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Nynphomaniac previsione

14 Maggio 2014 , Scritto da Mari Nericumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo, #cinema

Nynphomaniac previsione

Allora, care amiche, cari amici, io e il mio uomo abbiamo deciso di andare a vedere Nynphomaniac vol. 1, la prima parte dell’ultima fatica cinematografica di Lars Von Trier.

Il piano è quello di sottrarci per un pomeriggio alle assedianti incombenze genitoriali e spararci questo filmone (nel senso della durata) che arriva in Italia col crisma dell’opera porno-filosofica (?!). Ovviamente l’attuazione del nostro progetto sta richiedendo una dose di pianificazione, coraggio e spregiudicatezza che manco Clint Eastwood in “Fuga da Alcatraz”… (sembra che non sia MAI il momento giusto per prendersi una pausa dai figli!)

Quindi, aspettando di uscire a riveder le stelle, mi sono sbirciata un po’ di critiche e recensioni varie pubblicate in rete sulla pollastrella (?) più controversa del momento. Qualcuno potrebbe obiettare che la Joe del filmazzo in questione abbia poco a che spartire con le pollastrelle dei nostri libri preferiti, e invece no, o almeno così credo io.

Fatta la tara del salto di linguaggio (tra letteratura e cinema), del modo di raccontare la storia, nel senso della sensibilità e della tecnica dell’autore, quelli che rimangono sono sempre gli stessi interrogativi sulla femminilità, sull’amore, sulla vita e bla bla bla… Per questo ho deciso di parlare del film ancor prima di averlo visto.

La narrazione procede all’indietro: la protagonista, Joe, dopo una vita impegnata a sperimentare ogni sorta di trasgressioni sessuali, si trova a raccontarle, seduta su un divano a mo’ di seduta psicoterapica, ad un uomo dai buoni sentimenti, un po’ in là con gli anni, e “verginello” di corpo e di spirito, che l’ha trovata sanguinante in un vicolo e l’ha portata a casa sua per meglio soccorrerla.

Dalle immagini viste in anteprima e dalla pubblicità un po’ denigratoria sentita in giro parrebbe quasi che il film debba attirare in sala torme di pervertiti con la fantozziana lingua di fuori e le mani impegnate a ravanare … altro che i pop corn!

La mia impressione “prefilm” invece è del tutto diversa.

Premetto che solitamente alla visione di immagini hot, la mia parte maschile esce prepotentemente per “darsi da fare” con quella femminile, per cui si può dire che io risulti parecchio “impressionabile” da questo punto di vista, ma quello che desidero fare oggi è suggerirvi che la Joe di Lars Von Trier non sia poi troppo diversa dalle nostre beniamine…

Non so se riuscirò a convincervi, perché quella “impressionabile” sono io, ma almeno ci provo.

In effetti l’idea che mi sono fatta (ovviamente a ragione e film non veduti) è che le immagini di questo film, per quanto sopra le righe, finiscano per raccontarci un’altra delle storie a cui siamo tanto affezionate…

Be’, forse sto azzardando una connessione un po’ acrobatica, ma credo che la distanza tra questi, che appaiono come due universi narrativi davvero inconciliabili, sia esagerata dal linguaggio cinematografico, potente e spaventoso.

Mentre, quando leggiamo, si crea più facilmente una naturale familiarità con le immagini che creiamo noi nella nostra testa… no?

In realtà, a me la cara Joe sembra proprio una pollastra da manuale, anzichenò.

Intanto la tipa non si è fatta mancare una madre gelida e anaffettiva che durante la sua infanzia non l’ha mai degnata di attenzione alcuna per cui, seguendo lo sbarellato istinto di sopravvivenza tipico dell’età adolescenziale, si ritrova a compensare col sesso compulsivo il senso di inadeguatezza che accusa nei confronti del suo stesso essere al mondo. (Melissa P.?)

Parafrasando gli Elio e le storie tese, potremmo dire che la tipa si cura col pene che le toglie le pene, o, più seriosamente, potremmo fare riferimento a una sorta di affidamento carnale che compensa la mancanza di quello affettivo.

Insomma, si inocula (ha ha!!!) massicce dosi di piacere sessuale per lenire il dolore celato, inconfessato dell’anima… (quanto bene le avrebbe fatto “una botta” a Bridget Jones, fin dall’inizio!)

Esiste uno studio (esiste seeempre uno studio) sul fatto che nelle donne, durante l’orgasmo, si attiva la parte del cervello che controlla la predisposizione alla lotta o alla fuga.

Non può essere che in Joe la ricerca dell’orgasmo corrisponda direttamente alla sua lotta contro le insicurezze e alla sua perenne fuga da dolorose, indicibili verità su se stessa?

Ok, basta. Penso sia il caso di andarlo a vedere quanto prima ‘sto film perché sto cominciando a sproloquiare.

Io, durante l’orgasmo, lotto solo con mio marito, nel senso che lo prendo a pugni e lui incassa, poi fuggo in bagno: un’incipriata al naso e poi a nanna…

…Finché i figli dormono ancora.

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