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poesia

"Poesia" di Nicola Crocetti, una rivista unica

16 Aprile 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #riviste, #poesia

 

 

 

 

Se mi chiedono quale sia la rivista più bella che ancora resiste in Italia, la risposta nasce spontanea: Poesia. Sì, perché Poesia è un mensile internazionale di cultura poetica, con testi bilingue, giunta al numero 357, che esce ininterrottamente in edicola da trentatré anni. Lo so che probabilmente non ve ne siete accorti, distratti da Novella 2000 e Gossip 3000, oppure dalla ennesima rivista di cucina che insegna come cuocere i maccheroni o le orecchiette alla puttanesca. In ogni caso è vero, la trovate persino a Piombino (casa mia, è tutto dire), certo non in tutte le edicole, ma nelle migliori, spesso su ordinazione, in ogni caso arriva. Per meglio dire, arrivava, perché Poesia da maggio riprende il cammino invertendo la rotta, decidendo per un ritorno in libreria, cambiando periodicità da mensile a bimestrale, raddoppiando le pagine e diventando una vera e propria rivista - libro. Troverete Poesia nelle librerie Feltrinelli, perché l’editore passerà da Fondazione Poesia Onlus a Feltrinelli, ma la garanzia di continuità verrà dalla direzione editoriale curata dal grande Nicola Crocetti, l’uomo della poesia in Italia, esperto di letteratura greca, traduttore e deus ex machina di un’operazione incredibile così fuori dalle mode, ma proprio per questo indispensabile. Ho tra le mani Poesia 357, numero di marzo, che celebra la fine di un’epoca, l’addio alle edicole e il passaggio in libreria. Il piatto è ricco, per questo mi ci ficco, da amante della poesia e modesto traduttore di ispanici. In apertura leggo un bel servizio su Milo De Angelis (curato da Lorenzo Chiuchiu, Davide Brullo e Cinzia Thomareizis) che ha appena pubblicato Poesia e destino (Crocetti, pp. 172 euro 15), segue Massimo Bacigalupo che presenta Louise Glück (in tedesco e italiano), quindi Nino Muzzi con Jakob Van Hoddis e Nicola Crocetti con la poetessa greca Katerina Anghelaki-Rooke. Nel numero 356 avevamo incontrato Silvio Ramat, uno dei nostri ultimi grandi poeti, che ha appena pubblicato In cuor vostro e altri versi (Crocetti), mentre qui leggiamo (lo confesso, per la prima volta) le francesi Christofle de Beaujeau, Louise Colet e il cubano Nicolás Guillén (il poeta nazionale), tutti in lingua originale, con relative traduzioni. Poesia è un piccolo gioiello, così come è ammirevole la produzione editoriale di un coraggioso editore come Crocetti, del quale ricordiamo alcuni titoli tradotti da Nikos Kazantzakis: Zorba il greco, Rapporto al greco, Francesco, Ascetica o I salvatori di Dio. Leggete Poesia e sostenetela. Ha bisogno di lettori e di nuovi abbonati. (http://www.poesia.eu/)

 

Gordiano lupi
www.infol.it/lupi

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Antonia Pozzi, "Tu sei l'erba e la terra"

8 Aprile 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Tu sei l'erba e la terra

Antonia Pozzi

 

Garzanti Editore, 2020

 

 

Tu sei l'erba e la terra di Antonia Pozzi (Garzanti Editore, 2020) è una dichiarazione indistinta di solitudine sfumata nel disincanto dell'anima, appassionata e struggente, in un'unica e sconfinata poesia d'amore che la poetessa ha rivelato per tutta la sua breve vita. La nostalgia, l'arrendevole passione, la ritualità evocativa delle sue confessioni, sono il terreno propizio custodito nei versi, avvolti da un'apparente quiete di grazia e rassegnazione, assorbiti  nell'essenza crepuscolare e nella dissolvenza espressionista della malinconia. Le parole, commosse e orgogliose, sostengono la perdizione dell'assenza. La poesia di Antonia Pozzi accoglie il sortilegio dell'impulsività  avvicendando il ricordo di una condanna sentimentale, nella sua passione per il suo amato professore, con il suo corteggiamento infelice e tormentato, consumato dal dolore e da un'aspettativa non corrisposta. I testi sono salvifico intervallo nella dilatazione emotiva e richiamano l'autentica e trascinante forza magnetica della natura, conforto originario di serenità e grembo di affinità romantica, oltrepassano le stagioni ostinate delle promesse e della dignità riconosciuta “sulla via dei luoghi amati”, dove l'avvenenza sussurra, sincera e fedele, l'estetismo poetico nello specchio dei movimenti sinuosi delle adorate montagne. La poetessa è testimone della riservata e rigorosa decadenza che addensa l'ostilità delle ombre e scava nelle atmosfere desolate dello spirito. Il mondo, elegantemente violento e superbo, è fatto di desideri e illusioni, si nutre di lacrime e di attese e la poesia visiva di Antonia Pozzi è un'immutabile e rarefatta inquietudine scandita dallo squilibrio degli indugi. Il destino della poetessa non ha via d'uscita se non nell'unico finale possibile e stringe intorno a sé l'esasperata povertà della sostanza di un sogno infranto, di una lacerante lusinga di chi desidera il ritorno alla vita, al vivere in poesia. I versi ascoltano il respiro di una sacrificata sensibilità, affondano nella memoria il rovescio di una pena abbracciata all'esistenza ferita. Le poesie di Antonia Pozzi giunte solo postume tornano a far luce e rumore da “un'esile scia di silenzio”. Presagio rappresentativo è la fatalità improvvisa di chi muore giovane e suicida condividendo nell'intreccio al male di vivere che accomuna altre importanti poetesse, l'impossibilità di colmare il vuoto interiore, premeditato nell'incompatibilità della disperazione di una morte intenzionale.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

 

Lampi

 

Stanotte un sussultante cielo

malato di nuvole nere

acuisce a sprazzi vividi

il mio desiderio insonne

e lo fa duro e lucente

come una lama d'acciaio.

 

S. Margherita, 23 giugno 1929

 

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Sfiducia

 

Tristezza di queste mie mani

troppo pesanti

per non aprire piaghe,

troppo leggére

per lasciare un'impronta -

 

tristezza di questa mia bocca

che dice le stesse

parole tue

- altre cose intendendo -

e questo è il modo

della più disperata

lontananza.

 

16 ottobre 1933

 

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Pensiero

 

Avere due lunghe ali

d'ombra

e piegarle su questo tuo male;

essere ombra, pace

serale

intorno al tuo spento

sorriso.

 

maggio 1934

 

 

 

 

Convegno

 

Nell'aria della stanza

non te

guardo

ma già il ricordo del tuo viso

come mi nascerà

nel vuoto

ed i tuoi occhi

come si fermarono

ora - in lontani istanti -

sul mio volto.

 

29 maggio 1935

 

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Brezza

 

Mi ritrovo

nell'aria che si leva

puntuale al meriggio

e volge foglie e rami

alla montagna.

 

Potessero così

sollevarsi

i miei pensieri un poco ogni giorno:

non credessi mai

spenti gli aneliti

nel mio cuore.

 

8 giugno 1935

 

 

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Michal Rusinek, "Nulla di ordinario su Wislawa Szymborska"

4 Marzo 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia, #saggi

 

 

 

 

Il libro di Michal Rusinek Nulla di ordinario su Wislawa Szymborska (Adelphi Edizioni) è una memorabile e privilegiata visita alla spontanea e affabile dimora della poesia, luogo devoto dell'ispirazione e placida permanenza dello stupore e dell'immensità, nell'inattesa meraviglia di ogni appuntamento persuasivo con la vita. La vita di Wislawa Szymborska si intrattiene in un gradevole colloquio seguendo lo sguardo unico sui suoi versi, ospiti graditi che infondono viva fiducia e compiuta ammirazione. Michal Rusinek, il suo giovane segretario, insegue testimonianze e fedeltà per più di quindici anni accanto a una fascinazione privata e muove ogni particolare curioso ed inedito, confermando la singolarità degna di memoria che nutre la biografia della poetessa. Le parole, parole di poesia, ripercorrono attraverso l'intensa partecipazione affettiva il contenuto di un'incondizionato amore per il talento, per la capacità intellettuale non comune e rincorrono la vivace tradizione di irresistibili esperienze letterarie, sensibilizzano il desiderio di fermare nel non luogo della scrittura lo “smisurato teatro” dell'esistenza. La luminosa gioia della storia narrata aggira e cattura la sorgente avventurosa dell'animo umano, riconosce lo sguardo felice e carezzevole che si sofferma sugli aneddoti spiritosi e stravaganti legati alla poetessa, sulle sue provvisorie abitudini di traslocare, sulle sue amabili qualità nel cucinare, sulla squisita disponibilità alle cene e alle lotterie, sulla passione per i collage artistici. Le gradite atmosfere della vita quotidiana cedono alla fantasia delle immagini, alla voluta segretezza della complicità, nelle conversazioni e nei comuni interessi, nei suggerimenti letterari e nelle dichiarate risate che hanno caratterizzato il legame distintivo tra Michal Rusinek e Wislawa Szymborska. Leggere Wislawa Szymborska è una scelta e un'opportunità elegante, a mantenere il dubbio”stupefacente” per la grande compiacenza del mondo, per proteggere la propria affinità, assecondare la propria esclusività, adottare in ogni intonazione un modo di essere e di comportarsi. La dilatata imponenza del suo linguaggio, convince il rispettoso gioco delle parole con acuta ed ironica filosofia e respira nella struggente inevitabilità la profondità dell'intero ventre della poesia. L'immutato elogio della poetessa da parte di Michal Rusinek descrive un'eccentrica nostalgia dei luoghi e delle persone che accoglie l'ombra di un passato non perduto ma che esibisce la veloce, inafferrabile ostinazione della volontà a ritirarsi nell'inconfondibile senso dell'umorismo. La poetessa assorbe l'aspetto meditativo con la leggerezza raffinata, è delicatamente distante da tutto e dove “ogni parola ha un peso non c'è più nulla di ordinario e normale”. L'amicizia che ha convinto il segretario a seguirla fino alla fine ha lo stesso bisogno di solitudine che imponeva la poetessa nel momento in cui nascevano le sue poesie, per rendere universale il rituale attrattivo di ogni riservata confidenza. 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

 

 

 

Il giorno dopo – senza di noi

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d’alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d’intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l’ombrello.

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Nicolás Guillén, il poeta nazionale

21 Febbraio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia

 

 

 

Nicolas Guillén dopo il trionfo della Rivoluzione è sempre stato chiamato il poeta nazionale e non c’è denominazione più giusta e meritata. Infatti la poesia di Guillén interpreta la realtà in maniera critica e da un punto di vista collettivo, senza mai farsi tentare da individualismi o da fughe astratte. Quando Cuba era ancora alla ricerca della sua identità, Guillén denunciava l’ingiustizia sociale, la discriminazione dei neri, la fame, il furto sistematico da parte degli Stati Uniti delle ricchezze nazionali. Possiamo dire che Guillén sia sempre stato il cantore delle necessità degli oppressi e dei poveri. A maggior ragione, dopo il trionfo della Rivoluzione, ha messo al servizio della costruzione di un nuovo stato la sua poesia.

Nicolás Guillén è nato a Camagüey il 10 luglio del 1902, suo padre lottò per l’indipendenza cubana, ma subito si rese conto che la Repubblica sarebbe stata tradita dal nuovo governo e si schierò con i liberali. Fu assassinato durante una rivolta e Nicolás dovette lasciare l’Università (frequentava Giurisprudenza) per impiegarsi come tipografo e dare una mano in casa. Pubblicò le prime poesie sulla rivista «Camagüey Grafico», quindi in «Castalia» dell’Avana e in «Orto» di Manzanillo. Il suo primo libro è del 1922 (non lo pubblicò) e si intitola Cerebro y corazón, mentre l’anno seguente fondò «Lis», una rivista letteraria che ebbe breve vita. Nel 1926 si trova all’Avana, si iscrive al Partito Comunista Cubano ed è proprio nella capitale che si avvicina alla poesia d’avanguardia. Scrive per «El Diario de la Marina» (un foglio reazionario) una serie di articoli contro la discriminazione razziale. Nel 1930 pubblica Motivos de son e Ideales de una raza. Soprattutto il primo è un libro importante, perché adotta il son come base musicale e sceglie un linguaggio di facile comprensione, capace di parlare alle persone e di raccontare la vita quotidiana. Si tratta di poesia che molti hanno giustamente definito mulatta, perché si appoggia ai due elementi predominanti della cultura nera: il ritmo e il colore. Le liriche di Guillén nascono dalla guaracha cubana e sono soprattutto parole scritte per canzoni popolari. Si pensi a un componimento come: «Sóngoro cosongo/ Songo be/ Sóngoro cosongo/ de mamey;/ sóngoro, la negra/ baila bien…». Si tratta di una vera rivoluzione poetica che vede protagonisti soprattutto i neri avaneri, con il loro linguaggio caratteristico e i loro modi di dire.

La poesia di Guillén non si ferma qui. Con il passare del tempo diviene lirica di denuncia sociale e lui stesso è tra i primi intellettuali che aderiscono al Movimento Negrista. Il suo secondo libro è Sóngoro cosongo (1931) e qui affronta ancora il tema del nero, ma lasciando da parte la comicità e la caricatura dei vecchi personaggi per cominciare a sperimentare una poesia descrittiva e realistica. Non è ancora un libro sociale, ma basta a dare valore all’opera la denuncia dello sfruttamento dei neri: «El negro/ junto al cañaveral./ El yanqui/ sobre el cañaveral».

West Indies Ltd. (1934) è invece il primo poema sociale vero e proprio e dimostra un impegno politico sempre maggiore da parte di Guillén, che sarà redattore ed editore delle riviste comuniste «Resumen» e «Mediodia».

Nel 1937 pubblica in Messico una delle sue opere più importanti: Cantos para soldados y sones para turistas. La cosa triste è che questa poesia, scritta da un comunista per un paese che avrebbe dovuto ribellarsi all’oppressione di un feroce dittatore, si adatta bene ancora oggi alla situazione vissuta dai cubani. Protagonista del poemetto è José Ramón Cantaliso che mostra al turista la miseria, la fame e tutte le ingiustizie nascoste dietro una apparente allegria. Tutto questo senza perdere l’umorismo tipico della sua poesia e senza lasciare il ritmo del son che accompagna i versi. Ai soldati Guillén ricorda qual è la loro estrazione sociale e dice che sono soltanto lo strumento di un potere ingiusto, quindi devono imparare a rivolgere i fucili contro la tirannia. Sempre in Messico pubblica España: poema en cuatro angustias y una esperanza, ispirato alla lotta del popolo spagnolo contro il fascismo. Guillén viaggia molto: prima va in Spagna ed entra in contatto con la parte comunista della ribellione, successivamente è in Argentina dove pubblica El son entero (1947). In questo libro è presente tutta la sensibilità e la musicalità afrocubana: poche poesie sociali, alcune folcloristiche, altre intimiste, persino romantiche. Viaggia ancora nei paesi socialisti e nel 1953 è a Santiago del Cile per il Congresso della Cultura Latinoamericana. Il dittatore Fulgenzio Batista, in un impeto di repressione anticomunista,  gli impedisce di fare rientro a Cuba.

Nel 1955 l’Unione Sovietica gli conferisce il Premio Lenin per la Pace. Le poesie di questo periodo sono raccolte nel libro La paloma de vuelo popular (1958), pubblicato a Buenos Aires. Sono le liriche di un rivoluzionario ante litteram vagabondo del mondo e accomunano la sorte di tutti gli oppressi uniti nel solo destino possibile: la ribellione per essere finalmente liberi. In questo libro Guillén profetizza il trionfo rivoluzionario. Libro politico per eccellenza è anche Elegías (1958) che raccoglie: Elegía a Jesús Menéndez, Elegía a Jacques Roumain e soprattutto la Elegía cubana che esalta la Rivoluzione: «Brilla Maceo en su cenit seguro./ Alto Martí su azul estrella enciende».

Nel 1959 la Rivoluzione Cubana giunge a compimento e Guillén si unisce corpo e anima alla causa dell’uomo nuovo. Sarà Presidente della Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba (uneac) fino al 1961. Pubblica ancora: Prosa de prisa (un libro di cronache giornalistiche del 1964), Poemas de amor e Tengo. Tengo riveste grande importanza, si tratta di un libro scritto sotto l’influenza della vittoria rivoluzionaria. Tutto quello che prima veniva denunciato (repressione, razzismo, miseria, sottomissione agli statunitensi) è scomparso e l’uomo socialista ha la forza necessaria per superare antiche disuguaglianze e ingiustizie: «Tengo, vamos a ver,/ tengo lo que tenía que tener». Il passato serve da esempio per far brillare i meriti di una rivoluzione voluta dal popolo oppresso. Tengo è caratterizzato da un ottimismo e da una fiducia nel futuro senza precedenti.

 

Buenos días, Fidel!

Buenos días, bandera; buenos días, escudo.

Palma, enterrada flecha, buenos días.

Buenos días, mis manos, mi cuchara, mi sopa,

mi taller y mi casa y mi sueño…

 

Tutto è allegria e limpidezza; tutto è nuovo e bello. Si esaltano i simboli nazionali (bandiera, scudo, palma), ma anche le cose che appartengono alla vita quotidiana (il cucchiaio, la zuppa nel piatto, la casa, il canto…). Guillén canta un paese che risorge dall’oblio della dominazione e che vuole essere artefice del suo futuro.

 

Obrero en armas, buenos días.

Buenos días, fusil.

Buenos días, tractor.

Azúcar, buenos días.

 

Tengo raccoglie anche l’epopea cubana dalla Sierra Maestra fino al trionfo, le successive minacce americane e la vittoria di Playa Girón. Leggiamo in italiano la parte finale di Tengo.

 

Ho, vediamo bene,

che adesso ho imparato a leggere,

a contare,

ho che adesso ho imparato a scrivere

e a pensare

e a ridere.

Ho che adesso so 

dove lavorare

e guadagnare

quello che devo mangiare,

ho, vediamo bene,

ho tutto quello che devo avere.

 

Nel 1967 esce El gran zoo, in cui Guillén immagina una galleria di animali paragonati a una serie di esempi negativi che si annidano nella società capitalista (usurai, gangster, magnaccia, generali…).

Nel maggio del 1972 pubblica El diario que a diario (versi e prosa) e riassume tutta la storia di Cuba fino al trionfo della Rivoluzione, facendo ricorso a tutta la sua verve satirica. A giugno invece esce l’ultimo libro: La rueda dentada, che dimostra la sensibilità artistica di Guillén, sia quando canta il Vietnam, la morte di Gagarin, Martin Luter King, sia quando chiama alla ribellione contro i padroni culturali stranieri o, ancora, quando canta gli uccelli dei campi cubani e l’amore per la donna.

Nell’opera di Guillén non vanno dimenticate le poesie dedicate a Che Guevara: Che Comandante, Guitarra en duelo mayor e Lectura de domingo. Che Guevara è visto come il simbolo immortale della lotta e la sua figura è un esempio eccezionale per tutti – «Che comandante,/ amigo…» e poi conclude: «Partiremos contigo» –, persino per i soldati boliviani che lo massacrarono: «Él fue tu mejor amigo, / Soldadito boliviano;/ Él fue tu amigo de a pobre/ del Oriente al altiplano…». Il vero cammino, quello diritto, lo ha indicato il Che e tutti dobbiamo seguirlo.

Guillén muore nel 1989, al massimo della fama, appena in tempo per veder cominciare il “periodo speciale”, ma non abbastanza per rendersi conto di quel che sarebbe accaduto dopo. Meglio per lui, in ogni caso. Non ha visto la fine che ha fatto quel comunismo in cui aveva così fervidamente creduto.

Cerebro y corazón (1922) non è mai stato tradotto in italiano. Molti saggisti cubani definiscono questa opera acerba e immatura, una palestra per esercitare e sviluppare il futuro talento. A nostro parere contiene piccole perle di poesia che non vanno trascurate, soprattutto se consideriamo che sono opera di un adolescente.

 

Gordiano Lupi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sotto la cenere

27 Gennaio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia

 

Ti ho lavato

dove tu lavavi me

ti ho lavato

dove ora io lavo i bambini

che non ti piacciono

che non capisci.

Ti ho imboccato

con la bava

e la lingua,

di traverso.

Farfugliare esasperato

Rabbioso

occhi come lampi d’impotenza

anche tu diventi figlia

anche tu ritorni figlia

il mio niente si fa  paura

il primo fremito di un dolore ritrovato

che c’era

che c’è

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Frank Iodice, "Nel coro dei cani sporchi"

16 Gennaio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Frank Iodice

Nel coro dei cani sporchi

Eretica Edizioni –pag. 70 – Euro 13

 

Frank Iodice è un autore di cui vado orgoglioso, uscito dalla fucina inesauribile del Foglio Letterario, capace di spaziare dal romanzo storico (Matroneum) alla narrativa pura (Un perfetto idiota), che di recente è uscito con I disinnamorati  e con questa raccolta di poesie di pregevole fattura. Lascio alle sue parole il commento: “La poesia può liberarci dalle moderne forme di schiavitù? Lo spero. Anche se è difficile riconoscerla, capire quando arriva. Héctor Murena diceva che la poesia arriva quando restiamo nell’inesauribile compagnia della solitudine. Per fare poesia occorre vivere, occorrono sangue e lacrime. Scrivere poesie vuol dire far rivivere nel tuo stomaco ciò che io stesso ho vissuto nel mio, più forte e più lentamente. Cantarti l’infinita bellezza del mondo, ma anche la desolante nullità dell’uomo. Io ci ho provato ma non credo di esserci ancora riuscito. E in fondo ne sono felice”. Ricordo che oltre diecimila copie del suo Breve dialogo sulla felicità sono state distribuite gratuitamente nelle scuole italiane, francesi e statunitensi. Il suo sito è www.frankiodice.it.

Inutile recensire e commentare la poesia. Meglio leggerla. Ecco due suggestive liriche tratte da un’opera intensa che spazia da tematiche amorose fino al ricordo nostalgico della terra natia, nel solco della tradizione poetica novecentesca.

 

XXXVI

 

Restiamo su questa spiaggia

bambina mia

perché la musica che senti non è vera

ogni sera nei tunnel del metrò, a Parigi

contro i grigi muri di piastrelle rotte

suonano veri musicisti

 

ma questi, questi perfetti esseri umani

che si scattano foto da soli

e i soli e le lune che li hanno cresciuti

senza madri e senza padri

quadri bagnati di latte e pianti

quanti crederanno a ciò che vedo mentre ti parlo

e ti tengo per mano

ora che lontano dalla nebbia che ci confonde

ora che soltanto l’amore ti ha resa infinita

e sei arrossita per lo sforzo di guardare la luce

mi canta una vocina piccola in fondo alla pancia:

 

la lancia dei pirati laggiù, nel mare

le pere con lo zucchero nel bicchiere

le vere passeggiate lungo le selve

le vecchie feroci di notte e le botte del vicino

cattivo, quando fuggivo con il pallone

il burrone, il confine tra il vero e il finto

che ho spinto sempre più in là

 

ci sarà tutto per te

amore mio

finché avremo una penna per raccontarlo

mentre parlo e te lo dico

e il fico

così morbido che si scioglie nelle mani

fatto di strani puntini che non puoi contare

neanche con la scienza che tutto ha deciso

persino il pianto ed il sorriso

non c’è umanità fuori da questo fico

 

te lo dico, mentre lo beviamo in silenzio

come assenzio ghiacciato del secolo scorso

il morso della lumaca che accarezza e non fa male

quale sarà la tua sorpresa quando il mondo

resterà fermo per un secondo?

la gente si amerà ancora, guarderà il mare

senza sembrare stupidi idealisti

e quel fico che apristi, da bambina

con il tuo papà

chissà che sapore avrà

 

XXI

 

Napoli

che negli anni di esodo

mi resti dentro come il nome, inciso nella vista

 

l’orizzonte che odora di pesce, che cresce

e mi fa sentire così lontano

l’aeroplano, la nave che sbuffa, sotto nuvole di migranti

i canti, che nella lingua vivono ancora

l’aurora, la poesia, la mia strada franata

la giornata vissuta nel tuo ricordo, tra le tue strade

e cade quello che avevo nella mia testa

questa voglia di vivere ancora, di andare

il mare, la mia casa, lontana

la vita insana e dissoluta, la solitudine finita

prima del vento, e in un momento

è poco quello che io sento

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Complimenti di buon anno

31 Dicembre 2019 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #unasettimanamagica, #poesia

 

 

 

Humour nero ed umor nero

son due cose differenti;

lo sa bene il criminale:

l’assassino ancora attivo,

l’assassino dunque in corso

che mi dice quanto segue:

«Complimenti di buon anno

a tutti i miei peccati:

è molto più poetico

uccidere a Natale!».

 

Pietro Pancamo

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Eros e Thanatos

16 Novembre 2019 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca, #poesia

 

 

 
 
 
Alla Mamma, come, un po', a chiunque (lo spero), non piace:"la morte".
     Vuole congiungere l'articolo determinativo:"la" col sostantivo:"morte".
     Vuole, poi, togliere la:"t" al sostantivo:"morte".
     Vuole, infine, insinuare (ma senza fare nascere sospetti in chicchessìa), come in un'apertura stretta, lentamente, ma inesorabilmente, efficacemente, tra la:"l" e la:"a", il suo inconfondibile, caratteristico: "Apostrofo Rosa": "L'Amore", un apostrofo, ma che non apostrofa qualcuno ed una rosa con tanti petali e nessuna spina, nemmeno una che faccia indurre in tentazione di staccarla!
 
          Luca Lapi
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METTI UNA SERA ALL'ARCILIUTO FRA PAROLE, COLORI E VINI

15 Ottobre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #musica, #eventi, #poesia

 

 

 

 

Amici lettori del blog più swing del web, eccomi di nuovo con voi per presentarvi un evento romano rivolto a tutti gli appassionati di arte, un appuntamento artistico accompagnato da "parole, colori e vini". E' questo il titolo dell'evento che si svolgerà in Roma, giovedì 17 Ottobre 2019, presso l'Arciliuto di P.zza Di Montecchio, 5.
Nel centro di Roma, all'interno di un prestigioso e storico palazzo, l'arte pittorica di Alessia Fedeli, il live music di Paolo Rainaldi, la poesia dialettale di Diego Mascoma si fonderanno con l'aroma di vini selezionati dalla cantina Gaffino, a cura del sommelier Daniele Graziano, leader di Dgexperience, grazie ad un sospiro di Malvasia, un Tubbo da sogno Merlot, un buon bastardo di Cabernet Sauvignon, tutti insieme accenderanno una bella serata da ottobrata romana.
Sono a bordo della mia 500 stracarica delle opere di Alessia Fedeli e ci stiamo recando all'Arciliuto per l'installazione delle opere. Non potete vedere l'artista perché è completamente ricoperta dalle sue opere, siamo in ritardo per l'inaugurazione, accendo il motore taroccato da Harley electra glide 1200, metto nel lettore cd Eric Clapton e partiamo a razzo.

 

- Alessia, com'è la sensazione di essere immersa nel colore?
 

- E' quello che ho sempre sognato!.. Ma attento alle buche, non vorrei bucare i miei dripping!
 

- Hai il dripping nel cuore, come ti sei avvicinata a questa tecnica?
 

- Dire grazie a Pollock è scontato, diciamo che dipingere sgocciolando il colore a quel modo mi fa sentire me stessa.
 

- Tutta colorata e frizzante?
 

- Sì, in fondo questa rappresentazione simbolica è come tutto quello che ci circonda, la vita è in bianco e nero, è bella solo in foto e al cinema, senza colore che vita sarebbe?
 

- La tua materia è densa e di spessore, vedendo le tue opere viene voglia di toccarle.
 

- Vabbè, toccarle magari no, ma con la fantasia i visitatori possono pure farlo, perché no? Proprio come noi adesso.
 

- Non male come idea, tutti i giorni vestirsi di colori, io mi prendo un Van Gogh e tu?
 

- Io Matisse.
 

- Alessia, ottima scelta, volevo chiederti, ma a questa mostra che andiamo a montare che succederà?
 

- Per rimanere in tema, una baraonda di colore i miei, poi una simpatica caciarata di poesie e storie in dialetto romanesco di Diego Mascoma, una figata di musica di Paolo Rainaldi, fra degustazioni sfiziose di stuzzichini e vini di qualità proposti da Daniele Graziano, insomma, il moderno che si fonderà con l'antico e la tradizione.
 

- Sono preoccupato.
 

- Walter, perché?
 

- Sono tutte cose che ai robot non piaceranno.
 

- E i robot che c'entrano? Mica sono invitati.
 

- Saranno il futuro.
 

- Ma noi rimaniamo umani.
 

- Hai ragione, ai robot un sospiro di Malavasia farà girare i circuiti stampati, a noi farà parlare d'amore per la vita, così come tutti i dialetti d'Italia e le bellezze artistiche del nostro paese.
 

- Walter, ma quando arriviamo?
 

- Alessia, apri gli occhi, siamo già dentro l'Arciliuto, l'atmosfera è piacevole, tutto è pronto, le tue opere, la poesia dialettale, la musica, il buon vino, tutto profuma di arte ci dispiace per i robot ma loro non lo possono capire, noi sì.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, l'arte in ogni sua espressività è un qualcosa che fa bene al nostro animo, tutti noi vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro, vi porterò in Liguria e saremo in compagnia di un famoso artista olandese, per ora i robot possono attendere.

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Alla poetessa e antropologa brasiliana Márcia Theóphilo il Premio alla Carriera al Premio “L'arte in versi” di Jesi

9 Ottobre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #poesia

 

 

 

 

Un importante riconoscimento alla poetessa di origini brasiliane Márcia Theóphilo, da tanti anni nella capitale. Poetessa, scrittrice e saggista che ha dedicato tutta la sua produzione ai diritti del popolo dell'Amazzonia, riceverà a novembre prossimo il Premio “Alla Carriera” per la sua intensa attività in una cerimonia pubblica a Jesi (Ancona).

Il conferimento avverrà in seno alla premiazione della ottava edizione del prestigioso Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi, iniziativa concorsuale ideata e presieduta dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio e organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, con la poetessa Michela Zanarella quale Presidente di giuria. La Giuria ha inteso premiare la poetessa Theóphilo a ragione della sua ingente produzione letteraria, in numerose lingue, e per il suo strenuo impegno per la salvaguardia dell'ecosistema (che le ha valso in passato anche il noto Premio “Città di Vercelli” per la Poesia civile) con particolare attenzione all'universo della biodiversità che contraddistingue l'Amazzonia.

Il riconoscimento, congiuntamente alla lettura della Motivazione del conferimento, avverrà durante la serata di premiazione che si terrà, con il Patrocinio morale della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche, della Provincia di Ancona e dei Comuni di Jesi, Ancona e Senigallia, il 16 novembre 2019 nella Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni di Jesi sul Corso Giacomo Matteotti.

Márcia Theóphilo dal 1986 rappresenta l’Unione Brasiliana di Scrittori in Italia (U.B.E.). Ha eseguito gli studi in Brasile e a Roma dove si è laureata in Antropologia. Nel 1972 ha lasciato il Brasile per sottrarsi alla dittatura militare. Ritornerà nel suo paese d’origine a dittatura terminata, vivendo a intervalli tra Rio de Janeiro e Roma. Ha dedicato il suo studio, i suoi interessi e il suo lavoro a dipingere la situazione naturalistica, ambientale e socio-antropologica dell’Amazzonia alla quale ha dedicato numerosi volumi, sia in italiano che in portoghese, tra poesia, racconti brevi e saggi di approfondimento. A Roma, grazie all’amicizia col poeta brasiliano Murilo Mendes (1901-1975), ha conosciuto Rafael Alberti (1902-1999) con il quale stringerà un forte rapporto, testimoniato anche da una serie di lettere, scritti critici e note di accompagnamento vergate da Alberti (che con lei condivise l’esperienza dell’esilio) alle sue opere stampate. Numerose le conferenze, gli incontri e i programmi di interscambio tra Brasile e Italia dove nel corso degli anni è risultata importante la figura dell’autrice, come co-organizzatrice o partecipante. Ha pubblicato numerosi libri tra i quali Os convites (1969), Bahia terra marina (1980), Catuete curupira (1983), O Rio, O Passaro (1987), Io canto l’Amazzonia (1992), Amazon Sings (2003), Amazzonia respiro del mondo (2005), Amazzonia madre d’acqua (2007), Ama + Zonia, Ogni Parola un essere… (2018). Testimonial dell’iniziativa “Per una Cultura della Biodiversità”, promossa dalla Commissione Nazionale Italiana UNESCO nell’ambito della campagna di educazione allo sviluppo sostenibile (DESS). Sulla sua produzione hanno scritto: Rafael Alberti, Mario Luzi, Grazia Francescato, Ruggero Jacobbi, Armando Gnisci, Saverio Tutino, Dante Maffia, Dacia Maraini. 

La Commissione di Giuria, che ha inteso riconoscere questo importante premio alla poetessa Di Iorio, era così costituita: Michela Zanarella (Presidente), Emanuele Marcuccio, Vincenzo Monfregola, Giuseppe Guidolin, Rita Stanzione, Valtero Curzi, Stefano Baldinu, Antonio Maddamma, Morena Oro, Antonio Sacco, Fabia Binci, Stefano Caranti, Cinzia Baldazzi e Francesco Martillotto.

Nel corso della serata verrà conferito anche il Premio Speciale “Alla Cultura” alla poetessa teatina Rosanna Di Iorio e verranno ricordati “alla memoria” tre poeti: Maria Ermegilda Fuxa di Alia (Palermo), Salvatore Toma di Maglie (Lecce) e Silvio Bellezza di Lanzo Torinese (Torino).

 

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

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