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Precisazioni

1 Giugno 2014 , Scritto da Redazione Con tag #cinema

In merito ai due articoli pubblicati su questo blog riguardanti la figura dell'attrice livornese Doris Duranti

L'amore di Doris Duranti e Alessandro Pavolini (Gordiano Lupi)

Doris Duranti (Patrizia Poli)

un gentile lettore ha rilevato un paio di inesattezze, inviandoci alcune interessanti precisazioni, di cui lo ringraziamo.

Quindi riceviamo e pubblichiamo quanto segue:

"Molti potrebbero pensare che si chiamasse Dora. Ma in realtà il suo vero nome è sempre stato Doris! Non appartiene alla schiera delle dive che ha dovuto rendere "esotico" il proprio nome come la moda dell'epoca imponeva. O almeno questo era ciò di cui lei sempre si vantava. Crebbe in un ambiente cattolico, detestò il bigottismo della madre, ma mantenne salda la sua fede cattolica fino alla fine.Tant'è che fu proprio con la scusa di andare in chiesa a prendere la comunione che un giorno uscì di casa, si recò alla stazione di Livorno per prendere il treno per Roma e iniziare col cinema nel 1934 che ancora doveva compiere 17 anni! Suo cugino, Lorenzo Duranti, la attendeva alla stazione di Roma.

Da una lettera di Doris:"E' venuto a prendermi alla stazione con il bambino più piccolo, Francesco, occhi grandi, come i miei, sguardo fiero, un Duranti a soli 10 anni, come del resto anche gli altri! Gli altri che stanno tutti al capezzale della madre morente... Povera donna!"

Fu lui in realtà a procurarle il biglietto per venire nella Capitale e magari farle realizzare questo suo sogno e non rubò da nessuna cassetta di nessuna zia come erroneamente riportano talune biografie. La famiglia di suo padre, infatti, era originaria della Sabina, vicino Roma, appartenente ad una antica famiglia nobiliare del posto. Il loro nonno difatti era barone, appartenne all'XI legislatura del Regno d'Italia e fu presidente della provincia di Roma subito dopo l'unità d'Italia. Il titolo baronale passò però ad un ramo collaterale della famiglia ma non a loro e quindi i due cugini non avevano alcun titolo. Alla feroce contraposizione della sua famiglia di origine faceva da contraltare la benevolenza di suo cugino Lorenzo che la fece ospitare in casa di sua figlia Margherita in un quartiere borghese di Roma.

"Margherita è una donna bellissima -dirà Doris in una sua lettera- è una mamma affettuosa e vive in un appartamento elegante e bello! E' una donna adorabile ed elegante".

Ben presto, già nel 1935, Doris andrà a vivere in un suo appartamento dove le sarà più comodo ricevere visite di amici e colleghi di quel mondo, quello del cinema, che già a partire dal 1935, era per lei avviato. Sono false le affermazioni che la vogliono già amante del gerarca Pavolini a partire da quest'anno. Lei si dedicherà esclusivamente al cinema e andrà molto orgogliosa soprattutto di un suo film "Carmela" per il quale dichiarerà sempre "il mio fu il primo seno nudo ripreso all'impiedi, apparve eretto com'era di natura, orgoglioso, senza trucchi, invece la Calamai si fece riprendere sdraiata, che non è una differenza da poco". La relazione con Pavolini nasce sul set del film "Il re si diverte" del 1941.
Doris amò follemente la sua Livorno della sua infanzia e la sua Roma, tant'è che a Santo Domingo il ristorante che aprì in vecchiaia si chiamava "Vecchia Roma"! Proprio perchè originario della sua Livornò trovò molto piacevole l'incontro con il conte Galeazzo Ciano di cui scriverà "un uomo elegante, raffinato, bello, loquace e soprattutto distrugge la noia che creano tutti questi maggiordomi in nero e vecchi impagliati che ci stanno intorno! Il suo pregio migliore? La moglie Edda! Adorabile! Estroversa! Materna! Moderna! Ma non posso espormi troppo o corro il rischio di passare per ruffiana! Un giorno quando le cose saranno tutte più semplici potrò dire ad Edda quanta stima nutro per lei!"

Soffrì molto per la dura sorte che ebbe Livorno durante la guerra e dopo un furibondo litigio con Pavolini si recò personalmente nella sua città natale per vedere cosa era diventata a seguito della furia del conflitto. Perse fiducia nel partito ma non aveva coraggio a dirlo al suo amato... Sfiduciata dal fascismo seguì Pavolini per amore fino alla frontiera svizzera ma capì che le cose non sarebbero andate nel verso giusto... La comitiva composta dai gerarchi, dal Duce e dalla Petacci avrebbe costeggiato il lago di Como. Lei dopo l'ennesima lite con Pavolini, testarda come quando una livornese si impone contro un fiorentino, scavalca DA SOLA il confine svizzero armata con una Beretta M34 e raggiunge Lugano il 28 aprile 1945! Sapeva che le stavano dando la caccia i partigiani! Gli altri furono tutti fucilati a Dongo, lei la ebbe vinta, la sua amica Luisa Ferida e Osvaldo Valente furono fucilati a Milano 2 giorni dopo con grande dolore di Doris! Luisa era estranea ai fatti, in realtà era Osvaldo che appoggiava la RSI. Doris rimase dunque antifascista dopo aver visto prima Roma e poi la sua Livorno, la sua gente, così ridotti in rovina ma inorridì al vilipendio di cadavere che si fece al corpo del suo compagno a Piazzale Loreto! L'unico suo peccato? Aver amato uomini sbagliati e aver avuto sempre Livorno nel cuore tanto da non riuscire a vederla più dopo le distruzioni della guerra! Roma? Troppo diversa da quella che lei aveva vissuto, troppo invivibile oramai! Di Livorno dopo la guerra dirà "É come vedere i tuoi genitori sfregiati". Morirà a Santo Domingo nel 1995 senza rivedere nemmeno uno dei protagonisti della sua vita lontana dal suo amato mare etrusco di Calafuria.

Autori: Luisa Cantarelli, Francesco Pietrantuono. Testi: collezioni private, raccolte epistolari autografe di Doris Duranti.

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