poesia
Ora viene Natale

Ora viene Natale e tutti quanti andiamo per strada a comprare i regali
fermiamoci un momento a ragionare
siamo sicuri che Natale è fatto per comprare?
Io per esempio ho nostalgia di quando ero piccolo e con zia Sofia
facevamo l'albero e pure il Presepe
coi pastori avanti e i Re Magi dietro
la sera della vigilia cantavamo
tu scendi dalle stelle e piano piano
il Santo Bambinello mettevamo
scusate se vi parlo dei tempi antichi
ora c'è il progresso l'abbondanza
ma abbiamo perso la buona creanza
prima di tutto veniva l'educazione
se eri maleducato, uno schiaffone e
“ora stai zitto e fai il buono”
ora basta a scrivere e parlare il dialetto
mi sono stancato di pensare
forse perché sono stanco
forse perché sono vecchio
AUGURI A TUTTI E BUONA NOTTE AL SECCHIO
Mo ve' Natal e tutt quant iam pe strad a cumpra' i regal.
Fermamc nu mument a raggiuna'
sem sucur che Natal è fatto pe cumpra'?
I Per esempio teng nostalgia di quand ero piccolo e ch zia Sofia,
facevam l'albero e pur lu Presepe
ch li pastur annanz e li Re Magi arret.
La sera della vigiglia cantavam
Tu scendi dalle stell e pian pian,
lu Sant Banbnell mettavam.
Scusat se vi parl di li temp antic,
mo ch ci sta' lu prugress e l' abbundannz
però avem pers lu cor e la crianz.
Prim di tutt veniva leducazion
e se er scusumat nu schiaffaton, e
"mo zitt e mosc e pensa a fa lu bon "
Mo abbast a scriv e a parla' in dialett
mi so stufat di pensa',
fors perché so stracc
forse perché so vecchio
Il Gran Sasso

Una volta dalla mia terra sono scappato
ora ci riandrei a piedi
con le ginocchia acciaccate
per farmi una mangiata
con gli amici quelli veri
che ti chiedono come stai
non chi sei diventato
magari con un tressette dentro
a un'osteria
schioccando le carte sul tavolino
tutto accompagnato da un po' di vino
Napoli a spade mi piacerebbe strillare ma
è un sogno non succederà
ho girato tutta l'Italia e son contento
ma la mancanza del Gran Sasso sempre la sento
ora un pensiero fisso mi accompagna
di finire il mio tempo sotto la montagna
Na vodd da la terra mi, so scappat,
Mo ci 'ariess pur a pet
ch li giunucchi scunucchiat,
pe fammm na magnat
ch li amici mi, ma chill ver,
ch ta' duman com sti
no chi i diventat.
Magar ch nu tresset dentr
a na cantin
schiucchien la cart su lu tavulin,
tutt accumpagnat da nu po di ' vin.
Napoli a Spad, mi piacess strilla' ma
è nu sogn, non succederà.
So girat tutta l'Italia e so cuntent,
ma la mancanz de lu Gran Sasso sempre la sent.
Mo nu pensier fiss m'accumagn di fini' lu temp mi sott a la muntagn.
(Nando)
Il bambino e il selfie

“Narciso si sporgeva sull'acqua per meglio contemplarsi...” inventando l'idea dell'autoritratto.
Autoritratti di grandi pittori, seguirono autoritratti in fotografia, sono tecniche vecchie quanto il mondo. L'uomo ha necessità da sempre di mettere a nudo la propria personalità attraverso questa forma di “auto presentazione”.
Il selfie moderno, figlio della tecnologia, è la deriva di questa pratica. Uno sguardo attento rivela molto di una persona attraverso una semplice immagine di se stessa da dare in pasto ai social. Un selfie dice tanto di noi anche se spesso non ne siamo consapevoli, per esempio questo bambino dotato di una fantasia meravigliosa, a mio avviso, rivela grandi potenzialità per il suo futuro. A lui dedico questo breve e faceto componimento (che fa il verso a Gianni Rodari e me ne scuso)
Poesiola che viene e che va
del piccino che soldi non ha
Il bimbo al mare scorda la rabbia
e fa le foto con la sabbia,
la bimba ai monti fa foto alle cime
e sicuro non si deprime
E chi cellulare non ne ha?
Solo, solo foto non fa:
si siede sul marciapiede,
e il passante distratto non lo vede,
ma il piccolo inventa i suoi scatti più carini
in compagnia dei fratellini.
Lui sa volare con la fantasia
e scatta la foto più dolce che ci sia
Ho voglia di mare

Ho voglia di mare
delle sua onda continua spezzata e respinta dal rigido scoglio
della sabbia bagnata che scompare e riappare fra i flutti
il rumore rabbioso di un moto perpetuo di vita e di morte.
È un abbandono latente, un ritorno, una carezza continua
che inquieta pensando al futuro incerto e caduco.
Ho voglia di mare
sono pronta coi pugni contro la vita che continua a sfidarmi
farò fronte all'inverno col ricordo del sole negli occhi
nella lotta si arrendono i deboli, chi è forte trionfa
Ti aspetto un giorno, ovunque sarà, come l'onda
in un solo attimo prende e regala l' eternità.
Le suggestioni di Franca: Dino Campana

Siamo compassati o frettolosi, impassibili o distratti, nulla ci ferma, nulla ci dà quel leggero turbamento da farci fremere. Che fine ha fatto l'emozione? L'emozione non è un codice genetico, non passa di padre in figlio come il colore degli occhi, non si insegna, è di pancia come l'amore. Credo però si possa trasmettere come d'inverno l'influenza, basta uno starnuto e li contagi tutti. Per esempio quando ti chiamano di notte per leggerti una poesia e tu, silenzio, solo il battito del cuore, conta di più il tremolio della voce che non le parole, e gli occhi ti si fanno lucidi, o come quando davanti a un quadro ti fermi impalata, mille sensazioni ti attraversano, ti scuotono e non riesci a dire altro che “bello”.
Ricordo quella volta in cui, da ragazza, sotto le due torri, era il primo anniversario della strage alla stazione di Bologna, andai a sentire Carmelo Bene che leggeva l'Inferno di Dante, fu un interprete favoloso che stravolgeva, reinterpretava e l'essenza cruciale dell'opera ti colpiva tagliente come un coltello e, calda come la lava di un vulcano, inondava l'anima. “Il folle Ulisse” franava dal palco, entrava nella mia piccola mente rapita, la forgiava, mi ricostruiva, e mi estasiavano Paolo e Francesca in amore, mi uccideva a morsi lo strazio del conte Ugolino. Andai a cercarlo ancora in qualche piazza dove dava spettacolo sperando nella stessa emozione e me ne regalò altre, me ne regalò ogni volta di più: “Nessuno è più generoso di chi distrugge se stesso”.
C'è nostalgia e nostalgia, non sempre è negativa, io ho nostalgia di quelle vibrazioni che mi scuotevano il cuore. O ero soltanto più giovane e felice? Può darsi, ma stasera, un calice di vino, la luce soffusa e un vinile di Bene che recita i versi di Dino Campana e vorrei farvi ascoltare la mia emozione, è contagiosa:
La morte magra e seria ha nella voce
Un’armonia che pure io gusto tutta
Ma il mondo grasso l’ha scomunicata
E la disprezza
I ricchi son potenti al giorno d’oggi
Fanno le leggi e decretan la fame
Ai poveretti che cercan nel mondo
Un ideale
Il laboratorio creativo della Casa della Poesia di Como

La Casa della Poesia di Como è lieta di presentare il nuovo progetto delle Api dell’Invisibile: un ciclo di otto incontri pensati dai giovani e per i giovani, con lo scopo di condividere le proprie forme d’arte, di creare sul posto e di fare dell’arte uno strumento in grado di agire attivamente nel mondo.
Non lezioni frontali, ma riunioni di giovani e per i giovani: un vero e proprio laboratorio creativo. Gli incontri, distribuiti con cadenza mensile, a partire da sabato 17 novembre, sono pensati per ragazze e ragazzi tra i 15 e 30 anni, che abbiano la passione della scrittura poetica o in prosa, del disegno, della pittura, della musica o della fotografia.
Tanti i temi e tante le ispirazioni; portate la vostra penna, i vostri pennelli e i vostri strumenti, ma soprattutto portate la vostra testa: facciamo arte insieme!
Vi aspettiamo in tanti (tantissimi!) all’inaugurazione di questo nostro progetto, il 10 novembre 2018, alle ore 17, al Chiostrino Artificio (Piazzolo Terragni 4, 22100 Como) in sintonia con la mostra Di fronda in fronda dell’artista Gunza, le cui produzioni artistiche saranno affiancate da haiku e poesie.
17 NOVEMBRE 2018, sabato ore 17.00-19.00
Io oltre lo specchio
15 DICEMBRE 2018, sabato ore 17.00-19.00
Stanze di vita quotidiana
19 GENNAIO 2019, sabato ore 17.00-19.00
Cospiratori e poeti: poesia che fa politica
16 FEBBRAIO 2019, sabato ore 17.00-19.00
“Ti amo ma non te lo so dire” cit. Anonimo
16 MARZO 2019, sabato ore 17.00-19.00
Siamo tutti barbari: io e l’altro
20 APRILE 2019, sabato ore 17.00-19.00
Workshop Poetry Slam
11 MAGGIO 2019, ora e luogo da definirsi
Da Leopardi al Giappone: 3 versi per l’infinito.
Workshop di Haiku sulle rive del lago.
15 GIUGNO 2019, sabato ore 17.00-19.00
Sono solo canzonette - Psogos ed Eminem: rap e poesia.
Contribuisci con la tua creatività, crea insieme a noi!
Location: Chiostrino Artificio, Piazzolo Terragni 4, 22100 Como
La partecipazione è libera, a tutti i giovani tra i 15 e i 30 anni che si interessano di arte, scrittura creativa in prosa o poetica, musica, disegno, dipinto e anche a tutti gli adulti che vogliono vedere i giovani in azione.
Un progetto dell’Associazione “La Casa della Poesia di Como“ e Le Api dell’Invisibile.
Responsabili del progetto: Martina Toppi e Carlotta Sinigaglia
Maggiori informazioni:
Franz Krauspenhaar, "Capelli struggenti"

Franz Krauspenhaar
Capelli struggenti
Marco Saya Edizioni, 2016
- Pag. 90 - Euro 10
Franz Krauspenhaar è poeta anche quando fa prosa, ma quando scrive poesia tocca vertici di sublime bellezza difficilmente eguagliabili in questo asfittico Duemila letterario. Non credo che Franz si definirebbe uomo del Duemila, sono sicuro che come il concittadino Vecchioni opterebbe per la definizione di uomo del Novecento, secolo che ci rende orgogliosi di esserci nati per la grande fioritura culturale che l’ha caratterizzato. Krauspenhaar ha pubblicato nove romanzi, un saggio e cinque raccolte di poesie, tra le sue ultime operazioni intellettuali ricordiamo la pregevole collaborazione a una rivista culturale imprescindibile come Il Maradagal, ben diretta da Sara Calderoni.
Capelli struggenti è una raccolta intensa e poeticamente uniforme, composta da quattro sillogi: Momenti intimi - Strani momenti - La pertosse dell’anima - Complimenti, bistecche, laghi, il terrore, l’orrore, appuntamenti al buio, i capelli … Capitolo conclusivo affidato alle prose liriche del Gran finale con corse, violoncelli, merde, e i pezzi che ci compongono. Filo conduttore il pessimismo cosmico, il senso della profonda vacuità della vita, condito di sferzante ironia, quasi sarcasmo, che accompagna tenebrosi pensieri di morte incombente sui nostri giorni, compagna invisibile ma sempre presente, tale da rendere il poeta come un foglio giallo, sotto una biro che non scrive. Liriche che parlano di suicidio, angoscia, disperazione, mancanza d’amore, solitudine, assenza di speranza, viaggi verso terre lontane come la Thailandia, fratelli scomparsi in una feritoia della vita, madri ritrovate nel profumo di vaniglia, incubi che recano risvegli ansanti e sconvolti.
Versi senza speranza come: Siamo tutti invecchiati/ non è stato difficile, il tempo/ ruba e scava dove trova, anzi trova/ sempre terra e detriti. Ma anche: In vent’anni non ho conosciuto nessuno/ ho incontrato migliaia di persone/ senza conoscere anima viva/ non sono solo, siamo in tanti/ ad essere soli. La morte immaginata come un’ultima birra, un domani che non avrà luogo, un’ultima pigione da pagare. E poi l’inutile estate, la prigione ad aria aperta, in attesa di un nuovo inverno, pronta a sfondare ogni residuo benessere, una disperazione che continua a perpetrare i suoi incubi e a diffondere dolore. Stupende le prose finali, a tratti persino bukowskiane nella loro espressività diretta, senza fronzoli, ma sempre attente a conservare la musicalità delle parole. Concludo dicendo che Capelli struggenti - come ogni libro di poesia - si apprezza di più se letto a voce alta, declamato o recitato, come ho fatto questa sera prendendo mia figlia come cavia, che cercava un libro per addormentarsi. Ha resistito abbastanza, sino a La pertosse dell’anima, apprezzando le liriche e interrompendo per chiedere il significato di alcune parole.
La poesia non è morta, come affermano certi soloni, sono i veri poeti che scarseggiano, oltre a mancare editori competenti e appassionati. Krauspenhaar e Saya sono una coppia che non delude. Confezione spartana e prezzo accessibile: 10 euro per un libro intenso e coinvolgente che ti fa venire voglia di affrontare subito una seconda lettura.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Nato ieri

Sei nato ieri,
dovevi essere bello e forte
resti un sogno nei miei pensieri
sei stato un regalo della morte.
Il tuo sguardo assente,
il tuo dolce sorriso
sono per me luna tagliente
senza eguali in nessun viso.
Dolori come spilli puntati
piovono in testa
vita che scorre con sogni svuotati
e la realtà ci calpesta.
Sei gioia, sei semplicità,
sei orgoglio e umiltà
sei vivo, sei spento,
sei oro e sei argento
sei vanità piegata, sei vita accettata.
Pensieri per Giulio – Stelle, Soli e Lune è un libro pubblicato da Edit@ Casa Libraria in Taranto e rappresenta il cimento letterario collettivo, dedicato alla poesia, alla narrativa e alla fotografia, in memoria del piccolo Giulio Romano Valentini. Tema del concorso è stata una raccolta di pensieri che narrano la bellezza ma anche le problematicità del mondo dell'infanzia e della disabilità.
Questa la pagina Fb dedicata al piccolo Giulio Romano.
Ricordiamo che tutto il ricavato sarà devoluto all'ONLUS "Il Porto dei Piccoli", che opera negli ospedali pediatrici e nei reparti di pediatria di molte città italiane, tra cui il Gaslini di Genova. Chi fosse interessato all'acquisto contatti la nostra redazione che provvederà a girare la richiesta agli autori.
Ritrovarsi e Corax

Ritrovarsi
Portami lontano e ci ritroveremo
indicami un infante e ci ritroveremo
annulla anche il mio respiro e ci ritroveremo.
Non la cenere, non una foto
non un albero, non la fonte d'oggi
forse le stelle, solo all'alba:
ritrovarti nel bisogno altrui
ritrovarti nell'ingiustizia umana
ritrovarti nell'abbandono della vita.
Che gli Dei non ridiano a tuo padre
la normalità prima di te
la serenità sterile prima di te:
ciò che brucia di dolore
può ancora essere ardore di nascita
Amore paterno per il mondo
….di una voce che non possa urlare
potrei morirne!
Corax
Fai ciò che devi,
finché il pettirosso verrà a salutarti
all'alba ed al meriggio:
presto per te
arriverà la notte
e verrà a salutarti il corvo
ed allora ciò che è diviso
non lo sarà più.
Pensieri per Giulio – Stelle, Soli e Lune è un libro pubblicato da Edit@ Casa Libraria in Taranto e rappresenta il cimento letterario collettivo, dedicato alla poesia, alla narrativa e alla fotografia, in memoria del piccolo Giulio Romano Valentini. Tema del concorso è stata una raccolta di pensieri che narrano la bellezza ma anche le problematicità del mondo dell'infanzia e della disabilità.
Questa la pagina Fb dedicata al piccolo Giulio Romano.
Ricordiamo che tutto il ricavato sarà devoluto all'ONLUS "Il Porto dei Piccoli", che opera negli ospedali pediatrici e nei reparti di pediatria di molte città italiane, tra cui il Gaslini di Genova. Chi fosse interessato all'acquisto contatti la nostra redazione che provvederà a girare la richiesta agli autori.
Michele Paoletti, "Breve inventario di una assenza"

Michele Paoletti
Breve inventario di un’assenza
Samuele Editore, 2017
– Pag. 80 – Euro 12
Leggendo non cerchiamo nuove idee, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma, scrive Pavese ne Il mestiere di vivere. Per concludere che ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi. Michele Paoletti nel suo Breve inventario di un’assenza indaga il senso di vuoto che pervade la nostra vita dopo la scomparsa di una persona cara, in questo caso il padre, senza indulgere in momenti retorici e malinconici, ma stringendo un patto di comune sentire con il lettore. Tutto si fa più leggero/ adesso che le stagioni/ voltano le carte mentre il gelo/ si attarda tra le lenzuola/ con uno sbadiglio/ di gatto infastidito./ Ho trovato per sbaglio/ la tua giacca verde/ ma non c’erano caramelle/ nelle tasche e mancava/ il secondo bottone sul davanti./ La lascio appesa alla poltrona,/ un’ala di falena/ impolverata e persa/ nella fuga. L’assenza del padre si nota dalle piccole cose, dai particolati evanescenti, da un capo di abbigliamento consueto, ritrovato per caso e subito abbandonato a un destino di oggetto inutile, ormai privo di spirito vitale. Il poeta fa l’inventario di quel che resta dopo la scomparsa, un inventario poetico, malinconico e dolente, ma non triste e ripiegato su se stesso, quanto teso a mostrare il cambiamento della vita provocato dall’assenza. La realtà torna a essere se stessa, con il quotidiano scandito da piccoli gesti, inevitabilmente segnato dal dolore. Breve inventario di un’assenza è un corpus poetico unitario, una silloge compiuta e profondamente sentita, introdotta da brevi versi di Paolo Ruffilli e da una frase di Amelia Rosselli sul senso del dolore, della perdita, della mancanza, rappresentata dagli oggetti che si trasformano in cose ormai vuote, prive di senso. Non è certo un ragioniere – se non dei sentimenti – il poeta che enumera le fatture da saldare con la vita, i conti che non tornano, i nodi sottili di dolore da stringere di poco sotto la cravatta. Il libro si articola in tre momenti lirici: La terra intatta, Inventario e Muri, tre istanti dilatati nel tempo per metabolizzare dolore e perdita, per farlo diventare una cosa sola con gli oggetti e i momenti della vita. Torneranno le giornate lunghe/ le corse dei bambini,/ la conta dei gradini da saltare./ Si faranno altri nidi sugli abeti/ e l’estate non chiederà il permesso,/ ma pioverà sole intorno/ per far fiorire qualche cosa dentro,/ un grumo, un fremito, un appiglio. Tornano i giorni lieti e magici dell’infanzia, armamentario lirico del poeta, perché tutto quel che si scrive - ormai lo sappiamo! - proviene dalle emozioni ancestrali, dai nostri archetipi di bambini e di adolescenti. Che ridere quando con la mano/ inventavi contro il muro/ un cane una farfalla/ o un’aquila lontana./ Ora la tua ombra è solo un solco/ che si allunga,/ un pilastro caduto senza suono. Non resta che fare l’inventario del poco che ci resta, ascoltare gli oggetti respirare da lontano/ l’aria che muovono i ricordi/ quando si staccano da noi. Poca cosa è il significato delle evanescenti tracce del recente passato: Una macchia sul cuscino/ due bottoni, la manica/ scucita di una giacca./ Il breve inventario di un’assenza. Tutto intorno al poeta è mancanza, ricordo di quel che è stato e che non può tornare. Si allunga la fila di croci/ contro il calendario./ Per dimenticare/ basterebbe non saper contare.
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