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Post recenti

L’altra Grace: l’inquietante miniserie marcata Netflix e ispirata a una storia vera

3 Febbraio 2018 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #televisione

 

 

 

 

Fatta apposta per chi non ha tempo né voglia di iniziare a vedere una nuova serie – di quelle che vantano otto dieci stagioni da venticinque episodi l’una –, L’Altra Grace è una miniserie Netflix inquietante – molto! – ma anche certamente interessante. Tratta da un romanzo di Margaret Atwood e ispirata a una storia vera, la serie narra le vicende di Grace Marks.

Siamo nel 1843 quando Grace Marks, domestica non ancor sedicenne, viene accusata di aver tolto la vita al suo padrone, Thomas Kinnear, e alla governante incinta di Kinnear, Nancy Montgomery. McDermott, tuttofare che eseguì – pare – materialmente il delitto, viene impiccato; poco prima di perdere la vita con un cappio intorno al collo, sputa tutto l’odio per Grace, che accusa in modo molto duro.

Malgrado lei sostenga a gran voce di essere innocente, sono varie le testimonianze che la inchiodano. Ecco perché è condannata al carcere a vita.

La serie inizia proprio dopo quindici anni da questi fatti delittuosi. Grace è chiusa in un penitenziario ed è costretta ad affrontare le angherie più crudeli.

Il dottor Simon Jordan deve redigere una relazione su di lei, sulla sua presunta innocenza; questo potrà forse donarle nuovamente la libertà.

Fin dal primo colloquio, Grace racconta a Simon il suo passato con estrema precisione ma anche con una calma innaturale; talvolta, nella sua testa volano dei ricordi – quasi sempre molto duri, molto forti – ma lei non fa una piega. I maltrattamenti al manicomio – dove è stata prima di finire al penitenziario – ma anche la sua vita precedente di serva tuttofare in case ricche. Il dolore della morte. La tristezza del duro lavoro. La convinzione di non poter andare oltre, di non poter crescere. Le violenze e i brutali colpi. Il suo sguardo rimane imperturbabile. Dà a Jordan la sua versione, sempre china sul fazzoletto che sta ricamando salvo che per guardare il medico con sguardo indagatore, intenso. Nei suoi occhi di ghiaccio – è una donna molto bella, il suo sguardo è conturbante –, freddezza e dispiacere – quello che viene fuori quando, suo malgrado, si lascia andare in elucubrazioni e in riflessioni personali e non filtrate da una mente arguta. Poi, quando le sembra di essere andata oltre, quando le sembra che il dottore la guardi con fin troppo ardore, si ritira. Per tutti e sei gli episodi, gli occhi rimarranno incollati allo schermo della tv.

Grace è innocente o colpevole? Ha ucciso o no i due, senza pietà alcuna?

È molto religiosa, sì, ma ha anche un atteggiamento di forte condanna verso il peccato; Nancy era incinta del suo padrone e questo la disgustava. L’ha uccisa per questo? Ha ucciso l’uomo per lo stesso motivo? Per il peccato fatto agli occhi di Dio?

Poi torna una ragazza normale, dolce e singolare, con la paura del sangue e della morte. Ci confonde, gioca con i nostri sentimenti e con la nostra mente, Grace Marks. Ci sfida a un gioco che sa di oscuro, di male, di tenebre. L’ultimo episodio arriva e non ce ne rendiamo conto. Non ci sfama. Per questo, forse, non basterebbe una serie da trecento episodi.

 

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I rimedi di nonna Rosa: le distorsioni

2 Febbraio 2018 , Scritto da Nicole Con tag #nicole, #i rimedi di nonna rosa

 

 

 

 

 

Ciao, sono Nicole, da piccola ero molto delicata alle caviglie e spesso mi capitava di fare delle storte (distorsioni), allora nonna Rosa andava nel pollaio e prendeva un uovo.

Sbatteva l'albume e poi lo applicava sulla mia caviglia dolorante. Qualche volta metteva pure una fascetta e poi ci stendeva sopra la pappetta di albume a mo di gesso. La tenevo tutta la notte e poi... come per magia il giorno dopo scalpitavo più di prima.

L'albume è un ottimo antinfiammatorio naturale!

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Radioblog: Satellite Libri

1 Febbraio 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni

 

 

 

Che voi siate lettori, librai, editori o blogger, la piattaforma multimediale Satellite Libri è uno strumento che dovreste almeno conoscere e tentare di utilizzare, uno strumento che si propone di favorire al massimo la circolazione dei libri e soprattutto la conoscenza di quell’editoria che più fatica a farsi notare dal grande pubblico e che costituisce una grossa ed interessante fetta del mercato editoriale italiano.

Oggi all’interno di Radioblog vi parleremo di un progetto davvero interessante e innovativo che riguarda il mondo dell’editoria e del libro  in tutte le sue declinazioni.

A parlarci di Satellite Libri ai microfoni di Radioblog  abbiamo uno dei suoi ideatori e realizzatori, Maurizio Zicoschi e con lui, libraio di professione, parleremo anche di libri e novità editoriali.

Come sempre ricordiamo la nostra illustratrice ufficiale, Eva Pratesi, che potete conoscere meglio visitando la sua pagina web www.geographicnovel.com - I viaggi disegnati di Eva.

 

 

Musica: www.bensound.com

 

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

Per sapere di più di questo argomento: www.satellitelibri.it

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Oggi fue giorno di letizia

31 Gennaio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #televisione, #come eravamo

 

 

 

D.O.M. Bairo, "l'Uvamaro", è uno storico amaro italiano a base di vino, noto negli anni settanta e ora non più in produzione.

Tra il 72 e il 77 andò in onda uno spot divenuto famoso, ambientato in un convento di fraticelli del 1400, fra i quali spiccava Cimabue, che non ne combinava mai una giusta. Evidentemente non seguiva alla lettera la regola monachorum, o benedettina, dettata da San Benedetto da Norcia attorno al 540 circa.

“Oggi fue giorno di letizia per lo convento e per li frati tutti”, iniziava lo spot… anzi no… la rèclame, e si sentiva subito un inconfondibile scampanio.

Il testo era scritto in versi e in un linguaggio che ricordava l’italiano volgare del medioevo.

"Cimabue, Cimabue fai una cosa ne sbagli due", intonavano 22 fraticelli costernati.

"Ma che cagnara, sbagliando d’impara" si difendeva il povero incapace.

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Sacha Naspini, "Le case del malcontento"

30 Gennaio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Sacha Naspini

Le case del malcontento

 

Edizioni e/o

Pag. 460

Euro 18,50

 

Parlare di Sacha Naspini è per me facile e complesso, al tempo stesso. Facile perché conosco la sua scrittura da sempre: ero nella giuria di un premio locale quando ho apprezzato uno dei suoi primi racconti e lui non aveva ancora pubblicato niente, sono stato tra i primi a leggere L'ingrato, che ho promosso da editore insieme a I sassi, due delle sue novelle migliori, del respiro adeguato per essere apprezzati in pochi giorni di lettura. Complesso perché in parte considero Naspini una mia scoperta - pure se lui è autorizzato a replicare come Franco Franchi, quando gli chiedevano se l’avesse scoperto Mattòli o Modugno:  “Mi ha scoperto soltanto la levatrice!”. Rischio di non essere obiettivo, quindi, ma penso di riuscire a superare questo empasse facendovi assaggiare un breve passaggio della sua scrittura:

 

La Maremma ha questo di tremendo: all’inizio si presenta con il muso bello, per entrarti nelle grazie. Poi non ti lascia più, mostrandosi per la belva che è. Un giorno ti accorgi che la provincia ti si è ficcata nelle vene e allora tenti subito un passo d’impulso per scrollartela di dosso. Ma ormai ti hanno legato le stringhe. Quel che ne ricavi è solo una botta di bazza sul sasso della chiesina, tanto per cominciare”.

 

Oppure:

 

Ogni angolo di Maremma è fatto così. Ti urla nel corpo, nel brutto e nel bello. La gente di questa regione ha la pelle dura, specie dal didentro, dove a volte si ispessisce come la cotenna delle bestie. Anch’io vengo da quello stampo”.

 

E infine:

 

Casa vostra sa di brodo e legno ammuffito. Ma c’è anche un aroma di fondo che fa pensare al piscio di gatto, eppure in giro non ce n’è mezzo”.

 

Sarà perché anch'io son di Maremma, ove uccello che ci va perde la penna, sarà perché certi racconti che profumano di Cassola e Bianciardi passando per Tozzi e Cavoli, ma persino per Vergari e Zannoner, mi entusiasmano e mi commuovono, mi fanno riscoprire le mie radici, ma penso davvero che la vera letteratura di Naspini stia proprio da queste parti. Le sue cose migliori hanno il sapore del pane scuro maremmano, soffrono il sudore dei minatori di Ribolla e le lacrime delle madri che attendono i figli  di ritorno dai campi funestati dalla malaria. Ecco perché ritengo, per esempio, Il gran diavolo solo un buon esercizio di artigianato narrativo, ché Naspini è uno sceneggiatore nato, tu gli dai in mano una storia e lui sa scrivere di tutto, mentre Le case del malcontento è letteratura pura. Tutto nasce da L'ingrato (Il Foglio, 2006), con il personaggio del maestro Calamo e la riuscita ambientazione nel paesino immaginario con il coro delle pettegole e delle malelingue, una sorta di breve anteprima del grande romanzo corale prodotto oggi, che contiene tutto l’immaginario narrativo di Naspini. L’autore dà voce alla Maremma ricorrendo a una serie di personaggi che vivono in un paese di fantasia, tra Follonica, Roccastrada, Roselle e Montemassi, insomma un borgo collinare del grossetano, che non esiste ma che potrebbe esistere, visto che rappresenta molti luoghi reali. E i personaggi raccontano in prima persona le loro esistenze, siano il medico, lo scemo del paese, il maestro, la prostituta, una vedova, un contadino... Un esile collante lega le varie storie, ma il protagonista è corale, ogni personaggio è il simbolo di un fallimento, di una sconfitta, di una piaga tutta maremmana. Non ha molta importanza la trama e lo sviluppo finale degli eventi, il colpo di scena - che pure troverete - la parte nera e truce, quel che conta sono le vite narrate, come in una raccolta di racconti maremmani di cassoliana memoria. Un Ferrovia locale contemporaneo, una Vita agra ancor più agra di quella bianciardiana, un podere di Tozzi dipinto a tinte fosche e senza speranza. Naspini va oltre il già detto, s’inventa un linguaggio vero, preso dalla realtà contadina e maremmana, si ispira ai classici ma confeziona un genere nuovo, una novella nera che pesca nell’immaginario delle storie di paese e delle esistenze più grame e derelitte. Ci ha confidato l’autore: “Ho voluto utilizzare il meccanismo narrativo del piccolo che racconta il grande: a Le Case ci sono tante sfumature dell’animale uomo sul pianeta Terra. Le Case è una sorta di istinto collettivo dove sono messe in scena le luci e le ombre dell’essere umano, giocando con tante zone grigie”. Credo che Naspini sia perfettamente riuscito nell'intento, confezionando un romanzo potente e disperato, ricco di personaggi maledetti che ricordano i protagonisti malandati delle canzoni di De André (Non al denaro non all'amore né al cielo) e le lapidi poetiche di Spoon River. Le case del malcontento sono una Spoon River maremmana, un microcosmo complesso di vite e di emozioni, che riassume - superandolo e perfezionandolo - tutto il passato narrativo di Naspini, non solo L’ingrato ma anche I sassi (uno dei personaggi è nato nello stesso paese della protagonista femminile) e I Cariolanti (San Bastiano, il dottore che sega la gamba alla madre…). Le case del malcontento è un romanzo che vedrei bene candidato al Premio Strega, anche per dare un segnale nuovo: tornare a leggere letteratura, che spesso - come il buon vino - è più facile trovare nelle botti dei piccoli e medi editori, ancora profumate di rovere e di sentori boschivi.

 

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

 

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I rimedi di nonna Rosa: come togliere le macchie di unto

29 Gennaio 2018 , Scritto da Nicole Con tag #nicole, #i rimedi di nonna rosa

 

 

 

 

Ciao, sono ancora io, Nicole, anche se è un po' di tempo che non mi faccio viva. Ma ho saputo dalla redazione che il mio post sui cataplasmi ai semi di lino  ha ottenuto uno sbotto di visualizzazioni. Perciò rieccomi a raccomandarvi #irimedidinonnarosa.

Volete sapere come come togliere le macchie senza andare in lavanderia?

Prendete il detersivo per piatti e versatene sulla macchia una piccola quantità, poi procedete col alvaggio.

Eccellente per le macchie untuose.

Da provareeee!

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Neil Gaiman, "Coraline"

28 Gennaio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

 

Coraline

Neil Gaiman

 

Adattato e ilustrato da P. Craig Russell

NPE  - Euro 12 – pag. 186

www.edizioninpe.it

 

 

Avevamo già visto il film Coraline e la porta magica (2009) di Henry Selick, candidato all’Oscar come miglior pellicola di animazione, basato sul romanzo di Neil Gaiman, quindi conoscevamo la storia che in parte si discostava dal testo narrativo, arricchendolo di personaggi e situazioni. La versione a fumetti non aggiunge novità sensibili, toglie il bambino amico e conserva il gatto nero, ma la vicenda è identica, con una ragazzina intraprendente e sognatrice come Coraline, costretta a vivere in una villa solitaria, soprattutto a fare i conti con i demoni della sua mente - reali o immaginari non è dato sapere - e con genitori alternativi che vivono in una dimensione parallela, oltre una porta magica. Una storia fantastica, a tinte horror, una fiaba nera dove la strega della situazione sfoggia bottoni al posto degli occhi e chi viene catturato si trova a subire identica terribile operazione oculistica. Un fumetto (un film, un romanzo) strano, bizzarro, spaventoso, ma forse il linguaggio del graphic novel stempera la parte horror che nel cartone animato in 3 D era più evidente. I disegni di Craig Russell sono molto classici, come sono classiche sceneggiatura e suddivisione in vignette; suggestivo il colore di Lovern Kindzierski, con un sottofondo rosso porpora dal taglio horror. Storia ben tradotta per NPE da Annunziata Ugas e Smoky Man. Edizione in carta lucida, formato libretto tascabile, molto curata, prezzo economico, considerato che il pocket è tutto a colori, inoltre va pagato un traduttore e i diritti di acquisizione non devono essere stati uno scherzo. NPE è un piccolo grande editore che sta facendo cose buone nel campo del fumetto, tra ben ponderate ristampe di classici italiani e azzeccate novità internazionali. Forse un recupero fumettistico manca all’appello nel quadro editoriale: la produzione Bianconi degli anni Sessanta, primo tra tutti il Braccio di Ferro di Sangalli, un tempo tradotto in tutta Europa. Noi la buttiamo lì come idea. Hai visto mai?

 

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L'orologio

27 Gennaio 2018 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 
 

 

 
 
 
L'orologio: la mia ossessione, quando ero piccolo.
     Aveva le lancette, a quel tempo: non riuscivo ad imparare a leggerlo.
     Non mi sforzavo.
     Era come una nuova materia, da studiare, insieme alle altre scolastiche e, per questo motivo, non volevo applicarmici.
     Si trattava di numeri e l'aritmetica (fino alla geometria analitica, al Liceo) è stata la mia "bestia nera", sempre.
     Imparai, poi,  e la puntualità divenne l'ossessione conseguente.
     Ero puntuale o in anticipo con amiche e con amici ed esigevo puntualità da ciascuno di loro.
     Li aspettavo, guardando l'orologio.
     Mi preoccupavo dei loro ritardi e m'inquietavo (dentro di me) quando, telefonandomi, mi dicevano di non potere venire.
     Non potevo sapere se mi dicessero una bugia o la verità.
 
          Luca Lapi luca.lapi@alice.it

 

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Southpaw, L’ultima sfida: l’amore, il dolore, la morte in un film strappalacrime

26 Gennaio 2018 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #cinema

 

 

 

 

Southpaw, l'ultima sfida

Antoine Fuqua

2015 

 

Billy Hope è un campione della boxe. Batte tutti, vince sempre. Certo, torna sempre a casa con il viso malconcio, tumefatto, con i begli occhi chiari circondati dal viola del livido; tuttavia, gli piace quella vita.

È cresciuto in un orfanotrofio, ora ha una grande casa con una piscina dall’acqua limpida. E con grandi stanze eleganti. E un giardino enorme.

La prima cosa che salta agli occhi è l’amore che nutre per sua moglie.

Maureen, che lui ha incontrato quando erano poco più che bambini in orfanotrofio, gli è stata vicina sempre, anche quando le acque delle loro vite erano torbide e un po’ tumultuose. Adesso, si gode l’agiatezza con lui. Il loro è un amore forte, travolgente, senza confini. Si nutrono l’uno degli occhi dell’altra. È preoccupata, la vista del viso gonfio e dolorante dell’uomo che ama le spezza il cuore.

Leila, la loro bambina, è un bocciolo d’amore, l’orgoglio dei due genitori.

Billy non si è dimenticato nemmeno dei suoi amici, gli amici che resero la sua permanenza all’Istituto meno dura. È circondato dagli amici di una volta, gli stessi che lo amano e che gli stanno vicini per orgoglio e per affetto.

Un giorno, però, il destino di Billy complotta alle sue spalle, lo butta al tappeto.

Durante un party per beneficenza, Escobar – astro nascente della boxe – lo provoca. Vorrebbe un incontro, non perde occasione per dirglielo. Questa volta, esagera.

La bella Maureen rimane vittima di uno sparo. Il sangue è dappertutto, la donna prova a parlare ma è grave, troppo grave. Chiede all’uomo, stravolta dal dolore e dalla paura, di essere portata a casa. Lui la esorta a tenere gli occhi aperti. La ama, le lacrime che scendono sono solo il preludio di un futuro senza di lei. Di un futuro senza la sua luce. Di un futuro cupo e buio senza l’amore della sua vita.

Poi Maureen – prima che Billy sia pronto a dirle addio – chiude gli occhi. Si abbandona alla morte che, inesorabile, la sta strappando a quella vita finalmente buona, finalmente ricca, finalmente giusta.

E a Billy non rimane altro che rimettere a posto i cocci. Nel giro di poco tempo, devastato dal dolore, si lascia andare alla depressione e inizia un percorso fatto di alcol, di droga, di armi. Perde tutti i suoi averi, compresa la casa. Inoltre, in poco tempo Leila viene portata via dai servizi sociali.

Ora non rimane che riprendere in mano la propria vita. C’è solo un modo: battere Escobar, la causa di tutti i suoi mali.

Un film che si guarda con le lacrime agli occhi. Che fa pensare. Che fa commuovere.

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Lexy Mako, "Eight 89 Nine"

25 Gennaio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Lexy Mako
Eight 89 Nine

Kasaobake – Pag. 150 - Euro 7,90
www.kasaobake.itinfo@kasaaobake.it

 

La cultura giapponese e manga ha conquistato a tal punto l’immaginario dei nostri giovani che promettenti disegnatori s’inventano serial manga ambientati in Giappone, così ben disegnati - a imitazione degli originali - da sembrare veri fumetti del Sol Levante. Tsuburaya e Toriyama si prendono per mano, guardando Tanizaki e Shinka, in questo fumetto scritto e disegnato da una fantasiosa artista italiana che si firma con il nickname made in japan di Lexy Mako. Il fumetto racconta la storia di un disegno che prende vita grazie a un personaggio chiamato Il Disegnatore, un folle individuo che non vuole conquistare il mondo come i cattivi di una volta, il suo scopo è molto più limitato: diventare famoso disegnando fumetti sempre più coinvolgenti e affascinanti. Per far questo ha bisogno di Eight Nine, futura mascotte del sito internet che pubblicherà i disegni, ma deus ex machina di una storia che si sviluppa secondo la miglior tradizione dei manga e degli anime, tra misteriose apparizioni, fantastiche presenze orrorifiche e un inquietante passato dei personaggi. Non siamo che al primo volume di una serie che si presenta abbastanza complessa e che non mancherà di fornire colpi di scena. Lo stile è classico - per quanto può esserlo un manga - disposizione delle vignette stile Marvel anni Settanta con la tavola divisa in 6 - 7 riquadri, a volte persino 9, con rare splash pages (paginoni giganti, iniziali). Bianco e nero con chiari scuri, figure femminili molto ben tratteggiate, personaggi curati e ben delineati nel carattere. Per quanto posso intendermi di fumetto (soprattutto manga) apprezzo una storia avvincente, ricca di colpi di scena che fa venire voglia di proseguire nella lettura. Editore piccolo, ma specializzato nel genere - www.kasaobake.it - che crede nelle giovani promesse del fumetto italiano. Ordinatelo in fumetteria, o sul sito della casa editrice, dotato di un magazzino telematico molto ben fornito. Ne vale la pena.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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