che da circa tre anni esercito in qualità di Operatore Socio Sanitario in una Comunità Alloggio, fornendo assistenza sociale e sanitaria agli anziani.

Durante i giorni di degenza, a causa delle restrizioni legate alla pandemia Covid-19, le visite di parenti e amici non erano consentite, dovendomi quindi accontentare delle chiamate sul cellulare o dei messaggi ricevuti su WhatsApp e su Messenger, messaggi pieni di affetto, di solidarietà e di sostegno da parte della mia amata fidanzata, della mia famiglia, dei miei colleghi di lavoro e di Enrico, il mio migliore amico.

A Enrico, oltre le dovute risposte o le considerazioni inerenti all'intervento, in forma esclusiva inviai un selfie nel quale giacevo sul letto, tenendo il pollice rivolto verso l'alto. Chiaramente si notava l’espressione stravolta, il naso gonfio come quello di un orco e gli occhi da comatoso. Nell'autoscatto allegai la seguente frase: --- Non sono allettante, tutt'al più allettato. ---

Il mio amico, tramite WhatsApp, riempì il display del mio dispositivo di faccine sghignazzanti per poi scrivermi che in realtà si dispiaceva nel vedermi in quello stato, tra l'altro esternando ammirazione, poiché ero riuscito ad affrontare l'operazione con uno spirito battagliero, conservando al contempo il mio solito humour

La mattina dopo, Enrico mi comunicò che mi aveva dedicato un brevissimo racconto intitolato The Legionary e che desiderava inoltrarmi il file su cellulare nel primo pomeriggio. Appena mi fece pervenire il documento elettronico, lo lessi con estrema attenzione, trovandomi in quel momento (ed anche adesso) impossibilitato nel descrivere le sensazioni ricavate.

A Enrico mostrai stupore, gratitudine e stima. Mi rispose che mi considerava un legionario, uno di quelli tosti, prendendo come riferimento persino i miei tediosi e sofferti trascorsi. Confesso che tale pensiero mi  commosse. Successivamente gli mandai un audio con voce roca, date le mie deboli condizioni.

--- Compare, e pensare che mi sono sempre sentito un Cavaliere, non intendo un Cavaliere della Tavola Rotonda ma bensì un Cavaliere della Tavola da Pranzo. --- 

 

Cari lettori, desidero importare The Legionary su signoradeifiltri.blog, avendo avuto il permesso di Enrico, grande autore e grande amico.

 

The Legionary

 

Stava disteso a terra dolorante, ricoperto dal fango e dalla pesante armatura di battaglia. Lo scontro era stata duro, l'alluvione aveva sconvolto i piani operativi, causando moltissime perdite tra gli assedianti. Le torri si erano incagliate nella palude, lasciando i suoi compagni in balia delle frecce. Ma egli era ancora vivo, tra i commilitoni fu uno dei pochi a non farsi scoraggiare. Nonostante le difficoltà partecipò all'assedio con fierezza, Varanga andava presa a tutti i costi. E fu proprio grazie a lui, che l'ariete riuscì ad abbattere le robuste porte della fortezza. Col cammino spianato, ciò che restava dell'orda romana penetrò nella piazzaforte, catturandola e issando la grande aquila al cielo. Era fatta, pensò esausto Flavio Giuseppe. E sorridendo, chiuse per un attimo gli occhi, la sua dedizione aveva portato alla vittoria. Molte altre battaglie lo avrebbero atteso, in un futuro lontano. Ma per il legionario, adesso era il momento di riposare.

 

 

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Super Madness: Peace racconto

3 Giugno 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #racconto

         

                                                   

                                

 

 

 

Kathmandu, lì 1 Giugno 2021  -  La beneficenza non si ferma anche in tempi di Coronavirus. E così, in poco tempo, autrici e professioniste volontarie hanno messo a disposizione parte del loro tempo per la realizzazione di racconti brevi per la raccolta Super Madness: Peace. Il ricavato dalla vendita di quest'opera andrà in beneficenza all'associazione Horac Nepal, con sede a Kathmandu e da anni attiva nella difesa dei minori. Il progetto, nato da un'idea dell'autore e sceneggiatore italiano Stefano Labbia, si pone proprio come obiettivo l'analisi di temi quali l'emarginazione, il bullismo e l'abbandono. Si tratta di temi indubbiamente frequenti nell'universo infantile.

L'associazione Horac Nepal lavora per offrire migliori opportunità di vita ai bambini orfani, vittime di conflitti politici o in condizioni di estrema povertà. Garantisce inoltre che i loro diritti vengano rispettati per orientare questi bambini verso un futuro migliore.

L'intero ricavato dalla raccolta di racconti sarà devoluta all'associazione senza scopo di lucro Horac Nepal. Di seguito, il link relativo all'opera disponibile in versione cartacea: I partecipanti al progetto a scopo di beneficenza sono le seguenti autrici e professioniste: Chiara Pedrocchi, Maria Chiara Carriero, Federica Foradini, Cristina Tizian, Sabina Natali, Carolina Salomoni, Lara Ponchia, Francesca Corona, Barbara Fossi, Cinzia Carnevali, Barbara Astegiano e Giuditta Bertoni. Un contributo speciale nella realizzazione della raccolta va a Riccardo Mainetti, curatore e responsabile editoriale e a Giovanni Querques, impaginatore grafico.

Horac Nepal - Casa per il Soccorso di Bambini Afflittati è un'organizzazione sociale senza scopo di lucro con sede a Kirtipur-06, Taudaha, Kathmandu ed è registrata presso il governo del Nepal e il Consiglio per il benessere sociale del territorio. Lo scopo principale dell'organizzazione è lavorare per il benessere dei bambini, in particolare gli orfani, i bisognosi e i senzatetto. Ci si occupa quindi di fornire loro cibo, alloggio, vestiti, istruzione ed un ambiente familiare e accogliente. 

 

BIO DELL'AUTORE

 

Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana, Founder e CEO di Black Robot Entertainment, casa di produzione e management agency di prodotti audiovisivi inglese e Black Robot Publishing, casa editrice inglese.

Nato nella capitale d'Italia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore” nel 2016 per Casa Editrice Leonida.

Nel 2017 ha dato alle stampe la sua seconda silloge poetica dal titolo "I Giardini Incantati" (Talos Edizioni) ed il suo primo romanzo "Piccole Vite Infelici" (Elison Publishing - ebook) vincitore del Premio Elison 2017 come miglior romanzo inedito.

Nel 2018 "Piccole Vite Infelici" è stato pubblicato in versione cartacea da Maurizio Vetri Editore. L'autore nello stesso anno ha pubblicato inoltre una raccolta di racconti, "Bingo Bongo & altre storie" (Il Faggio Edizioni – ebook).

Nel 2019 è stata pubblicata la sua terza raccolta poetica dal titolo "Vivo!!!" (Tempra Edizioni) e la sua prima graphic novel per LFA Publisher dal titolo "Killer Loop'S" volume uno.

​Nel 2020 escono "Nel Rifugio Sommerso" (Amazon), la sua quarta raccolta di poesie e la riedizione de "Gli Orari del Cuore" prima silloge poetica, arricchita da contenuti extra oltre alla sua seconda raccolta di racconti brevi "Kissinger: blood & conquests" (Black Robot Publishing).

Nel 2021 l'autore da alla luce la sua quinta raccolta poetica dal titolo "Amore dopo amore" e "Il trucco di Molière" (Black Robot Publishing).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note tecniche

 

 

Autore: Autrici varie (da un’idea di Stefano Labbia)

 

Titolo: Super Madness:Peace

 

Genere: Raccolta di racconti brevi

 

Tematica: Analisi di temi sociali (abbandono, emarginazione, bullismo, abuso di potere)

 

Personaggi principali: Super Madness (eroina principale), Quickly, May Hutchinson ed altri

 

Ambientazioni: Varie

Link per l'acquisto: https://www.amazon.com/SUPER-MADNESS-HORAC-Nepal-NoProfit-Org/dp/B095HQX7Z7

 

 

 

 

                                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                  

                                         HORAC NEPAL Taudaha-06, Kirtipur, Nepal

                                          01-5124215 , 9851196348

                                          info@horac.org , tejbikram_shahi@yahoo.com

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Carmen Totaro, "Un bacio dietro al ginocchio"

2 Giugno 2021 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 
 

 

 
 
 
Un bacio dietro al ginocchio
Carmen Totaro
Einaudi, 2021
 
 
"Aveva notato che lì, nella cava, le parole gridate disegnavano una curva e poi si disperdevano. Schizzavano in alto come un fuoco d'artificio e poi precipitavano, non ne restava nulla. Era come se si esaurisse la voce che le aveva pronunciate, e lei avrebbe voluto aggiungere la sua a quella della figlia, gridare allo stesso modo, più forte, piangere, perché neanche lei aveva ricevuto consolazione."
Nella preparazione al duello finale tra Ada e Elisa, madre e figlia, un duello degno di un western, con questa ambientazione abbacinante in una cava sperduta nel mezzo di un'assolata Sardegna, le parole sono proiettili che rimbalzano impazziti. 
Nel capitolo che apre il romanzo invece le parole sono stentate, non hanno getto, cadono vicino a chi le pronuncia, senza veramente raggiungere l'altra, ognuna recita la propria verità ma senza che l'altra davvero la ascolti.
Una cena di compleanno goffa e malriuscita, poi il rientro a casa. Ada resta sola, Elisa esce e nulla sarà più come prima né per i protagonisti né per noi lettori. Qualcosa accade, viene descritto ma mai spiegato veramente, anche se la soluzione appare semplice e logica, poche sono le alternative, per non dire nessuna. Ma quando Ada riporta i fatti è evidente come questi non combacino con quanto è accaduto. Veniamo trascinati in un giallo psicologico in cui la verità trova una sua strada attraverso questa dissonanza cognitiva continua tra narrato e riferito, in cui i perché si intuiscono, la psicologia di Ada si svela a ogni capitolo con le sue paure, la dipendenza affettiva, i fallimenti e le illusioni, il suo modo ottuso di interagire con gli amici della figlia, la sua indebita intrusione nelle vite altrui, il suo essere così giudicante. Elisa, gelida e determinata, tornerà ad abitare le pagine nella seconda metà, e proprio l'assenza di spiegazioni del suo gesto, ma un certo sollievo per il suo fallimento, ci indirizzano verso una ragazza confusa, arrabbiata, senza meta e irrisolta. Un notevole scavo in due personalità al limite che si trovano ad avere necessità dell'altra per uscire dal pozzo nero in cui languiscono da anni senza mai avere davvero il coraggio di ammettere la necessità di aiuto. "Forse, se ne avesse avuto coscienza, avrebbe potuto confessarle che la ammirava in un modo strano e terribile, perché può arrivare il momento in cui si deve avere il coraggio di bruciare tutto, anche la propria madre". Bello davvero.
 
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Emanuela Audisio, "Il ventre di Maradona"

28 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport

 

 

 
 
 
Ricordate che giorni fa avevo accennnato a uno scatolone pieno di libri lasciatomi da mio figlio? Bene, eccomi qua a parlarvi di una nuova scoperta, il libro uscito dal mazzo per l’appunto è molto bello, bello da vedere e bello, molto bello, da leggere.
Che c'entra il bello nella lettura di un libro? Ma sì, cari miei, è bello leggere un libro che riesce ad emozionarvi, regalandovi una bella sensazione. Vedete nella nostra vita quanta importanza abbia il “bello” a proposito di lettura?  Ora, con questa mia recensione al limite del demenziale, vorrei descrivervi i capitoli inseriti in questa pubblicazione, dedicati a numerosi personaggi dello sport. Infatti, questo libro parla di sport e di atleti protagonisti in varie discipline sportive. Unico intruso un attore, James Dean, ficcato dentro per caso, oppure no? Un giorno se incontrerò la Audisio, glielo chiederò.
Quest’opera  magicamente scritta da Emanuela Audisio, pubblicata da Mondadori nel 2006, è intitolata Il ventre di Maradona. In copertina abbiamo solo la maglia a righe  bianco celesti della nazionale argentina in primo piano, sotto quella maglia appare inconfondibilmente Diego Armando Maradona.
La prima cosa che ho pensato è stata che il libro parlasse proprio di lui, ma, in realtà, come chiaramente riportato nel sottotitolo, tutto ruota intorno a “storie di campioni, compreso el pibe de oro, che hanno prestato il corpo allo sport” .
I campioni prestano il proprio corpo allo sport? Idealmente forse sì, ma fatemi andare avanti: Emanuela, perdonami se ti chiamo confidenzialmente per nome senza che ci conosciamo, ma se Maradona aveva la mano di Dio tu, cazzarola, mica scherzi con la penna e, leggendo, mi è sembrato di essere tuo amico da tempo. Ho visto che di libri non ne hai scritti molti ma questo "Ventre di Maradona" mi ha fleshato, mi ha illuminato, mi ha fatto spalancare gli occhi e i polmoni, i polmoni? Eh già, per leggerti servono polmoni e cuore.
Questo libro è tutto da leggere, indossando una divisa da gioco o una tuta da pilota o un abbigliamento da alpinista o da subacqueo. Hai scritto le pagine di questo libro con uno slang diretto e penetrante, una carica esplosiva guidata dalla passione, entrando stupendamente nelle storie di questi campioni, per dare la possibilità al lettore di vivere live ogni minuto delle loro esistenze, a volte anche in tragedia. Cazzo! La tua scrittura è stata così formidabile da farmi sentire presente in tutte le situazioni da te descritte, ma non solo, mi hai fatto scoprire, rincorrendo le tue parole a tutto gas, le vicende di alcuni sportivi che non conoscevo, storie tristi e difficili, alcune inimmaginabili e penose, altre esaltanti e mitiche. Ecco perché questi sportivi hanno prestato il loro corpo allo sport ottenendone gloria e miseria, successo e fallimento, fisici da atleta ma nella intima essenza così umani.
La serie degli sportivi descritti da Emanuela Audisio inizia con Ayrton Senna e continua con un lungo elenco, sono circa 38 gli atleti rappresentati, qualcuno è molto noto e recente, altri meno conosciuti e appartenenti al passato. Ve ne cito alcuni lasciando a voi la curiosità di andarveli a leggere. Fidatevi di me, vale veramente la pena. Ecco a voi George Best ne “i fegati di Best”, Jimmy Connors ne “l’anca del tennis”, David Beckham ne “ il culo di Beckham”, Tiberio Mitri ne “la bile nei guantoni”, Paavo Nurmi ne “la fatica ossuta”, Teophilo Alfonso Brown ne “le braccia di Panama”, Heidi Krieger ne “il colosso della Ddr”, Renato Cesarini ne “la punta del piede", Ottavio Bottecchia ne “i polmoni della grande guerra”.
Mi fermo qui, mica posso dirveli tutti, mica posso anticipare la sorpresa che vi travolgerà leggendo questo fantastico libro. Stop, ho detto tutto, e comunque, in omaggio all'autrice, mi riprometto di scrivere successivamente per voi un approfondimento dedicato ad alcuni di loro, ad alcuni che mi hanno preso il cuore, cosa che succede leggendo un buon libro.
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La spiaggia portoghese

27 Maggio 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto

 

 

 

 

Tutto il resto della famiglia (zii, cugini,etc) abitava in Portogallo. I miei, mia sorella e Bina, sono venuti un mese più tardi. Perciò, sono stata la prima ad arrivarci dall'Africa. La famiglia portoghese è stata molto accogliente. Tutti volevano invitarmi a casa loro per le ferie - era il mese di Agosto. Ha vinto uno degli zii, quello che all'epoca passava le vacanze su una spiaggia nel nord del paese.

Ci sono arrivata alla fine del pomeriggio. Così, quel giorno, niente spiaggia. Ci andammo il giorno seguente. Essendo venuta ad Agosto, l'inverno mozambicano (se non c'è tanto freddo, perlomeno è l´epoca della pioggia), erano mesi che non andavo in spiaggia. Quindi, lo volevo davvero. Quando ci arrivo, la prima cosa che vedo è un uomo pieno di goccioline che scorrono sulla pelle, con un enorme sorriso. - L´acqua è fantastica! – diceva, a tutti quanti volessero ascoltarlo.

Non ci penso due volte. Corro verso l'acqua, mi tuffo immediatamente.

La sensazione non so come descriverla. La differenza tra 30º dell'acqua in Mozambico e i 17º del nord del Portogallo, la senti quando neppure puoi respirare!

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