poesia
Leonardo Manetti, "Il poeta contadino"
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Il poeta contadino di Leonardo Manetti (Nulla die Edizioni, 2021) è un’opera poetica impressionista, delinea il tenero equilibrio delle pennellate di un paesaggio interiore, nel quadro delle stagioni vitali, segna il valore dell’ospitalità congedando una familiarità di sentimenti e un lirismo puro, autentico. I versi fendono il terreno della vita, proiettano la radice delle passioni, colgono la distesa interiore del tempo, conservano l’integra natura della sincerità riempiendo di bellezza e di spontaneità il calice dello spirito e del suo territorio. Il poeta ricerca il dettaglio evocativo della sua terra, descrive la schiettezza delle emozioni coltivando gli aromi tenaci delle parole e i sapori immutabili delle sensazioni. Leonardo Manetti pone il suo sguardo sulla vivacità e sul calore di ogni gesto quotidiano, osservando la continua partecipazione comunicativa dell’uomo con la forza generatrice, delineando una vera e propria geografia del cuore, distribuendo ogni risorsa nostalgica nella strada dell’armonia, nell’intima unione degli scenari magici dell’esistenza contadina. La tradizione del poeta contadino rivive nella testimonianza dell’autobiografia, distilla la fedeltà dell’amore, rende omaggio alla confidenza dell’ambiente in cui è nata, coniuga il connubio fra la forza espressiva della vocazione, la creatività e il lavoro dell’uomo. La vitalità dei testi incarna l’energia dell’immaginazione, rivela l’origine della necessità umana alla comprensione, relaziona il codice della riflessione alla delicatezza dei pensieri. Leonardo Manetti ascolta il carattere conviviale dei desideri, la semplicità dei sogni e la ricchezza della speranza, osserva i filari del silenzio, respira il vento, guarda con attenzione e dedizione al mondo intorno a lui oltre ogni orizzonte d’infinito. La poesia è un inno alla spontaneità, una voce modulata sull’ispirazione suggestiva della realtà, esalta il temperamento esclusivo della sfera affettiva, sorprendendo l’istinto estetico di ogni miracolo umano. Il poeta coglie con coraggio la facoltà celebrativa dei luoghi, idealizza la percezione dei quieti colori della natura, esorta l’umanità a interrogarsi sul senso provvisorio dell’esistenza, ad abbracciare l’essenza dei valori espansivi e genuini degli uomini, diffondendo il germoglio delle parole e le promesse ampie e ininterrotte, in direzione di un vento propizio di libertà. Coltiva gli elementi nutritivi del sogno, invita a sostenere una memoria integra, istintiva, a valutare la circostanza favorevole della serenità e della innocenza esistenziale. “Il poeta contadino” è un viaggio nelle radici, compiuto per fendere i crinali della Toscana, nell’entroterra dell’anima, nella vicinanza congiunta al dono dell’emotività attraverso i dialoghi con i ricordi, amplifica il panorama lirico della sensibilità, riflettendo negli occhi degli altri il limpido conforto a un’elegia che suggerisce l’ebbrezza di felicità, adagiata sul fondo di una lunga giornata riflessa nell’arcobaleno.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Fermarsi
Sento il mio respiro,
leggero è il mio corpo,
imparo a decifrarlo,
a distinguerne i suoni incantanti.
Un fiore mi saluta,
dondola nel vento,
lieve il suo fruscio
accarezza la mia pelle.
Un albero mi guarda
sembra dirmi qualcosa,
protegge il mio sorriso
mentre racconta la sua storia.
Ogni cosa è così bella,
basta avere la pazienza
di fermarsi e osservare,
di fermarsi e ascoltare.
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La poesia è
Poesia è l’odore dell’erba tagliata.
Poesia è la farfalla che si posa su un fiore.
Poesia è il sorriso di una persona cara.
Poesia è lo sguardo tra due innamorati.
Poesia è fare la maglia accanto a un camino acceso.
Poesia è sentire il risveglio della natura.
Poesia è vedere lo scorrere delle stagioni.
Poesia è cogliere la bellezza di ogni istante.
Poesia è leggere le tue parole.
Poesia è osservare le montagne con i tuoi occhi.
Poesia è pensarti qui mentre sei lontana.
Poesia è ascoltare il battito del mio cuore per te.
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Semino parole
Domande prive di risposte,
frasi piene di interrogativi,
affermazioni senza punti esclamativi,
solo con puntini di sospensione.
Coltivo campi di parole
seminando lettere d’amore,
forse di cento semi
almeno uno diventerà pianta!
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Debolezze
Non sfogo quanto mi deprime,
modesto nelle mie possibilità,
schivo nel parlare,
punisco le mie fragilità.
Pieno di forza e potenza,
misero di perdoni e accettazioni,
cerco me stesso
amandomi nelle deficienze.
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Ti cerco
Cerco mongolfiere
per volare
e averti vicino
tra le stelle.
La luce espande
la tua vita,
e io ti guardo
nell’infinito.
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Dissesti
L’acqua che scorre
ha la memoria nelle sue gocce,
è come se fosse un ponte
tra l’uomo e la natura,
e il fiume avanza inesorabile
in un letto senza casa.
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Ti sogno, Primavera
Tu sei una spiga di grano
che sorge all’alba.
Tu sei un fiore di ciliegio
che cade al tramonto.
Sogno il tuo frutto maturo
tutto il giorno,
vedo acerba la tua frutta.
nel buio della notte.
Marco Galvagni, "Le note dell'anima"
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Le note dell'anima di Marco Galvagni (Transeuropa Edizioni, 2020) riecheggiano in ogni segno virtuoso dei versi tra le annotazioni poetiche sulla vita, interpretano il suono del cuore e affermano con la dedica amorosa in epigrafe, l’insinuante e persistente fiamma della passione. Il poeta si lascia incantare dalla soavità evocativa della memoria, concede alla fantasia la forma visibile delle immagini rappresentative della realtà, per accogliere la premurosa custodia delle riflessioni attraverso la mediazione estetica della bellezza. La determinazione carismatica dell’esistenza descritta da Marco Galvagni, compone la fiducia nell’elemento sensoriale, consegnando alla poesia la misteriosa e provocante corrispondenza della coscienza e muovendo in direzione spontanea le coincidenze significative dell’esperienza. La fluida continuità della sensualità ritrova la sua malia tentatrice tra le pagine, affina l’arte della seduzione inviando segnali colti e raffinati nell’elegia autobiografica, ridesta l’ispirazione, indica il dogma enigmatico del sortilegio emotivo e la ritualità fatale della conquista. Marco Galvagni afferma il significato dell’eloquenza, adula la strategia della percezione, strumento di comprensione, rende l’irrazionale spinta delle illusioni motivo di sofisticata indagine esistenziale e archetipo universale. Il carattere poietico dell’opera mostra l’origine della centralità charmant dell’amabilità, idealizza l’attività nostalgica del pensiero, i simboli in equilibrio sulle stagioni, esplora la fenditura profonda del soffio vitale, rivestendo la dolcezza arcana della speranza oltre l’abisso dei moti spirituali e istintivi. Il profilo del poema traccia la sensazione sincera delle rivelazioni vissute e amplia la geometria della consapevolezza. I testi affidano alla sacralità del senso il legame con il tutto, interrogano la complicità dell’umanismo, confrontano l’intenso entusiasmo dell’immaginazione con il processo inarrestabile della conoscenza, combinando la meditazione e la sapienza indistinta dell’intelletto. “Le note dell’anima” scorrono nelle vene, misurano la cifra del palpito, congiungono le infinite occasioni, magiche e segrete, del tempo, orientano la certezza e la resistenza dei gesti, riconducono la forza pulsionale dell’amore all’energia primordiale delle intuizioni. La composizione dell’anima colloca la personificazione emblematica del linguaggio nell’incarnazione della donna amata ed evocata come illuminata epifania nella tensione tra aspirazione e utopia. Il poeta adotta uno stile che è sede della propria moralità, identificata nella corporeità dei ricordi, nella consistenza erotica delle espressioni, nello sfuggente e impalpabile dominio della contemplazione, nella maturità degli affetti. Nei testi di Marco Galvagni si comprende che la bellezza diffonde il suo passaggio oltre il momento e attraversa, come possibilità, tutti i corpi. Il poeta vive l’unicità del proprio destino, disponendo alla nobilitazione di ogni ardore il vagheggiamento dell’attrazione e unendo alla libertà del sublime l’intensificazione della assolutezza apollinea della poesia.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
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IL SEGRETO D’AMORE
Del segreto d’amore
non ancora rivelato
sappi, fata,
che ne indovinerò il mistero
dischiudendo con un chiavistello dorato
l’antico incantesimo.
Libellula volerò oltre il muro di diamante
che separa i nostri occhi,
le bocche, i baci.
Ne varcherò il limite in tre balzi
anche se la tua voce e i tuoi capelli
non hanno parlato
sino ad aprire con foggia reale
tutte le porte del cielo e della mia vita.
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VIENI, VIENI DA ME USIGNOLO
Nel fitto del mio petto
cadendo goccia a goccia sul cuore
il tuo nome come un sigillo
apre ampie conche d’oro.
Come in un sogno bollente estivo
da lontano mi chiami.
Anch’io rispondo a lettere di fuoco
Elisa e sussurro: “vieni, vieni da me
nella tua aura dorata
come un usignolo nel sottobosco
poiché da tempo immemore t’attendo.”
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MARE CRISTALLINO
Mare cristallino in cui perdermi
fra spume agili
in una corolla d’acqua
giungi a me, la multipla.
Nella distesa oceanica dei tuoi occhi,
fiamma di luci iridescenti
suggellata come uno sciame d’api
si cela sempre un castello incantevole
tale a una farfalla aperta alle virtù del vento
da afferrare con trepidi aneliti di baci.
Innamorata in segreto dietro il sorriso
con sibili di parole d’amore
si protende su di me.
Ignaro il suo cuore confida
in quella foglia d’acqua che l’avvolge
sotto le nuvole nocciola delle sue iridi.
Ha denti scintillanti come il fuoco,
la bocca fiamma d’ermellino.
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LA RINASCITA
Il tuo capo stupito, commosso,
visto in primo piano
si può paragonare senza civetteria
alla folgore sferica
d’una perla d’acqua,
ad una corolla blu,
alla potenza degli uragani,
al cielo trapuntato d’astri come un nasturzio luminoso.
Violentemente tenero,
delicato e indifeso
abbandona le zolle ai loro segreti;
questo eremo diseredato
ove prende forma il silenzio delle stelle
che si ferma ad ascoltare e lo persuade.
Qual è la rinascita che ha prevalso
ora e sempre nella mia vita?
Solo i tuoi capelli, ponti solari,
che ancora non hanno parlato
ma dapprima la fiamma dei tuoi occhi
hanno smentito per sempre.
le antiche pozzanghere lunari.
Filomena Gagliardi, "De viris illustribus"
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De viris illustribus di Filomena Gagliardi (Nulla Die Edizioni, 2020) è un potente omaggio alla cultura classica, intesa nell'interpretazione filologica della formazione intellettuale, come patrimonio di conoscenza e di erudizione. I testi diffondono l'esperienza degli antichi e illustri ideali, rivolgono l'origine del mondo alla mitologia dell'eternamente presente, seguono il luogo sacro della comunicazione, rischiarato dalla luce della bellezza. I versi abbracciano l'armonia infinita delle citazioni esemplari e le immagini primitive arricchiscono la grazia poetica e traducono i contenuti efficaci, i motivi d'ispirazione con inesauribile energia letteraria. La mirabile, sapiente, illuminata poesia di Filomena Gagliardi è pura riconoscenza di un'epoca, recupero consapevole di un modello da ritrovare, nella gioia della sensazione del valore morale. La contemplazione degli eventi e la scoperta rivelatrice delle sentenze, tracce lasciate dalla prospettiva storica del passato, incarnano l'influenza naturale della coscienza umana, animata dall'affinità con la profonda concordia di uno stato felice della vita, in accordo con la prosperità dell'immaginazione, con la visione rigeneratrice del mito. La poetessa ripercorre l'uguaglianza dei sentimenti, la necessità spontanea di ricordare l'autenticità del bene, il rapporto tra la vita dell'uomo e le compiute aspirazioni della sua natura. Nell'evoluzione della ragione, l'uomo, nel dominio dei propri impulsi sensibili, è simbolo della virtù. Gli uomini illustri di cui parla Filomena Gagliardi sono interpreti del comune desiderio di rigenerazione e di rinascita interiore, hanno la saggezza e la sapienza dei principi supremi della verità e della fermezza vitale. L'attività dello spirito educa l'intuizione e nella libera ricerca cognitiva riscatta il senso apollineo della riflessione, muove il dubbio, è causa dell'enigma. La liberazione estetica della poesia, genera un linguaggio capace di esprimere la democrazia dei valori condivisi e dare corpo all'universalità del coraggio etico. Il tempo, conosciuto dalla poetessa, è l'espressione della memoria collettiva, la destinazione compiuta con l'esperienza del vissuto, nella volontà di comprendere la spiegazione della storia, il luogo dell'autenticità, abitato dalla dottrina speculativa del comportamento umano. Leggere De viris illustribus è scoprire il fascino inesauribile dell'antichità e la magnificenza dei classici, conoscere la concentrazione e la dilatazione dell'indagine in un mondo leggendario che ispira l'equilibrio sovrasensibile delle nobili imprese orientando l'arte della motivazione e la misura della creatività. L'autrice decifra l'epoca attuale, valuta il destino dell'umanità, sfida il prestigio dell'ars oratoria con la finalità di conoscere gli antichi per capire il presente. La cultura intesa come qualità autonoma, come esperienza delle idee, nell'inciso dei versi, in un lirismo rielaborato dalle figure eroiche e risolute, astute e fedeli metafore trasmesse nella guida di ogni insegnamento, protagoniste del desiderio di gloria e di immortalità.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
Omero II
Poesia
tu stesso
fugace parola
il tuo nome
senza esistenza:
mito
senza parola scritta
logos,
parole colorate
reali
cangianti.
Tu
Omero
“il non vedente”
sei veggente
vate
rivelatore di alate parole.
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Esiodo
Primo poeta reale
primo cimelio
dell'antica Beozia
abitata dai duri contadini.
Artefice poetico
del Cosmo
sostenitore
fervente
della dura legge del lavoro.
Tu,
visitato in sogno dalle Muse,
affidi alla tua parola
la Verità
la Saggezza
la Pace fraterna.
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Aristotele nel cuore
Ascoltandoti
ti ho amato:
parlavi di musica,
di emozioni,
di uomini.
Cosa sei a distanza (Ulisse e dintorni)
Ripercorro il mare epico
narrando gli eventi
gli stessi.
E ci sei,
sempre,
come digressione
nella Narrazione.
Riaffiori
ad ogni passaggio,
ad ogni incrocio
ad ogni snodo
come tempietto perenne.
Lì stai
davanti a me
oltre il tempo
oltre lo spazio
al di là delle strade.
Superandoti
ti inglobo
come capitolo
archiviato
vissuto
non rinnegato
dal libro della mia Vita.
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Uomini illustri
Talora nascono anche oggi
uomini illustri.
Sono persone semplici
che incontriamo per caso
magari in biblioteca.
E ci entrano
nella Vita.
Ci restano accanto
quando siamo peggiori
credono in noi
quando noi smettiamo di farlo.
Ci hanno colpito
fin dall'inizio
con il calore delle loro mani.
Per chi è ferito da sempre
queste persone
Sono uomini illustri:
danno Luce!
In modo discreto
Brillano ovunque.
Paolo Parrini, "Un uomo tra gli uomini"
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Un uomo tra gli uomini di Paolo Parrini (Giuliano Ladolfi Editore, 2020) è una raccolta poetica incisiva, diffusa dalla breve e sintetica unità dei versi all’esteso respiro delle parole, concentrate nella distensione introspettiva, intorno al sentimento del tempo, nella solitudine di ogni solco dell’anima e nella contemplazione delle occasioni, rapide e profonde ispirazioni. Il poeta è spettatore dell’essenza e della realtà, trascrive visivamente la fugacità intima della speranza e la provvisorietà dei momenti esistenziali. L’analisi profonda dei testi ricambia la convincente considerazione delle reazioni sentimentali, traduce l’immediatezza dei contenuti con la suggestione di un linguaggio motivato, conciso e veloce, delega alla limpidezza delle sensazioni la più autentica esecuzione. La poesia pronuncia l’espressione lucida e disincantata della tenerezza, rivela l’immagine impressionista delle emozioni, ricompone il dissolvimento della malinconia, consola la lacerazione del cuore, rimarginando le ferite nei frammenti di una preghiera pagana. L’autore rende elegiaco il riscatto salvando la riflessione sulla misura complessa e umana delle età, insegna alle inquietudini dello spirito la lezione comprensiva dell’uomo condividendone la disponibilità nella sicurezza dei ricordi, trattenendo lo sgomento degli abbandoni, attardando la benevolenza nella piega della nostalgia. I testi svolgono il loro significato nella trasformazione della sensibilità, liberando la verità originaria dall’inafferrabilità della finitezza esistenziale, diventando il luogo effettivo dell’identità e dell’acuta percezione intuitiva. Paolo Parrini è uomo tra gli uomini, perché espone il principio dell’amore alla solidarietà emotiva delle sue poesie, facendo coincidere il carattere indispensabile degli affetti all’esperienza dell’impegno interiore. La condizione ermeneutica della poesia di Paolo Parrini decifra il nudo spazio dell’abisso, la dimensione del vuoto e il suo possibile annullamento, la simmetria delle contraddizioni umane, difendendo la solidità e la permanenza dell’eterno ritorno nella successione infinita delle rivelazioni. Lo smarrimento emotivo disperde la dimenticanza e la rimozione di ogni vincolo elusivo, il paesaggio scenico della memoria consuma il confine della saggezza, l’orizzonte della pietà. La voce poetica dell’autore spezza la malinconia del silenzio e supera lo scioglimento della sofferenza dissolvendo l’ambiguità delle colpe e la trasparenza dell’innocenza. Il poeta, unito al destino degli uomini, ricompone la frattura e risolve il dissidio dell’assenza. La natura sostanziale di ogni tensione influenza la magia evocativa tra infanzia ed età adulta in ogni incanto compiuto sulla traccia delle presenze lontane e irraggiungibili. I versi accolgono il segno dell’attimo, l’intuizione proiettata nel carattere estetico del tempo. Dispiegano una poesia pura, di stati d’animo, concedendo la delicata empatia della compassione e avvertendo la volontà di lenire il dolore altrui con commossa gentilezza.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
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Non esiste null’altro che amore,
l’orma dei passi accanto ai tuoi.
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Di quel che bramavo
è rimasta una pozza d’acqua
che il tempo imbruna
che fa scura la sete.
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Questo sole
pare l’ultima frontiera
tu senti scivolare i giorni
e già si fanno d’ombra
i tuoi sorrisi.
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In quest’alba che benedice gli occhi
tu osservi da finestre chiuse,
tu indaghi i tetti.
Le tende oscillano,
bisbigliano dei morti le voci.
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Tutti gli anni che fosti addormentato
presentano il conto.
Sono strappi laceranti,
ogni ferita un grido sospeso.
Tra la terra e il cielo.
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Solca il viso ogni ora
si fa ruga nuova.
Ogni ruga ha il tuo nome,
ha il tuo nome ogni ora.
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Il tuo dolore
è questa notte che non passa.
Il ticchettio dell’orologio
che rimbomba
dentro al petto.
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La voce che cercavi
l’hai smarrita ieri.
La risposta sta dentro le mani
nelle tue pieghe infinite
estrema tenerezza e macchie
comparse improvvise.
A ricordarti il tempo.
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Ci troveremo un giorno
sotto la stessa nube
a dividerci quel che la polvere
non ha saputo sciogliere.
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E quando la porta
chiude fuori il mondo
resto solo.
E vedo il grigio dei tuoi occhi
e mento, pensandoti verde
a correre su un verde campo,
nel vento.
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Solo il mare ti restituisce la pace
delle parole
il respiro lento
dentro una eternità.
Non il verde forte
della foglia che freme
non la neve candida che sfianca.
Solo il mare
e l’azzurro e l’onda.
Ove mi perdo
senza perdermi mai.
Filomena Ciavarella, "Versi per l'invisibile"
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Versi per l’invisibile di Filomena Ciavarella (Transeuropa Edizioni, 2020) è una raccolta poetica che segue il destino del filamento indelebile dell’anima, il retaggio celebrativo dei sentimenti, nascosti e protetti nell’impercettibile speranza della comprensione umana, dilatati nel limite dell’inclinazione delicata della poetessa che difende la persuasione di vivere oltre la mediazione delle sconfitte e la consapevolezza dell’angoscia. I versi ricompongono laceranti sofferenze, indicano il senso compiuto e puro di ogni confessione emotiva, analizzano le traiettorie primordiali dell’autobiografia, ispirata e conservata nel giudizio del profondo vissuto, trasportano il bagaglio sentimentale della poetessa alla stabilità dei ricordi e percepiscono la resistenza dei rapporti affettivi. La qualità espressiva della poesia è funzione e proprietà esistenziale, estende pagine diffuse nel prolungato e accorato elogio all’amore, nella generosa consistenza della memoria e nell’istintiva intimità di luoghi, di persone amate e di assenze sofferte. La poetessa destina la sua viva maturità nell’evidenza dei valori smarriti in cammino e in pena per l’allontanamento continuo delle voci partecipi, condanna la freddezza del distacco sostenendo la tenerezza, ripercorre la vicinanza ritrovata con rara poesia. La suggestiva ossessione del sentire e della passione guida i pensieri, allinea la spontanea complicità della presenza amorosa, dona l’interiorità e la corposità di ogni intesa sensibile. Una poesia dedicata al raccoglimento nella concentrazione del silenzio e nella benedizione degli avvenimenti privati, dove la parola diventa la forma di comunione assoluta con i legami vitali più duraturi. Il fine universale e sensoriale delle poesie di Filomena Ciavarella rafforza la percezione della libertà creatrice e mantiene la stabilità delle sensazioni nell’azione immanente dell’agire in nome dei desideri per superare gli ostacoli. Versi per l’invisibile trasforma il passaggio transitorio della causalità dei comportamenti umani adeguando l’analisi delle conseguenze nella loro graduale sparizione dalla regione dell’indifferenza. L’invisibile è la dimensione di ogni lieve sguardo sulla inafferrabile lontananza. La poetessa dedica la natura estetica della sua poetica alla conciliazione del senso, all’insieme strutturato degli intenti di esplorazione, incisivi e contenutistici, incoraggiando l’aspetto della conoscenza e la rappresentazione della realtà. Una poesia naturale, un’esigenza quotidiana di bellezza, in cui la materializzazione delle paure e la manifestazione delle visioni interiori permettono di consumare la parola scritta nell’istinto alla ricorrenza della vita. Nella tormentosa incertezza del futuro l’oscillazione inavvertibile del tempo muove la curva della poesia nello spirito rivelato della memoria, sconfinando la distanza di una consuetudine disincantata nella volontà dei versi e nel continuo attraversamento di ogni ombra, nella superficie di ogni coinvolgimento.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
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Serraglio d’amore
Un lieve serraglio d’amore
mette il laccio al tramonto
come una bella di notte
che nel suo intimo chiude
l’ultimo raggio di luce
E nella sua gemma preziosa
attende,
attende silenziosa
la nascente aurora.
Incerta bellezza
Incerta è la bellezza
È un filo d’erba nella stanza
Non lontana da te
Tenue come piuma al vento
Prima di volare via
Ancor più candida nella memoria
Da quando l’invisibile
l’ha presa con sé
Lettera d’amore
Le voci sonore all’imbrunire
Fanno eco dove si svuota
l’estasi nel lento cadere
della luce
in uno splendido
volo su bianche ali
di cigni nella notte
Si rivelano antiche
danze di tempi andati
nel vento odoroso di menta
sulle scie che primavera
lascia nel suo canto innocente
È la più bella lettera d’amore
che il tramonto consegna
all’oscurità
Il cerchio fra le dita
Tra le dita teniamo
il cerchio
per rendere l’ignoto
al suo arco
Lo accarezziamo,
fino a quando si leverà
in un luogo senza - luogo
e la matassa troverà il filo
come fiore sotto il cielo
E la folgore ardente il senso
sulla vela del sudario
Fu così che si son piantate le viole
Fu così che si son piantate le viole
Sono vive nel deserto della notte
I petali raggiano l’inafferrabile
Sulla soglia tremano
nel giorno
che sempre si smarrisce
Ed è così che si son piantate le viole
negli occhi fermano
la notte
arrivano da un fiume millenario
sulle strane pendici
dell’invisibile
Milena Tagliavini, "Ricognizioni"
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Ricognizioni di Milena Tagliavini (Giuliano Ladolfi Editore, 2020) è una conferma introspettiva all’analisi autonoma della forza poetica, all’indagine inconscia dell’esistenza. Milena Tagliavini prende atto della coscienza osservando la confidenza finalizzata al riconoscimento del proprio mondo, esaminando la propria interiorità interpretata da idee, intenzioni ed esortazioni che generano l’essenza dell’identità della poetessa. I versi, estendono la percezione interna all’attività riflessiva del pensiero, esprimono la voce dialogante con l’anima, dispongono l’intesa della comprensione con il trascorrere dell’autenticità del tempo, dilungando la veridicità degli stati d’animo. L’autrice attinge le sensazioni, raccoglie il riscontro dei sentimenti attraverso ogni manifestazione esplorativa, identifica il percorso esistenziale con l’itinerario della sensibilità, rileva gli accertamenti dell’ispirazione. Il privilegio e la grazia di concedersi una mediazione nella comunicazione elegiaca, permette di verificare la qualità medianica degli avvertimenti sensibili, di descrivere l’evocazione delle convinzioni, la persuasione dell’esperienza. Lo spirito che riflette la luce delle intonazioni umane, irradia una telepatia di emozioni, scorge sempre un significato ultimo da attribuire alla vita, al senso di ogni valore, alla direzione da intraprendere, al messaggio di speranza da divulgare. Il coinvolgimento psicologico ed antropologico della poetessa valuta reazioni profonde ai propri interrogativi sull’abilità del vivere, inseguendo la continua evoluzione dell’inconoscibile, insondabile mistero dei tentativi, cercando di confermare l’universalità della comprensione. Dimostrare la disponibilità dei fenomeni umani, fornire il requisito della saggezza è lo spunto di riflessione per manifestare la presenza oltre l’invisibile linea di confine dello spirito, per invocare la libertà e la volontà delle contraddizioni terrene, per restituire la fermezza del giudizio e della ragione nell’ambito dell’emozionalità, dell’atteggiamento agnostico sui dissidi esistenziali. La poesia di Milena Tagliavini amplifica i quesiti umani universali, propone domande sull’uomo e sull’origine della bellezza, offre la resistenza all’insicurezza, cercando di colmare il vuoto della provvisorietà, superando il tragitto dell’inquietudine, placando la diffidenza oltre ogni apparenza. La poesia, consumata dal tormento doloroso dei conflitti irrisolti o irrisolvibili, strappa con dolore vivo ogni nuova lacerazione, intervallando il ritmo persistente del tempo che scorre, sussurrando la suggestione dei versi adagiati sulla pagina, con la lieve e consapevole consuetudine alla malinconia, ricostruendo dall’indifferenza la sostanza della luce anche attraverso le ombre degli ostacoli. Il monito delle oscure difficoltà permette l’adattabilità dello sguardo a vedere oltre, rischiarando la luminosità del raggio visivo nel riscatto dei versi. Ricognizioni accoglie la necessità della speranza ed evidenzia il disincanto, alternando rumore e silenzio, affermando l’intimità della poesia che risolve le ostilità, travalicando le siepi. Nella costante ricerca stilistica la generosità emotiva perlustra il presentimento del sentiero vitale attraverso percorsi obliqui, trattiene la fragilità con l’intento di aggirare il richiamo incisivo del monologo interiore, abita lo spazio della nostalgia, coniugando la resilienza poetica alla ricostruzione delle opportunità positive, nell’arricchimento del cambiamento e della trasformazione nelle piccole dichiarazioni impalpabili dell’amore.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
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NUOVOMONDO – LA NAVE
Visto dall’alto è un canale
D’acqua salata con gli argini fondi,
qua di cemento e là di lamiera.
Si spacca la folla in diagonale,
una faglia slitta via.
E tutto crolla,
ma solo dentro.
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IL ROSA DELLA NEVE
Incorniciata dalla guarnizione
del parabrezza tra il ponte e le strade
l’aureola appare come altro a sé.
Sarebbe una voce capace di tagliare
il nastro della ragione che ci lega qui
se con la pazienza di un docente
non ci dimostrassimo ciechi
di fede ogni giorno il teorema.
Così la fila avanza e lascia
una curva in discesa ai lati
della labbra mentre le dita
dei monti affrescano l’impossibilità
di catturare il rosa della neve.
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LA TRAPPOLA
Con pazienza ho infilato per ore
i punti dell’ago come se la danza
delle dita fosse un rituale,
la pozione per ignorare il tempo.
Nell’urgenza del respiro
non avevo che questa azione inutile,
che restare sola senza parlare
dentro i muri.
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MANI
Proprio oggi ho visto le tue mani
scolpite nelle sue. Mi ricompari
a tratti, a pezzi, ancora viva.
Sono carne di nostalgia le dita
di marmo molle senza rughe
e con lo smalto scuro. Sguardo
che richiama di fianco la tua assenza,
corpo invisibile tra noi.
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TRA DUE MURI
Mi volti le spalle e vai tra due muri
di fiori, hai le redini
di ciò che è stato. Il piede alzato
per il passo e la sensualità
del vento in una curva sui capelli
non si perderanno. La carta
e gli occhi scambieranno
per anni le interpretazioni.
Oggi il non visto ha un senso
D’arresto che si prolunga,
di sospensione del fiato mentre
la palla sta alta sulla rete.
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UNA SVOLTA
È una svolta che forse non c'è
questo giorno colmo di pensieri.
Sei un uomo con le valigie piene
D’aria. Ogni volta che le aprirai
darai pane ad altri respiri.
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CREAZIONE
Ho creato una breccia fra le mura,
un’evasione di note.
Una preghiera materiale
del corpo vivo.
È carne e terra e cielo.
Ha il sapere, oltre le regole
dei soprusi della ragione.
Antonio Messina, "Come una nuvola dentro un cortile"
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Antonio Messina e la poesia del tempo perduto
Come una nuvola dentro un cortile
Nulladie Edizioni - pagine 55 – Euro 11
Antonio Messina è un autore che conosco e apprezzo da quasi vent’anni per aver pubblicato buona parte della sua produzione fantasy e per ragazzi con Il Foglio Letterario Edizioni, romanzi e racconti premiati dal consenso del pubblico e della critica, scritti con uno stile sopraffino, lontani dalla poetica del best-seller quanto vicini a quella della letteratura.
La poesia di Messina traccia una linea di demarcazione netta con la sua narrativa, perché meno solare e fantastica, più introspettiva e densa di contenuti nostalgici. Come una nuvola dentro il cortile sorprende per freschezza d’immagini e poetica del ricordo fuse in un intenso afflato lirico che prende per mano il lettore esortandolo a condividere identiche emozioni. La Sicilia è la terra natia del poeta, il luogo dove tornare con la mente e con il cuore, come il vecchio professore de Il posto delle fragole di Bergman si fermava a rivedere la casa paterna rivivendo il passato con intensi flashback immaginari. La lirica diventa canto di un esule volontario che ripensa cortili, arenili, rocce, mulattiere, strade di paese, padri che rientrano stanchi dal lavoro dei campi, figure materne lontane e perdute. Il poeta è convinto che siamo come le nuvole / passioni nell’istante / frammenti di altrui pensieri …, in fondo non altro che piccoli uomini d’aria che si abbandonano alla vita. Uomini perduti, in attesa della morte, uomini che fluttuano in un cielo di stelle, che un tempo sono stati bambini, per brevi istanti vivono ancora un’infanzia immaginaria, piccoli esseri di latta, dentro le madri, in una notte eterna piena di stelle.
Antonio Messina compone un’opera unitaria, elegiaca e sognante, un maturo casellario di ricordi, legato al sapore del tempo perduto di proustiana memoria. Racconta la terra natia abbandonata e gli affetti presenti, sente che piove tra le rovine della sua vita, sa che non potrà attendere la figlia, perché non ne avrà il tempo. Spera che resti un posto nell’angolo sperduto del suo cuore, per lui che è solo pietra nell’infinito in attesa della morte, piccolo uomo fatto di vento, figlio distratto, smarrito in un sogno.
Come una nuova dentro il cortile è una raccolta preziosa, intrisa di immagini suadenti, persino struggenti, pervasa da un flebile ottimismo, perché tornerà l’estate, prima o poi, non dobbiamo disperare, anche se il poeta preferisce continuare a coltivare la solitudine immerso in una dimensione di sogno, perché in fondo sognare è meglio che pensare.
Gordiano Lupi
www.ilfoglioletterario.it
Gianni Venturi, "21 grammi di solitudine"
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21 grammi di solitudine di Gianni Venturi (Giuliano Ladolfi Editore, 2020) è il peso poetico di un respiro, il soffio intimo, l’impalpabile essenza del dolore umano, l’evanescenza di sentimenti puri e autentici. Il poeta, attraverso la fermezza descrittiva, essenziale e distensiva nelle immagini, fende il terreno emotivo tracciando la superficie dei solchi interiori, imprimendo la traccia profondamente radicata delle espressioni viscerali, del mondo sensibile, del patrimonio familiare delle origini e della terra sopra il tempo della vita indifesa e fragile. Si narra che 21 grammi sia il peso dell’anima, pochi granelli inconsistenti sul peso di un destino che ognuno di noi riconosce nella fatalità prestabilita ed imperscrutabile degli eventi. La poesia di Gianni Venturi si inoltra lungo le condizioni e i sentimenti umani sradicando ogni passaggio spazio - temporale della memoria, frequenta le lacerazioni impulsive e la resistenza nelle intuizioni drammatiche e nostalgiche, nei frammenti di una disperazione in cui la solitudine è al centro di tutto. Il tragitto privilegiato della poesia verso la personale testimonianza dell’autore è presenza illuminata, eco deformata dell’anamnesi, rifugio ancestrale, richiamo ad una trama remota che si svolge oltre i limiti consueti della conoscenza, solitaria e sofferente, dell’umanità. I versi, affatturati all’efficacia espressiva degli abbandoni, suggeriscono un altrove quieto, un nascondiglio protettivo, dove custodire l’incondizionata immutabilità dell’assenza, nell’ostentato distacco di ogni atteggiamento intellettivo e carnale. L’estrema limitatezza della coscienza umana circoscrive l’evocazione del passato e domina il segno del presente. L’intensità accentuata ad ogni mutamento individuale è luogo di transito e di sosta della creatività, materializza la rappresentazione esplicita e cruda della infranta condizione umana. Il poeta è nel disamore della malinconia, nella perdizione del recupero di un passato che non muore ma che dilata una sconfitta insofferente e vagabonda e pone lo sguardo sulle essenze illusorie dell’uomo, accenna ai turbamenti e ai disorientamenti emotivi, è l’ombra cupa di ogni tormento. 21 grammi di solitudine approda ad un’introspettiva identità, assapora l’incanto suggestivo dei colori e delle forme delle possibilità, assorbe il sollievo dei cambiamenti, prolungando la corposità e la generosità dei ricordi. La dissolvenza rarefatta delle stagioni vitali congiunge la volontà di estendere l’accogliente risposta alla propria natura, alle radici, alle fondamenta che trattengono l’inclinazione di ogni qualità emotiva, in ogni alchimia delle proprie tensioni, confessando la consistenza rivelata dalle percezioni. I versi maturi sono consumati in una misurata e toccante lacerazione spirituale nella lontananza dell’isolamento. Nella semplicità e nella determinazione dei frammenti di un’esistenza svuotata, il poeta delinea scaglie di vita consumata, alla deriva nella nebbia esistenziale dell’uomo, segue la direzione della speranza e della rassegnazione, del coraggio e della paura, donando al valore della coscienza, il riscatto e l’accordo alla salvezza. Il peso sostenuto da chi sopravvive, libero di trasmigrare in altri luoghi del cuore è l’ispirazione per la più dolce elegia.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
abitavo un paese gentile dall’aia fiorita
e danze di fisarmoniche sussurranti
odoravo le campagne di settembre con sorrisi
la canapa era dura come il tempo
in quest’ora d’abbondanza infelice
sorseggio un’acqua fetida non più di fonte
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la terra ha brividi
che scuotono
paludi
come la nebbia errante
che di casa in casa si raggruma
un sole amorfo si raggomitola
tra monti di cenere
all’orizzonte
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le pietre parlano
la lingua sconosciuta dell’ontano
lo sciamano alti scopre i canti
alla dea del fiume che ravviva novembre
è il canto del vento tra le foglie
questa terra ha silenzi circolari
memorie granitiche
orari definitivi per la vita
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come gelo le parole dette
tutto appare chiaro
la maestra scuote dolce il viso trema
il parroco intona il verbo scivola
la vita oltre fondamenta fragili
sono uno sputo di luce e arranco
come l’inverno carezze sperse
tutto perduto memoria e dignità
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è tempo di condividere l’assenza
tempo di estrema partenza
c’è un ponte di nebbia che separa le strade
poco battute che conducono ovunque
partecipare condividere aggregare
mi sento la pietra lapidaria
non angolare nel muto dialogare
fuori tempo l’estremo abbandono
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L’archeologo osserva compiaciuto i reperti umani
in divenire noi un chicco di luce persiste
l’universo che ha voce accoglie la stella che implode
entropia o fine del clamore
come altari sulla sabbia
lo scorrere delle ere cancella le cose
e nulla resterà
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vecchi curvi avanzano dimenticati
come roccia che si sgretola
il tempo che scorre e racconta il silenzio
sono querce nel traffico impetuoso
questa distonia dimentica il passato
spaventa il bimbo in corpo di vecchio
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basterebbe un filo di vento qui nella stasi
dove tutto appare bloccato
quasi vuoto il movimento
l’assoluto si tende
Natale
Non v’è parola più dolce più piana
per ogni cuore che attende la speme
di un giorno di trepida pace
di gioia in una notte di Luce.
Ognuno si aggrappa a una stella
che guidi nel cammino alla stalla
dov’è il primo Bambino del mondo
che ogni uomo stupito circonda
di sguardi smarriti e incantati
per l’Amor tante volte donato.
Ognuno s’inchina a quel viso
al tenero e dischiuso sorriso
che affanni e dolori lenisce
e pensieri di bontà suggerisce.
Gloria Alleluia è Natale!
vibra ogni cuore mortale.
Natale
Il Natale è una festa fanciulla,
il Natale è un ricordo lontano,
il Natale è mia madre alla culla che mi segna in ginocchio pian piano,
il Natale è una Grotta un po' tetra
e una Sacra Famiglia di pietra.
E' una notte trascorsa in attesa
che s'avveri chissà quale evento aspettando la bella sorpresa
che con poco mi faccia contento perché allora,
nel troppo bisogno, un pupazzo per me era un sogno.
Il Natale cos'è diventato?
Una corsa a comprare il regalo, un'offerta, uno sconto, un mercato
una gara a chi fa più gran scialo, uno spot che ho visto e rivisto
dove comprano e vendono Cristo.
Ma la Pace, purtroppo, non c'è. Se la guerra la fa da padrone
tu, Signore, mi spieghi perché non proteggi migliaia di persone?
Che vuol dir fratellanza, uguaglianza quando l'odio fa grande mattanza?
Il Natale è un affetto lontano,
il Natale è una casa fanciulla
il Natale è mia madre alla culla
che mi dice il rosario pian piano,
il Natale è un antico rimpianto
e una fiaba bambina soltanto.
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