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Sesso muto? No, grazie.

8 Luglio 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

Sesso muto? No, grazie.

Amici miei, amiche mie,

finalmente è arrivata l’estate…

Forse vi sarà capitato di sentirvi contenti di poter tenere finalmente le finestre di casa aperte, la sera, per far entrare quella frescura che, delicata, carezza la pelle infine sbocciata dalle stoffe occludi-pori?

Orbene, io ieri sera stavo giusto contenta così, anche perché tutto il famigliame era scivolato anzitempo tra le braccia del provvido Morfeo, e ho quindi potuto guadagnare una felice posizione sul bel terrazzo di casa per godermi pochi minuti di voluttuoso silenzio. Voluttuoso e raro il silenzio che si può sperimentare in una casa abitata da due bambini pestiferi e da genitori cronicamente stravolti dalla stanchezza!

Sorseggiavo il mio thè freddo appoggiata alla ringhiera, facendo il morto a galla in quei pochi istanti di relax col vento tenue della sera che mi passava tra i capelli una mano evanescente. Un venticello crepuscolare, e amico.

Mi sentivo vagamente erede di una certa tradizione poetica italiana, e riuscivo anche a convivere con la sottile inquietudine che ci si incolla addosso quando temiamo che un qualche funesto evento possa improvvisamente fare a pezzi certe magiche atmosfere dentro le quali amiamo proteggerci.

Tendevo l’orecchio del cuore alla natura e all’anima del mondo.

D’improvviso, però, l’altro orecchio, quello della testa, mi gracchia un tale assortito e prosaico campionario di lamenti… urletti… e gemitini che manco nei pornazzi mal doppiati degli anni ’80….

All’inizio ho dato la colpa ai gatti condominiali che a me pare ci diano dentro spesso e volentieri (ma quanto dura il “calore” dei gatti?), ma poi l’ansimare di base e soprattutto quello “di picco” (armonia e melodia) mi hanno fatto capire che non si trattava di accoppiamento felino. Per rendermi conto però da dove venissero i lamenti di goduria ho dovuto girare lungo il terrazzo per ben due volte e attivare i miei sensi di donna bionica, fino a quando non ho visto la luce…
la luce della finestra aperta nella mansarda del palazzo di fronte.

Da analisi effettuata tramite il mio udito ipersensibile, direi che stavano ancora ai preliminari, diciamo alla fase dei mordicchiamenti sparsi per il corpo perché i miagolii di lei avevano, per così dire, un ritmo incostante e sussultorio mentre lui non si sentiva affatto. A vedere invece non si vedeva niente, sia per la luce soffusa (ognuno si fa le atmosfere sue…), sia perché l’alcova era collocata ad un’altezza maggiore rispetto al mio piano, ma in quanto al sentire non si poteva in alcun modo equivocare… (non sarò stata certo l’unica nei dintorni ad accorgermene).

L’episodio mi ha riportato alla mente un ricordo di qualche anno fa (più di qualche anno fa…) quando ancora, da giovane studentella squattrinata e fuori sede, dividevo la casa e le spese con altre persone.

Nella camera accanto alla mia viveva un ragazzo che invece lavorava e che quindi vedevo raramente, la sera. Lui non aveva la ragazza, o meglio non l’avevo mai visto portarne a casa, io frequentavo un ragazzo dell’università che qualche volta invitavo a dormire da me,(naturalmente non certo per dormire).

Durante una di queste notti in cui il mio lui, di allora, rimase per “non dormire” nel mio letto, dopo un po’ che ci davamo da fare accompagnandoci col canto e il controcanto, ci accorgemmo che il coinquilino variava il volume del suo televisore in concomitanza con le nostre intemperanze sonore …

Inizialmente andammo avanti come se niente fosse (peraltro il tipo con cui stavo era giovane e forte e non aveva certo problemi di durata), ma dopo un po’ non ce la feci più a far finta di niente e mi confinai in una sorta di (per me inedito) “sesso muto”.

In realtà non ho mai capito se il coinquilino fosse rimasto più infastidito o più intrigato dalla situazione … Probabilmente il volume del televisore non era stato l’unica cosa ad “alzarsi” in camera sua …visto che il giorno dopo mi faceva pure gli occhi dolci …

Tuttavia, per qualche tempo la consapevolezza di essere stata ascoltata (e certamente immaginata) da un estraneo mi lasciò dentro una vaga sensazione di disagio o forse di qualcosa d’altro che non volli indagare … poi, di lì a poco, io mi trasferii e non ci pensai più.

Ora, essendomi, a distanza di tempo, trovata per così dire dall’altra parte, devo dire di aver riassaporato quella sensazione avvertendo molto meno disagio e più qualcosa d’altro …(sarà la scorza dell’età).

Ciò nonostante è innegabile che spesso, quando capitano di queste situazioni, molte persone possono sentirsi infastidite, non reagiscono bene se sono costrette ad ascoltare il sonoro degli altrui amplessi?

Da cosa nasce questo disagio? E perché nasce?

È una cosa tipo la volpe e l’uva? Ossia ci rode di non avere sottomano qualcuno con cui organizzare seduta stante una cosetta nostra?

In fondo abbiamo sempre … Federica la mano amica … (un’apprezzata professionista che, dopo anni di onorata attività “etero”, ha fatto outing sulla sua disinvolta bisessualità).

O forse il fatto che in qualche modo ci viene imposta l’altrui intimità ci fa sentire violati nella nostra intimità?

C’entra qualcosa il senso del sacro (un fossile, ormai) correlato alla sfera sessuale?

Per qualcuno è forse una questione di triste narcisismo? Per cui, se si tratta di “farsi sentire” va tutto bene, mentre se sono “costretti” ad ascoltare altri allora il loro ego si sente prevaricato, o comunque ridimensionato, da quello, prorompente dei rumorosi scopatori?

Fa differenza se ascoltiamo (e di conseguenza immaginiamo) persone che conosciamo invece di gente che non conosciamo? Comunque le risposte a tutte queste domande io non ce l’ho.

Conosco (di vista) la coppia che si intratteneva piacevolmente a letto di fronte casa mia e non ne faccio mica una tragedia solo perché li ho sentiti darci dentro a più non posso, anzi, ne rimango contenta!

E ne è rimasto contento anche il mio lui di adesso, dopo che l’ho raggiunto in camera da letto, spegnendo la luce e aprendo la finestra …

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