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… E ALLORA NON DIMENTICATECI di Arturo Marpicati (1895-1961)

2 Maggio 2015 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #storia

… E ALLORA NON DIMENTICATECI di Arturo Marpicati (1895-1961)

Marpicati, scrittore e gerarca nell’ambito del Partito Fascista, racconta la guerra sul Carso, sull'Ortigara, in Valsugana e sul Grappa, in un diario ricco di episodi riportati con buon ritmo. Inquadrato nella Territoriale, parte da Firenze con Giuseppe Prezzolini e finisce nelle prime linee per un errore formale, ma decide di restare a combattere anche quando ha la possibilità di tornare nelle retrovie. Dopo poche settimane è già un veterano; partecipa ad assalti furiosi, fa la dura vita di trincea, riceve una medaglia d'argento. Incontrerà Badoglio, il re Vittorio Emanuele III, diverrà amico di Bottai.

Lo incaricano, in un secondo momento, di occuparsi del vettovagliamento; servono grandi doti organizzative e inesauribile energia. In particolare sull'Ortigara deve prodigarsi nei difficilissimi rifornimenti durante la Strafexspedition. La guerra si fa sempre più bramosa di rincalzi che vengono mandati al fronte sprovvisti di tutto:

"Questi poveri ragazzi del '97 sono violacei e inebetiti dal freddo. Molti non hanno il passamontagna e calzano scarpe leggere".

Nonostante tante situazioni gravi, tra cui una rivolta di soldati duramente sedata, aumentano il suo orgoglio e la sua consapevolezza di ufficiale (pur criticando alcune severe decisioni dei superiori, in particolare del generale Caviglia che dopo un fallito attacco sull'Ortigara si rifiuta di proporre ricompense per i suoi uomini). Si oppone con forza ad alcune pratiche poco limpide nella gestione delle spese, scontrandosi con un colonnello e col suo aiutante maggiore; il denaro a sua disposizione, afferma con successo il diarista, deve essere speso in toto per migliorare il rancio delle truppe e non sprecato. Capacità e carattere non gli mancano e nessuno si lamenta del suo servizio. Diventa capitano dopo un corso per mitraglieri e riprende a comandare una compagnia nel Carso e poi in Trentino (prenderà parte anche al controverso Fatto di Carzano). Si troverà sistemato in un lugubre tratto di trincea ricavato sotto il cimitero di Tolmino, dove il precedente comandante era stato pugnalato durante un attacco di bosniaci:

"Per ripararsi i vivi hanno disturbato anche i morti, di cui affiorano qua e là le ossa".

Quando descrive certe trincee che sono solo modesti ripari, il pensiero corre alle descrizioni che ci ha magistralmente lasciato un altro grande diarista come Carlo Salsa.

La guerra è sempre più cruenta e determina in lui una lenta e laboriosa metamorfosi; il giovane ufficiale che nelle prime battaglie, pistola alla mano, spingeva avanti i recalcitranti e timorosi soldati, ora si interroga su se stesso, sulla sua abilità di mitragliere e tiratore, sulla legittimità del massacro che si compie ogni giorno e ogni notte:

"E' la guerra e si spara: ed è meglio sparar bene che male. Pure serpeggia dentro di me un malessere, un senso di orrore che si va accrescendo a mano a mano che acquisto coscienza ed esperienza del mio nuovo stato di guerriero".

Anche questo disagio, insieme alla sua situazione materiale, lo spinge a non tralasciare gli studi; perfino in trincea, sul suo rozzo tavolo ci sono le scartoffie ma anche i libri di greco e di storia dell'arte. Dà esami a Firenze con Gaetano Salvemini e si laurea in Lettere e filosofia, nel luglio del 1918, a guerra ancora in corso.

Il titolo dell'opera di Marpicati, che esprime un caldo invito alla memoria di ciò che è stato, gli fu ispirato da alcune sue conversazioni nel secondo dopoguerra con dei dotti giovani che quasi nulla sapevano della Grande Guerra e del sacrificio di tanti italiani.

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