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Diego Collaveri, "Il segreto del Voltone"

11 Settembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

Diego Collaveri, "Il segreto del Voltone"

Il segreto del Voltone

Diego Collaveri

Fratelli Frilli Editori, 2016

pp 259

11,30

Tutti i commissari infelici si somigliano fra loro. Non è l’incipit di un inedito di Tolstoj ma la considerazione che traiamo leggendo gli odierni epigoni di Montalbano. Il poliziotto di Vigata è riproposto in tutte le salse, anche quando non parla siciliano bensì livornese, anche quando non ha una bella fidanzata ligure ma una moglie morta e una figlia che non gli parla più. Mario Botteghi opera a Livorno e si trova a indagare su un caso di omicidio del quale s’interessano persino i servizi segreti americani: un crocierista statunitense, sbarcato nella città labronica, viene trovato ucciso vicino al Voltone, alias piazza della Repubblica, alias piazza Carlo Alberto, una piazza ponte storica e affascinante. La morte del crocierista si collega a fatti del dopoguerra, a segreti nascosti che non possiamo svelare, a qualcosa di prezioso e oscuro celato nelle viscere della città, là dove i Fossi, cioè i canali di acqua salata che la attraversano, vengono a contatto con gli imbocchi di intricate e inesplorate gallerie.

La storia è avvincente ma aggrovigliata, il commissario, le sue scoperte e le scene d’azione finali un po’ scontati. La parte più riuscita dell’opera è la puntuale e veritiera rappresentazione di una città letterariamente poco raccontata. Collaveri dimostra di conoscerla in tutti gli aspetti, belli e meno belli, nel degrado di oggi e nel passato storico, nei particolari della vita quotidiana e nei documenti di archivio, e di saperne ricreare l’atmosfera unica. Dà prova di quell’amore per Livorno che anche noi sentiamo, che invade le nostre ossa, i nostri muscoli, la nostra pelle ghiacciata dal salmastro. Il racconto aggredisce tutti i sensi, ci fa odorare il profumo degli spaghetti al riccio, udire lo strido sgraziato dei gabbiani e lo sciabordio delle onde contro i moli.

Quello che gli rimprovero è – come a molti miei concittadini – l’identificare la parte “nostra” con una parte sola, quella collegata a certi ideali e a certi simboli che, pur preponderanti in città, non sono gli unici.

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