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poesia

Palestina ti sogno

19 Settembre 2014 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #poesia, #il mondo intorno a noi

Palestina ti sogno

Sono nato poeta, ho il verso sulle mie labbra, la rima nelle mie mani, la strofa nei miei occhi…

E da poeta, l’italo-senegalese Cheikh Tidiane Gaye eleva un canto lirico alla terra di Palestina. E’ un canto d’amore e di dolore; un inno alla Pace, un’accorata invocazione alla rinascita. “il mio paese”, la “mia terra”, dice il Poeta, perché sua è ogni terra martoriata, “soffocata, ingoiata, scacciata dal monte di Dio” ; suo è l’urlo di chi soffre. E lui, cittadino del mondo, attende che il mondo sorrida ancora e che rispunti la “luna della concordia”. (Ida Verrei)

Palestina ti sogno

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

La mia terra piange

le lacrime di sangue che straripano

le sabbie di pace

ti voglio terra dalle sabbie d’oro

Che Pace sia con te,

che il Sole illumini

i tuoi sentieri

il mio paese deve rinascere

seppellire le macerie

terra avvelenata

terra ingioiata

terra soffocata

terra scacciata

dal Monte di Dio,

la mia Ramallah ti chiamo,

piangono i bambini

muoiono le donne

Betlemme non sorride,

sorrisi spenti

il fiato in prigione

la speranza sepolta

Gaza non si sveglia più

Gerusalemme mortificata

il mondo non sorride più

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

Cosa ti manca?

Hai accolto la nascita dei profeti

hai curato le piaghe

hai dato il sorriso al mondo

hai acceso gli sguardi

e oggi il cuore non pulsa

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

Vorrei alzare la chioma di pace

e gridare giustizia

voglio piantare il profumo

di pace

voglio che i tuoi polmoni siano forti

per sollevare l’aria di libertà

sei la terra di sabbia

e non di sangue

i nostri occhi

come le nostre orecchie

non devono più testimoniare

la tua sofferenza

Il tuo nome è l’albero

ombreggiante di pace

robusto e forte

forte e robusto

chi può cancellare l’ombra?

Sei l’ombra che nessuno

può seppellire

il tuo nome è poesia

ti voglio cantante di rime

la tua vita è lirica

ti voglio tessitrice di prose

pastore dell’orto di pace

regista delle coreografie di pace

che la tua bandiera sventoli

per svegliare la luna della concordia

e la tua ala volteggi

per designare la strada dell’unità

Paese mio dall’alito verde

verde di pace e puro di pace

svegliati!

Il tuo nome è storia

i tuoi morti martiri

ma i veri martiri lottano per la libertà

ti voglio curatrice delle piaghe

Il tuo nome è libertà

libera sei

come liberi sono i tuoi figli

alza la mano per condurre il corteo

apri le catene della disperazione

canta il canto della liberazione

Palestina la mia la nostra

voglio alzare i tuoi minareti

sentire la tua voce scandire

vocali di libertà

consonanti di pace

voglio che le tue acque siano pacificatrici.

CHEIKH TIDIANE GAYE

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Smodatamente Aspro&Dolce

16 Settembre 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia

Smodatamente Aspro&Dolce

"...in questa locanda si suona Blues... le sue note ti portano a galleggiare sulle nuvole...dove, dall'alto, si riesce a dare una dimensione anche alla Tristezza. Bevete alla mia salute. Tanto. Smodatamente..."

Bevete alla mia salute!

…estinguete quest’ultimo sorso…

Bevete alla mia salute!

di Uomo solo

solitario

quasi perduto…

X stasera

X domani

X l’Ieri

e i giorni che saranno!

Bevete a me!

Alle mie mani sporche

di vene

e fildiferro

Ai miei zoccoli

da muflone

Ai miei occhi di Lupo

che ti bucano

Al mio cuore solo e gonfio di farfalle

spaccato sull’orlo dell’abisso

Bevi x te!

Ragazza…

sarò l’ultimo sogno della notte

che fa sudare e sognare

Bevi x te!

Signora…

sarò la roccia di rughe e pieghe

che vuoi arrampicare

Bevi x te!

Compagna…

sarò il cane Libero pronto a buttarsi nel fuoco

ma che ti sfugge come un lupo

Bevete alla mia salute…

e addio

non “ciao”…

non “arrivederci”…

Bevete alla mia salute…

salite…

e quando sarete in cima

alzate lo sguardo e trovatemi a volare!

Solo

sulla brezza solitaria

Bevete alla mia salute.

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Come può il cielo...

14 Agosto 2014 , Scritto da Lorenzo Campanella Con tag #lorenzo campanella, #poesia

Come può il cielo...

Come può il cielo non apparire bello, la notte, se è trainato da una flotta di stelle?
Come può il mare sbiadire i pensieri o le persone, se porta con sé la vita?
Come può l’uomo farsi la guerra, uccidere, ergersi a dominatore, stabilire cos’è il bene e cos’è il male?
Di fronte alla bellezza di un cielo adornato da masse stellari, da sguardi umani, da carri che corrono su piste invisibili, c’è la certezza dell’esistenza. Sei di fronte a questo enorme spettacolo e non tieni le parole giuste per vestire le tue emozioni. Sei di fronte alla stessa natura che ti ha partorito, ti ha reso centro del tuo mondo, ti ha dato ossigeno. Sei fermo ad aspettare nuovi segni dall’alto e forse speri. Di fronte alla danza delle stelle, pensi di essere immune al male delle persone, al veleno gettato in faccia, ai castighi che hai dovuto subire. Diventi una fortezza, un castello incantato, un palazzo di nuove idee. Poi il cielo prende le tue sembianze e tu per gentilezza o forse per coscienza ti mischi a lui, ma non puoi prendere le redini fin quando non sei consapevole. La tua biga non è alata e rimane immobile in mezzo ad un sentiero di pietre. Passi dal benedire il silenzio al maledire tutto il cielo, passando dalle stelle fino ad arrivare alle più sparute e lontane galassie. Sei nel tuo limbo e ritrovi una pace, ma deve passare del tempo per iniziare tutto da capo. Dentro noi restano eserciti e poi sopravvengono avventurieri.
Vorremmo capire gli altri, ma noi stessi non ci capiamo.

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Le more

8 Agosto 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

Le more

Ripercorrere i giorni della fanciullezza fa riaffiorare alla labbra il sapore dimenticato, dolce e amaro a un tempo, delle more. Frutto selvatico, gusto antico, vecchi ricordi, Assunta Castellano ci invia una nuova poesia intrisa di sentimenti e passioni. (Franca Poli)

LE MORE

Giorno d'estate

in cui brillava il sole

son ritornata a riveder le more...

quanta gioia e che sapore antico

mi dava il sol vederle

e il rimembrar di quando

da bambina

le mani e la bocca mi sporcavo

di quel nettare dolce e saporito...

mi rivedevo Io giocar felice e spensierata...

coi vestitini laceri e scucitì

per il mio monellar che ancora oggi

mi resta dentro e alla prima occasione

mi bussa sulla spalla e si presenta...

te ne rammenti tu... vecchia signora...

delle tue scorribande

e le argentine risate di bambina??

Si... le rammento e non rinnego nulla di quel tempo

che anche delle miserie io vedo solo

il rifiorir delle mie amate more!!

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... come l'amore

4 Agosto 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia

... come l'amore

Arriva dal buio che ci appartiene

come l'ululato di notte

a indicarci una strada nuova

Appare nella pioggia,

l'arcobaleno sospeso,

a colorare quanto di grigio c'è

E' improvviso come il baleno

il falco

l'ondata alle spalle

una pacca sulle spalle

il fischio del treno

Una faina davanti al flash

Un regalo davanti a un bimbo felice

Un mazzo di fiori che non aspetti

Ma viene lentamente

diventa grande col tempo

Una luna piena

tra brandelli di nuvole

Il sole che sorge,

raggio a raggio,

dall'aspra cresta

Soffice e gentile

come il fiore che sboccia

la mattina

come la mattina lenta e tiepida

d'estate

come l'estate che non passa

lungo mare

Come il mare che si muove

arriva

ti bagna

se ne va

...

arriva

ti solletica i piedi

se ne va

...

arriva

ti profuma di sale

se ne va

...

si muove

arriva

se ne va

Ma c'è sempre:

la notte mentre dormi,

poi ti svegli,

e c'è.

Ti volti, sorridi abbassi gli occhi,

ti volti per giocare

ma lui c'è.

Te ne vai, corri veloce,

via! risali i monti le valli

dalla cima...lui c'è...

E' la brace

dell'ultimo fuoco

nella sera

Che dorme con te

E si sveglia grazie a te

E' lume e

calore

da tenere stretto

tra il cuore

e il resto

in questa

fredda bufera...

M.

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Maria Grazia Di Biagio, "Nella disarmonia dell'inatteso"

2 Agosto 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia

Maria Grazia Di Biagio, "Nella disarmonia dell'inatteso"

Maria Grazia Di Biagio

Nella disarmonia dell’inatteso

Bel Ami Edizioni – Pag. 80 – Euro 10

Maria Grazia Di Biagio è una vera poetessa, una che non si limita a scrivere versi senza leggere, per essere originale e non avere padrini letterari. Sembra impossibile ma ne ho conosciuti tanti di (presunti) poeti che non leggono poesia ma si credono vati e fanno i sostenuti se non li leggi. I versi di Maria Grazia Di Biagio raccontano un amore che non fa rima con cuore ma è ricco di metafore straordinarie e di versi suadenti.

È un anno di parole che non scrivo

e non c’è incuria o disamore, credi,

se ho lavato la matassa dei pensieri

e l’ho stesa al silenzio ad asciugare.

Renato Fiorito - autore di un’ispirata postfazione - ha avuto la mia stessa sensazione di struggente tenerezza nel leggere i versi sopra riportati, forse perché anche lui aveva bisogno di rispecchiare in altrui parole il proprio dolore. Questa è la forza della vera poesia, ma anche della vera letteratura, di una scrittura profonda che non sia volta a realizzare il mero intrattenimento.

Non è cambiato molto da quel giorno

cado ancora come allora

mi sbuccio le ginocchia

ma non piango più, purtroppo

e questo è male, perché il pianto cura,

è pioggia che consola, il pianto.

Ho letto questi versi a mia figlia, certo lei che ha sette anni non ha pensato al male di vivere di montaliana memoria, né al vizio assurdo di Pavese, ma alle sue ginocchia sbucciate e al pianto, facendomi notare che le lacrime sono una pioggia metaforica che cade dai suoi occhi quando è triste, addolorata o soffre. Grandezza della vera poesia che si fa apprezzare da una bambina, come quella del mio amico cubano Felix Luis Viera che parla della figlia lasciata a Cuba per un doloroso esilio quando aveva quindici anni, racconta la sofferenza tangibile d’un padre in fuga.

Cerco in ogni libro una rivelazione

oppure un’intuizione condivisa,

una piccola cosa impertinente,

una violetta sbucata dalla neve

che mi faccia sentire meno assurda.

Cerco la bellezza delle cose

nella disarmonia dell’inatteso,

nelle parole, il senso primo del significato.

Altri versi che raccontano l’importanza di un libro, di una storia, di una pagina scritta, dove cerchiamo soprattutto noi stessi, il senso profondo delle cose, per recuperare stupefatti una metaforica violetta sbucata dalla neve.

Ho mentito.

Non è vero che non sto scrivendo

sono solo versi bianchi

ma ho finito i fogli colorati.

Stupenda la chiusura della raccolta. Il poeta non può fare a meno di scrivere, se ti dice che non sta scrivendo sta mentendo, il poeta è un fingitore, come scrive Pessoa, ma nel caso della Di Biagio è un sincero dispensatore d’amore, che quando finisce i fogli colorati scrive solo versi bianchi.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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'Ma quant'è bella Napule

15 Luglio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia, #luoghi da conoscere

'Ma quant'è bella Napule

Assunta Castellano parla in questa poesia dialettale della sua Napoli, città che ama e che sente pulsare dentro insieme al cuore. Napoli va capita “si 'a saje guarda' comm''a na 'nnammurata” e non te ne distacchi più.

“Napule è mille culure” dice Pino Daniele in una sua famosissima canzone, ma Napoli non è solo mille colori, Napoli è mille sapori, mille profumi, mille contraddizioni, mille emozioni. Ad ogni stagione presenta un nuovo vestito e ti affascina, ti innamora ”si pure chiove...nc'e' sta sempe 'o sole..'o stesso sole ca puorte dinto 'o core... si te' ncontra'... cu 'a nnamurata toja!!!” (Franca Poli)

'Ma quant'è bella Napule

Assunta Castellano

Ma quant'è bella Napule

si 'a saje guarda'

comm''a na 'nnammurata

ca tutt''e jorne

se 'mbelletta

e gghiesce..

e tutt''e vvote..

cagna nu vestito..

mo' e' sgargiante

cu tanta sciure 'mpietto

dimane invece po'

se veste a' lutto..

'O cielo cagne..

e cagne pure 'o mare..

pure 'e prufume

cagneno...

so delicate e ddoce

mprimmavera

cu 'e primme viole

cu 'a faccella nfosa..

mentre 'a staggione

se carreca 'e culure...

'e sciure arance

e frutte avvelutate

si po' trase l'autunno..

e che culure

dinto 'a sti campagne..

e che tramonte 'e fuoco

te cunsegna...

a Napule pure vierno

e' sempe allero..

si pure chiove..

nc'e' sta sempe 'o sole..

'o stesso sole

ca puorte dinto 'o core..

si te' ncontra'..

cu 'a nnamurata toja!!!

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Due poesie di Assunta Castellano

9 Luglio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

Due poesie di Assunta Castellano

Vi presento un'amica, una bella persona, si chiama Assunta Castellano, è di Napoli e io amo molto le sue poesie, sia quelle vernacolari che quelle in lingua. E' con le sue stesse parole che voglio farvi conoscere un po' del suo carattere

Sono una napoletana verace e come ogni cittadino napoletano che si rispetti, ho nelle vene l'amore per la pittura e nell'anima la poesia,scrivo prevalentemente in lingua napoletana in quanto la trovo molto musicale ed e' quella in cui riesco ad esprimere al meglio le mie sensazioni. Non mi ritengo una poetessa,anche se molti mi appellano come tale. Ho a mio carico diverse antologie ed un libro tutto mio che scrissi nel 1997.Mi piace spaziare sia quando scrivo che quando dipingo, non amo gli spazi angusti né le rime baciate, a parte qualche eccezione. Adoro scrivere anche per i bambini. Sono una persona... ma penso che questo non sia compito mio,ma di chi avrà modo di leggermi. Un grazie di cuore a tutti e buona lettura!!

Vi propongo qui di seguito due poesie di Assunta, liriche delicate che esprimono profondi sentimenti, capaci di toccare le corde dell’anima. La prima, “Inesorabile tempo”, è poesia capace di mutare lo stato emotivo di chi la riceve e ci scuote con l'amara certezza che il tempo nemico “scorre fra le dita “e passa velocenell'angoscia che si fermi”. Con la seconda l'autrice ci parla di “Un amore” una poesia dunque, che può essere goduta da tutti, o se non da tutti, da molti, perché l'amore fa parte della vita di ogni persona. Per concludere rubo le parole a un attore, regista che tanto mi piace Giancarlo Giannini quando dice “È vero che il poeta scrive le parole, ma è bello leggere la poesia tra una riga e l'altra, cioè nello spazio bianco, quello spazio che ti lascia la possibilità di fantasticare e di pensare al sottotesto.” (Franca Poli)

INESORABILE TEMPO

Come sabbia

scorre tra le dita

il tempo

si ferma giusto un attimo

lì... tra le tempie e batte

incerto

confusi ormai i pensieri

come nuvole di marzo

alternano

sole... vita e voglia di sapere

conoscenza

confusa o volutamente ignorata?

Passa

nell'angoscia che si fermi

il tempo

e tu umile e rassegnato uomo

cerchi

in quell' ultimo anelito di vita

l'amore

che non fu tuo come volevi

transito

breve ed intera parentesi d'amore.

UN AMORE

Rapita da un sole morente

sulla fresca risata del mare

che portava conchiglie tra i denti

mentre il verde smeraldo lontano...

dipingeva sulla mia pelle

le due ali di un bianco gabbiano;

Sulla spiaggia deserta

le orme

percorrevano antichi sentieri...

e cantava una vecchia canzone

di un settembre di foglie gia' morte;

Poi fu tutto un bagliore di luci

tra le mura di antiche vestigia..

ci perdemmo infilando parole

che di perle tenevano strette

le due bocche anelanti d'amare;

Non fu piu' forestiero il tuo cuore

e albergammo in un solo capanno...

un sol corpo

e due anime tese

come archi centrati all'amore!!

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Sazia di luce di Adriana Pedicini. Recensione di Paolo Buzzacconi

27 Giugno 2014 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #recensioni, #poesia

Sazia di luce

Adriana Pedicini

Immergersi nella lettura di “ Sazia di luce” di Adriana Pedicini equivale a percorrere insieme a lei un tratto fondamentale della sua esistenza esplorando al suo fianco i luoghi più profondi dell’anima. Attraverso le sue liriche, con grande generosità, l’autrice ci concede di vivere tutto il percorso che lei ha faticosamente portato a termine. Dai momenti più bui dell’attesa e della disperazione a quelli della volontà di lottare, di cercare un ragione superiore a cui affidarsi fino ad arrivare ai giorni della rinascita, del ritorno alla vita. La drammatica esperienza della malattia viene affrontata con coraggio e tenacia tipicamente femminili e la paura e lo sgomento, pur affacciandosi nella quotidianità, non riescono ad intaccare la sacralità della vita e a interrompere quella preziosa tessitura di affetti e impegni che le donne - e solo le donne – sono capaci di fare. L’autrice si spinge oltre i confini dell’immediato sublimando il dolore nella volontà di continuare ad essere amore anche dopo la fine proiettandosi oltre il momento dell’addio, che trasforma così in un arrivederci. Il messaggio che traspare nelle sue liriche è chiaro e colmo di speranza: quando si ama, e per amare si intende trasferire il nostro amore a chi ci segue, non si muore mai del tutto, dunque non esistono tenebre in grado di oscurare la luce che è dentro di noi. Nei suoi versi i prati continuano a fiorire, le mani ad intrecciarsi e i nuovi arrivati, “timido cinguettio di passeri dai nidi” vedono soddisfatta la loro richiesta di cibo-affetto al di la del tempo che inesorabilmente tutto consuma, perché in ogni carezza, in ogni bacio, in ogni gesto di incoraggiamento o di rimprovero che ci scambiamo l’amore consente alle nostre piccole storie di raggiungere la dimensione dell’eternità. Capitolo a parte, in tal senso, il meraviglioso rapporto con il proprio compagno, la scoperta di fragilità sconosciute e insieme di energie inaspettate, di potersi concedere l’un l’altro in una pienezza mai raggiunta prima. Ancora immensa, splendida luce. Il tutto, come dolcemente sottolinea l’autrice, “Alle soglie di ultima età”, un tempo in cui l’amore spesso viene considerato solo un bel ricordo, qualcosa che ormai appartiene al passato. E invece no, eccolo riesplodere prepotente nella condivisione della speranza, nel calore delle lacrime, in un tormento che non è per il proprio dolore, ma per quello che prova l’altro. Le liriche “Dammi una carezza” e “ Miracolo vivente” lasciano davvero senza fiato, ma nonostante la drammaticità degli attimi che raccontano sono pagine piene di cielo, di vita.

In questo libro sono comunque tanti gli argomenti trattati e non solo autobiografici e introspettivi. L’autrice descrive con visione altamente poetica ma al contempo straordinariamente lucida il disfacimento di un mondo che ha perso di vista valori e ideali, vittima di un cieco egoismo fine a se stesso. Emblematiche in tal senso le liriche “ Homo homini lupis”, “ Inettitudine”, “Mare monstrum” e “ Ignara felicità”, vere e proprie denunce che scuotono le coscienze puntando i riflettori sui tanti drammi sociali che spesso vengono classificati troppo velocemente come “inevitabili”.

Altro aspetto estremamente interessante è l’uso di piccole citazioni e di alcuni vocaboli molto ricercati con cui l’autrice impreziosisce le sue opere, dei piccoli cammei dal sapore un po’ “retrò” che stupiscono il lettore donando eleganza ad uno stile poetico snello e moderno. Vi cito alcuni momenti di cui mi sono innamorato: “Gocciola nelle vene desiderio di vita al brillio dell’ultimo sole” oppure “ Ammassati nel granaio della memoria - sedula formica - i frustoli di un lungo faticare” o ancora “I piccolo bimbi, con teneri baci molceranno il mio cuore di nonna”. E’ questa una componente in cui l’autrice riesce a coniugare il suo importante bagaglio culturale con la sua capacità espressiva senza perdere in freschezza e spontaneità. Lo stesso dicasi per l’uso di metafore e aggettivi qualificativi, che in alcune liriche – come ad esempio in “Silenzio” - si rincorrono come in una fuga musicale senza tuttavia dare mai un senso di “costruito”, mantenendo una grande leggerezza. Si viaggia in perfetto equilibrio tra ragione e passione e la sensazione è che le parole siano sempre dosate con cura, sia nella quantità che nell’intensità dell’emozione che vanno a evocare.

Lasciatemi infine ringraziare i responsabili del circolo IPLAC per la preziosa opportunità che mi hanno concesso: avere la possibilità di giudicare il lavoro di una professoressa credo sia il sogno proibito di tutti coloro che sono stati studenti. E’ dunque con un pizzico d’emozione – e soprattutto con grande piacere – che mi accingo a prendere un registro virtuale per mettere alla poetessa in questione una bella nota. Una nota di merito, naturalmente…

“Sazia di luce” è un percorso molto coinvolgente, una raccolta di poesie a cui ci si affeziona in fretta; appena si finisce di leggerlo si ha subito voglia di riaprirlo e andare a cercare quel pensiero o quella frase che poco prima ci ha illuminato. Se il vostro cuore è affamato di luce regalategli questo libro. Lui vi ringrazierà.


Paolo Buzzacconi

Sazia di luce di Adriana Pedicini. Recensione di Paolo Buzzacconi
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SAZIA DI LUCE di Adriana Pedicini recensione di Roberto De Luca

24 Giugno 2014 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #recensioni, #poesia

Adriana Pedicini

Sazia di luce

Questa silloge intitolata Sazia di luce, di Adriana Pedicini, è costruita tra le pieghe di un dire sincero e una speranza profonda piena di dubbi. L’autrice plana con la sua scrittura sopra a un periodo di vita angustiato da qualcosa, da un’ombra. Leggendo l’opera si viene presi per mano e invitati a seguire un percorso di rinascita che ci lascia stupiti per la forza spirituale che da esso si sprigiona, in un dualismo tra il Bene e il Male vissuto con grande determinazione. Le singole poesie parlano di momenti e di stati d’animo che, descritti uno ad uno con uno stile che riecheggia anche un certo gusto leopardiano soprattutto per i meandri seguiti dalle sensazioni più intime, parlano di una fiducia nel futuro per sé o per le persone amate e vanno man mano a svelare e a costituire una specie di mosaico che dentro se stesso reca l’immagine di quel che conta veramente.

Ogni giorno un guadagno/ ogni giorno un sassolino/ bianco di luce segna i passi/ dell’amore da fare insieme finchè.../ finchè l’ultima ora/ scioglierà la promessa/ di pur breve cammino/ Allora sarò ovunque/ ma sempre a voi vicina/ piccolo lume di fiamma viva/ a scaldarvi il cuore. Da Miracolo vivente.

os’è che cerca il cuore dell’uomo o della donna, dell’essere umano, in simili momenti? Bene, ed è qui che si apre tutto il discorso sulle reazioni dello spirito, su quell’essenza che è in ognuno di noi ed è capace di travalicare i dolori del corpo, perché quest’ultimo, nel caso, diventa un mero strumento in mano alla sofferenza. Lo spirito in qualche modo reagisce e la poesia, come la preghiera, che in fondo possono essere considerate complementari l’una all’altra, diventano un mezzo per addolcire gli abissi in cui si trova l’animo. Mi sento di asserire che l’inclinazione profonda dell’uomo è la poesia e che da essa derivarono la liturgia e i salmi e anche il contenuto delle religioni. Il poeta affrontò i fenomeni della natura e nelle prime età si dette il titolo di sacerdote per preservare la sua vocazione. Il poeta di oggi continua ad essere quello del più antico sacerdozio. Egli prima venne a patti con le tenebre ed ora deve interpretare la luce. La poesia deve altresì recuperare il suo legame col mondo, deve camminare nell’oscurità e incontrarsi col cuore dell’uomo, con gli occhi della donna, con gli sconosciuti per la strada, con quelli che, in piena notte stellata, o a una certa ora del crepuscolo, o nel bel mezzo di un dolore, hanno magari bisogno di un solo verso...

E quindi non dimentichiamo mai di dire che è proprio la Poesia, come forma d’arte, ad essere e a costituire in ogni caso, o perlomeno in molti casi, una specie di panacea per l’animo umano. La poesia, al di là degli stilemi tecnici, ci permette di esternare il mondo interiore, intendendo dire che la scrittura tutta, dal teatro alla prosa, alla poesia appunto, è uno straordinario mezzo di comunicazione col mondo o, addirittura, col divino. Esternare, anche quando non si è afflitti da nessuna malattia, è qualcosa di cui l’uomo ha bisogno, poiché quando ciò avviene si è inevitabilmente rasserenati da una solida coscienza del proprio Io, che, liberandosi e divenendo in qualche modo tangibile, acquista potenza aprendo le porte a nuove speranze... E se c’è una cosa che la poesia cerca in maniera assidua, quella è la luce, che può esser flebile o intensa, ma che fa da lanterna e apre orizzonti, apre finestre alle quali affacciarsi e riflettere, trovando spesso ragioni di vita inaspettate.

Di me diranno i lunghi silenzi/ del cuore i grovigli/ che tremule dita / tentarono ognora di svellere il dolore/ spuntare, nettare le polveri sottili/ della paura/ illuminare con torce d’amore, gli anfratti neri dell’anima. Ma anche bianchi voli di gabbiano/ a dare sostegno/ ai giorni in bilico/ sul ciglio di inaspettate sventure. Dalla poesia dal titolo Di me.

Quella di Adriana Pedicini appare una lunga confessione e in fondo, e non solo in quella che si definisce poesia intimistica, i creatori di versi e di parole, vanno verso quest’intima forma di comunicazione. V’è infatti confessione in tutto, quando l’arte è vera, e non si può essere veri artisti quando manca questa caratteristica, questa colonna portante. Si può essere infatti, diciamo,diplomatici nella vita, ma non troppo nell’arte, ove occorrono necessariamente un sapersi mettere in gioco e una sincerità che può essere più o meno estesa, ma pur sempre presente. ‘Confesso come vedo un fiume, confesso come vedo un’alba o un tramonto, o una spiaggia deserta, confesso come vivo una situazione, confesso cosa mi arriva nell’animo e come mi sento durante un periodo di sofferenza i cui esiti sono ancora ignoti’.

In una poesia come Mare Monstrum, che io ho apprezzato in modo particolare, poesia appartenente alla prima parte della raccolta, la trascendenza del dolore emerge chiara e rara come una perla in mezzo a toni cupi e quasi venefici. Qui la sofferenza e il dubbio si accostano a una visione che viene a trovarsi a metà strada tra il sogno e l’incubo. Sembra, o lo è, una metafora con gli esodi, con i carichi di disperati che dall’Africa approdano a Lampedusa e vengono in mente le tempeste marine e gli scogli a cui le onde tentano di strappare quel coriaceo soffio di vita che non cede ai marosi. L’autrice risolve questo brano senza mettere in mostra, in maniera palese, i propri pensieri razionali, viaggiando su un parallelismo che odora di profonde consapevolezze, guidato a sua volta, sulla carta, come le altre poesie del resto, da una scrittura ben contenuta e omogenea, equilibrata tra forma e contenuto, limpida e creatrice di un valido connubio tra i versi i quali, pur senza rispettare una metrica esatta, contengono un timbro musicale e verbale che rende fluida la lettura e l’introiezione dei dati. Altra poesia che colpisce in questa prima parte è quella dal titolo Superba Signora. Di Lei hanno parlato da sempre i grandi poeti, quasi come omaggiandola, Da Neruda, che in un verso di una poesia tratta dalla prima Residencias, dice: penso che il suo canto abbia il colore delle viole umide. Ai Sepolcri del Foscolo fino ad Hemingway, che nel racconto Morte nel pomeriggio, dove parla delle corride, in un lungo paragrafo a Lei dedicato, la chiama Old Lady: Vecchia Signora... Certo è che la consapevolezza di tale ineluttabile realtà, in fondo, dona equilibrio alla vita ed è quel che accade anche qui, in questi pochi e sinceri versi. Ma, verso la metà della raccolta, troviamo un brano che segna un punto di svolta: una gemma di vita e di speranza/ ha baluginato tra le ombre incerte/ delle ore mattutine/ tra le foglie ascose del tuo amore.... recitano i versi tratti da Profumo di Natale, una poesia che va a far da cesura tra il periodo buio e un periodo più sereno dove la poetessa, usando la Poesia come veicolo, da voce a un canto di ammirazione per il Creato, quasi come fosse per intero un nuovo inno alla vita. Ciò che colpisce di più nella svolta a metà di questo libro è il cambiamento dell’atteggiamento dello spirito che, da contenitore di quelle paure e incertezze che hanno la caratteristica di far volgere lo sguardo verso l’interno, a un certo punto cambia direzione e fa volgere l’ attenzione verso l’esterno.

Se si tocca con mano /il fondo fangoso e il fetore /si annusa/si scopre la forza/che trattiene il declino. /Alla mente/ chiaro diventa/ quello che gli occhi/spesso non vedono./ E sarà suono di violini/ nell’anima/fiori di pesco/sui rami/volo di rondini/ in cielo./Semplicemente sarà/ nuova vita. da Nuova vita

E ancora da Profumo di primavera: Profumo di primavera Sono qui/in attesa/del profumo dei mandorli/in fiore/del volo garrulo/della rondine intorno allo stagno/del battito d’ali/di bianche colombe/sul ramo d’ulivo.

La poesia all’improvviso si accorge dello sbocciare dei mandorli, del pigolio degli uccelli dentro ai nidi, dei voli di rondini e colombe e di cieli azzurri inesistenti nella prima parte della silloge. Ovviamente, di fronte a un cambiamento degli eventi verso il positivo, l’atteggiamento psicologico è diverso e diverso diventa il dipanarsi delle trame poetiche che, dalla primitiva coesistenza di poesia-preghiera si trasformano in odi, in quelle forme poetiche pure che utilizzano gli elementi base come punto di partenza trasformandoli e trasportandoli verso l’alto, spesso verso il sublime. Le composizioni si abbreviano e verso la fine diventano di pochi versi, giacimenti di uno stato di contemplazione che sconfina verso la gioia. Natura , Dolce sentire, Infinito, Alba infinita, Sera, Azzurro, Silenzio, sono tutte poesie che hanno quest’ultima caratteristica, inoltre citerei ancora Cielo di marzo, poesia croccante come un velo di ghiaccio che si rompe e alla fine fissa un attimo nel sorriso di un pesco fiorito e ancora Ritorna il sogno, dove l’autrice ci parla di quei giorni cupi che ora brillano di luce dorata, come per sottolineare il fatto che il dolore non è vano, poiché insegna ad apprezzare ancora di più la vita, che in quest’ultimo tratto di Sazia di luce va assumendo sempre più i contorni di quella che sarà una nuova stagione. Quindi leggere questo libro vale la pena, perché in esso si ritrovano una discesa e un’ascesa, un lento passaggio dalle tenebre alla luce che può aiutarci a comprendere come la forza dello spirito possa intervenire a nostro favore nei momenti più difficili.

Roberto De Luca

SAZIA DI LUCE di Adriana Pedicini recensione di Roberto De Luca
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