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poesia

Silenzioso saluto

14 Ottobre 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia

Silenzioso saluto

Goccia su goccia

scivola muta.

Dentro la gemma

mi sento

sentire

…un lieve stupore…

un piccolo tuffo…

che scivola sul cuore,

mi prende

…goccia su goccia

canta in silenzio

un giorno…

grigio immobile

grigio leggero

grigio che sta su tutto

e su tutto sta bene

la pioggia.

Dentro la gemma

si sfuoca

a sparire

…un lieve dispiacere…

un piccolo stupore…

che si tuffa nel cuore,

mi annega

Parlarti quando non c’eri

pensarti se c’eri

regalarti un fiore

baciarti su un angolo

scriverti nel bosco

portarti una poesia

fermarti a pensare,

accompagnarti e

immergermi con te

Guardarti

con tutti gli occhi

che sento dentro

Parlarti

nelle mie lingue

di brezza calda

Accarezzarti i capelli

di paglia umida,

odorosi di mare,

dopo la pioggia.

Dirti che sei stupida

instupidendomi a dirtelo

Arrabbiarmi su uno spigolo

lasciandoti a sorridere

Rincorrerti,

in un campo

minuscolo

di grano giallo,

perderti

Nella pioggia,

grigia,

all’angolo,

invisibile,

fuori fuoco,

fuori tempo,

adesso sorridi.

Sei Bella

e

sei felice.

Oltre la pioggia,

oltre ogni goccia,

ballano

solo lune,

oramai,

nude…

Goccia su goccia

sempre

scivola muta

goccia

su

goccia…

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Cheikh Tidiane Gaye, "Curve alfabetiche"

12 Ottobre 2014 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #poesia

 Cheikh Tidiane Gaye, "Curve alfabetiche"

CURVE ALFABETICHE

di Cheikh Tidiane Gaye

Si corre il rischio, parlando di Cheikh Tidiane Gaye e della sua poesia, di scrivere cose scontate o luoghi comuni. Arduo pertanto il compito di evitarli.

Non si può non notare, scorrendo la sua biografia e le sue stesse dichiarazioni, l’amore che egli porta per la lingua italiana, dolce, sinuosa, ammaliante, porto sicuro di emozioni e pensieri. Una lingua che oggi si arricchisce del contributo formativo di generazioni di uomini e donne che nella declinazione orale del mezzo espressivo veicolano le primigenie strutture della cultura di provenienza attuando un’operazione, per così dire, di sincretismo linguistico che va a tutto vantaggio della lingua di arrivo che, secondo le più semplici teorie della evoluzione del linguaggio, si sveste dei termini obsoleti ignoti alle nuove generazioni, e, non svestendosi della dignità ad opera di facili slang, si arricchisce di moduli espressivi nuovi, veicoli di cultura altra.

E la lingua italiana è la prescelta dal Poeta per manifestare il suo amore per la parola poetica e le inevitabili riflessioni su di essa. Una sorta di metapoesia risulta dunque la raccolta Curve alfabetiche.

Alla prima lettura sembrerebbe di avvertire un modo spontaneo di giocare con l’alfabeto e con l’utilizzo della parola. Subito però ne avvertiamo la sacralità:

..sei l’incenso…

Ma man mano che si procede notiamo l’attenta riflessione sulle potenzialità infinite del mezzo espressivo

la parola il pozzo/ che non si asciuga mai

che a ventaglio si apre alle esperienze del/nel mondo

è l’attore che recita le nostre/peripezie

e poi reclina chiudendosi sugli intimi pensieri, sulle ansie e sulle emozioni che affondano nel ricordo le loro radici.

..la parola/irrora la mia anima

parola…./cerco il tuo rifugio/per sfuggire/all’oscuro destino/della fatalità

…è una carezza che ci addormenta/sotto l’ombrello delle nostre ansie

Sono nato nella capanna dei versi/che la mia lingua tesse e la mia bocca sforna/voglio spegnermi in piedi/stringendo il flauto/della mia oralità

Le note delle tue rime/ritmate saranno indossate/la memoria della mia memoria.

Ma la parola, sostiene Cheikh Tidiane Gaye, è anche bellezza, capacità di sedurre,

i tuoi suoni odoranti di fragola/attraenti e seducenti/sei il sapore bevuto al tramonto/

il che ci richiama alla mente il λόγος di Gorgia da Leontini con cui il retore e filosofo siceliota risalente al 483 a.Ch. nell’Encomio di Elena esaltava le potenzialità della parola e della intera frase ordinata come capacità non solo persuasiva, ma anche estetica e gnoseologica, oltre che capacità di plasmare gli animi producendo piacere e dolore.

la tua ala la mia melodia/che eccita le mie vene

ringrazio la tua limpidezza/la tua dimora di segreti/il tuo nido di doni che mi regali nella solitudine.

voglio il passato dorato che disegna il mio percorso/nei corsi delle periferie/abbandonate.

Ma la parola è anche redenzione dal male del mondo, libera dall’odio, permette la speranza

Odio questo tempo guidato da cuori scuri/dai silenzi reclusi e dalle parole vane/

Prestami l’orgoglio tuo/………….per farmi ritrovare il sogno/..

Non si pensi tuttavia che la poesia sia intesa come esercitazione retorica modulando parole e versi in forma più o meno suadente. La poesia si nutre di parole che danno forma alla commozione spontanea dell’animo quando rimane investito dalla Bellezza e dall’Essenza.

Il linguaggio è il mio metro/nel perimetro del mio sogno/…./ma il muro che mi rispecchia/sarà sempre il canto del gallo/ nelle albe profumate dei ricordi

..so che la poesia /è la tomba che accoglie/i silenzi delle parole/gli applausi dell’ansia/e il sorriso della primavera.

Oserei definire Cheikh Tidiane Gaye un moderno umanista, un umanista che in questa raccolta si prefigge di insegnare con la parola innanzitutto ad essere uomo attraverso la parola.

l’umanità dorme tra le mie labbra/sono ritmo e canto-la chitarra-/che suona la melodia del cuore

…l’amore nasce tramite la parola/….

I suoi versi sono semplici e ornati, metaforici e immaginifici, che tuttavia non escludono da sé l’estrema precisione di un’analisi critica lucidamente pensata e chiaramente espressa. Credo che i suoi versi contengano anche l’appello ad una civiltà letteraria che rischia di dissolversi se non sa aprirsi al nuovo. Lo stile presenta come peculiarità l’uso transitivo di alcuni verbi, in contrasto con un uso più frequente nella forma intransitiva, ma soprattutto presenta neologismi che risplendono come fiori esotici di meravigliosa bellezza in un giardino peraltro ben coltivato.

Un’arte che non è un gioco automatico, ma purezza della parola in un momento storico in cui da una parte c’è ridondanza di parole vuote, dall’altra si vorrebbe privare della parola chi ha molto da dire e da trasmettere. La Storia, come la natura, fa il suo corso. Farebbero bene ad avvedersene quanti sono al chiuso delle loro mente ristrette.

Della sua umanità serena e fiduciosa è testimonianza diretta questa raccolta di poesie. Poesie fortemente espressive della volontà dell’Autore di aderire alla vita, dovunque si trovi, collaborando alla storia di tutti e promuovendone le forme. Affidandosi alla potenza della parola e alla sua dolcezza persuasiva.

Infine sei canto

sei canzone

danza

disegno

è cenere

tenera come sostanza

essenza della nostra vita

parola, sei tutto

il nostro respiro e il nostro risveglio

ti cantiamo e ti lodiamo

poiché sei la vita.

Biografia:

Cheikh Tidiane Gaye, italo senegalese è poeta e scrittore, nato a Thiès in Senegal.

E’ Membro di Pen Club Internazionale Svizzera Italiana Retoromancia di Lugano. Da sempre partecipa a diversi incontri sulle tematiche legate all’Africa, all’integrazione, all’intercultura e alla Letteratura della Migrazione.

Ha ottenuto significativi e numerosi riconoscimenti letterari ed è presente sulla scena culturale italiana attraverso interventi, letture, antologie e performance poetiche che testimoniano una coerente partecipazione alla vita del suo nuovo paese. Nel 2010 l’autore segna il suo ingresso al Festival di Letteratura di Mantova, dove presenta Ode nascente premiato al Premio Internazionale di Poesia Europeo a Lugano in Svizzera. Nello stesso anno vince il Premio Anguillara Sabazia.

Ha pubblicato:Il giuramento (Liberodiscrivere editore, 2001), seguito da Méry principessa albina (2005), Il canto del djali (2007), e Ode nascente (opera bilingue italiano-francese 2009), tre ultime opere pubblicate dalle edizioni dell’Arco.

Attualmente vive e lavora a Milano. Curve alfabetiche è la sua ultima fatica letteraria.

Recensione di

Adriana Pedicini

Autrice di

I luoghi della memoria. Narrativa A.Sacco 2011

Noemàtia poesie Lineeinfinite 2012

Sazia di luce poesie Il foglio 2013

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QUESTA VANA STAGIONE DI MIA VITA

4 Ottobre 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia, #marcello de santis

QUESTA VANA STAGIONE DI MIA VITA

Marcello De Santis, ci ha abituato ai suoi saggi sempre interessanti su personaggi della musica e dello spettacolo, ma oggi ci regala una bella poesia, un malinconico pensiero sulla vita che scorre e che spesso vediamo passare veloce come il panorama dal finestrino di un treno in corsa. Una riflessione sugli anni che volano via e ci lasciano invecchiati, inariditi in attesa dell'ultima stazione. (F.P.)

QUESTA VANA STAGIONE DI MIA VITA

Stride un treno in frenata

vagoni arrugginiti

che sanno solo la monotonia

dei binari infuocati

e della scia

del fumo che si scioglie nell’azzurro

mentre sonnecchio chino sul mio petto

e non so come e quando

raggiungerò la meta

conosco solo il tempo

che azzurra i miei capelli

e inaridisce dentro i sentimenti

e si mangia i ricordi

e li trasforma in lacrime silenti

la stazione è deserta

e il treno non riparte

solitario ristà al binario morto

come l’anima mia

arida nella brina che scolora

definitivamente

questa vana stagione di mia vita

marcello de santis

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Marco Milone, "Le stagioni della memoria"

22 Settembre 2014 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia, #recensioni

Marco Milone, "Le stagioni della memoria"

Le stagioni della memoria

Marco Milone

Narcissus, 2014

Sembrano trascorsi secoli da “Dove va il mondo” e “Anime nude” a “Le stagioni della memoria”, terza silloge di poesie di Marco Milone, non perché ci sia un cambio di rotta stilistico o contenutistico, ma per come, non conoscendo l’età dell’autore, si potrebbe qui pensare ad un artista anziano. Milone, invece, è un trentenne senza speranze, senza illusioni leopardiane: “giammai vedrò sorgere il sole”, “di speranze irrealizzabili m’illudo, “e non ci rimane altro” .

Difficile smettere di illudersi, attendere, sperare, anche quando la vita passa davanti e non siamo in grado di saltarci dentro, anche quando essa sembra appartenere agli altri, scorrere di là da un vetro, anche quando soggiaciamo alla regola di un “si passivante” che ci rende non autentici; è difficile perché, nonostante l’atteggiamento stanco e demotivato, giovani lo si è davvero e la speranza non vuol morire: “So che non arriverai eppure son qui e aspetto”, “illusione di un futuro, di qualcosa che non giunge.”

Se tutto il meglio pare ormai alle spalle, pure la memoria non è dolce, non è consolatoria, ha stanze oscure, ancora da svelare, e noi vorremmo essere come bruti per non avvertire il peso dell’esistenza. Il futuro non c’è, è come se fosse già stato esperito, lasciato indietro: “rievoco il futuro”, e rievocarlo vuol dire farne memoria e non aspettativa, trasformarlo in qualcosa che non ci sarà mai perché c’è già stato, perché sarà uguale al presente, e così le “luminose strade” del possibile saranno cancellate dagli “oscuri labirinti” di una memoria congelata.

Ricorrono le parole “sommerso”, nel senso di avviluppato, appesantito, e “oscuro”, inteso come inconoscibile ma anche doloroso, ansiogeno. I riferimenti leopardiani sono tanti, fra stelle, ginestre, dolore senza uscita, caduta delle illusioni. I temi sono i soliti in Milone: solitudine, morte, incomunicabilità ma anche, soprattutto, memoria.

Si spargono i semi

della polvere

Nei tempi che furono

Rivedo la vita, rievoco

Il futuro. Una branda,

un giaciglio da cui percorrere

ancora ancora

le strade del passato

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Palestina ti sogno

19 Settembre 2014 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #poesia, #il mondo intorno a noi

Palestina ti sogno

Sono nato poeta, ho il verso sulle mie labbra, la rima nelle mie mani, la strofa nei miei occhi…

E da poeta, l’italo-senegalese Cheikh Tidiane Gaye eleva un canto lirico alla terra di Palestina. E’ un canto d’amore e di dolore; un inno alla Pace, un’accorata invocazione alla rinascita. “il mio paese”, la “mia terra”, dice il Poeta, perché sua è ogni terra martoriata, “soffocata, ingoiata, scacciata dal monte di Dio” ; suo è l’urlo di chi soffre. E lui, cittadino del mondo, attende che il mondo sorrida ancora e che rispunti la “luna della concordia”. (Ida Verrei)

Palestina ti sogno

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

La mia terra piange

le lacrime di sangue che straripano

le sabbie di pace

ti voglio terra dalle sabbie d’oro

Che Pace sia con te,

che il Sole illumini

i tuoi sentieri

il mio paese deve rinascere

seppellire le macerie

terra avvelenata

terra ingioiata

terra soffocata

terra scacciata

dal Monte di Dio,

la mia Ramallah ti chiamo,

piangono i bambini

muoiono le donne

Betlemme non sorride,

sorrisi spenti

il fiato in prigione

la speranza sepolta

Gaza non si sveglia più

Gerusalemme mortificata

il mondo non sorride più

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

Cosa ti manca?

Hai accolto la nascita dei profeti

hai curato le piaghe

hai dato il sorriso al mondo

hai acceso gli sguardi

e oggi il cuore non pulsa

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

Vorrei alzare la chioma di pace

e gridare giustizia

voglio piantare il profumo

di pace

voglio che i tuoi polmoni siano forti

per sollevare l’aria di libertà

sei la terra di sabbia

e non di sangue

i nostri occhi

come le nostre orecchie

non devono più testimoniare

la tua sofferenza

Il tuo nome è l’albero

ombreggiante di pace

robusto e forte

forte e robusto

chi può cancellare l’ombra?

Sei l’ombra che nessuno

può seppellire

il tuo nome è poesia

ti voglio cantante di rime

la tua vita è lirica

ti voglio tessitrice di prose

pastore dell’orto di pace

regista delle coreografie di pace

che la tua bandiera sventoli

per svegliare la luna della concordia

e la tua ala volteggi

per designare la strada dell’unità

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

Il tuo nome è storia

i tuoi morti martiri

ma i veri martiri lottano per la libertà

ti voglio curatrice delle piaghe

Il tuo nome è libertà

libera sei

come liberi sono i tuoi figli

alza la mano per condurre il corteo

apri le catene della disperazione

canta il canto della liberazione

Palestina la mia la nostra

voglio alzare i tuoi minareti

sentire la tua voce scandire

vocali di libertà

consonanti di pace

voglio che le tue acque siano pacificatrici.

CHEIKH TIDIANE GAYE

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Smodatamente Aspro&Dolce

16 Settembre 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia

Smodatamente Aspro&Dolce

"...in questa locanda si suona Blues... le sue note ti portano a galleggiare sulle nuvole...dove, dall'alto, si riesce a dare una dimensione anche alla Tristezza. Bevete alla mia salute. Tanto. Smodatamente..."

Bevete alla mia salute!

…estinguete quest’ultimo sorso…

Bevete alla mia salute!

di Uomo solo

solitario

quasi perduto…

X stasera

X domani

X l’Ieri

e i giorni che saranno!

Bevete a me!

Alle mie mani sporche

di vene

e fildiferro

Ai miei zoccoli

da muflone

Ai miei occhi di Lupo

che ti bucano

Al mio cuore solo e gonfio di farfalle

spaccato sull’orlo dell’abisso

Bevi x te!

Ragazza…

sarò l’ultimo sogno della notte

che fa sudare e sognare

Bevi x te!

Signora…

sarò la roccia di rughe e pieghe

che vuoi arrampicare

Bevi x te!

Compagna…

sarò il cane Libero pronto a buttarsi nel fuoco

ma che ti sfugge come un lupo

Bevete alla mia salute…

e addio

non “ciao”…

non “arrivederci”…

Bevete alla mia salute…

salite…

e quando sarete in cima

alzate lo sguardo e trovatemi a volare!

Solo

sulla brezza solitaria

Bevete alla mia salute.

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Come può il cielo...

14 Agosto 2014 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #poesia

Come può il cielo...

Come può il cielo non apparire bello, la notte, se è trainato da una flotta di stelle?
Come può il mare sbiadire i pensieri o le persone, se porta con sé la vita?
Come può l’uomo farsi la guerra, uccidere, ergersi a dominatore, stabilire cos’è il bene e cos’è il male?
Di fronte alla bellezza di un cielo adornato da masse stellari, da sguardi umani, da carri che corrono su piste invisibili, c’è la certezza dell’esistenza. Sei di fronte a questo enorme spettacolo e non tieni le parole giuste per vestire le tue emozioni. Sei di fronte alla stessa natura che ti ha partorito, ti ha reso centro del tuo mondo, ti ha dato ossigeno. Sei fermo ad aspettare nuovi segni dall’alto e forse speri. Di fronte alla danza delle stelle, pensi di essere immune al male delle persone, al veleno gettato in faccia, ai castighi che hai dovuto subire. Diventi una fortezza, un castello incantato, un palazzo di nuove idee. Poi il cielo prende le tue sembianze e tu per gentilezza o forse per coscienza ti mischi a lui, ma non puoi prendere le redini fin quando non sei consapevole. La tua biga non è alata e rimane immobile in mezzo ad un sentiero di pietre. Passi dal benedire il silenzio al maledire tutto il cielo, passando dalle stelle fino ad arrivare alle più sparute e lontane galassie. Sei nel tuo limbo e ritrovi una pace, ma deve passare del tempo per iniziare tutto da capo. Dentro noi restano eserciti e poi sopravvengono avventurieri.
Vorremmo capire gli altri, ma noi stessi non ci capiamo.

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Le more

8 Agosto 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

Le more

Ripercorrere i giorni della fanciullezza fa riaffiorare alla labbra il sapore dimenticato, dolce e amaro a un tempo, delle more. Frutto selvatico, gusto antico, vecchi ricordi, Assunta Castellano ci invia una nuova poesia intrisa di sentimenti e passioni. (Franca Poli)

LE MORE

Giorno d'estate

in cui brillava il sole

son ritornata a riveder le more...

quanta gioia e che sapore antico

mi dava il sol vederle

e il rimembrar di quando

da bambina

le mani e la bocca mi sporcavo

di quel nettare dolce e saporito...

mi rivedevo Io giocar felice e spensierata...

coi vestitini laceri e scucitì

per il mio monellar che ancora oggi

mi resta dentro e alla prima occasione

mi bussa sulla spalla e si presenta...

te ne rammenti tu... vecchia signora...

delle tue scorribande

e le argentine risate di bambina??

Si... le rammento e non rinnego nulla di quel tempo

che anche delle miserie io vedo solo

il rifiorir delle mie amate more!!

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... come l'amore

4 Agosto 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia

... come l'amore

Arriva dal buio che ci appartiene

come l'ululato di notte

a indicarci una strada nuova

Appare nella pioggia,

l'arcobaleno sospeso,

a colorare quanto di grigio c'è

E' improvviso come il baleno

il falco

l'ondata alle spalle

una pacca sulle spalle

il fischio del treno

Una faina davanti al flash

Un regalo davanti a un bimbo felice

Un mazzo di fiori che non aspetti

Ma viene lentamente

diventa grande col tempo

Una luna piena

tra brandelli di nuvole

Il sole che sorge,

raggio a raggio,

dall'aspra cresta

Soffice e gentile

come il fiore che sboccia

la mattina

come la mattina lenta e tiepida

d'estate

come l'estate che non passa

lungo mare

Come il mare che si muove

arriva

ti bagna

se ne va

...

arriva

ti solletica i piedi

se ne va

...

arriva

ti profuma di sale

se ne va

...

si muove

arriva

se ne va

Ma c'è sempre:

la notte mentre dormi,

poi ti svegli,

e c'è.

Ti volti, sorridi abbassi gli occhi,

ti volti per giocare

ma lui c'è.

Te ne vai, corri veloce,

via! risali i monti le valli

dalla cima...lui c'è...

E' la brace

dell'ultimo fuoco

nella sera

Che dorme con te

E si sveglia grazie a te

E' lume e

calore

da tenere stretto

tra il cuore

e il resto

in questa

fredda bufera...

M.

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Maria Grazia Di Biagio, "Nella disarmonia dell'inatteso"

2 Agosto 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia

Maria Grazia Di Biagio, "Nella disarmonia dell'inatteso"

Maria Grazia Di Biagio

Nella disarmonia dell’inatteso

Bel Ami Edizioni – Pag. 80 – Euro 10

Maria Grazia Di Biagio è una vera poetessa, una che non si limita a scrivere versi senza leggere, per essere originale e non avere padrini letterari. Sembra impossibile ma ne ho conosciuti tanti di (presunti) poeti che non leggono poesia ma si credono vati e fanno i sostenuti se non li leggi. I versi di Maria Grazia Di Biagio raccontano un amore che non fa rima con cuore ma è ricco di metafore straordinarie e di versi suadenti.

È un anno di parole che non scrivo

e non c’è incuria o disamore, credi,

se ho lavato la matassa dei pensieri

e l’ho stesa al silenzio ad asciugare.

Renato Fiorito - autore di un’ispirata postfazione - ha avuto la mia stessa sensazione di struggente tenerezza nel leggere i versi sopra riportati, forse perché anche lui aveva bisogno di rispecchiare in altrui parole il proprio dolore. Questa è la forza della vera poesia, ma anche della vera letteratura, di una scrittura profonda che non sia volta a realizzare il mero intrattenimento.

Non è cambiato molto da quel giorno

cado ancora come allora

mi sbuccio le ginocchia

ma non piango più, purtroppo

e questo è male, perché il pianto cura,

è pioggia che consola, il pianto.

Ho letto questi versi a mia figlia, certo lei che ha sette anni non ha pensato al male di vivere di montaliana memoria, né al vizio assurdo di Pavese, ma alle sue ginocchia sbucciate e al pianto, facendomi notare che le lacrime sono una pioggia metaforica che cade dai suoi occhi quando è triste, addolorata o soffre. Grandezza della vera poesia che si fa apprezzare da una bambina, come quella del mio amico cubano Felix Luis Viera che parla della figlia lasciata a Cuba per un doloroso esilio quando aveva quindici anni, racconta la sofferenza tangibile d’un padre in fuga.

Cerco in ogni libro una rivelazione

oppure un’intuizione condivisa,

una piccola cosa impertinente,

una violetta sbucata dalla neve

che mi faccia sentire meno assurda.

Cerco la bellezza delle cose

nella disarmonia dell’inatteso,

nelle parole, il senso primo del significato.

Altri versi che raccontano l’importanza di un libro, di una storia, di una pagina scritta, dove cerchiamo soprattutto noi stessi, il senso profondo delle cose, per recuperare stupefatti una metaforica violetta sbucata dalla neve.

Ho mentito.

Non è vero che non sto scrivendo

sono solo versi bianchi

ma ho finito i fogli colorati.

Stupenda la chiusura della raccolta. Il poeta non può fare a meno di scrivere, se ti dice che non sta scrivendo sta mentendo, il poeta è un fingitore, come scrive Pessoa, ma nel caso della Di Biagio è un sincero dispensatore d’amore, che quando finisce i fogli colorati scrive solo versi bianchi.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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