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Alessandro Ticozzi, "L'inviato dalla rete"

25 Gennaio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

Alessandro Ticozzi, "L'inviato dalla rete"

L'inviato dalla rete

Alessandro Ticozzi

Sensoinverso edizioni

pp 320

17,00

Un appassionato di cinema non resta indifferente di fronte alla quantità di materiale che Alessandro Ticozzi riesce a raccogliere nel suo ultimo libro. Piatto ricco mi ci ficco! Verrebbe da esclamare. E infatti si comincia con un'intervista inedita a Leonardo Celi e ad Andrea Pergolari che ha per tema l'attività brasiliana di Adolfo Celi e Luciano Salce, di certo non troppo nota. Tra le chicche del libro apprezziamo una rivalutazione del Jerry Calà regista, cineasta non molto considerato dalla critica alta, ma che resta un autore in grado di stupire. E poi ci sono i mostri della commedia all'italiana (e non solo): Nino Manfredi, Enrico Maria Salerno, Vittorio Caprioli, Gabriele Ferzetti, Antonio Pietrangeli (nei ricordi del figlio), Luigi Zampa, Ugo Tognazzi, Ettore Scola, Vittorio Gassmann (intervista alla figlia Paola) Bud Spencer, Steno (visto dal figlio Enrico Vanzina), Renato Pozzetto… Un elenco quasi interminabile. Una miniera di notizie, raccolte con passione e amore cinefilo, sistemate con cura certosina nello spazio di interviste ai protagonisti e - in mancanza del diretto interessato - a chi li ha conosciuti da vicino. Il libro parla anche di musica, molte interviste riguardano Giorgio Gaber, Lucio Battisti, Mina e il Festivalbar. Ugo Gregoretti, Giuliano Montaldo, Milo Manara, Folco Quilici, Giovanni Spagnoletti (che riflette su Fassbinder), sono altre perle di un volume che farà la felicità degli appassionati. Se dobbiamo trovare un difetto a questo bel volume, sta nella mancanza di uniformità e nella estemporaneità della collazione dei singoli pezzi, disposti in sequenza senza un filo conduttore. Ma forse la raccolta vuol soltanto seguire il corso delle passioni di un autore che si dimostra grande esperto di cinema italiano, soprattutto commedia e pellicole d'autore, ma anche di musica popolare.

Il materiale raccolto da Ticozzi nel volume è stato tutto pubblicato in rete su riviste e media come Dedalus, News Candiani, Quarto Potere, Radiophonica, Spettacoli News e Associazione Unis@und. L'autore è laureato al Dams di Padova e va ricordato per un brillante saggio cinematografico intitolato L'Italia di Alberto Sordi (2009). Ha pubblicato anche il romanzo breve Diario di un cinemaniaco di provincia (2010). Il suo sito ufficiale è www.alessandroticozzi.it.

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Giuliano Gemma e Duccio Tessari

24 Gennaio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Giuliano Gemma e Duccio Tessari

Giuliano Gemma è l’attore che meglio rappresenta Duccio Tessari, un vero e proprio feticcio, icona del peplum ironico e del western all’italiana, più o meno classico.

“Il primo film che ho fatto con Tessari è Arrivano i Titani, il mio debutto come attore, un lavoro che smitizza il peplum dove recito con il mio vero nome. Il primo western che ho interpretato è Una pistola per Ringo (1965), film in cui nasce il mio pseudonimo, Montgomery Wood. Si trattava di una condicio sine qua non per fare il film, imposta dalla produzione che voleva venderlo come nordamericano. Era una moda. Mi obbligarono e lo pseudonimo lo scelse il produttore. A me andava bene tutto. Sono riuscito a usare il mio vero nome solo a partire dal terzo western come protagonista. Ho fatto due western della serie Ringo, entrambi con Tessari, tutti e due buoni lavori, ma fondamentalmente diversi l’uno dall’altro. Una pistola per Ringo è un film ironico, nelle corde di Tessari, girato con il suo inconfondibile stile. Il ritorno di Ringo è un film drammatico, ispirato all’Odissea. Il primo è più divertente, il secondo più serio. Sono due film coprodotti con gli spagnoli, girati nella penisola iberica, interpretati da Fernando Sancho, persona simpatica e grande mangiatore, che poi ho ritrovato in Arizona Colt (Michele Lupo, 1966, nda). Nel cast ricordo anche George Martin, un ginnasta spagnolo molto atletico con cui spesso mi allenavo. E che dire di Pajarito? Un personaggio inventato da Tessari, uno spagnolo che parlava in modo buffo e si occupava di produzione. Tessari lo utilizzò come attore dandogli il soprannome che aveva nella realtà.Una pistola per Ringo è un film ironico che anticipa il western comico di Barboni, alternativo al cinema di Leone, ma non meno violento, nonostante l’ironia. Nella mia carriera non ho mai interpretato personaggi cliché, né stereotipi. Pure nei due film della serie Ringo differenzio i personaggi. Nel primo sono un pistolero ironico e strafottente. Nel secondo sono un eroe cupo e represso che torna a casa dopo una lunga guerra, una sorta di Ulisse - Ringo. Vivi o preferibilmente morti è un altro western diretto da Tessari, sceneggiato niente meno che da Ennio Flaiano, nato dalla mia amicizia con Nino Benvenuti sin dai tempi del militare. Si sperava che andasse meglio, che la coppia Gemma - Benvenuti portasse più gente al cinema, che il debutto di Sidney Rome incuriosisse il pubblico. L’incasso non fu male, comunque, ma la critica distrusse il film. Ma il vero insuccesso tra i lavori di Tessari da me interpretati fu Tex e il signore degli abissi (1985), una pellicola che non era western all’italiana e che non funzionò per niente. Credo che sia il peggior western di Tessari, nonostante ci fosse William Berger, un ottimo attore. La storia era sbagliata, servivano troppi soldi per realizzarla, ma noi disponevamo di un budget irrisorio. La produzione non aveva la possibilità di costruire un accampamento indiano di venti tende (ce n’erano soltanto tre) e neppure di affittare cinquanta cavalli (erano dieci). La storia di Tex venne scelta male perché troppo complessa e costosa da realizzare al cinema. Conoscevo bene i fumetti di Tex, un eroe della mia infanzia, ed ero orgoglioso di prestare il volto al ranger mezzo sangue. Ma avremmo dovuto sceneggiare una storia low-budget, stile spaghetti-western, non un soggetto ambizioso che finì per restare irrisolto. Persino Gianni Ferrio compose una musica anonima, in piena sintonia con il film. L’insuccesso fu così clamoroso che bloccò l’idea di girare una serie di ventuno film televisivi con protagonista Tex. Una pistola per Ringoresta il mio film preferito, comunque. Forse perché il primo western non si scorda mai…”

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Tessari: Zorro, Tex e le ultime pellicole fallimentari

23 Gennaio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Tessari: Zorro, Tex e le ultime pellicole fallimentari

Zorro (1975) è uno dei tanti film che vedono protagonista il bandito mascherato, vendicatore degli oppressi, ma questa versione di Tessari avrebbe l’ambizione (non riuscita) di essere definitiva Zorro - Don Diego de la Vega è niente meno che Alain Delon, mentre la sua bella è Ottavia Piccolo, gli altri interpreti sono Stanley Baker, Adriana Asti, Moustache, Giampiero Albertini, Enzo Cerusico. Un tentativo di riportare in voga i vecchi e gloriosi film di cappa e spada che hanno fatto il loro tempo, portato sul grande schermo da un valido artigiano, esperto nelle scene d’azione e abile con le convenzioni dei generi. Il film va bene solo per un pubblico di ragazzini che affolla le sale, decretandone un successo popolare sottolineato dalla parodia Il sogno diZorro (1975) di Mariano Laurenti, interpretato da Franco Franchi orfano di Ciccio Ingrassia. La storia è trita e risaputa, ma Tessari è bravo nella ricostruzione d’epoca e nella scelta degli interpreti. Girato in Spagna, non convince la critica, ma incanta il pubblico infantile.

La madama (1975) segna una caduta verticale di Duccio Tessari che concede un ruolo da protagonista a Christian De Sica, imbranato agente di polizia che indaga sulla morte di un pregiudicato e si trova alle prese con una banda di contrabbandieri internazionali. Lo tira fuori dai guai niente meno che la CIA. Altri interpreti: Oreste Lionello, Carole André, Tom Skerritt, Ettore Manni, Ines Pellegrini, Gigi Ballista, Nello Pazzafini. Il soggetto deriva dal romanzo omonimo di Massimo Felisatti e Fabio Pittorru, basato sui personaggi della serie televisiva Qui squadra mobile, già portati al cinema con A tutte le auto della polizia. La sceneggiatura - scritta dal regista insieme a Felisatti, Pittorru e Fabio Veruicci - trasforma il poliziesco in una sorta di commedia noir che elimina ogni riferimento sociopolitico e non soddisfa neppure i palati di bocca buona. Tentativo non riuscito di lanciare Christian De Sica come nuova stella comica. Musiche di Manuel De Sica. Regia alimentare di Tessari.

Safari Express (1976) si ricorda per il ritorno di Giuliano Gemma in un cast di Tessari e come un buon comico - avventuroso girato in Africa. Interpreti: Giuliano Gemma, Ursula Andress, Jack Palance, Biba, Nello Pazzafini. Gemma è un avventuriero che insieme a una finta suora (la procace Andress) sventa il tentativo di alcuni speculatori che vogliono arraffare importanti risorse naturali africane. Ursula Andress è una bella e misteriosa ragazza senza memoria che diventa amica di un affascinante Giuliano Gemma, impiegato di un’agenzia turistica africana. Jack Palance è il classico cattivo, un perfido olandese che vuole appropriarsi di un giacimento di uranio e tenta di uccidere la ragazza. Quando la Andress ritrova la memoria il gioco è fatto, perché è stata testimone di tutte le malefatte di Palance. Il film non ha pretese e si rivolge a un pubblico di ragazzini. Tessari fa il verso a Barboni, basando il film sulla coppia improbabile alla Spencer - Hill, corretta al maschile - femminile e composta da due miti del cinema avventuroso. Palese l’ispirazione al precedente Africa Express (1975) di Michele Lupo, interpretato da identico cast, con totale replica della formula: scazzottate, personaggi da fumetto, acrobazie…

L'alba dei falsi dèi (1978) è un film sul nazismo che potrebbe rappresentare una riabilitazione di Tessari verso un cinema di impegno civile. Non è così, perché il regista cade nella caricatura fumettistica e semplifica troppo la vicenda per renderla davvero drammatica. Il film è ambientato nella Germania degli anni Venti e racconta le vicissitudini di due ragazzini coinvolti in una serie di delitti da un fanatico nazista. Bernie e Leo sono due adolescenti dediti al furto, cacciati di casa dal padre, che si rifugiano da uno zio. Quando il padre muore i ragazzi tornano a casa. Bernie trascina Leo in una serie di delitti commissionati da un loro ex compagno di scuola plagiato da un ufficiale delle SS. Una pellicola drammatica troppo convenzionale che vorrebbe essere il romanzo di formazione di un’adolescenza perduta. Pino Farinotti è il solo critico italiano ad apprezzare la pellicola, concedendo addirittura tre stelle. Interpreti ottimi: Helmut Berger, Peter Hooten, Umberto Orsini, Lorella De Luca, Kurt Zips, Udo Kier.

Un centesimo di secondo (1981) è uno dei momenti più bassi della carriera di Tessari, un film sportivo con protagonista Gustavo Thoeni, interpretato dallo stesso sciatore e da Mario Cotelli, Antonella Interlenghi, Saverio Vallone, Renato Antonili, Cesare Anzi. Scritto dal regista con Massimo De Rita, fotografia di Cristiano Pogany, musiche di Stelvio Cipriani. Ispirato al grave incidente subito dallo sciatore Leo David. Non l’ha visto nessuno, per fortuna. Patetico e retorico come un lacrima movie uscito fuori tempo massimo. Alcuni discesisti della nazionale si stanno allenando su un percorso molto difficile, quando uno di loro esce di pista e subisce una grave menomazione. Gustavo (Thoeni), nei panni di se stesso, come atleta importante e campione carismatico, tira su il morale dei compagni e li convince ad allenarsi ancora. “Vinceremo e dedicheremo la vittoria al nostro compagno!”, dice. Un centesimo di secondo non sembra neppure un film di Tessari, regista ironico specializzato in western e noir, ma anche in cinema avventuroso dotato di grande ritmo. Il film ufficialmente non esiste, i più noti dizionari non lo citano, non figura nei repertori dell’ANICA di Aldo Bernardini e neppure nelle Segnalazioni del Centro Cattolico cinematografico, anche se schedato nel Filmario dello sport di Bertieri-Casiraghi. Marco Giusti su Stracult ne parla come un “totale disastro mélo sportivo costruito sulle non grandi capacità recitative di Gustavo Thoeni”. Giovanni Buttafava su Il patalogo scrive: “Ovvero l’impossibilità di confezionare un normale film d’azione italiano, specialmente se condito col lievito di una presenza divistica autentica (Gustavo Thoeni), specialmente se girato con questa fretta, con questi attori, con questo gusto cinico del melodramma”. E pensare che il produttore lo lanciava come: “Un film spettacolare, romantico, allegro. Due ore di assoluto divertimento”.

Tex e il signore degli abissi (1985) arriva quattro anni dopo ed è un’occasione perduta per rivitalizzare lo spaghetti-western e per rendere omaggio a un personaggio importante del fumetto italiano come Tex. Torna Giuliano Gemma, icona del Tessari-movie, nei panni di un improbabile Tex, coadiuvato da William Berger (Kit Carson), Carlo Mucari (Tiger Jack), Isabel Russinova, Peter Berling, Flavio Bucci, Gian Luigi Bonelli (il papà del fumetto nei panni dello stregone indiano), José Luis de Villalonga (il dottor Warton). Il film è tratto da una delle storie più belle di Tex, dal taglio fantasy avventuroso, uscita nel 1948 sui fascicoli 101, 102 e 103 del fumetto, scritta da Gianluigi Bonelli e illustrata dal grande Aurelio Galleppini. Sceneggiatura di Gianfranco Clerici, Marcello Coscia, Duccio Tessari e Giorgio Bonelli. Tex sta indagando su un traffico d’armi al confine tra Stati Uniti e Messico quando scopre che una tribù indiana sta progettando una rivolta contro i bianchi. Gli indiani possiedono una pietra fantastica quanto letale che mummifica istantaneamente i corpi. La parte soprannaturale che spesso leggiamo nelle avventure Tex è salva, ma non la suggestione del personaggio che nella trasposizione filmica perde molto del suo fascino. Giuliano Gemma non si cala al meglio nella parte e Tessari non pare consapevole del compito storico di portare al cinema un’icona del fumetto italiano. Il film è un esperimento pilota di una serie che muore sul nascere. Marco Giusti su Stracult lo rivaluta dopo una visione televisiva: “Rivisto oggi è divertente. Funziona anche bene come audience in tv”. Il film viene presentato a Venezia come la risposta italiana a Indiana Jones.

C’era un castello con 40 cani (1990) è l’ultimo film di Tessari uscito sul grande schermo. Interpreti: Peter Ustinov, Roberto Alpi, Salvatore Cascio, Gina Rovere, Delphine Forest, Jean.Claude Brialy. Non si ricorda come un film indimenticabile. Favoletta ecologica che narra la scelta di un manager che si ritira in una villa di campagna dove vive circondato da cani difendendo la natura. Ustinov è un veterinario saggio ed ecologista, Alpi è il manager pentito che lotta contro le speculazioni edilizie. Tratto da un romanzo di Remo Forlani, “un film solo per cinofili”, ironizza Mereghetti. Non sappiamo dargli torto. Pino Farinotti è il solo a rivalutare il film come “una favola moderna di taglio ecologico, ambientata in una Toscana da cartolina”.

Gli ultimi lavori di Tesari sono per la televisione: Il principe del deserto (1990) e Il Gorilla – Bomba nell’oasi (1992).

Il principe del deserto è uno sceneggiato che va in onda ogni martedì dal 19 marzo 1991 su Canale 5, scritto e sceneggiato da Adriano Bolzoni. Tra gli interpreti si ricordano la fascinosa Carol Alt e Kabir Bedi (il Sandokan di Sollima), ma ci sono anche Omar Sharif, Elliot Gould, Peter Sands, Brett Halsey, Stewart Jan Bick, David Flosi, Dilum Nanayakkara, Larry Dolgin, Lee Moore, Ahmed Marey. Il lavoro televisivo gode di ottime scenografie e costumi curate da Luciano Sagoni, ma soprattutto della colonna sonora di Ennio Morricone. Si tratta di una favola esotica in tre puntate ambientata nel deserto marocchino dove l’affascinante Carol Alt si reca alla ricerca del figlio adolescente, rapito dal padre (Bedi) che vuole farlo diventare principe del deserto. Il cast è eccellente ma il discorso che il regista tenta di fare (contrasto tra occidente e mondo arabo) trasuda retorica da ogni fotogramma. Il Gorilla – Bomba nell’oasi è il secondo lavoro televisivo di Tessari, sempre di ambientazione esotica, ma puramente alimentare.

Beyond Justice (1992) è l’ultimo film diretto da Duccio Tessari, scritto da Sergio Donati e Adriano Bolzoni, girato da New York e il deserto marocchino. Non è mai uscito sugli schermi italiani. Possiamo reperire in rete il trailer in lingua inglese di un film avventuroso che ricrea identica ambientazione del televisivo Il principe del deserto. Persino il cast è quasi lo stesso: Rutger Hauer, Carol Alt, Omar Sharif, Elliott Gould, Kabir Bedi, Stewart Bick, David Flosi, Brett Halsey, Peter Sands. Ottime le scene d’azione, perfetta la ricostruzione ambientale, eccellenti le scenografie. Il cast è internazionale.

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Portogallo: Lisbona e la costa verde

22 Gennaio 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Portogallo: Lisbona e la costa verde

Lisbona, città monumentale, unisce armoniosamente il fascino del passato al presente.

Portogallo, luogo antico dai mille colori, ricco di paesaggi particolari e variegati, abitato da un popolo simpatico ed ospitale, legato a valori tradizionali come l’amicizia e la famiglia. Numerosi sono gli aspetti di questo paese attraversato da imponenti montagne, pianure colorate dai campi di grano, spiagge dorate, lambite da uno stupendo mare che fa da cornice a un paesaggio veramente unico e spettacolare.

Lisbona, la capitale, è il cuore del paese. Città ricca di tradizioni è anche piena di vita con i suoi negozi di moda, i bar, i suoi centri culturali.

Ed è proprio da Lisbona, dallo splendido panorama che può essere ammirato dal castello di S. Jorge, situato sulla cima di una delle sue tante maestose colline, che intendiamo partire alla scoperta di questo magnifico paese.

La monumentale Praca do Commercio e le zone a lei vicine, sono state ricostruite dopo il terribile terremoto del 1755, come tante altre parti della città.

Vicino alla Torre di Belem, noto monumento con il quale viene identificata Lisbona, prima della foce del Tago, c’è il Monastero dei Jerònimos, classico esempio di architettura Manuelina (è uno stile gotico-portoghese).

Un Tour della città non può escludere il Convento do Carmo e la magnifica chiesa barocca Madre de Deus, al cui interno si possono osservare, in tutta la loro bellezza, gli azulejos, formelle dipinte dai colori brillanti, usate anche per rivestire le facciate di molti palazzi.

Possiamo dire con sicurezza che gli azulejos, le cui composizioni somigliano a delle vere e proprie tappezzerie, rappresentano quanto di più bello esista nell’artigianato portoghese.

A Lisbona esistono ancora resti archeologici che testimoniano il passaggio dei fenici e dei romani.

Ma la città possiede anche importanti musei: d’arte antica e contemporanea, d’arte popolare, militare, delle carrozze reali, d’etnologia, archeologico, che ospita materiale preistorico proveniente dalla località di Santa Luzia e numerosi reperti di età romana.

Per trascorrere delle serate particolari, niente di meglio di uno spettacolo di “fado”, tipica canzone popolare di Lisbona, cantata in maniera molto coinvolgente e che narra di sentimenti d’amore, di nostalgia, e di gelosia.

Per ciò che riguarda la gastronomia, Lisbona e la sua Costa sono famose sia per piatti a base di pesce e frutti di mare, sia per la carne molto saporita e i dolci fatti con uova, arance, mandorle e frutti secchi.

Alla scoperta della Costa Verde, regione ricca di storia e cultura.

Agli amanti della natura, che vogliono riscoprire luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, non possiamo che consigliare la Costa Verde, regione dominata da una natura incontaminata, dove vallate verdeggianti, boschi e vigneti sono i padroni assoluti.

Ed è proprio in questa regione che si trova la seconda città per importanza del paese, Oporto, situata sulla foce del fiume Douro, fondamentale per gli affari e la cultura portoghese. La parte vecchia della città è arroccata sulle pendici che scendono verso il fiume ed è formata da un intrecciarsi di viuzze.

Oporto conserva la cattedrale del XII-XIII secolo, la chiesa romanica di Cedofeita e numerose altre chiese del XVII e XVIII secolo tra cui quella dei Clirigos, con la bella torre barocca.

Da non perdere la visita alla famosa chiesa di S. Francesco, in stile barocco, e al museo Soaere dos Reis, nel quale vengono conservati inestimabili tesori, a testimonianza della meravigliosa arte portoghese.

Oltre ai musei, Oporto dispone di numerose galleria d’arte e innumerevoli sono inoltre gli eventi culturali.

Per i più romantici consigliamo la Costa de Prata, regione piena d’incanto. Oporto è famosa anche per la vivacità delle sue spiagge, dei suoi bar all’aperto e per l’eccellente vino.

Nella Costa Verde è possibile trovare tracce di antiche civiltà, dolmen, vestigia di abitazioni dell’ Età del Ferro, popolazioni romane e celtiche. Inoltre in questa regione è situato il Parco Nazionale di Peneda–Geris, riserva naturale nella quale vivono in piena libertà i pochi esemplari di una razza in estinzione, i pony lusogallego, e tante altre specie rare di flora e fauna.

Al nord della regione si trovano la villa-fortezza di Valenza e la città di Ponte de Lima con torri medioevali e caratteristiche case dipinte di bianco e rifinite con lavori di pietra. Barcelos è una cittadina famosa per il gallo e per il suo artigianato.

Il sistema migliore per immergersi totalmente nella cultura e nelle tradizioni portoghesi è quello di soggiornare nelle Pousadas o in case patrizie private, disponibili su tutto il territorio, e adatte ad accogliere qualsiasi tipo di turista prenotabili in ogni agenzia di viaggio.

Liliana Comandè

Portogallo: Lisbona e la costa verde
Portogallo: Lisbona e la costa verde
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Tessari: Tony Arzenta e il noir alla Melville

21 Gennaio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Tessari: Tony Arzenta e il noir alla Melville

Tony Arzenta - Big Guns (1973) è un altro film per cui viene ricordato Duccio Tessari, un’opera importante che convince persino Paolo Mereghetti a concedere tre stelle. Cast di altissimo livello: Alain Delon, Carla Gravina, Richard Conte, Anton Diffring, Roger Hamin, Umberto Orsini, Marc Porel, Giancarlo Sbragia, Lino Troisi, Guido Alberti, Corrado Gaipa, Ettore Manni, Silvano Tranquilli, Nicoletta Machiavelli, Erioka Blanc, Rosalba Neri. Un film duro, un noir moderno epretarantiniano, sullo stile di molti lavori girati da Fernando di Leo. Soggetto e sceneggiatura di Ugo Liberatore, Franco Verucci e Roberto Gandus. Tony Arzenta (Delon) è un killer affascinante che vorrebbe ritirarsi dall’ambiente e vivere in pace, ma i suoi datori di lavoro non sono d’accordo. Per questo motivo gli fanno saltare in aria la macchina e per errore non uccidono lui, ma la moglie e il figlio. La vendetta del killer è spietata. Non è facile trovare la versione integrale di questo film che in televisione passa spesso ma tagliato dalle scene più crude. Tony Arzenta è la storia amara e truce di una vendetta, un rape & ravenge duro e spietato, più che “un ibrido tra poliziesco all’italiana e polar”, come scrisse la critica del tempo. Un film che resta nell’immaginario di chi lo guarda per la cura nella ricostruzione storica e per la profondità del carattere dei personaggi. Alla base del film c’è il tradimento, un mondo corrotto dove non ci si può fidare di nessuno. Duccio Tessari - come Fernando di Leo - ama Melville e si vede dalle scelte di regia, dalla violenza estrema e imprevedibile, dalle inquadrature psichedeliche e dai tempi dilatati. Lo stile originale si nota. Tessari realizza il suo capolavoro conclamato. Alain Delon è coproduttore. Gianni Ferrio compone una colonna sonora indimenticabile.

L'uomo senza memoria (1974) è un noir meno ambizioso diTony Arzenta, ma viene girato con stile identico e non è invecchiato male. Interpreti: Luc Merenda, Senta Berger, Umberto Orsini, Bruno Corazzari, Anita Strindberg, Duilio Cruciani e Manfred Freyberger. Il film è ambientato a Portofino, dove il protagonista - un ottimo Luc Merenda - interpreta un uomo in preda a un’amnesia che torna dalla moglie (Berger) e viene perseguitato da un tipo losco (Corazzari). Il film comincia con Luc Merenda ritrovato accanto a un cadavere, privo di memoria, con la polizia che approfitta del fatto e gli fa credere di essere un’altra persona. L’uomo senza memoria avrebbe nascosto da qualche parte una partita di eroina ed è sul possesso di questo bottino che si scatena la guerra tra bande. Sceneggiatura del regista, Bruno Di Geronimo ed Ernesto Gastaldi, che nonostante alcune carenze strutturali funziona, soprattutto per il finale con rasoio e motosega. Film girato in una Liguria piovosa e cupa, fotografia suggestiva, azione a buoni livelli.

Uomini duri (1974) è il terzo noir consecutivo girato da Tessari che questa volta ambienta l’azione a Chicago, dove un prete manesco italo - americano (Ventura) e un ex poliziotto nero (Hayes) si mettono insieme per indagare sulla morte di un agente assicurativo che cercava un bottino scomparso. Interpreti: Lino Ventura, Isac Hayes, Willaim Berger, Paula Kelly, Lorella De Luca, Luciano Salce. Soggetto e sceneggiatura di Luciano Vincenzoni e Nicola Badalucco, che vorrebbero scrivere un poliziesco, ma i protagonisti sono così sopra le righe che ne viene fuori un film indefinibile. Isac Hayes è un sassofonista nordamericano che realizza anche la colonna sonora, così come Lino Ventura è più musicista che attore. Una coppia strana, singolare, ma tutto il cast è improbabile, con Luciano Salce impiegato addirittura in una parte da gangster. Molto mestiere e un film artigianale che non va oltre le convenzioni di un genere che Tessari conosce a memoria.

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Tessari: Thriller all’italiana, regie alimentari e spaghetti-western

20 Gennaio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Tessari: Thriller all’italiana, regie alimentari e spaghetti-western

La morte risale a ieri sera (1970) è uno dei migliori film di Tessari che insieme a Biagio Proietti adatta il quarto e ultimo romanzo di Giorgio Scerbanenco, I milanesi ammazzano il sabato, subito dopo che Boisset (Il caso Venere privata) e Fernando di Leo (I ragazzi del massacro) avevano condotto analoghe operazioni. Un bel noir ambientato a Milano con protagonista l’ispettore Duca Lamberti (Wolff) che cerca di chi ha rapito una ragazza handicappata (Bray) per farla prostituire, sfigurarla e infine ucciderla. Una prostituta lo aiuta nella non facile impresa e lo porta a conoscere un mondo notturno ricco di perversione. Il padre (Vallone), un onesto operaio, scopre i colpevoli prima di lui e si fa giustizia da solo. Interpreti: Frank Wolff, Raf Vallone, Gabriele Tinti, Eva Renzi, Beryl Cunningham, Gill Bray, Gigi Rizzi, Checco Rissone, Wilma Casagrande, Jack la Cayenne. I toni del film sono quasi da inchiesta quando il regista cerca di mettere in evidenza la corruzione di una città vittima del benessere. Uscito in dvd come I milanesi ammazzano il sabato, bella colonna sonora jazz di Gianni Ferrio con canzoni di Mina, ottima fotografia di una Milano cupa e spettrale, autunnale e nebbiosa, di Lamberto Caimi.

Forza “G” (1970) è una regia alimentare che non resterà nella storia della produzione di Tessari. Un film sul volo, con protagonista un ragazzo appassionato di aereonautica, arruolato in aviazione, che riesce a diventare pilota della squadriglia acrobatica. Tutti diffidano di lui e della sua eccessiva passione, ma il ragazzo saprà farsi valere. Ottime immagini di volo, bella fotografia aerea, notevoli le sequenze di gara durante le quali il protagonista sperimenta pericolose evoluzioni e vince contro gli inglesi le gare internazionali di Rivolto. Si tratta di una commedia convenzionale con personaggi stereotipati e privi di spessore, salvata da un minimo di umorismo e ironia. Da recuperare solo per le sequenze acrobatiche. Ottimo il cast femminile. Interpreti: Pino Colizzi, Mico Cundari, Riccardo Salvino, Barbara Bouchet, Magda Konopka e Dori Ghezzi.

Una farfalla con le ali insanguinate (1970) è uno dei film di Tessari che vale la pena rivedere. Il cast è ottimo: Helmut Berger, Giancarlo Sbragia, Silvano Tranquilli, Evelyn Stewart (Ida Galli), Günther Stoll, Wendy D’Olive, Lorella de Luca, Carole André, Wolfang Preiss. Sceneggiatura di Gianfranco Clerici - uno specialista del thriller - con la collaborazione del regista, molto curata e ricca di colpi di scena, piena di finte piste e di possibili soluzioni a un giallo che si guarda ancora con piacere. Interessanti i personaggi che vogliono essere una caricatura della corrotta borghesia milanese e dei giovani figli sessantottini. Lo stile di Tessari è perfetto, tra flashback e inquadrature psichedeliche, molto secondo la moda del tempo. Ottima colonna sonora di Gianni Ferrio. Un giornalista televisivo è accusato di aver ucciso una studentessa, ma mentre lui è in galera l’assassino colpisce ancora. Viene liberato poco prima di essere processato, visto che due delitti molto simili al precedente sono stati commessi da un’altra mano. Il fidanzato di sua figlia gli farà una confessione sconcertante.
Viva la muerte... tua! (1971) è un nuovo spaghetti-western, versione tortilla, perché ambientato in Messico, interpretato da Franco Nero, Eli Wallach, Lynn Redgrave, Horst Janson, Marilù Tolo, Eduardo Fajardo. Una tantum manca Giuliano Gemma, ma i protagonisti sono due colonne del genere e non lo fanno rimpiangere interpretando due banditi evasi di galera grazie a una giornalista che li credeva rivoluzionari. Siamo ai tempi della rivoluzione messicana, uno sceriffo corrotto aiuta a evadere un bandito e il suo compare, che si spaccia per principe russo. Nero (famoso per Django) e Wallach (il brutto di Sergio Leone) si impadroniscono di un tesoro che finisce nelle mani dell’esercito, per questo si uniscono a un gruppo di rivoltosi messicani, recuperano il bottino e lo spartiscono con loro. I due banditi prendono coscienza della bontà della causa e restano con i peones a lottare per la libertà. La pellicola - con tutti i limiti di un cinema ironico e avventuroso - può essere inserita tra i cosiddetti western rivoluzionari. Tessari accentua i toni grotteschi e paradossali, come suo stile, alternando scene di azione ad altissimi livelli a momenti di pura farsa che anticipa le commedie western di Enzo Barboni. Bravissimi Nero e Wallach, coppia ben assortita.

Gli eroi (1973) è un film di guerra girato come un western, interpretato da Rod Steiger, Rosanna Schiaffino, Rod Taylor, Calude Brasseur e Gianni Garko. L’azione si svolge nell’Africa del Nord durante la seconda guerra mondiale e vede protagonista un’avventuriera senza scrupoli (la sensuale Rosanna Schiaffino) che tenta di impadronirsi di un tesoro destinato agli arabi. Dopo alcune peripezie, la ragazza ha la meglio, ma l’intervento dell’Intelligence Service è provvidenziale. La tematica è tipica dello spaghetti - western: una caccia al bottino alla quale partecipano anche soldati degli eserciti in guerra.

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San Locca

19 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia, #luoghi da conoscere

San Locca

SAN LOCCA


Se a vinz la Sisal
Se lò e torna a cà e fri un è brisa
Se im maindan brisa luntain
Se e Bulagna e zuga bain

Se se se

Se ed guarigion a i è un segnel
Se prest a vein fora de sdel
Se a vinz qual c' a i ò scumess
Se mi fiola la studiess

Se se se

Par tott qual c’am serv a me
Ogni volta at tir in bal te
San Locca e la Madona
E che Dio us la manda bona!


SAN LUCA


Se vinco la Sisal (lotteria)
Se lui torna a casa e non è ferito
Se non mi trasferiscono lontano
Se il Bologna gioca bene

Se se se

Se di guarigione vi è un segnale
Se presto uscirò dall’ospedale
Se vinco quello che ho scommesso
Se mia figlia studiasse


Se se se


Per tutto quello che serve a me
Ogni volta tiro in ballo te
San Luca e la Madonna
E che Dio ce la mandi buona!!!

DEDICATA A TUTTI I BOLOGNESI. solo loro sanno quanto conti per noi San Luca

I bolognesi hanno una speciale devozione per la Madonna di San Luca ed è piuttoso normale rivolgersi a Lei per ogni necessità

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Al cavariol

18 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

Al cavariol

"ROSCIGNO VECCHIA" PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA

AL CAVARIOL

Aloura, ai’ aveva si an

In muntagna tais a Farnà

A ciapeva la rozla:

una volta, dau volt…. fen in fond a Ri frad

e a ogni cavariola avdeva e mond a l’arversa

Adess ai’ò zinquant’an

In zitè, a lez i giurnel,

a seint la television

e a vad ancoura e mond a l’arversa:

rubarì, delinquenza, droga e omiceddi.

Dmateina a touran lasò

a tais a Farnà

a ciap la rozla

una volta, dau, volt…fen in fond a Ri frad

e a ogni cavariola a voi vadar se al mond u s’adrezza!

TRADUZIONE

Le capriole

Allora, avevo sei anni

In montagna vicino a Farneto

Ruzzolavo

Una volta, due volte…. fino in fondo a Rio freddo

E a ogni capriola vedevo il mondo a rovescio.

Adesso ho cinquant’anni

In città, leggo i giornali,

sento la televisione

e vedo ancora il mondo a rovescio:

furti, delinquenza, droga e omicidi

Domattina torno lassù

Vicino a Farneto,

ruzzolo

una volta due volte… fino in fondo a Rio freddo

e a ogni capriola voglio vedere se il mondo si raddrizza!

Franca Poli

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LA MASSTRA

17 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA 2011 "LE ROSCIGNOLE"

LA MASSTRA

Se a tòrn a nàser a voi fèr la masstra

ciapèr i fangén par man

e guidèri a la dscuèrta de corp uman.

Cuntèri còmm e foss una fòla

che Garibeldi con mèl amig

l’uné l’Italia sanza tanti brig.

Spieghèri che, con divèrsi région,

da nord a sud l’é tot un Pajis

e bisaggna sanper dividèr al spais.

Che l’Italia l’è totta bela:

peina peina ed mont, ed culeini

ed fiomm, ed mèr e tanti ciséini.

E po’ ai voi dir che bisaggna vlairès ban,

che an i sia mai l’òdi in tèra

parché l’é qual che porta la guèra.

“Ban el quast che insagnan a scòla?”

(quélcdòn l’arà pinsé)

mé arspand : “la mì masstra l’ira acsé!”

(Franca Poli)

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La strela cadainta

16 Gennaio 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

La strela cadainta

LA STRELA CADAINTA

Am son svulté l’eltra not in un pré.....

Dio cum a sira cuntainta

A un semil spetacual a n’ira mega preparé:

a i ò vest una strèla cadainta!

Ad totti ca li èter l’ira la piò bela

Comm una cumatta, con la co iluminé

La sluseva, la fruleva, l’ira la mì strèla

E a l’impruvis l’è vgnù vers ed mé……

La m'à illuminé

La m’à abrazé.....

Mama t’i tè?

Finalmaint t’è dezis ed turner que da me!

(franca Poli)

LA STELLA CADENTE

Mi sono sdraiata l’altra notte in un prato

Dio come ero contenta

A un simile spettacolo non ero preparata:

ho visto una stella cadente!

Di tutte le altre era la più bella

Come una cometa, con la coda illuminata

Luccicava, si muoveva, era la mia stella

E all’improvviso è venuta verso di me….

Mi ha illuminato

mi ha abbracciato

Mamma sei tu?

Finalmente hai deciso di tornare quaggiù.

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